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anteprima logo RID La QUEEN ELIZABETH verso gli USA per WESTLANT 19

La portaerei della Royal Navy QUEEN ELIZABETH è partita da Portsmouth per un dispiegamento di 4 mesi, denominato WESTLANT 19, durante il quale condurrà un’estesa campagna di test con i propri F-35B in vista dell’operatività attesa nel 2021. La campagna servirà a valutare l'operatività del velivolo a bordo della nave in tutti i suoi aspetti - tecnici, logistici e di supporto – in uno scenario reale. Durante WESTLANT 19, la QUEEN ELIZABETH ospiterà a bordo anche F-35B dei Marines.

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anteprima logo RID L’Aeronautica Indonesiana

Una popolazione di oltre 260 milioni di abitanti, suddivisa in 300 gruppi etnici che parlano 742 tra dialetti e lingue diversi. Una superficie di 1 milione e 900.000 km2, suddivisa in 18.307 isole, solo per il 15% abitate, e concentrata in 5 aree principali: Giava, Sumatra, Borneo centro-meridionale, Nuova Guinea e Sulawesi. Un territorio regolarmente devastato da catastrofi climatiche e geologiche (l’ultima, lo tsunami che il 28 settembre 2018 ha provocato migliaia di vittime a Sulawesi), ma che contiene nella sua pancia grandi risorse naturali, compresi vasti giacimenti di gas e idrocarburi, oltre alla più grande miniera d’oro del mondo, e alla seconda classificata per quanto riguarda il rame. Un Paese nato da una lunga guerra di indipendenza contro la potenza coloniale olandese (1945-1949), e che sino al 1999 ha registrato ben pochi anni privi di eventi bellici. Legati a conflitti interni, sino al sanguinoso putch anticomunista del 1965-1966 (ma l’insurrezione scoppiata a Papua nel 1963 prosegue tutt’ora, benché a bassissima intensità), seguito dall’ascesa al potere del trentennale regime guidato sino al 1998 dal Generale Suharto. O a pericolosi conflitti esterni: la mini-guerra con l’Olanda per la Guinea Occidentale nel 1961-1962, la Konfrontasi con la Malaysia nel 1962-1966, e l’invasione nel 1975 di Timor Est, appena abbandonata dal Portogallo, trasformatasi in un “Vietnam” protrattosi sino al 1999, creando crescenti difficoltà politiche ed economiche all’Indonesia, e rinfocolando inoltre i movimenti separatisti di Papua e Aceh. Il tutto, mentre il Governo neutralista e internazionalista di Sukarno, il padre dell’indipendenza poi destituito nel 1967, partecipava sin dal 1956 a diverse missioni di pace ONU con i cosiddetti “contingenti GARUDA”, impiegati dal Congo al Sinai, dal Vietnam alla Namibia, e dagli anni ’90 in Somalia, ex Jugoslavia, Liberia, Sudan e Libano. Basterebbe questa breve analisi della “scheda” geopolitica e militare dell’Indonesia, cui vanno aggiunti un fronte interno molto caldo apertosi con la “Guerra al terrorismo” post-11 settembre, e i contenziosi territoriali e marittimi tuttora aperti con Malesia, Filippine e – soprattutto – Cina, anche nel sempre più ribollente Mar Cinese meridionale, per dare un’idea del compito che investe le Forze Armate indonesiane. E con la sua Aeronautica, la Tentara Nasional Indonesia Angkatan Udara (TNI-AU), a fare da supporto e moltiplicatore di forze per gli assetti terrestri e navali. Una forza aerea creata nel 1946, nel pieno della lotta indipendentista, e passata dagli aerei abbandonati dai Nipponici come rottami, al materiale di origine occidentale (compresi i primi jet VAMPIRE operativi dal 1956), a quello ceduto dall’URSS dopo la svolta a sinistra di Sukarno. Il colpo di stato militare del 1965 riavvicinò però l’Indonesia all’Occidente, e nel giro di pochi anni centinaia di aerei ed elicotteri forniti da Mosca furono costretti a terra dalla mancanza di supporto e parti di ricambio. Tuttavia, come poi vedremo, negli ultimi 20 anni Giacarta è tornata a diversificare le fonti di approvvigionamento della TNI-AU, affiancando ai velivoli americani, francesi e inglesi acquistati dagli anni ’70, moderno materiale russo e cinese.

