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anteprima logo RID L’Aeronautica Argentina

Come per la maggior parte delle altre Forze aeree sudamericane, anche in Argentina l’impiego militare del più pesante dell’aria avvenne alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, con la creazione nel 1912 di una Escuela de Aviación Militar presso il Campo de Mayo di Buenos Aires, dove già nel 1910 era stata realizzata una pista di volo. Tra il 1919 e il 1921 furono attivati, all’interno dell’Esercito e della Marina, e sulla falsariga di quanto avveniva negli altri Paesi, reparti aerei militari, mentre nel 1945 veniva creata una Forza Armata autonoma, la Fuerza Aérea Argentina (FAA). La nuova realtà aeronautica crebbe rapidamente: e mentre venivano realizzate nuove infrastrutture, e acquisito materiale moderno, la FAA fu anche la prima Aeronautica Sudamericana a transitare, nel 1947, su aerei a getto, grazie ai Gloster METEOR inglesi. Nel frattempo, veniva accumulata una discreta esperienza operativa. In primis con il coinvolgimento delle forze aeree nazionali (comprese quelle di Esercito e Marina) nei numerosi sommovimenti interni che scossero il Paese per un trentennio: come il bombardamento effettuato da 30 aerei su Plaza de Mayo durante un fallito golpe nel giugno 1955, o le azioni aria/aria e aria/terra svoltesi durante la successiva rivolta che 3 mesi dopo cacciò Peròn dalla Casa Rosada; senza contare la partecipazione alle operazioni COIN durante la guerriglia degli anni ’70. Nel 1982 la FAA (sempre supportata dalle Forze aeree di Esercito e Marina) veniva infine impegnata in un moderno conflitto aeronavale, e contro un avversario d’élite, ossia il contingente aereo inglese fornito da RAF e Fleet Air Arm per la riconquista delle Falkland. Pur subendo gravissime perdite, i piloti argentini (dell’Aeronautica, della Marina), ai comandi per lo più di aerei ancora validi benché operanti al limite della propria autonomia, misero a segno la maggior parte dei successi tattici conseguiti da Buenos Aires durante la breve ma intensa campagna bellica, affondando e danneggiando numerose navi e abbattendo diversi velivoli.

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anteprima logo RID I missili anti-nave supersonici

Se si considerano i missili anti-nave in servizio nel mondo, una delle prime osservazioni riguarda la disparità delle velocità. Le Marine occidentali continuano a basarsi prevalentemente su missili subsonici, spesso evoluzioni tecnologiche di modelli nati negli anni '70. Al contrario, Cina, India e Russia (e Iran…) mostrano una significativa attenzione per i missili supersonici, che schierano in gran numero e, ancor più importante, continuano a sviluppare nuove armi supersoniche ed ora anche ipersoniche (oltre 5 Mach). Si assiste ad una vera e propria proliferazione, con numerosi modelli di missili anti-nave supersonici che vengono proposti sul mercato, sia per l’esportazione che per il Paese produttore, e con l’intera gamma d’impiego per quanto riguarda le piattaforme di lancio: aerei, navi di superficie, sottomarini, batterie costiere. La differenza operativa è significativa, specie per quanto riguarda i tempi a disposizione della difesa per la scoperta, identificazione e per sviluppare una reazione efficace. Un missile subsonico occidentale (EXOCET, HARPOON, TESEO, ecc.) impiega 10 minuti per percorrere 180 km. Un missile che voli a 3 Mach percorre la stessa distanza in poco più di 3 minuti. Un missile ipersonico da 5 Mach impiegherebbe meno di 2 minuti. Il ridotto tempo a disposizione rende complesso sia l’intercetto che, soprattutto, la verifica dei risultati, eliminando quindi la parte “look” della sequenza shoot-look-shoot o shoot-shoot-look, comportando quindi un consumo di munizioni molto maggiore. L’ultima linea di difesa affidata a sistemi a cortissimo raggio tipo CIWS, operanti a 1.000-1.500 m, risulterebbe poi probabilmente inefficace, visto che anche nell’ipotesi di un colpo a segno, i rottami di un missile supersonico avrebbero un’energia cinetica tale da proseguire per inerzia fino all’impatto con la nave.

