LEONARDO
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anteprima logo RID Gli aerei cinesi minacciano Taiwan

Il Ministro della Difesa di Taiwan ha confermato che una doppia formazione di 8 bombardieri e 4 caccia di scorta dell’Aeronautica Cinese hanno violato, non autorizzati, la Air Defence Identification Zone (AIDZ) dell’Isola. Tale sconfinamento ha rappresentato una preoccupante novità rispetto agli usuali voli di ricognizione della PLA Air Force, normalmente effettuati con un singolo velivolo, ai confini dell’area in questione. La formazione cinese, composta da 8 bombardieri H-6K, in grado di trasportare anche armi nucleari, e 4 caccia J-16, ha sorvolato in formazione d’attacco la zona a sud delle isole Pratas approcciando minacciosamente l’isola di Taiwan. Alla formazione aerea cinese, a cui si è aggiunto anche il volo di un Y-8 antisom nella medesima area, la forza aerea di Taiwan ha risposto illuminando i velivoli cinesi con i propri radar del tiro, comunicando tramite radio i propri warnings e facendo levare in volo i propri caccia. Nonostante Pechino continui a ritenere Taiwan parte integrante del proprio territorio e non riconosca il Governo di Tapei, è la prima volta che una formazione da combattimento di questo tipo forza le difese dell’Isola per verificarne le procedure d’ingaggio e i tempi di reazione. L’unico evento similare è quello che si registrò, circa un anno fa, durante la visita di una delegazione ufficiale americana a Taipei, quando una formazione aerea cinese violò la linea mediana dello Stretto di Taiwan, ritenuto il confine non ufficiale tra i 2 territori. Alle reazioni e proteste del Governo di Taipei non sono arrivate risposte ufficiali dal Governo cinese. Tutto questo mentre l’Aircraft Carrier Group della USS THEODORE ROOSEVELT entra nel Mar Cinese Meridionale con la missione di promuovere la “libertà di navigazione” e rinvigorire le relazioni internazionali con i Paesi dell’area con lo scopo di rinforzare la sicurezza marittima. Secondo quanto confermato dal Comando americano nel Pacifico (PACOM), la ROOSVELT è accompagnata nella sua attività nel South China Sea dallo USS BUNKER HILL, classe TICONDEROGA, e da 2 caccia USS RUSSELL e JOHN FINN, classe ARLEIGH BURKE.

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anteprima logo RID L’UAV AVENGER vola con il LEGION POD

L’UAV AVENGER di General Atomics è stato testato in volo con il LEGION POD di Lockheed Martin. Nel dettaglio, si è trattato di un test per valutare la compatibilità meccanica e strutturale del pod nell’inviluppo del velivolo. Il LEGION POD è dotato dell’IRST 21 per la scoperta ed il tracciamento in modalità completamente passiva dei bersagli aerei, ma la sua configurazione è completamente modulare ed è pertanto possibile impiegare anche ulteriori sensori. A ciò bisogna aggiungere la capacità di triangolazione network-centrica, che ne rendono uno strumento ideale per operare nei contesti ad alta densità di minaccia. Il test di un tale pod da un UAV come l’AVENGER mira a valutare l’impiego di velivoli non pilotati come l’AVENGER nel ruolo di gregario o “sentinella” per piattaforme ad alto valore strategico come aerei AWACS, SIGINT, rifornitori, ecc. Un concetto che si sta consolidando nella dottrina americana, ma non solo, e su cui General Atomics sta già investendo da tempo. L’AVENGER è un UAV con propulsione a getto e buone caratteristiche di bassa rilevabilità rimasto finora allo stato sperimentale. Diverse fonti, tuttavia, ritengono che alcuni esemplari siano operativi e che siano stato impiegati nei teatri operativi.

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anteprima logo RID Il punto debole dell'accordo ONU sulla Libia?

