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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID La SHANDONG inizia le prove in mare

Avvolte in un manto di mistero (e di nebbia, al momento di lasciare il porto d’allestimento di Dalian, nelle prime ore del mattino), e dopo diversi stop-and-go, sono iniziate ieri le prove in mare per la portaerei cinese SHANDONG. Un primo giro di test, relativi soprattutto all’apparato propulsore e ai sistemi di bordo, per quella che è si la seconda porterei destinata a prestare servizio nella PLAN, ma la prima ad essere costruita localmente. La LIAONING (Type-001), in servizio dal 2012, è infatti il frutto di una radicale ricostruzione dell’ex VARYAG sovietica, gemella della KUZNETSOV in linea con la flotta russa dal 1991, e acquistata incompleta da Pechino nel 1998. Ufficialmente per diventare un’attrazione turistica: in realtà, trasformata nei cantieri di Dalian a partire dal 2005, dopo che India e Giappone avevano varato programmi per nuove unità portaeromobili. La SHANDONG (Type-001A), impostata a Dalian nel 2013 e varata il 26 aprile 2017, è il frutto proprio del lavoro di recupero e trasformazione effettuato sulla LIAONING, cui in apparenza somiglia molto, nelle caratteristiche generali: lunghezza fuori tutto di 305 metri, larghezza del ponte di volo 72 metri, dislocamento a pieno carico 64.000 t, stando ad alcune fonti, mentre altre stimano 315x75 metri, e circa 70.000 t. L’apparato motore è sempre basato su turbine a vapore, che consentono una velocità massima di 30 nodi, mentre le maggiori differenze riguardano i sistemi di protezione, l’isola, la suddivisione degli spazi interni, le capacità di stoccaggio di materiali e carburanti, migliorati in base alle esperienze effettuate con la Type-001, e grazie al fatto che l’unità è stata riprogettata e costruita da zero. Per quanto riguarda il gruppo di volo, si parla di 44 velivoli imbarcati: 32 caccia multiruolo Shenyang J-15 (copia indigenizzata del Su-33), e 12 elicotteri di vari modelli, mentre i reparti operativi sulla LIAONING in genere schierano 24 caccia. Per entrambe tuttavia si stima una capacità massima di 48 velivoli, e la possibilità di imbarcare mezzi più prestanti di Quinta Generazione. Soprattutto se l’attuale configurazione STOBAR (Short Take-Off But Arrested Recovery) dovesse essere modificata in un secondo tempo, installando catapulte, a vapore o – più probabilmente – elettromagnetiche, attualmente in sviluppo per le portaerei in costruzione/programma. La PLAN, INFATTI, ha dal 2017 in costruzione nel cantiere di Jiangnan (Shanghai) una portaerei più grande, a propulsione nucleare e in una più tradizionale configurazione CATOBAR, da completare nel 2024 (Type-002), mentre in programma ci sono sia una seconda unità di questo tipo, sia una terza derivata da LIAONING/SHANDONG. L’obbiettivo di Pechino, è quello di schierare dopo il 2030 almeno 4 portaerei operative, lasciando alla LIAONING un ruolo meramente addestrativo. Per quanto riguarda i tempi di completamento, per la SHANDONG si parla di una consegna con operatività iniziale nel 2019, e la piena operatività da raggiungere entro un anno. I test preliminari erano iniziati il 23 aprile, impiegando anche elicotteri per il supporto logistico e il trasporto di personale tecnico e osservatori. Domenica mattina, alle 07:00, la nave – supportata da rimorchiatori e unità appoggio – ha salpato le ancore in mezzo alla nebbia, per poi iniziare a testare l’apparato motore e la tenuta a mare, nonché i sistemi di navigazione e di bordo. Le prove in mare si svolgono nella parte nord-orientale del cosiddetto Mar di Bohai, area marittima interna tra Mar Giallo e Corea. Area che è stata chiusa al traffico sino al 18 maggio.

anteprima logo RID A bordo del CAVOUR

Lo scorso 7 maggio RID ha avuto la possibilità di salire a bordo della portaeromobili CAVOUR in partenza dal porto di Civitavecchia per partecipare all’esercitazione Mare Aperto 2018, evento addestrativo della durata di 11 giorni e diviso in 5 fasi - di cui 3 operative – che rappresenta la principale attività addestrativa avanzata interforze ed internazionale della Marina Militare. 