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anteprima logo RID I sottomarini nucleari d’attacco classe SUFFREN

Uno dei programmi più importanti nell’evoluzione della Marine Nationale riguarda il rinnovo della componente d’attacco della forza subacquea, incentrato sulla realizzazione di 6 nuove unità a propulsione nucleare. Il relativo programma, avviato nel 2006 e noto fino a qualche anno fa come BARRACUDA, sembra vivere un momento di criticità, sostanzialmente dovuto al ritardo nel varo e nel completamento del primo esemplare, attività previste nel 2017, ma rinviate per alcune cause approfondite nel prosieguo di questo studio; quest’ultimo è stato redatto tenendo anche conto delle informazioni raccolte durante l’ultima edizione di Euronaval, svoltasi a Parigi a ottobre 2018 (vedi RID 12/18, pagg. 30-41). Il varo del primo esemplare, SUFFREN, avvenuto nel corso di una cerimonia svoltasi il 12 luglio 2019 con la partecipazione del Presidente Macron, rappresenta comunque un primo traguardo significativo nello sviluppo di un programma dimostratosi più complesso del previsto. Al momento, la flotta subacquea d’attacco francese schiera le 6 unità a propulsione nucleare classe RUBIS, entrate in servizio a partire dal 1983 e la cui missione principale era inizialmente il contrasto delle forze subacquee dell’allora Marina Sovietica. La realizzazione dei RUBIS sancì la decisione della Marine Nationale di abbandonare definitivamente la propulsione convenzionale per le proprie unità subacquee d’attacco e di disporre di una flotta subacquea - comprendente anche i battelli lanciamissili balistici - interamente propulsa dall’atomo. Tuttavia, mentre il sesto degli 8 esemplari previsti dal programma RUBIS - il PERLE - si trovava sullo scalo avvennero quei cambiamenti epocali negli scenari geostrategici militari che imposero a tutte le principali Nazioni del pianeta una pausa di riflessione, preludio di conseguenze assai importanti. La frenesia del post-Guerra Fredda e la ricerca assoluta dei dividendi della pace prospettavano un futuro molto incerto per i sottomarini nucleari d’attacco, naviglio giudicato troppo costoso da costruire, gestire e mantenere, e non adatto a un futuro - risultato effimero - di pace. La realtà si è invece dimostrata completamente differente, obbligando tutte le Marine di rango del mondo, compresa quella Francese, ad avviare una profonda revisione dottrinaria in cui la proiezione di potenza dal mare e la capacità di strike contro bersagli terrestri sono diventate dapprima prevalenti rispetto ai tradizionali concetti di sea control in ambiente oceanico; successivamente, l’ascesa di nuove realtà militari e la riproposizione di altre già esistenti - il riferimento alla Repubblica Popolare Cinese e alla Russia è evidente - hanno nuovamente modificato il quadro strategico di riferimento, confermando la validità delle forze navali in generale e di quelle subacquee in particolare, nonché un ampliamento dei loro compiti originari. Dal punto di vista tecnico-operativo, già durante la costruzione dei primi 4 RUBIS - cioè l’unità eponima, seguita da SAPHIR, CABIANCA ed ÉMERAUDE - ci si rese conto che le forme del loro scafo non favorivano un’efficiente funzionamento dei sensori elettroacustici, rendendo necessaria l’attuazione di un importante programma di aggiornamento definito AMElioration Tactique HYdrodynamique, Silence Transmission, Ecoute, il cui acronimo in lingua francese è diventato il nome del 5º battello, appunto AMÉTHYSTE; il programma consistette in alcune modifiche strutturali nella zona prodiera dello scafo esterno, estese in seguito alle prime 4 unità e applicate al PERLE sin dall’inizio. Inoltre, come già accennato, la costruzione di altri 2 RUBIS (TURQUOISE e DIAMANT) fu annullata nel 1992, quando i battelli si trovavano già sullo scalo, ma non a uno stadio troppo avanzato da giustificarne il completamento e il relativo esborso di oneri non indifferenti.

