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anteprima logo RID La modernizzazione delle Forze Armate indonesiane

L’Indonesia, un Paese che sta vivendo una notevole crescita economica, ha avviato un massiccio programma di rafforzamento del proprio strumento militare: un potenziamento che sta coinvolgendo tutte e 3 le componenti: la Marina, l’Aeronautica e l’Esercito. La strategia dell'Indonesia è costruita intorno alla necessità di collegare porti e isole. Il Paese è composto da circa 17.500 isole che si estendono tra l'Oceano Indiano e l'Oceano Pacifico, 6.000 delle quali sono popolate da più di 300 gruppi etnici. Le isole creano una linea costiera lunga 81.300 km e rendono l'area di interesse marittimo indonesiano di ben 7,9 milioni di km2(compresa la ZEE, Zona Economica Esclusiva). Il territorio disconnesso dell'Indonesia e le vaste distese marittime presentano difficoltà e limiti al controllo centralizzato, come dimostra l'indipendenza di Timor Est negli anni '90 e le questioni separatiste tuttora in corso ad Aceh e Irian Jaya. Pertanto, l'Indonesia lavora costantemente per bilanciare i focolai conflittuali della gestione del suo crogiolo etnico attraverso migliaia di isole, mentre impegna enormi quantità di risorse per controllare il suo nucleo marittimo e i relativi choke points internazionali. Con l'avanzare del processo democratico indonesiano e la pressione delle tendenze regionali sulla politica estera del Paese, le FA indonesiane hanno iniziato un processo di riforma per affrontare i compiti primari di garantire un'autodifesa credibile in vista di conflitti interstatali (sia in modo indipendente che in cooperazione con alleati regionali e/o globali) e di fornire un processo di force generation per eventuali operazioni all'estero, comprese le missioni di pace delle Nazioni Unite, a cui l'Indonesia contribuisce con oltre 4.000 uomini in media. L’obiettivo della Minimum Essential Force (MEF), perseguito dal 2014, è la prima pietra miliare nel passaggio da un approccio basato sulla politica interna a una comprensione più completa del ruolo delle FA. Tale sforzo porta 2 nuove dinamiche nel discorso nazionale politico-militare indonesiano.

Tutto l'articolo è disponibile su RID 11/21.

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anteprima logo RID Iveco DV: dall’ACV al VBA L’anfibio SUPERAV sbarca finalmente anche in Italia

