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anteprima logo RID Il DEFIANT completa i test del requisito FLRAA

L’elicottero SB-1 DEFIANT ha completato con successo i test relativi ai profili di missione previsti dal requisito FLRAA (Future Long-Range Assault Aircraft) dell’US Army. Il velivolo, dimostratore tecnologico in sviluppo congiunto da Lockheed Martin/Sikorsky e Boeing, ha eseguito l’ultima fase di prove riguardanti agilità, flessibilità e capacità di sopravvivenza, nello specifico l’esecuzione di operazioni di volo a bassa quota e atterraggi in aree ristrette. Le prime hanno previsto virate con inclinazione fino a 60° miste a profili di volo livellati ad alta velocità – fino a 236 nodi, sebbene in precedenti test siano stati raggiunti i 245 nodi – con decelerazioni rapide per raggiungere hovering, anch’essi livellati, che consentissero il mantenimento della situational awareness dell’area di atterraggio durante l’avvicinamento e la fase di discesa finale, quest’ultima quasi totalmente effettuata in assetto verticale a causa delle dimensioni estremamente ristrette del punto d’atterraggio. Il mantenimento dell’intero campo visivo di tale area durante le suddette fasi risulta uno dei requisiti determinanti del programma FLRAA, in discontinuità con il tipico approccio seguito dagli attuali elicotteri d’assalto (BLACK HAWK) che, non essendo dotati di elica spingente come le macchine “compound”, nella fase di decelerazione verso l’hovering non sono in grado di mantenere un profilo di volo perfettamente livellato. In tali frangenti, infatti, l’assetto degli elicotteri “convenzionali” prevede un automatico innalzamento del muso che riduce sensibilmente la copertura visiva dell’area a ridosso del punto di atterraggio da parte dell’equipaggio. Tornando al suddetto test, per quanto sia stato effettuato con l’SB-1 DEFIANT standard, alla gara FLRAA, inserita nel più ampio programma di modernizzazione della flotta di elicotteri Future Vertical Lift del US Army, il team LM/Sikorsky-Boeing presenta il DEFIANT X che se la vedrà con il convertiplano V-280 VALOR, candidato della Bell-Textron. Rispetto alla variante base, il DEFIANT X dispone di un carrello potenziato con un nuovo ruotino anteriore a doppia ruota - assente sul DEFIANT – per migliorare la capacità di atterraggio e la stabilità su terreni sconnessi, di una segnatura termica più contenuta grazie ad una riprogettazione degli scarichi con una carenatura maggiormente “coprente” rispetto alla piastra sporgente del DEFIANT e, infine, di alcune modifiche aerodinamiche nel muso - che risulta più “appuntito” - e nella fusoliera - con l’inserimento di una carenatura dorsale maggiormente pronunciata e la modifica dei bordi d’uscita degli stabilizzatori verticali – per incrementarne la manovrabilità. Il vincitore della gara FLRAA dovrebbe essere ufficializzato entro il prossimo settembre.

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anteprima logo RID L’Egitto acquista 12 C-130J

Il Dipartimento di Stato ha approvato la vendita all’Egitto di 12 C-130J SUPER HERCULES e di sistemi radar per la difesa aerea SPS-48, già utilizzati dalle Forze Armate egiziane, tramite un contratto FMS dal valore di 2,2 miliardi di dollari. L’ordine dei velivoli, prodotti da Lockheed Martin, comprende anche 12 motori Rolls Royce AE 2100D di riserva, sistemi di navigazione GPS, sistemi MWS (Missile Warning System) e i pezzi di ricambio dei radar. Tale commessa rafforza ancora di più gli ottimi rapporti tra Stati Uniti ed Egitto, che è uno degli alleati chiave di Washington nel Medio Oriente.

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anteprima logo RID Sei M-346 per il Qatar

Il Qatar ha ordinato 6 addestratori Leonardo M-346 e 3 esemplari sono già arrivati nel Paese, come documentano alcune foto apparse sul Web, che mostrano M-346 in volo durante una parata in Qatar con distintivi ottici dell’Aeronautica Qatarina. Si tratta, in particolare, di un ordine al quale presumibilmente faceva riferimento lo stesso AD dell’azienda Alessandro Profumo lo scorso anno. I velivoli dovrebbero essere basati poi a Decimomannu, sede della International Flight School, di cui il Qatar è cliente nell’ambito di un accordo governativo e della partnership strategica che lo lega all’Italia. Ulteriori dettagli su RID 3/22.

