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anteprima logo RID L’Esercito Francese riceve i primi blindati GRIFFON

Il Ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha presenziato il 4 luglio scorso alla consegna nall’Esercito Francese dei primi 6 VBMR (Véhicule Blindé Multi-Rôle) GRIFFON presso lo stabilimento NEXTER di Satory. Il GRIFFON è un APC ruotato 6x6 da 25 t. Essendo derivato dalla meccanica di base di un camion tattico ad alta mobilità, ha motore frontale, ampia cabina vetrata e compartimento truppe posteriore. Trasporta una squadra di 8 fanti equipaggiati, più 2 uomini di equipaggio, ed è armato con una Remote Weapon Station HORNET sviluppata da Arquus ed armata di mitragliatrice da 12,7 mm, oppure di MAG 58 da 7,62 mm o di lanciagranate automatico da 40 mm. La HORNET è prodotta in 3 diverse varianti, destinate rispettivamente ai 3 nuovi veicoli al centro della modernizzazione dell’Esercito Francese: JAGUAR, GRIFFON e SERVAL. GRIFFON e JAGUAR, pensati fin dall’inizio per operare a stretto contatto, soprattutto nelle 2 brigate “medie” dell’Armee de Terre, hanno un’elevata comunanza di parti meccaniche. Il GRIFFON è destinato a rimpiazzare la maggior parte degli oltre 2.600 VAB (Véhicule de l’Avant Blindé) attualmente in uso, con i veicoli rimanenti destinati ad essere sostituiti dal VBMR Leger 4x4, attualmente in sviluppo e battezzato SERVAL. La produzione del SERVAL potrebbe poi essere estesa per rimpiazzare anche i VBL. Il GRIFFON al momento è in produzione in 4 varianti principali: APC, posto comando, ambulanza e direzione tiro d’artiglieria, ma altre varianti si aggiungeranno, fra cui un porta-mortaio con arma da 120 mm, veicolo del genio e veicolo di recupero. La variante APC è prodotta comunque in sotto-varianti che si differenziano per equipaggiamento e sistemazioni interne: il veicolo per la sezione di fanteria è pensato per essere compatibile con l’equipaggiamento FELIN; una sotto-variante è pensata per i team mortaio da 81 mm, una per i tiratori scelti ed una per il trasporto dei team missili anticarro MMP. Thales è responsabile dell’elettronica di bordo. Il GRIFFON è una componente fondamentale del programma di modernizzazione e digitalizzazione SCORPION (Synergie du contact renforcée par la polyvalence et l'infovalorisation). Ulteriori dettagli su RID 8/19.

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anteprima logo RID TEMPEST: al RIAT l’annuncio della Svezia?

Secondo indiscrezioni, la Svezia potrebbe annunciare la propria adesione al programma britannico TEMPEST per un caccia di nuova generazione nel corso del Royal International Air Tattoo (RIAT), che si svolgerà dal 19 luglio presso la base della RAF di Fairford. Saab porterebbe nell'iniziativa la propria storica esperienza con i caccia leggeri, ma anche una serie non trascurabile di competenze in campo avionico. Senz’altro ci sarà molto da lavorare sui requisiti, ricordando, appunto, la tradizione costruttiva svedese per caccia leggeri, capaci pure di operare da tronchi autostradali, e pure sull’export, con la legislazione in materia del Paese scandinavo molto più restrittiva. Non dimentichiamo a tal proposito la posizione detenuta da BAE Systems in Arabia Saudita grazie alle forniture di TORNADO ed Eurofighter TYPHOON. Qualora ci fosse veramente questo annuncio, tra i grandi Paesi europei produttori di velivoli da combattimento resterebbe pertanto solo l’Italia a dover scegliere tra FCAS e TEMPEST.

