Argomento Selezionato: Mare
anteprima LITTLE ROCK (LCS 9) delivered to the US Navy 26-09-2017

Within the Littoral Combat Ship Program (LCS), the consortium consisting of Fincantieri, through its subsidiary Fincantieri Marinette Marine (FMM), and Lockheed Martin Corporation, today has delivered LITTLE ROCK (LCS 9) to the US Navy at FMM’s shipyard in Marinette, Wisconsin. LITTLE ROCK is part of a program started in 2010, which comprises 11 units, all fully funded, on top of the two units delivered before 2010 (FREEDOM - LCS 1 and FORTH WORTH - LCS 3). The Fincantieri and Lockheed Martin team is currently in full-rate production and has delivered five ships to the U.S. Navy to date. There are currently seven ships in various stages of construction at Fincantieri Marinette Marine, with one more in long-lead production. The construction contract for the LCS Program Freedom-variant was awarded to FMM in 2010, within the partnership by Lockheed Martin, global leader in the defense sector. Two LCS FREEDOM-variant vessels have been successfully deployed to the Western Pacific, the third and fourth have been delivered respectively in 2015 and 2016.  

a cura di Redazione
anteprima Intervista al Capo di Stato Maggiore della Marina 20-09-2017

Ci voleva, indubbiamente, soprattutto adesso. E alla fine eccola qua: una chiacchierata a tutto campo con il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Amm. Valter Girardelli (l’intervista nella sua versione integrale sarà disponibile su RID 10/17 in edicola a partire da martedì 26 settembre)

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Ultimo ammainabandiera per nave ALISEO 08-09-2017

Oggi, alle ore 19.35, all'interno della Stazione navale Mar Grande di Taranto, sede del Comando della Seconda Divisione Navale, la fregata ALISEO termina la sua vita operativa dopo 34 anni di attività al servizio delle istituzioni e della collettività. L'atto formale, che sancisce l'uscita della nave dal servizio attivo nella Squadra Savale, si svolge con la cerimonia dell'ultimo ammainabandiera solenne, presieduta dal Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di squadra Valter Girardelli, alla presenza del Comandante in Capo della Squadra Navale, Ammiraglio di Squadra Donato Marzano, e di autorità civili e religiose. Nave ALISEO è la quinta fregata della classe MAESTRALE, e la seconda a essere collocata in disarmo al termine di un'intensa attività operativa che l'ha vista solcare i mari del mondo nelle numerose missioni assegnate, a partire da quelle nel Golfo Persico nel lontano 1988, alle operazioni NATO ENDURING FREEDOM, dopo gli attentati dell'11 settembre in America, e ACTIVE ENDEAVOUR, per il controllo del traffico mercantile in Mediterraneo, sino alle più recenti Operazioni MARE NOSTRUM e MARE SICURO. Continua così il processo di adeguamento della flotta della Marina Militare, un piano in atto da tempo che ha visto sinora la dismissione di importanti unità navali come la fregata MAESTRALE, le corvette MINERVA, SIBILLA, DANAIDE e URANIA, i pattugliatori d'altura GRANATIERE e ARTIGLIERE e i cacciamine LERICI e SAPRI.

