LEONARDO
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anteprima logo RID LITENING e RECCELITE sul 346FA

RAFAEL ha annunciato l'integrazione dei pod di targeting e da ricognizione LITENING-5 e RECCELITE sul velivolo d'attacco leggero Leonardo M-346FA. Grazie all'integrazione con il pod di targeting multispetrale LITENING-5, il velivolo disporrà di capacità stand-off di designazione bersagli. Il pod Rafael LITENING-5, impiegato da 27 aeronautiche e integrato su 25 differenti piattaforme, è dotato di telecamere IR (FLIR + SWIR) per la visione notturna e camere TV ad alta definizione (HD) per la visione diurna. Il LITENING-5 permette di impiegare un'ampia gamma di armi intelligenti aria-superficie: a guida laser, a guida GPS e EO/IR. In più, con il sistema ISR (Intelligence, Surveillance e Reconnaissance) RECCELITE, l'M-346FA sarà in grado di eseguire la ricerca del bersaglio, utilizzando forme di intelligenza artificiale avanzata, di effettuare l'ATR (Automatic Target Recognition) e, presso la stazione di terra, l'ulteriore interpretazione dei dati per la chiusura del loop sensor-to-shooter. Gli apparati equipaggeranno gli esemplari di M-346 FA dedicati al cliente di lancio non reso noto da Leonardo. Ulteriori dettagli su RID 6/2020.

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anteprima logo RID Libia, le forze di Serraj avanzano ancora

Come avevamo anticipato, dopo la riconquista e la messa in sicurezza dell’intera fascia costiera della Tripolitania occidentale – tra il confine con la Tunisia e Tripoli – le milizie del GNA hanno proseguito la loro offensiva verso sud, con l’obiettivo di prendere il controllo della base aerea di Watiya. Verso quest’ultima, infatti, erano state costrette a ripiegare le forze del LNA dopo la perdita delle città costiere. Inoltre, elemento ancor più importante, Watiya rappresenta l’unico hub per le operazioni aeree, nonché per il supporto logistico, per le truppe di Haftar impegnate in Tripolitania. Dopo gli scontri partiti già 3 settimane fa lungo l’asse stradale che porta da Zouara a Watiya, in particolare nei pressi di Aqrabiyah (30 km a nord di quest’ultima), nelle ultime 48 ore le forze tripoline hanno avviato una massiccia avanzata lungo 2 assi che potrebbe essere decisiva per la conquista della base. Da nord il GNA è avanzato fino ad una decina di km da Watiya spianandosi la strada con fuoco d’artiglieria e attacchi effettuati dai soliti UAV turchi TB2 BAYRAKTAR. Contemporaneamente, dall’area a sudovest rispetto alla base, sono avanzati alcuni miliziani di tribù berbere delle montagne di Nafusa recentemente alleatesi con il GNA in uno dei tanti cambiamenti di fronte che hanno caratterizzato il conflitto libico. Nonostante i proclami del GNA, al momento la base risulta ancora sotto il controllo delle milizie di Haftar, con i tripolini bloccati tra i cancelli d’ingresso e l’area alloggi della base. Detto questo, l’eventuale perdita di Watiya sarebbe un grave colpo dal punto di vista tattico per Haftar, che si ritroverebbe quasi totalmente tagliato fuori dalla Tripolitania, tenuto conto che, senza il supporto logistico garantito dalla base, dopo la perdita di Gharyan, il contingente presente nella periferia meridionale di Tripoli (zona di Qaser bin Rashid) avrebbe grosse difficoltà a mantenere le posizioni. Peraltro, anche la situazione sul fronte misuratino non promette bene per Haftar. Dopo essere state bloccate nell’offensiva verso Misurata e ricacciate verso Abu Grein, negli ultimi giorni le milizie del LNA sono state costrette a ripiegare verso l’area situata tra quest’ultima e Sirte, e verso Bani Walid.