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anteprima logo RID H-6N: l’ultima evoluzione del bombardiere cinese H-6

Il web cinese si è popolato di nuove e interessanti immagini che ritraggono una ennesima evoluzione del bombardiere cinese H-6, derivato dal Tu-16 BADGER, ripresa in volo durante quelle che si ritiene siano le prove per l’imminente parata per i 70 anni della Repubblica Popolare Cinese, in programma per il 1° ottobre. La nuova variante dello H-6, prodotto dalla Xi'an Aircraft International Corporation, è l’ultima, in ordine di tempo, delle evoluzioni di questo velivolo, al centro del potere aereo cinese fin dagli anni 70. Nel 2009 era apparsa la versione H-6K, già ampiamente modificata rispetto alle precedenti e pensata per trasportare il massimo carico possibile di missili a lungo raggio antinave e da attacco al suolo. La nuova versione H-6N si caratterizza per la prominente sonda frontale per il rifornimento in volo e, soprattutto, per l’eliminazione della stiva bombe, rimpiazzata da un recesso aerodinamico destinato al trasporto semi-conformale di un grande missile ancora da scoprire. Nelle foto comparse sul web cinese, il recesso è chiaramente distinguibile ma vuoto, mentre sotto le ali il velivolo trasporta 2 missili da crociera KD-20 land-attack a lungo raggio (anche noti come CJ-20, o CJ-10K nella moltitudine di denominazioni per l’arsenale cinese) ai piloni più interni e 2 KD-63 land-attack a corto raggio (anche noti come YJ-63) ai più esterni. Il missile destinato al trasporto nel recesso di fusoliera è ancora da scoprire. Secondo alcuni rapporti si chiamerebbe CH-AS-X-13 e sarebbe un derivato aerolanciato del missile balistico con capacità antinave DF-21D. Un missile di questo tipo, lanciato da un bombardiere capace di essere rifornito in volo, rappresenterebbe una seria minaccia per le basi e le portaerei americane nel Pacifico nell’area della “seconda catena di isole”, quindi includendo Guam.

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anteprima logo RID Gli F-35 italiani in Islanda

Un Task Force del 32° Stormo di Amendola composta da 6 F-35 è stata rischierata in Islanda, presso la base di Keflavik, nell’ambito della missione di Air Policin della NATO. I velivoli hanno già iniziato l’attività di volo, mentre la FOC (Final Operational Capability) del contingente verrà conseguita ai primi di ottobre. Il velivolo dimostra così una volta di più la sua polivalenza e la capacità di operare in contesti di difesa aerea puri. Il rischieramento della Task Force del 32° Stormo durerà fino alla fine di ottobre.

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anteprima logo RID Proseguono i test del missile ipersonico DEEPSTRIKE

Secondo quanto comunicato dalla Raytheon, il missile ipersonico DEEPSTRIKE sta effettuando la fase conclusiva di test ed attività di integrazione che culmineranno con il primo volo previsto entro la fine del 2019. Va ricordato che ad inizio anno il DEEPSTRIKE aveva passato la fase di valutazione preliminare - riguardante design, sistema di guida, propulsione e testata bellica – con l’approvazione dello US Army. Successivamente, la Raytheon ha effettuato con successo un test statico del motore a razzo a combustibile solido del missile (sviluppato dalla Northrop Grumman Innovation Systems), passando alla fase successiva dello sviluppo riguardante la detonazione della testata bellica del vettore in ambiente controllato, detonazione che avrebbe superato i requisiti di performance richiesti dall’Esercito Americano. Il DEEPSTRIKE rappresenta la soluzione proposta dalla RAYTHEON per il requisito Precision Strike Missile dello US Army riguardante la sostituzione dell’ATACMS, in servizio dal 1990. L’Esercito americano prevede l’acquisizione di un sistema d’arma tattico sup-sup, che abbia una gittata superiore ai 300 km (portata massima dell’ATACMS), che possa essere utilizzato con precisione contro un’ampia gamma di bersagli terrestri (compresi quelli fortificati e quelli mobili) ed in ogni condizione meteorologica, e che sia compatibile con i sistemi M142 HIMARS ed M270A1 MRLS. Oltre alle capacità evidenziate dall’azienda riguardo all’architettura modulare ed alla manovrabilità, nonché alla gittata del missile (che oscilla tra un minimo di 60 ed un massimo di 499 km, valore probabilmente conservativo che rispettava la soglia stabilita dal Trattato INF), alla carica esplosiva (200 libbre ad alto esplosivo a frammentazione) e al sistema di guida (basato sul Flight Termination System a doppio canale GPS/INS), le caratteristiche peculiari del DEEPSTRIKE stanno nella velocità (che sarà superiore a Mach 6, quindi il doppio rispetto all’ATACMS) e, ancor più, nelle dimensioni ridotte (3,9 m di lunghezza per 43 cm di diametro e 771 kg di peso) che ne consentirebbero l’alloggiamento a coppie all’interno di un singolo pod lanciatore prodotto dall’azienda e già integrato coi veicoli trasportatori di HIMARS (2 DEEPSTRIKE ognuno, rispetto ad un singolo ATACMS) ed MRLS (4 missili ognuno, a fronte di 2 ATACMS).

