anteprima DPP 2017: i nuovi programmi della Difesa 03-08-2017

Il Ministero della Difesa ha ufficialmente presentato al Parlamento il DPP (Documento Programmatico Pluriennale) 2017. Il documento contiene l’elenco dei programmi di procurement delle Forze Armate italiane ed i relativi finanziamenti, in attesa che il Parlamento approvi definitivamente il Disegno Legge sul Libro Bianco e con esso la nuova Legge Sessennale che regolerà in futuro il settore procurement/acquisizioni in un arco di tempo, appunto, sessennale. Tra i programmi che partono ufficialmente quest'anno c'è l'upgrade del carro ARIETE con un finanziamento triennale da 35 milioni per lo sviluppo di un prototipo. Chiaramente, questi finanziamenti sono insufficienti per arrivare alla realizzazione di un prototipo, per cui il programma dovrà, e, secondo fonti di RID, sarà, rivisto, anche alla luce dell'iniziativa franco-tedesca nel settore dei nuovi carri da battaglia. Via anche all'acquisizione di un nuovo sistemi anti-drone nazionale, alla realizzazione di una seconda versione dell'EC-27J JEDI – aereo da guerra elettronica che consente il disturbo delle comunicazioni nemiche e dei segnali di detonazione degli IED – ed al sistema per l'analisi delle informazioni PANTERA, destinato al Centro Intelligence Interforze del RIS (Reparto Informazioni e Sicurezza) dello Stato Maggiore Difesa. Previsti anche i finanziamenti per il leasing del velivolo spia SIGINT KINGAIR 350 ER che da mesi sta già operando – da Pantelleria o Lampedusa - per la sorveglianza del quadrante Libia-Meditarraneo. Peraltro, nello stesso DPP si parla dell'acquisizione di 2 velivoli del genere a partire dal prossimo anno. Non è chiaro se, però si tratta di 2 KING AIR oppure di 2 GULFSTREAM G550 SEMA (Special Electronic Mission Aircraft). Secobndo fonti di RID, l’AM sta spingendo per acquisire almeno un SEMA. Oltre che dei nuovi programmi e dei programmi in corso, il DPP parla anche dei programmi al momento privi di finanziamento, ma che potrebbero partire grazie al cosiddetto "fondone" del MEF e del MiSE (Art.1 comma 140 Legge di Bilancio 2017). Tra questi troviamo: il nuovo sistema a corto-medio raggio sup-aria MBDA CAMM ER, i 4 Boeing CHINOOK ER (Extendend Range) per le forze speciali dell'EI, il nuovo UAV MALE (Medium Altitude Long Endurance) P.2HH, la nuova unità ausiliaria per il soccorso sommergibili, il nuovo elicottero multiruolo joint per AM ed EI, ecc. A questi bisogna poi aggiungere alcuni programmi, i cui requisiti e le cui esigenze sono da tempo formulate, che restano tuttora privi di finanziamento. Tra questi: l'armamento degli UAV PREDATOR, l'acquisizione dei velivoli leggeri per l'addestramento basico dei piloti, l'acquisizione di un nuovo LUH (Light Utility Helicopter) per l'EI, una nuova unità logistica LSS per la Marina, ecc. Infine, il DPP ricorda che alcuni programmi già avviati ed in corso, a partire dal prossimo anno avranno bisogno di essere rifinanziati pena ripercussioni sulla loro regolare continuità. Si tratta, tra quelli più importanti, dell'Eurofighter TYPHOON, delle fregate FREMM, dei VBM FRECCIA Seconda Brigata e della nuova blindo pesante CENTAURO II. Tuttavia, quanto meno FREMM e FRECCIA Seconda Brigata dovrebbero ricevere i finanziamenti del già citato "fondone". Su RID 10/17 approfondimento speciale dedicato al DPP 17.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima SEA BREEZE 2017: SOF USA nel Mar Nero 02-08-2017