Tra i contratti assegnati all’US Marine Corps per il programma ACV (Amphibious Combat Vehicle) e le nuove iniziative italiane contenute nel Documento Programmatico Pluriennale (DPP), molte sono le novità che riguardano il SUPERAV, l’anfibio 8x8 di Iveco Defence Vehicles. Il programma ACV e lo “spin-off” per il nuovo ARV. Gli ultimi 2 ordinativi da parte dei Marines statunitensi, entrambi per 36 veicoli (uno a dicembre 2020 ed uno a marzo 2021), del programma ACV (per ulteriori dettagli sul programma si veda anche RID 12/19 pag. 22 e RID 03/20 pagg. 38-39) hanno sancito l’inizio della Full Rate Production (FRP) per il blindato anfibio realizzato da BAE Systems e Iveco Defence Vehicles, con quest’ultima che detiene la Design Authority della piattaforma veicolare (SUPERAV 8x8), sul quale l’ACV è basato. Al momento l'USMC ha ordinato un totale di 191 ACV 8x8 (30 LRIP 1, 30 LRIP 2, 3 C-Variant, 30 LRIP 3A, 26 LRIP 3B, 36 FRP 1 Lot A e 36 FRP 1 Lot B), mentre a luglio scorso è partita un’ulteriore richiesta di offerta per altri 239 veicoli , nelle varianti trasporto truppa (ACV-P, con torretta a controllo remoto CROWS M-153 armata di mitragliatrice da 12,7 mm, cioè una variante della Kongsberg PROTECTOR) e Posto Comando (ACV-C). Tali mezzi, suddivisi in 3 lotti (Lot 2, Lot 3 e Lot 4), rispettivamente da 79, 80 e 80 veicoli, dovrebbero essere consegnati nel 2023, 2024 e 2025. Il contratto per il 1º lotto dei 239 ACV sopracitati, relativo a 79 mezzi, dovrebbe essere siglato entro la fine dell’anno o tutt’al più nel primo trimestre 2022. Questi 79 veicoli, a loro volta sono stati “spacchettati” in tranche più piccole (di 30-40 mezzi, come già accaduto): l’USMC mantiene infatti la filosofia dei “piccoli lotti” (piccoli rispetto ai “grandi numeri” degli USA, ovviamente) da ordinare ogni 4-5 mesi. Nello specifico il Lot 2 di 79 ACV sarà suddiviso in 3 tranches rispettivamente da 33, 32 e 14 mezzi; il Lot 3, invece, in 3 gruppi rispettivamente di 30, 31 e 19 mezzi, mentre il Lot 4 in 2 serie di 40 veicoli ciascuna. Complessivamente, comunque, il rateo produttivo degli ACV si colloca sugli 80-90 veicoli/anno. Al momento sono stati già consegnati all’USMC oltre 100 mezzi, che vengono assemblati, su licenza di Iveco DV, da BAE Systems negli USA presso lo stabilimento di York, in Pennsylvania, utilizzando moltissimi componenti progettati e costruiti in Italia. Il taglio dell’acciaio e "l’imbastitura" degli scafi avvengono ad Aiken in South Carolina, mentre l’assemblaggio viene appunto effettuato a York (stabilimento storicamente noto, tra l’altro, per la produzione dei veicoli da combattimento per la fanteria BRADLEY). Invece Iveco DV, oltre ad avere fornito il progetto e a detenerne la proprietà intellettuale, realizza il motore, il cambio, tutta la driveline (con architettura ad H), il sistema di raffreddamento, le sospensioni, l’impianto frenante, i sedili antimina del vano trasporto truppe e tutta la parte relativa alla protezione della zona inferiore dello scafo (antimina, anti-IED e balistica).

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anteprima logo RID Il Gen. Goretti è il nuovo CSMA

Il 28 ottobre presso l'aeroporto militare di Roma Ciampino, sede del 31° Stormo, si è svolta la cerimonia di avvicendamento tra il Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso e il Generale di Squadra Aerea Luca Goretti come Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica. All’evento erano presenti numerose autorità, compreso il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e il Capo di Stato Maggiore della Difesa (uscente) Gen. Enzo Vecciarelli. Nel suo discorso di commiato, il Generale Rosso ha voluto ricordare le difficili sfide affrontate dall’Aeronautica negli ultimi 18 mesi (pandemia e Operazione AQUILA OMNIA), “che hanno messo a dura prova le sue capacità”, ma anche i tanti progressi fatti dalla Forza Armata verso “l’implementazione di nuove capacità ed il lancio di nuovi programmi e cooperazioni afferenti i domini cibernetico e spaziale “(volo ipersonico suborbitale, calcolo e contrasto dei detriti spaziali, applicazione di realtà virtuale e aumentata nella manutenzione e nel supporto logistico), fondamentali per preparare l’Aeronautica “alle sfide ipotizzabili e impreviste del futuro”. Il Gen. Goretti ha sottolineato come nel suo mandato intenda guidare l’AM nel segno di un’assoluta continuità con quanto fatto dal Gen. Rosso, con l’attenzione sempre rivolta verso il mantenimento di “uno strumento aerospaziale all’avanguardia, di un’Aeronautica moderna, efficace, proiettata verso il futuro e che anticipa le esigenze”. Per farlo, ha proseguito il neo CSMA, bisogna “continuare ad addestrarci con la necessaria esigenza quantitativa e qualitativa delle capacità che siamo in grado di esprimere”. In tal senso, “auspico che le istituzioni assicurino le adeguate risorse umane e finanziarie” per consentire all’Aeronautica di affrontare le sfide e le minacce attuali e future. Sollecitato da RID, il Gen. Goretti ha poi parlato sia del lavoro che il team dell’Aeronautica – formato da “di ragazzi, capitani e maggiori con esperienza volativa attuale” - sta portando avanti con i colleghi britannici per la definizione di capacità e requisiti del TEMPEST, sia “della sinergia tra AM e Leonardo che ha consentito di sviluppare quella idea geniale che è l’IFTS”, centro avanzato d’addestramento e riferimento internazionale per la formazione dei piloti militari. Nel suo intervento, il Gen. Vecciarelli ha voluto ricordare i 3 anni di spinta innovatrice e di successi e che hanno contraddistinto il comando del Gen. Rosso, ponendo l’accento, in particolare, sull’incremento delle capacità di “trasporto strategico e di mobilità tattica a livello nazionale” - riferendosi, rispettivamente, alle operazioni di rientro dall’Afghanistan e al contributo fondamentale dei mezzi e degli uomini dell’Aeronautica durante l’intera fase pandemica – sul “consolidamento della Forza Armata nei settori cyber, spazio e multidominio, sull’elevata operatività degli stormi”. Il Gen. Goretti, ha proseguito, “si appresta a guidare l’AM in un periodo impegnativo e carico di sfide, culturali, militari e tecnologiche”. In chiusura, il Ministro Guerini ha evidenziato come “l’Aeronautica Militare, in quanto asset strategico sempre pronto all’impiego anche nei domini di frontiera, ha nel DNA l'obbligo di guardare al domani, dove lo sviluppo tecnologico cresce a ritmo esponenziale”. La complessità della stagione geopolitica attuale– ha aggiunto – richiede investimenti adeguati in sistemi d’arma ad elevato contenuto tecnologico, come il TEMPEST. Ciò, anche per mantenere l’Italia legata ai paesi più avanzati e per rafforzare la base tecnologica nazionale tramite il progresso in settori chiave, come quello cyber o di calcolo quantistico”.

