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anteprima logo RID JASSM ER, mega contratto per Lockheed Martin

Nonostante la pandemia del Coronavirus, le attività, soprattutto in campo Difesa – settore tra i meno toccati dalla crisi a causa di un ciclo più lungo – vanno avanti. A tal proposito Lockheed Martin ha ricevuto un contratto dal Pentagono del valore di 818 milioni di dollari per la fornitura di 390 missili da crociera land attack da penetrazione JASSM-ER. Gli ordigni sono ricompresi nei lotti di produzione n.17 e n.18 e sono destinati all’USAF ed alle Aeronautiche alcuni Paesi esteri non specificati. Ricordiamo che JASSM e JASMM ER oltre che negli USA sono in servizio in Finlandia, Polonia e Australia.

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anteprima logo RID Sciami di droni, la RAF crea unità sperimentale

La RAF ha ufficialmente lanciato un’unità sperimentale per valutare l’impiego di sciami di droni riattivando il 216 Squadron sulla base di Waddington nel Lincolnshire. Secondo i piani del MoD, l’unità, che a causa dell’emergenza COVID19 verrà al momento gestita con un’aliquota ridotta di personale, dovrà mettere a punto il concetto operativo entro il mese di luglio, dopodichè si inizierà a schierare una prima tranche di capacità presumibilmente basata su sistemi esistenti. I sistemi saranno coordinati da un cervello di AI dialogando attraverso una rete tattica.

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anteprima logo RID Nuovo caccia, il Giappone fa da sé? Anche no

Il Giappone ha annunciato che proseguirà in maniera indipendente nel programma per lo sviluppo del caccia di nuovo generazione F-3, destinato a rimpiazzare l’F-2, variante locale dell’F-16. Nel 2018, Tokyo aveva emesso una RFI con l’obbiettivo di ottenere per il programma il supporto in termini di progettazione e design da parte di aziende straniere. Alla RFI avevano risposto Lockheed Martin, proponendo una soluzione basata su un ibrido tra F-35 ed F-22, e BAE Systems, con una soluzione basata sul design del TEMPEST e sull’ingresso a pieno titolo del Giappone nel nuovo caccia. A questo punto, il Giappone sembra orientato a proseguire integralmente sulla strada dello sviluppo nazionale, salvo poi che la stessa Difesa nipponica ha precisato che il progetto include comunque la possibilità della cooperazione internazionale. Per cui è possibile immaginare sì uno sviluppo nazionale, ma con un qualche forma di apporto esterna. Il Giappone del resto ha un’industria militare molto sviluppata, soprattutto in campo cantieristico e elettronico, ma le competenze in termini di progettazione di caccia restano limitate come dimostrato pure dallo stesso F-2, co-sviluppato con gli Stati Uniti sulla base dell’F-16. La sfida, dunque, è molto impegnativa,anche perché si sta parlando di un velivolo di nuova generazione ed è probabile pertanto che, esattamente come accade in Corea del Sud con il caccia KF-X, anche il Giappone alla fine si rivolga in maniera rilevante ad aziende internazionali con una solida competenza e solide tradizioni di sviluppo e progettazione di caccia da combattimento.

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anteprima logo RID SUPER HORNET (e TYPHOON) per la Germania?