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anteprima logo RID La Cina vara la prima LHD Type 075 da 40.000 t

Presso i cantieri China State Shipbuilding Corp di Hudong-Zhonghua/Shangai è stata varata la prima unità multiruolo d’assalto anfibio Type 075 della Marina Popolare cinese (PLAN). La nave, sviluppata e costruita interamente dalla CSSC, dovrebbe completare la fase di allestimento a Shangai nei prossimi 3/4 mesi, per poi effettuare le prime prove in mare a partire dalla primavera del 2020, sebbene non esistano conferme della PLAN al riguardo. Il progetto di un’unità portaelicotteri con capacità di assalto anfibio da 40.000 t è partito ufficialmente nel 2011, ma la costruzione della prima unità è avvenuta in tempi record (meno di un anno dal taglio della chiglia al varo). Peraltro, una seconda LHD gemella risulta già in costruzione, mentre si vocifera di un’ulteriore nave di maggiori dimensioni (non è chiaro se si tratterà di una Type 075A/+, o di una nuova classe). Una volta operativa, la Type 075 andrà a rafforzare sensibilmente le capacità anfibie della Marina Cinese, attualmente basate unicamente su 5 LPD Type 071 classe YUZHAO (altre 3 sono in costruzione) da 25.000 t. In attesa di eventuali conferme ufficiali sulle specifiche, la LHD (ancora senza nome) dovrebbe dislocare tra le 36.000 e le 40.000 t a pieno carico ed essere in grado di ospitare 28/30 elicotteri (tra vecchi Z-8 da trasporto pesante, i loro successori Z-20 ed i più piccoli utility Z-9, numeri enormi rispetto agli appena 4 Z-8 imbarcabili sulle LPD Type 071), movimentabili con 4 elevatori che collegheranno il ponte di volo con l’hangar. La lunghezza dovrebbe attestarsi attorno ai 250 m, per circa 30 m di larghezza. Ulteriori dettagli su RID 11/19.

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anteprima logo RID Marina, addio anche alle ultime MINERVA

Si chiude oggi 25 settembre la ultratrentennale storia delle corvette classe MINERVA, 8 relativamente potenti e sofisticate unità, costruite tra il 1984 e il 1991 per la Marina Italiana. Con la tradizionale cerimonia dell’ultimo ammaina bandiera ad Augusta, sede del COMFORPAT cui appartenevano, escono infatti di scena anche le ultime superstiti della classe, DRIADE e CHIMERA, consegnate rispettivamente nel 1990 e 1991, in posizione di RDT dal 1° aprile 2019. Entrambe appartengono al secondo lotto, seguito alle prime 4 unità ordinate nel 1982 e consegnate nel 1987-1988. Navi lunghe 87 m e da 1.285 t di dislocamento p.c., le MINERVA non si erano limitate a modernizzare la seconda linea della flotta, sostituendo altrettante vecchie corvette classi ALBATROS e DE CRISTOFARO, degli anni ’50-’60, ma imbarcavano sensori e sistemi d’arma di ultima generazione come il cannone COMPATTO da 76/62 mm, un impianto ottuplo per missili sup/aria ALBATROS/ASPIDE, 2 lanciasiluri ILAS-3 antisom trinati, mentre gli spazi disponibili erano utilizzabili per eventuali implementazioni, compresi missili antinave. Dagli anni 2000 l’armamento era stato ridotto per risparmiare contenere i costi, e le MINERVA si erano trasformate in pattugliatori armati col solo COMPATTO e 2 pezzi da 25 mm. Nel 2012 era iniziato il disarmo delle unità del primo lotto, ed entro il 2017 in 4 sono state convertite in OPV per la Guardia Costiera del Bangladesh, formando la classe LEADER. Anche le ulteriori 4 corvette radiate dal 2017 sono a disposizione per eventuale vendita sul mercato dell’usato navale.

