anteprima RID 2/17 in edicola 26-01-2017

Da oggi, giovedì 26 gennaio, è in edicola il numero di febbraio di RID (RID n.2 2017). In apertura si parla di bilancio della Difesa con un grande approfondimento su tutte le spese militari italiane, sia quelle rientranti nel bilancio del Dicastero della Difesa sia quelle rientranti nei bilanci di altri dicasteri quali il MiSE ed il MEF. Spazio anche ai cannoni da 130 mm per i carri da combattimento del futuro ed alla vulnerabilità delle moderne unità navali. E poi, ancora, un'analisi sull'evoluzione della dottrina d'impiego degli sniper russi, il punto sull'Aeronautica delle Filippine e molto altro ancora. Nel notiziario tanti aggiornamenti sui programmi italiani ed internazionali, focus sulla portaerei cinese LIAONING e sul riaccendersi del conflitto tra India e Pakistan per il Kashmir.

a cura di Redazione
anteprima Haftar si prende Bengasi 26-01-2017

Dopo 2 anni di annunci e feroci battaglie casa per casa, la milizia del Generale Khalifa Haftar, autodenominata Esercito Nazionale Libico, ha conquistato il distretto di Ganfouda a Bengasi, ultima roccaforte del Consiglio della Shura dei Rivoluzionari di Bengasi – coalizione che raggruppa i qaedisti di Ansar Al Sharia e i miliziani della Brigata Martiri del 17 Febbraio e del Libyan Shield ( queste ultime entrambe realtà che fanno riferimento alla Fratellanza Musulmana). La svolta nella battaglia di Bengasi c'era stata nel maggio 2015 quando le forze di Haftar avevano conquistato il piccolo porto di Mreisa, che il Consiglio usava per ottenere via mare rinforzi dalla Tripolitania. Da allora i miliziani del Consiglio si erano asserragliati

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Yemen: il Vietnam delle petro-monarchie 25-01-2017

A poco meno di 2 anni dall’intervento della coalizione a guida saudita nel conflitto in corso dal 2014 nello Yemen (e con un bilancio di 20.000 morti stimato per difetto), il tormentato Paese si sta trasformando da antica Arabia Felix in un Vietnam in salsa araba. Per la verità, la regione tanto “felix” non lo era più da tempo. La nascita dello Yemen moderno, la sua iniziale divisione, e poi la ricomposizione avvenuta nel 1990, sono passaggi scanditi da una dozzina di confitti interni (il primo risalente al 1948), per non parlare di quelli combattuti con Arabia Saudita, Egitto ed Eritrea. L’ultima crisi, innescata nel 2011 dalla Primavera Araba, dal 2014 ha, come in un caleidoscopio impazzito, ricombinato tutte le tensioni latenti dopo la riunificazione del 1990. Nella nuova guerra civile sono così finiti i precedenti conflitti con la minoranza Houthi del nord

a cura di Giuliano Da Frè
anteprima Deir Ezzor: in azione bombardieri russi 24-01-2017

I bombardieri a medio raggio russi Tu-22M3 BACKFIRE sono entrati da qualche giorno in azione per supportare le truppe lealiste sotto assedio a Deir Ezzor. Di recente, come noto, lo Stato Islamico è riuscito a tagliare la linea di comunicazione tra l'aeroporto cittadino e la guarnigione della città dividendo di fatto le forze lealiste in 2 tronconi. Il Ministero della Difesa russo ha parlato di 6 bombardieri Tu-22M3 che dopo essere decollati da una base in Russia – probabilmente dalla base di Mozdok in Ossezia del Nord – hanno attraversato Iraq ed Iran e colpito posti di comando, postazioni e depositi di armi ed equipaggiamenti di IS nell'area della città

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Primo MH-90 per la Marina 24-01-2017

Il 5° Gruppo Elicotteri di MARISTAELI Luni della Marina Militare ha preso in consegna il primo elicottero MH-90. L’MH-90, denominazione assegnata a questa particolare variante dell’elicottero NH-90, racchiude le caratteristiche più importanti della versione navale, quali il carrello e i rotori ottimizzati per l’impiego a bordo delle unità della Squadra Navale, e di quella terrestre, come la rampa posteriore e l’equipaggiamento di missione. Infatti, la nuova versione dell’MH-90 è stata specificatamente progettata per il supporto alle operazioni anfibie della Brigata Marina SAN MARCO e del GOI. L’elicottero appena consegnato, contraddistinto dal numero di fiancata 3-51, è il primo di 10 MH-90 assegnati alla Componente Aeromobili della Marina Militare. Ulteriori approfondimenti su RID 3/17.