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anteprima logo RID Il COVID 19 e la nuova Guerra Fredda

Le accuse lanciate in questi giorni dall’Amministrazione Trump alla Cina a proposito dell’origine del COVID 19 sono durissime. Il virus, secondo l’America, nascerebbe in un laboratorio di Wuhan e da lì sarebbe poi “uscito”. In un rapporto riservato di alcuni servizi segreti di Paesi anglosassoni, inoltre, si parlerebbe di eliminazione/distruzione delle prove circa l’esistenza e la circolazione del virus. La Cina ha ovviamente risposto alle accuse americane rispedendole al mittente e negando ogni addebito, e pure l’OMS ha chiesto alla Casa Bianca di mostrare eventuali prove in suo possesso. Insomma, i toni e le tensioni tra Washington stanno raggiungendo forse il punto più alto della crisi, ma potrebbero crescere ancora d’intensità. La posta in gioco è del resto alta: la supremazia in una guerra che si combatte per adesso senza sparare, ma con armi quali la disinformazione e la propaganda, la manipolazione dei vantaggi competitivi, la competizione tecnologica, i dazi, ecc. Uno scenario già visto ai tempi della Guerra Fredda, ma che adesso si arricchisce di un nuovo terreno, ovvero quello della strumentalizzazione a fini geostrategici del COVID 19. Al momento non sappiamo, e non lo sapremo probabilmente mai, se il virus sia uscito veramente da un laboratorio di Wuhan, ma quello che sappiamo è che le autorità cinesi ne hanno tenuto l’esistenza e la circolazione nascoste per settimane, forse almeno 2 mesi. Il primo contagiato ufficiale risalirebbe al 17 novembre, mentre alcuni membri della setta sudcoreana “Chiesa di Gesù e del Tempio del Tabernacolo”, che hanno portato il contagio in Corea del Sud dopo un soggiorno a dicembre a Wuhan, hanno dichiarato che nella città cinese si parlava già da settimane dell’esistenza di questa nuova forma di coronavirus. Di ieri, infine, la notizia che in Francia il primo caso è di fine dicembre. E’ evidente, dunque, che il virus circolava già non solo in Cina, ma pure in Europa prima che Pechino desse ufficialmente l’allarme al mondo. Un lasso di tempo che è stato decisivo affinché il male uscisse fuori dall’Hubei alla “conquista” del mondo. Ma perché Pechino avrebbe tenuto nascosto il virus, permettendo che molti cittadini cinesi si contagiassero? Le ragioni protrerrebbero essere più di una. La prima, la Cina è un regime totalitario che per sua natura, struttura e necessità di mantener il controllo sociale tende a “nascondere” casi che potrebbero compromettere l’ordine e la saldezza del fronte interno. La seconda ragione, invece, potrebbe essere puramente strategica. Il virus potrebbe in altri termini aver offerto alle autorità cinesi l’opportunità di ottenere un vantaggio competitivo rispetto all’Occidente giocando in anticipo rispetto alla pandemia, organizzandosi di conseguenza e predisponendo le contromisure. A ciò aggiungiamo anche il fatto che, dopo la SARS del 2002-2003, in Cina ci si attendeva uno scenario epidemico ben peggiore – mentre da noi questa minaccia è stata completamente ignorata – e che in virtù dei suoi fondamentali geografico-strategici e demografici, la Cina può assorbire colpi che l’Occidente non può permettersi di assorbire o che può assorbire con fatica. Questo significa, tra l’altro, anche che il Governo di Pechino può “chiudere” intere provincie e territori con un danno economico molto più limitato rispetto al danno, per esempio, che può riportare l’Italia se chiude la Lombardia. Dunque, il virus potrebbe permettere a Pechino di “entrare” ancora più a fondo in Europa, soprattutto nei Paesi più colpiti e che già presentano economie con alcuni squilibri strutturali, offrendo un aiuto interessato, partnership, salvataggi e così via. Mattoncino dopo mattoncino e seguendo alla lettera la propria logica strategica, la Cina potrebbe acquisire il controllo su vasti settori economico-produttivi del Vecchio Continente. Uno scenario da incubo, che richiede un attento monitoraggio e che sta allarmando, e molto, gli Americani che non ha caso negli ultimi mesi stanno conducendo una massiccia attività militare in Asia-Pacifico. Di ieri, è la notizia della conferma per questa estate dell’esercitazione RIMPAC alle Hawai (l’esercitazione navale più importante del mondo), che ha seguito le manovre della nave d’assalto anfibio USS AMERICA nel Mar Cinese Meridionale e l’intensa attività dei bombardieri B-1B in tutta la regione. La settimana scorsa, inoltre, i Marines si sono esercitati nel Golfo alla conquista di isolette: l’obbiettivo “vicino” erano certo l’Iran e i Pasdaran, ma l’obbiettivo “lontano” era la Cina, considerando gli scenari che in Asia-Pacifico gli Americani si stanno preparando ad affrontare. Ovviamente, Pechino non è stata a guardare ed ha risposto con massicce esercitazioni aero-navali nello Stretto di Taiwan e nei mari regionali, e facendo filtrare una notizia importante: il nuovo bombardiere strategico cinese H-20 potrebbe essere pronto e presto presentato ufficialmente al pubblico.

