LEONARDO
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anteprima logo RID A colloquio con l’Amm. Bisceglia

Abbiamo avuto occasione di fare una chiacchierata con l’Ammiraglio Ispettore Capo Matteo Bisceglia, Direttore degli Armamenti Navali (NAVARM) e Capo del Corpo del Genio Navale, delle Armi Navali e degli Infrastrutturali.

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anteprima logo RID Cambio di comando a COMSUBIN

Si è svolta oggi, nella storica base del Varignano (Spezia) ed alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Marina, Amm. Giuseppe Cavo Dragone, la cerimonia di cambio di comando del Raggruppamento Subacquei ed Incursori “Teseo Tesei”. All’Amm. di Divisione i Divisione Paolo Pezzutti è subentrato il Contrammiraglio Massimiliano Rossi. L’Ammiraglio Pezzutti ha lasciato l’incarico di Comandante del  COMSUBIN, al termine di un intenso periodo durato quasi 4 anni, per andare a ricoprire il ruolo di Comandante della Seconda Divisione Navale con sede a Taranto. L’Ammiraglio Rossi ha assunto il comando del reparto dopo aver già ricoperto l’incarico di Comandante del Gruppo Operativo Incursori e quello di Capo di Stato Maggiore del Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali. A margine della cerimonia, svoltasi nel consueto clima informale che contraddistingue tradizionalmente tali eventi in seno alla “famiglia” COMSUBIN, l’Amm. Cavo Dragone si è brevemente soffermato con i giornalisti presenti, tra cui anche lo Scrivente, tornando, dopo la sua audizione in Parlamento che ha preceduto la pausa estiva, sull’emergenza del personale e ribadendo il concetto che gli attuali numeri, e più ancora quelli previsti dalla Riforma Di Paola, sono insufficienti a garantire un’efficace gestione della Forza Armata, alla luce dei suoi innumerevoli impegni. Un fronte particolarmente critico è quello degli Arsenali dove in assenza di correttivi, ai quali la Difesa sta lavorando, si rischia di arrivare al 2024 “ad un punto di non ritorno”. Infine, il Capo di Stato Maggiore della Marina ha voluto rimarcare ancora una volta l’importanza e la strategicità del mare per un Paese come l’Italia assicurando che la Marina Militare farà di tutto per divulgare certi concetti e per far crescere una più attenta percezione da parte dell'opinione pubblica sui grandi temi della marittimità.

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anteprima logo RID Elettronica partecipa a Women 4 Cyber

Oggi alla Camera dei Deputati si è svolta una iniziativa intitolata Cyber parità”, dedicata alle opportunità per le donne nel cyber e nelle professioni ad alto contenuto tecnologico, promossa dalla Vice Presidente della Camera on. Mara Carfagna a cui hanno partecipato: il Ministro per le pari opportunità Elena Bonetti, il direttore della polizia postale Nunzia Ciardi il direttore delle cyber policy del Ministero degli affari esterni del governo olandese Carmen Gonsalvesil direttore della Digital Society, Trust Cybersecurity DG Conect della Commissione europea Despina Spanou, il Vice Presidente della Luiss Paola Severino, il Presidente della Conferenza dei rettori Gaetano Manfredi e Domitilla Benigni, Direttore Generale di Elettronica e founding member di Women4Cyber.

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anteprima logo RID Primo volo per l'MQ-25 STINGRAY

L'UAV cisterna (con capacità di ricognizione e attacco secondarie) Boeing MQ-25 STINGRAY ha effettuato il primo volo dall'aeroporto MidAmerica di Mascoutah, Illinois. Il test ha avuto una durata di 2 ore ed è stato controllato dai piloti collaudatori di Boeing. L'obbiettivo era condurre una prima valutazione sulle modalità di rullaggio e decollo e sulle funzioni basiche di volo. Lo STINGRAY opererà come noto dalla portaerei americane per rifornire in volo SUPER HORNET, GROWLER ed F-35C ed estenderne di conseguenza l'autonomia. Quest'ultimo è sempre stato un problema dei velivoli imbarcati che devono ricorrere o alle aerocisterne dell'USAF o alle pratiche di "buddy-buddy". Ulteriori dettagli su RID 11/19.