La stampa tedesca in questi giorni di emergenza ha rilanciato la notizia dell’intenzione da parte del Governo di Berlino di acquistare fino a 90 Eurofighter TYPHOON oltre ad un pacchetto americano di 30 F/A-18E/F SUPER HORNET e 15 EA-18G GROWLER. Una scelta che, se confermata, dimostrerebbe ancora una volta la “scarsa vena” tedesca quando si tratta di decidere su questioni militari. La ratio dietro l’acquisto del SUPER HORNET, si sa, riguarda l’esigenza della Germania di avere un velivolo con capacità nucleare, in grado di trasportare la bomba B-61 americana nell’ambito della cosiddetta politica della “doppia chiave” NATO. Il SUPER HORNET non ha la certificazione nucleare, ma potrebbe presumibilmente ottenerla in tempi molto piu’ rapidi del TYPHOON. Su questo, ovviamente, hanno fatto leva gli Americani che avrebbero tirato molto per le lunghe una nuclearizzazione dell’EFA, qualora Berlino avesse scelto solo questo per rimpiazzare TORNADO IDS ed ECR, facendola magari pagare alla Sig.ra Merkel un salasso. Alla fine i Tedeschi si sono andati ad infilare in un vicolo cieco. Potevano tranquillamente acquistare un mix tra TYPHOON ed un piccolo numero di F-35 per i compiti nucleari, invece hanno scartato sdegnosamente il velivolo di Lockheed Martin, piu’ per ragioni ideologiche che per altro, e adesso potrebbero trovarsi ad affidare lo strike nucleare ad un velivolo come il SUPER HORNET, ormai di vecchia concezione e che non ha capacità di bassa osservabilità e penetrazione. Un paradosso per una macchina che dovrebbe portare su un obbiettivo una bomba a caduta come la B-61. Meglio, da questo punto di vista, sarebbe allora integrare sul TYPHOON il missile nucleare standoff francese ASMP-A o il suo successore, a gittata maggiorata (superiore ai 1.000 km), ASN4G, visto che peraltro Berlino ha deciso di legarsi fortemente a Parigi in termini militari con il Trattato di Aquisgrana e con il programma FCAS/SCAF. Non comprendiamo poi la scelta di acquistare pure il GROWLER dopo il lancio negli scorsi mesi da parte di Airbus del TYPHOON ECR da guerra elettronica. Si dirà, il GROWLER è ampiamente operativo e collaudato. Corretto, ma il TYPHOON ECR potrebbe essere pronto in tempi comunque abbastanza brevi – pod e missili ci sono - ed in ogni caso sviluppare una versione del caccia europeo dedicata sarebbe un modo per far crescere ancora la macchina, e con essa la “gracile” industria elettronica e della difesa tedesca, soprattutto in vista del già citato SCAF/FCAS. Una scelta logica, forse troppo, per questa Germania...

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anteprima logo RID L’UE dà il via a IRINI, la nuova SOPHIA. Update.

L’Unione Europea ha dato ufficialmente il via alla missione EUNAVFORMED IRINI che rimpiazza SOPHIA nel Mediterraneo. La missione, guidata sempre dall’Italia e comandata dal Contrammmiraglio Fabio Agostini, parte formalmente domani ed ha come obbiettivo principale l'implementazione dell’embargo ONU sulle armi alla Libia attraverso l’uso di assetti aerei, satellitari e navali. In tale ottica, le navi di SOPHIA potranno ispezionare nell’alto mare al largo delle coste libiche le imbarcazioni sospettate di trasportare a e da la Libia armi o materiale relativo. Al core business bisogna poi aggiungere altri compiti, quali: monitoraggio e raccolta di informazioni sull’esportazione illecita di petrolio dalla Libia, il contributo al capacity building ed al training della Guardia Costiera e della Marina Libica e il contributo allo smantellamento del “modello di business” su cui si basano le reti dedite al traffico di migranti mediante la raccolta di informazioni e le attività di pattugliamento degli aerei della missione. Il mandato di IRINE ha una durata iniziale di un anno.

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anteprima logo RID Operativo il radar di sorveglianza SPACE FENCE

Al termine di 5 anni di programma, il sito radar di sorveglianza spaziale noto come SPACE FENECE è stato dichiarato operativo dalla US Space Force.

Lo SPACE FENCE, collocato sull'isola di Kwajalein (nella Repubblica delle Isole Marshall), è un sistema radar terrestre che traccia i satelliti e i detriti spaziali principalmente in orbita terrestre bassa. Il sistema è stato realizzato da Lockheed Martin quale prime contractor nell'ambito di un programma del valore complessivo di 1,5 miliardi di dollari. Lo SPACE FENCE può tracciare piccoli oggetti piccoli presenti nelle orbite più basse, cosa che rappresenta il vero passo in avanti rispetto al precedente Air Force Space Surveillance System (AFSSS). Inoltre il nuovo sistema fornisce comunque una capacità di ricerca per oggetti con orbite più alte. I dati dallo SPACE FENCE verranno immessi nella Space Surveillance Network della Difesa USA, rete che oggi tiene traccia di circa 26.000 oggetti. L'immissione in servizio dello SPACE FENCE porterà ad un aumento significativo di tale numero, ha confermato la US Space Force. Ulteriori dettagli su RID 05/2020.

