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anteprima logo RID Libia, nuovo cartello di milizie a sostegno di Sarraj

Con il decreto n.38 datato 18 gennaio, il Premier del Governo di Unità Nazionale (GUN) libico Fayez al-Sarraj ha riscritto la geografia della sicurezza a Tripoli, con una mossa che può avere ripercussioni ben al di là della fase attuale della crisi. Il provvedimento, infatti, ha annunciato la creazione della “Autorità di supporto alla stabilità” (ASS), un nuovo apparato di sicurezza che dipende direttamente da Sarraj e quindi non rientra nella catena di comando né del Ministero dell’Interno né di quello della Difesa, cioè i dicasteri che finora avevano appannaggio esclusivo delle forze di sicurezza dell’Ovest. In più, l’ASS può contare su ulteriori spazi di autonomia visto che potrà basarsi su una linea di finanziamento del tutto indipendente. In questo modo, Sarraj ha dato una nuova patente di legittimità alle milizie a lui più fedeli. L’organigramma dell’ASS infatti prevede un presidente e 3 vice, tutti quanti scelti tra i miliziani che, negli ultimi mesi, si sono schierati con il premier contro il suo principale rivale politico, l’attuale Ministro dell’Interno Fathi Bashaga. Al vertice, Sarraj ha nominato Abdelghani al-Kikli, capo delle Forze di Abu Salim o Forza Gnewa, che sarà affiancato da Ayyub Bourras, comandante in ascesa delle Brigate Rivoluzionarie di Tripoli, da Hassan Buzariba, capo di una milizia di Zawiya, e Mosa Abu Al-Qassem Mosa Masmus. La mossa replica su scala maggiore una decisione analoga che risale a metà dicembre, quando la Forza RADA, tra le milizie più potenti della capitale e in controllo dell’aeroporto di Mitiga, era stata posta alle dirette dipendenze di Sarraj. Il motivo di questi cambiamenti nel panorama delle milizie tripoline va rintracciato nel braccio di ferro in corso da tempo tra Sarraj e Bashaga. Strisciante ma evidente fin dall’insediamento di Bashaga nell’autunno 2018, la tensione con il Premier è esplosa con il venir meno della minaccia di Haftar sulla capitale (giugno 2020). Da allora, il titolare dell’Interno non ha mai fatto mistero dell’ambizione di guidare il Paese. Per raggiungere l’obiettivo ha scelto 2 strade: l’accreditamento internazionale trasversale (ha fatto la spola tra Turchia e Francia, con più fortuna a Parigi che ad Ankara) e l’isolamento di Sarraj. Queste 2 direttrici si incrociano nella lotta senza quartiere che Bashaga ha dichiarato alle milizie, limitandone i traffici e lanciando operazioni anti-corruzione (l’ultima, denominata “Caccia al serpente”, annunciata l’8 gennaio). Nella prospettiva di Sarraj, la creazione dell’ASS serve quindi come garanzia per la sua sopravvivenza politica a breve termine. Ma i suoi effetti vanno potenzialmente molto più in là della parabola politica dell’attuale Premier. Prima di tutto perché crea ostacoli enormi a qualsiasi processo di riforma della sicurezza in Libia. Dal 2012, ogni tentativo fallisce perché cerca di accontentare milizie e gruppi armati invece di scardinarne il controllo sul territorio come premessa. L’ASS, di fatto, sancisce ancora una volta la regola che chi controlla fisicamente le istituzioni nella capitale ha in mano le chiavi del Paese, e rappresenta una linea di faglia ulteriore nel già frammentato panorama politico-securitario tripolino. In secondo luogo, perché crea per il nuovo GUN, che si deve insediare provvisoriamente in vista delle elezioni di dicembre, gli stessi problemi che aveva incontrato Sarraj nel 2016. Sarraj era riuscito a mettere piede a Tripoli solo dopo un patto con le milizie che si spartivano la città. Da allora ne è stato ostaggio in vario grado. Da ultimo, l’ASS può provocare un riassestamento vasto degli equilibri di potere tra le milizie attive in Tripolitania. Se l’organismo iniziasse davvero ad accedere a canali di finanziamento privilegiati (cosa non scontata, vista l’acredine tra Sarraj e il capo della Banca Centrale Libica al-Kabir), presto l’ASS verrebbe “corteggiato” da altre milizie locali desiderose di entrare nella spartizione di queste risorse e acquisirebbe una dimensione più vasta e un peso specifico maggiore. Non va poi sottovalutata la possibilità che iniziative di questo tipo vengano abilmente sfruttate dalla Turchia, potenza che sta attivamente cercando di radicarsi nell’Ovest anche attraverso la tessitura di una rete di alleanze locali a tutti i livelli. L’ASS non sembra avere particolari rapporti privilegiati con Ankara, allo stato attuale, né legami ideologici profondi su cui far leva. Tuttavia, le dinamiche del conflitto tra milizie in Tripolitania poggiano su una dimensione fortemente pragmatica, che ha costantemente travalicato qualsiasi tentativo di schematizzazione e riconduzione a schieramenti ben definiti. Da questo punto di vista, l’ASS potrebbe attirare l’attenzione della Turchia per altri motivi: il controllo del territorio in quelle parti di Tripoli dove sono concentrate le istituzioni politiche ed economiche principali, il radicamento in località-chiave per il controllo dei traffici (Zawiya), la rivalità con quei gruppi armati che, in questa fase, sono schierati a favore di Bashaga, l’uomo politico dell’Ovest più sensibile alle istanze di Francia ed Egitto, sponsor tradizionali delle forze della Cirenaica e rivali di Ankara sul piano regionale. Un eventuale attivismo turco per supportare una realtà come l’ASS mirerebbe, probabilmente, anche a marginalizzare i principali referenti di altri Paesi nell’Ovest libico, Italia in testa. Se la competizione tra Roma e Ankara si spostasse dal piano “legale” (addestramento delle FFAA e forze di sicurezza, accordi bilaterali con la Difesa) a quello “coperto”, asimmetrico, delle milizie, i turchi si troverebbero avvantaggiati. Più in generale, lo sviluppo di veri e propri referenti locali, capaci di agire come proxy anche nel caso in cui la presenza dei mercenari siriani diventasse politicamente insostenibile, assicurerebbe ad Ankara una presa più profonda sulle vicende libiche. L’influenza su gruppi armati attivi nella capitale (peraltro cercata con insistenza anche da parte di attori ostili alla Turchia, come gli EAU con settori delle Brigate Rivoluzionarie di Tripoli) permetterebbe di regolare meglio tempi e modi della riunificazione effettiva del Paese, punto che resta in cima all’agenda italiana.

