anteprima logo RID Leonardo: altri 2 AW119 Kx per la Polizia lettone 03-01-2018

Leonardo ha annunciato oggi che la Polizia di Frontiera della Lettonia ha firmato un contratto che prevede l’acquisto di due elicotteri monomotore AW119Kx con configurazione dedicata, un’opzione per un’ulteriore unità e servizi di addestramento per equipaggi e tecnici addetti alla manutenzione.

a cura di Redazione
anteprima logo Esercito Italiano Il Genio addestra le forze di sicurezza irachene 03-01-2018

La Task Force Police addestra la Federal Police Irachena ad acquisire capacità Counter Improvised Explosive Device (C-IED).

a cura di Esercito Italiano
anteprima logo RID Portaerei per il Giappone? 02-01-2018

Il crescere delle tensioni in Estremo Oriente, tra crisi coreana, sfida India-Cina, contenziosi sulle isole del Mar Cinese, il nodo di Taiwan, e il duello Washington-Pechino in cui anche Mosca cerca di giocare una sua partita, stanno accelerando i programmi di riarmo, soprattutto relativamente ai sistemi aerei e navali.

a cura di Giuliano Da Frè
anteprima logo RID La missione in Niger 29-12-2017

 La missione in Niger, che verrà dispiegata nel Paese del Sahel nelle prossime settimane, avrà il compito di addestrare le Forze Armate e di Polizia nigerine e supportarle nel controllo e monitoraggio di un'area strategica al confine con la Libia, fondamentale per i flussi migratori ed i traffici diretti verso l’Europa e l’Italia. Nel dettaglio si tratta di una missione sotto mandato ONU (anche se tecnicamente non sarà una missione ONU tipo UNIFIL in Libano), richiesta dal Governo del Niger, che vedrà l'Italia operare a fianco di Stati Unti, Francia, Germania, e 5 Paesi africani tra cui Mali, Mauritania, Ciad, Burkina Faso e pure lo stesso Niger. In pratica, i nostri militari lavoreranno in coordinamento con gli uomini dell’Operazione francese BARKHANE, attiva da tempo in tutto il Sahel, e con le forze americane presenti nella regione, nonchè con le controparti nigerine. La missione, pertanto, si caratterizza come impegno a tutela dell'interesse nazionale in uno scacchiere, quello del Mediterraneo Allargato, che è vitale per la sicurezza dell'Italia e che il Libro Bianco identifica come area d'intervento prioritario dello strumento militare del nostro Paese. Come affermato anche dal Ministro della Difesa Pinotti in un'intervista a Repubblica, la missione sarà composta da un numero massimo di 470 militari ed oltre 100 veicoli e si schiererà sul terreno in 3 fasi con una prima aliquota di 30 unità, poi 120 ed il totale entro la fine dell'anno. Lo Stato Maggiore della Difesa non ha ancora fornito ulteriori dettagli circa la composizione e la configurazione del contingente che, ricordiamo, andrà ad operare in un'area molto impegnativa sotto il profilo della sicurezza dove sono attive cellule della locale branca dello Stato Islamico, gruppi legati ad AQMI (Al Qaeda nel Maghreb Islamico) e bande criminali di ogni genere, e dove solo 2 mesi fa in una battaglia con miliziani jihadisti sono stati uccisi 4 Berretti Verdi americani. Non è noto neppure dove verrà dispiegato il contingente. Al momento sono state condotte da personale italiano alcune ricognizioni nell’area, ma un’opzione potrebbe essere quella di un utilizzo congiunto della base franco-nigerina di Madama, nei pressi del confine con la Libia. Un paio di aerei da trasporto dovrebbero assicurare i collegamenti, ma è lecito attendersi anche il dispiegamento di una componente elicotteristica, quanto mai necessaria in un contesto molto complicato da un punto di vista logistico ed orografico. A Madama è da tempo attivo un contingente francese basato su un distaccamento blindato francese, forze speciali, più, ovviamente, tutti i necessari elementi logistici, del genio e di supporto. La base è servita da una pista capace di far atterrare e decollare velivoli cargo e da pad per elicotteri. Parallelamente al nuovo impegno militare in Niger, l'Italia alleggerirà nel 2018 la propria presenza in Afghanistan e dimezzerà quella in Iraq, dove il numero dei nostri militari scenderà dagli attuali 1.500 a 700-800, che continueranno il training per le FA e le Forze di Polizia irachene, come conseguenza della sconfitta dello Stato Islamico.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima logo RID Dal BTR-60 al BUMERANG 28-12-2017