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anteprima logo RID Raytheon fuori dal PRECISION STRIKE MISSILE

Raytheon è uscita dal programma dell’US Army Precision Strike Missile (PRSM) dopo che l’azienda non era riuscita a completare un test di volo entro la deadline del 20 febbraio scorso. L’US Army non ha fornito ulteriori fondi all’azienda, che ha incontrato alcune difficoltà tecniche con la sua proposta, dal nome DEEPSTRIKE, ed ha di conseguenza preferito ritirarsi. A questo punto il programma prosegue solo con Lockheed Martin. La budget request per il Fiscal Year 2021 include 49,9 milioni di dollari per l'acquisizione di un primo lotto di 30 missili in configurazione base, con l’intenzione di ordinarne 110 già nel 2022, 178 nel 2023 e poi ben 350 nel 2024 e nel 2025. Per quanto riguarda Lockheed Martin, questa ha condotto con successo il 10 marzo scorso il secondo lancio test del suo missile per il requisito Precision Strike Missile (PRSM) dell’US Army. L’arma è destinata a rimpiazzare l’ATACMS. Rispetto a quest’ultimo, il nuovo missile è più snello e 2 munizioni sono contenute in un lanciatore standard per l’M142 HIMARS (pod singolo) e per il cingolato M270A2 (2 pod per complessivi 4 missili pronti al fuoco). La gittata è stata finora indicata come appena inferiore ai 500 Km, soglia limite per il trattato INF, ma con l’abbandono di quello storico accordo la ricerca di raggi d’azione molto superiori appare scontata. Per il momento, comunque, l’US Army non modificherà i requisiti di base poiché la sua priorità è immettere in servizio il nuovo missile, nella sua configurazione di base, entro il 2023. Il primo lancio risale al 10 dicembre 2019, ed entrambi sono stati effettuati al Poligono di White Sands, nel New Mexico. Lockheed ha in programma un altro test per il 30 aprile.

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anteprima logo RID Fremm RIZZO interviene nel Golfo di Guinea

La Fregata Luigi Rizzo, impegnata in attività di presenza e sorveglianza nel Golfo di Guinea, è intervenuta ieri in seguito a un attacco di pirateria.

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anteprima logo RID Kaliningrad, la Russia schiererà nuovo radar OTH

La Russia sarebbe in procinto di schierare un nuovo radar early warning a lungo raggio 29B6 KONTAINER nell’enclave di Kaliningrad, dopo che un altro sistema simile era divenuto operativo lo scorso dicembre in Mordovia (nei pressi di Kovylkino, nella regione del Volga), mentre 2 ulteriori KONTAINER dovrebbero essere rischierati a copertura dell’area Artica entro la fine dell’anno. Come tutti i radar “over-the -horizon”, il sistema permette di superare il limite dei radar tradizionali, costituito dalla curvatura terrestre, illuminando il bersaglio tramite il rimbalzo sui primi 2 strati della ionosfera del segnale proveniente dalle antenne trasmittenti, e ricevendo l’eco di ritorno con delle antenne riceventi. Il KONTAINER, infatti, è costituito da 2 schiere di antenne separate: quelle trasmittenti, costituite da 36 mast distribuiti su una lunghezza di 440 m; quelle riceventi, formate da 3 sezioni di 144 mast alti 34 m e schierati su una lunghezza complessiva di 1,3 km. Solitamente, le 2 schiere di antenne sono separate da centinaia di chilometri (300 km nel caso del sito di Kovylkino). Teoricamente, il radar KONTAINER di Kaliningrad dovrebbe incrementare fino a 100 km di altitudine e a 3.000 km di distanza la capacità di scoperta di minacce aeree – inclusi velivoli a bassa osservabilità o missili cruise ed ipersonici - provenienti dal fronte europeo/baltico. Secondo le fonti russe, infatti, il radar dovrebbe garantire il monitoraggio dell’intero continente europeo, Gran Bretagna inclusa. Ciò rappresenterebbe un sensibile miglioramento nelle capacità degli attuali sistemi antiaerei e anti missile a lungo raggio S-400 TRIUMPH - 4 battaglioni dei quali sono già presenti nell’exclave di Kaliningrad - permettendo l’utilizzo nuovo missile a lunga gittata (400 km) 40N6 a guida radar attiva la cui entrata in servizio è stata più volte ritardata da problemi relativi al seeker che, però, parrebbero, adesso risolti.