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anteprima logo RID L’Australia rottama i nuovi sottomarini?

Secondo fonti di stampa locali, il Governo australiano starebbe pensando di uscire dall’accordo con la Francia, e di porre fine al relativo contratto con Naval Group, per la fornitura di 12 nuovi sottomarini classe ATTACK /SHORTFIN BARRACUDA Block 1A - variante a propulsione diesel elettrica dei battelli nucleari francesi della classe BARRACUDA/SUFFREN. Il programma avrebbe infatti raggiunto un costo esorbitante, si parla di una cifra superiore ai 60 miliardi di dollari, e non sarebbe più sostenibile. Le ragioni di questo disastro, peraltro annunciato, sono da rintracciare nella complessità del programma – design e progettazione completamente nuovi e di origine francese, costruzione in loco, coinvolgimento a vari livelli delle compagnie australiane, sistema di combattimento americano, ecc. - e negli strutturali limiti di “manpower” dell’industria locale e di gestione a livello di programma. Canberra starebbe pertanto valutando un’opzione meno ambiziosa, che riguarderebbe lo sviluppo e la realizzazione, in partnership con Saab/Kockums, di una variante dei sottomarini lasse Collins attualmente in servizio.

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anteprima logo RID L’Australia sceglie l’AH-64E

La capacità di ricognizione aerea armata dell’Esercito Australiano subirà un notevole incremento dal 2025, dopo la scelta, comunicata ufficialmente dal Ministro della Difesa, Linda Reynolds, dell’AH-64E GUARDIAN quale sostituto dell’Armed Reconnaissance Helicopter (ARH) TIGER. Lo stesso Ministro ha chiarito che la scelta è stata dettata dalla necessità di avere una piattaforma ad ala rotante in grado di avere un impatto immediato nello scenario strategico di riferimento e agire da subito, quindi, in deterrenza a possibili azioni ostili contro gli interessi nazionali australiani. La scelta finale del progetto denominato Land 4503 giunge dopo una lunga valutazione di diversi elicotteri d’attacco e ricognizione, in particolare riguardo all’abilità provata e la maturità unita alla possibilità di avere un sistema off-the-shelf. Con tali requisiti il GUARDIAN ha dimostrato secondo gli Australiani di essere l’opzione senza dubbio più letale, maggiormente protetta e priva di rischi per l’Australian Army, rispettando al tempo stesso i requisiti relativi alla facilità di supporto tecnico, sicurezza dei sistemi e di certificazione secondo le normative australiane. Le lesson learned ricavate negli anni di utilizzo del TIGER, tra i suoi alti e bassi rendimenti e problemi, hanno fornito una chiara idea sulle reali necessità dell’Australian Army nel delicato ruolo della ricognizione armata e di supporto alle truppe a terra. A rinforzare la scelta del Governo di Canberra, ha contribuito anche la conferma di solide opportunità per l’industria della difesa australiana di essere coinvolta nel progetto: supporto logistico, servizi di approviggionamento dei pezzi di rispetto, addestramento di equipaggi e tecnici, ingegneristica, manutenzione e riparazione. Massimizzando tali contributi, l’Australia avrà inoltre la possibilità di sviluppare un proprio know-how ed expertise nella gestione di piattaforme ad ala rotante e fornire quindi il proprio contributo alla catena logistica globale per simili sistemi. Ancora non noto il numero di velivoli che verranno acquisiti per sostituire le attuali 29 macchine in servizio.

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anteprima logo RID Gli HARRIER dei Marines in servizio fino al 2029

La flotta di 114 AV-8B HARRIER II degli USMC resterà in servizio fino al 2029. 

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anteprima logo RID Elettronica, via al nuovo modello organizzativo