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anteprima logo RID Alpini: training con i colleghi omaniti

Alpini e fanti omaniti insieme per SUN MOUNTAIN, esercitazione che ha visto aliquote del Royal Army of Oman cimentarsi sulle cime abruzzesi con le Penne Nere del 9° Alpini della Brigata TAURINENSE. Accordi e scambi fra Repubblica Italiana e Oman non sono nuovi e, fra i memorandum sottoscritti da Roma e Mascate, uno (firmato a Roma il 23 marzo 2004) riguarda proprio la Difesa. Tre anni fa, inoltre, l’allora Ministro Roberta Pinotti si è recata in Oman per seguire da vicino l’esercitazione SUN MOUNTAIN 2016, svoltasi con la partecipazione di 120 militari dell’Esercito Italiano e che ha anche permesso agli Omaniti “di familiarizzare con mezzi ed equipaggiamenti di produzione nazionale” come si legge in una nota (difesa.it - 22 settembre 2016). Dunque, se da un lato esercitazioni bilaterali si susseguono già da qualche tempo, dall’altro è forse mancata l’opportunità di guardare da vicino come esse avvengano. Occasione che RID ha avuto nell’ultima settimana di giugno, vivendo le fasi salienti di SUN MOUNTAIN 2019. Il sole batte caldo sulla montagna aquilana e sotto gli equipaggiamenti la pelle suda e mantenere la concentrazione diventa difficile. Il film (“argomento” dell’esercitazione) ha al centro un hub avversario che cerca di destabilizzare il territorio in cui si opera. Il “nemico” occupa 2 aree: Monte Stabiata e l’anfiteatro naturale di Monticchio, entrambe località non distanti da L’Aquila. “Partiti appiedati dalla Caserma (Pasquali, nda) hanno svolto attività di pattuglia notturna e diurna, con osservazione, attacco e neutralizzazione dell’obiettivo. L’obiettivo era un team con funzione OPFOR (Opposing Force), cioè componente militare che ha compito di rappresentare il ‘nemico’ e della quale hanno fatto parte il plotone fucilieri della fanteria alpina, aliquote del Royal Oman Army e istruttori” spiega il Maresciallo Capo Agostina Pischedda, descrivendo ciò che è avvenuto fra domenica e lunedì sulle cime dello Stabiata. Qualcosa di unico nel vero senso della parola: l’assoluto realismo permette di muoversi, operare, reagire al fuoco in un contesto di stress per la notte trascorsa fra marcia e bivacco, per il clima (freddo nelle ore notturne, caldo asfissiante già di prima mattina), per il rumore delle piccole cariche e per l’ingombrante protezione. Già, perché si “tira” a munizione marcante, sorta di paintball evoluto che, se raggiunge parti scoperte, può lasciare lividi. E siccome la sicurezza è un chiodo fisso per l’Esercito testa, volto, braccia, addome e ventre molle sono rigorosamente protetti, anche a costo della sauna. La marcante è un’eccezionale strumento di formazione, semplice nell’uso ma imbattibile in addestramento. Un vero e proprio proiettile, dello stesso peso di quelli “reali”, compatibile con le armi di reparto opportunamente riadattate per lo scopo che, considerato il contesto nostrano, sono la mitragliatrice di squadra FN MINIMI e il fucile d’assalto Beretta ARX 160. Nei giorni di SUN MOUNTAIN non manca, tuttavia, di scorgere il celebre Steyr AUG A1 posto sopra la caratteristica Desert DPM (Disruptive Pattern Material) con i toni tendenti al rosso. Caratteristica perché il profondo legame, storico, con l’Inghilterra ha spinto nel corso degli anni Mascate a dotarsi di equipaggiamento made in England. Dal canto suo Londra, in virtù di un accordo stipulato nel 1958, provvede a seguire e a formare le locali Forze Armate (circa 100.000 unità, delle quali 25.000 delle Forze Terrestri). Vincoli decennali che, tuttavia, non impediscono al Royal Oman Army di intrattenere relazioni con altri eserciti occidentali: Italia, Stati Uniti e Francia. Torniamo a SUN MOUNTAIN. Giorno X dell’esercitazione; è il 27 giugno e tutto ciò che è stato appreso verrà messo in campo, testando l’operabilità dei militari dei due eserciti. E’ un momento delicato e importante, quindi trovarsi nel bel mezzo dello scontro aiuta ad avere una visuale a 360 gradi degli eventi. A differenza dello Stabiata a Monticchio si “scende”. La discesa dalla quota è il centro dell’azione che si articola in team di rocciatori che si calano per recuperare ostaggi e plotoni che scendono all’ “australiana” ovvero di corsa, agganciati a funi e facendo fuoco con l’arma in dotazione (i già citati ARX e Steyr). “Vertical warfare”: la verticalità della montagna è scuola per truppe che devono imparare a destreggiarsi in un ambiente duro e faticoso. Salire senza farsi notare, sotto il peso di equipaggiamento e arma, per poi lanciarsi verso il basso in una corsa durante la quale l’occhio sta attento agli speroni insidiosi e al pericolo rappresentato dal nemico di fronte. Che spara. Il film “racconta” una forza ostile concentrata nell’avvallamento, circondata e neutralizzata dai plotoni misti italo-omaniti che, liberatisi dell’imbrago, raggiungono rapidamente il campo avversario. “Busto in avanti e affidatevi alla corda, che non vi molla” ricorda l’istruttore di roccia ai discesisti “australiani”, aggiungendo che il rischio di caduta “c’è se rimanete dritti e se non vi concentrate nella discesa”. Poco più in là il Comandante del 9° Colonnello Paolo Sandri, il Comandante della Brigata TAURINENSE Generale Davide Scalabrin e un alto ufficiale omanita seguono le operazioni da un palco allestito poco distante.

