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anteprima logo RID F-35, via alla Fase 2 e altri 27 aerei per l'Italia

Come annunciato dal Ministro della Difesa Guerini, l’Italia ha dato il via libera alla Fase 2 del programma F-35. La Fase 2 è associata alla produzione pluriennale e comprende per l’Italia l'acquisizione di altri 27 velivoli (21 F-35A e 6 F-35B) che andranno ad aggiungersi ai 28 esemplari già ordinati. Nei prossimi giorni dovrebbe partire l'acquisizione dei cosiddetti materiali a lunga durata (long lead items) dei primi velivoli di questo ulteriore lotto da 27 F-35, con un primo contributo di 32 milioni di euro. Peraltro, la Fase 2 è importante perché oltre a garantire il potenziamento delle attività nello stabilimento di Cameri lo rende più attrattivo per quei Paesi eventualmente interessati a produrre lì i propri F-35.

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anteprima logo RID Stampanti 3D per le navi australiane

Il 22 Novembre la Marina Militare australiana (RAN) ha annunciato che una nuova tecnologia per la stampa in 3D, sviluppata nel polo industriale di Darwin (Northern Territory), verrà assegnata ad alcune delle sue unità per il pattugliamento marittimo con lo scopo di renderne più veloce ed efficiente la manutenzione. Il Governo ha infatti annunciato l’investimento di circa 1,5 milioni di dollari australiani in 2 anni (poco meno di un milione di euro), per l’acquisto e lo sviluppo di una nuova tecnologia dell’azienda australiana SPEE3D a e l’utilizzo di stampanti metalliche in 3D del modello WarpSPEE3D. La SPEE3D è un azienda australiana leader nella manifattura siderurgica che, a partire dal 2017, in collaborazione la Charles Darwin University, ha guidato il programma Advanced Manufacturing Alliance (AMA) da cui sono derivate le stampanti SPEED3D. Utilizzando speciali spray metallici freddi, queste stampanti producono in maniera veloce pezzi di ricambio metallici in pochi minuti, invece di giorni o settimane. Il processo si basa sull’utilizzo di energia cinetica, invece di laser potenti o gas costosi, e permette la riproduzione metallica in 3D direttamente sul campo, ovvero direttamente in mare, a costi contenuti. Il Ministro della Difesa australiano Melissa Price si è congratulata con i partecipanti all’AMA per l’incredibile iniziativa che sicuramente provocherà significativi cambiamenti all’interno delle normali reti di approvvigionamento e distribuzione di parti di rispetto dei mezzi militari e non solo. Nove minuti e trenta secondi, come dichiarato dallo stesso Ministro, è il tempo necessario alla produzione di un pezzo di metallo, con il conseguente risparmio di tempo e risorse, che per una nave militare possono significare continuare la sua navigazione invece di dover rientrare nella sua base. Anche se la RAN è stata la prima al mondo a poter schierare questa tecnologia in mare, la US Navy e altre Marine militari sono impegnate nella ricerca e progettazione di sistemi simili.

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anteprima logo RID La Turchia testa i propri S-400

Nelle ultime ore, la Turchia ha avviato una prima fase di test delle 2 nuove batterie di sistemi missilistici sup-aria polivalenti S-400 TRIUMPH recentemente acquistati dalla Russia. Nello specifico, la 2 giorni di test (25/26 novembre) - effettuati nei pressi della base di Murted, situata a pochi chilometri da Ankara – ha riguardato le prove di rilevazione, di acquisizione e di discriminazione (amico-nemico) bersagli del sistema radar da sorveglianza a lungo raggio 91N6E BIG BIRD e di quello di acquisizione e tracking 96L6E (quest’ultimo montato su mast 40V6M per neutralizzare il clutter terrestre ed agevolare la detezione di bersagli in volo a bassissima quota) dei TRIUMPH, in vista della loro prossima attivazione, che dovrebbe avvenire all’inizio del 2020 (mentre la piena capacità operativa dovrebbe essere raggiunta in primavera), ciò nonostante le minacce statunitensi di ulteriori sanzioni in caso di operatività degli S-400. I test, che non dovrebbero aver incluso il radar di tiro 92N6E GRAVE STONE, hanno visto l’impiego di un numero imprecisato di vecchi cacciabombardieri F-4 PHANTOM II e di caccia F-16C Block 50 VIPER dell’Aeronautica Turca, impegnati in voli ad alta e bassissima quota.

