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anteprima logo RID Le bolle A2/AD cinesi

Le “bolle” A2/ADcinesi nel Pacifico rappresentano ad oggi la principale questione strategica e militare. Mentre le Forze Armate statunitensi si concentrano sul Multi Domain Warfare e nelle operazioni distribuite come contromisura per sfondare e rendere inefficaci tali bolle, le forze Cinesi continuano ad investire nella loro creazione e nel loro rafforzamento. La Cina definisce la sua strategia bellica come “difesa attiva”, un concetto strategicamente difensivo, ma operativamente offensivo. In altre parole, la Cina si ritiene autorizzata ad impiegare proattivamente la sua potenza militare in modo “difensivo” contro un qualsiasi paese identificato da Pechino come minaccioso, anche in assenza di un vero attacco militare avversario. Lo stesso filo conduttore si può riconoscere nel concetto cinese del “periodo di opportunità strategiche”, ovvero il presente, identificato come un prezioso lasso di tempo in cui, senza arrivare alla guerra aperta, è possibile agire con modalità più subdole per assicurarsi posizioni di vantaggio. Non può esserci in questo senso un esempio più chiaro della costruzione delle isole artificiali nelle isole Spratly e Paracel come mezzo per consolidare un effettivo dominio cinese sul Mar Cinese Meridionale che, a dispetto delle sentenze dei tribunali internazionali, è ormai indiscutibile. Soltanto un conflitto maggiore che coinvolgesse gli Stati Uniti potrebbe ribaltare l’attuale precario equilibrio di forze, ma la Cina sta accuratamente dosando violenze, provocazioni ed espansionismo per restare sempre al di sotto della soglia fatidica dello scontro aperto. Le bolle A2AD sono perfettamente in linea con il pensiero strategico cinese: primariamente difensive, rappresentano però di fatto uno strumento offensivo in quanto cementano il dominio cinese su vaste aree contese da molteplici altri paesi costieri, ed isolano sempre più questi paesi dall’assistenza esterna, principalmente americana. In proporzione all’aumentare dei pericoli che la US Navy dovrebbe affrontare per accedere al Mar Cinese Meridionale incrementa la libertà d’azione della People Liberation Army Navy e si rafforza quindi la supremazia di Pechino. Operando all’interno delle bolle “difensive”, la Marina cinese in continua e rapida espansione numerica e capacitiva può proiettare potenza in modo sempre più decisivo. Le bolle A2AD essenzialmente si compongono di forti difese contraeree a lungo raggio, sensori integrati per il targeting e capacità offensive a lungo raggio. Queste capacità offensive sono ancora primariamente rappresentate da centinaia e centinaia di missili balistici e cruise a corto e medio raggio, lanciati da terra ed armati con testate convenzionali ed anti-nave. L’enorme numero di questi missili rappresenta un importante vantaggio asimmetrico che la Cina ha consapevolmente sfruttato al massimo poiché gli Stati Uniti, vincolati (almeno finora) dal trattato Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, il famoso INF, non dispongono di sistemi con cui rispondere, al di là ovviamente del TOMAHAWK lanciato da unità navali o dai cruise aerolanciati. Con i missili la Cina bilancia il fatto che le forze aeronavali statunitensi sono ancora decisamente superiori per capacità quanto non anche per numero. L’Aeronautica cinese, per esempio, è ancora relativamente “a corto raggio”, a causa in particolare del limitatissimo sviluppo del parco aerocisterne, ma la disponibilità di un gran numero di missili da 3.000 o 4.000 Km di gittata ridimensiona il problema. Negli anni 80’, l’allora comandante della PLAN, ammiraglio Liu Huaqing, fece sua la strategia della “prima catena di isole”, originariamente un piano americano per contenere le allora 2 potenze comuniste in Asia, stabilendo l’obiettivo di sviluppare capacità per dominare quella fascia di mare. La prima catena di isole scende dalle Curili al nord lungo la costa giapponese, Taiwan, e ingloba le Paracel e le Spratly, delimitando il Mar Cinese meridionale fra le coste di Vietnam e Malesia. La seconda catena di isole scende dalle isole vulcaniche a sud-est del Giappone e si incentra sulle Marianne, in particolare sulla strategica Guam, sede di importanti basi statunitensi. La terza catena di isole scende dalle Aleutine attraverso il Pacifico, con le Hawaii nel mezzo. Le Forze Armate cinesi hanno prima lavorato per assicurarsi il dominio sulla prima fascia, in particolare schierando le sue forze missilistiche a corto raggio di fronte a Taiwan per isolarla. Per dominare il Mar Cinese meridionale, la Cina ha schierato ingenti forze nell’area dell’isola di Hainan e, in tempi più recenti, ha potenziato le sue installazioni a Woody Island, nelle Paracel, prima di costruire le sue nuove isole artificiali ancora più a sud, nell’arcipelago delle Spratly. Lo schieramento di missili e velivoli a Mischief Reef, che si trova letteralmente nell’area d’interesse economico esclusivo delle Filippine, estenderebbe una bolla A2AD sopra Manila, sopra il Vietnam e fino alle coste malesi. Lo sviluppo di missili balistici, anche antinave, con una gittata di 4.000 km e l’immissione in servizio di velivoli a lunga autonomia armati con missili cruise a lungo raggio ha già di fatto esteso le capacità offensive cinesi fino alla seconda linea di isole, con svariati sistemi d’arma già in grado di minacciare direttamente Guam. Un’attenta osservazione dei sistemi d’arma in servizio ed in sviluppo in Cina consente di comprendere le effettive capacità delle “bolle” A2AD e di farsi un’idea del loro ulteriore sviluppo nel prossimo futuro. Nei prossimi numeri di RID la questione verrà trattata con una grande monografia speciale.