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Dopo la dura batosta subita dalle forze di Haftar a Gharyan, strategica cittadina dalla quale era partita l’offensiva del Generale

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anteprima logo RID F-35 italiani, inglesi ed americani insieme ad Amendola

 

Il 2 luglio RID ha avuto la possibilità di seguire da vicino una serie di esercitazioni congiunte tra F-35 italiani

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anteprima logo RID Incidente sul sottomarino speciale russo LOSHARIK

Quattordici sommergibilisti russi sono morti in un incendio a bordo di uno dei sottomarini speciali, assegnati al 29th Special Submarine Squadron basato ad Olenya Bay

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anteprima logo RID L’uso dei tunnel a fini militari e criminali

Medio Oriente, Messico, Corea del Nord, Kashmir sono solo alcuni punti sulla mappa dove in questo momento c’è qualcuno che sta scavando una galleria per fini militari o criminali. Regimi, eserciti, insorti,

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anteprima logo RID Le unità navali di superficie senza pilota

Uno dei temi di grande attualità nel settore marittimo, assieme ai provvedimenti per la riduzione dell’inquinamento e la decarbonizzazione

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anteprima logo RID L’Aeronautica Indonesiana

Una popolazione di oltre 260 milioni di abitanti, suddivisa in 300 gruppi etnici che parlano 742 tra dialetti e lingue diversi. Una superficie di 1 milione e 900.000 km2, suddivisa in 18.307 isole, solo per il 15% abitate, e concentrata in 5 aree principali: Giava, Sumatra, Borneo centro-meridionale, Nuova Guinea e Sulawesi. Un territorio regolarmente devastato da catastrofi climatiche e geologiche (l’ultima, lo tsunami che il 28 settembre 2018 ha provocato migliaia di vittime a Sulawesi), ma che contiene nella sua pancia grandi risorse naturali, compresi vasti giacimenti di gas e idrocarburi, oltre alla più grande miniera d’oro del mondo, e alla seconda classificata per quanto riguarda il rame. Un Paese nato da una lunga guerra di indipendenza contro la potenza coloniale olandese (1945-1949), e che sino al 1999 ha registrato ben pochi anni privi di eventi bellici. Legati a conflitti interni, sino al sanguinoso putch anticomunista del 1965-1966 (ma l’insurrezione scoppiata a Papua nel 1963 prosegue tutt’ora, benché a bassissima intensità), seguito dall’ascesa al potere del trentennale regime guidato sino al 1998 dal Generale Suharto. O a pericolosi conflitti esterni: la mini-guerra con l’Olanda per la Guinea Occidentale nel 1961-1962, la Konfrontasi con la Malaysia nel 1962-1966, e l’invasione nel 1975 di Timor Est, appena abbandonata dal Portogallo, trasformatasi in un “Vietnam” protrattosi sino al 1999, creando crescenti difficoltà politiche ed economiche all’Indonesia, e rinfocolando inoltre i movimenti separatisti di Papua e Aceh. Il tutto, mentre il Governo neutralista e internazionalista di Sukarno, il padre dell’indipendenza poi destituito nel 1967, partecipava sin dal 1956 a diverse missioni di pace ONU con i cosiddetti “contingenti GARUDA”, impiegati dal Congo al Sinai, dal Vietnam alla Namibia, e dagli anni ’90 in Somalia, ex Jugoslavia, Liberia, Sudan e Libano. Basterebbe questa breve analisi della “scheda” geopolitica e militare dell’Indonesia, cui vanno aggiunti un fronte interno molto caldo apertosi con la “Guerra al terrorismo” post-11 settembre, e i contenziosi territoriali e marittimi tuttora aperti con Malesia, Filippine e – soprattutto – Cina, anche nel sempre più ribollente Mar Cinese meridionale, per dare un’idea del compito che investe le Forze Armate indonesiane. E con la sua Aeronautica, la Tentara Nasional Indonesia Angkatan Udara (TNI-AU), a fare da supporto e moltiplicatore di forze per gli assetti terrestri e navali. Una forza aerea creata nel 1946, nel pieno della lotta indipendentista, e passata dagli aerei abbandonati dai Nipponici come rottami, al materiale di origine occidentale (compresi i primi jet VAMPIRE operativi dal 1956), a quello ceduto dall’URSS dopo la svolta a sinistra di Sukarno. Il colpo di stato militare del 1965 riavvicinò però l’Indonesia all’Occidente, e nel giro di pochi anni centinaia di aerei ed elicotteri forniti da Mosca furono costretti a terra dalla mancanza di supporto e parti di ricambio. Tuttavia, come poi vedremo, negli ultimi 20 anni Giacarta è tornata a diversificare le fonti di approvvigionamento della TNI-AU, affiancando ai velivoli americani, francesi e inglesi acquistati dagli anni ’70, moderno materiale russo e cinese.