Elettronica ha deciso di adottare un nuovo modello organizzativo per affrontare al meglio le sfide di domani. In tale ambito, si è proceduto ad un rafforzamento del vertice aziendale con la nomina ad Amministratore Delegato di Domitilla Benigni, che contestualmente continuerà a ricoprire il suo attuale ruolo di Direttore Generale. L’Ing. Enzo Benigni, mantenendo ruoli – Presidente e AD - e deleghe attuali, sarà affiancato da Domitilla Benigni su specifiche deleghe per assicurare un maggior focus sulle scelte strategiche di lungo termine, sull’innovazione, la sostenibilità e la redditività dell’azienda. In pratica, Enzo e Domitilla Benigni avranno la responsabilità della gestione dell’azienda esercitando deleghe in settori ed aree diverse. Allo stesso tempo, nell’ottica dell’intensificazione delle interlocuzioni di vertice verso le istituzioni italiane ed internazionali è istituita inoltre la funzione di Govermental & Institutional Relation affidata a Lorenzo Benigni in qualità di Senior Vice President Govermental & Institutional Relation. Nelle parole di Enzo Benigni gli obiettivi di questa riorganizzazione “Nel corso della sua lunga storia, e in particolare in occasione della recente pandemia, la nostra azienda è stata capace di esprimere resilienza rispetto alle sfide del mondo che cambiava e alle nuove richieste di mercato, grazie alla lungimiranza con cui ha anticipato i cambiamenti e con cui ha saputo ripensare sé stessa. L’ultimo decennio è stato caratterizzato dalla trasformazione di Elettronica da fornitore di prodotti a fornitori di sistemi integrati e capabilities. Ma la velocità e la complessità del mercato, nonché le trasformazioni tecnologiche, hanno reso necessaria una revisione del modello organizzativo che, pur mantenendo fermi i valori fondanti tradizionali basati sull’eccellenza tecnologica e la centralità del capitale umano, possa meglio sostenere il raggiungimento di nuovi e più sfidanti obiettivi. Il nuovo modello sarà orientato all’efficienza operativa, alla sostenibilità di medio-lungo periodo, all’innovazione e digitalizzazione, allo sviluppo verso nuove aree di mercato e al consolidamento nell’ambito dei programmi europei della Difesa” Per quanto riguarda la gestione operativa, questa sarà consolidata e rafforzata con la costituzione di tre nuove unità operative a diretto riposto del CEO e del COO: la Funzione di Engineering & Operations che presiederà al coordinamento e all’integrazione di tutte le aree operative aziendali è affidata a Simone Astiaso; la Funzione Strategy, Innovation & Trasformation avrà l’obiettivo di costruire la sostenibilità societaria strategica e di prodotto di medio-lungo periodo è affidata a Gianni Maratta; “Future business: Tempest, EFA, EVO and Public Financing” che coordinerà le azioni funzionali al conseguimento degli obiettivi sui principali programmi consortili e sui Fondi italiani ed Internazionali. La responsabilità di questa funzione è affidata ad Alberto De Arcangelis. Viene inoltre istituita la Funzione Planning and Risk Management attribuita ad Ermanno Petricca in qualità di Chief Risk Officer che presiederà al processo di risk management e al regime di Digital Proposal Configurator. Nella nuova configurazione sono confermate le altre funzioni: Amministration & Control che rimane affidata a Amaury Choppin, Global Sales and Business Development, che rimane sotto la guida di Paolo Izzo, Legal, Corporate Affairs and Security, che rimane affidata a Lavinio Perotti, Operational Execellence and Process Improvement che rimane affidata a Maria Giovanna Addario Chieco, People, Organization and Communication che viene affidata a Massimo De Bari, Programs, la cui guida viene affidata a Luciano Notarantonio.