Lo scorso 22 luglio si è conclusa l’edizione 2017 dell’esercitazione multinazionale SEA BREEZE. Le manovre militari, iniziate quest’anno il 10 luglio, hanno avuto lo scopo di migliorare le capacità dei partecipanti nella conduzione di operazioni in materia di sicurezza marittima. L’area interessata dall’esercitazione è stata, come di consueto, quella del Mar Nero occidentale e, in particolare, le acque prospicenti la città ucraina di Odessa. Quest’anno alla SEA BREEZE hanno partecipato circa 3.000 militari, con la messa in campo di 31 unità navali e 29 aeromobili, appartenenti a ben 16 nazioni : Belgio, Bulgaria, Canada, Francia, Georgia, Grecia, Italia, Lituania, Norvegia, Polonia, Romania, Svezia, Turchia, Ucraina, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Degno di nota è stato il contributo statunitense che ha fatto perno sull’incrociatore USS HUE CITY (CG 66), classe TICONDEROGA, e sul caccia USS CARNEY (DDG 64), 14° esemplare della classe ARLEIGH BURKE. Alle due unità di superficie gli Stati Uniti hanno affiancato un velivolo da pattugliamento marittimo e ASW/ASuW P-8A POSEIDON appartenente al Maritime Patrol Squadron (VP) 16, elementi del 6th Fleet Maritime Ashore Support Team (MAST), Marines del Fleet Antiterrorism Security Team (FAST) di Rota e marinai dell’Explosive Ordnance Disposal (EOD) Mobile Unit 8, del Naval Mobile Construction Battalion (NMCB) 1, dell’Underwater Construction Team 1, a cui si sono aggiunti uomini e donne appartenenti al Comando delle forze navali statunitensi per l’Europa e l’Africa. Altro contributo significativo, oltre che naturalmente quello dei padroni di casa ucraini, è stato quello della Marina Turca. Le Türk Deniz Kuvvetleri hanno rischierato una fregata classe YAVUZ, la TCG TURGUTREİS (F-241), una nave da sbarco, la TCG KARAMÜRSELBEY (NL-124), e un sottomarino classe ATILAY (AY), il TCG BATIRAY (S-349). Passando alla descrizione operativa, la SEA BREEZE 2017 si è svolta in 2 distinte fasi. La prima, nota ai partecipanti, ha permesso di familiarizzare con l’area operativa e di migliorare l’interoperabilità tra le diverse piattaforme coinvolte, esercitandosi sia in mare aperto che nel porto di Odessa e nell’entroterra ucraino. Sono state, infatti, effettuate operazioni del tipo Visit, Board, Search and Seizure (VBSS), le quali rappresentano oggigiorno una capacità critica in ambito maritime, nonché di damage control alle infrastrutture portuali, di comando e controllo (C2) e di genio campale, riparando piste d’atterraggio e costruendo fortificazioni in collaborazione con i genieri della Fanteria di Marina ucraina. Particolarmente significativo è stato poi l’addestramento congiunto svolto dai Marines della FAST con i colleghi ucraini nell’esecuzione di operazioni militari in ambiente urbano (MOUT) presso l’area addestrativa dedicata di Shirokyi Lan a partire dal 13 luglio. La seconda fase, scattata invece il 18 luglio, ha messo alla prova i reparti all’interno di uno scenario dinamico ed in continua evoluzione, modellato dai coordinatori della SEA BREEZE in risposta alle decisioni e alle azioni condotte a livello tattico-operativo dai partecipanti a seguito degli input ricevuti di volta in volta. Durante la seconda fase sono intervenute anche unità navali inserite nello Standing NATO Maritime Group 2 (SNMG2) che hanno condotto operazioni di tipo antisom, di lotta di superficie ed aeree e proseguendo le azioni anfibie, coinvolgendo anche aliquote della Fanteria di Marina turca. La SEA BREEZE 2017 verrà però ricordata per un elemento di discontinuità e di rottura rispetto alle precedenti edizioni: la presenza e l’inserimento di Forze Speciali nelle manovre. Tra i circa 800 militari americani vi erano, infatti, elementi della Naval Special Warfare Unit 2. I Navy SEAL hanno operato a fianco dei loro omologhi ucraini supportati dai convertiplani CV-22 OSPREY del 7th Special Operations Squadron del 352d Special Operations Wing di stanza sulla RAF Mildenhall. Secondo quanto dichiarato da alcuni ufficiali, la SEA BREEZE 2017 ha permesso di testare in maniera proficua l’interoperabilità tra i team di SOF statunitensi ed ucraini, integrando i vari elementi sia a livello di plotone che di special operations maritime task group. Integrazione avvenuta attraverso la condotta di manovre di tipo VBSS notturne e diurne ed anche grazie alla condivisione dell’ “expertise” in ambito di azioni dirette. Proprio la presenza di unità SOF ha destato una certa apprensione ed allarme da parte russa. Se dal punto di vista militare, la Federazione ha risposto mettendo in allerta le proprie unità nell’area e svolgendo una contro-esercitazione, da un punto di vista mediatico i russi hanno posto particolare enfasi sulla presenza degli incursori. I mass media hanno, infatti, ammonito gli ucraini ed i propri alleati a non tentare pericolose e, quanto meno allo stato attuale, ipotetiche azioni di sabotaggio alle proprie infrastrutture presenti in Crimea. I canali di comunicazione hanno poi condannato ad ampio spettro l’esercitazione, in taluni casi in maniera paradossale e contradditoria: marcando a volte una presunta “inferiorità” qualitativa e quantitativa delle unità occidentali, se paragonate alla Flotta del Mar Nero, ed altre volte gonfiando i numeri dell’esercitazione con estremo allarmismo, giungendo perfino a dichiarare la presenza di 25.000 uomini nell’area delle operazioni. Il clima, quindi, rimane sempre teso, specie anche dopo le dichiarazioni da parte del Segretario di Stato USA Rex Tillerson, il quale ha ribadito il pieno appoggio da parte degli Stati Uniti alle operazioni ucraine contro i separatisti del Donbas. Dichiarazioni a cui si aggiunge, a quanto pare, la volontà americana di fornire agli Ucraini armi a “scopo difensivo” come gli ex cutter USCG tipo ISLAND e, forse, anche di sistemi anticarro.

