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anteprima logo RID F-16: la Bulgaria formalizza l’acquisto

Dopo che il Parlamento ha superato il veto del Presidente Roumen Radev all’acquisto da parte della Bulgaria di 8 F-16, la commessa è stato formalizzata ed i relativi contratti pubblicati sulla Gazzetta di Stato. E’ quanto rende noto oggi la stampa locale. La fornitura comprende 8 F-16 Block 70, più supporto e training, per un valore di 1,25 miliardi di dollari, e consegne tra il 2023 ed il 2024.

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anteprima logo RID Il CESIVA e Forza NEC

In questi ultimi anni le capacità e le responsabilità del Centro di Sperimentazione e Validazione (CESIVA) dell’Esercito di Civitavecchia sono notevolmente cresciute. Ci è sembrato quindi opportuno fare visita a questo importante sito dell'EI per comprendere meglio le competenze acquisite e i progetti sui quali il CESIVA sta lavorando, con particolare riferimento agli aspetti legati alla simulazione ed al programma per la digitalizzazione del campo di battaglia noto come Forza NEC. Nell’ambito delle nuove linee di indirizzo dell’Esercito, stilate dall’attuale Capo di Stato Maggiore, Gen. Salvatore Farina, è emersa chiaramente l’intenzione di valorizzare al massimo il ruolo del Centro di Sperimentazione e Validazione di Civitavecchia. In tale documento, nella sezione dedicata alle attività addestrative, il Capo di SME ha infatti voluto porre l’accento sulla preparazione dei comandanti e su quella dei Posti Comando, a tutti i livelli. A tale scopo il nuovo percorso formativo dell’EI prevede un potenziamento dei diversi cicli di esercitazioni destinati ai posti comando (tipo MAPEX e CPX), armonizzando tali attività grazie al contributo dell’NRDC-ITA (NATO Rapid Deployable Corps Italy, “pivot hub” per le attività di training a livello divisione e brigata) e del CESIVA. Attualmente il CESIVA dipende da COMFORDOT (Comando per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell'Esercito) anche se si starebbe pensando di metterlo sotto controllo diretto del Capo di SME. Sostanzialmente, invece, non dovrebbero cambiare le missioni assegnate al CESIVA, missioni che sono essenzialmente di 3 tipi. Innanzi tutto la struttura di Civitavecchia si occupa di valutare le capacità di pianificazione e condotta delle operazioni da parte dei posti comando di reggimento, di brigata e di divisione (osservando in che modo i posti comando danno ordini e in quale maniera sviluppano le loro capacità di comando e controllo). In parallelo il CESIVA è deputato a valutare le medesime capacità (di pianificazione e di condotta delle operazioni) da parte delle unità operative a livello plotone, compagnia, battaglione e reggimento (giudicando il comportamento sul campo delle unità operative, per quanto riguarda gli aspetti di mobilità, di capacità di fuoco e di condotta degli atti tattici). Tali attività di valutazione, che vengono effettuate insieme a quelle addestrative, si risolvono sostanzialmente in una serie di esercitazioni di tipo Constructive e Virtual (per maggiori dettagli vedi box in questa pagina). Il terzo compito del CESIVA riguarda invece la sperimentazione dei prodotti (soprattutto i sistemi di comando e controllo) ed i progetti in corso di sviluppo nell’ambito dei programmi di ammodernamento soprattutto per il C4ISTAR (Command, Control, Communications, Computers, Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance) e per la simulazione. Questo compito è legato a doppio filo con il programma interforze (a guida Esercito) Forza NEC: proprio la sperimentazione e Forza NEC sono stati i maggiori focus della nostra visita. Per quanto concerne la simulazione, la struttura di Civitavecchia prepara esercitazioni Constructive a favore di comandi e staff (sostanzialmente si tratta di dare ordini ad unità che non ci sono, in quanto simulate, in un ambiente operativo che non c'è, perché anch’esso simulato) mediante un sistema JCATS (Joint Conflict and Tactical Simulation). Invece, per valutare le unità operative, il CESIVA conduce esercitazioni Live (persone reali con armi reali si confrontano con altre persone reali, solamente gli effetti del fuoco sono simulati). Infine il CESIVA dispone anche di una componente Virtual: si tratta cioè di un mondo sintetico in cui un operatore o un veicolo (o persino un velivolo) “si muovono e combattono” come se fossero immersi nella realtà: il tutto si svolge effettivamente in un locale chiuso (poiché l'ambiente viene simulato tramite appositi software 3D).