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anteprima logo RID L’A400M verso l’aerorifornimento di elicotteri

L’A400M è un passo più vicino alla qualifica come aerorifornitore per elicotteri dopo il completamento di una prima fase di test con i nuovi tubi flessibili, sviluppati per far fronte ai problemi in termini di comportamento aerodinamico manifestatisi con il kit originario. Nel corso di 4 voli sulla Francia meridionale, un elicottero H225M ha portato a termine con successo 51 contatti “dry”, senza trasferimento di carburante. I contatti dry seguono una campagna di test di prossimità condotta nei mesi scorsi, e precedono il test finale, ovvero quello dei rifornimenti in volo veri e propri, attesi prima della fine dell’anno in corso. La certificazione finale è prevista per il 2021. I problemi aerodinamici emersi in precedenza sono stati affrontati sostituendo gli originali tubi da 24 m con nuovi tubi da 37 m che consentono agli elicotteri di mantenere una maggiore distanza dal grande velivolo. I tubi hanno una massa identica ai precedenti, ma sono ovviamente più sottili e trasferiscono una minore quantità di carburante al secondo, richiedendo connessioni dunque più lunghe. I test sono stati condotti fra 1.000 e 10.000 piedi di altitudine, a velocità di 105 nodi o superiori. Ulteriori dettagli su RID 11/12.

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anteprima logo RID Leonardo a Cybertech Europe: fare sistema per accelerare l’indipendenza digitale

Parte oggi, per il quarto anno consecutivo a Roma, Cybertech Europe (https://italy.cybertechconference.com/it), kermesse internazionale dedicata alla sicurezza digitale organizzata in collaborazione con Leonardo. 

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anteprima logo RID NATO REPMUS 2019

