anteprima Difesa: presente ...per il tuo futuro 20-04-2017

Al via con l'inaugurazione di questa mattina, “Campus Orienta – Salone dello Studente” presso “Palazzo Lombardia” che vede lo Stato Maggiore della Difesa schierato con un’area espositiva interforze.

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima La eFP si avvia verso il completamento 20-04-2017

In Estonia il 20 aprile scorso, alla cerimonia di benvenuto al battle group della enhanced Forward Presence (eFP), è intervenuto in rappresentanza della struttura di comando della Nato il Vice Comandante delle Forze Alleate in Europa, Generale Sir James Everard, insieme al Comandante del NATO Joint Force Command (JFC) di Brunssum, Generale Salvatore Farina, cui è affidato il controllo operativo dei battlegroup.

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima Primo rischieramento europeo per gli F-35A USAF 19-04-2017

Lo scorso 15 aprile sono giunti presso la base inglese di Lakenheath 6 F-35A dell’Air Force statunitense, in quello che rappresenta il primo rischieramento europeo per i LIGHTNING II americani, il secondo complessivo dopo quello avvenuto lo scorso gennaio che ha visto il rischieramento permanente degli F-35B appartenenti al VMFA-121 “Green Knights” dei Marines presso la base giapponese di Iwakuni. 