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anteprima logo RID Pacifico, confermata l’esercitazione RIMPAC

Nonostante la crisi del COVID 19, la U.S. Navy ha annunciato la conferma dello svolgimento dell’esercitazione RIMPAC 20, la più grande esercitazione navale del mondo, nelle acque antistanti le isole Hawaii. La decisione americana può essere considerata un chiaro messaggio di risposta alla Cina, che in quest’ultimo periodo ha incrementato in maniera significativa la propria attività navale nel Pacifico, ed in particolare nel Mar Cinese Meridionale, e, contestualmente, un messaggio di rassicurazione e vicinanza agli alleati. È stato però aggiunto che le attività addestrative verranno limitate alla sola componente in mare, senza la complementare parte anfibia. Cancellati di conseguenza anche tutti gli, altrettanto importanti, eventi sociali sulle isole, che hanno sempre avuto la finalità di amalgamare il personale e rinsaldare i rapporti tra le nazioni alleate degli USA in Pacifico, e non solo. Le attività vedranno una riduzione anche nel periodo totale dedicato, dal 17 al 31 agosto, invece che le consuete 5 settimane da giugno ad agosto. Sconosciuto allo stato attuale il numero delle unità che parteciperanno a questa edizione, e la loro relativa provenienza, nonchè le misure cautelative che verranno messe in atto per proteggere gli equipaggi e garantire il raggiungimento degli alti standard addestrativi richiesti dall’esercitazione, sopratutto negli ambiti degli staff complessi. Alla sua ultima edizione di 2 anni fa, la Rim of the Pacific exercise (RIMPAC) registrò la partecipazione di 46 unità di superficie e 25000 uomini e donne provenienti da 25 differenti nazioni. Le comunità e le Autorità delle Isole Hawaii, nella persona del Governatore, David Ige, e del sindaco di Honolulu, Kirk Caldwell, hanno espresso vivo compiacimento per la decisione della Marina Americana, quale ulteriore passo verso la normalizzazione della situazione nell’arcipelago che ha registrato solo 613 casi di COVID-19 alla data odierna. La decisione americana di confermare l’esercitazione può essere considerata un chiaro messaggio di risposta alla Cina, che in quest’ultimo periodo ha incrementato in maniera significativa la propria attività navale nel Pacifico, ed in particolare nel Mar Cinese Meridionale, e, contestualmente, un messaggio di rassicurazione e vicinanza agli alleati.

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anteprima logo RID Un "braccio" più lungo per l'artiglieria USA

