LEONARDO
Viaggi RID
anteprima logo Marina Italiana 5+5 defense: Conclusa esercitazione Sea Border 2019

La Sea Border è una delle più importanti esercitazioni organizzate dalle Nazioni partecipanti al programma  5+5 defense. Lo scopo di questa esercitazione è di addestrare gli equipaggi nelle operazioni di sicurezza marittima, cooperazione multinazionale e contrasto alle attività illegali, incrementando la connettività, la conoscenza reciproca e lo scambio di informazioni, anche attraverso l’utilizzo della piattaforma VRMTC (Virtual Regional Maritime Traffic Center).

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anteprima logo RID Altri 464 T-90 per l’India

Il Ministero della Difesa indiano ha concesso all’Ordnance Factory Board (OFB) un contratto per la produzione su licenza di un’ulteriore serie di 464 carri da battaglia T-90 che andranno ad aggiungersi ai circa 1600 già in servizio. La maggior parte dei T-90 BHISHMA è prodotta nello stabilimento di Avadi, nell’India Meridionale, nell’ambito di un accordo di trasferimento di tecnologia con la Russia che aveva invece fornito i primi carri completi. Questa ulteriore fornitura di T-90 dimostra ancora una volta come il carro russo sia ritenuto tuttora più affidabile del carro nazionale ARJUN, figlio di un travagliato e problematico programma trentennale.

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anteprima logo RID PESCO: approvati 13 nuovi progetti

L’Unione Europa ha approvato 13 nuovi progetti PESCO ( Permanent Structured Cooperation). Tra questi, il progetto per le European Patrol Corvette, con Italia e Francia, l’Airborne Electronic Attack (AEA), con Svezia, Spagna e Franca, per lo sviluppo di una capacità modulare multi-jamming per velivoli pilotati e non, ed il Timely Warning and Interception with Space-based TheatER surveillance (TWISTER), che mette assieme Francia, Finlandia, Italia, Olanda e Spagna, per lo sviluppo di un sistema di scoperta, tracciamento ed ingaggio idoneo a fronteggiare una minaccia missilistica sempre più complessa, sofisticata ed alla portata di tutti.

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anteprima logo RID Forze speciali e missioni all’estero

Dopo l’attacco di domenica ad un team delle nostre forze speciali in Iraq è ripartito il dibattito sulla presenza militare italiana all’estero e su ciò che effettivamente fanno le nostre forze speciali in un teatro come quello iracheno. Al solito, si tratta di un dibattito schizofrenico, fatte salve alcune eccezioni, dettato dall’emozione e dalla pancia, piu’ che dall’analisi e dalle considerazioni empiriche. Cerchiamo di fissare, allora, alcuni punti fermi. Il primo, e piu’ evidente, è che l’Italia da 30 anni a questa parte è uno dei principali fornitori di sicurezza internazionale del pianeta. Lo dicono i numeri, con migliaia di uomini schierati regolarmente in diverse operazioni all’estero. Una politica che ha permesso al nostro Paese di guadagnarsi un importante capitale in termini di credibilità e di affidabilità. Suona paradossale, ma è così: l’Italia è piu’ affidabile sul piano internazionale di una Germania, per esempio, ed è un partner costantemente ricercato. Peccato che questo capitale venga sistematicamente non utilizzato dalla sua classe politica e ignorato dal sistema mediatico, al di là, lo ripetiamo, di alcune eccezioni. Il secondo aspetto da sottolineare è che il tanto decantato Art.11 della Costituzione va letto per intero. L’Italia, pertanto, nell’ambito del circuito di alleanze che ne caratterizzano la politica estera opera per garantire la sicurezza e la pace, ma la pace non è un dono di Dio calato dall’alto, ma una condizione benefica che alle volte va creata e mantenuta, soprattutto quando si ha che fare con “galantuomini” come lo Stato Islamico, Al Qaeda o chi per loro. Terza considerazione: il ruolo delle forze speciali. In Iraq, I nostri uomini del “comparto” - lo ricordiamo: uno dei migliori al mondo senza ombra di dubbio - conducono, su richiesta del Governo di Baghdad e nell’ambito di una missione che gode della piu’ ampia copertura possibile in sede ONU, una delle loro 3 missioni istituzionali: la cosiddetta MA (Military Asssistance). Si tratta di una missione in supporto delle componenti di élite della controparte - leggi Counter Terrorism Service ed Emercency Response Division iracheni e Special Tactci Unit curda – volta ad indirizzarne e plasmarne la condotta di comando ed operativa nel contrasto ad una minaccia interna di tipo esistenziale, nella fattispecie la minaccia rappresentata dallo Stato Islamico. Stiamo, dunque, parlando di una missione a carattere strategico che comprende il training, il supporto alla pianificazione, il supporto informativo e d’intelligence, il JTAC (Joint Terminal Air Controller, controllo e guida terminale agli attacchi aerei) e l’orientamento/accompagnamento delle unità della controparte sul campo nelle loro attività di pattugliamento e/o controllo del territorio. E’ chiaro che in quest’ultimo caso i rischi ci sono, ma il nostro personale è comunque autorizzato a rispondere, seguendo regole d’ingaggio ben definite, in caso di imboscate o attacchi.