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anteprima logo RID Taranto, il CAVOUR fuori dal bacino di carenaggio

La portaerei CAVOUR è uscita dal bacino di carenaggio “Edgardo Ferrati” dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto, dopo aver ultimato i lavori di carenaggio iniziati lo scorso 20 luglio. Dal dicembre 2018 l’unità è in sosta nel bacino per effettuare una serie di lavorazioni di ammodernamento e ristrutturazione, tra cui l’importante intervento di carenaggio periodico oltre alla metallizzazione del ponte di volo per contenere gli impatti termodinamici dei velivoli F-35B. I lavori allo scafo sono stati svolti attraverso  l’applicazione di un ciclo di pitturazione all’avanguardia in termini di tutela dell’ambiente marino. Le opere di ammodernamento termineranno nella primavera del 2020 e sono state eseguite a cura del personale delle principali industrie nazionali di riferimento in ambito navale militare, a cominciare da Fincantieri e Leonardo, ma anche grazie alla piccola-media impresa tarantina, oltre al concorso delle maestranze arsenalizie. La scelta operata dalla Marina Militare di eseguire i lavori di trasformazione della portaerei CAVOUR nell’Arsenale di Taranto è espressione dell’impegno che la Forza Armata mette a sostegno della città in considerazione della ricaduta, in termini economici, sull’indotto del territorio. Inoltre, grazie all’acquisizione di nuove conoscenze e competenze tecniche, tecnologiche e di ingegneria logistica, si è mirato a valorizzare la locale cantieristica navale e a fronteggiare le future esigenze delle unità della flotta per il prossimo quadriennio. L’Arsenale Militare Marittimo si conferma quindi la più importante realtà produttiva della Difesa, fortemente integrato nel tessuto produttivo della città dei 2 mari e  volano di prospettive di sviluppo e crescita per l’industria nazionale e locale. Al termine delle attività manutentive, il CAVOUR dovrà affrontare un periodo di addestramento propedeutico alla successiva partenza per gli Stati Uniti, dove condurrà alcuni test con i velivoli F-35B a bordo.

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anteprima logo RID Consegnati alla GdF i primi 2 P-72B

Si è svolta oggi presso il sito di Caselle della Divisione Velivoli di Leonardo, la cerimonia di consegna dei primi 2 P-72B ordinati dalla Guardia di Finanza. La GdF aveva ordinato 4 velivoli nel luglio 2018. Le consegne saranno completate entro il 2022. Ulteriori dettagli su RID 1/20.

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anteprima logo RID Truppe Alpine: prove di combat power

Dopo aver messo in primo piano le attività specialistiche, sia su terreno innevato sia su parete, ed aver investito nel settore duale in collaborazione con l’Associazione Nazionale Alpini, il Comando Truppe Alpine ha rivolto la propria attenzione al tema che dovrebbe rappresentare il core business dei reparti militari, ossia quello del combat power. L’occasione è stata offerta dall’approntamento di una Compagnia Alpini, per la precisione la 34a del 3º Rgt. Alpini/Btg. Alpini SUSA, che entro fine anno avvicenderà i bersaglieri del 1º Reggimento nell’ambito dell’Enhanced Forward Presence (EFP), NATO, e che in particolare andrà a costituire una delle pedine del Multinational Battle Group Latvia. “Abbiamo approfittato di quest’occasione per sperimentare l’impiego di assetti che abbiamo già in dotazione, riutilizzandoli però in modo innovativo,” ha esordito il Gen.C.A. Claudio Berto, Comandante delle Truppe Alpine. L’occasione è stata la LARAN 2019 svoltasi nel poligono di Monteromano a metà settembre, e conclusasi il 23 e 24 dello stesso mese con un’esercitazione a fuoco continuativa. Nel poligono laziale si sono schierati alcuni dei reparti della Brigata Alpina TAURINENSE, al comando del Gen.B. Davide Scalabrin, e in particolare il Complesso Minore basato sulla citata 34a Compagnia del 3º Alpini comprendente anche elementi del Reggimento Nizza Cavalleria (1º) e del 1º rgt. Artiglieria da Montagna. Fra gli assetti in dotazione citati dal Gen. Berto uno è il BV-206 nelle diverse versioni in dotazione: BV-206S7 blindato e BV-206D non protetto. “Rispetto all’impiego abituale, qui i BV sono stati impiegati per fornire alla fanteria non solo la mobilità ma anche la protezione e la potenza di fuoco, al massimo delle loro possibilità, in un ambiente non artico e senza montagne,” ha proseguito il Comandante delle Truppe Alpine.