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anteprima logo RID Marines, via alla rivoluzione

I primi dettagli del piano di ristrutturazione del Corpo dei Marines, fortemente voluto dal Comandante, Generale David H. Berger, sono stati annunciati e danno una chiara testimonianza di quanto a fondo andranno i tagli necessari a finanziare i nuovi concetti operativi e i sistemi ad essi collegati. Nel prossimo decennio la componente regolare dell’USMC andrebbe a privarsi di tutti i suoi carri armati M1A1 ABRAMS oltre che, presumibilmente, della totalità dei veicoli supporto ad essi collegati, dal’Armored Bridge Launcher Vehicle (su scafo M60) al veicolo recupero M88A2 HERCULES passando anche per l’M1150 SHREDDER, il veicolo da sfondamento ostacoli e campi minati derivato dall’M1. In tutto sparirebbero 7 compagnie di MBT, visto che già negli anni scorsi l’USMC aveva sciolto metà delle compagnie del 2nd Tank Battalion di Camp Lejune, North Carolina. Spariranno anche le Bridge Companies, le compagnie di genieri specializzati nella costruzione di Medium Girder Bridges e ponti a nastro e pontone, indispensabili al traffico pesante. Pagheranno un prezzo salato anche le batterie di artiglieria a tubo, che andranno quasi a sparire, calando da 21 a solo 5. Di contro, le batterie di razzi e missili, oggi rappresentate da 7 compagnie su M142 HIMARS, aumenteranno a 21. Proprio le batterie missili sono le grandi vincitrici nella visione del Generale Berger e del suo staff, che le vedono come cuore delle capacità offensive distribuite del nuovo corpo dei Marines. Più importanti persino della componente aerea, che vedrà riduzioni importanti: gli attuali 7 squadroni di elicotteri d’attacco (AH-1) caleranno a 5; gli squadroni elicotteri pesanti (CH-53E ed, in futuro, CH-53K) da 8 a 5. Saranno sciolti anche 3 dei 17 squadroni equipaggiati con i convertiplani MV-22 OSPREY. Non si salveranno del tutto neppure gli squadroni da combattimento ad ala fissa, poiché tutti e 18 sopravvivranno, ma saranno tutti dimensionati a 10 velivoli ciascuno. Finora il piano dell’USMC era di arrivare a schierare, una volta rimpiazzati tutti gli HARRIER e gli HORNET, 9 squadroni da 16 F-35B ciascuno, 5 squadroni da 10 F-35B ciascuno e 4 squadroni da 10 F-35C, più le flotte destinate all’addestramento. Questo cambio di piani suggerisce un taglio di 54 apparecchi, tutti del tipo F-35B, ma bisognerà attendere ulteriori dettagli prima di poter avere certezze. Sarà raddoppiato il numero di squadroni equipaggiati con velivoli senza pilota, da 3 a 6, e aumentato di 1 il totale degli Sqn su C-130J, da 3 a 4. Anche la fanteria vedrà tagli e riorganizzazioni: da 24 battaglioni si scenderà a 21, e ogni battaglione sarà ridotto di circa il 15% rispetto alla forza attuale di 850 elementi. Questa riduzione sarà accompagnata anche dalla riduzione da 6 a 4 delle compagnie di veicoli anfibi d’assalto, con conseguente ridimensionamento per il piano d’acquisizione degli 8x8 ACV di Iveco e BAE Systems. La forza del Corpo dei Marines sarà complessivamente ridotta di circa 12.000 unità, un trend al ribasso avviato già con un taglio di 2.300 unità (calando a 184.100 totali) con la budget request per il 2021, che però è ancora nel suo iter di revisione e approvazione da parte del Congresso e potrebbe quindi essere modificata. Non si fa mistero poi del focus sull’Oceano Pacifico e sugli arcipelaghi del Sudest asiatico: la III Marine Expeditionary Force (MEF) sarà quindi la principale componente combattente e sarà modernizzata con la creazione di 3 Marine Littoral Regiments per operazioni di Sea Control e contro-Sea Denial ad alta intensità. Rimarranno 3 Marine Expeditionary Units (MEU) per proiezioni di potenza globale grazie a gruppi navali più eterogenei che in passato, superando il consueto modello “tripartito su 1 LHD, 1 LPD, 1 LSD” in favore di raggruppamenti di unità che potranno includere anche Expeditionary Sea Bases (ESB) e catamarani veloci Expeditionary Fast Transport (EFT), oltre ad altri tipi di naviglio in fase di studio. L’acquisizione di più piccole, più numerose e spendibili unità anfibie è una priorità, insieme all’acquisizione di capacità unmanned avanzate, potenziamento delle capacità EW e di Strike a lungo raggio oltre che di forward basing, inclusi gli aeroporti expeditionary da allestire su isole catturate (EAB, Expeditionary Advanced Base) e da impiegare per distribuire elementi aerei su un’ampia zona, riducendo la vulnerabilità nei confronti della minaccia missilistica a lungo raggio avversaria. Se ora si comincia ad avere un’idea chiara dei tagli, tuttavia, altrettanto non si può ancora dire per le nuove acquisizioni. Ancora da chiarire anche l’impatto che questo piano avrà sui reparti della Riserva.