a cura di Andrea Mottola
anteprima La vetusta Aeronautica Nordcoreana 18-04-2017

L’Esercito Nordcoreano, con le sue decine di migliaia di pezzi d’artiglieria dispiegati a portata di tiro di Seul e di altre importanti città sudcoreane, e i suoi 200.000 effettivi delle forze leggere d’assalto e delle forze speciali, rappresenta un incubo per i pianificatori di Seul e di Washington, in caso di guerra. Al contrario, l’Aeronautica di Pyongyang, che durante la Guerra del 1950-1953 con il supporto sovietico e cinese aveva reso dura la vita alle forze aeree alleate, soprattutto schierando gli allora avanzati MiG-15, è oggi quasi votata al sacrificio, in caso di conflitto aperto. Il grosso della Korean People’s Army Air Force (KPAAF) è infatti formato da velivoli di terza e addirittura seconda generazione, che comprendono circa 500 esemplari dei quasi 600 in organico. Tra questi figurano pertanto autentici pezzi da museo, come il bombardiere H-5, e i caccia F-6 ed F-5, versioni cinesi, rispettivamente, dell’antidiluviano bireattore da bombardamento Il-28 BEAGLE, e dei caccia leggeri MiG-19 e MiG-17, aerei progettati con Stalin ancora vivo, sebbene prodotti dalla Cina sino agli anni ’70. Quasi altrettanto datati i cacciabombardieri Su-7 (ormai quasi radiati), mentre gli intercettori leggeri MiG-21 PFM/MF, MiG-21 Bis e quelli medi MiG-23ML rappresentano la vera spina dorsale della KPAAF, con oltre 150 velivoli in servizio, compresa la copia F-7B cinese acquistata nel 1988-1991, e decine di altri radiati per cannibalizzazione, o da impiegare come falsi bersagli. I velivoli più moderni sono quelli arrivati a fine anni ’80: ossia i Su-25K da attacco (36 esemplari consegnati nel 1988-1990), e i caccia multiruolo MiG-29 (FULCRUM-A). Questi ultimi dovrebbero essere stati acquisiti dall’URSS nel 1988-1990 in una quarantina di esemplari, tra cui anche una quindicina in variante MiG-29S (FULCRUM-C, dotata di un extra dorso, che permette di aumentare la dotazione avionica e quella di carburante, nonché di altre migliori al radar ed al sistema di controllo del volo), assieme a lotti di missili aria-aria R-27 e R-60. Con Mosca si era concordato la possibilità di assemblare tali velivoli localmente, mediante la spedizione di kit, ma l’operazione si è fermata dopo pochi esemplari a causa dei numeri ridotti e dei limiti strutturali dell’industria locale. Anche per questi velivoli, i più pregiati della collezione, ci si è successivamente limitati ad upgrade locali sfruttando la capacità di produzione nazionale di pezzi di ricambio e di riproduzione di alcuni apparati. Il resto della flotta comprende circa 150 velivoli da addestramento (compresa la vecchissima versione cinese del MiG-15, FT-2), pochi aerei da trasporto, un numero imprecisato di silenziosi monomotori biplani An-2, impiegati per l’inserzione di commandos e forze speciali, e quasi 200 elicotteri, compresi Mi-24 da attacco e Mi-8TV da trasporto tattico acquistati circa 30 anni fa, 4 Mi-26 da trasporto pesante venduti dalla Russia nel 1995-1996, e alcune decine dei MD-500D ottenuti negli anni ’80 aggirando l’embargo americano. Se il materiale non è certo garanzia di successo, anche nel caso di un limitato conflitto con la sola, agguerritissima e sofisticata, Aeronautica Sudcoreana, nemmeno la preparazione del personale fa ben sperare. La crisi degli anni ’90-2000 aveva comportato una drastica riduzione delle ore di volo per pilota (15-20 ore l’anno), mentre incidenti e mancanza di parti di rispetto hanno assottigliato la flotta. Tuttavia, negli ultimi 5 anni, l’intelligence sudcoreana ha rilevato un incremento sempre più sensibile nell’attività addestrativa, anche se il crescente isolamento del regime ha ridotto gli scambi con le forze aeree russe e cinesi. Resta il fatto che in termini di training, siamo lontani anni luce dalle circa 150 ore l’anno dei piloti dell’Aeronautica Sudcoreana. Decisamente più rosea la situazione delle basi e delle infrastrutture della KPAAF. La sua struttura è incentrata su 3 divisioni da combattimento, 2 da trasporto e una da addestramento, che comprendono in media una mezza