anteprima logo RID Ultima navigazione per l’AUDACE  

Oggi ha preso il largo per il suo ultimo viaggio nave AUDACE (D 551, 1973-2006) diretta verso il sito di Aliaga in Turchia dove raggiungerà il cacciatorpediniere ARDITO (D 550, 1973-2006).  Le due unità navali per più di 35 anni di servizio hanno rappresentato un fiore all’occhiello del Paese,  in Italia e all’estero partecipando a numerose missioni operative in diversi bacini del mondo assicurando, al contempo, grande consenso e lustro alla Forza armata e alla Nazione. Dopo aver lasciato il servizio attivo nel 2006, dopo oltre 10 anni di ormeggio alle banchine della base di La Spezia, a dicembre 2017 le 2 navi sono state cedute, a cura dell’Agenzia Industrie Difesa (AID), a mezzo  di asta pubblica internazionale in ambito Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), al cantiere turco Istanbul Shipyard. Il fisiologico “avvio al riciclaggio” delle 2 ex navi della Marina Militare rappresenta certamente una perdita di un pezzo della nostra storia marinara, tuttavia la cessione al cantiere demolitore ha assicurato un afflusso di risorse per le manutenzioni sulle unità in linea della Marina Militare che saranno eseguite dagli  stabilimenti industriali nazionali.   Ad oggi, nei vari sorgitori della Forza Armata sono in attesa di avvio al riciclaggio e/o di concrete proposte di “recupero” per altri scopi  - quali le “musealizzazioni” - un numero sempre crescente di mezzi che vengono dismessi a causa della oggettiva vetustà.   A giugno ulteriori decisioni dovranno essere prese, quindi, per l’eventuale “avvio al riciclaggio”  di altre unità navali dal passato glorioso, simboli di storia della marineria e dell’industria navale italiana da molti anni in disarmo, che sono state spesso associate a progetti di musealizzazione. La Marina Militare si è sempre espressa favorevolmente per questa soluzione ma al contempo è sempre stato chiaro che, non disponendo di risorse dedicabili a tale scopo, i relativi oneri di bonifica, messa in sicurezza, trasferimento ed allestimento museale debbano essere necessariamente a carico delle Amministrazioni/Istituzioni proponenti. Purtroppo, ad oggi, la Forza Armata non ha ricevuto, per queste unità dismesse, alcuna iniziativa finanziariamente e tecnicamente concreta e si è ormai giunti alla condizione per cui la Marina non può continuare a sostenere il loro mantenimento in condizioni di sicurezza, sottraendo risorse finanziare destinate alle esigenze delle Unità operative.

anteprima logo RID Via al refit (limitato) della KUZNETSOV

Nell’ultima settimana di aprile, il Ministero della Difesa russo ha comunicato l’avvenuta firma con la United Shipbuilding Corporation del contratto riguardante il refit dell’incrociatore lanciamissili portaeromobili ADMIRAL KUZNETSOV. Nello specifico, il contratto prevede un aggiornamento limitato della nave, a fronte di un costo che oscilla tra i 55 ed i 62 miliardi di rubli (rispettivamente 736 e 829 milioni di euro), con riconsegna prevista nella seconda metà del 2020 e rientro in servizio operativo a giugno/luglio 2021. I lavori si svolgeranno presso il 35° Centro di Riparazioni Navali della Severodvinsk Zvezdochka a Murmansk. La grossa parte del refit interesserà il sistema di propulsione, con l’adozione di caldaie a vapore più moderne rispetto a quelle attuali, ed il rimpiazzo del radar di scoperta ed early warning a 4 facce fisse Mars-Passat (Sky Watch in denominazione NATO), sistema di prima generazione risalente al periodo sovietico. Al suo posto, dovrebbe essere montato un non ben specificato sistema di recente generazione Poliment-Redut. Verranno effettuati, inoltre, interventi anche su parte del ponte di volo, in particolare è previsto il rifacimento del rivestimento dello ski-jump, e verranno sostituiti il sistema ed i cavi d’arresto dei velivoli, nonché il sistema d’illuminazione per gli appontaggi. Inoltre, è probabile, anche se non tutte le fotni concordano, un aggiornamento dei sistemi d’arma. In particolare, sembrerebbe che la KUZNETSOV verrà equipaggiata con complessi per la difesa aerea a breve raggio PANTSIR-M, versione navalizzata del sistema terrestre PANTSIR-S1, e con il sistema missilistico a medio raggio S-350E VITYAZ/REDUT - variante navale dell’omonimo sistema terrestre che risulta in fase di sviluppo ormai quasi decennale – al posto dell’attuale sistema a corto-medio raggio SA-N-9. Per questioni di fondi non dovrebbero, invece, essere adottati i missili land attack KALIBR al posto dell’attuale batteria di missili antinave pesanti GRANIT. Ulteriori approfondimenti su RID 6/18.