a cura di Michele Taufer
anteprima Italy launches OPTSAT 3000 satellite 02-08-2017

The Italian Ministry of Defence’s OPTSAT-3000 satellite has been successfully launched at 1.58 UTC.

a cura di Redazione
anteprima La Russia sviluppa una nuova variante per il Su-30 01-08-2017

Durante le ultime settimane, un numero imprecisato di caccia multiruolo russi di 4ª generazione e mezza Su-30SM FLANKER-C, è stato sottoposto ad un mini refit che ne ha aggiornato alcune componenti avioniche ed ampliato la panoplia di armamenti trasportabili.

a cura di Andrea Mottola
anteprima Due navi per la missione in Libia 01-08-2017

Dalla Deliberazione del Consiglio dei Ministri si apprende che il dispositivo navale per il supporto alla Guardia Costiera libica nelle attività di contrasto al traffico di esseri umani sarà composto da 2 unità navali. In particolare, si tratta di un'unità funzionale al supporto tecnico logistico ed un un pattugliatore distaccato dall'Operazione nazionale MARE SICURO. La missione partirà ufficialmente a seguito del voto parlamentare – se favorevole – previsto nella giornata di domani: sarà preceduta da incontri tecnici di pianificazione tra i rappresentanti del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI) e della controparte libica; durerà fino al 31 dicembre 2017, e per il suo supporto finanziario si attingerà alla dotazione già stanziata per la copertura di MARE SICURO (34 milioni di euro per tutto il 2017). La missione ha i seguenti compiti, che si aggiungono a quelli già svolti dal dispositivo aeronavale nazionale apprestato per la sorveglianza e la sicurezza nell’area del Mediterraneo centrale:

- protezione e difesa dei mezzi del Consiglio Presidenziale/Governo di Accordo Nazionale libico (GNA) che operano per il controllo/contrasto dell’immigrazione illegale, distaccando una o più unità assegnate al dispositivo per operare nelle acque territoriali e interne della Libia controllate dal Consiglio presidenziale/Governo di Accordo Nazionale (GNA) in supporto a unità navali libiche;

- ricognizione in territorio libico per la determinazione delle attività di supporto da svolgere;

- attività di collegamento e consulenza a favore della Marina e Guardia Costiera libiche;

- collaborazione per la costituzione di un centro operativo marittimo in territorio libico per la sorveglianza, la cooperazione marittima e il coordinamento delle attività congiunte. Inoltre, potranno essere svolte attività per il ripristino dell’efficienza degli assetti terrestri, navali e aerei, comprese le relative infrastrutture, funzionali al supporto per il contrasto dell’immigrazione illegale.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Operazione anti-pirateria "Atalanta" 01-08-2017