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anteprima logo RID Sospesa la gara per le nuove navi logistiche inglesi

La gara per selezionare il costruttore delle 2 (più una in opzione) nuove grandi navi rifornitrici di carichi “solidi” della Royal Fleet Auxiliary è stata sospesa. Per questo progetto, la Royal Navy sperava in un via libera entro dicembre 2019 per andare a contratto nel marzo 2020, così da avere le nuove unità a partire dalla metà circa della prossima decade, ma ora dei ritardi sembrano inevitabili. La ragione della cancellazione della gara è stata indicata nel fatto che nessuna delle offerte rispettava i tetti di costo, ma la vera ragione, si sospetta, è l’intenzione di fare di questo progetto una nuova impresa nazionale. Queste unità, destinate a rimpiazzare le attuali FORT VICTORIA, FORT AUSTIN e FORT ROSALIE, potrebbero dislocare fino a 40.000 t. Fra i concorrenti, oltre ad un raggruppamento di imprese britanniche in figurano, tra le altre, anche BAE Systems, Backok e Rolls Royce, c’erano anche Fincantieri, Navantia, Daewoo e la Japan Marine United Corporation. Mentre le unità “combattenti” sono sempre e solo costruite in Patria, il Governo britannico ha finora insistito a trattare le unità di supporto come navi non-militari, aperte dunque alla competizione internazionale. Le già citate TIDE sono state infatti costruite in Corea del Sud e soltanto equipaggiate nel Regno Unito, nel cantiere di Falmouth. Il futuro del programma passa a questo punto attraverso le elezioni politiche del 12 dicembre. Nel frattempo, Navantia ha concluso un accordo di collaborazione, annunciato il 21 novembre, con InfraStrata, azienda londinese del settore energetico che ha da poco rilevato lo storico cantiere navale Harland & Wolff di Belfast. Nei mesi scorsi fonti di stampa britannica avevano indicato che il MOD era favorevole ad accettare l’offerta dell’azienda spagnola, che è basata su un design dalla britannica BMT derivato dalle classe TIDE già in servizio: queste ultime sono state come anticipato costruite, su design BMT, in Corea del Sud da Daewoo. Navantia, assicurandosi l’accesso al cantiere di Belfast, è ora in grado di offrire la costruzione in loco delle unità, fattore che potrebbe risultare decisivo.   

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anteprima logo RID Accordo tra CY4GATE e Fores Engineering

Cy4Gate, una società del gruppo Elettronica, e FORES Engineering hanno stipulato un accordo di collaborazione allo scopo di sviluppare sinergie nel settore Oil&Gas con l’obiettivo di incrementare la resilienza Cyber Resilience dei sistemi complessi e distribuiti IoT e O.T /ICS/ESD/SCADA degli impianti di estrazione e trattamento di idrocarburi. La sicurezza informatica è oramai più che una priorità per tutti i player industriali, e negli ultimi 2 anni lo è diventata anche nell’industria dell’Oil&Gas dove le conseguenze derivanti da un attacco cyber possono avere un impatto importante sull’intera linea di produzione automatizzata (perdita irreversibile di dati strategici, malfunzionamento dei macchinari, inquinamento dovuto a fuoriuscita di rifiuti tossici, perdite economiche, solo per citarne alcuni). Le minacce attuali richiedono dunque riposte tempestive, e il valore aggiunto della collaborazione tra queste 2 aziende italiane risiede nel presentare i prodotti con un approccio secure-by-design dal punto di vista della Cyber Security e di proporre sul mercato dei servizi di manutenzione di impianti per il trattamento dell’Oil&Gas anche con prestazioni di aggiornamento dei sistemi volti a garantire la cyber security per sistemi nati senza alcun requisito a livello di sicurezza informatica.