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anteprima logo RID Golfo, la Royal Navy si rafforza

Continua a saliere la tensione nel Golfo Perisco. Dopo i noti avvenimenti delle ultime settimane, culminati con il sequestro da parte iraniana della petroliera britannica STENA IMPERO, una seconda unità della Royal Navy, ovvero il cacciatorpediniere Type 45 HMS DUNCAN, è entrata nel Golfo Persico raggiungendo la fregata Type 23 HMS MONTROSE. Le 2 unità da guerra hanno il compito di scortare le navi commerciali battenti bandiera britannica in transito nella zona.

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anteprima logo RID Libia, Haftar prova a riguadagnare terreno

Nonostante i proclami propagandistici dell’ultima settimana, nei quali veniva annunciata a gran voce una nuova offensiva per la riconquista di Gharyan e la presa di Tripoli, le forze guidate da Haftar hanno fatto pochi progressi su entrambi i fronti. Per quanto riguarda la capitale, dopo aver colpito nuovamente l’aeroporto di Mitiga con razzi d’artiglieria e con un paio di raid effettuati dagli UCAV emiratini WING LOONG II, raid che avrebbero eliminato un UCAV di fabbricazione turca BAYRAKTAR TB2 (mentre altri 2 sarebbero stati abbattuto nei pressi di Wadi Alrabie e della base aerea di Jufra, sebbene non esistano conferme su nessuno dei 2), il cosiddetto LNA avrebbe guadagnato alcune posizioni a nord di Qaser Bin Gashir e dell’ex Aeroporto Internazionale. Da tale area, dove si trova il grosso delle milizie fedeli ad Haftar - guidate da Mabruk Ghazwi, nuovo Comandante della regione occidentale, nominato da Haftar dopo la scomparsa/fuga del predecessore Abdulsalam Hasi in seguito alla perdita di Gharyan - l’LNA si sarebbe spinto fino al campo militare di Yarmouk (situato a circa 8 km dal centro di Tripoli), costringendo le unità del GNA ad arretrare verso nord lungo la strada che collega Qaser Bin Gashir con il quartiere di Khallat Farjan. In seguito a tale avanzata, le forze di Haftar hanno subito pesanti bombardamenti aerei e di artiglieria nella zona dell’ex aeroscalo e nel quartiere di Ain Zara, seconda direttrice dell’offensiva sulla capitale. Pesanti scontri, inoltre, si segnalano a sudest di quest’ultima, nella zona di Wadi Alrabie altro asse dell’offensiva di Haftar su Tripoli, dove l’LNA sta trovando forte resistenza ad opera delle Tripoli Defence Brigades. Tuttavia, alcuni rapporti non confermati, parlano della presenza di unità appartenenti al 128° Battaglione del LNA infiltratesi nel centro della capitale nelle ultime 72 ore (un video li riprenderebbe nei pressi della base navale di Abu Sitta, Quartier Generale di Serraj). Tale elemento rafforzerebbe le parole del portavoce dell’LNA, Ahmed Al Mismari, che nei giorni scorsi ha parlato dell’utilizzo di “alcune tattiche basate sull’infiltrazione di fanteria e prodromiche al raggiungimento dell’obiettivo, evitando l’utilizzo di forze pesanti ed invasive”. Sul fronte di Gharyan, il grosso del LNA si trova sulle montagne Nafusa nell’area tra Alasaba e Kulaybah, 15 km a sud della città, dove sono state bloccate da oltre 20 raid aerei del GNA effettuati negli ultimi 4 giorni, con velivoli che hanno colpito anche alcuni convogli di rinforzo provenienti da sud (Ash Shwayrif e Nasmah). Per quanto riguarda il GNA, va segnalato l’arrivo di 2 container turchi giunti nei porti di Homs e Misurata lo scorso 23 luglio, che trasportavano mezzi ed armamenti non definiti, aggiungendosi ai carichi portati dalla nave cargo Crystal Galaxy, battente bandiera siriana, che mensilmente fa la spola tra Homs e il porto turco di Gemlik.