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anteprima logo Aeronautica Italiana Aeronautica Militare: Il Generale Goretti è il nuovo Capo di Stato Maggiore

ll Generale di Squadra Aerea Luca Goretti subentra alla guida dell'Aeronautica Militare in sostituzione del Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso

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anteprima logo Aeronautica Italiana CAVALESE, SORVOLO AEREI MILITARI: F-16 BELGI DI RIENTRO DALL' ITALIA

I velivoli della Belgian Air Force hanno presentato un piano di volo General Air Traffic (GAT) e sono stati sotto il controllo e la responsabilità degli Enti Civili per il controllo del traffico aereo nel rispetto delle regole stabilite nella pubblicazione ufficiale contenente le informazioni aeronautiche (AIP).

 

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa IL GENERALE PORTOLANO ALLA CONFERENZA DEI DIRETTORI NAZIONALI DEGLI ARMAMENTI DELLA NATO.

"Pensare in maniera strategica significa guardare al presente con una prospettiva rivolta al futuro". Dopo quasi due anni di assenza a causa della pandemia di Covid-19, questo paradigma ha guidato i lavori della conferenza dei direttori nazionali degli armamenti della Nato (conference of national armaments directors, Cnad), che si è svolta il 26 e 27 ottobre al quartier generale dell'Alleanza a Bruxelles.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa IL MINISTRO GUERINI AD AQUILEIA PER LE CELEBRAZIONI DEL CENTENARIO DEL MILITE IGNOTO

Il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini inaugura il Cimitero degli Eroi di Aquileia, dopo la ristrutturazione, depone una corona d'alloro in omaggio agli ignoti militi sepolti ad Aquileia e a bordo del "Treno dell'Eroe", rievocazione di quello che condusse il corpo del Milite Ignoto da Aquileia a Roma nel 1921, percorre la prima tratta fino a Udine.

Il treno arriverà alla stazione di Roma Termini il prossimo 2 novembre.


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anteprima logo RID La US Navy cerca un nuovo addestratore avanzato