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anteprima logo RID Il budget del Pentagono fra Senato e Camera

Il Senato vota per 750 miliardi, in linea con Trump. Alla Camera, i Dem fissano limite a 733.

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anteprima logo RID CAPABLE LOGISTICIAN 2019

Dal 3 al 13 giugno si è svolta l’esercitazione NATO Capable Logistician 2019, organizzata dal Multinational Coordination Centre (MLCC) di Praga ed a cui RID ha preso parte con lo Scrivente. La CL19 è stata ospitata dalla Polonia (Host Nation, HN), che ha messo a disposizione l’area addestrativa di Drawsko Pomorskie (DPTA). La NATO denomina queste esercitazioni Standardization and Interoperability Field Testing Exercises, ovvero attività che servono ad abituare i reparti logistici dei Paesi membri ad operare congiuntamente con equipaggiamenti diversi. In particolare, CL19 si proponeva di migliorare la pianificazione e l’esecuzione di tutte le attività di supporto logistico per un contingente NATO impegnato nella difesa del territorio di un membro dell’Alleanza (dunque a livello di teatro). Concretamente, l’esercitazione ha visto la partecipazione di circa 3.450 militari provenienti da 30 Paesi con al seguito circa 1.000 “pezzi” di materiale ed equipaggiamenti. Sotto il comando del Joint Logistics Support Group (JLSG) a guida polacca sono state create 11 Multinational Integrated Logistic Unit (MILU), ciascuna responsabile di una Functional Area (per esempio munizioni, acqua, carburanti, manutenzione, trasporti, ecc.) e composta da una lead nation (Paese guida) e da 3-5 contributi di altrettanti Paesi. Grazie ad un tour organizzato dalla NATO, RID ha avuto modo di visitare l’area dell’esercitazione ed assistere ai lavori di alcune MILU, soprattutto di quella Smart Energy (SE), guidata dalla Emerging Security Challenges Division (ESCD) della NATO e con un ruolo di primo piano giocato dal 3° Stormo dell’Aeronautica Militare di Verona Villafranca. La MILU SE si componeva di 43 militari e civili provenienti, oltre che dall’Italia, da Canada, Francia, Lituania e Stati Uniti, e schierava circa 30 componenti diverse. La missione della MILU SE è stata l’integrazione sul campo di fonti multiple per l’approvvigionamento di energia elettrica e acqua e la loro gestione. Oggi quasi tutta l’energia elettrica necessaria alle forze sul campo viene generata da gruppi elettrogeni alimentati a diesel. Le esperienze operative accumulate dalla NATO, soprattutto in Afghanistan, mostrano che l’approvvigionamento di carburante è una delle attività logistiche più onerose. Affinché tutte le unità sul terreno ricevano i loro rifornimenti, è necessario organizzare appositi convogli, spesso il bersaglio preferito del nemico sul terreno (chiaramente è un bersaglio più facile di un’unità combattente e ridonda di materiali infiammabili). I convogli vanno dunque scortati e nonostante ciò le perdite umane più elevate si sono registrate proprio in queste attività tipicamente considerate di seconda linea. Nel periodo 2004-2007, ben 3.000 soldati statunitensi sono morti in seguito ad attacchi a convogli. Attualmente, la NATO stima che ci sia un soldato morto ogni 24 convogli. Dal punto di vista economico, trasportare carburante in aree calde costa circa 150 dollari al litro. Per questo motivo, la NATO esplora già da qualche anno la possibilità di impiegare fonti alternative quali pannelli solari ed energia eolica per ridurre la dipendenza dal diesel. Come spiegato dalla Dott.ssa Susanne Michaelis, leader della MILU SE, il problema principale in tal senso è