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anteprima logo RID La Turchia, i Curdi e le armi italiane

Sta imperversando in queste ore il dibattito sull’export militare italiano alla Turchia. Sul livello e sui toni di tale dibattito – in alcuni casi molto simili a quelli del ballatoio permanente dei Social – non discutiamo, e lasciamo ogni giudizio a lettori e addetti ai lavori. Vorremmo però fare alcune riflessioni sulla questione basate su dati empirici. La Turchia è (finora) un Paese NATO ed un Paese che solo fino a pochi anni voleva disperatamente entrare in Europa, poi qualcuno, leggi la Francia, le ha sbattuto la porta in faccia per ragioni di equilibri interni al Vecchio Continente. In parte ciò che è venuto dopo, ovvero il neo-ottamanesimo di Erdogan, è spiegabile anche con quel “no”. Detto questo, la Turchia ha continuato ad essere un partner strategico per l’Italia, ma anche per altri Paesi: dagli USA, alla Germania, solo per citare i più importanti. Troppo importante la sua collocazione strategica per lasciare che Ankara finisse armi e bagagli nell’orbita di Mosca scivolando di fatto fuori dalla NATO. Purtroppo, negli ultimi 2 anni ci si sta avvicinando pericolosamente a questa soglia con la Turchia sempre più vicina alla Russia e più lontana dal suo tradizionale perimetro di alleanze. Le responsabilità non solo solo del Sultano Erdogan, ma anche dell'Occidente, Americani in primis; basti pensare al record di pessime scelte sul Medio Oriente compiute da Washington negli ultimi 16 anni. In questo contesto si inserisce e va letta la questione specifica dell’export militare. Le forniture italiane alla Turchia si inseriscono nel quadro di un’alleanza, la NATO, e di una cooperazione che esiste ormai da 40 anni. Il nostro export è regolato da leggi molto rigorose, è soggetto alle autorizzazioni del Governo ed è regolarmente controllato dal Parlamento. L’attore principale è inoltre Leonardo, un’azienda il cui azionista di comando è il MEF (Ministero Economia e Finanze), ovvero il Governo. Per cui tutto avviene entro un quadro legale, prevedibile e consolidato, che, certo, può adesso cambiare per volontà politica, ma attenzione... Le commesse militari creano forti relazioni con altri Paesi, relazioni di tipo strategico, che consentono di controllarne in qualche modo la politica di difesa e sicurezza – in quanto creano dipendenza in termini di supporto, manutenzione, addestramento, assistenza di vario tipo, ecc. - ma pure di avere un vantaggio competitivo nel caso peggiore di un eventuale conflitto visto che l’esportatore conosce il sistema d’arma di quel destinatario che ad un certo punto dovesse decidere di “cambiare bandiera”. Per cui esportare armi non solo alimenta un’industria ad altissima tecnologia e competitività come quella della difesa – laddove nei settori a minore contenuto tecnologico i Paese emergenti hanno da tempo ampiamente superato l’Italia – con rilevanti ritorni pure in termini di occupazione specializzata, ma garantisce un’influenza su alcuni Paesi che altrimenti non esisterebbe. E questo discorso vale pure per la Turchia che ha sì un’industria nazionale sempre più capace, ma che è comunque sempre dipendente all’esterno in diversi settori. Una dipendenza che può consentire di moderare l'iniziativa di Erdogan nel Nordest della Siria. Rinunciare a certe leve, dunque, significherebbe rinunciare ad avere capacità di incidere sul piano internazionale. Pensiamoci bene prima di compiere scelte avventate e riconvertire l’industria militare alla produzione di frigoriferi...