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anteprima logo RID Le unità navali di superficie senza pilota

Uno dei temi di grande attualità nel settore marittimo, assieme ai provvedimenti per la riduzione dell’inquinamento e la decarbonizzazione

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anteprima logo RID L’uso dei tunnel a fini militari e criminali

Medio Oriente, Messico, Corea del Nord, Kashmir sono solo alcuni punti sulla mappa dove in questo momento c’è qualcuno che sta scavando una galleria per fini militari o criminali. Regimi, eserciti, insorti,

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anteprima logo RID Il WARRIOR Capability Sustainment Programme

Il veicolo cingolato da combattimento della fanteria britannico FV-510 WARRIOR (noto originariamente anche come MCV-80) ha servito il British Army, con ottimi risultati sul campo, in tutti i principali conflitti del post Guerra Fredda, ma ciò non lo ha salvato dai tagli al budget della Difesa. Oggi equipaggia solo 4 battaglioni regolari e il suo futuro è incerto. Il programma in corso per rimpiazzare la mitragliera da 30 mm e per trasformarlo in un veicolo per il campo di battaglia del 21º secolo, ha incontrato serie difficoltà e accumulato gravi ritardi. Fin dagli anni '90 il British Army ha lavorato per sostituirne l'armamento principale, la mitragliera (o cannone automatico) L-21A1 RARDEN da 30x170 mm (tra l'altro installata su un affusto non stabilizzato e quindi non adatta al tiro in movimento), avviando, nei primi anni del 2000, il programma WARRIOR Fightability & Lethality Improvement Programme (WFLIP). Fra il 2001 e il 2004, nel frattempo, il veicolo fu modernizzato grazie all’adozione di ottiche, schermi e sistema di navigazione introdotti dal programma Battlegroup Thermal Imager (BGTI), oltre che di radio digitali del sistema di comunicazioni BOWMAN, ma altri studi sono stati condotti per definire ulteriori miglioramenti e per portare ordine nella varietà di nuovi sistemi installati come requisiti operativi urgenti (Urgent Operational Requirement, UOR) durante anni di impiego bellico reale. A seguito di quelle attività preliminari, il 27 luglio 2009, venne approvato un progetto per l'aggiornamento generale della piattaforma con lo scopo di migliorarne le capacità tanto da poter prolungare il suo impiego in servizio posticipando la data di pensionamento dal 2025 al 2040. Per ottenere questo risultato veniva riaffermata la necessità di incrementare la letalità, mediante il già citato WFLIP, ma veniva anche richiesta un'architettura digitale moderna per permettere la continua evoluzione dei sistemi di bordo, oltre ad un miglioramento della protezione e, in parallelo, alla sostituzione dei veicoli da supporto su scafo FV-432. Nel suo complesso il progetto, designato WARRIOR Capability Sustainment Programme (WCSP), comprendeva, oltre al WFLIP, pure la WARRIOR Enhanced Electronic Architecture (WEEA), per incrementare la potenza elettrica generata ed adeguarne la distribuzione contestualmente alla digitalizzazione dei sistemi sia di scafo che di torre, ed il WARRIOR Modular Protecton System (WMPS), per migliorare la protezione di base e introdurre un sistema standardizzato di assemblaggio per corazzatura aggiuntiva modulare, portando ordine nella varietà di kit sviluppati nel corso degli anni a seguito dei numerosi Urgent Operational Requirements legati all'impiego operativo del WARRIOR. In tale progetto era anche incluso l’Armored Battlegroup Support Vehicle (ABSV), ovvero la conversione di WARRIOR “surplus” in veicoli senza torre in configurazione APC e sotto-varianti, così da dare un rimpiazzo a quello stesso FV-432 che si supponeva di sostituire già da molti anni.

