LEONARDO
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anteprima logo RID Le portaerei della Marina Cinese

Per qualunque Marina di una certa importanza la portaerei è ormai da tempo diventata essenziale. La Cina, che grazie ad un eccezionale sviluppo economico è diventata una delle maggiori potenze mondiali – e come tale punta ovviamente al controllo dei mari che bagnano le sue coste e alla sicurezza dei suoi traffici (inizialmente nell’ambito della dottrina Offshore Active Defense, poi diventata Distant Sea Defense per sottolineare il rafforzamento del suo ruolo di grande potenza regionale) – non poteva fare a meno di tale tipo di unità che attualmente è presente nella sua flotta in 2 esemplari più altri 2 in costruzione ai quali, sulla base di un programma pluriennale piuttosto ambizioso, dovrebbero far seguito unità di maggiori dimensioni e con caratteristiche sempre più performanti. Inizialmente la Cina, date le condizioni di arretratezza in cui si trovava il Paese nei primi decenni del dopoguerra, non poteva certamente permettersi portaerei, e ciò al contrario dell’India, nazione con la quale ha sempre avuto rapporti piuttosto tesi, che già nel 1957 disponeva della VIKRANT (ex britannica MAJESTIC). La Marina Cinese pare abbia cominciato ad interessarsi alle portaerei solo a partire dagli anni ’70, allorché la nazione cominciava a manifestare la volontà di accrescere le proprie capacità militari, ma è solo nel febbraio del 1985 che la Cina potè disporre di un’unità di questa categoria rappresentata dalla MELBOURNE (classe MAJESTIC di costruzione inglese) radiata dalla Marina Australiana e venduta al cantiere cinese CUSC per la demolizione. Nonostante la nave fosse stata privata, ovviamente, di tutti i componenti “sensibili”, la MELBOURNE, mantenuta intatta per diverso tempo, costituì un'importante fonte per l’acquisizione di informazioni e conoscenze. Tra il 1995 e il 1996 la Cina negoziò poi con i cantieri navali spagnoli Bazan l’acquisizione di 2 progetti di portaerei (uno designato SAC-200 per un’unità da 23.000 t e un altro designato SAC-220 per un’unità da 25.000 t), ma la cosa, a parte qualche attività di consulenza, non ebbe seguito. Ancora, rispettivamente nel 1995 e nel 2000, vennero trasferiti in Cina dalla Corea del Sud (che li aveva acquistati per la demolizione) gli incrociatori portaeromobili russi MINSK e KIEV. Nel 1997 circolarono voci su un tentativo della Cina di acquistare la portaerei CLEMENCEAU, radiata dalla Marina Francese, ma la cosa non portò ad alcun fatto concreto. In realtà in quello stesso periodo la Cina stava già lavorando per l’acquisizione della portaerei russa VARYAG – appartenente alla classe KUZNETSOV (Project 11435), classe caratterizzata dal fatto di essere la prima della Voenno Morskoj Flot con capacità integrate CTOL (Conventional Take-Off and Landing) e VSTOL (Vertical or Short Take-Off and Landing) – in costruzione presso i cantieri ucraini Chernomorskiy di Nikolayev sul Mar Nero e varata con il nome di RIGA nel 1988. Con la fine dell’URSS, avvenuta il 26 dicembre 1991, e la seguente dichiarazione di indipendenza della Repubblica Ucraina (ovviamente non interessata all’acquisizione della portaerei), l’unità, completata solo per il 68%, venne messa in vendita ed acquistata per una somma di 25 milioni di dollari da una società di copertura di Macao che ufficialmente avrebbe dovuto trasformarla in hotel e casinò galleggiante. Alla metà del 2000 iniziarono le operazioni di rimorchio, che comportarono numerosi problemi con il Governo turco e che, per l’impossibilità della nave di transitare nel Canale di Suez, dovette attraversare tutto il Mediterraneo, farla uscire dallo Stretto di Gibilterra e circumnavigare l’Africa. Dopo un viaggio di 28.200 km, costato 500.000 dollari di tasse di transito e 5 milioni di dollari per il traino durato 20 mesi, finalmente il 3 marzo 2002 l’unità, in pessime condizioni, giunse nel cantiere cinese DSIC (Dalian Shipbuilding Industry Company) di Dalian.