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anteprima logo RID Qatar, salta l’acquisto del VBCI?

Sembrerebbe definitivamente saltato l’acquisto da parte del Qatar dell’IFV 8x8 Nexter VBCI. Nel dicembre 2017, il Ministero della Difesa del Qatar aveva firmato una LOI (Letter Of Intent) con Nexter per il procurement di 490 mezzi, programma AL RAYAN, per la Guardia dell’Emiro e per l’Esercito, ma interminabili negoziazioni non avevano finora portato a nessun contratto. Ebbene, adesso, per non meglio specificati problemi politici, le trattative sarebbero definitivamente saltate. Fonti di RID ci confermano questo scenario come pure un rientro nella partita – considerata la necessità del Qatar di dotarsi di un nuovo 8x8 da combattimento – del CIO con il suo FRECCIA. Del resto, ad oggi il Qatar rappresenta assieme al Kuwait il principale partner politico-militare italiano nel Golfo.

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Gli scenari stanno cambiando e l’Italia si trova ad un bivio, appesa tra il suo passato di media potenza regionale con un modello industriale unico al mondo, basato sulla piccola e media impresa di matrice e cultura essenzialmente artigiane, ed un futuro di potenza media con interessi globali ed un’industria avanzata basata sull’innovazione tecnologica continua. Un passaggio delicato e strategico che il nostro Paese deve per forza compiere se vuole davvero restare agganciato al treno di chi cresce e va avanti a fronte di una concorrenza sempre più numerosa e spietata. In questo contesto la difesa e la sua industria assumono una rilevanza straordinaria e mai così dirimente. Difatti, l’Italia potrà continuare a godere di una serie di vantaggi competitivi – con il relativo peso internazionale e la conseguente capacità di contrattare benefici - se manterrà la sua capacità di produrre sistemi ad altissimo contenuto tecnologico come quelli che caratterizzano gli strumenti militari più avanzati. Anzi, il futuro in quanto tale passa da un incremento di questa capacità e dal rafforzamento di un bagaglio tecnologico oggi certamente importante ma che deve essere sostenuto e arricchito ulteriormente con investimenti, ma anche con con consapevolezza e cultura. Ma consapevolezza e cultura significa soprattutto informare l’opinione pubblica e renderla edotta circa la rilevanza dell’industria della difesa e dei benefici che essa porta per la sostenibilità e la crescita nel tempo di tutto il sistema Paese. Abbiamo allora voluto sentire chi più di ogni altro ci poteva dare un'opinione qualificata in merito, ovvero il Dott. Alessandro Profumo, Amministratore Delegato di Leonardo. Appuntamento, dunque, al settimo piano di Piazza Montegrappa per un’intervista esclusiva con un Manager proveniente dalla Banca ma che ha dimostrato di sapersi calare con straordinaria passione e lucidità nel ruolo di guida della principale azienda manifatturiera italiana. L’intervista integrale sarà disponibile con RID 12/19 in edicola da martedì 26 novembre.

 

Cosa rappresenta oggi un’azienda come Leonardo per il sistema- Paese Italia?

Leonardo rappresenta una pluralità di cose, ma prima di tutto uno strumento della politica internazionale dell’Italia perché si tratta di un gruppo che opera in un settore strategico per il Paese che riguarda direttamente i rapporti di alto livello con gli altri Stati. Il secondo aspetto è che quando si parla di Leonardo si parla della principale realtà manifatturiera del Paese. È un dato di fatto e lo dicono anche i numeri, con oltre 30.000 addetti nel nostro Paese. E non solo ovviamente.

 

Appunto, poi c’è la strategicità del settore che Lei ha richiamato immediatamente...