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anteprima logo RID L’Esercito Indiano

Difendere i confini e supportare l’integrità del territorio nazionale non sono concetti astratti per il Bharatiya Senaa, l’Esercito Indiano, il secondo più grande al mondo. Missioni fondamentali, e reali, cui l’impostazione neutralista e terzomondista lanciata da uno degli architetti dell’indipendenza indiana, il pragmatico e abile Primo Ministro Jawaharlal Nehru, ha affiancato anche la partecipazione, crescente, a missioni di pace e stabilizzazione: sia sotto cappello ONU, sia per agire quale potenza regionale, come nell’intervento nello Sri Lanka del 1987, o dopo il colpo di Stato delle Maldive, nel 1988. Impegni che già all’indomani dell’indipendenza (proclamata il 15 agosto 1947 assieme alla Partizione da cui nacquero Pakistan Occidentale e Orientale - dal 1972 Bangladesh), hanno visto le truppe indiane coinvolte in una vasta gamma di operazioni: dalle guerre simmetriche ad alta intensità con il rivale Pakistan, all’intero spettro delle missioni di pace, alla lotta contro le insorgenze. I soldati del Bharatiya Senaa hanno così combattuto in difficili battaglie campali tra grandi unità pluriarma, con ingenti masse di mezzi corazzati, artiglieria e appoggio aereo (nelle guerre indo-pakistane del 1965 e 1971), invaso territori caratterizzati da grandi bacini fluviali da oltrepassare sotto il fuoco nemico, affrontato lotte brevi e intense in zone montagnose, in scenari urbani e interforze, o un conflitto prolungato ad altissime quote, ma a bassa intensità, come nel Siachen dal 1984 al 2003; e infine lottato contro guerriglieri urbani e rurali, terroristi capaci di piegare la vita di una grande metropoli come Mumbai nel 2008, o di rendere un inferno per decenni la contesa aerea del Kashmir. Imprese non sempre portate a termine con successo, che tuttavia hanno formato quadri esperti e dottrine d’impiego allo stato dell’arte; ma anche costretto un’amministrazione politico-militare già afflitta da gigantismo burocratico e da pratiche di procurement non sempre trasparente, a disperdere risorse lungo molte direzioni, a volte in contrasto fra loro, e in barba alle esigenze della standardizzazione dei sistemi e della professionalizzazione, posta in crisi da continue espansioni e riorganizzazioni della struttura.

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anteprima logo RID Una portaerei per la Corea del Sud

La Corea del Sud sembra aver ufficialmente preso la decisione di realizzare una portaerei leggera, presumibilmente derivata dalle LPH classe DOKDO (nella foto) attualmente in servizio e destinata ad operare con gli F-35B mediante ski-jump. La nuova unità, che potrebbe essere pronta nella seconda metà della prossima decade, potrebbe avere un dislocamento attorno alle 30.000 t, ovvero quasi il doppio delle DOKDO. La decisione coreana nasce in ottica non solo anti-cinese, visti gli enormi progressi compiuti da Pechino negli ultimi anni nel campo delle portaerei, ma anche anti-giapponese. Tra Seul e Tokyo i rapporti sono storicamente non buoni, per non dire pessimi, e la Corea del Sud vede con apprensione la decisione giapponese di convertire le 2 unità d'assalto anfibio IZUMO in portaerei leggere per l’impiego degli F-35B.