Grazie ad un press tour organizzato dalla NATO, RID ha potuto seguire da vicino la campagna sperimentale Recognized Environmental Picture augmented by Maritime Unmanned Systems (REPMUS 2019), in corso nell’area esercitazioni di Troia, in Portogallo (11-27 settembre). La campagna coinvolge 800 uomini da 7 paesi NATO (Belgio, Italia, Polonia, Portogallo, Turchia, Gran Bretagna e Stati Uniti) dei 14 membri che, dalla riunione ministeriale dei ministri della Difesa del 3 ottobre 2018, si sono impegnati a cooperare nell’introduzione in servizio dei sistemi unmanned ad impiego marittimo (Maritime Unmanned Systems). A supporto dei partecipanti intervengono anche i centri specializzati della NATO: il Centre for Maritime Research and Experimentation (CMRE) di La Spezia e il Centre of Excellence for Naval Mine Warfare (COE NMW) di Ostende (Belgio). Invitati pure centri di ricerca universitari e non (per esempio Università di Porto, Università delle Hawai, Office of Naval Research della U.S. Navy) e industrie (ad esempio BAE Systems, Qinetic, IAI, UAVision). Lo scopo dell’esercitazione è sviluppare e/o testare concetti operativi, requisiti ed avanzamenti tecnologici nel campo delle comunicazioni tra droni di ogni ambiente, tra di loro o con le piattaforme-madre. A tal proposito sono presenti numerosi mezzi unmanned di ogni ambiente operativo, aereo (UAV), terrestre (UGV), marino (USV) e sottomarino (UUV). Gli scenari principali delle esercitazioni comprendono la lotta alle mine (Mine Counter Measures, MCM), la guerra sottomarina, la raccolta di informazioni (ISR) e il soccorso il mare (SAR). Il cuore delle operazioni di contrasto alle mine è la nave idro-oceanografica portoghese DON CARLOS, che funge da base per i team belga, polacco, portoghese, italiano, turco e statunitense. I team si alternano nelle operazioni simulando la ricognizione delle aree marittime antistanti la località portoghese di Sesimbra alla ricerca di mine e oggetti sommersi. I materiali a disposizione includono Autonomous Underwater Vehicle (AUV) REMUS 100 (Belgio, Italia, Stati Uniti), Teledyne GAVIA (Polonia, Turchia) e alcuni mezzi autocostruiti da laboratori civili come l’istituto portoghese INESCTEC, che raggruppa un consorzio di 13 centri di ricerca in 6 località portoghesi. Una parte delle esercitazioni prevede anche la preparazione di uno sbarco anfibio a cura dei team italiano e statunitense. Lo sbarco include elementi e teleguidati aerei, navali e terrestri. Le operazioni sottomarine hanno come base principale la nave idro-oceanografica ALMIRANTE GAGO COUTINHO, gemella del DON CARLOS, che per l’occasione ospita il personale del CMRE, impegnato nei test del protocollo di comunicazione JANUS (peraltro nave ALLIANCE è ai lavori). Il nuovo protocollo mira a ridurre le comunicazioni in voce tra sottomarini e unità di superficie per via radio, preferendo invece l’invio di messaggi di testo criptati. Inoltre, JANUS permette di condividere con i sottomarini dati quali i rilevamenti AIS delle navi in zona o addirittura immagini delle stesse. L’ALMIRANTE GAGO COUTINHO è in contatto con il sommergibile portoghese TRIDENTE, classe U-214, che incrocia in zona, e che usa come relay comunicazioni il Boeing/Liquid Robotics WAVE GLIDER del CMRE, sperimentando al contempo interazioni con altri AUV. Le operazioni di superficie (navali e terrestri) sono invece condotte principalmente a partire da Panatroia, dove è stato installato un campo base, un centro comando e controllo (C2), una pista di decollo improvvisata per gli UAV e numerosi sensori (radar, elettro-ottici, elettronici). Naturalmente le operazioni di superficie si avvalgono della collaborazione delle 2 navi idrografiche, nonché della presenza della fregata portoghese ALVARES CABRAL, classe VASCO DE GAMA (tipo MEKO 200), e del cacciatorpediniere statunitense USS PORTER, classe ARLEIGH BURKE. A margine dell’esercitazione, il DDG statunitense è impegnato in alcune operazioni notturne in collaborazione con la Marina Portoghese. Secondo le indiscrezioni, si tratta di ulteriori studi sulle operazioni con AUV per la preparazione di sbarchi anfibi o operazioni speciali in ottica DMO (Distributed Maritime Operations). Nei pressi della base operano anche 2 USV della Royal Navy, il BAE Systems P950 e l’L3 Harris MAST-9, nonché numerosi gommoni di servizio ed RHIBs. Come quasi tutte le esercitazioni NATO, il risultato desiderabile è l’interoperabilità. L’esercitazione REPMUS 2019 e le edizioni successive tenteranno infatti di creare degli standard operativi che consentano di operare numeri significativi di teleguidati contestualmente ed in maniera coordinata sia in termini dottrinali che in termini tecnologici, a cominciare dalla possibilità di mettere in network droni diversi attraverso uno standard comune sulle comunicazioni. Importante anche il ruolo dell’intelligenza artificiale (AI), che permetterà di costruire sistemi di sistemi sempre più complessi ed autonomi. REPMUS 2019 non comprende ancora alcun elemento strutturale di questo genere, ma l’AI viene ripetutamente evocata come pilastro centrale dell’architettura dei sistemi futuri. Qualche elemento di AI potrebbe essere disponibile già per la prossima edizione.

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Sono giunti nelle commissioni parlamentari Bilancio e Difesa i decreti ministeriali di approvazione (per ottenere il relativo parere) di una serie di importanti programmi di procurement militari. Le discussioni dovrebbero iniziare tra oggi e domani. Ecco di seguito i programmi in questione: il missile antinave/land attack TESEO EVO (nella foto l’OTOMAT MK2 BLOCK IV ), l’unità appoggio e soccorso sommergibili per il Gruppo Navale Speciale di COMSUBIN, SDO-SURS (Special and Diving Operations - Submarine Rescue Ship  ), i sottomarini U-212 NFS ed i nuovi mezzi speciali per il GOI (Gruppo Operativo Incursori). A questi bisogna aggiungere il programma di potenziamento/aggiornamento dell’autoprotezione dei velivoli da trasporto dell’AM ed il programma di acquisizione degli UAV P1HH legato al piano di salvataggio di Piaggio Aerospace.

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anteprima logo RID A Roma parte la Cybertech 2019

Oggi, 24 settembre, è partita la due giorni di conferenze della 4a edizione di Cybertech Europe 2019, svoltasi nel centro congressi “Nuvola” a Roma, e organizzata in collaborazione con Leonardo.

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