Assolutamente, ma se guardiamo sempre ai numeri è bene ricordare pure che Leonardo è un “big spender” in ricerca e sviluppo. Ciò significa che l’azienda partecipa in maniera molto importante alla formazione, alla creazione ed al sostentamento del capitale intellettuale del Paese con una spesa a livello di gruppo pari ad 1,5 miliardi di euro annui - in parte finanziata dal cliente ed in parte a valere sul nostro bilancio e, ancora, in parte sostenuta all’estero ed in parte in Italia. Su ricerca e sviluppo torneremo a breve, prima però ancora 2 parole sul quel concetto di strumento della politica internazionale che mi suona molto bene e che mi piace molto... Intanto, come Lei sa, Leonardo è un’azienda molto grande nel campo della difesa e sicurezza con un fatturato al 31 dicembre 2018 di 12,2 miliardi di euro. Di questi, il 15% è generato in Italia e l’85% all’estero. Per cui mi sembra evidente quale sia la natura di Leonardo e, soprattutto, quale sia l'importanza dell'interconnessione tra l’azienda ed il sistema istituzionale del Paese, considerando pure il fatto che solo per avviare una trattativa con un cliente estero è necessaria l'autorizzazione delle autorità italiane. Attenzione, però, non bisogna farci trarre in inganno dalla percentuale di fatturato che facciamo nel nostro Paese dicendo che è poco rilevante poiché in quel 15% c’è molto dello sviluppo di nuovi prodotti per il sistema di difesa dell’Italia che, essendo particolarmente apprezzato nel mondo, diventa un elemento di garanzia di ciò che Leonardo realizza.

La Legge Navale può essere a tal proposito considerato un archetipo di questo schema...

Certamente, ma ci tengo a ricordare anche gli addestratori M-345 ed M-346, così come il nuovo elicottero AW-249. Sono tutti figli dei requisiti e delle esigenze del cliente nazionale.

Un cliente peraltro molto esigente…

La qualità della richiesta è un aspetto fondamentale. Quello nazionale è un cliente come Lei diceva molto esigente, ma anche capace e molto apprezzato sul piano internazionale grazie all’impegno che sul fronte della sicurezza l’Italia ha espresso negli ultimi 30 anni su tutti i teatri del globo. Esigente, capace ed apprezzato: 3 elementi che rappresentano la garanzia di ciò che Leonardo realizza. Ecco, veniamo alla ricerca e sviluppo.

Quanto è importante la spesa in tale ambito per un’azienda come Leonardo?

Più che di spesa parlerei di investimento, ovvero di un investimento senza il quale non potremmo costruire il nostro futuro. Da questo punto di vista è, ancora una volta, fondamentale l'interconnessione con le istituzioni perché è questa che ci consente di capire quali sono i bisogni che potranno emergere a lungo termine.

Quali sono le innovazioni tecnologiche su cui state investendo maggiormente e quelle su cui investirete ancor di più in futuro?

Esistono diversi livelli sui quali si può e si deve lavorare. Ci sono innanzitutto delle tecnologie che possono e devono essere comuni tra le nostre 5 Divisioni. Per esempio, pensiamo ad intelligenza artificiale, big data, robotica/sistemi autonomi, simulazione, cifrature, capacità di calcolo e altro ancora. Sono quelle tecnologie che noi chiamiamo abilitanti e che vogliamo sviluppare in maniera coordinata per poi mettere a disposizione delle Divisioni consentendo loro di essere ancor più rapide nello sviluppo dei prodotti. Dopodiché abbiamo la cosiddetta innovazione di prodotto, legata più propriamente alle succitate Divisioni, che può spaziare dai materiali, alle tecnologie produttive, ecc.

Tra le tecnologie che Lei ha tratteggiato, quali possono essere le innovazioni premianti in grado di consentire ad un Paese come l’Italia di mantenere quel vantaggio competitivo tuttora esistente nei confronti di Paesi emergenti quali Corea del Sud, India, Cina, ecc.?

Sono convinto che Leonardo debba continuare a lavorare molto su tutta la componente digitale – in particolare quella legata all’intelligenza artificiale ed ai big data – ma anche sulla componente dei sistemi autonomi.

Veniamo al TEMPEST. A settembre anche l’Italia come Paese è entrata nel programma formalizzando la prima fase di un percorso assieme al Regno Unito. Ecco, per Leonardo cosa rappresenta il TEMPEST in termini industriali, tecnologici e di contenuti d’innovazione?