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anteprima logo RID Missili antinave per le LPD americane

Su pressione degli USMC, e come anche su queste colonne avevamo anticipato da tempo, la US Navy sta seriamente valutando la possibilità di equipaggiare le proprie unità da trasporto anfibio LPD classe SAN ANTONIO con sistemi missilistici antinave “containerizzati” operati da Marines. Sebbene ancora non sia stato specificato ufficialmente la tipologia di sistema che verrebbe eventualmente installato sulle navi, il principale candidato dovrebbe essere il missile Kongsberg-Raytheon RGM-184 NSM, già presente sulle attuali LCS e, in futuro, sulle fregate CONSTELLATION. Per quanto concerne il sistema di lancio, i Marines stanno attualmente studiando una soluzione che permetta di adattare i lanciatori d’artiglieria HIMARS all’utilizzo degli NSM. Secondo il Comandante delle operazioni anfibie/expeditionary, Gen King, le LPD “dispongono di spazi adeguati all’installazione di sistemi antinave al fine di aumentarne le capacità di sopravvivenza”. A tal proposito, King ha parlato della possibilità di effettuare non meno di “un test di lancio da una LPD nel corso del 2021, e di un periodo di valutazione capacitiva e dottrinale del sistema di circa un anno”, propedeutico all’eventuale conferma del requisito ed alla relativa allocazione di fondi per l’acquisizione. Le preoccupazioni relative ad una più adeguata protezione delle LPD – ad oggi limitata alla difesa di punto basata su una coppia di lanciatori di missili sup-aria a corto raggio RIM-116 ed un paio di mitragliatrici remotizzate Bushmaster da 30 mm - non sono nuove. Già durante la fase di progettazione delle SAN ANTONIO, infatti, era stata prevista una dotazione di 16 VLS Mk41 per missili antiaerei ed antimissile RIM-162 ESSM. Il sistema, tuttavia, non fu mai montato sulle unità in oggetto, per quanto sia stato conservato lo spazio necessario ad una sua successiva installazione. A tal proposito, nel 2016, gli USMC avanzarono la proposta di montare i Mk41 ed equipaggiarli con missili cruise TOMAHAWK per garantire un adeguato supporto di fuoco alle operazioni anfibie dei Marines. Tale proposta risulta attualmente congelata e, forse, sorpassata da quella relativa alla possibile installazione di un sistema ad energia diretta/laser, basata sul dimostratore LWSD (Laser Weapon System Demonstrator) Mk 2 Mod 0, attualmente in fase di test sulla LPD PORTLAND, sulla quale è stato montato sfruttando parte dello spazio inizialmente concepito per i VLS Mk41. Tornando alla possibile installazione dei sistemi missilistici containerizzati, oltre a garantire enorme flessibilità relativamente alla loro rapida installazione/rimozione, tale soluzione potrebbe incrementare sensibilmente anche la flessibilità capacitiva/operativa delle SAN ANTONIO, in caso di adozione di sistemi modulari che consentano l’utilizzo di altri ordigni di lancio, leggi LACM per l’eliminazione di difese costiere, oltre ai già citati missili antinave NSM (o chi per essi).