a cura di Redazione
anteprima Aspetti navali della crisi coreana 07-09-2017

Nella sempre più allarmante crisi coreana, la partita non si gioca solamente nel cuore incandescente delle esplosioni nucleari, o alle alte quote extra-atmosferiche raggiunte dai missili balistici di Pyongyang. Puntata come una spada verso la strategica regione marittima del Sudest asiatico, la Penisola di Corea, e le minacce legate al mai risolto conflitto scoppiato 67 anni fa tra il Nord comunista, e il Sud filo-occidentale, hanno ovviamente anche un risvolto navale. In primis, perché il giovane Maresciallo-dittatore (quasi un monarca, essendo il terzo della dinastia al potere dal 1948) Kim Jong-un, nel creare con indubbia tenacia il suo apparato di deterrenza nucleare, ha già avviato anche la capacità di second strike. Nel classico gioco della Mutual Assured Destruction (MAD), la capacità di lanciare un contrattacco nucleare anche dopo aver subito un primo, devastante attacco, è la chiave di volta di una deterrenza credibile; ed è assicurata soprattutto dai sottomarini lanciamissili, gli assetti meno vulnerabili della triade nucleare. E infatti, dopo anni di abbandono, sotto il terzo Kim la flotta nordista sta rinascendo, soprattutto nella componente subacquea: non a caso forse nel 2010, mentre il padre era ormai mortalmente malato, e si apriva la lotta per la successione, la più grave provocazione degli ultimi 15 anni contro Seul fu l’affondamento di una corvetta sudista da parte di un sottomarino del Nord. Nel catalogo delle nuove costruzioni, spunta preoccupante la costruzione del sommergibile lanciamissili GORAE, con un primo esemplare ancora prototipico impiegato dal 2015 con i missili tipo balistici KN-11 (Submarine Launched Ballistic Missile)), e almeno altri 2 (presumibilmente migliorati) in costruzione/programma. E non è nemmeno questo un caso se, il 4 settembre, integrando le esercitazioni aeree, missilistiche e di forze speciali, Seul ha iniziato una “quattro giorni” di realistiche manovre navali a fuoco, schierando lungo le coste orientali 20 unità, inquadrate nel 13th Maritime Battle Group del Commodoro Choi Young-chan. Tra le unità impiegate, oltre a una corvetta classe POHANG e a FAC tipo GUMDOKSURI e CHAMSURI, c’era anche la fregata multiruolo da 3.200 t. GANGWON, classe INCHEON Batch-1, entrata in servizio nel 2015. Le unità hanno impiegato con munizionamento reale i loro cannoni da 127/62 mm Mk-45/Mod.4 e COMPATTO da 76/62 mm, i sistemi missilistici sup/aria RAM Block-1, e antinave SSM-700K HAESEONG e HARPOON, nonché le armi antisom. Mobilitati anche aerei da ricognizione antisommergibili P-3C ORION ed elicotteri (le INCHEON imbarcano SUPER LYNX e i nuovi AW-159 di AgustaWestland/Leonardo, con i primi 4 operativi dal 1° febbraio 2017), e sottomarini. E, altro passaggio non causale, il Comandante del gruppo navale ha sottolineato come le sue navi siano pronte a respingere ogni provocazione del nemico, “ovunque, in superficie o sotto, annientandolo”. La perdita della corvetta CHEONAN, con oltre 100 tra morti e feriti, non è stata dimenticata. Ma anche la minaccia balistica nordcoreana viene affrontata in mare. Oltre agli assetti navali statunitensi presenti nella regione, anche il Giappone schiera i 6 cacciatorpediniere KONGO/ATAGO (con altri 2 in costruzione) che, al pari dei BURKE ultimo modello, impiegano i sistemi missilistici AEGIS-BMD SM-3 con capacità eso-atmosferica di ingaggio di missili balistici. La Marina Sudcoreana vorrebbe retrofittarli sui similari 3 SAEJONG THE GREAT in servizio, e in versione migliorata sui 3 in programma. Al coro si è ora unita anche la Royal Australian Navy, cui fra 2 settimane sarà consegnato il primo dei 3 caccia AEGIS realizzati in base a un contratto con Navantia, l’HOBART, seguito nel 2018-2019 dagli altri 2. Il 30 agosto, all’indomani del lancio di un missile balistico che ha sorvolato il Giappone, il Ministro dell’Industria militare (entità che fa capo al ministero della Difesa) Christopher Pyne ha confermato la volontà di creare un sistema di difesa antimissile basato a terra, e in mare, il cui costo è stimato in 1,3 miliardi di dollari. Per gli assetti antimissile navali, Pyne ha innanzitutto indicato negli HOBART la piattaforma privilegiata da riconfigurare, in tempi brevi; ma non ha escluso che capacità integrative possano essere prese in considerazione anche sulle future 9 fregate destinate a sostituire le ANZAC. Programma cui partecipano Fincantieri con una versione customizzata delle FREMM antisom e BAE Systems con la Type-26 (che il 20 luglio è entrata in lavorazione con l’impostazione della prima unità ordinata dalla Royal Navy).

a cura di Giuliano Da Frč
anteprima Mosca abbandona il progetto di super-portaerei 05-09-2017