Per prima cosa vorrei sottolineare il fatto che il tema non è tanto cosa rappresenta il TEMPEST per Leonardo quanto piuttosto cosa rappresenta per l’industria della difesa italiana nel suo complesso. Stiamo infatti parlando della partecipazione di un team di imprese nazionali e di una significativa base di piccole e medie imprese che lavoreranno nel tempo sul TEMEPST come del resto hanno fatto e stanno facendo con l’Eurofighter TYPHOON. Già in questa prima fase, come Lei sa, oltre a Leonardo all'iniziativa partecipano MBDA Italia, Avio Aero ed Elettronica. Dopodiché ricordiamo che si tratta di un programma strutturato in fasi e basato su una comunalità strategica ed operativa tra Italia e Regno Unito che parte con il TORNADO e prosegue con successo con l’Eurofighter TYPHOON e l’F-35. Ciò significa che esiste una strategia di difesa aerea che ha delle logiche comuni e che lega in maniera molto stretta le 2 Aeronautiche, senza dimenticare, ovviamente, la partecipazione della Svezia. Tornando a Leonardo è chiaro che si tratta di un programma fondamentale, poiché ci consentirebbe di mantenere e rafforzare quelle capacità a livello industriale che oggi abbiamo sul TYPHOON e che si traducono anche in migliaia di addetti di altissima qualità.

A tal proposito, il TEMPEST potrà anche a livello di volumi e ricadute ripetere un’esperienza come quella dell’Eurofighter che ha avuto un impatto enorme sull’industria aeronautica del nostro Paese?

Dovremo lavorare perché questo accada.

Avviamoci alla conclusione. Piano Industriale, qual è il suo bilancio finora?

Molto sinteticamente: abbiamo fatto meglio di quanto avevamo promesso.

Uno dei cardini del Piano Industriale è la nuova strettura centrale del CCO (Chief Comemrcial Officer). Intendete svilupparla e rafforzarla ancora di più?

Il CCO presidia 2 aree di attività fondamentali: quella commerciale ed il customer support. Credo che i risultati ottenuti siano stati buoni, ma a livello di strutturazione il processo è ormai completato. Certo, stiamo aprendo ancora alcuni uffici internazionali ed alcune società laddove è necessario – per esempio a brevissimo apriremo un ufficio a Lima, in un Paese come il Perù per noi strategico – ma adesso si tratta di dare corso a ciò che abbiamo fatto e pianificato. Per cui non ci sono cambiamenti in vista.

Invece il rapporto del CCO con le Divisioni come sta andando? L’ha soddisfatta? Qualcosa può essere modificato e migliorato?

Vedo che Lei è molto addentro alle nostre questioni...Lo dico allora con chiarezza: c’è un conflitto di interessi tra CCO e Divisioni che voglio rimanga. Il CCO ha un obiettivo commerciale ed ha un orientamento a vendere, pur guardando ovviamente alle marginalità. Le Divisioni hanno un orientamento ad avere profittabilità dalle commesse e dai programmi, pur condividendo chiaramente il medesimo obbiettivo commerciale. Mi spiego meglio. Un conflitto c’è perché se fosse per il CCO abbasseremmo sempre un po' i prezzi, fosse per le Divisioni li alzeremmo sempre un po'. Ma questo è un conflitto sano, che fa bene all’azienda. E poi non dimentichiamoci che alla fine c’è sempre un Capo pagato per decidere e risolvere i conflitti.

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anteprima logo RID Il JH-7A e il JF-17