"Le grandi battaglie si vincono con l'artiglieria" scriveva Napoleone. Oggi, a molti secoli di distanza, benché "l'arte della guerra" sia profondamente mutata, stiamo assistendo ad un grande ritorno di interesse proprio nei confronti dell'artiglieria più "tradizionale", quella che, in qualche modo, trae le sue origini dall'epoca di Bonaparte. Si tratta di un ritorno di interesse che è guidato dagli Stati Uniti, uno dei Paesi che, in passato, ha maggiormente trascurato questa componente e, proprio perché deciso da Washington, sarà probabilmente seguito un po' ovunque (si sa quanto gli USA riescano ad "influenzare" gli alleati e tutto il mondo occidentale..). Sono molti anni, infatti, che l'artiglieria americana "tradizionale", composta da un mix di obici/cannoni trainati e pezzi semoventi, versa in una situazione piuttosto critica, soprattutto per quanto riguarda il settore dei semoventi cingolati. \Come evidenziato in molti studi e ricerche, ultimo in ordine di tempo quello effettuato dalla RAND nel 2019, questa componente dell'US Army (e pure quella dei Marines) è surclassata, per numeri e per prestazioni, da quelle avversarie in quasi tutti gli ipotetici scenari analizzati. Ormai, infatti, la componente artiglieresca statunitense soffre non soltanto il confronto con la controparte russa (ricordiamo che, da sempre, Mosca dedica molte risorse allo sviluppo di questo tipo di capacità), ma anche quello con la Cina e persino quelli contro avversari "più modesti" come la Corea del Nord o l'Iran. Per fornire qualche "numero" di massima a corroborare queste affermazioni, ricordiamo che le Forze Armate statunitensi (US Army e Marines) dispongono di poco meno di 6.000 bocche da fuoco, tra semoventi da 155/39 mm (tipo M-109 nelle varie versioni), pezzi trainati (M-777, M-198) sempre da 155/39 mm e cannoni leggeri da 105 mm (M-119). Tale cifra si deve raffrontare con i circa 40.000 pezzi d'artiglieria (cannoni, obici e semoventi (1)) russi, con i circa 15.000 cinesi, con i 3.500 nordcoreani e con i 2.000 iraniani. Senza dimenticare, poi, che tutti i Paesi sopracitati dispongono di bocche da fuoco con gittate e prestazioni nettamente migliori rispetto a quelle americane: queste ultime sono sostanzialmente standardizzate sul pezzo da 155/39 mm, un'arma valida ma non certo modernissima (con una gittata massima standard di 24 km che sale a 30 km con il proietto tipo RAP, Rocket Assisted Projectile).

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anteprima logo RID Fincantieri vince negli USA con le FREMM

Fincantieri si è aggiudicata la gara per la costruzione delle prime 10 nuove fregate FFGX dell’US Navy con il design della fregata FREMM. Un primo contratto del valore di 795 milioni di dollari, a copertura di sviluppo e progettazione, nonché della realizzazione della unità capoclasse, è già stato assegnato. Il contratto contiene anche le opzioni per le altre 9 unità per un valore complessivo di 5,5 miliardi di dollari. Una grande notizia per l’azienda e per tutto il comparto cantieristico e della difesa italiano in un momento contrassegnato dalla crisi del COVID 19 con le annesse emergenze sanitaria ed economica. Le navi verranno costruite nei cantieri Marinette Marine di Fincantieri nel Winsconsin, ma il ritorno per i cantieri italiani del gruppo sarà rilavante in termini, oltre che di profitti, anche di progettazione, gestione contrattuale e di programma, e di meccanica e componentistica. A ciò bisogna aggiungere le possibili, e probabili, ripercussioni in chiave export – in particolare in Asia – dopo che la Marina più importante al mondo ha scelto il design FREMM. Insomma, per Fincantieri si tratta di un colpo da novanta, tanto più importante quanto più si pensa agli impatti che la citata crisi del COVID 19 sta avendo ed avrà sul business delle costruzioni di navi da crociiera che ad oggi è quello principale per il gruppo. Le FFGX costituiranno la spina dorsale della flotta dell’US Navy assieme al futuro cacciatorpediniere, ancora allo studio, che dovrà rimpiazzare i DDG ARLEIGH BURKE e gli incrociatori TICONDEROGA, e saranno dotate di equipaggiamenti ed un sistema di combattimento interamente americano di fornitura governativa. Il programma prevede la realizzazione di 20 unità, ma ancora non è chiaro se la seconda tranche di 10 unità verrà rimessa a gara oppure se si continuerà con Fincantieri e Marinette Marine. Nè il Pentagono, né l’US Navy hanno fornito indicazioni ufficiali in tal senso. A breve nuovi dettagli, mentre tutti gli approfondimenti saranno disponibili su RID 6/20.