conoscere l’output di ciascuna fonte e gestirla, tenendo presente che le tensioni e le potenze variano secondo il tipo di macchina e, nel caso delle fonti rinnovabili, delle condizioni ambientali. L’accampamento montato sul campo di volo di Ziemsko comprendeva 6 tende Defshell 6x6 italiane equipaggiate con 192 pannelli solari (32 per ogni tenda) capaci di provvedere un picco di energia elettrica di 4kW (128W per ogni tenda) e 2 generatori diesel L3 MEP-815 statunitensi (da 30kW ciascuno), con la prospettiva di poter integrare, in futuro, anche un complesso solare/eolico di produzione tedesca ed attualmente sperimentato dall’Esercito Lituano. L’energia raccolta viene processata dalla Defshell POWERBOX messa a disposizione dal 3° Stormo – un accumulatore in grado di erogare circa 40kW/h – per poi essere redistribuita all’impianto di illuminazione delle tende, ai condizionatori e all’innovativo generatore di acqua dall’atmosfera VERAGON V12 (anch’esso dell’AM). Quest’ultimo è in grado di provvedere fino a 1.050 l di acqua potabile al giorno in condizioni ottimali (30°C e umidità oltre l’80%). L’intera MILU è stata gestita grazie ad un sistema di monitoraggio inventato da ricercatori canadesi per conto del governo ed inserito nel programma NATO Science for Peace and Security (SPS). Il sistema (chiamato genericamente “mobile energy monitoring kit”) comprende un case dedicato ed un software proprietario. Oltre alle funzioni di gestione, il kit raccoglie anche i dati delle varie fonti. La stratificazione dei dati nel tempo è e sarà fondamentale, in quanto prima dell’esistenza del kit canadese, nessuno si è mai occupato di razionalizzare la distribuzione di energia di un campo. Il fabbisogno energetico viene calcolato a spanne e spesso sovradimensionato, con i generatori sempre attivi a pieno regime anche quando la domanda di energia è minima (con ciò che consegue in termini di spreco di prezioso carburante). Il Canada è stato il primo Paese a porsi il problema, ed un accampamento tipo canadese monta 4 kit, così come il campo base sperimentale costruito in Polonia. Il sistema canadese rappresenta il cervello dell’intera MILU SE e consente di misurare le performance delle singole componenti, bilanciandole secondo le necessità energetiche del momento. Per esempio, due giorni prima della nostra visita, le condizioni ambientali avevano consentito di alimentare il campo soltanto con l’energia solare e di stiparne una parte nella POWERBOX. Nelle giornate poco soleggiate i pannelli solari sono ugualmente operativi, ma sono in grado di accumulare meno energia. In questo caso, quando il livello di carica della POWERBOX scende sensibilmente, entra in funzione uno dei due gruppi elettrogeni statunitensi alimentati con il diesel e, se necessario, anche il secondo. Lo stesso accade nel caso di un picco improvviso nella domanda di energia elettrica. Nel corso dell’esercitazione abbiamo visitato anche le MILU a guida francese Water, che provvedeva il grosso della fornitura d’acqua necessaria all’intera forza (prelevandola dal lago vicino Jelenie), e Modular Combine Petroleum Unit (MCPU) per i carburanti, oltreché la MILU a guida norvegese Maintenance & Recovery (M&R) e Battle Damage Repair (BDR). Le attività previste per la stampa hanno incluso anche una visita al Multinational Corps North East (MNC-NE) di Szczecin (Stettino), dove il Brigadier Generale tedesco Wolf-Jürgen Stahl, Chief of Staff del MNC-NE, ha fatto il punto sullo stato di approntamento delle forze NATO che si occupano della deterrenza convenzionale nei Paesi baltici e in Polonia.