I progressi nei negoziati ONU per risolvere la crisi libica sono arrivati a un punto di svolta. Negli ultimi 2 giorni, i 75 delegati del Libyan Political Dialogue Forum hanno trovato un accordo sul meccanismo per scegliere il nuovo Consiglio Presidenziale e il Primo Ministro. Separatamente, si è arrivati a un accordo anche sulla riforma della Costituzione e sul referendum per convalidarla, un passo necessario per svolgere le elezioni presidenziali e politiche del 24 dicembre entro una cornice di piena legalità. Non tutti gli attori, libici ed esterni, appoggiano questi passi in avanti. I progressi infatti determinano inevitabilmente vincitori e sconfitti. Dai negoziati, chi esce ridimensionato è il Premier del Governo di Unità Nazionale (GUN) Sarraj. Presto potrebbe dover lasciare l'incarico, sacrificando le ambizioni politiche sull'altare della riunificazione del Paese. Sarraj non sembra essere riuscito a catalizzare attorno a sé il supporto necessario, al contrario di alcuni suoi rivali come Maitig (capace di stringere accordi con Haftar e l'Est per la riapertura dei pozzi e accelerare una riforma fondamentale come la riunificazione del tasso di cambio) e Bashagha (attento ad accreditarsi anche tra gli sponsor esterni delle forze della Cirenaica come uomo in grado di tenere a bada le milizie dell'Ovest). In quest'ottica va letta la creazione dell'ASS, l'Autorità di Supporto alla Stabilità con cui Sarraj si è blindato dietro ad alcune potenti milizie tripoline. Parallelamente, dall'intesa ONU esce ridimensionata anche la politica degli EAU. Nei fatti, fin dal 2019 Abu Dhabi è stata risolutamente contraria a una soluzione politica della crisi, interpretando la Libia come un altro teatro dello scontro regionale con la Turchia e della lotta contro l'islamismo politico. Qualsiasi accordo, oggi, certificherebbe invece un certo grado di influenza di Ankara nel Paese, vista la sua presenza in Tripolitania e gli accordi militari ed economici stretti con il GUN nell'ultimo anno. Come nelle fasi più accese del conflitto, in queste settimane si sono registrati numerosi voli tra gli EAU e la Cirenaica, indizio di un possibile arrivo di rinforzi in vista di una futura ripresa delle ostilità. La ripresa di tali voli è coincisa con l'avanzamento dei lavori negoziali. In più, altri sponsor delle forze della Cirenaica come Egitto e Francia hanno ormai abbandonato l'idea di una soluzione militare, lasciando Abu Dhabi ulteriormente isolata. Quanto alla Turchia, l'accordo ONU dà una patente di legittimità alla sua presenza in Libia, ma non fornisce alcuna garanzia per quanto riguarda il grado di influenza sulla politica libica che Ankara sarà in grado di esercitare. In più, con un accordo in essere e la riunificazione incipiente, aumenta la pressione per il ritiro delle migliaia di mercenari siriani che la Turchia ha portato nel Paese dal 2020.  Su questo sfondo, tanto Sarraj quanto Abu Dhabi e Ankara avrebbero interesse a far deragliare i negoziati, o perlomeno a congelare la situazione. Non è un caso che non appena raggiunto un accordo in sede negoziale, un comunicato congiunto di Francia, Germania, Italia, UK e USA abbia messo in guardia qualsiasi attore dall'interferire con il processo di riunificazione, pur senza fare nomi. Resta il fatto che i negoziati hanno un punto debole molto evidente: il controllo del territorio nelle zone sensibili del Paese, come la capitale dove hanno sede le istituzioni principali, non è affatto assicurato. Il panorama variegato di milizie che si spartiscono la capitale ha dimostrato più volte, in passato, di mutare al di fuori di qualsiasi schema ideologico e inseguendo solo la convenienza del momento. Per questa ragione, negli ultimi anni, queste stesse milizie sono state corteggiate da alcune potenze esterne, Turchia e EAU inclusi. In una fase in cui l'accordo ONU mette in cattiva luce le milizie e ne minaccia la legittimità, non si può escludere che i Paesi più desiderosi di interrompere la riunificazione libica aumentino le loro offerte ai gruppi armati. La frattura creata da Sarraj con l'ASS, che si oppone alle forze sotto il controllo del Ministero dell'Interno (Bashagha) e ad alcune potenti milizie misuratine attestate nei pressi della capitale, potrebbe perciò presentare un'occasione insperata e preziosa per raggiungere l'obiettivo di far deragliare i negoziati.       