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anteprima logo RID Corea del Nord, nuovo sottomarino lanciamissili

La Corea del Nord ha condotto un nuovo test con 2 missili balistici a corto raggio, che hanno fatto risalire la tensione nell’area, e come se non bastasse Kim Jong-un ha visitato il cantiere di Sinpo dove è in un avanzato stato di costruzione un secondo sottomarino lanciamissili balistici. Si tratterebbe di una versione più grande del sottomarino classe GORAE, con un dislocamento superiore alle 2.000 t, utilizzato finora per la sperimentazione del missile balistico tipo SLMB (Submarine Launched Ballistic Misisle) KN-11. Il GORAE, derivato dai vecchi sottomarini sovietici classe GOLF, è un sottomarino a propulsione convenzionale lungo 66 m e con un dislocamento in immersione attorno alle 1.500-2.000 t. La caratteristica distintiva è una relativamente generosa falsatorre (conning tower) con una sezione centrale rettangolare che ospita 1-2 pozzi per il lancio del KN-11, accreditato di una gittata di un migliaio di chilometri. La campagna di test del KN-11 è stata condotta sia da chiatte subacquee sia dallo stesso GORAE. La Corea del Nord sembrerebbe disporre di ben 2 chiatte subacquee per la sperimentazione degli SLBM. Una presso il cantiere di Nampo, sulla costa occidentale, ed una presso il cantiere di Sinpo, sulla costa orientale. Le 2 piattaforme sono pressochè identiche e sembrano simili alle vecchie PSD-4 sovietiche. Il primo test dal GORAE è avvenuto nel novembre 2015, ma non avuto successo, tanto è vero che un mese dopo è stato replicato da chiatta, pare, questa volta, con successo. Il secondo test dal GORAE è avvenuto nell'aprile 2016, ancora senza esito positivo, ma pochi mesi più tardi, ad agosto, il terzo test è andato a buon fine. In quell'occasione, il battello era in immersione di fronte alla base di Sinpo ed ha lanciato alle 05:30 ora locale del mattino un KN-11 che ha seguito oltre 500 km di traiettoria prima di ricadere nel Mar del Giappone. Se il GORAE ed il fratello più grande in costruzione dovessero davvero diventare operativi, come l'avanzamento del programma lascia presupporre, e se sui KN-11 fossero caricate testate nucleari, o chimiche, la Corea del Nord potrebbe conseguire quella capacità di second strike che, in ultima analisi, assicura la credibilità e la stabilità di un qualunque deterrente.

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anteprima logo RID Nuovi dettagli sugli U-212 NFS

Il programma per i nuovi 4 sommergibili U-212 NFS (Near Future Submarine) destinati alla Marina Militare è molto vicino alla sua finalizzazione.