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anteprima logo RID Prima uscita in mare del THAON DI REVEL

Oggi, nelle acque antistanti il Muggiano (La Spezia), il Pattugliatore Polivalente d’Altura (tipo PPA Light) THAON DI REVEL ha iniziato le prove in mare effettuando la primissima uscita.

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anteprima logo RID L’USAF procede con lo sviluppo del MSDM

Con un finanziamento di 350 milioni di dollari, l’Air Force americana ha ufficialmente avviato l’iter per la seconda fase di sviluppo del progetto MSDM (Miniature Self-Defense Munition) riguardante la progettazione di un nuovo mini intercettore antimissile aviolanciato. 

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anteprima logo RID F-35 e F-22 “parleranno” attraverso un nuovo datalink

A partire dal prossimo mese l’USAF testerà una prima variante di un nuovo datalink che consentirà ad F-22 ed F-35 di scambiarsi informazioni in maniera criptata.

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anteprima logo RID Leonardo investe nella start-up Skydweller

Leonardo, nell’ambito della sua strategia di crescita nell’innovazione tecnologica del volo autonomo, è entrata come investor lead e principale partner industriale nella start-up statunitense/spagnola Skydweller Aero Inc. specializzata in velivoli a pilotaggio remoto a energia solare. 

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anteprima logo RID Iraq, attacco agli Italiani

Un team misto di forze speciali italiane – comprendente elementi del Gruppo Operativo Incursori (GOI) della Marina e del 9° Reggimento d’Assalto COL MOSCHIN dell’Esercito – è stato attaccato durante un’attività nella località di Palkana, tra Erbil e Kirkuk, in Iraq.

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anteprima logo RID MANGUSTA 19, la FOLGORE si addestra alla guerra ibrida

Si è appena conclusa MANGUSTA, principale evento addestrativo che interessa la Brigata paracadutisti FOLGORE. L’evento, a carattere annuale, mira al mantenimento delle capacità operative acquisite durante i precedenti cicli addestrativi o nell’ambito della partecipazione ad attività multinazionali/NATO, nonché alla verifica della capacità delle minori unità di saper pianificare, preparare e condurre attività inerenti le operazioni avioportate in un contesto di Hybrid Warfare (guerra ibrida) e coerentemente al concetto Full Spectrum Operations / Unified Land Operations. In particolare, lo scopo di MANGUSTA 19 è stato quello di pianificare, preparare e condurre un’operazione avioportata nell’ambito di una Joint Forcible Entry Operation (JFEO) condotta nelle fasi iniziali di una Joint Campaign, impiegando un’unità di livello Gruppo Tattico avioportato quale Early Entry Force in uno scenario semi permissivo, con proiezione delle forze, a seguito di ridislocazione dalla propria sede stanziale, da una o più Intermediate Staging Bases (ISB) situate al di fuori dell’Area di Operazione e con limitato supporto da parte della Nazione. Molto importante è stato anche l’aspetto dedicato all’ottimizzazione, all’integrazione e all’interoperabilità tra comandi/unità/assetti nazionali e americani, 173ª Brigata Aviotrasportata, e alla ricerca continua di sinergie con altri paesi alleati e partner. La 173ª Airborne Brigade USA costituisce in effetti da sempre il principale partner multinazionale della Brigata FOLGORE, e l’esercitazione MANGUSTA 19 ha permesso di consolidare ed implementare il livello di integrazione e interoperabilità conseguito nel corso dell’anno, attraverso le esercitazioni ALLIED SPIRIT X, IMMEDIATE RESPONSE, SWIFT RESPONSE 19 e SABER GUARDIAN 19. Nell’esercitazione è stata altresì inserita un’attività di visita a carattere addestrativo da parte di osservatori proveniente dalla Brigada Paracaidista spagnola e da unità dell’Esercito Polacco e Armeno.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa Open Skies: delegazione russa effettua un volo in Italia

Il Trattato Cieli Aperti/Open Skies, firmato ad Helsinki nel 1992, costituisce uno dei pilastri del controllo armamenti convenzionali e consente l’effettuazione reciproca di missioni di osservazione aerea sui territori degli Stati parte aderenti.

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anteprima logo RID Solo 9+1 VIRGINIA nel Block V?