Sulla stregua di quanto fatto dall’USAF con la RFI per 100 nuovi Advanced Tactical Trainer (ATT), la US Navy ha inviato una formale richiesta d’informazioni per un nuovo velivolo dedicato all’addestramento avanzato. Si tratta di una richiesta basata sul requisito TSA (Tactical Surrogate Aircraft) formalizzato il 21 ottobre, in cui viene specificato che il nuovo aereo dovrà essere in grado di effettuare 3 ruoli fondamentali per il sillabo addestrativo finale dei piloti della Marina e dei Marines. Nello specifico: dare agli equipaggi la possibilità di accumulare ore di volo addestrativo su un velivolo a basso costo in grado di replicare/simulare realisticamente le caratteristiche strutturali e le capacità avioniche (radar, EW, networking) degli attuali – e futuri - caccia di prima linea (HARRIER, HORNET, SUPER HORNET, GROWLER e LIGHTNING II), consentendo di scalare ore di volo da questi ultimi al fine di evitarne l’usura e contenere i costi; fornire un valido supporto alle operazioni addestrative di combattimento nel ruolo di avversario/aggressor; divenire il principale velivolo destinato ai reparti FRS (Fleet Replacement Squadrons), responsabili della formazione degli equipaggi della linea cacciabombardieri di Marina e Marines.

Nella RFI formale vengono indicati alcuni requisiti tecnici minimi del nuovo velivolo, che dovrà essere in grado di raggiungere una velocità massima non inferiore a Mach 0.9 ad un’altitudine di 10.000 piedi, avere una tangenza massima di almeno 45.000 piedi, una struttura in grado di reggere 7,5 g e, ovviamente, essere biposto con cockpit in tandem. Il velivolo deve, inoltre, garantire un tempo di missione minimo di 90 minuti ed essere equipaggiato con display e sistemi di controllo HOTAS riconfigurabili. Non viene richiesta, invece, la capacità di effettuare appontaggi e lanci da portaerei. Neanche il numero di velivoli desiderati è indicato, ma in una nota pubblicata dal Naval Air Warfare Center il 20 ottobre, si parla di un requisito iniziale di 64 aerei, i cui finanziamenti potrebbero essere stanziati nel budget 2024 o 2025.

Non è scontato che l’eventuale acquisizione del nuovo velivolo implichi, come sarebbe logico pensare in chiave di mantenimento dei costi, il pensionamento dei T-45C GOSHAWK che, attualmente, rappresentano gli addestratori avanzati degli equipaggi destinati alla linea cacciabombardieri di US Navy e USMC. Così come nel caso dell’USAF che, per il proprio requisito ATT, prevede la possibilità di affiancare i 100 nuovi addestratori ai T-7A - 351 dei quali ordinati per sostituire i vecchi T-38 – è possibile che anche Marina e Marines adottino una soluzione simile.

Ad oggi, il tipo di caratteristiche richieste può essere trovato unicamente nel M-346 di Leonardo e nel T-50 della coreana KAI, essendo il Boeing/Saab T-7A, scelto come nuovo addestratore avanzato dall’USAF, ancora in fase di sviluppo. Tuttavia, non è da escludere che la scelta ricada proprio su quest’ultimo, magari in una variante potenziata F/T-7 o T-7B.

La scadenza per la RFI è fissata per il prossimo 19 novembre.

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anteprima logo RID Doppia portaerei, una necessità per l’Italia

Perchè un Paese come l’Italia dovrebbe aver bisogno di 2 portaerei? Semplice: perché ciò significherebbe averne sempre una disponibile e farsi trovare in ogni momento pronti per una crisi, in uno scenario sempre più incerto, complesso e pericoloso. Ad oggi l’Italia ha una portaerei...e mezzo. Al Cavour, infatti, bisogna aggiungere la LHD TRIESTE, unità d’assalto anfibio dotata dello skijump per operare con gli F-35B. Il ponte del TRIESTE è già stato “trattato” per operare con il velivolo, ma all’unità manca ancora tutta la parte software e logistica – il sistema ALIS/ODIN ed il sistema JPALS – che consente l’integrazione con l’F-35B. Ciò significa che l’unità non può sostenere un distaccamento di F-35B in una campagna bellica, ma solo appontaggi e decolli e, contestualmente, il loro rifornimento e riarmo. Insomma, ad oggi il TRIESTE è solo una sorta di FARP (Forward Arming and Refueling Point) galleggiante, pur avendo già tutte le predisposizioni per recepire quelle modifiche a livello software e logistiche capaci di “trasformarla” in una portaerei (seppur penalizzata nelle capacità dalla presenza del bacino allagabile). La nostra raccomandazione è che tali predisposizioni possano essere implementate il prima possibile e che l’Italia possa così disporre di 2 portaerei dotate del velivolo di quinta generazione imbarcato. Una capacità che garantirebbe al nostro Paese la possibilità di giocare un ruolo di primo piano sulla scena internazionale sin dalle prime fasi di ogni crisi, anche quelle “più grigie”, ma anche di operare in scenari ad alta intensità – tutt’altro che improbabili negli scenari futuri - con, potenzialmente, 2 portaerei. In tale ottica, diventa quanto mai necessario qualificare per l’impiego da portaerei anche i piloti degli F-35B dell’Aeronautica Militare portando così la massa critica della “base” F-35B a 30 velivoli, a beneficio della sostenibilità nel tempo delle operazioni con velivoli stealth imbarcati. Con 30 F-35B, infatti, si potrebbe operare tranquillamente con 8-10 F-35B sul CAVOUR e 4-6 sul TRIESTE, una capacità che, nel campo occidentale, solo Stati Uniti e Regno Unito possono mettere in campo.