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anteprima logo RID Crescono le capacità dei TYPHOON dell’AM

E’ previsto quest’anno l’avvio delle attività per l’aggiornamento della flotta degli Eurofighter T2 e T3 dell’Aeronautica Militare allo standard P2Eb che, tra l’altro, prevede l’integrazione del missile aria-aria a lungo raggio MBDA METEOR. Contestualmente, verrà avviata anche l’integrazione sugli stessi velivoli del pod RECCE LITE, attualmente impiegato solo sui TYPHOON T1 Drop4. Tutti i dettagli su RID 3/21.

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anteprima logo RID Libia, nuovo cartello di milizie a sostegno di Sarraj

Con il decreto n.38 datato 18 gennaio, il Premier del Governo di Unità Nazionale (GUN) libico Fayez al-Sarraj ha riscritto la geografia della sicurezza a Tripoli, con una mossa che può avere ripercussioni ben al di là della fase attuale della crisi. Il provvedimento, infatti, ha annunciato la creazione della “Autorità di supporto alla stabilità” (ASS), un nuovo apparato di sicurezza che dipende direttamente da Sarraj e quindi non rientra nella catena di comando né del Ministero dell’Interno né di quello della Difesa, cioè i dicasteri che finora avevano appannaggio esclusivo delle forze di sicurezza dell’Ovest. In più, l’ASS può contare su ulteriori spazi di autonomia visto che potrà basarsi su una linea di finanziamento del tutto indipendente. In questo modo, Sarraj ha dato una nuova patente di legittimità alle milizie a lui più fedeli. L’organigramma dell’ASS infatti prevede un presidente e 3 vice, tutti quanti scelti tra i miliziani che, negli ultimi mesi, si sono schierati con il premier contro il suo principale rivale politico, l’attuale Ministro dell’Interno Fathi Bashaga. Al vertice, Sarraj ha nominato Abdelghani al-Kikli, capo delle Forze di Abu Salim o Forza Gnewa, che sarà affiancato da Ayyub Bourras, comandante in ascesa delle Brigate Rivoluzionarie di Tripoli, da Hassan Buzariba, capo di una milizia di Zawiya, e Mosa Abu Al-Qassem Mosa Masmus. La mossa replica su scala maggiore una decisione analoga che risale a metà dicembre, quando la Forza RADA, tra le milizie più potenti della capitale e in controllo dell’aeroporto di Mitiga, era stata posta alle dirette dipendenze di Sarraj. Il motivo di questi cambiamenti nel panorama delle milizie tripoline va rintracciato nel braccio di ferro in corso da tempo tra Sarraj e Bashaga. Strisciante ma evidente fin dall’insediamento di Bashaga nell’autunno 2018, la tensione con il Premier è esplosa con il venir meno della minaccia di Haftar sulla capitale (giugno 2020). Da allora, il titolare dell’Interno non ha mai fatto mistero dell’ambizione di guidare il Paese. Per raggiungere l’obiettivo ha scelto 2 strade: l’accreditamento internazionale trasversale (ha fatto la spola tra Turchia e Francia, con più fortuna a Parigi che ad Ankara) e l’isolamento di Sarraj. Queste 2 direttrici si incrociano nella lotta senza quartiere che Bashaga ha dichiarato alle milizie, limitandone i traffici e lanciando operazioni anti-corruzione (l’ultima, denominata “Caccia al serpente”, annunciata l’8 gennaio). Nella prospettiva di Sarraj, la creazione dell’ASS serve quindi come garanzia per la sua sopravvivenza politica a breve termine. Ma i suoi effetti vanno potenzialmente molto più in là della parabola politica dell’attuale Premier. Prima di tutto perché crea ostacoli enormi a qualsiasi processo di riforma