anteprima logo RID L’US Navy guarda a nuovi incrociatori

L’US Navy è tornata a valutare l'acquisizione di un sostituto degli icrociatori lanciamissili classe TICONDERGA. Come ha di recente confermato l’Ammiraglio John M. Richardson, dal 2015 Chief of Naval Operations della US Navy, il sostituto dei “TICO” dovrà in particolare fare tesoro dell’esperienza tecnica acquisita con lo sviluppo del sistema AEGIS dei BURKE nelle varianti più avanzate, e con la costruzione degli ZUMWALT. Inoltre, al pari di quanto si è fatto per il programma FFG/X, che ha visto il Pentagono puntare su progetti anche stranieri già maturi, da customizzare radicalmente (e che vede in gara 5 proposte, compresa la FREMM di Fincantieri), anche per i nuovi incrociatori – presumibilmente il programma si chiamerà CG/X – gli ammiragli ragioneranno anche su progetti e tecnologie già esistenti. O in fase di sviluppo avanzato. Tuttavia, contrariamente a quanto accade per la categoria delle fregate, con un ampio mercato, di incrociatori veri e propri si parla solo nelle Marine americana, russa e cinese. E tenendo conto del fatto che Richardson intende lanciare la fase progettuale nell’anno fiscale 2019, per arrivare all’avvio delle consegne delle nuove unità dal 2029, la scelta è limitata a una lista molto corta. Si parte essenzialmente dai BURKE Flight-III, dagli ZUMWALT, e dalle grandi fregate britanniche Type-26. Tuttavia, il nuovo incrociatore, che disporrà di un sistema AEGIS di nuova generazione e del radar AN/SPY-6, di sensoristica avveniristica, di cannoni railgun elettromagnetici, e armi laser, richiederà grandi quantità di energia, e andrà tarato anche per le necessità future garantendo ampi margini di crescita, per navi destinate a restare in servizio 35 anni come minimo. Attualmente, solo lo ZUMWALT appare in parte adeguato a rispondere a queste esigenze, pur presentando dei limiti, mentre le forme dello scafo e le caratteristiche generali vengono considerate un buon punto di partenza per il design stealth e gli spazi garantiti, sebbene siano emersi problemi di stabilità nautica. Accanto a questa ipotesi, ne sta emergendo un’altra con gli studi effettuati dal cantiere Huntington Ingalls per realizzare una mini-arsenal ship basata sulle LPD tipo SAN ANTONIO, unità anfibie da 25.000 t che secondo gli ingegneri potrebbero essere riconfigurate come lanciamissili per missili cruise, antinave e antiaerei/antimissile. Un altro punto da chiarire resta poi se e quanta modularità applicare al progetto del nuovo incrociatore, alla luce dei problemi emersi con le LCS, altro programma di riferimento (nel bene e …nel male) della US Navy del XXI secolo. Infine, la questione dei costi. L’approccio simile a quello adottato per le FFG-X appare positivo: ma l’esperienza fatta con gli ZUMWALT (o i sottomarini SEAWOLF) sono una spada di Damocle, soprattutto per una categoria ormai poco esplorata. Ma è anche vero che i 10 miliardi di dollari spesi per i 3 super caccia di nuova generazione potrebbero servire a lanciare una nuova classe di grandi unità di superficie, destinate non solo a sostituire i TICO, ma anche i BURKE più anziani, che dal 2026 inizieranno a raggiungere i 35 anni di vita.

anteprima logo RID Nave ALPINO alla conquista dell'America

Oggi la fregata europea multimissione (FREMM) della Marina Militare ALPINO è partita dalla Stazione Navale Mar Grande di Taranto per una campagna navale, di cui RID è media partner, che la porterà nei prossimi 2 mesi in Nord America. Nave ALPINO è la quinta unità FREMM, la quarta in versione “antisommergibile”, ed è stata consegnata alla Marina Militare il 30 settembre 2016. Questa nuova campagna per una fregata tipo FREMM costituisce una preziosa occasione di addestramento per mantenere elevati livelli di prontezza e di rafforzamento dei rapporti con gli alleati trans-regionali. Nave ALPINO garantirà una presenza qualificata e tecnologicamente rilevante in diversi Paesi con cui l’Italia intrattiene importanti rapporti politico-diplomatici, economici e di cooperazione militare. Le attività che verranno condotte si inquadrano, più in generale, all’interno dei compiti istituzionali che la Marina Militare assicura al nostro Paese ed alla collettività senza soluzione di continuità in tutte le aree di interesse strategico, garantendo quindi presenza navale finalizzata al sea-control, sicurezza delle linee di comunicazione commerciale (SLOC), vigilanza sulle attività marittime nazionali, deterrenza e contrasto alle attività illegali in alto mare, cooperazione internazionale e addestramento. Il tour di nave ALPINO permetterà, inoltre, di mostrare e far conoscere le capacità operative dell’unita a delegazioni composte da membri del Congresso degli Stati Uniti ed ufficiali dell'US Navy  nell’ambito del programma Future Frigate Program FFG(X)) per l'acquisizione di una nuova classe di fregate con la quale la Marina Americana intende colmare il gap capacitivo tra le Littoral Combat Ship (LCS) ed i cacciatorpediniere classe ARLEIGH BURKE. Come noto, al programma partecipa anche Fincantieri che propone, appunto, il design delle FREMM. La campagna, pertanto, mira anche a “fare sistema” integrando le capacità operative dell’equipaggio con i moderni sistemi di fabbricazione italiana imbarcati su nave ALPINO. La presenza oltreoceano, infine, rappresenta pure l’occasione d’incontro con le numerose comunità italiane residenti all’estero ed include anche l’organizzazione di eventi culturali e di promozione dell’immagine dell’Italia e delle sue eccellenze.

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