a cura di Redazione
anteprima Nave CARABINIERE arriva in Australia 23-01-2017

La Fregata Europea Multi Missione (FREMM) CARABINIERE della Marina Militare sta raggiungendo l'Australia dove compirà una visita dal 25 gennaio al 24 febbraio 2017. In occasione di ogni sosta, già in programma a Fremantle (25-31 gennaio), Adelaide (5-10 febbraio), Sydney (14-19 febbraio) e Melbourne (21-24 febbraio), il Comandante della nave Capitano di Fregata Francesco Pagnotta, terrà una conferenza stampa a bordo nel corso della quale presenterà la campagna navale e illustrerà la nave, gioiello della cantieristica navale italiana

a cura di Redazione
anteprima America First. La versione di Trump. 21-01-2017

Il discorso di insediamento di Trump è stato breve, forte, chiaro nella sua semplicità, e rivolto soprattutto al popolo americano. Le implicazioni per l’Europa, nel campo della sicurezza e non solo, sono quindi intuibili solo per via indiretta, ma tra le righe sono leggibili. E sono importanti. Un primo elemento riguarda i rapporti tra il presidente da un lato, ed il sistema statunitense di checks and balances dall’altro, quest’ultimo incarnato anche da politici, funzionari e giudici – ed in senso lato da lobbisti, giornalisti, esperti, ecc – che rappresentano l’establishment. Se nella composizione della sua amministrazione Trump ha tutto sommato bilanciato outsiders ed insiders, inclusi navigati esponenti del Partito Repubblicano, il discorso di insediamento ha preso una direzione nettamente anti-establishment. Indicando la folla che affollava il mall e con alle spalle i vertici dei poteri statunitensi, Trump ha affermato che questo non è solo un passaggio di potere da un presidente ad un altro, da un partito all’altro: è un passaggio di potere “from Washingron D.C. to you, to the people of the US”. Accusando i “politici” e l’establishment della capitale di aver protetto i propri interessi mentre i lavoratori e le famiglie americane si impoverivano, ha promesso di ridare il controllo del governo e del Paese al popolo. Un’affermazione che in Europa potrebbe essere interpretata come populista, ma che negli Stati Uniti si richiama ad una radice profonda della costituzione, della politica e del sentire comune, quella del "government of the people, by the people, for the people” affermato da Lincoln in un momento fondante del Paese quale la Guerra Civile. Cosa implica questo per l’Europa? Che il pendolo del potere decisionale, in parte dipendente dal carisma del presidente stesso, sembra oscillare maggiormente verso Trump a danno dei membri della sua amministrazione, del Congresso, e degli altri contropoteri. Quanto questo avverrà davvero lo si vedrà però solo nella quotidiana attività di governo, passata la retorica di un momento speciale come la cerimonia di insediamento. Il secondo punto riguarda l’ormai famoso slogan “America First”, e soprattutto la sua declinazione economica. Qui la rottura con il quarto di secolo di amministrazioni sostanzialmente pro-libero commercio internazionale e pro-globalizzazione economica - da Bush senior a Obama passando per Clinton e Bush junior - non potrebbe essere più forte. Accusando il sistema attuale di aver arricchito e finanziato le imprese straniere a danno del popolo americano, Trump promette di riportare gli investimenti ed i posti di lavoro negli Stati Uniti, secondo non solo il principio “Buy American” ma anche “Hire American”. Non a caso, Trump promette di investire per far ricostruire le infrastrutture materiali del Paese da “mani americane e lavoratori americani”. Secondo il neopresidente, ogni decisione su commercio internazionale, immigrazione o affari esteri sarà presa con il fine di beneficiare e proteggere “i lavoratori e le famiglie americane”. Cosa implica questo per l’Europa? Oltre all’ovvio seppellimento del Transatlantic Trade Investment Partnership (TTIP), in verità già abbandonato dagli europei, un sostanziale dietrofront di ogni residuo sforzo multilaterale sul libero commercio, per tornare ad una logica bilaterale mercantilista e fortemente protezionista. Una svolta importante per l’Ue, che come blocco commerciale dovrà far valere il suo mercato interno da oltre 430 milioni di consumatori in ogni eventuale negoziato bilaterale. Un campanello d’allarme per la Gran Bretagna, e l’illusione che con la Brexit un Paese da 60 milioni di cittadini possa ottenere con Trump un accordo commerciale più favorevole di quello ottenibile dall’Ue stessa. Venendo al campo più strettamente della sicurezza e difesa, 2 sono i messaggi chiave del discorso di insediamento di Trump. Il primo è che “we do not seek to impose our way of life on anyone, but rather to let it shine as an example. We will shine for everyone to follow.” Un passaggio che potrebbe indicare una forte rottura con l’interventismo militare delle “guerre umanitarie” di Bill Clinton e della “guerra al terrorismo” di George W. Bush, ma che accentuerebbe tuttavia una tendenza verso il disimpegno dalle crisi nel mondo già iniziata da