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anteprima logo RID L’arma aria-aria dominante: il missile a media portata

E’ ormai almeno dagli inizi degli anni ’90, dopo la 1ª Guerra del Golfo contro l’Iraq, che il missile aria-aria a media portata e guida radar attiva, esemplificato nell'immaginario comune dall'americano AIM-120 AMRAAM, è diventato l’arma principale dei caccia, prima scelta per il combattimento aereo e non solo. I tipi precedenti a guida semi-attiva, esemplificati dall'AIM-7 SPARROW III (che poi, per semplicità, chiameremo solo SPARROW), anch’esso americano e diffusissimo nelle aeronautiche occidentali, risentivano di limiti operativi molto più stringenti a causa della loro dipendenza dal radar del velivolo lanciatore per inseguire i bersagli. I diversi modelli di ordigni aria-aria a medio raggio e guida radar attiva, sempre più efficaci ed affidabili, sono oggi sempre più diffusi anche sui caccia più piccoli e leggeri, che in passato potevano impiegare solo i missili con guida a infrarossi che sono sempre stati limitati in termini di portata utile. Vediamo quindi di esaminare le caratteristiche, ormai consolidate, dei più recenti missili aria-aria a media portata. I missili a media portata, destinati all'ingaggio di bersagli aerei oltre la portata visiva – in inglese BVR, per Beyond Visual Range – sono in servizio almeno dalla fine degli anni ’50. Per lungo tempo sono però stati soggetti a pesanti restrizioni, soprattutto a causa dei limiti della tecnologia allora disponibile per il controllo del tiro, e in particolare relativamente ai radar di bordo. I primi sistemi di guida erano infatti di tipo semi-attivo (SARH - Semi-Active Radar Homing), richiedendo quindi all'aereo lanciatore di illuminare il bersaglio con il proprio radar, continuativamente fino all'impatto del missile. Il missile, di per sé, era equipaggiato soltanto di un'antenna ricevente capace di captare la riflessione del segnale radar generata dal bersaglio, e di un sistema di guida per dirigersi su di essa. Tale sistema implica delle importanti limitazioni: l’aereo lanciatore ha infatti possibilità di manovra molto limitate a causa della necessità di mantenere il bersaglio sempre all'interno dell'angolo di scansione del proprio radar. Facile intuire i rischi a cui i velivoli erano conseguentemente esposti. La necessità di mantenere il contatto con il missile in volo fino all'avvenuta intercettazione, inoltre, limitava la possibilità d'ingaggio ad un singolo bersaglio alla volta. Un'ulteriore, grande limitazione delle capacità operative dell’aereo lanciatore è che il suo radar non può, contemporaneamente all’illuminazione del bersaglio scelto, effettuare la funzione di scansione alla ricerca di altri bersagli e garantire al pilota il controllo della situazione tattica. Tutte queste limitazioni erano accettabili vista la natura poco manovrante sia dei missili, sia dei loro bersagli: le armi BVR erano infatti inizialmente destinate essenzialmente al contrasto di bombardieri. L'uso di missili a guida semi-attiva per impegnare bersagli come caccia con significative capacità di manovra, portava a tassi di successo Pk (Probability of kill) molto modesti rispetto alle aspettative, come le Forze Armate americane scoprirono nelle operazioni aeree sul Vietnam del Nord, dove si trovavano ad affrontare caccia piccoli e maneggevoli quali MiG-17 e MiG-21. Per questo tipo di scontri, conseguentemente, ci si rivolgeva preferibilmente ai missili a portata visiva, , cosiddetti WVR (Within Visual Range), guidati da sensori infrarossi. Parliamo ovviamente del famosissimo AIM-9 SIDEWINDER americano, oltre che del MAGIC francese, del PYTHON israeliano e degli R-73/74 russi – capaci d‘impegnare i bersagli da ogni direzione, quindi anche frontalmente.