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anteprima logo RID FARA, selezionate Sikorsky e Bell

L’US Army ha selezionato Sikorsky con il RAIDER X e Bell con il 360 INVICTUS per la gara Future Attack and Reconnaissance Aircraft (FARA), destinata a trovare un rimpiazzo per gli elicotteri da ricognizione armata OH-58 KIOWA WARRIOR, il cui ruolo è attualmente ricoperto dagli elicotteri AH-64E GUARDIAN e UAV RQ-7B SHADOW. Vengono così eliminate AVX Aircraft-L3 Technologies, Boeing, e Karem Aircraft. La gara entra pertanto nel vivo con una campagna di test sui prototipi sviluppati dalle 2 aziende finaliste che culminerà con la selezione del vincitore nel 2023. Approfondimenti e dettagli su RID 5/20.

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anteprima logo RID La crisi dell’Aeronautica Spagnola

La “grande crisi” si è fatta sentire, eccome. Tagli alle ore di volo, problemi manutentivi - sarà un caso, ma dei 5 TYPHOOON perduti tra il 2010 e il 2017, 3 erano spagnoli -, rallentamenti nei programmi di acquisizione o di procurement. Dopo la brillante crescita avviata negli anni ’70, per l’Aeronautica Spagnola (Ejército del Aire, o Fuerza Aérea Española, FAE) l’ultimo decennio è stato estremamente difficile, segnato pesantemente dalle difficoltà economiche del Paese. La crisi si è abbattuta - e molto pesantemente - sul bilancio della Difesa che è costantemente calato dal 2009 (7,85 miliardi di euro, dopo il picco di 8,15 miliardi di euro raggiunto nel 2008), toccando il minimo nel 2014 (5,65 miliardi), ma con valori molto bassi pure nel 2015 (5,71 miliardi di euro) e nel 2016 (5,73 miliardi di euro), per poi risalire nel 2017 (7,5 miliardi di euro), nel 2018 (8,4 miliardi di euro) e nel 2019 (8,54 miliardi di euro). Una situazione che si è riverberata sulle 3 Forze Armate e che è costata molto cara all’Aeronautica sia, come accennato, in termini di incidenti aerei sia con una gravissima limitazione di tutte le attività istituzionali. Uno dei momenti più critici si è avuto alla fine del 2018, con il blocco di tutte le attività di volo (escluse quelle relative alle missioni internazionali e alle attività indispensabili), che ha costretto l’Ejercito del Aire a rinunciare ad una esercitazione multinazionale alle Canarie. Oggi, benché la situazione della Difesa sia in miglioramento, resta ancora molto grave proprio riguardo alla componente aerea. In questi ultimi anni il numero di ore di volo si è ridotto del 40% (nel 2007 erano state 95.000 mentre nel 2019 sono state 65.000), e inoltre diversi velivoli devono essere sostituiti a breve (F-5M da addestramento, F/A-18 da caccia/attacco, P-3 da pattugliamento marittimo) o sono stati radiati senza un sostituto (i tanker B-707 che facevano anche missioni di sorveglianza elettronica). I tagli, invece, non influiscono più di tanto sulle missioni internazionali a cui l’Ejercito del Aire fornisce un contributo importante. Ancora a febbraio 2020 proseguivano le missioni dei pattugliatori nelle operazioni ATALANTA e SOPHIA, l’impiego di aerei da trasporto C-130H e C-295 a supporto dell’operazione BARKHANE in Mali e nel gruppo MAMBA nella Repubblica Centrafricana, mentre sul fronte interno, oltre alle normali operazioni di vigilanza aerea, la FAE contribuisce al dispositivo antiterrorismo RENEGADE. Dal 2006, inoltre, i caccia spagnoli, prima MIRAGE F-1M, e dal 2015 gli EF-18M e i TYPHOON, partecipano con pacchetti di 4/6 velivoli alla Baltic Air Policing, rischierandosi in Estonia e Lituania, e accumulando un’importante esperienza di scramble in prima linea; con qualche disguido, come quando il 7 agosto 2018 uno dei 6 Eurofighter TYPHOON rischierati 3 mesi prima per controllare i cieli estoni, ha sparato per errore un missile aria-aria AIM-120, fortunatamente senza causare danni, e a circa 50 miglia dal confine con la Russia.

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