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anteprima logo RID Consegnato a Vergiate il 1000° AW139

Quando ha preso il via il programma, alla fine degli anni 90, “l’obiettivo di progetto era di 400 esemplari, e oggi siamo qui a celebrare la consegna del 1000° AW139, un’eccellenza del Made in Italy” ha dichiarato Alessandro Profumo, Amministratore Delegato di Leonardo, nel corso della cerimonia che ha visto il Gen.C.A. Giuseppe Zafarana, Comandante Generale della Guardia di Finanza, ritirare dalle mani di Gian Piero Cutillo, Managing Director di Leonardo Elicotteri, le chiavi del GdF 414, uno dei 12 elicotteri AW139 ordinati dal Comparto Aeronavale del Corpo.

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anteprima logo RID Attacco all’Arabia Saudita: nuovi dettagli

Dopo la conferenza stampa di ieri del Ministero della Difesa saudita, nuovi e più chiari dettagli stanno emergendo sulle dinamiche dell’attacco alle raffinerie Aramco di Abqaiq e Khurais. L’attacco è stato condotto da 18 droni kamikaze e 7 missili da crociera, ma 3 di questi ultimi hanno mancato l’obbiettivo ricadendo nel deserto. La Difesa saudita ha inoltre mostrato video e foto molto dettagliate dei rottami dei missili e dei droni che ci hanno permesso di coglierne alcuni dettagli. Secondo la nostra analisi, come dimostrerebbero i particolari del motore e della sezione posteriore, i missili da crociera impiegati sarebbero i Quods-1. Quest’ultimo è una variante modificata più piccola dell’iraniano SOUMAR, accreditata di una gittata compresa tra i 600 ed i 700 km (contro i 1.300 del SOUMAR, che è una sorta di reverse engineering del missile russo Kh-55). Ciò, di fatto, esclude un eventuale impiego del QUODS-1 da parte degli Houthi, considerando che tra il nord dello Yemen e i 2 obbiettivi la distanza è superiore ai 1.200 km. L’ipotesi più probabile è che il missile sia dunque stato lanciato dal sud dell’Iraq, visto che le distanze sarebbero compatibili con la gitta del QUODS-1, escludendo l’ipotesi del lancio dal sud dell’Iran che avrebbe implicazioni ovviamente più gravi e che porterebbero direttamente all’Iran. L’attacco potrebbe pertanto essere stato lanciato dalle milizie sciite irachene filo-iraniane, magari con l’assistenza degli elementi della Forza Quods dei Pasdaran, e potrebbe anche essere stato una ritorsione contro i recenti attacchi israeliani in Iraq visto che è presumibile che i velivoli con la Stella di Davide utilizzino lo spazio aereo saudita per condurre tali raid. Nel briefing sono stati inoltre mostrati dei rottami di un UAV con ala a delta che a nostro avviso dovrebbe essere dello stesso tipo di quelli lanciati nel maggio scorso contro la stazione di pompaggio petrolifera saudita di Afif. Anche in questo caso l’attacco sarebbe attribuibile ad una milizia filo-iraniana irachena. La cosa curiosa, che indirettamente confermerebbe la matrice irachena dell’attacco ad Abqaiq, è che gli Houthi dopo il briefing della difesa saudita hanno condotto una conferenza stampa in cui hanno mostrato delle foto satellitari degli obbiettivi, secondo il portavoce del gruppo riprese prima dell’attacco da un loro drone, che in realtà sarebbero vecchie immagini del 2018 scaricate da Google Earth e riarrangiate. Inoltre, il portavoce degli Houthi avrebbe parlato di un nuovo drone impiegato nell’attacco senza però fornire immagini o video, una circostanza in netto contrasto con la “comunicazione” del gruppo che è solito mostrare i “gioielli” del proprio arsenale. L'altra conferma della "pista irachena" sarebbe l'attacco aereo condotto nell'area di Qaim, al confine con la Siria,  contro il Quartier Generale di una milizia filo-iraniano, attacco che sarebbe stato condotto proprio dall'Aeronautica Saudita. La situazione in tutta la regione, dunque, resta incandescente e appesa al filo della guerra.