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anteprima logo RID Prove di rullaggio per il dimostratore del programma UCAV GHATAK

Il 22 ottobre scorso, durante la sessione inaugurale della conferenza per lo “Swarnim Vijay Varsh” (il cinquantesimo anniversario della guerra indo-pakistana) dell'IAF (Indian Air Force), a Bangalore, è stato mostrato lo SWiFT (Stealth Wing Flying Testbed), drone dimostratore del progetto GHATAK, relativo alla realizzazione domestica del primo UCAV stealth. Sempre in quest’occasione, il drone ha completato le prove di rullaggio ad alta e bassa velocità ed è stato autorizzato al suo primo volo, che avrà luogo probabilmente entro la fine dell’anno. Lo SWiFT è dotato del motore turbofan russo 36MT, prodotto dall’azienda NPO Saturn, e si stima che sia lungo 4 m, abbia un’apertura alare di 5 m e un peso di 1 t. Lo studio delle prestazioni del drone dimostratore, in particolare riguardo le peculiarità stealth, serviranno non solo per il GHATAK, ma anche per lo sviluppo del caccia, di concezione nazionale, di quinta generazione AMCA (Advanced Medium Combat Aircraft). Il programma per la costruzione dell’UCAV GHATAK nasce dalla necessità dell’India di dotarsi di un drone capace di rispondere alle minacce presenti nel contesto regionale, soprattutto a causa della Cina, che ha già sviluppato una vasta gamma di droni stealth, come il GJ-11 e il CH-7. L’India, quindi, vuole dotarsi di un drone molto sofisticato, secondo una tendenza generale alla robotizzazione della guerra, come altre potenze di primo livello, Stati Uniti e Russia in primis, potenze minori e persino attori non statali. Tendenza che si è manifestata soprattutto negli ultimi tempi, in conflitti dove c’è stato un ampio uso di droni: dai Bayraktar TB2, di produzione turca, nel conflitto in Nagorno-Karabakh, ai più rudimentali quadricotteri usati dall’ISIS in Siria. A ciò bisogna aggiungere l’intenzione indiana di maturare una capacità autonoma nella produzione di droni, per aumentare il know-how nazionale. Per esempio, anche il motore del GHATAK sarà indiano, il Kaveri prodotto da GTRE (Gas Turbine Research Establishment, azienda indiana con sede a Bangalore) e non russo come nello SWiFT.

 

 

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anteprima logo RID Il ROS dei Carabinieri festeggia i suoi primi 30 anni

Il 21 ottobre scorso, presso la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, si è svolto il convegno “Trent’anni di promozione dei valori della Costituzione”, una giornata di riflessione ed approfondimento sulle sfide di sicurezza che riguardano l’Italia, con lo scopo di celebrare il trentennale della fondazione del Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri, da sempre in prima linea contro l’eversione terroristica e la minaccia criminale in difesa dello Stato e dei cittadini.

