Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima NATO e Italia: il bilancio post-Mattis 24-02-2017

Il richiamo di James Mattis al “fair burden sharing” tra alleati in seno alla NATO ha suscitato preoccupazione per diversi motivi, tra cui le priorità politiche della nuova amministrazione Trump, la dipendenza strategica dei Paesi europei dall’ombrello statunitense, e la difficoltà dei Governi europei a reperire risorse, stretti tra opinioni pubbliche ostili e vincoli di bilancio. L’Italia non fa eccezione. Tuttavia, l’argomento è più complesso perché riguarda il peso e il ruolo del Paese nel suo complesso, nel bene e nel male

a cura di Marco Giulio Barone
anteprima Napoli: hub NATO per il sud 16-02-2017

Dalla Ministeriale NATO di Bruxelles stanno emergendo i primi elementi relativi al ruolo del Comando NATO di Napoli (JFC, Joint Forces Command Napoli) nell’ambito della nuova strategia NATO per il fianco sud (fortemente voluta dall’Italia). In particolare, il Comando verrà dotato di un hub, o di una “super-cellula”, di circa 100 persone che si occuperanno prevalentemente di intelligence e analisi delle minacce

a cura di Marco Giulio Barone
anteprima Mattis: ultimatum agli alleati 16-02-2017

Il Segretario alla Difesa americano Mattis ha posto un chiaro ultimatum agli alleati della NATO per redarre un piano entro l'anno contenente scadenze precise e misure da prendere per rispettare gli impegni chiesti dalla NATO negli ultimi vertici del Galles e di Varsavia. In pratica, l'Amministrazione Trump vuole che entro la fine del 2017 gli alleati mettano nero su bianco un piano contenente misure precise e scadenze su come aumentare la spesa militare verso l'obbiettivo del 2% sul PIL, secondo quanto richiesto da 2 anni dalla stessa NATO. Altrimenti, gli Americani potrebbero ridurre il loro impegno nell'Alleanza Atlantica, soprattutto verso gli alleati più riluttanti. Lo si apprende leggendo un documento fatto circolare dalla delegazione americana durante la Ministeriale dei Ministri della Difesa in corso a Bruxelles. Il documento, che inizialmente doveva restare riservato, è stato poi reso pubblico e distribuito alla stampa.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima La NATO guarda a sud con Napoli e Solbiate 15-02-2017

Sono iniziati i lavori del vertice dei ministri della Difesa, con la proposta italiana – e del “southern quartet” – subito al vaglio. Questa mattina il Ministro della Difesa Roberta Pinotti ha ribadito la posizione italiana e l’impegno del nostro Paese perchè l’Alleanza intensifichi ancor di più le proprie attività per il fronte meridionale: "l'Italia si è molto impegnata per portare il suo punto di vista in primo piano, mi sono spesa molto per ribadire la necessità di un maggiore impegno dell'Alleanza a sud." 

a cura di Marco Giulio Barone
anteprima La Ministeriale NATO della Difesa 14-02-2017