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anteprima logo RID L’F-35 come sensore anti-balistico

La Missile Defense Agency statunitense, in collaborazione con USAF e con gli Skunk Works di Lockheed Martin, ha portato a termine una dimostrazione che ha visto l’F-35 fungere da sensore d’allarme anti-balistico volante. Nel test, denominato Project RIOT, l’F-35 ha usato i suoi sensori per individuare il lancio di un missile a lungo raggio ostile, prima di trasmettere l’informazione ad un velivolo da ricognizione ad altissima quota U-2 e ad una stazione di controllo terrestre pensata per operazioni Multi Domain. Il Project RIOT ha permesso a Skunk Works e all’Air Force Life Cycle Management Center di Hanscom Air Force Base, nel Massachusetts, di dimostrare che, attraverso l’uso di standard comuni hardware e software, è possibile introdurre in servizio nuove capacità operative in tempi molto ridotti. In meno di 4 mesi, il progetto ha dimostrato il potenziale dell’F-35 come sensore volante da allarme anti-balistico ed ha aperto nuovi collegamenti dati fra piattaforme di vecchia e nuova generazione. L’U-2, che pure nel recente passato era stato ad un passo dal ritiro dal servizio attivo, ha confermato di essere una macchina flessibile che, grazie alle significative capacità di carico, può adattarsi a nuovi ruoli, in questo caso come snodo di comunicazione capace di mettere in comunicazione, oltre l’orizzonte, un F-35 e una stazione di comando a terra (Multi Domain Ground Station). Il Project RIOT ha fatto uso dell’Universal Command and Control Interface dell’USAF e di sistemi di missione di tipo aperto per limitare i tempi e i costi di sviluppo. Ulteriori approfondimenti su RID 11/19.

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anteprima logo RID Il primo TYPHOON con insegne del 51° Stormo

Nel futuro del 51° Stormo di Istrana c'è l’Eurofighter TYPHOON, dopo che già da oltre 2 anni sulla base opera una cellula di allarme su 2 TYPHOON. Lo ha confermato il Capo di Stato Maggiore dell’AM, Gen. Alberto Rosso, durante il raduno per gli 80 anni del reparto ed i 30 di servizio dell’AMX, prossimo ad uscire di servizio. Per l’occasione un TYPHOON è stato mostrato con le nuove insegne di reparto. Il 51° tornerà così ad essere un reparto da caccia. Ulteriori approfondimenti su RID 11/19.

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anteprima logo RID La Corea del Sud aumenta le spese militari