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anteprima logo RID Rilancio in grande stile per Isotta Fraschini

Con una cerimonia svoltasi presso la sua sede di Bari, Isotta Fraschini Motori (IFM), società del gruppo Fincantieri, ha voluto festeggiare il superamento del test di qualifica di 1.000 ore di funzionamento del suo nuovo generatore diesel modello 16V170C2ME. Questo evento, che ha avuto luogo nella sala prove e collaudo dello stabilimento barese, ha visto la presenza di tutta la dirigenza dell’azienda, a partire al Presidente, Ing. Sergio Razeto, oltre ad un nutrito gruppo di ospiti tra cui il Comandante in Capo della Squadra Navale (CINCNAV), Ammiraglio di Squadra Donato Marzano, il Direttore della Direzione degli Armamenti Navali (NAVARM), Ammiraglio Ispettore Capo Matteo Bisceglia, e il Direttore Generale di Fincantieri, Ing. Alberto Maestrini. Si è trattato infatti di una cerimonia la cui importanza è andata ben oltre la semplice certificazione delle ottime performance di un nuovo prodotto. Essa ha infatti costituito, per così dire, un momento per celebrare il rilancio di Isotta Fraschini Motori tra i grandi player mondiali del settore motoristico. Lo stesso Ing. Maestrini, Direttore Generale di Fincantieri, ha evidenziato come tutto ciò rientri pienamente nella strategia del gruppo cantieristico, una strategia che vuole la trasformazione di Isotta Fraschini, insieme a Seastema ed anche a Fincantieri Sistemi Integrati, in uno dei centri di rinnovo tecnologico dei “prodotti nave”. Fincantieri punta infatti ad avere il controllo su una serie di tecnologie strategiche legate alla piattaforma tra cui quelle della generazione e dell’immagazzinamento dell’energia elettrica, tecnologie queste ultime che rientrano pienamente nel “perimetro” di Isotta Fraschini. Per tale ragione, dunque, il gruppo italiano sta supportando il rilancio dell'azienda con l'obiettivo di farle fare un salto in avanti tecnologico per guadagnare, da qui ai prossimi 5-10 anni, una posizione di leadership mondiale nel suo specifico settore. Il primo frutto di tale rinnovamento è costituito senza dubbio dal diesel generatore a 16 cilindri 16V170C2ME, che è stato ufficialmente presentato nel corso della cerimonia delle 1.000 ore e che sarà installato sui Pattugliatori Polivalenti d’Altura (PPA) classe THAON DI REVEL della Marina Militare a partire dal 4º esemplare (che sarà il primo PPA in configurazione Full Combat).

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anteprima logo RID Un drone gregario per la RAF

Il progetto MOSQUITO deve dimostrare la fattibilità del primo Loyal Wingman per la RAF. 

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anteprima logo RID L’UAV iraniano abbattuto con un jammer dalla USS BOXER

L’UAV iraniano abbattuto il 18 scorso dalla USS BOXER, si veda a tal proposito l’articolo di Portale Difesa del 19 luglio, è stato jemmato. L’abbattimento è stato, dunque, puramente “elettronico” ed ha avuto un costo molto basso, infinitamente inferiore a quello comportato dall’uso di un CIWS o di un missile. Protagonista dell’azione è stato il sistema LMADIS (Lightweight Marine Air Defense Integrated System) dei Marines che, come ormai accade frequentemente, era parcheggiato sul ponte di volo della BOXER per potenziarne le difese. L’LMADIS è una soluzione ad interim per la difesa anti-UAV per i battaglioni dei Marines; si compone di veicoli All-Terrain leggeri Polaris MRZR equipaggiati con torretta elettro-ottica multi-sensore Ascent Vision CM202, radar a facce piane RADA RPS-42, e un Dismounted Electronic Countermeasure System della Sierra Nevada Corporation, con un semplice tablet per la gestione del sistema. Radar e “palla” ottica individuano UAV anche molto piccoli (classe I) e il disturbatore li disattiva elettronicamente.