La decisa modernizzazione del complesso costituito dai veicoli corazzati/blindati dell’Esercito Russo, in atto ormai da qualche anno, non poteva ovviamente non riguardare il settore dei mezzi 8x8 da trasporto/combattimento della fanteria (APC/AIFV), mezzi polivalenti che con il passare del tempo hanno via via acquisito sempre maggior importanza e diffusione essendosi dimostrati indispensabili in molte situazioni sia nel caso di conflitti “asimmetrici” sia in operazioni belliche di tipo tradizionale. Per far fronte a queste esigenze le Forze Armate russe hanno introdotto il BUMERANG, concettualmente piuttosto distante dai suoi predecessori. I Russi sono stati degli antesignani nel campo dei veicoli blindati 8x8 da trasporto/combattimento (APC/AIFV) della fanteria. Già nel 1957 vennero infatti emesse delle specifiche per un mezzo di tale tipo destinato a sostituire il 6x6 BTR-152 da 9,8 t, entrato in produzione nel 1949, che essenzialmente non era altro che un autocarro dotato di adeguata protezione, in grado di trasportare 17 soldati. La risposta al suddetto requisito venne data dal “bureau” di progettazione Rodinov/Orlov dello stabilimento Zil e dal “bureau” di progettazione Denkov dello stabilimento GAZ di Gorkiy. Il veicolo 8x8 proposto da quest’ultimo centro, designato con la sigla sperimentale Izdeliye 49, fu quello prescelto e, con la designazione dell’Esercito di BTR-60, vene messo in produzione e realizzato tra il 1960 e il 1976 nelle sue 22 versioni in circa 25.000 esemplari (secondo quanto riportato nei documenti del trattato CFE nel 1990, nella Russia europea ne erano rimasti in servizio 4.191 ridotti a 96 nel 1997).

a cura di Redazione
anteprima logo RID Il Comando Operazioni Cibernetiche 27-12-2017

Come spesso accade, l’evoluzione porta con sé grandi vantaggi, ma anche alcune vulnerabilità. L’era dei computer, che ormai sono presenti sotto diverse forme in quasi tutti gli apparati che usiamo nella vita quotidiana, se da un lato ci ha reso molte cose più facili e veloci, dall’altro ha inserito un elemento di grande vulnerabilità: siamo infatti tutti consci di quanto sia facile, per chi lo sa fare, entrare nei nostri computer e appropriarsi dei nostri dati o anche, cosa ancor peggiore, assumere il controllo dei nostri apparati. Questo tipo di aggressione, nota come cyber attacco, definizione ormai universalmente accettata, è in grado di mettere in crisi l’intero globo terracqueo se portata a livelli universali. Da qui la necessità per gli Stati e per le istituzioni chiave di mettere in atto strategie difensive per annullare o mitigare gli effetti di questo tipo di azioni. Fra le istituzioni chiave rientra ovviamente la Difesa. Per capire quale sia la situazione italiana sotto l’aspetto della cyber difesa, e più in particolare per comprendere ciò che sta facendo la Difesa, ci siamo recati presso il neo-costituito Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC), dove abbiamo potuto incontrare il Gen.B.A. Francesco Vestito, Comandante del nuovo ente. L’ambiente cyber non ha frontiere definite, quindi la componente militare della difesa in questo settore si integra con un’architettura a livello nazionale. “La dottrina nazionale fu espressa pochi anni fa, nel 2013, nel cosiddetto Piano Nazionale (la copertina del documento nella foto in basso) messo a punto a seguito del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 gennaio 2013 intitolato "Indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale", noto anche come Decreto Monti”, spiega il Gen. Vestito.