L'ammiraglio Gregori guiderà la forza navale multinazionale in contrasto alla pirateria per i prossimi quattro mesi direttamente da bordo della fregata italiana Virginio Fasan

a cura di Marina Militare
anteprima Vola il CH-5, il REAPER cinese 27-07-2017

Lo scorso 14 luglio, il drone di produzione cinese Cai Hong CH-5 ha effettuato il suo volo inaugurale nella provincia di Hebei (Cina settentrionale). Secondo i dati forniti dalla società produttrice, la China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), che paragona il velivolo all’UAV MQ-9 REAPER statunitense in termini di dimensioni e prestazioni – ed effettivamente il design è estremamente simile soprattutto nella coda a “V” e nella struttura del carrello - il CH-5 RAINBOW possiede un’autonomia di circa 6.500 km senza rifornimento in volo (in realtà l’autonomia è di circa 250 km ad orizzonte visivo tramite datalink e di 2.000 km via SATCOM) ed è in grado di trasportare 8 missili guidati anticarro AR-1 da 45 kg e 10 km di portata, montabili su 4 piloni subalari esterni, e altrettanti missili aria-sup a breve raggio a guida laser semi-attiva AR-2 da 20 kg e 8 km di portata, montati su una coppia di piloni subalari interni. Oltre a tali ordigni, il CH-5 può essere armato con missili a guida laser LAN JIAN 7, bombe guidate TG-100 e possiede una mission bay in grado di trasportare un ulteriore payload di 200 kg senza carichi subalari, fino a raggiungere un peso massimo al decollo di 3,3 tonnellate. Tornando all’autonomia, la CASC ha accennato ad un programma di upgrade diviso in 3 fasi che dovrebbe consentire al velivolo di incrementare progressivamente il proprio raggio d’azione prima a 10.000 km e, in futuro addirittura a 24.000. Il velivolo – di tipo MALE (Medium-Altitude Long-Endurance) - è costituito da una struttura in materiale leggero composito, ha un’apertura alare di 21 metri, per 11 metri di lunghezza, ed è alimentato da un motore singolo da 330 hp che gli consente di effettuare missioni di ricognizione/sorveglianza/pattugliamento - fino a 9.000 metri di altitudine - della durata di 60 ore (in questo caso il citato futuro programma di upgrade parla di un raddoppiamento della durata) ad una velocità di 180/220 km/h, mentre tale durata viene dimezzata in occasione di missioni delle missioni d’attacco al suolo che implicano il trasporto di ordigni. Nella baia interna, il RAINBOW 5 è in grado di trasportare diversi dispositivi, tra cui un sistema AEW - che gli consentirebbe di fungere da piattaforma di sorveglianza regionale e da centro di comando e controllo del campo di battaglia – dispositivi EW e sistemi antisom. Svelato ufficialmente per la prima volta lo scorso novembre durante l’AirShow di Zhuhai – mentre l’avvistamento del primo prototipo risale al 2015 - il CH-5 rappresenta la soluzione cinese per uno UAV in grado di effettuare missioni di attacco – oltre che di ricognizione - a lunga distanza (a lunghissima se si prendono per buone le stime della CASC riguardo agli upgrade). Indipendentemente dalle prestazioni dichiarate, il RAINBOW 5 rappresenta un ulteriore esempio dell’avanzamento del programma di sviluppo ed impiego di UAV da parte della Cina che, secondo alcune stime del Pentagono, potrebbe disporre di 42.000 velivoli a pilotaggio remoto (land e sea based) entro il 2023, a fronte di un costo totale di poco inferiore agli 11 miliardi di dollari. Inoltre, nel caso specifico del CH-5, il velivolo è già in possesso della licenza di esportazione ed è pronto ad essere prodotto in serie e venduto sul mercato internazionale sia ai clienti di altri UAV della serie “CH” (Arabia Saudita, Birmania, Egitto, EAU, Iraq, Nigeria, Pakistan e Turkmenistan) – in particolare CH-3 e CH-4, con i quali è in grado di comunicare e condividere dati tramite datalink, oltre a condividere lo stesso sistema di controllo - che ad altre nazioni interessate, a meno della metà del prezzo del REAPER (si parla di 7/8 milioni al pezzo) e con l’importante aggiunta dell’eventuale trasferimento di tecnologia, possibilità negata agli acquirenti del concorrente statunitense il quale, tuttavia, ad oggi offre una maggior tangenza operativa (15.000 metri), un motore decisamente più performante (900 hp) ed un maggior carico bellico trasportabile (1.700 kg).

