a cura della Rivista Italiana Difesa
La NATO guarda a sud con Napoli e Solbiate data: 15-02-2017 a cura di: Marco Giulio Barone

Sono iniziati i lavori del vertice dei ministri della Difesa, con la proposta italiana – e del “southern quartet” – subito al vaglio. Questa mattina il Ministro della Difesa Roberta Pinotti ha ribadito la posizione italiana e l’impegno del nostro Paese perchè l’Alleanza intensifichi ancor di più le proprie attività per il fronte meridionale: "l'Italia si è molto impegnata per portare il suo punto di vista in primo piano, mi sono spesa molto per ribadire la necessità di un maggiore impegno dell'Alleanza a sud." In effetti, il vertice rappresenta un punto di arrivo di 2 anni di lavori e negoziazioni da parte dei Ministeri della Difesa e degli Esteri, e della rappresentanza italiana presso la NATO. Il Ministro Pinotti ha sottolineato che l’Italia può mettere a disposizione sia le infrastrutture che le competenze necessarie alla costruzione del dispositivo NATO per il Mediterraneo. Confermato anche il ruolo del Comando di Napoli in primo luogo, ma anche di Solbiate Olona. Questi saranno i centri nevralgici del dispositivo di prevenzione e risposta alle crisi che è oggetto del vertice. Le 2 strutture potranno gestire le missioni NATO in Iraq, in Giordania e, in prospettiva, in Libia e in qualunque scenario di impiego nordafricano o mediorientale. Il loro ruolo sarà complesso e articolato, rappresenteranno cabine di regia complete che includeranno anche il coordinamento di operazioni speciali nel teatro di riferimento e la costante raccolta e analisi di informazioni provenienti da tutto il bacino mediterraneo, sia per garantire un monitoraggio costante delle aree più calde che per sviluppare una maggiore situational awareness in caso di intervento. Tutti impieghi di alto profilo che l’Italia spera di veder confermati. A tal proposito il Segretario Generale Stoltenberg ha dichiarato: "Oggi abbiamo deciso di stabilire un hub per il sud presso il Joint Forces Command di Napoli. Questo ci aiuterà a coordinare le informazioni su Paesi in crisi come Libia ed Iraq, e ad affrontare il terrorismo e le altre sfide provenienti dalla regione". Per il Medio Oriente, però, non è ancora chiaro come verranno ripartiti i compiti con la Turchia, altro Paese fondamentale. Il ministro Pinotti ha in programma un incontro con l’omologo turco, Fikri Isik, ed è possibile che lavoreranno per coordinarsi. Ma il contributo italiano va anche oltre. L’Italia mette a disposizione la propria esperienza in attività di capacity building in favore dei Paesi nordafricani e mediorientali. Esperienza maturata e raffinata nei numerosi teatri operativi, dal Kosovo al Libano, dall’Afghanistan all’Iraq. Anche in questo caso i dettagli non sono ancora noti, o verranno discussi in questa sede, ma il ministro Pinotti ha sottolineato la nostra volontà di partecipare attivamente. Sull'incontro con il neo Segretario alla Difesa Mattis, il Ministro Pinotti non si sbilancia, ma sottolinea l'apprezzamento manifestato dal Segretario statunitense per il lavoro italiano fuori area al fianco degli Stati Uniti. Sarà un punto di partenza importante per impostare un dialogo costruttivo. Alle richieste provenienti dall'Amministrazione Trump a spendere di più per la Difesa, Pinotti risponde sottolineando l'inversione di tendenza che vede lo stop ai tagli, e che quindi testimonia la buona volontà a confrontarsi sul tema. Inoltre, il focus regionale che l’Italia propone, unito alla posizione di apertura alla Russia che Roma ha sempre cercato di promuovere, fanno del nostro Paese un alleato chiave se l’Amministrazione Trump intendesse dare seguito alla propria visione della NATO meno incentrata sulla minaccia simmetrica russa. Gli Stati Uniti partono da una posizione molto dura sul “burden sharing”, ma in questo caso il nostro Paese sembra aver creato buoni margini di negoziazione. Il risultato finale non è direttamente intuibile, considerando l’imprevedibilità mostrata da Washington in queste settimane, per cui bisognerà attendere la fine dei lavori, questa sera, per comprendere meglio cosa l’Italia abbia perso o guadagnato.


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