anteprima L’attacco di Kabul e le ambiguità del Pakistan 31-05-2017

L’attentato di oggi nel pieno centro di Kabul – che ha provocato oltre 90 morti ed è stato rivendicato dall'ISIS - riporta in primo piano la questione della sicurezza dell’Afghanistan, affrontata anche nell’ultimo vertice NATO di Bruxelles della scorsa settimana. In quell'occasione, i membri dell'Alleanza hanno deciso di incrementare di qualche migliaio di unità la presenza di truppe NATO nel Paese. Entro la fine di giugno si sapranno dettagli, numeri e, soprattutto, chi parteciperà. Scontato in questo senso un ulteriore impegno del nostro Paese. Certo, il fatto che l’Alleanza abbia deciso di rafforzare il proprio contingente indica che la situazione della sicurezza non è delle migliori. I Talebani nelle ultime 2 settimane hanno lanciato un’offensiva nel distretto di Shaw Wali Kot, nella provincia meridionale di Kandahar, dove hanno conquistato almeno 2 basi delle forze afghane e alcuni postazioni uccidendo decine di elementi governativi e catturandone altri, assieme ad alcuni mezzi e veicoli. Secondo un recente rapporto dello Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (SIGAR), i Talebani controllano o contestano il 40% dei distretti afghani. In particolare, i Talebani hanno una significativa influenza su una fascia di territorio che dalla provincia di Farah attraversa le provincie di Helmand (dove ai primi di aprile i Talebani controllavano 4 dei 18 distretti provinciali contendendo fortemente il controllo ai governativi in altri 5), Kandahar, Uruzgan, Zabul, fino alla provincia di Ghazni. L’obbiettivo dei Talebani è ottenere una posizione di forza sul terreno, rendendo la loro presenza praticamente endemica, per presentarsi poi ad un futuro tavolo negoziale con un consistente peso specifico. Forti anche di un supporto che il vicino Pakistan, in varie forme, non ha mai smesso di dare sia a loro che ad altri gruppi dell’insurrezione afghana come la famigerata Rete Haqqani. Del resto il Pakistan considera l’attuale Governo afghano – guidato dal “ticket” Ashraf Ghani-Abdullah Abdullah - espressione del mondo tajiko – il mondo di Massud e dell’Alleanza del Nord, tradizionalmente ostile ad Islamabad – e della diaspora pashtun rientrata in patria assieme agli Americani nel 2002, nonché degli interessi dell’”arci” nemico indiano. Insomma, il “grande gioco” di sempre, reso più complicato dal ruolo dell’ex Presidente Karzai che, perso il potere, manovra a tutto campo lavorando neanche troppo nell’ombra contro il Governo legittimo di Kabul ed il suo sforzo di consolidamento.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Celebrato il 50° anniversario del Comando NATO 31-05-2017

Alla cerimonia presenziata dal Re dei Paesi Bassi, Sua Maestà Willem-Alexander, hanno partecipato altre alte autorità, tra cui il Deputy Secretary General, Signora Rose Gottemoeller, il Ministro olandese della Difesa, Signora Jeanine Hennis-Plasschaert, il Supreme Allied Commander Europe, generale Curtis M. Scaparrotti, il Governatore del Limburgo, Theo Bovens, il Sindaco di Brunssum, Luc Winants e il Comandante JFC Brunssum, Generale Salvatore Farina.

a cura di DIFESA
anteprima 50° anniversario JFC 31-05-2017

Il 31 maggio si è svolta, presso il NATO Joint Force Command (JFC) di Brunssum, il cui Comandante è il Generale italiano Salvatore Farina, la cerimonia per il cinquantesimo anniversario della costituzione, alla presenza del personale della base e della comunità locale.

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima Corea, arriva anche la NIMITZ 30-05-2017