La storia italiana degli ultimi sessant’anni e le diverse minacce che il nostro Paese si è trovato ad affrontare, hanno permesso al ROS di crescere continuamente, affinando metodi di lavoro, procedure e approcci che, ad oggi, costituiscono le fondamenta stesse del patrimonio dell’Arma. Come ricordato da Teo Luzi, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, l’analisi, la strategia investigativa e la cooperazione del ROS sono divenute i tre caratteri fondamentali che ne qualificano la professionalità, definendolo come baluardo essenziale nella difesa delle istituzioni democratiche e nella tutela dei principi della nostra Costituzione. Tuttavia, al di là di mere competenze tecniche, l’efficacia dell’azione del ROS, come sottolineato dallo stesso Generale di Divisione Pasquale Angelosanto, Comandante del Raggruppamento, è da ricercarsi anche in un esemplare “bilanciamento tra due opposti obiettivi: da un lato, la tutela della sicurezza pubblica e, dall’altro, il rispetto della dignità umana”.

Questo difficile ma necessario equilibrio ha consentito e consente tutt’ora al ROS di evolvere assieme e in risposta ad una minaccia terroristica in continua mutazione. Dalle drammatiche stagioni degli Anni di Piombo – che, come ha sottolineato il Comandante della Scuola Ufficiale Carabinieri e Generale di Divisione Claudio Domizi, hanno rappresentato un “monito a non abbassare mai la guardia” –, il terrorismo e le sfide, che esso pone alla sicurezza del nostro Paese, sono cambiati profondamente. Mentre l’azione terroristica delle Brigate Rosse poteva essere compresa entro parametri puramente politici e laici, traducendosi, a livello operativo, in episodi di violenza mirati a soggetti specificatamente scelti, il terrorismo confessionale jihadista ha sempre cercato di “guardare al locale e pensare globale”, muovendosi su più fronti e attaccando indiscriminatamente la collettività. Il jihadismo globale ha imposto, quindi, un confronto con un tipo di eversione più difficile da comprendere, in cui spesso, come sottolineato dal Presidente del Centro Studi Internazionali (CeSI) Andrea Margelletti, “la percezione è molto più forte della realtà”. La forza innovativa del terrorismo confessionale risiede infatti nella sapiente costruzione, a livello narrativo, di una retorica polarizzante e una visione manichea estremamente incisive e capaci di modellare la realtà stessa. Di fronte a questa, anche i migliori meccanismi di difesa e pianificazione risultano inutili, come dimostra anche l’epilogo della complessa esperienza internazionale in Afghanistan, spingendoci ad elaborare nuovi metodi e strategie per contrastare non solo un fenomeno concreto, ma anche un’ideologia tossica e radicalizzante.

In un panorama di continuo e profondo mutamento della minaccia terroristica, che sfrutta e interagisce con le nuove tecnologie e le nuove tensioni a livello sociopolitico, è sempre più necessario “non applicare a fenomeni nuovi dei paradigmi del passato”, come mette in luce il Dottor Giovanni Salvi, sapendo distinguere le novità dalle eredità ideologiche e operative in ogni forma di violenza eversiva. La necessità di un approccio di questo tipo viene d’altronde confermata dalle specificità del terrorismo fluido contemporaneo, profondamente influenzato dall’individualismo anarchico e sempre più difficile da riconoscere, prevenire e contrastare, poiché diventa tale solo nel momento in cui si traduce in violenza effettiva. Alla luce, quindi, di una maggiore complessità del fenomeno e di una più profonda diversificazione della galassia terroristica, diventa sempre più essenziale un’analisi e una strategia che sappia individuare le specificità di ogni manifestazione dell’estremismo violento, in modo tale da agire tempestivamente.

Allo stesso tempo, non bisogna dimenticare che la minaccia proveniente dalla criminalità mafiosa continua ad erodere la sicurezza dei sistemi economici, ambientali e sociali del nostro Paese. Al contrario dell’estremismo confessionale o politico contemporaneo, che fornisce una risposta individualista ad una crisi di valori generale, le organizzazioni mafiose continuano a creare delle strutture sociali di riferimento che vanno oltre il semplice legame di sangue, restituendo un senso di collettività sociale e un ritorno economico importante a chi vive in situazioni di profondo disagio. Come sottolinea il Professor Enzo Ciconte, la percezione del pericolo mafioso è diminuita, soprattutto alla luce del crollo verticale degli omicidi, ma le organizzazioni sopravvivono e sfruttano sapientemente anche i cambiamenti del contesto sociale ed economico italiano. Lo sviluppo, ad esempio, di forme di ecomafie operanti sul territorio o di una capacità specifica nell’organizzare frodi virtuali a livello transnazionale, dimostra come la criminalità organizzata sappia evolvere a seconda dei tempi, continuando ad erodere l’efficienza e la legittimità delle strutture sociali ed economiche legali del nostro Paese. In questo senso, risulta sempre più necessario che l’approccio e l’intervento degli apparati di sicurezza sia più olistico e sappia non solo creare presidi di prossimità, che sappiano agire in un’ottica di contrasto e ridimensionamento, ma anche una maggiore sensibilità collettiva nei confronti delle minacce mafiose attuali.