dozzina di pedine (reggimenti aerei), più i comandi logistici delle basi. Memori dei danni inflitti dall’USAF alle forze aeree in Iraq, Libia e Serbia, i Nordcoreani hanno rafforzato al massimo le difese, attive (affidate a cannoni radar guidati e SAM, sebbene ormai datati), e passive, scavando talvolta nelle montagne per realizzare depositi, hangar e piste di decollo protette, come a Onchon-up. Tra le altre basi più importanti, Kaechon difende gli impianti nucleari di Yongbyon, Pukchang ospita 2 reggimenti con i MiG-21 e MiG-23 più efficienti, mentre Sunchon opera con i “gioielli” della KPAAF,ovvero i MiG-29 ed i Su-25. Ci sono poi numerose piste semipreparate e basi minori decentrate, impiegate soprattutto dagli An-2 e dagli elicotteri, ma anche sedimi di emergenza per i MiG-21. Una capillare presenza logistica che obbligherebbe una forza aerea attaccante, già concentrata sugli assetti missilistici e sulle migliaia di pezzi d’artiglieria nordcoreani, a fare gli straordinari. Anche se i rischi nell’attaccare tali infrastrutture sembrano relativi. Durante la guerra del 1950-1953 le difese antiaeree nordcoreane, che avevano ricevuto centinaia di cannoni a tiro rapido e radar di controllo, avevano fatto pagare agli aerei da attacco alleati un prezzo pesante. Dagli anni ’60, il sistema di difesa aereo ha assunto la tipica conformazione a strati di scuola sovietica, con un’abbondante dotazione di radar di vari modelli, missili SAM a lungo, medio e corto raggio, integrati poi da più moderni sistemi di difesa a maglie strette, con pezzi semoventi dotati di radar e MANPADS. Un modello rivelatosi efficace in alcuni teatri bellici a cavallo tra anni ’60 e ’70 (Vietnam, Medio Oriente), ma presto superato dalle contromisure tattiche, e soprattutto tecnologiche, sfornate dalla superiore industria occidentale. Nonostante le lezioni della Guerra del Golfo e del Kosovo siano state attentamente studiate, Pyongyang mantiene pertanto ancora uno schieramento di difesa aerea sicuramente abbondante nei “numeri” (si parla di 10-15.000 “pezzi”, anche se il grosso riguarda cannoni in postazioni fissa e vecchi MANPADS), ma superato anche rispetto agli scenari di 20-25 anni fa. Né è stato possibile al regime assicurarsi sistemi russi di nuova generazione e di efficacia maggiore, come gli S-300 ed S-400 che in Siria obbligano gli aerei USA ed occidentali a fare molta attenzione. L’unico sistema SAM moderno è il KN-06 PONGAE-5 a lungo raggio (prodotto locale derivato da una riprogettazione di S-300 e HQ-9/FT-2000, quest’ultimo derivazione cinese dello stesso S-300), che nel 2016 ha effettuato dei test, che sembrano riusciti, ma che non è ancora operativo Per il resto, il regime, come già osservato, affida la difesa antiaerea basata a terra ad un sistema integrato servito da una rete radar di scoperta ed allerta costituita da vecchi radar russi (P-8/10, P-12, P-14, P-15 in varie versioni, P-35/37 e P-80) e cinesi (JY-8), cui si sarebbero aggiunti i più recenti KASHEF da allarme precoce dell’iraniana SAIRAN. Questa rete ha il compito di scoprire per prima le minacce aeree e passare le tracce alle batterie aeree organizzate in maniera stratificata a partire dai sistemi a medio-lungo raggio, tutti di fabbricazione sovietica, SA-5/S-200, SA-2/S-75 DVINA e SA-3/S-125 PECHORA (quelli che abbatterono nel 1999 un aereo stealth USAF F-117 in Serbia). Si parla di oltre 50 siti SAM a medio-lungo raggio. Il secondo anello è costituito dalle batterie a corto-medio raggio basate su sistemi mobili SA-6 e presumibilmente sui più moderni BUK, anche questi sistemi di epoca sovietica. Infine, il terzo anello è costituito dai sistemi missilistici a spalla – centinaia di vetusti SA-7 GRAIL/STRELA e SA-16/18 IGLA, tra cui delle versioni più recenti realizzate localmente – dall’artiglieria contraerea che dispone, come accennato, di alcune centinaia di semoventi binati da 57 mm ZSU-57/2 e quadrinati da 23 mm ZSU-23-4, relativamente validi, e da migliaia di pezzi a traino e fissi: dai KS-30 da 130 mm, ai KS-19 da 100 mm, passando per gli S-60 da 57 mm ed i binati cinesi Type 65 da 37 mm, ecc.