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anteprima logo RID Ecco la nuova munizione guidata MAD-FIRES

La Raytheon ha pubblicato un video in cui viene mostrato per la prima volta il nuovo sistema intercettore basato su munizionamento guidato di medio calibro (57 mm) e denominato MAD-FIRES (Multi-Azimuth Defense Fast Intercept Round Engagement System). Sviluppato in collaborazione con la DARPA, il sistema navale è di tipo hit-to kill ed è basato su proietti guidati in grado di neutralizzare minacce multiple - missili cruise, sciami di UAV, ecc. - compresi i recenti missili antinave sviluppati dai cinesi, a cui si fa in qualche modo riferimento nel video (dove appare chiaramente un bombardiere strategico H-6K). L’azienda ha comunicato che, lo scorso 6 maggio, il piccolo motore razzo del proietto è stato testato con successo e che il programma procede secondo i tempi previsti. Il progetto MAD-FIRES nasce da un requisito emesso dalla US Navy per un intercettore di nuova generazione che abbia un elevato grado di versatilità riguardo al tipo di minacce a cui far fronte.

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anteprima logo RID L’arma aria-aria dominante: il missile a media portata

E’ ormai almeno dagli inizi degli anni ’90, dopo la 1ª Guerra del Golfo contro l’Iraq, che il missile aria-aria a media portata e guida radar attiva, esemplificato nell'immaginario comune dall'americano AIM-120 AMRAAM, è diventato l’arma principale dei caccia, prima scelta per il combattimento aereo e non solo. I tipi precedenti a guida semi-attiva, esemplificati dall'AIM-7 SPARROW III (che poi, per semplicità, chiameremo solo SPARROW), anch’esso americano e diffusissimo nelle aeronautiche occidentali, risentivano di limiti operativi molto più stringenti a causa della loro dipendenza dal radar del velivolo lanciatore per inseguire i bersagli. I diversi modelli di ordigni aria-aria a medio raggio e guida radar attiva, sempre più efficaci ed affidabili, sono oggi sempre più diffusi anche sui caccia più piccoli e leggeri, che in passato potevano impiegare solo i missili con guida a infrarossi che sono sempre stati limitati in termini di portata utile. Vediamo quindi di esaminare le caratteristiche, ormai consolidate, dei più recenti missili aria-aria a media portata. I missili a media portata, destinati all'ingaggio di bersagli aerei oltre la portata visiva – in inglese BVR, per Beyond Visual Range – sono in servizio almeno dalla fine degli anni ’50. Per lungo tempo sono però stati soggetti a pesanti restrizioni, soprattutto a causa dei limiti della tecnologia allora disponibile per il controllo del tiro, e in particolare relativamente ai radar di bordo. I primi sistemi di guida erano infatti di tipo semi-attivo (SARH - Semi-Active Radar Homing), richiedendo quindi all'aereo lanciatore di illuminare il bersaglio con il proprio radar, continuativamente fino all'impatto del missile. Il missile, di per sé, era equipaggiato soltanto di un'antenna ricevente capace di captare la riflessione del segnale radar generata dal bersaglio, e di un sistema di guida per dirigersi su di essa. Tale sistema implica delle importanti limitazioni: l’aereo lanciatore ha infatti possibilità di manovra molto limitate a causa della necessità di mantenere il bersaglio sempre all'interno dell'angolo di scansione del proprio radar. Facile intuire i rischi a cui i velivoli erano conseguentemente esposti. La necessità di mantenere il contatto con il missile in volo fino all'avvenuta intercettazione, inoltre, limitava la possibilità d'ingaggio ad un singolo bersaglio alla volta. Un'ulteriore, grande limitazione delle capacità operative dell’aereo lanciatore è che il suo radar non può, contemporaneamente all’illuminazione del bersaglio scelto, effettuare la funzione di scansione alla ricerca di altri bersagli e garantire al pilota il controllo della situazione tattica. Tutte queste limitazioni erano accettabili vista la natura poco manovrante sia dei missili, sia dei loro bersagli: le armi BVR erano infatti inizialmente destinate essenzialmente al contrasto di bombardieri. L'uso di missili a guida semi-attiva per impegnare bersagli come caccia con significative capacità di manovra, portava a tassi di successo Pk (Probability of kill) molto modesti rispetto alle aspettative, come le Forze Armate americane scoprirono nelle operazioni aeree sul Vietnam del Nord, dove si trovavano ad affrontare caccia piccoli e maneggevoli quali MiG-17 e MiG-21. Per questo tipo di scontri, conseguentemente, ci si rivolgeva preferibilmente ai missili a portata visiva, , cosiddetti WVR (Within Visual Range), guidati da sensori infrarossi. Parliamo ovviamente del famosissimo AIM-9 SIDEWINDER americano, oltre che del MAGIC francese, del PYTHON israeliano e degli R-73/74 russi – capaci d‘impegnare i bersagli da ogni direzione, quindi anche frontalmente.