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anteprima logo RID Gli USA cercano di accelerare per i nuovi F-16 a Taiwan

Fonti del Dipartimento della Difesa americano hanno dichiarato all’agenzia di stampa Reuters di lavorare intensamente per accelerare la consegna di velivoli F-16 FIGHTING FALCON Block 70 a Taiwan. Lo scopo è quello di rinforzare la capacità dell’Aeronautica Militare di Taipei (ROCAF) di rispondere alle continue provocazioni dei velivoli della Repubblica Popolare Cinese. Come dichiarato dallo stesso Ministro della Difesa Nazionale di Taiwan, Chiu Kuo-cheng, proprio qualche giorno fa, 39 velivoli militari della PLAAF (People’s Liberation Army Air Force) hanno violato l’Air Defence Identification Zone (ADIZ) di Taipei. Si tratta dello sconfinamento più importante, in termini numerici, mai registrato da Taiwan. Di conseguenza, la necessità della ROCAF di ricevere i nuovi caccia della Lockheed Martin, nella loro ultima versione da esportazione, rappresenta una priorità assoluta per il Governo dell’isola indipendentista come per la strategia statunitense a suo supporto. Con la consegna dei 66 F-16 Block 70, parte di una commessa del valore totale di 8 miliardi di dollari firmata nel 2019, Taiwan potrà vantare la flotta più numerosa e moderna di FIGHTING FALCON dell’Asia che, tenendo conto anche delle versioni precedenti, arriverebbe a circa 200 velivoli nel 2026. L'F-16 Block 70 è la versione più moderna, volta all’esportazione, del mitico FALCON e si differenzia dalle precedenti versioni essendo dotato di un radar AESA Northrop Grumman AN/APG-83 (anche definito Radar Scalabile Agile Beam - SABR), di un nuovo computer di missione Raytheon, di un Datalink Link 16, di display moderni nel cockpit e di un sistema di guerra elettronica avanzato. La commessa è importante perché l’attuale flotta di F-16 della ROCAF, per l’incessante attività operativa, il deterioramento delle macchine e la riduzione dei pezzi di rispetto, con una conseguente diminuzione della capacità operativa, fatica a controllare le continue violazioni dell’ADIZ. Per tale motivo l'Aeronautica stessa ha deciso di non effettuare scramble ad ogni sconfinamento dei velivoli della PLAAF.

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anteprima logo RID Lo spettro della guerra in Ucraina e le grandi manovre della NATO

Dopo mesi di manovre e “build-up” russo ai confini, e lo spettro di una guerra in Ucraina, la NATO sta correndo ai ripari cercando di mettere in campo una risposta per riportare a più miti consigli Putin. Proprio ieri è iniziata nel Mediterraneo l’esercitazione NEPTUNE STRIKE 2022 che coinvolge unità danesi, norvegesi e non solo ma, sopratutto, la portaerei americana USS HARRY TRUMAN passata per l’occasione sotto il comando diretto della NATO, in particolare di STRIKFORNATO, ovvero il Comando navale proiettabile di SACEUR ( Supreme Allied Commander Europe’s). Con la TRUMAN anche l’incrociatore classe TICONDEROGA USS SAN JACINTO. Nei giorni scorsi, altri Paesi NATO si erano già espressi circa la crisi ucraina. La Danimarca, per esempio, ha deciso di schierare una fregata nel Baltico e 4 F-16 in Lituania a supporto della missione NATO Air Policing, mentre anche la Spagna sta inviando non meglio precisate unità nel Mediterraneo Orientale e considerando lo schieramento di caccia in Bulgaria. Il Presidente Macron si è detto disponibile a inviare truppe francesi in Romania, sotto comando NATO, e pure l’Olanda dispiegherà in Bulgaria 2 F-35 a partire da aprile, sempre nel quadro della missione Air Policing. Tutto questo mentre il Pentagono ha messo in massima allerta 8.500 soldati sul suolo americano: in 5 giorni, qualora le circostanze lo richiedessero, potrebbero essere rischierati in Europa (sia nell’ambito della NATO Response Force sia esternamente a tale ambito). Insomma, la NATO sta prendendo delle contromisure per rispondere al rafforzamento del dispositivo militare russo sul confine ucraino. L’obbiettivo dell'Alleanza è duplice. Da un lato, rassicurare i Paesi membri del fianco orientale, dall’altro rafforzare il proprio deterrente segnalando a Putin che ogni eventuale iniziativa russa in Ucraina avrebbe un costo molto alto.