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Il Dipartimento di Stato americano ha dato il via libera all'acquisizione da parte della Tunisia di 12 addestratori basici T-6C TEXAN II, l’ultima evoluzione della fortunata famiglia TEXAN. La commessa, qualora formalizzata, ha un valore stimato in oltre 230 milioni di dollari e comprende anche supporto logistica e fornitura di ricambi. Non è chiaro dalla comunicazione ufficiale della Defense Security Cooperation Agency (DSCA) se quella in questione sia la versione del T-6C “Plus” dotata anche di 6 hardpoint, di cui 2 dedicati al trasporto di serbatoi supplementari.

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La sudcoreana Defense Acquisition Program Administration (DAPA) ha di recente conefrmato l’acquisto di altri 20 F-35 a partire dal 2021, quando le consegne dei primi 40 velivoli ordinati nel 2014 verranno completate. La ROKAF (Republic of Korea Air Force) ha già ricevuto 8 esemplari e conta di arrivare a 13 entro l’anno. Non è chiaro se questo ulteriore lotto comprenderà la variante convenzionale oppure quella a decollo corto e atterraggio verticale. La Corea del Sud punta infatti nei prossimi anni a sviluppare delle portaerei per contrastare gli sviluppi in questo settore tanto della Cina quanto del Giappone.

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Primo grande test per la nuova portaerei sulla strada per il primo dispiegamento operativo nel 2021. 

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anteprima logo RID Svelato il KF-X

Nel corso del salone della difesa ADEX è stato per la prima volta mostrato al pubblico il mock-up del futuro caccia sudcoreano KF-X. Ad un primo sguardo il modello si presenta con elementi aerodinamici di F-35 ed F-22, una soluzione propulsiva bimotore, prese d’aria convenzionali, derive verticali a V ed un assieme di carichi e pod esterni. Tra questi, missili aria-aria a corto raggio IRIS-T, aria.-aria a lungo raggio MBDA METEOR, pod Lockheed Martin SNIPER ed un IRST di fronte al cockpit che dovrebbe essere un derivato dello SKYWARD-G che Leonardo ha realizzato per il GRIPEN E. Nel complesso, la bassa rilevabilità non sembra particolarmente ricercata tanto è vero che nella prima versione operativa, Block I, non dovrebbe esserci la baia armi interna. Insomma, un progetto che così come è stato mostrato si presenta abbastanza vecchio. Secondo le prime brochure aziendali, il KF-X sarà un caccia nella categoria delle 25 t, dunque ben più leggero dell’F-35, mentre il rollout del primo prototipo è atteso nel 2021. Approfondimenti e dettagli su RID 12/19

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anteprima logo RID Fregate francesi per la Grecia?

La Grecia ha firmato un accordo (SOI, Statement Of Intent) con la Francia per avviare formalmente le negoziazioni per l’acquisto di 2 fregate tipo BELHARRA. Le unità costituiscono la variante export delle fregate sviluppate per la Marina Francese da Naval Group, Frégates de Défense et d’Intervention (FDI). La Marina Greca da anni prova ad acquisire nuove fregate per potenziare la propria flotta, ma la crisi economica e la mancanza di risorse finora glielo hanno sempre impedito. Vedremo se questa sarà la volta buona.

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anteprima logo RID I Curdi e la politica di potenza

I Curdi hanno raggiunto un accordo preliminare con il Governo di Damasco e la Russia per consentire il dispiegamento delle forze di Assad del Nordest della Siria. Il rischieramento è iniziato ieri e le forze fedeli ad Assad sono già a Manbij, sono segnalate in direzione di Ain Issa, mentre altre unità sono entrate a Raqqa e nella base aerea di Tabqa, da dove si sono ritirate le forze americane presenti fino a pochi giorni fa. Nel frattempo l’offensiva turca sta rallentando attorno alle città di confine di Tal Abyad e Ras Al Ayn, anche se le forze turche ed i miliziani filo Erdogan si sono spinti fino all’autostrada M4 – importante arteria di comunicazione tra Hasakah e Kobane - nell’area tra le 2 cittadine. Vedremo se adesso ci sarà un confronto tra Turchi e Siriani oppure se verrà semplicemente raggiunta una “soglia di spartizione” tra Ankara e Damasco, sotto la mediazione russa, come accaduto per Aleppo e Idlib. Ancora una volta, pertanto, in Medio Oriente la fa da padrona la logica della politica di potenza, una logica che l’Europa e l’Occidente in generale non sembrano più in grado di capire e gestire.