a cura di Pietro Batacchi e Giuliano Da Frè
anteprima Islanda:conclusa Air Policing 15-04-2017

Venerdì 14 aprile, dopo circa sei ore di volo e tre rifornimenti in volo, si è concluso il trasferimento dall'Islanda del perosnale e dei velivoli Eurofighter italiani impegnati nell'operazione NATO di Interim Air Policing.

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima Gli USA usano la MOAB contro IS in Afghanistan 14-04-2017

Nella serata del 13 aprile, gli Stati Uniti hanno effettuato un raid contro un complesso di tunnel situati nella zona di Achin (provincia di Nangarhar, Afghanistan orientale) appartenenti ad ISIS-K (Khorasan), la costola afghana del Daesh. Nel raid è stata usata per la prima volta la bomba GBU-43/B MOAB, acronimo che, formalmente, indica Massive Ordnance Air Blast, ma che più comunemente, viene tradotto con Mother Of All Bombs considerando le dimensioni e la potenza dell’ordigno. Secondo i dati disponibili, si tratta, appunto, del primo utilizzo di tale ordigno – la più potente arma convenzionale aviolanciata in operazioni di combattimento - non esistendo alcuna conferma riguardo al presunto impiego della GBU-43 nel conflitto in Iraq nel 2003 da alcuni sostenuto. Diretta discendente della BLU-82 DAISY CUTTER, più volte utilizzata nel teatro afghano prima del suo ritiro avvenuto nel 2008, la MOAB è una bomba a detonazione di prossimità (esplosione che avviene a pochi metri dal terreno e non all’impatto con esso) con guida terminale GPS. Si tratta di un ordigno a testata convenzionale caricata con 8,2 tonnellate di esplosivo H6 ad alto potenziale (un mix di RDX, nitrocellulosa, TNT e polvere d’alluminio equivalente ad 11 t di tritolo), in grado di produrre effetti esplosivi simili a quelli raggiungibili con l’impiego di un’arma nucleare tattica, senza le conseguenze derivanti dal fallout radioattivo, particolarmente adatta contro bersagli fortificati di superficie, o situati all’interno di canyon o, ancora, contro infrastrutture sotterranee, concentrazioni di forze e convogli di mezzi, obiettivi rispetto ai quali altri ordigni convenzionali avrebbero una scarsa utilità. La MOAB è stata sganciata da un MC-130H COMBAT TALON II appartenente al Comando Operazioni Speciali dell’Air Force americana (AFSOC) in un’area non lontana dal luogo dove lo scorso 8 aprile è stato ucciso il Sgt. De Alencar del 7th Special Forces Group. Al momento, l’MC-130 è l’unico aereo in grado di trasportare la GBU-43/B essendo opportunamente modificato con un sistema di carrelli e slitte per il trasporto e lo sgancio dell’ordigno – che avviene dalla rampa cargo posteriore del velivolo tramite il dispiegamento di un paracadute, procedura molto simile a quella impiegata nel lancio di paracadutisti o rifornimenti. Le grandi dimensioni della MOAB (10 metri di lunghezza), infatti, non le consentono di essere trasportata nelle stive o sotto le ali dei normali bombardieri. Con il raid afgano si chiude una settimana in cui l’Amministrazione Trump ha voluto segnalare al mondo che il deterrente militare americano è stato ristabilito per evitare che soggetti politici di diverso tipo ed in diverse parti del sistema internazionale possano essere incentivati a spostare sempre più avanti la soglia del rischio e ad equivocare il reale significato della pazienza strategica mostrata negli ultimi 8 anni.

a cura di Andrea Mottola
anteprima Concluso 2°modulo operatori APR 14-04-2017

Venerdì 14 Aprile si è concluso presso l'aeroporto di Amendola (FG) il 2° Modulo addestrativo del 2017 per Operatori di Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR) di Classe Micro e Mini.