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anteprima logo Aeronautica Italiana Anatolian Eagle: conclusa l'esercitazione multinazionale in Turchia

Venerdi 28 giugno si è conclusa l'esercitazione  "Anatolian Eagle 2019" (AE19).  L'esercitazione annuale a guida dell'Aeronautica Turca si svolge presso la base aerea di Konya,  è una delle più complesse  in ambito internazionale e costituisce un'opportunità importante per lo sviluppo ed il consolidamento di tattiche ed addestramento delle Forze Armate partecipanti, messe alla prova in diversi scenari operativi, di volo e di intelligence articolati e dinamici. Non si tratta di una competizione tra i diversi "attori", bensì un momento di crescita e confronto costruttivo tra le unità impegnate.

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Si è concluso, al Training Advise Assist Command West (TAAC-W) di Herat a guida italiana, un corso finalizzato a formare istruttori in grado, a loro volta, di trasmettere al proprio personale la metodologia di lavoro caratteristica delle Forze di Polizia, incentrandola sulle esigenze del cittadino. 

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anteprima logo RID La Cina rischiera caccia J-10 nelle Paracel

Secondo alcune immagini satellitari risalenti al 19 giugno, la Cina ha rischierato almeno 4 caccia multiruolo J-10 sull’isola di Yongxing, facente parte dell’Arcipelago delle Paracel nel Mar Cinese Meridionale, arcipelago rivendicato anche da Taiwan e Vietnam. Non è la prima volta che l’Aeronautica Cinese invia i propri velivoli da combattimento sull’Isola. Basterebbe ricordare i recenti rischieramenti di cacciabombardieri JH-7, dei velivoli multiruolo J-11B, dei quali uno risalente ai primi giorni di giugno, e un altro avvenuto nella tarda primavera del 2018, quasi ad indicare una presenza semi-permanente e a rotazione più o meno regolare di velivoli da combattimento sull’Isola. Lo scorso anno, inoltre, un bombardiere H-6K ha effettuato una serie di atterraggi touch-and-go sulla pista di 2.700 m, appena ripavimentata ed incrementata nelle dimensioni, seguiti da una breve permanenza sull’Isola, a voler dimostrare le capacità di utilizzo dell’aeroporto anche da parte di assetti strategici. Tuttavia, la presenza dei J-10 rappresenta un’assoluta novità. Dalle immagini satellitari non è possibile determinare la variante del velivolo presente sull’isola. Non è da escludere che si tratti della nuova J-10C, i cui primi esemplari sono stati immessi in servizio nell’aprile 2018 ed equipaggiati con nuova suite EW, radar AESA più potente ed armati con i nuovi missili aria-aria a medio raggio PL-15. E’ possibile, inoltre, che il rischieramento dei velivoli citati, inclusi i J-10, si inseriscano in un progetto più ampio che includerebbe la creazione di uno spazio aereo limitato da una ADIZ (zona di identificazione di difesa aerea), seguito in tempi maggiormente dilatati, da una vera e propria bolla A2/AD a copertura di un’area non inferiore ai 1.000 km dall’Isola di Yongxing.

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anteprima logo RID Si mette male per Haftar?