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Il Ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha presentato al Consiglio dei Ministri una bozza di Budget per la difesa per il 2020. Se sarà approvata e trasformata in legge, essa prevede di incrementare gli stanziamenti di 1,7 miliardi di euro rispetto al budget 2019, per un totale di 37,5 miliardi, con un aumento del 4,5%. Il piano da tramutare in legge prevede che l’aumento di 1,7 miliardi sia annuale fino al 2022, mentre dal 2023 l’incremento dovrebbe essere di ben 3 miliardi, per arrivare nel 2025 alla fatidica soglia del 2% richiesta in ambito NATO. Nel 2020 il budget difesa rappresenterebbe l’1,86% del PIL. Per quanto riguarda i fondi, 6,8 miliardi di euro andrebbero ai principali programmi d’acquisizione in corso, con 821 milioni destinati alla ricerca e all’innovazione, e 4,7 miliardi al deterrente nucleare. Sul fronte acquisizioni è prevista la consegna di 12.000 fucili HK-416F, 128 veicoli tattici multiruolo 6x6 GRIFFON e delle prime 4 blindo da ricognizione JAGUAR. Alla Marina sarà consegnato il primo SSN classe BARRACUDA, il SUFFREN, mentre sul fronte aeronautico arriveranno 2 A-400M, 2 pattugliatori ASW ATLANTIQUE modernizzati, ATL2, 1 aerocisterna KC330 MRTT PHÈNIX e i primi 2 MIRAGE 2000D aggiornati (Rènovès). Per le operazioni di sicurezza esterna ed interna sono stanziati 1,1 miliardi, con un incremento di 250 milioni sulle dotazioni precedenti, e 100 milioni aggiuntivi riservati alle paghe per le operazioni di sicurezza sul fronte domestico. Per quanto riguarda il personale, saranno create 300 nuove posizioni, fra cui 93 in ambito Cyber, mentre al neonato Comando Spaziale andranno 448 milioni di euro.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa Missione in Afghanistan: 3000 ore di volo per lo Shadow 200

L'UAV Shadow 200, dell'Aviazione dell'Esercito, ha compiuto 780 missioni operative nella missione in Afghanistan

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anteprima logo Esercito Italiano Terminato il corso MITALP ad Aosta

Giunti ad Aosta il 5 settembre scorso, 156 militari, di cui 12 donne, del modulo integrato (MITALP), hanno concluso oggi la preparazione di base che contraddistingue le Truppe Alpine, e verranno ora assegnati presso i reparti, ove proseguiranno le attività addestrative ed operative.

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anteprima logo Marina Italiana Ultimo ammaina bandiera di nave Euro e nave Aviere

Arsenale di Taranto, banchina lavori, 2 ottobre 2019 ore 18.30: ventuno salve di cannone scandiscono gli ultimi momenti di vita operativa di due unità della Marina Militare, la fregata della classe Maestrale, Euro, e il pattugliatore d’altura della classe Soldati, Aviere andate in pensione rispettivamente dopo 35 e 36 anni di attività al servizio delle istituzioni e della collettività.

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anteprima logo Aeronautica Italiana Islanda: la TFA 32nd Wing raggiunge la Full Operational Capability

Dopo un iniziale periodo di ambientamento, ma con ben 2 giorni di anticipo rispetto a quanto pianificato, la Task Force Air 32nd Wing ha raggiunto la completa capacità operativa, la cosiddetta Full Operational Capability (FOC), della missione, ottenendo così dalla NATO la certificazione utile a garantire la sicurezza dei cieli in Islanda nell'ambito delle operazioni di Air Policing.

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