Il JH-7A ed il JF-17 costituiscono 2 interessanti realizzazioni dell'industria aerospaziale cinese. Il primo rappresenta il capostipite dei velivoli di concezione nazionale mentre il secondo costituisce un interessante esempio di caccia leggero e, allo stesso tempo, di collaborazione internazionale (nel caso specifico con il Pakistan, con il quale la Cina ha in corso diverse collaborazioni anche nel campo degli MBT). Guardando le immagini dello Xian JH-7, aereo da combattimento cinese effettivamente entrato a pieno in servizio e ancora in produzione fino a pochissimi anni fa, si ha la percezione che sia un aereo di generazione tutt’altro che recente, diciamo al più di Quarta nella convenzione ormai relativamente consolidata. Tuttavia lo sviluppo effettivo, se non la concezione iniziale, sono relativamente recenti e alcuni suoi elementi appaiono piuttosto moderni, vedi i comandi di volo computerizzati, ovvero fly-by-wire, i sistemi elettro-ottici di navigazione e attacco, il radar e i sistemi per la navigazione tattica ogni tempo a bassissima quota oltre all’armamento, in massima parte di tipo guidato o comunque intelligente. Percezione a parte, comunque, l’importanza fondamentale del JH-7 è che esso rappresenta il primo aereo da combattimento cinese di progettazione completamente nazionale e per giunta di notevoli dimensioni e, soprattutto, con un livello di sofisticazione di tutto rispetto a fronte delle modeste esperienze locali precedenti. Queste caratteristiche sono certamente alla base dei tempi oltremodo lunghi trascorsi dall’emissione iniziale dei requisiti operativi, alle varie, tra l’altro altalenanti oltre che complesse, fasi dello sviluppo fino alla messa a punto che, alla fine, ne hanno fatto un aereo da combattimento ancora oggi di tutto rispetto. Va inoltre probabilmente accreditato in buona parte allo sforzo di progettazione complessivo fatto per questo aereo l’ormai evidente capacità dell’industria cinese di sviluppare aerei da combattimento, quali il J-10 ed i 2 caccia di Quinta Generazione J-20 e J-31.

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anteprima logo RID La fine del Trattato INF e i nuovi equilibri/squilibri strategici

Per ragioni che sono sin troppo facilmente comprensibili, le armi nucleari sono un argomento che suscita idee e reazioni molto decise, e fortemente motivate. Il loro ruolo nel garantire il deterrente sull’arco di molti decenni, e così impedire lo scoppio di conflitti su larga scala, è innegabile e anzi platealmente evidente - e questo non solo in relazione alla rivalità Oriente-Occidente, ma anche in Medio Oriente e nel Sub-Continente indiano. Ma nonostante questo, la terrificante percezione di quali sarebbero le conseguenze, se il deterrente dovesse fallire, fa sì che anche analisti ed esperti che non potrebbero essere più distanti da posizioni pacifiste e disarmiste su base unilaterale arrivino talvolta a vedere le armi nucleari come una specie di spada di Damocle sospesa in permanenza sulla testa dell’intera umanità, e a ritenere che il mondo sarebbe un posto sostanzialmente migliore e più sicuro se queste armi potessero essere “disinventate” o quanto meno eliminate dagli arsenali a disposizione di un certo numero di Potenze. Una delle conseguenze di questo giudizio ambivalente circa il ruolo e le funzioni delle armi nucleari nel mantenere la pace globale (o almeno una situazione di “non-guerra” per quanto riguarda le maggiori Potenze) è che qualsiasi mossa, decisione o serie di circostanze che vengano viste come suscettibili di minacciare l’equilibrio strategico esistente - un equilibrio magari precario, ma pur sempre un equilibrio - suscitano subito preoccupazioni e allarmi, con drammatiche previsioni (più o meno giustificate) circa le possibili conseguenze a lungo termine. La fine del Trattato INF (1), preceduta dall’abbandono del Trattato ABM, e i sempre maggiori dubbi che circondano un eventuale rinnovo del Trattato New START dopo la sua espirazione naturale nel febbraio 2021, segnalano la fine di un processo pluridecennale per la limitazione degli armamenti nucleari strategici in possesso di Stati Uniti e URSS (poi Russia). Questo processo era stato beninteso avviato e mantenuto dalle 2 maggiori Potenze nucleari non per considerazioni pacifiste ma piuttosto in vista dei loro rispettivi interessi strategici, ma aveva comunque garantito una stabile situazione di equilibrio con l’accettazione del concetto della distruzione reciproca assicurata (MAD, Mutual Assured Destruction). L’abbandono di questo processo indica con grande chiarezza come si stia andando verso una fondamentale revisione degli equilibri strategici a livello globale, con importanti conseguenze sul concetto di MAD in quanto tale e sui vari sistemi che le Potenze nucleari potranno adottare per garantirlo o al contrario per negarne la validità.

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