Secondo la proposta di budget presentata dal Ministero della Difesa sudcoreano, per il 2020 viene richiesto un incremento degli stanziamenti del 7,4% (50,1 triliardi di won, pari a 38,4 miliardi di euro) rispetto a quanto ottenuto nel 2019 (46,7 triliardi). Viene auspicato, inoltre, che tale valore venga mantenuto relativamente costante (oscillando tra un massimo dell’8% ed un minimo del 6%, il doppio ed oltre rispetto alla crescita prevista del PIL, pari al 3%) nel Midterm Defense Plan 2020-2024, il piano quinquennale di stanziamenti per la Difesa da 290,5 triliardi di won (circa 223 miliardi di euro), quest’ultimo presentato lo scorso 14 agosto, seguito dalla richiesta per il 2020 pubblicata il 28. Secondo i programmi, l’8% del budget del MDP andrebbe indirizzato verso il settore acquisizioni e ricerca e sviluppo di sistemi d’arma e mezzi di produzione indigena. Tra questi, circa 1 triliardo di won dovrebbe andare al progetto riguardante il caccia di 5ª generazione KF-X. Cifra che rappresenterebbe un incremento superiore al 50% rispetto ai 664 miliardi stanziati nel 2019 per il KF-X, valore che, a sua volta, era sotto la media di spesa stabilita nel piano 2016-2026 per lo sviluppo del nuovo caccia, in cui venivano previsti 8,82 triliardi di won, pari ad una media di circa 800 miliardi all’anno. Tali fondi sono considerati da molti insufficienti, soprattutto tenendo conto del fatto che la quota annuale riservata all’Indonesia, pari al 20% dei costi di sviluppo, è stata spesso pagata con grossi ritardi. Le ambizioni tecnologiche della difesa sudcoreana, tuttavia, non sono limitate al KF-X. Il piano di spesa quinquennale, infatti, prevede stanziamenti destinati allo sviluppo del sistema di difesa aerea e antimissile L-SAM (per i quali vengono richiesti 150 miliardi di won – 115 milioni di euro) da schierare entro la fine del 2024, nonché quello riguardante nuovi ordigni in filamenti di grafite – destinati ad essere impiegati per la neutralizzazione di centrali elettriche tramite corto circuito – e ad energia elettromagnetica, senza dimenticare la continuazione nella produzione di missili da crociera land-attack della serie HYUNMOO-3 e BORAMAE. Ulteriori approfondimenti su RID 11/19.

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anteprima logo RID LYNX e REDBACK si sfidano in Australia

L’Australia ha scelto i 2 veicoli che si sfideranno nella prossima fase di valutazioni per il programma LAND 400 Phase 3, che porterà all’acquisizione del primo vero Infantry Fighting Vehicle (IFV) mai impiegato dall’Esercito Australiano, per rimpiazzare gli attuali APC tipo M113AS4. I team in gara erano 4: Rheinmetall con il suo nuovo KF41 LYNX; la sudcoreana Hanwha con l’AS21 REDBACK, BAE Systems con il CV90 e General Dynamics con l’AJAX. A sfidarsi saranno ora l’AS21 REDBACK e il KF41 LYNX. Nella Richiesta del 24 agosto 2018 ai team coinvolti, il Ministero della Difesa australiano aveva indicato 281 “Direct Fire High Survivability Lift (DFHSL)”, ovvero varianti “combat” da primissima linea che includono 232 veicoli da combattimento per la fanteria, 21 posti comando, 19 veicoli per controllo del tiro d’artiglieria e supporto aereo e 9 veicoli da ricognizione per il Genio. Di questi, 260 avranno una torre biposto con mitragliera da 30 mm, mentre i posti comando saranno armati più leggermente. A questi si aggiungono 119 varianti supporto: 24 ambulanze, 22 veicoli recupero, 25 veicoli riparazioni, 31 veicoli per genieri e 17 veicoli da “supporto alla manovra”. Questi veicoli servono a rimpiazzare la flotta M113AS4 che include 266 APC, 38 veicoli riparazioni, 12 veicoli recupero, 15 ambulanze, 43 posti commando, 50 veicoli logistici corazzati e 21 porta-mortaio. Tutti i dettagli su RID 11/19.

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anteprima logo RID Attacco all'Arabia Saudita: una valutazione