a cura di Redazione
anteprima logo RID AH-249, il successore del MANGUSTA 22-12-2017

Nel corso di un convegno svoltosi a Cracovia, in Polonia, l’Aviazione dell’Esercito (AVES) ha finalmente divulgato le prime informazioni dettagliate circa il nuovo elicottero d’attacco della Forza Armata. Su queste pagine abbiamo già dato conto dell’avvio ufficiale del programma decennale relativo al Nuovo Elicottero da Esplorazione e Scorta dell’EI (vedi RID 11/16 pag 7 e RID 12/16 pag. 22) che, partito nel 2016 con uno stanziamento iniziale di 5,56 milioni di euro, prevede un esborso complessivo di 487,06 milioni di euro in 10 anni per lo sviluppo della nuova macchina sulla quale si sapeva finora ben poco. Tuttavia, grazie alle notizie divulgate dall’AVES nel corso della Combat Helicopter Conference, organizzata dalla società inglese TDNUK (specializzata in eventi di questo tipo), è stato possibile avere un quadro molto più preciso sul programma e farsi un’idea molto più dettagliata delle caratteristiche richieste al nuovo elicottero. L’Italia, grazie ad Agusta (poi AgustaWestland ed oggi Leonardo), ha il primato di aver realizzato il primo vero elicottero controcarro occidentale al di fuori degli Stati Uniti. Il programma per una macchina d’attacco è partito infatti nel lontano 1972, quando iniziarono gli studi relativi ad un derivato controcarro dell’A-109 (oggi AW-109): nel 1981 veniva avviato il progetto di dettaglio, seguito l’anno successivo dalla costruzione del primo prototipo che volava nel 1983.

a cura di Eugenio Po
anteprima logo RID Leonardo: Cioffi nuovo Capo Divisione Velivoli 22-12-2017

A valle della riunione del Consiglio di Amministrazione, Leonardo ha reso noto che l’Ing. Filippo Bagnato lascerà la carica di Responsabile della Divisione Velivoli per raggiunti limiti di età il 31 gennaio 2018. Contestualmente, proseguendo nel percorso di valorizzazione delle competenze interne al gruppo, Leonardo ha comunicato la nomina dell’Ing. Lucio Valerio Cioffi, già Responsabile dell’Ingegneria della Divisione Velivoli, quale Responsabile della Divisione Velivoli stessa a partire dal 1° Febbraio 2018.

a cura di Redazione
anteprima logo RID Il Generale Salvatore Farina nuovo Capo di SME 22-12-2017

Il Consiglio dei Ministri ha nominato il Generale Salvatore Farina, attuale Comandante del Joint Forces Command NATO di Brunssum, uno dei 2 Comandi operativi della NATO assieme al “gemello” JFC di Napoli, nuovo Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. Il Generale Farina, che assumerà l’incarico a partire da febbraio, vanta un curriculum di altissimo profilo con una grande esperienza internazionale ed una profonda conoscenza di settori strategici quali la pianificazione e la politica di difesa. Il Generale, infatti, è stato, tra l’altro, Comandante dell’Operazione NATO JOINT ENTERPRISE in Kosovo, Addetto Militare a Londra, Presidente del Comitato per l’Implementazione del Libro Bianco per la Difesa, Capo Dipartimento Trasformazione Terrestre dell’Esercito, nonché Capo del III Reparto - Politica Militare e Pianificazione - dello Stato Maggiore della Difesa. Tutti incarichi che hanno permesso al Generale Farina di rivestire un ruolo fondamentale nel processo di revisione dello Strumento militare Italiano. Dal marzo 2016, è stato infine nominato Comandante del JFC di Brunssum.

a cura di Redazione
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