a cura della Rivista Italiana Difesa
Libia: falliti i colloqui in Egitto data: 15-02-2017 a cura di: Pietro Batacchi

I colloqui svoltisi in questi giorni al Cairo tra il Generale Haftar e il Premier libico Serraj sono falliti. Già ieri sera Serraj è rientrato a Tripoli. Nonostante le pressioni e la mediazione del Generale Al Sissi, le 2 parti non sono riuscite a trovare un accordo. Il nodo resta sempre il ruolo del Generale Haftar in una possibile architettura istituzionale della Libia di domani. Sul tavolo c'era la proposta di una Presidenza a 3 con un governo separato e la posizione di Comandante in Capo delle Forze Armate libiche da ricoprire in maniera congiunta dai capi di Consiglio Presidenziale, Consiglio di Stato e Parlamento di Tobruk. Tale proposta è stata accompagnata dalla previsione di un Consiglio Militare Supremo presumibilmente guidato dal Generale Haftar. Ma quest’ultimo pare non volesse arretrare di un centimetro dalla sua posizione, ovvero quella di voler guidare un futuro, ma alquanto improbabile, Esercito Libico unitario. L'unico punto su cui le 2 parti sembrano essere state d'accordo è la costituzione di una commissione congiunta per emendare l'LPA (Lybian Political Agreement) di Skirat. E, forse, da qui potrebbe ripartire il (finto) dialogo. In realtà, al di là dei tecnicismi istituzionali, questi colloqui partivano sin da subito con diversi handicap. Il primo, l'enorme distanza che separa Haftar dai Misuratini che appoggiano Serraj e la reciproca indisponibilità a riconoscersi come interlocutori. O se vogliamo, la distanza che ancora c’è tra i laici che sostengono Haftar e la Fratellanza Musulmana libica. Il secondo handicap è che il padrone di casa, il Generale Al Sissi, più che un mediatore, o un arbitro, è un giocatore che gioca in uno dei 2 campi, ovvero in quello di Haftar. Certo, Al Sissi adesso può dire, soprattutto all'ONU, di averci provato, ma che la tradizionale faziosità libica ha ancora una volta prevalso. Colloqui di immagine, dunque, con sullo sfondo la sostanza di una Libia sempre più divisa e somalizzata.


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