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anteprima logo RID Un nuovo AESA per caccia da Saab

Lo scorso 8 aprile la Saab ha effettuato il primo test di volo del nuovo radar AESA in banda X destinato, principalmente, alla flotta di JAS-39C/D GRIPEN.

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anteprima logo RID Via al nuovo carro franco-tedesco

Anche se a distanza, a causa della pandemia, i Ministri della Difesa tedesco e francese, Annegret Kramp-Karrenbauer e Florence Parly, hanno firmato un Framework Agreement che definisce l’organizzazione del progetto e la struttura del management congiunto per il programma Main Ground Combat System riguardante lo sviluppo di un nuovo MBT. 

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anteprima logo RID Prima missione combat per i REAPER dei Marines

I Marines hanno reso noto che, lo scorso 20 marzo, piloti ed operatori del Marine Unmanned Aerial Vehicle Squadron 1 (VMU-1) ‘Watchdogs' di stanza a Yuma hanno eseguito la prima missione operativa di un UCAV MQ-9A REAPER nel teatro mediorientale. Nello specifico, il velivolo utilizzato era uno dei 2 messi a disposizione degli USMC dalla General Atomics – di cui manteneva le anonime insegne di fabbrica - al fine di valutarne le prestazioni in teatro, dopo oltre 7.000 ore di volo di test generali, partiti nel settembre del 2018 ed effettuati sempre su apparecchi di proprietà e gestione della General Atomics. Durante la missione in oggetto, il REAPER ha fornito supporto avanzato ad un distaccamento operativo di Marines in un luogo imprecisato (probabilmente nell’area di Helmand in Afghanistan). Va ricordato che nel 2018 i Marines hanno deciso dotarsi di una componente di REAPER autonoma, ampliando le proprie capacità ISR, attualmente basate su droni catapultabili e di minori dimensioni e prestazioni RQ-21 BLACKJACK, che hanno rimpiazzato gli RQ-7 SHADOW nel 2018, ed ISR. La decisione va letta anche come volontà, da parte degli USMC, di acquisire esperienza diretta nell’utilizzo di apparecchi a pilotaggio remoto di maggior dimensioni e capacità ad elevate altitudini, componente fondamentale nelle operazioni marittime distribuite. Peraltro, l’acquisizione dei REAPER servirà come testbed in attesa dell’avvio del programma Marine Air Ground Task Force Unmanned Aircraft System Expeditionary (comunemente chiamato MUX e strettamente legato al concetto di DMO, Distributed Maritime Operations). Per quanto concerne la formazione, dal giugno del 2018 un numero imprecisato di piloti ed operatori del Corpo ha partecipato a corsi di formazione dell’USAF per ottenere l’abilitazione all’utilizzo dei droni appartenenti, secondo la classificazione del Pentagono, al “Gruppo 5” (vale a dire velivoli con peso massimo al decollo di 1.320 libbre), che includono RQ-4 GLOBAL HAWK, MQ-9C TRITON e, appunto, MQ-9 REAPER. Inoltre, per finanziare l’acquisizione di REAPER destinati agli USMC, negli ultimi 2 bilanci del Pentagono (2020/2021) erano stati previsti stanziamenti – il primo dei quali di 77 milioni di dollari per l’anno fiscale e 2020, scesi poi a 53,1 - per l’acquisto di 2 lotti da 3 MQ-9A Block 5 nel biennio 20/21. Tuttavia, la citata diminuzione dei fondi consentirà l’acquisto di soli 2 apparecchi per l’anno in corso, mentre i 3 inizialmente previsti per il 2021 sono stati cancellati dall’ultima richiesta di budget presentata lo scorso febbraio.