Gli ultimi giorni hanno visto un sensibile indebolimento nell’offensiva di Haftar su Tripoli, nonché un arretramento complessivo del LNA (Libyan National Army), che ora si trova in grosse ambasce dopo la conquista della strategica cittadina di Gharyan, il centro di partenza dell’offensiva del Generale, da parte delle forze del GNA (Goverment of National Accord) fedeli a Serraj. Nei primi giorni di giugno, l’offensiva di Haftar è stata bloccata - nonostante i bombardamenti effettuati ai danni dell’Aeroporto di Mtiga contro alcuni velivoli (un drone turco ed un aereo cargo AN-124 con probabili rifornimenti destinati al GNA e provenienti dalla Turchia), l’unico operativo nella capitale libica - dalla decisa controffensiva del GNA contro le postazioni del LNA nell’area dell'ex Aeroporto Internazionale di Tripoli. Il controllo di tale zona, dove continuano gli scontri, sarebbe di grande importanza per il GNA che da lì potrebbe garantirsi la possibilità di colpire il vicino quartiere di Qasr Ben Ghashir, da dove partono gli attacchi con razzi contro la capitale. Per quanto riguarda Gharyan, nelle ultime 48 ore i velivoli d’attacco leggero L-39ZO delle forze governative hanno effettuato 4/5 raid tra Aziziyah e Gharyan, che hanno spianato la strada dall’avanzata delle truppe di terra, costringendo le forze del LNA ad arretrare inizialmente fino al confine nord di Gharyan (villaggi di Abu Rashada, Abu Hashiba e Qawasim) e, successivamente, fino al centro della città, per poi lasciarla completamente. Al momento sembra però improbabile che le forze del GNA proseguano l’avanzata ancor più in profondità, tenuto conto del numero di perdite subite (non meno di 40 uomini) e della relativa strettezza della porzione di territorio appena riconquistato - che va da Twaishah ed al Sawani, ad ovest dell’ex Aeroporto Internazionale di Tripoli, fino alla periferia sud di Gharyan – territorio particolarmente vulnerabile sul fianco orientale nel caso di controffensive provenienti da Qasr Ben Ghashir. D’altro canto, la caduta della cittadina rappresenta un durissimo colpo per le forze guidate da Haftar, considerando l’enorme valore di Gharyan come principale e fondamentale hub logistico e di rifornimento carburante per le unità del LNA impegnate nella battaglia di Tripoli. Una prima risposta, il LNA l’ha data nelle ultime ore con 5/6 raid aerei contro le postazioni del GNA nel centro della città. Tuttavia, è difficile pensare che ciò basti a riprendere il controllo sull’area, anche tenendo conto che le forze di terra iniziano a pagare le conseguenze dell’eccessiva estensione delle linee di rifornimento e che, un’eventuale offensiva da Qasr Ben Ghashir, implicherebbe lo spostamento di uomini e mezzi dal fronte per il controllo dell’ex Aeroporto di Tripoli, al momento impensabile. I problemi per Haftar, non finiscono qui. Come già evidenziato da RID in precedenza, infatti, nel Fezzan l'LNA continua a subire attacchi - con diverse perdite - da parte di miliziani del Daesh e contro tale minaccia difficilmente potrà rispondere tramite l’invio di unità di rinforzo, tutte impegnate nelle operazioni su Tripoli, o attingendo alle unità lasciate a presidiare la Cirenaica. Il deterioramento della situazione nel Fezzan per il LNA potrebbe essere arrestato da un più massiccio supporto degli sponsor esterni. Nello specifico, va evidenziato che, dalla metà di giugno, gli Emirati Arabi Uniti hanno ottenuto l’utilizzo in concessione di una base militare situata nell’estremo nord del Niger, a pochi chilometri di distanza dal confine libico e dal Fezzan meridionale. È verosimile ritenere che, nelle prossime settimane, da tale base vengano effettuate operazioni da parte di mezzi aerei emiratini in funzione ISR ed attacco al suolo, a supporto alle forze di Haftar impegnate nel difficile controllo del Fezzan, in particolare dell’area a sud di Saba. Gli Emiratini, inoltre, proseguono il loro supporto militare a favore delle forze di Haftar. Durante la prima settimana di giugno il LNA ha ricevuto complessi antiaerei russi a breve-medio raggio PANTSIR-S1 - montati su camion MAN SX45 8X8 - provenienti dagli Emirati Arabi Uniti e giunti in Libia via aerea all’aeroporto di Benina/Bengasi, dove dovrebbero essere stati piazzati a protezione della base. Tenuto conto che si tratta di un sistema mai stato in dotazione ai Libici, è estremamente probabile che, insieme ai mezzi, sia stato inviato anche personale tecnico e manutentivo (emiratino, o magari russo). Come noto, il supporto militare esterno non è una prerogativa esclusiva del LNA. Nelle ultime settimane, si sono intensificati gli invii di sistemi d’arma ed equipaggiamenti vari provenienti dalla Turchia e destinati al GNA. Nei giorni scorsi, ad esempio, le milizie di Serraj hanno ricevuto un paio di UCAV BAYRAKTAR TB2 con relativa stazione di controllo (e, verosimilmente, anche in questo caso, personale tecnico turco), nonché almeno una ventina di MRAP KIRPI e VURAN, tutti inviati da Samsun via mare su una nave battente bandiera moldava. Del resto, di recente, è stato lo stesso Erdogan a confermare ufficialmente il supporto militare e la “vendita” di mezzi ai “Fratelli Musulmani” libici.