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anteprima logo RID La RAF punta all’ipersonico

Il Rapid Capability Office (RCO) della Royal Air Force ha lanciato alcuni programmi tecnologici per la ricerca e lo sviluppo nel campo delle armi ipersoniche. I programmi sono stati annunciati per la prima volta nel corso del RIAT svoltosi a luglio. Tramite il RCO, la RAF ha “sfidato” le industrie del settore a fornire, entro 4 anni, una capacità ipersonica per armamenti, richiedendo una velocità di almeno Mach 5. Queste armi super-veloci sono viste come uno strumento fondamentale per garantire ai caccia di 4ª Generazione (per la RAF ovviamente si parla specificamente di TYPHOON) una capacità bellica significativa anche negli scenari futuri più complessi e contestati (A2/AD). Un secondo filone di sviluppo riguarda le tecnologie propulsive ipersoniche, e vede coinvolto un team composto da Rolls Royce, BAE Systems e Reaction Engines. In un programma di 2 anni, finanziato con 10 milioni di sterline, il team modificherà un motore EuroJet EJ200 con un’unità di pre-raffreddamento dell’aria in ingresso derivata dal pre-cooler del motore ipersonico SABRE di Reaction Engines. Raffreddare l’aria in ingresso di centinaia di gradi in una frazione di secondo, e farlo senza causare formazioni di ghiaccio, è molto complesso, ma Reaction Engines ha dimostrato nei mesi scorsi il raffreddamento di un flusso d’aria a 400°, condizione del volo a Mach 3,3. Il test, portato a termine negli USA, ha visto l’unità di raffreddamento ingerire lo scarico incandescente di un turbogetto General Electric J79, motore impiegato tra l’altro anche a bordo di velivoli come l’F-104 e il PHANTOM, e raffreddarlo in 1/20 di secondo. L’obiettivo finale per il SABRE è arrivare a dimostrare il raffreddamento da 1000° (aria in ingresso a Mach 5) a 150°. Il motore SABRE, che dovrebbe poi combinare un razzo per il volo fuori dall’atmosfera, è in sviluppo come soluzione per l’accesso all’orbita terrestre con un singolo stadio. Questa prima applicazione delle tecnologie del SABRE all’ambito militare non comporta per ovvi motivi la comparsa di un TYPHOON ipersonico, ma il raffreddamento del flusso d’aria dovrebbe portare a grandi benefici in termini di efficienza e di volo in “supercrociera”, ovvero supersonico senza uso di postbruciatore. Se l’esperimento avrà il successo sperato, la tecnologia potrebbe essere ulteriormente sviluppata nell’ambito del programma TEMPEST.