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anteprima logo RID I sistemi sonar di nuova generazione

La fine della Guerra Fredda aveva segnato una brusca diminuzione d'interesse per la componente antisommergibile. Il compito primario delle Marine sembrava ormai legato alle operazioni di stabilizzazione e alla proiezione di potenza. Negli anni a seguire si sono però dovuti osservare alcuni trend significativi. Da un lato, infatti, c'è stata una notevole crescita del numero di Paesi equipaggiati con sommergibili, dall'altro i battelli ad elevate prestazioni, sia a propulsione nucleare che ibrida-anaerobica, sono diventati molto più numerosi. Infine, alcuni Paesi, che dispongono di una notevole e crescente forza subacquea, hanno assunto posizioni più assertive e potenzialmente ostili, come la Russia e la Cina. Oltre al cambiamento geopolitico c'è però anche da registrare una mutata situazione operativa, che influenza le prestazioni dei sensori acustici. Il teatro delle operazioni si è allargato, non è più il solo mare aperto ma include anche le acque costiere e litoranee. Questo implica una diversa capacità di scoperta a causa del diverso profilo batitermico e del rumore di fondo, con il risultato di rendere spesso difficile, se non impossibile, raggiungere la prima o la seconda zona di convergenza. Anche la possibilità di discriminare un battello "seduto" sul fondo, ad esempio, richiede caratteristiche completamente diverse da quelle di sistemi adottati per le operazioni di scoperta passiva in ambiente oceanico. Infine, alcuni teatri di operazioni presentano caratteristiche ambientali molto particolari. Il Mar Mediterraneo ha escursioni termiche rilevanti e profondità molto variabili, oltre ad essere caratterizzato da forte rumore di fondo; il Golfo Persico ha acque calde, molto salate e fondali bassi; il Mar Baltico ha acque basse, fredde e con scarsa salinità. Il Mar Cinese Orientale ed il Mar Giallo sono molto bassi e presentano zone costiere con salinità ridotta per l’effetto delle portate dei grandi fiumi mentre il Mar Cinese Meridionale può arrivare a profondità abissali, con forti pendenze. Le navi con vocazione ASW più recenti sono equipaggiate sia con sonar a scafo (solitamente un sonar a media o bassa frequenza, nel bulbo di prua), sia con sonar rimorchiato a profondità variabile. In particolar modo, le migliori unità ASW del mondo sono probabilmente le FREMM-ASW italo-francesi, a cui si aggiungeranno in un prossimo futuro le Type-26 britanniche. Entrambe dispongono di un sonar in bulbo di prua (Ultra Type 2150 a media frequenza per le Type 26; Thales 411CL a media frequenza per le FREMM) associato ad un VDS a bassa frequenza Thales 4249 , forse meglio noto con il nome commerciale di CAPTAS-4 (Combined Active/Passive Towed Array Sonar), o anche Type 2087 nella Royal Navy. In realtà le Type 26 proseguono il cammino iniziato 10 anni fa dalla Royal Navy con l’ammodernamento delle 8 Type 23 destinate alla scorta antisommergibile (TGE, Task Group Escort). Queste infatti hanno adottato il VDS Type 2087 al posto del Type 2031, pur conservando il sonar Type 2050 nel bulbo di prua. Il VDS Type 2087/CAPTAS-4 ha una componente attiva operante a 500 Hz e comprende anche un array lineare passivo che opera sulla frequenza di 100 Hz. Vale la pena di sottolineare come oggi, né la US Navy, né la Deutsche Marine, né la Japanese Maritime Self Defence Force o la Marina Sud-Coreana dispongano invece di alcuna unità dotata di VDS. Per gli Americani il sensore standard è il sonar a bassa frequenza SQS-53C nel bulbo di prua, che equipaggia anche i cacciatorpediniere giapponesi e sud-coreani. A questo sonar è solitamente associata una cortina idrofonica rimorchiata passiva: lo SQR-19 TACTAS (Tactical Towed Array Sonar) o il più recente SQR-20, meglio noto come TB-37 MFTA (Multi Function Towed Array). Quest'ultimo può operare sia come sonar passivo, o come ricevitore del sonar attivo, o per la scoperta di siluri in arrivo. I sensori sono integrati dal sistema di combattimento antisom SQQ-89. Le future FFG(X) della US Navy, così come le LCS destinate alle operazioni antisom, impiegheranno invece il nuovo VDS leggero SQS-62 DART (Dual-mode Array Transmitter) costruito da Raytheon, a cui sarà associata, come parte ricevente, una cortina trainata TB-37 MFTA.