A trent’anni di distanza dalla fondazione del ROS, riflettere sugli obiettivi raggiunti sino ad ora e sulle sfide future diventa un esercizio essenziale per comprendere quanto è stato fatto e quanto ancora si può compiere in termini di sicurezza nazionale. Nel corso di questi decenni, il rispetto della Costituzione è sempre stato inteso come presupposto dell’efficacia della risposta dello Stato alle diverse minacce esistenti, definendo una linea d’azione capace di rispecchiare i valori stessi delle istituzioni democratiche difese ogni giorno. Alla luce delle recenti sfide che il nostro Paese si trova ad affrontare, quindi, è essenziale che la nostra Carta fondamentale continui a costituire non solo il quadro normativo, ma anche il riferimento democratico per ogni intervento dell’Arma.

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anteprima logo RID Rohde&Schwarz presenta il nuovo sistema anti-drone ARDRONIS

Al salone MILIPOL 2021, Rohde&Schwarz ha presentato il sistema anti-drone ARDRONIS. Il sistema è concepito per fornire una completa situational awareness sulle attività dei droni presenti in una determinata area. Il rilevamento si basa sui segnali radio emessi dai telecomandi di guida (RC) ma il sistema può essere integrato con radar, sensori elettro-ottici, droni “cacciatori” e altri sistemi che i clienti possono richiedere di integrare. Le configurazioni tipiche coprono gamme di frequenza tra 20 MHz e 6 GHz, entro le quali opera la maggior parte dei droni commerciali. I droni controllati via WLAN sono rilevati con un analizzatore di traffico Wi-Fi dedicato (analisi del Mac-Address).

L'azienda ritiene che i segnali radio emessi dai droni abbiano parametri caratteristici che possono essere misurati con maggior precisione rispetto ad altri sistemi, riducendo così il numero di falsi allarmi. Una volta rilevati i collegamenti tra telecomando e velivolo, ARDRONIS notifica direttamente le forze di sicurezza (FFOO, servizio d’ordine, agenzie preposte, ecc.) della presenza di potenziali minacce e consente ulteriori azioni se necessario. Durante una dimostrazione effettuata presso lo stand dell'azienda, il sistema ha rilevato un radiocomando pochi secondi dopo la sua attivazione, il che significa che il sistema potrebbe rilevare il drone potenzialmente ostile prima che decolli. Durante il funzionamento, ARDRONIS geolocalizza anche il segnale e lo segnala alle forze di sicurezza - che possono arrestare gli operatori malintenzionati, per esempio. Grazie al direction finder (DF), le opzioni di intervento a disposizione si moltiplicano grazie al guadagno di tempo consentito dal sistema (abbattimento, arresto del sospetto, ecc.) e a seconda della policy di gestione dello spazio aereo.

ARDRONIS è modulare e scalabile e può includere fino a 100-110 elementi diversi. Il sistema è presentato come unico nel suo genere in quanto consente una copertura completa contro i droni commerciali in aree molto vaste. Il suo utilizzo ideale è infatti nelle grandi città e in occasione di grandi eventi. Il sistema promette di fornire una mappatura in tempo reale di tutti gli oggetti volanti controllati tramite Frequency Hopping Spread Spectrum (FHSS), segnali a banda larga e WLAN. Come la maggior parte delle tecnologie moderne, sono attesi ulteriori sviluppi nelle aree chiave dell'intelligenza artificiale (AI), del contrasto dei droni autonomi e del cloud computing.

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