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anteprima logo RID Test eso-atmosferici per l’ARROW 3

Il 28 luglio scorso, il missile anti-balistico ARROW 3, sviluppato congiuntamente dalla Israeli Aerospace Industries (IAI) e da Boeing a partire dal 2008, ha completato una campagna di test durata 10 giorni presso il Pacific Spaceport Complex – Alaska a Kodiak, Stati Uniti. Oltre ad essere coinvolti a livello industriale tramite Boeing, gli Stati Uniti hanno finanziato buona parte dello sviluppo del sistema con i fondi per la sicurezza destinati annualmente ad Israele. I test, articolati su 3 differenti scenari, hanno visto l’ARROW 3 portare a termine ingaggi esoatmosferici contro un bersaglio balistico non identificato ma appartenente alla famiglia israeliana di missili-bersaglio SPARROW prodotta da Rafael. Viste le caratteristiche dei test, probabilmente si è trattato di bersagli SILVER SPARROW, che replicano il Medium Range Ballistic Missile SHAHAB-3 iraniano, ovvero la principale minaccia che l’ARROW 3 è destinato a contrastare. L’intero sistema ARROW 3 è stato testato, schierando sia il Battle Management Centre GOLDEN ALMOND sia il Fire Control Centre CITRON TREE di Elisra (sussidiaria di Elbit Systems) e ovviamente il radar EL/M 2080S SUPER GREEN PINE di Elbit. Con la collaborazione della Missile Defense Agency statunitense è stato coinvolto anche un radar americano AN/TYP-2, così da dimostrare l’interoperabilità dei sistemi, particolarmente importante poiché un AN/TYP-2 americano è basato permanentemente in territorio israeliano. L’ARROW 3 va a completare la difesa stratificata dei cieli israeliani, fornendo la copertura ad altissima quota. Al di sotto opereranno ARROW 2, DAVID’S SLING e IRON DOME.

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anteprima logo RID Parte la produzione in serie del Su-57

Secondo quanto comunicato dal Vice Primo Ministro Yuri Borisov, la Russia ha avviato (finalmente) la produzione in serie del caccia stealth autoctono Su-57.

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anteprima logo RID LCS: consegnata la INDIANAPOLIS

Nell’ambito del programma Littoral Combat Ship (LCS), il consorzio di cui fanno parte Fincantieri, tramite la sua controllata Fincantieri Marinette Marine (FMM), e Lockheed Martin Corporation, ha consegnato “Indianapolis” (LCS 17) alla US Navy presso il cantiere di Marinette (Wisconsin).

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anteprima logo RID Parte lo sviluppo dell'ARIETE AMV

E' stato firmato ieri il contratto per l'upgrade del carro ARIETE dell'EI.

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anteprima logo RID Avanti verso il G2G italiano