La riunione dei Ministri della Difesa della NATO, che si terrà domani a Bruxelles, ha come tema principale i passi avanti dell’Alleanza sull’agenda scaturita dal vertice di Varsavia del 2016, con particolare attenzione all’incremento delle spese per la Difesa in Europa. Ma in discussione ci sono anche le richieste avanzate dai paesi del sud Europa per un maggiore impegno dell’Alleanza sul fronte meridionale. Argomento, quest’ultimo, che sta particolarmente a cuore all’Italia. Il tema dell’aumento delle spese per la Difesa verrà affrontato estensivamente. La necessità di spendere di più è stata evidenziata fin dal 2014, ma da allora i miglioramenti sono stati minimali. I Paesi membri si sono impegnati a spendere perlomeno il 2% del loro PIL entro il 2024, ma nella realtà si è ancora distanti dall’obiettivo, con le eccezioni di Gran Bretagna, Estonia, Polonia e Grecia. Nel 2016 il budget complessivo dell’Alleanza è salito del 3,8%, circa 10 miliardi di dollari in più. Un risultato significativo in valore assoluto, ma di molto inferiore alle aspettative. Il dato positivo è che la stragrande maggioranza dei membri ha evitato ulteriori tagli, ma diversi paesi riscontrano ancora serie difficoltà a rispettare gli impegni presi ed a spendere di più. Un tema a parte sarebbe la necessità di spendere meglio e dedicare più risorse all’investimento, molto sentito, ma che per il momento non sembra verrà affrontato in questa sede. A questo filone centrale si aggiungono alcuni “focus” geografici di rilievo. Nell’ambito del “southern quartet”, gruppo di lavoro esistente dal 2012 e che si occupa di coordinare le politiche di difesa dei paesi dell’Europa meridionale, Italia, Francia, Portogallo e Spagna hanno inoltrato una lettera comune al Segretario Generale Stoltenberg nella quale chiedono che le minacce che provengono da sud vengano adeguatamente valutate. I Paesi meridionali chiedono che siano potenziate le capacità di prevenzione e risposta alle continue crisi che riguardano il Nordafrica e il Medio Oriente. Come RID ha già riportato in dettaglio, l’Italia è pronta ad assumere un ruolo di primo piano con la proposta di rafforzare il NATO Joint Forces Command di Napoli in funzione di “hub” per il fianco sud NATO e mettere a disposizione il comando di Solbiate-Olona (NRDC-It) e un altro comando a livello di divisione. Le minacce cui questi comandi dovrebbero rispondere sono fluide e mutevoli, e per questo meno evidenti della minaccia russa per i Paesi orientali, ma non meno rilevanti. Si tratta in primo luogo dei fenomeni terroristici (Stato Islamico, Al-Qaeda, safe havens e attori non statali in genere) che continuano a svilupparsi negli stati falliti e/o in crisi, Libia e Siria in primis, e delle migrazioni di massa, conseguenza della grande crisi che interessa il Meditarraneo a partire dal 2011, che mettono a dura prova le capacità di ricezione e di gestione dei Paesi più esposti. La lotta al terrorismo e, in genere, alle minacce asimmetriche allinea parzialmente i Paesi meridionali alla visione di Trump su quale sia il core business della NATO. Almeno sulla carta e comunque con modalità da stabilire. Per contro, infatti, 3 dei 4 paesi sottoscrittori (Italia, Spagna e Portogallo) sono tra quelli che fanno più fatica a garantire il “fair burden sharing” che invece l’amministrazione Trump considera imprescindibile. Quindi, la ministeriale in corso fungerà anche da termometro sulle effettive intenzioni statunitensi e come queste si traducano in termini politici nei confronti dei Paesi della NATO. In aggiunta alle richieste dei Paesi sudoccidentali, i Paesi sudorientali (Bulgaria, Romania e Turchia in primis), chiedono a loro volta una presenza tangibile sul Mar Nero, sulla scia della Enhanced Forward Presence, che si aggiunga alle attività periodiche dei NATO standing maritime groups. Rimanendo sul Mar Nero, il summit si chiuderà con la riunione della NATO-Georgia Commission, nella quale verranno discussi ulteriori passi per l’avvicinamento politico della Georgia all’Alleanza. Nel corso dei lavori preparatori, il Segretario Generale Stoltenberg ha sottolineato che il focus sul fronte meridionale – così come l’attenzione ai membri orientali – non rappresenta una regionalizzazione dell’Alleanza. Nelle intenzioni, la NATO dovrebbe invece ragionare tenendo presente l’intero spettro delle minacce e quindi provvedere una risposta specifica a ciascuna di esse. Qualunque iniziativa venisse approvata per il Mediterraneo, quindi, dovrebbe essere letta come complementare all’impegno ad est e non in competizione. I dettagli di come ciò dovrebbe avvenire non sono stati ancora definiti e le discussioni in merito cominceranno, appunto, da domani, per definire una possibile agenda e i lavori preparatori per la sua implementazione.

a cura di Marco Giulio Barone
anteprima Trump crea opportunitą: si scalda il Donbass 02-02-2017

Negli ultimi giorni la situazione nel Donbass sta vivendo una pericolosa escalation. Anche oggi si sono registrati scontri ed intensi scambi di artiglieria e fuoco di armi pesanti. L’epicentro è sempre l’area di Adveevka, soprattutto l’area industriale, in mano ai governativi, nei pressi di Donetsk, ma è tutto il fronte lungo la linea di cessate il fuoco che si sta surriscaldando con decine di morti, anche civili, da entrambe le parti. Ad Adveevka, la posta in gioco riguarda il controllo di un’area che adesso permette ai governativi di tenere sotto tiro i sobborghi settentrionali di Donetsk e che costringe le forze separatiste (nella foto il leader della Repubblica Popolare di Donetsk, Alexander Zakharchenko) a spendere parecchie risorse sulla difensiva. Se i governativi dovessero perdere l'area industriale

a cura di Pietro Batacchi
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