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anteprima logo RID USAF: A-GCAS per gli F-35A

Gli F-35A dell’USAF hanno iniziato a ricevere il sistema automatico per la prevenzione della collisione col terreno A-GCAS. Tale dispositivo avrebbe dovuto essere integrato sui LIGHTNING II nel 2026 – secondo un programma che prevedeva il suo montaggio prima sulla versione “Alfa” e, successivamente, sulle varianti “Bravo” e “Charlie” - ma l’integrazione è stata velocizzata dopo alcuni studi di fattibilità effettuati dall’Air Force Research Laboratory (AFRL) e dalla Lockheed Martin e dopo vari test di validazione sulle performance e la sicurezza del sistema effettuati dal 412° Test Wing/461° Test Squadron di Edwards che ne ha raccomandato l’immediato refit. Originariamente sviluppato dalla partnership tra l’AFRL e la NASA per il caccia multiruolo F-16 FIGHTING FALCON, l’A-GCAS utilizza un dispositivo per la mappatura del terreno e la geolocalizzazione, integrati da una serie di sensori di bordo e da un sistema automatizzato che identifica e segnala al pilota il pericolo di impatto imminente e, in caso di mancata risposta di quest’ultimo, interviene autonomamente prevenendo potenziali collisioni. Secondo le cifre rese note dalla LM, nei quasi 6 anni di utilizzo sui FALCON e sugli F-22 RAPTOR il sistema avrebbe salvato la vita a 8 piloti e, in base alle stime dell’azienda e del AFRL, sul F-35 l’A-GCAS dovrebbe evitare circa 26 collisioni col terreno per l’intera flotta di velivoli nell’arco del loro intero ciclo operativo.

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anteprima logo RID Le bolle A2/AD cinesi