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anteprima logo RID Alpini e Paracadutisti Americani fianco a fianco

L’Esercitazione ALPINE STAR, svoltasi tra la Val Pusteria e il Cadore nelle prime due settimane dell’ottobre scorso, è stata l’occasione per gli alpini della Brigata JULIA e per il 4° Reggimento Aviazione ALTAIR di addestrarsi congiuntamente con elementi della 173a Brigata aerotrasportata dell’US Army. Sotto il coordinamento del Comando Truppe Alpine dell’Esercito i reparti si sono addestrati al superamento di ostacoli verticali, preparando una parete di arrampicata, e in attività di primo soccorso, con esfiltrazione dei feriti tramite BLACKHAWK.Seguiteci sul nostro Canale Telegram.

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anteprima logo RID L’USAF cambia i programmi nel Pacifico

Il Segretario per l’Aeronautica Americana, Frank Kendall, durante un suo intervento al Center for a New American Security, ha annunciato che l’USAF sta procedendo con alcuni significativi cambiamenti nei propri programmi, primo fra tutti la necessità di investire maggiormente nella protezione delle proprie basi del Pacifico dalla minaccia portata dai sistemi d’arma superficie-superficie cinesi. Infatti, il Segretario Kendall ha evidenziato un importante limite del potere aereo americano nel Pacifico, dato che in questo teatro gli Stati Uniti dipendono da poche, note e fisse, basi aeree, che sono facilmente attaccabili. Ragion per cui la Cina ha effettuato sensibili investimenti nella ricerca e sviluppo di sistemi missilistici negli ultimi 30 anni, con il risultato che, ad oggi, tali sistemi sono in grado di ingaggiare pesantemente la quasi totalità delle basi americane nell’area. Per vari decenni, l’USAF ha dato la priorità allo sviluppo di velivoli piuttosto che alla difesa delle installazioni, lasciate in molti casi ad un’improbabile force protection garantita solo dalla presenza di hangar rinforzati. Per questo motivo, l’USAF intende invece porre rimedio a questa pericolosa vulnerabilità, inserendo la protezione delle basi avanzate tra le 7 principali priorità di Forza Armata a partire già dal 2022. Tale cambiamento di rotta si sviluppa principalmente su 2 linee di azione. La prima vede l’acquisizione e lo sviluppo di sistemi d’arma antimissile sempre più sofisticati, mentre la seconda pone la sua attenzione sull’applicazione di nuovi concetti operativi che prevedono un'articolata dispersione degli assetti aerei in teatro, l’uso di sistemi di mascheramento e l’utilizzo di inganni e falsi movimenti per confondere l’ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target, Acquisition and Recoinassance) avversario. Il concetto definito “Agile Combat Employment”, utilizzato nelle ultime esercitazioni dell’USAF, rappresenta un primo passo in tale direzione, con l’obiettivo di far operare le proprie forze, tramite una maggiore rotazione delle stesse, anche in installazioni secondarie al di fuori dalle 9 principali basi americane distribuite tra Hawaii, Alaska, Guam, Giappone e Corea del Sud.

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anteprima logo RID La Turchia approva la produzione in serie dell’addestratore armato HURJET

La Turchia ha avviato la produzione in serie di un primo lotto di addestratori avanzati HURJET, sviluppati dalla Turkish Aerospace. Si tratta di una decisione quantomeno strana, considerando che l’aereo – dal suo “lancio” ufficiale nel 2018 - non ha ancora mai eseguito un volo e non parrebbe esistere se non sulla carta o come simulacro. Attualmente, risulterebbe in fase di assemblaggio uno dei 2 prototipi destinati alle prove di volo che, nei programmi, dovrebbero partire verso la fine del 2022. Ad essi si aggiungeranno altri 2 prototipi riservati ai test statici. Riguardo al volo del primo velivolo di serie, invece, è stata più volte indicata la volontà di eseguirlo il 18 marzo del 2023, data estremamente importante per la Turchia perché coincide con la decisiva vittoria nella battaglia di Gallipoli contro la Royal Navy durante la prima guerra mondiale – avvenuta il 18 marzo del 1914 - senza contare che il 2023 sarà l’anno del centenario della Repubblica turca. Tornando al HURJET, secondo i programmi ufficiali il suddetto primo lotto di serie dovrebbe includere 6/7 aerei nel 2023, mentre i 2 anni successivi il rateo dovrebbe attestarsi sui 20/24 aerei l’anno. I progetti turchi prevedono lo sviluppo di una variante dedicata all’addestramento avanzato, in sostituzione degli anziani 68 T-38M e dei 12 NF-5, a cui si aggiungono gli F-5 della pattuglia acrobatica turca dell’Aeronautica turca, con configurazione in tandem degli abitacoli di allievo ed istruttore, e una versione maggiormente “combat” da attacco leggero/CAS e difesa aerea. Non è chiaro quali saranno le caratteristiche specifiche di quest’ultima configurazione. Quello che si sa è che entrambe saranno equipaggiate con un singolo motore - non è chiaro se un General Electric F404-GE-102 oppure l’Eurojet EJ200 - in grado di erogare una spinta massima pari a 17,600 libbre e garantire una velocità supersonica (Mach 1,2). L’autonomia massima dovrebbe attestarsi intorno ai 2.200 km, mentre la capacità di carico utile sarà di 6.000 libbre (poco più di 2.700 kg) trasportabili su 6 punti d’attacco, dei quali 2 posti sulle estremità alari. La struttura dovrebbe consentire l’esecuzione di manovre brevi tra +8g e -3g, con capacità di manovre maggiormente sostenuto fino a 5,5 g. Sarà dotato di comandi digitali fly-by-wire e in grado di essere rifornito in volo. Entrambe le varianti verranno sviluppate con l’obiettivo di ritagliarsi una fetta di mercato nel settore AJT/LIFT e addestratori armati puntando su un costo, teoricamente, più contenuto rispetto agli attuali leader del settore M346 e T-50. Si è parlato anche di una versione imbarcata per possibili utilizzi sulla LHD ANADOLU. Tale prospettiva, tuttavia, appare quantomeno improbabile, tenuto conto della totale impreparazione turca nella progettazione di componenti critiche per un velivolo con simili caratteristiche – vedasi, ad esempio, il carrello – nonché del futuro probabilmente segnato della nave, destinata al ruolo di portadroni.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa UCRAINA, GUERINI: "FAREMO LA NOSTRA PARTE. DETERRENZA SOSTENENDO IL DIALOGO"