Obama, a partire dal Medio Oriente e Nord Africa. Un isolazionismo che si richiama ad un'altra radice profonda della politica americana, quella “Jeffersoniana” della luminosa “città sopra la collina” che evita di impelagarsi in dispendiose e pericolose campagne all’estero, puntando piuttosto sul suo esempio di società democratica e prospera per lasciare che gli altri decidano di seguirla. Cosa implicherebbe questo per l’Europa? Che il vuoto di leadership americana manifestatosi in varia misura negli ultimi anni nel vicinato dell’UE e della NATO, dalla Libia alla Siria, potrebbe accrescersi. Un vuoto che, in natura come nelle relazioni internazionali, tende ad essere riempito da altro, nella fattispecie dalle ambizioni russe, turche, saudite o iraniane. Starebbe quindi sempre più all’Europa decidere come interagire con le potenze non-occidentali più attive nel proprio vicinato, con chi allearsi e chi contrastare, quali equilibri cercare per proteggere la propria sicurezza ed i propri interessi – e se possibile i propri valori - il tutto potendo contare sempre meno sul punto di riferimento americano. E starebbe sempre più all’Europa riuscire ad essere unita, in ambito UE e NATO, oppure dividersi in varie politiche nazionali, ciascuna delle quali sempre più inefficace in un mondo multipolare in cui potenze regionali giocano una partita attiva allontanandosi dai valori occidentali non più difesi attivamente dall’America di Trump. Significa questo la fine dell’Occidente, e della sua organizzazione militare di riferimento – la NATO? No. Nel discorso di insediamento Trump ha promesso che gli Stati Uniti “rafforzeranno vecchie alleanze e ne formeranno di nuove”, una promessa in linea con l’affermazione “la Nato resta molto importante” fatta dal presidente nella recente intervista a Times e Bild. Il punto, ed il secondo messaggio chiave per quanto riguarda la politica di difesa, è che queste alleanze devono servire il principio “America First”, e per questo nel discorso di insediamento Trump ha affermato che gli Stati Uniti “smetteranno di sovvenzionare eserciti stranieri, lasciando deperire il nostro”, e di “proteggere i confini degli altri invece che i nostri”. L’annoso tema del burden sharing nella Nato sarà posto con forza molto maggiore che in passato, e la tenuta dell’alleanza atlantica dipenderà fondamentalmente dalla capacità degli europei di investire risorse nella difesa e provvedere attivamente alla propria sicurezza. In questo senso, Trump non sembra porsi a prescindere contro la NATO o la difesa europea: probabilmente, non gli importa se/come gli europei sapranno gestire le crisi nel loro vicinato, a patto che ciò non ricada sulle spalle americane. Anche questa idea alquanto semplicista dovrà essere sottoposta alla prova dei fatti, poiché la sicurezza di diversi alleati degli Stati Uniti è molto più connessa alla sicurezza e alla prosperità americana di quanto Trump dica. L’unico elemento di politica di difesa toccato fortemente ed esplicitamente da Trump è stato il “radical Islamic terrorism, which we will eradicate from the face of the Earth”. Come? Non è chiaro, a parte l’affermazione di voler unire il “mondo civilizzato” in questa lotta. Un’affermazione che lascia intendere come il nemico non sia solo lo Stato Islamico presente in stati arabi da cui Trump vuole disimpegnare gli USA, ma il terrorismo jihadista che è in grado di colpire anche le città americane. Un nemico quindi che, vista anche la contrarietà del neopresidente ad interventi militari su larga scala all’estero, non necessariamente sarà contrastato con una significativa presenza di truppe americane nei teatri di crisi. In sintesi, il discorso di insediamento conferma il mix di nazionalismo, isolazionismo e opportunismo con cui Trump ha vinto le elezioni, la dichiarata subordinazione della politica estera al benessere della middle e working class americana, ed una politica di sicurezza e difesa concentrata sulla lotta all’estremismo islamico. Una posizione che, forzando la metafora dell’America di Trump con l’Alberto Sordi del Marchese del Grillo, sembra dire al mondo: “perché io so’ io, e voi nun siete un c….”.

a cura di Alessandro Marrone
anteprima Intervento di un elicottero AM in Sardegna 20-01-2017

Un elicottero AB-212 dell'80° Centro Combat SAR di Decimomannu (Ca) ha soccorso due operatori del Corpo Forestale isolati nella zona del Monte Mamone - Bitti a causa delle abbondanti nevicate di questi giorni. 


Leggi la notizia completa sul sito dell'Aeronautica Militare

a cura di Ufficio Pubblica Informazione - Aeronautica Militare
anteprima JF-17 in saldo per la Nigeria 19-01-2017

Con la pubblicazione dell’Appropriation Act 2016, il documento finanziario federale per gli stanziamenti della Difesa presentato nella prima settimana di gennaio, il Governo nigeriano ha reso pubbliche le spese per le acquisizioni dei sistemi d’arma ordinati lo scorso anno e in consegna nel 2017.

a cura di Andrea Mottola
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