In uno scenario industriale sempre più competitivo e complesso, popolato di grandi player storici, ma sempre più anche di “new comers”, il supporto governativo all'export militare è un fattore determinante. Storicamente questo è un tallone di Achille del sistema Paese italiano che molto spesso, pur avendo eccellenti prodotti, non è riuscito a piazzarli per mancanza di supporto o, meglio, per un supporto scoordinato e disomogeneo. Viceversa, questo è sempre stato un punto di forza dell’export militare di altri Paesi, come, limitandoci solo all’Europa, la Francia piuttosto che il Regno Unito, dove il vertice politico-esecutivo si fa garante presso lo Stato acquirente della commessa – mettendo la sua firma su un’offerta o su un contratto - con tutto ciò che ne consegue in termine di stabilità e continuità della relazione, ritorni, ecc. Nel caso della Francia si va pure oltre con un ruolo di primo piano da parte del Presidente della Repubblica che opera sulla scena come vero e proprio manager e venditore dei prodotti dell’industria nazionale. Negli ultimi anni, tuttavia, si è cercato pure in Italia di fare qualcosa e di introdurre degli elementi di “garanzia governativa” per l'export militare e nel 2010 si è intervenuti mediante un Decreto legislativo sul Codice dell'Ordinamento Militare con l’Art.537 Ter stabilendo che: “Il Ministero della Difesa, nel rispetto dei principi, delle norme e delle procedure in materia di esportazione di materiali d’armamento di cui alla Legge 9 luglio 1990, n. 185, e successive modificazioni, d’intesa con il Ministero degli affari esteri, può svolgere per conto di altri Stati esteri con i quali sussistono accordi di cooperazione o di reciproca assistenza tecnico-militare, e tramite proprie articolazioni, attività di supporto tecnico-amministrativo per l’acquisizione di materiali di armamento prodotti dall’industria nazionale anche in uso alle Forze Armate e per le correlate esigenze di sostegno logistico e assistenza tecnica, richiesti dai citati Stati, nei limiti e secondo le modalità disciplinati nei predetti accordi”. A tale normativa è stata poi data attuazione con il regolamento emanato con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 104 del 2015. In pratica, con questi 2 passaggi è stato dato vita ad un primo rudimento di modello G2G italiano formalizzando un ruolo di supporto ed indirizzo da parte della Difesa, ovvero del Governo, rispetto all’export militare ed alle iniziative industriali in questo settore. Il regolamento in questione ha precisato poi che per supporto era da intendersi un insieme di attività quali “assistenza tecnica, ingegneristica, logistica, manutentiva, addestrativa, formativa, amministrativa, legale, nonché di coordinamento della contrattualistica e degli aspetti connessi alla gestione finanziaria, anche nella fase di pianificazione e definizione dell’esigenza e del relativo impatto sui costi, discendente dagli accordi o dalle intese internazionali”. I risultati si sono visti subito e anche grazie a questa nuova cornice normativa l’Italia ha vinto commesse strategiche come quelle in Kuwait, per la vendita degli Eurofighter TYPHOON, di cui è prime contractor Leonardo, ed in Qatar, per la costituzione della Flotta della Marina locale, di cui è prime contractor Fincantieri. Ma questo non basta e adesso si sta cercando di compiere un passo ulteriore per completare tutto il processo e far sì che il Governo possa svolgere pure attività di carattere contrattuale come avviene, per esempio, nell’ambito del sistema Foreign Military Sale americano. A tal proposito il 3 luglio la Commissione Difesa del Senato ha approvato all’unanimità una Risoluzione che impegna il Governo: “a predisporre le opportune iniziative al fine di permettere allo Stato italiano di svolgere, nei confronti degli Stati con i quali sussistono accordi di cooperazione o di assistenza tecnico-militare, oltre alle attività di supporto tecnico-amministrativo, sostegno logistico e assistenza tecnica, anche attività di carattere contrattuale, nel rispetto delle norme e delle procedure in materia di esportazione di armamenti di cui alla legge n. 185 del 1990”. A ciò bisogna aggiungere l’impegno a: “prevedere adeguate forme di coordinamento istituzionale a sostegno del comparto dell’industria della difesa, anche attraverso cabine di regia interministeriali; a prevedere un nucleo tecnico-operativo, di ausilio alla struttura di coordinamento di cui all’impegno precedente, che, operando nel pieno rispetto della normativa vigente concernente l’esportazione dei materiali d’armamento, costituisca l’interfaccia tra i vertici del Governo e il sistema delle imprese, in modo da fornire a queste ultime ogni possibile supporto nella competizione sui mercati mondiali”. In tale quadro, su impulso del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, ci si sta già attivando in ambito governativo e presso l’Ufficio del Consigliere Militare di Palazzo Chigi, Amm. Carlo Massagli, è stato costituito un tavolo tecnico su più livelli – presidenza del consiglio dei ministri, inetrministeriale e industriale – con il compito di vagliare le ipotesi, da presentare poi in Consiglio dei Ministri, per attuare quanto richiesto dalla Commissione Difesa del Senato. Un’accelerazione molto importante e che come RID intendiamo seguire passo per passo. Tra le ipotesi di cui si sta discutendo, c’ anche quella di un intervento legislativo per modificare in maniera molto semplice il citato Art.537 Ter per consentire al Governo, ovvero alla Difesa - magari attraverso l’Agenzia Industrie Difesa (AID), che diventerebbe in tal senso l’Agenzia contraente (una sorta di Defense Security Cooperation Agency, DSCA, italiana), oppure attraverso la stessa Segredifesa – di condurre pure attività “contrattuale” apponendo la propria firma su un’offerta e/o un contratto per la fornitura di beni e servizi militari dell’industria nazionale ad un Passe estero. In questo modo una commessa militare non solo riceverebbe il supporto del Governo, ma avrebbe sin da subito il sigillo formale della garanzia governativa, fattore sempre più richiesto dagli Stati acquirenti, in particolare quelli fuori dal circuito di alleanze strutturate come la NATO. Se veramente si dovesse ultimare questo processo, un esito che RID auspica fortemente, l’export militare italiano ne trarrebbe un enorme beneficio e l’Italia si metterebbe al pari degli altri grandi Paesi del mondo.