Le “bolle” A2/AD cinesi nel Pacifico rappresentano ad oggi la principale questione strategica e militare. Mentre le Forze Armate statunitensi si concentrano sul Multi Domain Warfare e nelle operazioni distribuite come contromisura per sfondare e rendere inefficaci tali bolle, le forze Cinesi continuano ad investire nella loro creazione e nel loro rafforzamento. La Cina definisce la sua strategia bellica come “difesa attiva”, un concetto strategicamente difensivo, ma operativamente offensivo. In altre parole, la Cina si ritiene autorizzata ad impiegare proattivamente la sua potenza militare in modo “difensivo” contro un qualsiasi paese identificato da Pechino come minaccioso, anche in assenza di un vero attacco militare avversario. Lo stesso filo conduttore si può riconoscere nel concetto cinese del “periodo di opportunità strategiche”, ovvero il presente, identificato come un prezioso lasso di tempo in cui, senza arrivare alla guerra aperta, è possibile agire con modalità più subdole per assicurarsi posizioni di vantaggio. Non può esserci in questo senso un esempio più chiaro della costruzione delle isole artificiali nelle isole Spratly e Paracel come mezzo per consolidare un effettivo dominio cinese sul Mar Cinese Meridionale che, a dispetto delle sentenze dei tribunali internazionali, è ormai indiscutibile. Soltanto un conflitto maggiore che coinvolgesse gli Stati Uniti potrebbe ribaltare l’attuale precario equilibrio di forze, ma la Cina sta accuratamente dosando violenze, provocazioni ed espansionismo per restare sempre al di sotto della soglia fatidica dello scontro aperto. Le bolle A2AD sono perfettamente in linea con il pensiero strategico cinese: primariamente difensive, rappresentano però di fatto uno strumento offensivo in quanto cementano il dominio cinese su vaste aree contese da molteplici altri paesi costieri, ed isolano sempre più questi paesi dall’assistenza esterna, principalmente americana. In proporzione all’aumentare dei pericoli che la US Navy dovrebbe affrontare per accedere al Mar Cinese Meridionale incrementa la libertà d’azione della People Liberation Army Navy e si rafforza quindi la supremazia di Pechino. Operando all’interno delle bolle “difensive”, la Marina cinese in continua e rapida espansione numerica e capacitiva può proiettare potenza in modo sempre più decisivo. Le bolle A2AD essenzialmente si compongono di forti difese contraeree a lungo raggio, sensori integrati per il targeting e capacità offensive a lungo raggio. Queste capacità offensive sono ancora primariamente rappresentate da centinaia e centinaia di missili balistici e cruise a corto e medio raggio, lanciati da terra ed armati con testate convenzionali ed anti-nave. L’enorme numero di questi missili rappresenta un importante vantaggio asimmetrico che la Cina ha consapevolmente sfruttato al massimo poiché gli Stati Uniti, vincolati (almeno finora) dal trattato Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, il famoso INF, non dispongono di sistemi con cui rispondere, al di là ovviamente del TOMAHAWK lanciato da unità navali o dai cruise aerolanciati. Con i missili la Cina bilancia il fatto che le forze aeronavali statunitensi sono ancora decisamente superiori per capacità quanto non anche per numero. L’Aeronautica cinese, per esempio, è ancora relativamente “a corto raggio”, a causa in particolare del limitatissimo sviluppo del parco aerocisterne, ma la disponibilità di un gran numero di missili da 3.000 o 4.000 Km di gittata ridimensiona il problema. Negli anni 80’, l’allora comandante della PLAN, ammiraglio Liu Huaqing, fece sua la strategia della “prima catena di isole”, originariamente un piano americano per contenere le allora 2 potenze comuniste in Asia, stabilendo l’obiettivo di sviluppare capacità per dominare quella fascia di mare. La prima catena di isole scende dalle Curili al nord lungo la costa giapponese, Taiwan, e ingloba le Paracel e le Spratly, delimitando il Mar Cinese meridionale fra le coste di Vietnam e Malesia. La seconda catena di isole scende dalle isole vulcaniche a sud-est del Giappone e si incentra sulle Marianne, in particolare sulla strategica Guam, sede di importanti basi statunitensi. La terza catena di isole scende dalle Aleutine attraverso il Pacifico, con le Hawaii nel mezzo. Le Forze Armate cinesi hanno prima lavorato per assicurarsi il dominio sulla prima fascia, in particolare schierando le sue forze missilistiche a corto raggio di fronte a Taiwan per isolarla. Per dominare il Mar Cinese meridionale, la Cina ha schierato ingenti forze nell’area dell’isola di Hainan e, in tempi più recenti, ha potenziato le sue installazioni a Woody Island, nelle Paracel, prima di costruire le sue nuove isole artificiali ancora più a sud, nell’arcipelago delle Spratly. Lo schieramento di missili e velivoli a Mischief Reef, che si trova letteralmente nell’area d’interesse economico esclusivo delle Filippine, estenderebbe una bolla A2AD sopra Manila, sopra il Vietnam e fino alle coste malesi. Lo sviluppo di missili balistici, anche antinave, con una gittata di 4.000 km e l’immissione in servizio di velivoli a lunga autonomia armati con missili cruise a lungo raggio ha già di fatto esteso le capacità offensive cinesi fino alla seconda linea di isole, con svariati sistemi d’arma già in grado di minacciare direttamente Guam. Un’attenta osservazione dei sistemi d’arma in servizio ed in sviluppo in Cina consente di comprendere le effettive capacità delle “bolle” A2AD e di farsi un’idea del loro ulteriore sviluppo nel prossimo futuro. Nei prossimi numeri di RID la questione verrà trattata con una grande monografia speciale.

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