L’attacco subito dall’Arabia Saudita contro le strutture Aramco per la raffinazione del petrolio e lo stoccaggio di gas di Abqaiq (la più grande al mondo in termini di produzione petrolifera) e Khurais ha ancora diversi punti oscuri. In primis, ancora non è chiaro chi siano i responsabili. Se si analizzano gli avvenimenti più recenti, i principali indiziati risulterebbero i ribelli yemeniti Houthi, che hanno colpito diverse volte, e quasi sempre indisturbati, basi aeree e strutture sensibili in territorio saudita. Peraltro, gli Houthi hanno rivendicato l’azione. Negli ultimi mesi, tuttavia, i Pasdaran hanno sensibilmente incrementato le proprie attività di supporto logistico e militare in favore delle milizie sciite irachene (Hashd al-Shaabi e Kata’ib Hezbollah) unite nelle cosiddette “Unità di Mobilitazione Popolare”. Proprio alla luce del rinnovato coinvolgimento iraniano in favore di tali entità, peraltro, nelle ultime settimane l’Aeronautica Israeliana ha effettuato 2 raid contro alcune strutture destinate allo stoccaggio di razzi con kit di precisione e di missili balistici tattici a corto raggio FATEH-110, consegnati dall’Iran alle UMP. Anche la dinamica della possibile ricostruzione del raid è difficile da chiarire. Secondo le immagini satellitari, l’azione sembrerebbe essere stata molto precisa e complessa. Gli Americani sostengono che la direzione dell’attacco sarebbe stata nordoccidentale. Di per sé ciò non significa nulla poiché sia i droni che in misura minore i missili cruise possono seguire profili diversi nella loro porzione terminale d’attacco per confondere le difese. Tuttavia, l’ipotesi di una provenienza dall’Iraq non è da scartare considerati alcuni indizi: un video girato da un civile kuwaitiano, in cui si percepisce il passaggio di oggetti volanti non identificati in direzione est-sudest; il decollo, dopo meno di 3 ore dagli attacchi, di un velivolo AEW&C Saab-2000 del 60° Squadrone dell’Aeronautica Saudita che ha effettuato una missione di pattugliamento dello spazio aereo a ridosso del confine con l’Iraq, monitorando il possibile arrivo di ulteriori minacce; infine, la mobilitazione generale della difesa aerea kuwaitiana a meno di 24 ore dal raid. Tali elementi non implicano necessariamente l’esclusione degli Houthi dai possibili responsabili, tenuto conto che già in altre 2 occasioni, nel 2018, i ribelli furono in grado di effettuare raid dal territorio iracheno, seppur in scala decisamente ridotta rispetto all’attacco del 14 settembre, con l’aiuto delle UMP. L’attacco contro Abqaiq e Khurais sarebbe stato comunque effettuato tramite l’utilizzo combinato di non ben identificati droni circuitanti “a perdere” (SAMMAD-3?) e missili cruise HOVAYZEH e QUDS-1 (varianti derivate dall’iraniano SOUMAR), probabilmente alleggeriti della testata bellica per aumentare la capacità di carico del propellente ed incrementarne la gittata. Il totale dovrebbe essere di almeno 20-40 velivoli/missili, considerando i 19 punti d’impatto rilevati sui siti di Abqayq e Khurais (in quest’ultimo sono state danneggiati alcune strutture ed è stato rinvenuto un missile nel deserto a nordovest dell’hub, precipitato probabilmente per motivi tecnici). Detto questo, nonostante la quantità e qualità di mezzi messi in campo, la realtà dice che il Regno saudita non riesce a concludere a suo favore il conflitto in Yemen - anzi gli Houthi continuano a colpire postazioni militari saudite quasi indisturbati - e, in generale, a proteggere il proprio spazio aereo da minacce simmetriche (missili cruise/balistici) e asimmetriche (droni). Ciò indica un’incapacità in primis dottrinale, nonché nell’addestramento e nel corretto utilizzo degli avanzati sistemi d’arma a disposizione. Tuttavia bisogna pur osservare che tecnicamente sistemi come i PATRIOT o gli HAWK a disposizione dei Sauditi sono stati concepiti per la difesa aerea e missilistica “tradizionale” (aerei, missili balistici e missili standoff lanciati da aerei) ed hanno delle difficoltà ad intercettare droni e missili da crociera in volo a bassissime quote, per i quali sono necessari soprattutto sistemi terra-aria a corto raggio, sistemi di guerra elettronica ed un’allerta ridondante e stratificata comprendente radar in bada X, UAV e palloni aerostati. La seconda lezione è che se confermata la pista irachena o yemenita, verrebbe ancora una volta dimostrato il salto di qualità compiuto da organizzazioni e gruppi irregolari sempre più capaci militarmente ed operativamente, non solo grazie al supporto di “patroni” esterni, ma anche grazie alla diffusione orizzontale di tecnologie via, via più accessibili.