Dopo diversi rinvii e ritardi, sembra che la firma sul nuovo contratto di acquisto Multi-Year per i sottomarini d’attacco classe VIRGINIA da ordinare negli anni 2019 - 2023 sia imminente, ma sorprende il numero di battelli nell’accordo. Secondo il presidente della sotto-commissione della Camera per il potere marittimo, Onorevole Joe Courtney (Democratico, rappresentante del Connecticut) e il membro Rob Wittman (Repubblicano, rappresentante per la Virginia), l’accordo prossimo al completamento riguarda infatti soltanto 9 sottomarini, con un decimo battello in opzione. Di fatto, questi numeri sono appena sufficienti a garantire il piano d’acquisizione basato sull’acquisto di 2 battelli l’anno, addirittura mettendone uno in opzione. Scompare, soprattutto, l’undicesimo sottomarino, che era stato introdotto dalla Budget Request dell’Amministrazione Trump per l’anno 2020. Il budget, ancora da approvare nella sua forma definitiva, aveva infatti aggiunto un terzo VIRGINIA da ordinare l’anno prossimo. Va sottolineato che, al momento, l’US Navy e l’industria non hanno confermato né smentito le parole dei 2 onorevoli. La Marina ha iniziato l’acquisizione dei VIRGINIA nel Fiscal Year 1998, e quello da contrattualizzare è il quinto lotto (Block V) produttivo. Il Block IV include 10 battelli ordinati fra il 2014 e il 2018, mentre 8 battelli erano stati ordinati nel Block III (2009 – 2013) ed il Block II ha incluso 5 battelli (2004 – 2008). Il Block I (4 sottomarini) era stato oggetto di un “Block Buy”, un contratto cumulativo precedente all’autorizzazione alla produzione in grande serie e quindi legalmente diverso dal Multi Year Procurement. I 3 sottomarini da ordinare nel 2020 porterebbero la classe a 33 unità, sempre che il terzo scafo (SSN-812) venga confermato. Il Block V è importante perché introduce, su tutti i battelli, importanti riduzioni alla segnatura acustica e altri upgrade. La maggior parte dei sottomarini del lotto, inoltre, sarà equipaggiata con il Virginia Payload Module (VPM), una sezione aggiuntiva di scafo con 4 grandi tubi di lancio multi-missione, simili per diametro a quelli degli SSBN, per il trasporto di droni, equipaggiamento per forze speciali oppure, più comunemente, per ospitare fino a 28 missili TOMAHAWK (7 per tubo). Aggiunti ai 12 missili TOMAHAWK già presenti in lanciatori verticali a prua di ogni VIRGINIA, questi porterebbero il totale degli ordigni a bordo a 40. Il VPM è considerato un upgrade essenziale per migliorare la cosiddetta “letalità distribuita” della US Navy e per attutire la perdita capacitiva che deriverà, a partire dal 2026, dal progressivo ritiro dei 4 SSGN classe OHIO modificata, che di missili ne possono portare fino a 154 ciascuno. A settembre, un rapporto al Congresso specificava che la Marina intendeva equipaggiare di VPM il secondo dei 2 sottomarini ordinati nel 2019, il secondo e terzo dei 3 del 2020, il secondo dei 2 del 2021 e tutti i rimanenti degli anni successivi. Nel contratto da 9+1 sarebbero 7 i sottomarini con VPM. Il rapporto specificava anche che, non essendoci stato alcun ordine Long Lead precedente per il terzo battello da ordinare nel 2020, la costruzione del medesimo andrebbe, di fatto, a procedere con date simili a quelle dei battelli ordinati nel 2023. L’aggiunta all’ultimo minuto di un battello in più, in altre parole, non può comunque comprimere i tempi di acquisizione. Con il contratto Block IV si è cercato di comprimere i tempi di costruzione a 60 mesi per battello, ma entrambi i cantieri che si dividono il programma, ovvero General Dynamics Electric Boat e Huntington Ingalls Industries’ Newport News Shipbuilding, hanno incontrato difficoltà, quasi tutte dovute a ritardi dei sub-fornitori. I sottomarini stanno attualmente venendo consegnati con ritardi di 6 o 7 mesi, e il raggiungimento dell’ambizioso traguardo dei 60 mesi è ancora lontano. La complessità rappresentata dal VPM, oltre che un costo maggiore, costiuisce un potenziale ostacolo ulteriore alla rapida acquisizione di sottomarini. La differenza fra un VIRGINIA “base” e uno allungato, in termini di costo, è stimata in circa 400 milioni (2,8 miliardi contro 3,2). I ritardi preoccupano profondamente l’US Navy, che vorrebbe mettere in linea e poi mantenere una forza di 66 battelli d’attacco. Alla fine del 2018 erano però solo 51 e, con il ritiro dei più vecchi classe LOS ANGELES, si prevede che nel 2027 si toccherà un minimo di 42.

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