Ormai sembra quasi una saga sentimentale. Ma invece di sfogliare una margherita all’insegna del “mi ama, non mi ama”, il giovane Dittatore nordcoreano Kim Jong-un e l’anziano (e inguaiato) neo-Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si “corteggiano” uno proseguendo i suoi test missilistici; l’altro inviando nella regione una terza portaerei, e si spera lungo la giusta rotta. Alla VINSON, presente nel Mar Cinese meridionale da metà aprile – dopo una tragicomica girandola di ordini presidenziali via tweet -, e alla REAGAN, distaccata dalla 7ª Flotta per affiancare la quasi gemella (la CVN-76, in servizio dal 2003, appartiene infatti al terzo gruppo della classe NIMITZ, assieme alla più moderna BUSH, mentre la VINSON, in linea dal 1982, è il terzo esemplare del lotto originario), si aggiungerà infatti proprio la capoclasse NIMITZ. L’annuncio è arrivato poche ore prima del terzo test missilistico effettuato dalla Corea del Nord in 3 settimane: i precedenti risalgono al 14 e al 21 maggio, e dall’inizio dell’anno si contano 9 lanci per un totale di 12 ordigni, non sempre effettuati con successo. Gli ultimi 3 tuttavia non avrebbero dato problemi: e il missile lanciato nelle prime ore di ieri, lunedì, ha volato dal poligono di Wonsan verso est, per circa 450 km, prima di inabissarsi nel Mar del Giappone, 6 minuti più tardi. Secondo le prime stime, il missile sarebbe un ordigno balistico a corto raggio di nuovo tipo, sebbene sempre derivato da una modifica degli SCUD B/C russi, i cui primi esemplari furono acquistati in Egitto alla fine degli anni ’70. Si potrebbe trattare di una versione più sofisticata della famiglia HWASONG, sviluppata a partire dagli anni ottanta/novanta ed operativa in più varianti. Il nuovo test ha rinfocolato le tensioni con il Giappone, che ha inviato proprie navi da guerra a rafforzare i gruppi di scorta alle portaerei americane già in zona, e anche con la Corea del Sud, ad onta della nuova amministrazione guidata dal neo eletto presidente Moon Jae-In, fautore della politica di dialogo. Il cui primo tassello, simbolico, è stata un’offerta al Nord di zanzariere e repellenti contro gli insetti. In attesa delle… zanzariere anti-missile balistico, Washington accelera il dispiegamento del sistema THAAD, e decide di triplicare il potenziale aeronavale nello scacchiere, inviando la NIMITZ, sempre in forza alla 3ª Flotta, al pari della VINSON. In origine, la veterana della forza aeronavale della US Navy era destinata a lasciare la base navale di Kitsap (Stato di Washington) il 1° giugno, per raggiungere il Medio Oriente. Giunta nel Mar Cinese, la NIMITZ potrebbe a tempo debito dare il cambio alla VINSON, anche se per ora appare chiaro che la Casa Bianca vuole dare un preciso segnale, concentrando contro la Corea del Nord il 30% delle sue portaerei (anzi, un terzo esatto della componente, se si pensa che la WASHINGTON è appena andata ai lavori di mezza vita), con oltre 250 velivoli imbarcati, senza contare le navi scorta, e 2 sottomarini nucleari, dotati di missili cruise TOMAHAWK. Su RID 7/17 speciale Corea del Nord.

a cura di Giuliano Da Frè
anteprima Al Sissi colpisce duro in Libia (update) 29-05-2017

Nonostante le aspettative positive suscitate dall'incontro ad Abu Dhabi tra Haftar e Serraj del 2 maggio, in Libia stiamo assistendo ad una nuova e pericolosa escalation. La scintille che ha fatto riaccendere il conflitto su larga scala è stato il massacro della base di Brak Al-Shatti, nel Fezzan, dove il 18 maggio oltre 100 appartenenti alla forze fedeli ad Haftar sono stati uccisi – alcuni dei quali giustiziati – in un attacco condotto da unità appartenenti ad una milizia misuratina ed alla Benghazi Defence Brigade (la forza formata da elementi bengasini che hanno lasciato la città dopo la "vittoria" di Haftar e che risponde al Gran Mufti Ghariani). Dall'attacco ha preso le distanze il Consiglio Presidenziale, ma Serraj è stato costretto a sospendere il Ministro della Difesa Mahdi Al-Barghathi al quale, almeno formalmente, le milizie misuratine dovrebbero rispondere. Quell'episodio, condannato anche dalla comunità internazionale e dalla Lega Araba, ha riacceso le ostilità nel Fezzan tra le forze di Haftar e quella legate alle autorità di Tripoli, in particolare attorno alla strategica oasi di Jufra, controllata dai Misuratini con il supporto di elementi della BDB, che costituisce un crocevia fondamentale nella regione. Sabato 27 maggio, la stessa Jufra è stata attaccata da aerei dell'Aeronautica Egiziana che hanno condotto almeno 2 attacchi, uno la mattina ed uno la sera, colpendo postazioni, edifici e depositi. Altri raid sono stati condotti contro i vicini villaggi di Houn e Ueddan. Il giorno prima, sempre aerei egiziani avevano attaccato Derna e le posizioni della Shura dei Mujahedin locale – coalizione che comprende gruppi legati ad Al Qaeda ed alla Fratellanza Musulmana – per rappresaglia all'attacco di Minya, in Egitto, in cui miliziani jihadisti avevano uccisi 28 Cristiani copti. Secondo alcuni testimoni, Derna sarebbe stata attaccata anche stamattina. Secondo l'Egitto, infatti, una parte degli autori dell'attacco – che era stato al solito rivendicato da IS - avevano forti legami proprio con la città da sempre culla dell'integralismo libico. Il Consiglio Presidenziale di Serraj ha condannato duramente gli attacchi egiziani bollandoli come una violazione della sovranità libica, mentre il Parlamento di Tripoli ha, invece, espresso il suo supporto. Fatto sta che la situazione in Libia è tornata a farsi caldissima, mentre Serraj appare sempre più debole; incapace di controllare le stesse milizie che in teoria dovrebbero rispondere al suo governo e ormai sostanzialmente privo dell'appoggio della Casa Bianca, oggi preoccupata da tutt'altri dossier che non quello tripolino.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Vertice NATO: aggiornamenti 26-05-2017