della sicurezza in Libia. Dal 2012, ogni tentativo fallisce perché cerca di accontentare milizie e gruppi armati invece di scardinarne il controllo sul territorio come premessa. L’ASS, di fatto, sancisce ancora una volta la regola che chi controlla fisicamente le istituzioni nella capitale ha in mano le chiavi del Paese, e rappresenta una linea di faglia ulteriore nel già frammentato panorama politico-securitario tripolino. In secondo luogo, perché crea per il nuovo GUN, che si deve insediare provvisoriamente in vista delle elezioni di dicembre, gli stessi problemi che aveva incontrato Sarraj nel 2016. Sarraj era riuscito a mettere piede a Tripoli solo dopo un patto con le milizie che si spartivano la città. Da allora ne è stato ostaggio in vario grado. Da ultimo, l’ASS può provocare un riassestamento vasto degli equilibri di potere tra le milizie attive in Tripolitania. Se l’organismo iniziasse davvero ad accedere a canali di finanziamento privilegiati (cosa non scontata, vista l’acredine tra Sarraj e il capo della Banca Centrale Libica al-Kabir), presto l’ASS verrebbe “corteggiato” da altre milizie locali desiderose di entrare nella spartizione di queste risorse e acquisirebbe una dimensione più vasta e un peso specifico maggiore. Non va poi sottovalutata la possibilità che iniziative di questo tipo vengano abilmente sfruttate dalla Turchia, potenza che sta attivamente cercando di radicarsi nell’Ovest anche attraverso la tessitura di una rete di alleanze locali a tutti i livelli. L’ASS non sembra avere particolari rapporti privilegiati con Ankara, allo stato attuale, né legami ideologici profondi su cui far leva. Tuttavia, le dinamiche del conflitto tra milizie in Tripolitania poggiano su una dimensione fortemente pragmatica, che ha costantemente travalicato qualsiasi tentativo di schematizzazione e riconduzione a schieramenti ben definiti. Da questo punto di vista, l’ASS potrebbe attirare l’attenzione della Turchia per altri motivi: il controllo del territorio in quelle parti di Tripoli dove sono concentrate le istituzioni politiche ed economiche principali, il radicamento in località-chiave per il controllo dei traffici (Zawiya), la rivalità con quei gruppi armati che, in questa fase, sono schierati a favore di Bashaga, l’uomo politico dell’Ovest più sensibile alle istanze di Francia ed Egitto, sponsor tradizionali delle forze della Cirenaica e rivali di Ankara sul piano regionale. Un eventuale attivismo turco per supportare una realtà come l’ASS mirerebbe, probabilmente, anche a marginalizzare i principali referenti di altri Paesi nell’Ovest libico, Italia in testa. Se la competizione tra Roma e Ankara si spostasse dal piano “legale” (addestramento delle FFAA e forze di sicurezza, accordi bilaterali con la Difesa) a quello “coperto”, asimmetrico, delle milizie, i turchi si troverebbero avvantaggiati. Più in generale, lo sviluppo di veri e propri referenti locali, capaci di agire come proxy anche nel caso in cui la presenza dei mercenari siriani diventasse politicamente insostenibile, assicurerebbe ad Ankara una presa più profonda sulle vicende libiche. L’influenza su gruppi armati attivi nella capitale (peraltro cercata con insistenza anche da parte di attori ostili alla Turchia, come gli EAU con settori delle Brigate Rivoluzionarie di Tripoli) permetterebbe di regolare meglio tempi e modi della riunificazione effettiva del Paese, punto che resta in cima all’agenda italiana.