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anteprima logo RID La mitragliatrice PK-PKM

Nel decennio successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale i Russi si dimostrarono oltremodo impressionati dalle avanzate armi leggere tedesche. Ne analizzarono quindi le soluzioni costruttive, le tecnologie e i concetti operativi portando avanti alcune delle loro innovazioni, tra queste, il concetto del fucile d’assalto che, come primo risultato, portò alla realizzazione dell’AK-47. Subito dopo, e in ordine di priorità, pensarono alle mitragliatrici per la fanteria e decisero di puntare su un’arma ispirata alla MG-42 ma, possibilmente, ancora più flessibile e seguendo il concetto della mitragliatrice polivalente, o per uso generale GPMG (General Purpose Machine Gun), con una soluzione che consentisse di realizzare un’arma leggera ed economica. Il Direttorato generale d’artiglieria emise quindi una richiesta per una mitragliatrice camerata in 7,62x54R, che andasse a sostituire sia le mitragliatrici leggere LMG (Light Machine Gun) Degtyaryov RP-46, sia le mitragliatrici medie SG-43 Goryunyov. Lo sviluppo venne affidato a 2 team del design bureau TsKB-14, uno composto da Grigory Nikitin e Yuri Sokolov, e l’altro da Vyacheslav Silin e V. F. Pererushev, coadiuvati da Sergey Garanin che però apparteneva al design bureau OKB-575. Nel 1956 la PN-1 di Grigory Nikitin e Yuri Sokolov (con funzionamento a recupero di gas e otturatore rotante) si affermò rispetto agli altri concorrenti e nel 1958 venne ufficialmente selezionata per condurre un'ulteriore serie di test con un ordine iniziale di 500 esemplari assegnato al Kovrov Mechanical Plant. A questo punto, la svolta imprevista: venne chiamato a proporre una mitragliatrice “alternativa”, o perlomeno da porsi in competizione con la PN-1, Michail Kalashnikov che lavorava alla Izhmech (Izhevsk Mechanical Plant). Ad oggi, le ragioni di questa richiesta non sono ancora chiare e videro contrapposti da una parte il Dipartimento Generale dell’Artiglieria che sollecitò, appunto, l’entrata in campo di Kalashnikov, e dall’altra alcuni generali dell’Esercito e del Ministero dell’industria della difesa (Minoboronprom), schierati con la PN-1. All’epoca Michail Kalashnikov era piuttosto impegnato a seguire lo sviluppo dell’AKM e della sua variante LMG nota in seguito come RPK ma accettò comunque l’invito (difficile rifiutare all’epoca …) e destinò una gran parte del suo staff tecnico allo sviluppo della nuova mitragliatrice, tra cui V. Krupin , V. Pushchin e A. KryAKushin. Nel 1961 la PK o Pulemyot Kalashnikova risultava vincitrice e venne avviata alla produzione presso il Kovrov Mechanical Plant in 4 varianti: PK - mitragliatrice, leggera con bipiede integrato, PKS - mitragliatrice media d’appoggio su treppiede, PKT- mitragliatrice “coassiale” per carri armati, PKB-mitragliatrice con impugnature verticali: inizialmente per il montaggio su veicoli corazzati e poi su elicotteri.

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