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anteprima logo RID Gli UAV nei nuovi scenari operativi

Con l’evoluzione degli scenari in senso sempre più ibrido e convenzionale, il ruolo ed i compiti degli UAV (Unmanned Aerial Veihicle) sono destinati ad ampliarsi. Già oggi in ogni conflitto – dalla Libia, allo Yemen, passando per la Siria – UAV e droni di tutti i tipi sono ampiamente utilizzati per una molteplicità di ruoli, e non solo per il “classico” compito ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance). Gli UAV, infatti, nascono principalmente per svolgere compiti di ricognizione e sorveglianza, ma pian piano sono stati utilizzati sempre più per compiti d’attacco, anche perché l’UAV armato garantisce una straordinaria flessibilità operativa potendo scoprire con i propri sensori un target e neutralizzarlo immediatamente senza aspettare un intervento esterno che potrebbe dar modo allo stesso target di venire meno. In questo, l’esempio dell’MQ-1 PREDATOR è lampante. Nato come piattaforma ISR pura, è stato poi trasformato in piattaforma per la ricognizione armata fino ad evolvere nel più prestante MQ-9 REAPER, un vero e proprio ricognitore unmanned di teatro porta-bombe. Oggi sono sempre più numerosi i modelli di UAV tipo MALE (Medium Altitude Long Endurance) armati, ma stanno crescendo pure i numeri di UAV di categorie inferiori, come quella tattica o sub-tattica, armati. Non solo, ma come ha dimostrato soprattutto il conflitto siriano, dove i Russi in questo hanno messo in campo eccellenti capacità, l’UAV si caratterizza pure come uno strumento ideale per il controllo ed il coordinamento del fuoco dell’artiglieria. Ma non dimentichiamo neppure i compiti di guerra elettronica, la scorta ad assetti aeroportati pregiati, ma sempre più vulnerabili, come aerorifornitori o AWACS, per esempio, e così via. Insomma, un vero e proprio moltiplicatore di forza che sta seguendo diverse tendenze di sviluppo, ma tutte quante riconducibili in qualche misura a scenari operativi che si collocano in un continuum dove il polo “basso” è rappresentato dall’ibrido ed il polo “alto” dal convenzionale (“near peer” o “peer”). La prima tendenza è quella dello sviluppo di UAV, o meglio, di droni gregari spendibili/attritable e/o di remote carrier, ovvero di piattaforme a basso costo, dunque non necessariamente recuperabili al termine della missione, che devono fare diversi compiti in numeri significativi. La seconda tendenza riguarda invece l’evoluzione nel design e nei sistemi degli UAV in quanto tali, ovvero di macchine chiamate sempre di più ad operare in scenari a maggiore contrasto militare, e dove la sopravvivenza, per un UAV “non a perdere”, diventa un requisito fondamentale. In questa sede ci occuperemo di questa seconda tendenza, soffermandoci anche su ciò che si sta facendo in questo campo negli USA ed in Europa, lasciando invece droni e gregari ad un approfondimento successivo.

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anteprima logo RID Dal RAFALE allo SCAF/FCAS