 

Si è tenuto ieri 25 maggio il summit NATO che vede la partecipazione dei Capi di Stato e di Governo. La riunione si terrà al nuovo Quartier Generale e fa il punto sui lavori in corso ormai da un anno ma con attenzione particolare a due temi: l’incremento della presenza in Afghanistan e il burden sharing.

a cura di Marco Giulio Barone
anteprima La proposta di Leonardo per la minaccia cyber 26-05-2017

Presentata da Leonardo al Forum PA, evento dedicato ai temi dell’innovazione della Pubblica Amministrazione in programma dal 23 al 25 maggio a Roma, una soluzione innovativa di cyber intelligence per contrastare e prevenire minacce di tipo ransomware, il virus che agisce criptando i dati degli utenti e chiedendo un riscatto per rilasciarli.

a cura di Redazione
anteprima 2° Simposio CESMA sull'"Airpower" 25-05-2017

Il 23 ed il 24 maggio si è svolto, presso il Centro Alti Studi della Difesa, il 2° Simposio sull’Airpower organizzato dal Centro Studi Militari Aeronautici - CESMA, edizione che fa seguito alla prima del marzo 2014. 

a cura di Andrea Mottola
anteprima Manchester: i sospetti legami di Abedi 24-05-2017

La dinamica dell’attacco di Manchester sembra ormai chiara. L’attentatore, il britannico di origini libiche Salman Abedi, si sarebbe fatto esplodere alla fine dello spettacolo, nella parte più esterna dell’Arena. Un modo per non dover entrare all’interno, ed imbattersi in qualche controllo, e celarsi il più possibile tra la folla di teeneager in deflusso. Un target, dunque, estremamente soft e molto facile da raggiungere. La Polizia ha arrestato altre 3 persone presumibilmente legate all'evento, di cui una Whalley Range, nell'area metropolitana della città, e una seconda a Fallowfield, quartiere a circa 4 km dal centro di Manchester. Non è chiaro il livello di coinvolgimento dei 3, tra i quali potrebbe esserci il fratello dello stesso Abedi. Quest’ultimo, anche se ha agito da solo, potrebbe aver avuto il supporto, come spesso accade in questi casi, di elementi logistici che potrebbero averlo coadiuvato nell’assemblamento dell’ordigno e nel procurarsi l’occorrente, e assistito nella pianificazione, magari con l’aiuto di ulteriori elementi ancora. Figlio di genitori fuggiti dalla Libia durante gli anni del regime di Gheddafi – e questo fatto potrebbe anche indicare una loro appartenenza o vicinanza o, ancora, simpatia, verso la Fratellanza Musulmana – Abedi nell’ultimo anno aveva fatto la spola con la Libia, dove, si sospetta, potrebbe aver avuto più di un contatto con le diramazioni locali di Al Qaeda o dell’IS e ricevuto anche addestramento ed inquadramento. Le indagini dovranno chiarire tutto: contatti, frequentazioni, ecc., ed a tal proposito sono a lavoro sia l’MI5, il Servizio segreto interno, sia il potentissimo GCHQ (Government Communications Headquarters), la variante britannica dell’NSA americana per ciò che concerne lo “storico” delle comunicazioni del soggetto. Di particolare importanza, sarà anche l’analisi dei resti dell’ordigno recuperati sulla scena, a cominciare dai chiodi e bulloni e dai campioni dell’esplosivo. Intanto, le autorità britanniche hanno elevato il livello di sicurezza a critico, livello che indica ulteriori attacchi come imminenti, e deciso di incrementare il numero dei militari a protezione degli obbiettivi più sensibili (mentre si sta valutando pure l’ipotesi di impiegarli anche per la sicurezza dei concerti) per rendere disponibile un numero maggiore di poliziotti per attività di pattugliamento e controllo del territorio più dinamiche. Tra questi ci sono anche i team in azione nell’ambito del Progetto SERVATOR, ovvero quei team, appiedati o a bordo di veicoli specializzati, addestrati per riconoscere individui sospetti intenti a condurre sopralluoghi di potenziali obbiettivi o “ricognizione ostile”.

a cura di Pietro Batacchi
  1 2 3 4 5 6 7 8 Next >>