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima L’Esercito Nordcoreano minaccia Seul 13-04-2017

L’Esercito Nordcoreano (o Korean People’s Army Ground Force-KPAGF) è il classico strumento totalitario del XX secolo. Un’armata di popolo rafforzata con riservisti e milizie paramilitari, massicciamente corazzata e meccanizzata. I numeri sulla carta sono imponenti. Su una popolazione di 25 milioni di abitanti, si calcola che la forza attiva in armi (sebbene spesso impiegata per opere di pubblica utilità, raccolti agricoli compresi) impieghi 1.200.000 effettivi, cui si aggiungono 1.700.000 riservisti di pronta mobilitazione, e 5 milioni di uomini e donne inquadrati nelle unità paramilitari, per lo più nella Milizia Popolare, richiamabili tra i 17 e i 60 anni di età. Le forze di terra monopolizzano ovviamente buona parte del personale, con 1,3 milioni di effettivi, attivi e non. I numeri dell’arsenale terrestre non sono meno imponenti. Pur con qualche discrepanza tra le fonti, si stima la presenza (in servizio o stoccati nei magazzini) di 4.200 carri armati, di circa altrettanti APC (Armored Personnel Carrier) e IFV (Infantry Fighting Vehicle) cingolati e ruotati, e – il dato più impressionante – di un parco d’artiglieria calcolato tra i 10.000 e i 13.000 pezzi, per lo più a traino, ma compresi 5.000 semoventi tra cannoni e lanciarazzi, cui si aggiungono 11.000 pezzi contraerei e migliaia di cannoni e lanciamissili anticarro. Tuttavia, luci e ombre vertono sull’aspetto umano, sul livello qualitativo del materiale, sulla preparazione dottrinaria (che tipo di guerra si vuol fare). Il primo punto rappresenta un’evidente incognita. Le Forze Armate nordcoreane sono basate sul fanatico culto della personalità dei leader della famiglia Kim. L’addestramento paramilitare viene inculcato sin dall’infanzia, e quello militare è intenso. Però dopo la guerra del 1950-1953 Pyongyang non ha accumulato altre esperienze belliche su vasta scala (al contrario dei suoi potenziali avversari, sudcoreani compresi), i soldati vengono spesso impiegati come manovalanza, mentre la scarsità di carburante limita l’addestramento; e anche i quadri risentono della scarsa esperienza operativa, della chiusura del regime, e delle ricorrenti purghe, mentre gli ultimi veterani del conflitto coreano sono usciti di scena da un decennio. Il livello del materiale è inversamente proporzionale al potenziale numerico, e la maggior parte dei mezzi disponibili farebbe la sua bella figura in un museo degli armamenti sino-sovietici degli anni ’40 -‘70. Carri armati T-34, T-55, e la variante cinese Type-59 , T-62 e T-72, oltre ai carri leggeri PT-76 e T-63/85 rappresentano il grosso della forza d’urto, al pari dei blindati trasporto truppe ruotati BTR-152, -50, -60, e cingolati BPM-1. Va però detto che l’industria militare nordista non solo assicura un’abbondante produzione di parti di ricambio e munizioni, ma anche una crescente capacità autarchica di trasformare vecchi sistemi d’arma, e di ricavarne di nuovi, più avanzati, sebbene nei limiti delle capacità tecnologiche locali. E così, per esempio, non solo T-55 e T-62 sono stati aggiornati con corazze reattive, e nuovi motori e sensori, ma la rielaborazione di progetti più recenti ha portato alla costruzione, dal 1992, di circa 500 carri POKPUNG-HO (carro indigeno che combina elementi dei russi T-62 e T-72 e del cinese Type-80 e di cui è disponibile anche una variante introdotta nel 2002 armata con cannone da 125 mm), e di un migliaio di più modesti CHONMA-HO, rielaborazione del T-62, in produzione dal 1980. Analogo il percorso seguito per la componente IFV/APC, in questo caso legata allo sviluppo locale di copie del BTR-80, denominate localmente M-2010, di ibridi come l’M-2009, che combina lo scafo del carro leggero anfibio PT-85 con la torre del BTR-80, di copie dell’APC cingolato cinese Type-63 ecc. Restano tuttavia mezzi inferiori al materiale sudcoreano e occidentale, e anche agli equipaggiamenti cinesi, laddove si registrasse un intervento di Pechino. Il vero nodo da sciogliere è quello della strategia operativa che l’alto Comando di Pyongyang seguirebbe, ovviamente riferendoci all’impiego di sole armi convenzionali, e non dell’arsenale chimico o nucleare, e nel quadro di un conflitto breve e improvviso, poiché il tempo giocherebbe a svantaggio della Corea del Nord, che avrebbe problemi a sostenere uno sforzo bellico convenzionale prolungato epr via della cronica penuria di carburante e viveri. Anche con i soli proiettili convenzionali e i razzi, Seul e molte città e insediamenti industriali sarebbero nel raggio di tiro di una massiccia e improvvisa offensiva di artiglieria. Il bombardamento effettuato nel 2010 da alcune batterie nordcoreane sull’Isola di Yeonpyeong è un monito sufficiente. Si stima che nella sola prima ora, le bocche da fuoco nordiste possano sparare qualcosa come mezzo milione di colpi, sino a 100 km di distanza, e Seul è ad una cinquantina di chilometri dal confine: i danni e il numero di vittime nelle città sudiste vicine alla frontiera sarebbero rilevanti. Parte dei sistemi d’artiglieria è basata su semoventi, come i poderosi pezzi da 170 mm M-1978 KOKSAN, spesso ospitati in grotte e caverne, al pari di depositi e centri logistici, grazie a un lavoro da talpe iniziato oltre mezzo secolo fa: e questo costringerebbe le forze aeree alleate a concentrarsi sulla loro distruzione, distraendole da altre missioni. Agli obici bisogna, poi, aggiungere, i lanciarazzi camplai pluritubo come gli M-1985 e M-1991 da 240 mm, con gittate fino a 60 km, e i più moderni e prestanti KN-09 da 300 mm con gittata fino a 100 km. Verosimilmente i piani d’attacco nordcoreani non puntano a un’avanzata aeroterrestre su larga scala in stile blitzkrieg. Alla luce dei conflitti più recenti, infatti, attentamente studiati dai vertici comunisti per far pagare ad un eventuale avversario il prezzo più alto possibile, le forze di terra sono state riorganizzate dopo il 1992 affiancando al tradizionale sistema sovietico che struttura l’esercito (organizzato su 20 corpi e diverse unità autonome) in reparti di manovra corazzati e meccanizzati, e scaglioni di fanteria di supporto di seconda e terza categoria, una crescente componente di forze speciali. Sin dagli anni ’60 i Nordcoreani avevano puntato su reparti speciali capaci di infiltrarsi dal mare e dall’aria per compiere sabotaggi e creare confusione nelle retrovie e nei centri di comando nemici, ma su anche unità d’assalto leggere destinate a superare la Zona Smilitarizzata lungo il 38° Parallelo sfruttando dei tunnel appositamente costruiti, nonché il fatto che la presenza di Seul e di altre importanti città vicino al confine impedisce ai Sudcoreani di scaglionare la difesa in profondità. Oggi si calcola che siano 200.000 gli effettivi - reparti aviotrasportati, fanteria leggera d'assalto, forze speciali e forze anfibie - addestrati ad operazioni ibride, colpi di mano, infiltrazioni ecc.; il che però potrebbe aver ulteriormente impoverito la qualità dei reparti convenzionali, sottraendo loro i migliori elementi. Proprio questa strategia ibrida su vasta scala, fatta di attacchi portati da reparti appositamente addestrati ad operare dai tunnel o da nuclei di sabotatori (favoriti dalla comune etnia) capaci di infiltrarsi in territorio sudcoreano con mezzi navali speciali e piccoli aerei come gli An-2 (presenti in gran numero nell’arsenale nordcoreano), e il devastante potenziale di fuoco dell’artiglieria, potrebbero rendere difficile affrontare i rischi di un conflitto aperto con Kim Jong-un. Anche senza considerare l’impiego di armi non convenzionali.

a cura di Pietro Batacchi e Giuliano Da Frè
anteprima Gen. Graziano visita TFA “Northern Ice” in Islanda 13-04-2017

“L' Italia è pronta a fare il proprio dovere sul fronte della sicurezza internazionale”, così il Gen. Graziano ha salutato il contingente della TFA “Northern Ice”

a cura di Stato Maggiore Difesa
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