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anteprima logo RID Gli F-35 della RAF in azione in Siria

A partire dallo scorso 16 giugno, i 6 F-35B LIGHTNING II appartenenti al 617° Squadrone “Dambusters” della RAF rischierati dallo scorso 21 maggio ad Akrotiri (Cipro), hanno effettuato le prime missioni operative nel teatro siriano nell’ambito dell’Operazione anti-Daesh SHADER. 

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anteprima logo RID Primi dettagli sui nuovi cacciamine della MM

Stanno emergendo una serie di dettagli sul Cacciamine di Nuova Generazione della Marina Militare, conosciuto anche come Caccimine Oceanico Veloce, il cui programma di acquisizione partirà nel 2020. Al momento si sta pensando ad un’unità ampiamente modulare da 1.300-1.400 t di dislocamento e 75-80 m di lunghezza, con scafo in materiale composito amagnetico ed un piccolo ponte di volo per un RUAV. La nave sarà in grado di accogliere 1 USV (Umanned Surface Vehicle) di taglia grande, che per l'immissione in acqua sfrutterà uno scivolo poppiero, e 2 USV di taglia media, più 6 AUV (Autonomous Underwater Vehicle) medi ed altri 8 piccoli, 10-12 ROV e fino a 30-40 cariche di contro-minamento. L’autoprotezione sarà fornita da torrette del calibro compreso tra i 12,7 mm ed i 40 mm, ma si sta discutendo pure della possibilità di adottare un sistema sup-aria a cortissimo raggio. Ulteriori aggiornamenti su RID 8/19.

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anteprima logo RID Ridimensionato l’AMV dell’ARIETE

Secondo quanto si apprende dal DPP 2019, il programma di Ammodernamento di Mezza Vita (AMV) del carro ARIETE è stato ridimensionato. Lo stanziamento complessivo è stato ridotto da 421,7 milioni di euro a 297,3 milioni di euro, comprensivi dei primi 35 milioni per l’aggiornamento di 3 carri prototipali. Il numero di mezzi interessati dall’aggiornamento è stato programmato in 125.

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Pochi i dettagli relativi all'AIM-260, prodotto Lockheed Martin, ma sicuramente sarà ben maggiore la gittata. 

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anteprima logo RID Leonardo presenta il Drone Contest

All’Innovation day di Torino, Leonardo ha annunciato l’avvio del Drone Contest,

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anteprima logo RID Cerimonia di avvicendamento del CSMM

Si è svolta ieri, a Palazzo Marina a Roma, la cerimonia di avvicendamento tra l’Amm Valter Girardelli e il suo successore Amm. Giuseppe Cavo Dragone come nuovo Capo di Stato Maggiore della Marina Militare.

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anteprima logo RID Batterie NASAMS 2 per l'Australia

L'Australia avvia l'acquisizione del sistema missilistico NASAMS, scelto come rimpiazzo per gli RBS-70. 

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