Nella crisi ucraina l'Italia farà la sua parte al fianco della Nato. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini lancia un segnale chiaro: «L'Alleanza ha previsto un rafforzamento delle misure di deterrenza sul proprio fianco est a cui anche l'Italia partecipa nell'ambito di dispositivi di operazioni e missioni già autorizzate dal Parlamento. Se saranno assunte ulteriori decisioni, sempre all'interno della strategia Nato di deterrenza, l'Italia darà il suo ulteriore contributo e farà la propria parte, riaffermando il valore della coesione dell'Alleanza innanzitutto rassicurando i Paesi membri sul fianco est».

 

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anteprima logo Esercito Italiano Cambio del Direttore dell'Ufficio Tecnico Territoriale Armamenti Terrestri

Si è tenuta in data odierna, presso l’Ufficio Tecnico Territoriale Armamenti Terrestri di Nettuno (Roma), Ente che ha il compito di gestire i contratti di approvvigionamento dei materiali d’armamento per le Forze Armate e di svolgere attività balistiche sperimentali, alla presenza del Tenente Generale Paolo Giovannini, Direttore della Direzione degli Armamenti Terrestri, la cerimonia di avvicendamento nella carica di Direttore dell’Ente tra il Colonnello ing.t.ISSMI Roberto Di Costa, Direttore cedente e il Colonnello ing.t.ISSMI Dario Porfidia Direttore subentrante. 

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Oggi, venerdì 21 gennaio 2022, 7 marinai hanno ricevuto l’ambito “basco verde” diventando a tutti gli effetti incursori della Marina Militare, in una cerimonia svoltasi presso il Comando Subacquei e Incursori (Comsubin) della Marina Militare alla Spezia, alla presenza del Sottosegretario alla Difesa, Senatore Stefania Pucciarelli, del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, del Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio di squadra Enrico Credendino, e di autorità civili e militari. Presente alla cerimonia anche la signora Irene Birindelli, figlia della Medaglia d’oro al valor militare Ammiraglio Gino Birindelli, padre fondatore dell’incursione navale e del Comando Subacquei e Incursori. Grazie alle possibilità offerte dai vari concorsi ufficiali, sottufficiali e volontari in ferma prefissata, 49 giovani hanno potuto affrontare l’impegnativo corso formativo della durata di circa un anno caratterizzato da 4 fasi distinte, durante le quali gli allievi ricevono l’adeguata preparazione fisica e professionale di base necessaria a condurre operazioni subacquee, anfibie e terrestri. Solo 7 sono riusciti a concludere il 72° Corso ordinario incursori: “non esiste in Forza armata un percorso talmente selettivo e questo rende la misura dell’impegno e della devozione necessari, per raggiungere questo ambito traguardo” ha ricordato l’Ammiraglio Credendino. 

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Nell'ambito del dispositivo di sicurezza messo in campo dal Ministero della Difesa per il G20, il personale ed i velivoli dell'Aeronautica Militare hanno contribuito in particolare alla salvaguardia dello spazio aereo su Roma

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