Il Système de Combat Aérien du Futur (SCAF)/Future Combat Air System (FCAS) ha cominciato il suo lungo percorso di gestazione nel mese di febbraio con la firma del contratto iniziale da 155 milioni di euro (equamente ripartiti tra Francia e Germania), che coprirà 18 mesi di studio, per la prima fase del programma di dimostrazione. Ma l’industria francese, la Direction Générale de l’Armement (DGA) e le Forze Armate hanno ben chiaro il percorso evolutivo che porterà dall’attuale RAFALE al futuro SCAF/FCAS. Storia di politiche industriali Parigi ha salutato con sollievo il via libera del comitato del bilancio del Bundestag per lo SCAF/FCAS (al quale sarà dedicata una monografia su uno dei prossimi numeri di RID). Annunciato il 13 luglio 2017 durante l’annuale Consiglio dei Ministri franco-tedesco, il progetto prevede la sostituzione, all'orizzonte 2040, del Dassault RAFALE francese e degli Eurofighter TYPHOON tedeschi e spagnoli (la Spagna si è aggregata nel febbraio 2019). Parigi e Berlino avevano concordato un equilibrio per evitare litigi di governance: la Francia sarebbe stata Paese guida per lo sviluppo del caccia pilotato, elemento centrale dello SCAF/FCAS, la Germania per il nuovo carro (MGCS). La Francia ha dimostrato più volte impazienza sulle tempistiche, sia per ragioni tecniche che politiche. Le ragioni tecniche sono evidenti. L’Europa non ha sviluppato alcun caccia di quinta generazione mentre gli Stati Uniti finanziano già, con investimenti considerevoli, la sesta. Lungi dall’affrettarsi a recuperare il ritardo, i Governi dei principali Paesi europei continuano a dimostrare scarso interesse per gli investimenti nel settore Difesa, nonostante questi siano tra i più produttivi ed economicamente trainanti. Paradosso dovuto al fatto che, sul lato della domanda, la natura di monopolio del mercato degli armamenti maggiori implica la dipendenza diretta tra necessità statali/militari e sviluppo di nuovi sistemi. Oggi pressoché tutti i Paesi europei sono ripiegati su se stessi, stretti tra la necessità di non creare nuovo debito pubblico e quella di rispondere ai propri cittadini avidi di misure sociali. La Francia di questi anni, tra gilet gialli, riforma del sistema pensionistico e liberalizzazione del settore trasporti, con un debito pubblico che non smette di crescere, non fa certo eccezione. In questo quadro, in molti hanno provocatoriamente affermato di recente che i veri Ministri della Difesa in Europa sono i Ministri delle Finanze, e sarebbe meglio invitare direttamente loro alle riunioni ministeriali UE e NATO. Una provocazione, certo, ma la realtà non è troppo diversa. Ciononostante, la DGA e gli industriali francesi hanno trovato il Presidente Emmanuel Macron e il suo esecutivo piuttosto ricettivi alle richieste delle FA francesi e ben consci delle loro necessità di modernizzazione, cui si aggiungono i temi tecnologici e industriali. Al tempo stesso, il Cancelliere tedesco Angela Merkel si è dimostrata una convinta sostenitrice del binomio franco-tedesco alla guida dell’Europa, così come della volontà di approfondire i legami industriali nel settore militare. La Germania ha posto non pochi problemi, soprattutto per la necessità continua di far passare tutte le decisioni per il Bundestag, cosa che allunga di molto i tempi e che rischia di affossare interi programmi, tenendo presente anche pudori e ritrosie da parte di ampie fette della politica tedesca. La finestra di opportunità per lanciare i programmi terminerà tra il 2021 e il 2022, ovvero le rispettive date di scadenza dei mandati di Macron e Merkel, e, ahinoi, a questo punto crisi da Coronavirus permettendo. Secondo la DGA, la grande sfida del programma binazionale è di poter finanziare la costruzione del dimostratore entro il 2022, per poterlo avere in volo nel 2026. In altre parole, l’incertezza politica in Francia e Germania potrebbe determinare l’elezione di Governi molto più critici sulle spese militari o, nel caso tedesco, coalizioni composte da troppe anime per poter esprimere posizioni nette sull’argomento.

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anteprima logo RID Sale la tensione nel Golfo

Dopo che 11 barchini d’assalto dei Pasdaran avevano provocato con manovre cosiddette di harassment (manovre deliberatamente di disturbo) navi della Marina e nella Guardia Costiera americane, e dopo che il Presidente Trump aveva affermato che in casi analoghi le forze americane avrebbero reagito affondando le imbarcazioni iraniane, la tensione nel Golfo Persico continua a salire. I Marines e l’US Navy, infatti, hanno condotto in questi giorni una grande esercitazione sulle isolette saudite di Kuryan e Karan. Il tema delle manovre era prendere il controllo delle 2 isole mediante un’azione di assalto verticale ed anfibio e valutare il nuovo concetto di Maritime Raid Force (MRF, di cui parleremo in dettaglio su RID 6/20). Allo stesso tempo, si voleva rassicurare l'alleato locale saudita dissuadendo ogni potenziale azione di “fait accompli”, fatto compiuto, da parte iraniana. All’esercitazione hanno partecipato forze della 26th MEU (Marines Expeditioanry Unit) ed il gruppo anfibio dell’unità d’assalto BATAAN.

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