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anteprima logo RID Canada, riparte l'acquisizione del nuovo caccia

In una nuova puntata della “querelle” riguardante la scelta del nuovo caccia, il 23 luglio il Canada ha ufficialmente inviato una RFP (Request For Proposal) per il requisito riguardante 88 nuovi caccia multiruolo che andranno a sostituire la flotta di 85 CF-188A/B HORNET che rappresentano la spina dorsale della Royal Canadian Air Force, assieme ai 25 F/A-18A/B ex australiani, 2 dei quali consegnati lo scorso gennaio. Alla richiesta dovrebbero rispondere i soliti candidati - Airbus con l’Eurofighter, Boeing con il SUPER HORNET, Lockheed Martin con F-35A JSF e Saab con il JAS-39E GRIPEN – che avranno la possibilità di essere presentati in 2 fasi: la prima, preliminare, è prevista entro il prossimo autunno, mentre la seconda, definitiva, con scadenza nella primavera 2020. Ulteriori dettagli su RID 10/19.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa Missione in Lettonia: terminato l'intenso ciclo addestrativo

Il contingente italiano schierato nella missione in Lettonia presso la base di ?daži ha appena concluso il ciclo addestrativo denominato "Reaper Prime" sviluppando una serie di attività addestrative individuali con l'impiego dei VCC80 Dardo e dei carri armati C1 Ariete, in bianco e a fuoco, nonché degli assetti logistici schierati in teatro, con lo scopo di preparare le unità per un successivo impiego congiunto in attività addestrative con altri Paesi dell'Alleanza Atlantica.

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anteprima logo Esercito Italiano Esercitazione "Precise Response" 2019

Si è conclusa in questi giorni la Precise Response 2019 (PR19), la principale esercitazione programmata dalla NATO presso la base militare di SUFFIELD (Canada) per la condotta di attività live agent CBRN.

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Partita da Taranto il 13 luglio e inserita dallo scorso 20 luglio nel dispositivo navale europeo dell’operazione di contrasto alla pirateria “Atalanta”, la fregata Antonio Marceglia ha assunto oggi in porto a Gibuti il compito di flagship della Task Force aeronavale.  

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Venerdì 19 agosto, per la prima volta dalla nascita dell’International Flight Training School presso il 61° Stormo di Galatina (LE), è stata interamente pianificata un’attività addestrativa di volo della Fase IV utilizzando unicamente il Training Management and Information System (TMIS), l’avanzato software gestionale sviluppato dalla Divisione Velivoli di Leonardo S.p.A. con la collaborazione diretta del Comando Scuole dell’Aeronautica Militare.

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