a cura di Andrea Mottola
anteprima La prospettiva italiana per la NATO del futuro 27-07-2017

Il 26 luglio si è svolta a Roma la conferenza organizzata dal Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) dal titolo “Sfide e opportunità per la NATO del futuro: la prospettiva italiana” presso la Biblioteca del Senato.

a cura di Francesco Guastamacchia
anteprima L'Europa sono io 27-07-2017

La Francia, per bocca del suo Ministro dell'Economia Bruno Le Maire, ha annunciato l'esercizio del diritto di opzione sui cantieri di Saint Nazaire. La ex STX France diventa così di proprietà dello Stato francese. Sfuma pertanto l'operazione di acquisto di Fincantieri che si era assicurata la controllata francese del fallito gruppo sudcoreano STX presentando un'offerta (unica) al tribunale di Seul. L'operazione, che avrebbe portato Saint Nazaire in mani completamente italiane sommando le quote di Fincantieri e della Fondazione CR Trieste (48% e 6%), aveva ricevuto la benedizione dall'ex Presidente Hollande e si basava su un accordo che comprendeva vincoli e paletti precisi, tra cui il mantenimento degli attuali livelli occupazionali per 5 anni e l’impegno per Fincantieri a non superare la soglia azionaria del 50%. Inoltre, i presupposti industriali dell’operazione c'erano tutti. Fincantieri avrebbe salvato un cantiere importante come Saint Nazaire, destinato altrimenti anch'esso al fallimento, garantendone dunque lo sviluppo industriale (perché quello c’era, e c’è, nei piani dell’AD di Fincantieri Giuseppe Bono), e si sarebbe ulteriormente consolidata come colosso mondiale del settore da oltre 26.000 dipendenti e 5,5 miliardi di euro di ricavi. Un colosso capace di competere pari a pari con i giganti sudcoreani (che, tuttavia, non possono vantare il medesimo livello di contenuto tecnologico del gruppo italiano) con una fetta di mercato che sarebbe passata dal 38% al 55%. STX France avrebbe portato in dote un portafoglio ordini, da qui al 2026, di 14 navi da crociera, per un valore di 12 miliardi di euro, senza dimenticare pure un'expertise ed una conoscenza nel settore militare importante che copre capacità costruttive ad ampio spettro – navi anfibie, pattugliatori, ecc. - e che consentirebbe a Saint Nazaire di avere un ruolo di primo piano nella costruzione della futura portaerei della Marina Francese che dovrà rimpiazzare la DE GAULLE. Fincantieri, inoltre, aveva bisogno come il pane di un cantiere grande – Saint Nazaire lo è con il suo bacino di carenaggio più lungo di Europa (quasi un chilometro) – dove costruire navi che altrimenti non potrebbe realizzare (per ovvie questioni fisiche e di morfologia) e soddisfare una domanda in crescita sia nel civile sia nel militare. Macron ha però rimesso dapprima in discussione tutto, e poi fatto fallire il primo, grande tentativo d'integrazione della cantieristica europea. Il Ministro dell'Economia francese ha sì detto che si tratta di “nazionalizzazione temporanea”, lasciando aperto uno spiraglio per una futura trattativa, ma a questo punto è chiaro che la Francia non è disposta a cedere all'Italia il controllo di Saint Nazaire come aveva fatto con i Coreani. Anzi, verrebbe da pensare che piuttosto sarebbe disposta a far fallire il cantiere, anche perchè se era così interessato alle sorti di Saint Nazaire lo Stato francese avrebbe potuto rilevarlo ben prima dalle mani del Tribunale di Seul. Vedremo a questo punto quello che succederà. Certo è che il Presidente Macron sembra giocare apertamente contro gli interessi italiani. Ha portato unilateralmente Haftar e Serraj a Parigi, tenendo fuori Roma, sta ostacolando in tutti i modi una missione di polizia per il controllo dei confini tra Niger e Libia, sbarra la strada al consolidamento della cantieristica europea e, come se non bastasse, ha pure dichiarato che la Francia è pronta a creare gli hotspot per i migranti direttamente in Libia, con o senza l'Europa. Insomma, quando Macron vede italiano...vede rosso. In altri tempi sarebbe scoppiata una guerra, ma oggi, si sa, siamo tutti europei...ed europeisti....

a cura di Pietro Batacchi
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