La Russia torna a fare i conti coi limiti legati alla difficile congiuntura economica (mentre vanno calcolati anche i costi “vivi” del coinvolgimento di Mosca nei conflitti ucraino e siriano) e rivede alcuni programmi. Il mega-progetto Project 23000E/SHTORM per una portaerei da 100.000 t (“super-carrier”) è stato infatti riposto in un cassetto, forse in attesa di tempi migliori (o di un – altamente improbabile – partner straniero), e sostituito con l’annuncio relativo allo sviluppo di più gestibili unità da 40.000 t, oltre che dall’impegno a realizzare localmente le LHD, dopo la mancata consegna delle MISTRAL francesi. Sin dal 2005, gli ammiragli russi avevano più volte annunciato piani decisamente ambiziosi, relativi alla realizzazione di 4-6 portaerei, sia in configurazione STOBAR, sia super-carrier a propulsione nucleare. L’obbiettivo era quello di rilanciare lo sviluppo di una categoria che, negli anni d’oro della Flotta sovietica, il suo mentore, l’Ammiraglio Serghei Gorshkov (1910-1988), aveva rilanciato. Prima con la costruzione, tra 1970 e 1987, dei 4 grandi incrociatori portaeromobili da 45.000 t classe KIEV, irti di missili, e capace di trasportare 16 elicotteri e 12 caccia a decollo verticale Yak-38 FORGER; il cugino povero dei SEA HARRIER, ma pur sempre primo assetto aeronavale ad ala fissa imbarcato sovietico. I piani di Gorshkov (cui fu intitolata l’ultima delle 4 KIEV, consegnata nel 1987 in una versione migliorata), prevedevano poi la costruzione di 2 portaerei in configurazione STOBAR, seguite da altre 2 nucleari CATOBAR da 80.000 t. La fine dell’URSS spazzò via rapidamente queste ambizioni, benché la prima delle portaerei “leggere” – ma comunque lunga 305 metri e con un dislocamento di 67.000 t – ADMIRAL KUZNETSOV, venisse consegnata proprio nel 1991. Negli anni seguenti, la sua gemella, allestita al 70%, rimase in cantiere ad arrugginire, mentre la prima delle unità nucleari veniva smantellata sullo scalo, la GORSHKOV finiva in riserva (1996), e le 3 “Kiev” radiate, e vendute alla Cina come ferrivecchi. Dal disfacimento dell’ex Marina Sovietica, la Flotta russa ereditava quindi la sola KUZNETSOV. Più volte aggiornata e modificata per eliminarne i difetti di progettazione, la portaerei russa ha finalmente avuto il proprio battesimo del fuoco 25 anni dopo la sua entrata in servizio, quando tra novembre 2016 e gennaio 2017 ha partecipato all’intervento in Siria, a supporto del regime di Assad, compiendo 420 sortite contro 1.252 obbiettivi, con la perdita – per incidenti – di 2 aerei. Tra il 2018 e il 2021 la nave andrà ai grandi lavori, destinati a prolungarne l’operatività per altri 10-15 anni. Questo però lascerà Mosca senza portaerei per 3 anni, mentre anche le capacità elicotteristiche anfibie restano al palo: com’è noto, il contratto firmato nel 2010 con la francese DCNS, oggi Naval Group, per acquisire 4 LHD tipo MISTRAL, 2 delle quali da realizzarsi in Russia, è naufragato quando le 2 unità costruite nei cantieri francesi, ormai in avanzato stato di allestimento, sono state poste sotto embargo, a causa della crisi crimeo-ucraina, e quindi rivendute da Parigi all’Egitto, pagando una penale al Governo russo. Quest’ultimo ha annunziato che avrebbe realizzato in proprio le portaelicotteri anfibie, lanciando il progetto LAVINA; ma le difficoltà incontrate nel realizzare in passato delle più semplici LPD (come le mal riuscite ROGOV sovietiche, e ora le problematiche IVAN GREEN), non incoraggia l’ottimismo. D’altra parte, anche il programma portaerei, dopo aver raggiunto il suo apice con il lancio, nel 2015, del Project 23000E/SHTORM, elaborato dagli studi di progettazione Krylov (gli stessi che si occupano delle LHD) e relativo a un’unità a propulsione nucleare da 100.000 t. e lunga 330 metri, con doppia isola a design stealth e catapulte elettromagnetiche – le stesse caratteristiche delle nuove FORD americane, per intenderci -, è stato almeno per ora accantonato. Difficile pensare che si potesse passare in un amen da un prototipo di portaerei STOBAR progettata negli anni ’70, a naviglio di ultimissima generazione, cui anche la US Navy è arrivata attraverso un lungo percorso. Pertanto, non solo la SHTORM (che tra ricerche, sviluppo e costruzione sarebbe costata sui 12 miliardi di dollari) non è stata inclusa nel piano di riarmo 2020-2025 di recente illustrato da Vladimir Putin; ma il centro Krylov ha annunciato di essere alle prese con un progetto di portaerei di squadra leggera, più piccola anche della KUZNTESOV, ma con caratteristiche innovative, da 40.000 t e più simile alla francese DE GAULLE, capace di operare con 40 velivoli. Sui tempi nessuna certezza, anche se si ipotizza l’interesse per 2 unità da cantierizzare a partire dal 2024, dopo aver impostato le LHD.

a cura di Giuliano Da Frč
anteprima Nasce il corso Dunatos 04-09-2017

Dunatos deriva dal Greco antico e significa letteralmente potente-capace-forte (intellettualmente, fisicamente e moralmente), in grado di migliorarsi continuamente. Deriva da “Dunamai” che rappresenta un'èlite accomunata dal medesimo ideale

a cura della Marina Militare
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