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anteprima logo RID Le portaerei della Marina Cinese

Per qualunque Marina di una certa importanza la portaerei è ormai da tempo diventata essenziale. La Cina, che grazie ad un eccezionale sviluppo economico è diventata una delle maggiori potenze mondiali – e come tale punta ovviamente al controllo dei mari che bagnano le sue coste e alla sicurezza dei suoi traffici (inizialmente nell’ambito della dottrina Offshore Active Defense, poi diventata Distant Sea Defense per sottolineare il rafforzamento del suo ruolo di grande potenza regionale) – non poteva fare a meno di tale tipo di unità che attualmente è presente nella sua flotta in 2 esemplari più altri 2 in costruzione ai quali, sulla base di un programma pluriennale piuttosto ambizioso, dovrebbero far seguito unità di maggiori dimensioni e con caratteristiche sempre più performanti. Inizialmente la Cina, date le condizioni di arretratezza in cui si trovava il Paese nei primi decenni del dopoguerra, non poteva certamente permettersi portaerei, e ciò al contrario dell’India, nazione con la quale ha sempre avuto rapporti piuttosto tesi, che già nel 1957 disponeva della VIKRANT (ex britannica MAJESTIC). La Marina Cinese pare abbia cominciato ad interessarsi alle portaerei solo a partire dagli anni ’70, allorché la nazione cominciava a manifestare la volontà di accrescere le proprie capacità militari, ma è solo nel febbraio del 1985 che la Cina potè disporre di un’unità di questa categoria rappresentata dalla MELBOURNE (classe MAJESTIC di costruzione inglese) radiata dalla Marina Australiana e venduta al cantiere cinese CUSC per la demolizione. Nonostante la nave fosse stata privata, ovviamente, di tutti i componenti “sensibili”, la MELBOURNE, mantenuta intatta per diverso tempo, costituì un'importante fonte per l’acquisizione di informazioni e conoscenze. Tra il 1995 e il 1996 la Cina negoziò poi con i cantieri navali spagnoli Bazan l’acquisizione di 2 progetti di portaerei (uno designato SAC-200 per un’unità da 23.000 t e un altro designato SAC-220 per un’unità da 25.000 t), ma la cosa, a parte qualche attività di consulenza, non ebbe seguito. Ancora, rispettivamente nel 1995 e nel 2000, vennero trasferiti in Cina dalla Corea del Sud (che li aveva acquistati per la demolizione) gli incrociatori portaeromobili russi MINSK e KIEV. Nel 1997 circolarono voci su un tentativo della Cina di acquistare la portaerei CLEMENCEAU, radiata dalla Marina Francese, ma la cosa non portò ad alcun fatto concreto. In realtà in quello stesso periodo la Cina stava già lavorando per l’acquisizione della portaerei russa VARYAG – appartenente alla classe KUZNETSOV (Project 11435), classe caratterizzata dal fatto di essere la prima della Voenno Morskoj Flot con capacità integrate CTOL (Conventional Take-Off and Landing) e VSTOL (Vertical or Short Take-Off and Landing) – in costruzione presso i cantieri ucraini Chernomorskiy di Nikolayev sul Mar Nero e varata con il nome di RIGA nel 1988. Con la fine dell’URSS, avvenuta il 26 dicembre 1991, e la seguente dichiarazione di indipendenza della Repubblica Ucraina (ovviamente non interessata all’acquisizione della portaerei), l’unità, completata solo per il 68%, venne messa in vendita ed acquistata per una somma di 25 milioni di dollari da una società di copertura di Macao che ufficialmente avrebbe dovuto trasformarla in hotel e casinò galleggiante. Alla metà del 2000 iniziarono le operazioni di rimorchio, che comportarono numerosi problemi con il Governo turco e che, per l’impossibilità della nave di transitare nel Canale di Suez, dovette attraversare tutto il Mediterraneo, farla uscire dallo Stretto di Gibilterra e circumnavigare l’Africa. Dopo un viaggio di 28.200 km, costato 500.000 dollari di tasse di transito e 5 milioni di dollari per il traino durato 20 mesi, finalmente il 3 marzo 2002 l’unità, in pessime condizioni, giunse nel cantiere cinese DSIC (Dalian Shipbuilding Industry Company) di Dalian.

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