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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Tripoli, si continua a combattere

Svanita la sorpresa, la puntata di Haftar contro Tripoli si arena in duri scontri a 30 km dal centro della capitale. 

anteprima logo RID Libia, impazza la guerra civile

La battaglia di Tripoli continua ormai secondo uno spartito consolidato, ovvero quello di un confronto di attrito a bassa intensità militare. La “bltitzkrieg” di Haftar è fallita e si è trasformata in una battaglia di posizione, con scontri circoscritti in una serie di località dell’area meridionale della “grande Tripoli”. Nel weekend sembra che le forze di Haftar abbiano fatto alcuni progressi lungo 2 direzioni: la prima, verso Ain Zhara, con l’obbiettivo da lì di raggiungere poi la cintura del centro cittadino, e la seconda, verso Quarabulli, per tagliare le linee di comunicazione fra Tripoli e la capitale. Proprio nell’area di Ain Zhara è stato abbattuto un MiG-23 dell’Aviazione del Generale, ad opera di un sistema antiaereo spalleggiabile. Dal canto suo le forze filo-Serraj hanno preso la cittadina di Al Aziziyah, a metà strada tra Tripoli e Gharyan. Sul fronte politico, dopo la visita di Haftar al Cairo, oggi incontro a Roma tra il Presidente Conte, il Vice di Serraj Ahmed Maitig, uomo forte di Misurata, ed il Ministro degli Esteri del Qatar, Mohamed al Thani.

anteprima logo RID Infuria la battaglia di Tripoli

Il blitz di Haftar contro Tripoli può dirsi ormai fallito. Il Generale puntava sulle debolezze del fronte che sostiene Serraj per prendere in un colpo solo Tripoli e mettere la comunità internazionale di fronte al fatto compiuto, ma la reazione delle forze di Misurata e, in parte, delle milizie tripoline e di Zintan, ha trasformato la puntata delle forze del Generale in una battaglia di attrito a bassa intensità nei sobborghi della capitale. La situazione al momento vede le truppe del Generale, rinforzate dai miliziani della 7ª Brigata dei fratelli Kani di Tarhuna, puntare su Garabulli per cercare di tagliare i collegamenti tra Misurata e Tripoli, mentre dal canto loro le forze fedeli al Governo riconosciuto di Serraj stanno cercando di spingersi verso Gharyan per tagliare in 2 il fronte attaccante isolandolo in 2 sacche. Difficile capire quale dei 2 contendenti prevarrà anche perchè le notizie sono frammentarie e le macchine propagandistiche contrapposte lavorano a pieno regime rendendo estremamente complicato farsi un’idea più precisa. Di sicuro l’azione di Haftar, che nei recenti colloqui dell’ONU si era visto riconoscere il ruolo di futuro Comandante di un eventuale Esercito Libico riunificato, soggetto però al controllo di un organismo civile, ha nuovamente rigettato nel caos della guerra civile la Libia ed il suo destino appare così legato inevitabilmente agli esiti della battaglia di Tripoli. Una battaglia che non sembra preannunciarsi breve e che dipenderà anche dal livello di supporto che gli sponsor esterni dei 2 contendenti Qatar e Turchia, da un lato, ed Egitto, EAU e Arabia Saudita, dall’altro, saranno in grado di garantire, sotto gli occhi dell’Italia e dell’Europa.

anteprima logo RID Libia, fallisce per ora il colpaccio del Generale

Quella che inizialmente sembrava solo una grande manovra per condizionare la Conferenza Nazionale Libica di metà aprile, in realtà con il passare delle ore si è dimostrata un vero e proprio “all in” di Haftar per prendere Tripoli e mettere la comunità internazionale di fronte al fatto computo. In questo momento, però, questa strategia ad altissimo rischio, un vero e proprio blitz, sembra essere sul punto del fallimento grazie alla reazione della frastagliata galassia di forze che sostiene Serraj, a cominciare dai Misuratini che del Generale non vogliono sentir parlare. Sono proprio i Misuratini che nel momento più critico hanno reagito, fermando le forze del Generale, riprendendo l’aeroporto a sud della captale e dando tempo anche agli alleati di Zintan di intervenire e gettare nella battaglia tutto il loro peso militare. E lo stesso sembrano stiano facendo in queste ore anche le forze della RADA di Abdul Rauf Kara. Ancora, però, le sorti della battaglia non sono segnate, ma oggi sarà una giornata probabilmente definitiva. Le ragioni che hanno portato l’uomo forte della Cirenaica a ribaltare il tavolo ed a giocare la carta militare sono molteplici. La percezione della debolezza di Serraj, innanzitutto, e della scarsa compattezza del fronte che lo sostiene. In questi mesi Haftar ha assistito alle battaglie tra la 7ª Brigata di Tarhouna dei fratelli Kani e le milizie filo-Serraj nel sud della capitale nelle quali il fronte che sostiene il Governo riconosciuto non ha certo brillato per derminazione. Il Generale ha allora cercato di inserirsi, grazie al supporto finanziario emiratino e saudita, prima allargandosi nel Fezzan e poi cercando di comprare alleanze e favori nella stessa Tripolitania. In parte ci è riuscito, in parte no. Le stesse milizie dei fratelli Kani, come ci confermano nostre fonti di alto livello in Libia, sono rimaste neutrali e sia Kara che i rivoluzionari di Tripoli di Tajouri sembrano sostenere ancora Serraj, mentre dalla parte del Generale sono passati solo alcuni clan dell’ovest ed i vecchi amici di Zintan sembrano per ora mantenere fede al loro patto di alleanza con Misurata. Allo stesso tempo Haftar ha puntato sui contraccolpi della sconfitte nelle elezioni locali di Erdogan in Turchia - Erdogan grande sponsor di Serraj - e sulle incertezze nel quadro politico italiano, condizionato di recente sul fronte della politica estera dal tanto discusso MoU con la Cina che ha irritato non poco Washington che, finora, aveva sempre lasciato sostanzialmente carta bianca all’Italia in Libia. Tuttavia, non appena è stato evidente che quella di Haftar non era solo una manovra politica, ma un “colpaccio”, la comunità internazionale ha reagito manifestando la sua contrarietà rispetto ad un’azione militare lanciata proprio nel pieno dei tentativi di riconciliazione in corso mediati dall’ONU e che rischiava di dare un duro colpo alla stessa credibilità del Segretario Generale Guterres, in Libia quando l’uomo forte della Cirenaica ha dato il via alle danze. Anche la Francia, vero supporter occulto del Generale e che proprio ieri si è vista convocare a Tripoli il proprio Ambasciatore in Libia, non poteva permettersi di dare neanche solo l’impressione di sostenere il blitz e di mettersi contro l’ONU, e pure lo stesso Egitto di Al Sissi non ha gradito che la situazione abbia superato un certo limite. Ecco allora che la blitzkrieg di Haftar rischia di trasformarsi nella bravata di un bullo.

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