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anteprima logo RID L’Australia rottama i nuovi sottomarini?

Secondo fonti di stampa locali, il Governo australiano starebbe pensando di uscire dall’accordo con la Francia, e di porre fine al relativo contratto con Naval Group, per la fornitura di 12 nuovi sottomarini classe ATTACK /SHORTFIN BARRACUDA Block 1A - variante a propulsione diesel elettrica dei battelli nucleari francesi della classe BARRACUDA/SUFFREN. Il programma avrebbe infatti raggiunto un costo esorbitante, si parla di una cifra superiore ai 60 miliardi di dollari, e non sarebbe più sostenibile. Le ragioni di questo disastro, peraltro annunciato, sono da rintracciare nella complessità del programma – design e progettazione completamente nuovi e di origine francese, costruzione in loco, coinvolgimento a vari livelli delle compagnie australiane, sistema di combattimento americano, ecc. - e negli strutturali limiti di “manpower” dell’industria locale e di gestione a livello di programma. Canberra starebbe pertanto valutando un’opzione meno ambiziosa, che riguarderebbe lo sviluppo e la realizzazione, in partnership con Saab/Kockums, di una variante dei sottomarini lasse Collins attualmente in servizio.

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anteprima logo RID L’Australia sceglie l’AH-64E

La capacità di ricognizione aerea armata dell’Esercito Australiano subirà un notevole incremento dal 2025, dopo la scelta, comunicata ufficialmente dal Ministro della Difesa, Linda Reynolds, dell’AH-64E GUARDIAN quale sostituto dell’Armed Reconnaissance Helicopter (ARH) TIGER. Lo stesso Ministro ha chiarito che la scelta è stata dettata dalla necessità di avere una piattaforma ad ala rotante in grado di avere un impatto immediato nello scenario strategico di riferimento e agire da subito, quindi, in deterrenza a possibili azioni ostili contro gli interessi nazionali australiani. La scelta finale del progetto denominato Land 4503 giunge dopo una lunga valutazione di diversi elicotteri d’attacco e ricognizione, in particolare riguardo all’abilità provata e la maturità unita alla possibilità di avere un sistema off-the-shelf. Con tali requisiti il GUARDIAN ha dimostrato secondo gli Australiani di essere l’opzione senza dubbio più letale, maggiormente protetta e priva di rischi per l’Australian Army, rispettando al tempo stesso i requisiti relativi alla facilità di supporto tecnico, sicurezza dei sistemi e di certificazione secondo le normative australiane. Le lesson learned ricavate negli anni di utilizzo del TIGER, tra i suoi alti e bassi rendimenti e problemi, hanno fornito una chiara idea sulle reali necessità dell’Australian Army nel delicato ruolo della ricognizione armata e di supporto alle truppe a terra. A rinforzare la scelta del Governo di Canberra, ha contribuito anche la conferma di solide opportunità per l’industria della difesa australiana di essere coinvolta nel progetto: supporto logistico, servizi di approviggionamento dei pezzi di rispetto, addestramento di equipaggi e tecnici, ingegneristica, manutenzione e riparazione. Massimizzando tali contributi, l’Australia avrà inoltre la possibilità di sviluppare un proprio know-how ed expertise nella gestione di piattaforme ad ala rotante e fornire quindi il proprio contributo alla catena logistica globale per simili sistemi. Ancora non noto il numero di velivoli che verranno acquisiti per sostituire le attuali 29 macchine in servizio.

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anteprima logo RID Gli HARRIER dei Marines in servizio fino al 2029

La flotta di 114 AV-8B HARRIER II degli USMC resterà in servizio fino al 2029. 

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa EAU: l'Ambasciatore negli Emirati Arabi Uniti visita la FLAB

In occasione delle imminenti festività natalizie, Sua Eccellenza l'Ambasciatore d'Italia negli Emirati Arabi Uniti, Nicola Lener, ha fatto visita al contingente italiano presso la Forward Logistic Air Base di Al Minhad, Unità di stanza presso gli Emirati Arabi Uniti.

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anteprima logo Esercito Italiano Libano, esercitazione Green Zone 2020

Attuare il piano messo a punto dal comando di UNIFIL mediante procedure d’intervento immediato da adottare in caso di rischio ambientale e sanitario, determinato da sorgenti di inquinamento rilevate all’interno e all’esterno delle basi ONU dislocate nel Libano del Sud.

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anteprima logo Marina Italiana Gruppo navale si addestra nel Mediterraneo orientale

Il Gruppo Navale incentrato su nave Giuseppe Garibaldi, affidato al Contrammiraglio Antonio Galiuto, nell’ambito del quale hanno operato anche le Fregate multiruolo Bergamini e Alpino, con il supporto della rifornitrice Stromboli, ha di recente completato la sua attività di presenza in Mediterraneo. 

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anteprima logo Aeronautica Italiana La 1^ Brigata Aerea Operazioni Speciali rilocata da Cervia a Furbara

Si è svolta questa mattina, sull'aeroporto militare di Furbara, la cerimonia di riorganizzazione della 1^ Brigata Aerea Operazioni Speciali (BAOS) che ha visto la sua rilocazione dal sedime di Cervia a quello di Furbara ed il relativo cambio gerarchico della stessa, che è transitata alle dirette dipendenze del Comando della Squadra Aerea.

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