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anteprima logo RID La nuova DG Difesa dell’UE

La Commissione Europea guidata da Ursula von Der Leyen vedrà come commissario al Mercato Interno la francese Silvye Goulard, europeista di lunga data e designata da Emmanuel Macron dopo la sua (molto breve) esperienza come Ministro della Difesa. Proprio la difesa entra, per la prima volta nella storia dell’UE, nel portafoglio del Commissario Goulard incaricato di gestire la politica industriale dell’Unione, insieme allo spazio e agli investimenti nel settore digitale. Un portafoglio che si avvarrà nel 2021-2027 dei 13 miliardi di euro previsti per lo European Defence Fund (EDF) e dei 16 miliardi a bilancio per le attività spaziali. Si compie così quel processo iniziato 13 anni fa con i primi finanziamenti UE alla ricerca in ambito sicurezza e dual-use, proseguito con le direttive del 2009 sul mercato della difesa, e fortemente accelerato nel 2016, complice la Brexit, con il varo dei programmi preparatori dell’EDF. Un processo di europeizzazione, e per certi versi di comunitarizzazione, della politica industriale nel campo della difesa, oltre che dell’aerospazio e sicurezza. Si tratta di un processo oggi molto rilevante per gli stati membri che hanno un’industria nazionale della difesa e la volontà di svilupparla, in termini di innovazione tecnologica ed export, nonché di mantenere una certa sovranità operativa e tecnologica sugli equipaggiamenti per le proprie forze armate. Non a caso quindi la Direzione Generale Industria della Difesa e Spazio è sotto la responsabilità di una politica francese – sebbene la persona del Direttore Generale debba essere ancora designata, e per prassi non dovrebbe avere la nazionalità del Commissario di riferimento. Una scelta strategica, anche considerando che von Der Leyen è stata per 6 anni Ministro della Difesa e che ha presentato la sua Commissione come “geopolitica” - oltre che ovviamente “guardiana del multilateralismo”. Vi è quindi una convergenza in ambito UE tra l’agenda comunitaria della Commissione e quella intergovernativa dei principali stati membri, tra l’europeismo che vuole una maggiore autonomia strategica per l’UE e capitali come Parigi che si vedono alla guida di tale autonomia. Stiamo parlando di un processo e di una convergenza per certi versi inevitabile dati i quasi 4 anni di assenza politico-strategica di Londra dal quadro geopolitico del Vecchio Continente, con una Brexit dall’esito ancora incerto ma che già ha prodotto un’accelerazione nel processo d’integrazione della difesa europea. Anni di straniamento degli Stati Uniti di Donald Tramp da buona parte delle leadership europee – di nuovo con l’incertezza su un secondo mandato – che hanno lasciato più margini alle ambizioni francesi, cambiando anche la posizione tedesca. Dal punto di vista italiano l’Europa della difesa nel quadro UE è benvenuta a livello politico-strategico e militare, ma solo se accompagnata da una forte cooperazione sia con la Gran Bretagna – vedasi ad esempio l’adesione al TEMPEST – sia con gli Stati Uniti e la NATO. Ed è benvenuta a livello economico, industriale e tecnologico, con i 29 miliardi di euro sul tappeto tra difesa e spazio, ma solo se l’asse franco-tedesco non fa cappotto dei progetti più importanti e delle tecnologie più premianti. Come in altri ambiti UE, si tratta quindi oggi per l’Italia di sostenere un’Europa della difesa in linea con gli interessi nazionali promuovendo proposte e personale adeguato, a tutti i livelli, costruendo alleanze solide e progetti credibili, e influendo per tempo sui processi decisionali.

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