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anteprima logo RID Autocarri Iveco DV alla Germania

Nell’ambito di un contratto quadro, Iveco DV fornirà 224 autocarri TRAKKER 8x8 alla Bundeswehr tedesca. Tale fornitura costituisce un primo elemento di un più ampio accordo quadro, assegnato da BAAINBw (Federal Office of Bundeswehr Equipment, Information Technology and In-Service Support ) a Iveco Defence Vehicles per la fornitura di un massimo di 1.048 autocarri militari tipo TRAKKER da consegnare tra il 2021 ed il 2028. I primi 224 TRAKKER 8x8, che l’Esercito Tedesco definisce GTF ZLK 15 t (Geschütztes TransportFahrzeug ZuLadungsKlasse 15 t, Veicolo da Trasporto Protetto per classe di carico di 15 t), saranno forniti in 5 diverse configurazioni. Tutti questi nuovi mezzi sono dotati di motori che, in fatto di emissioni, rispettano la normativa EURO 6. In più tutti i veicoli verranno equipaggiati con una cabina protetta estremamente prestante che offre i migliori livelli di protezione balistica, antimina, e anti IED. Queste cabine, dotate anche di filtri e protezione anti NBC, offrono un elevato livello di comfort per l'equipaggio: sono state inoltre progettate per ospitare una varietà di moderni sistemi di comunicazione e comando e controllo. Negli ultimi anni, Iveco Defence Vehicles ha consegnato all'esercito tedesco circa 2.000 veicoli della sua vasta gamma di prodotti, comprese numerose versioni personalizzate e protette, che sono già stati impiegati nel corso di molte missioni operative. Per ulteriori dettagli rimandiamo a RID 3/2021.

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anteprima logo RID L'EI guarda all'IFV LYNX?

Dall’audizione parlamentare dell’Ing. Alessandro Ercolani, AD di Rheinmetall Italia, si apprende dell'interesse dell’Esercito Italiano per il veicolo cingolato da combattimento tedesco LYNX. Il veicolo è proposto da Rheinmetall proprio attraverso la sua diramazione italiana. In particolare, tenendo conto dell’esigenza dell’EI di rimpiazzare il DARDO a partire dal 2025 – a tal proposito si parla dei primi prototipi disponibili già in 2 anni – l’attenzione dell’EI si starebbe concentrando, appunto, su un mezzo già disponibile sul mercato. In tale ottica l’azienda tedesca offrirebbe un pacchetto di offset pari a circa il 70% del valore della commessa – l’EI ha un requisito per oltre 400 veicoli – trasferimento di tecnologia a favore dell’industria italiana e una piu’ ampia collaborazione aperta anche all’ingresso del nostro Paese nel programma per il nuovo carro franco-tedesco-spagnolo. Ulteriori dettagli su RID 3/21.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa EAU: l'Ambasciatore negli Emirati Arabi Uniti visita la FLAB

In occasione delle imminenti festività natalizie, Sua Eccellenza l'Ambasciatore d'Italia negli Emirati Arabi Uniti, Nicola Lener, ha fatto visita al contingente italiano presso la Forward Logistic Air Base di Al Minhad, Unità di stanza presso gli Emirati Arabi Uniti.

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anteprima logo Esercito Italiano Libano, esercitazione Green Zone 2020

Attuare il piano messo a punto dal comando di UNIFIL mediante procedure d’intervento immediato da adottare in caso di rischio ambientale e sanitario, determinato da sorgenti di inquinamento rilevate all’interno e all’esterno delle basi ONU dislocate nel Libano del Sud.

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Il Gruppo Navale incentrato su nave Giuseppe Garibaldi, affidato al Contrammiraglio Antonio Galiuto, nell’ambito del quale hanno operato anche le Fregate multiruolo Bergamini e Alpino, con il supporto della rifornitrice Stromboli, ha di recente completato la sua attività di presenza in Mediterraneo. 

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anteprima logo Aeronautica Italiana Aeronautica Militare, 2020: un anno sempre in prima linea

Un anno impegnativo il 2020, difficile da raccontare, da riassumere e con sfide emotive importanti. Un anno in cui l’Aeronautica Militare non si è mai fermata, fondendo il quotidiano servizio che la Forza Armata è chiamata ad assolvere per le Istituzioni e la collettività, con il supporto nella lotta all’emergenza Covid-19.

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