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anteprima logo RID Giappone, in servizio la variante ELINT del C-2

Dopo 2 anni di test, il 1° ottobre l’Aeronautica del Giappone (JASDF) ha ufficialmente messo in servizio la variante da spionaggio elettronico dell’aereo da trasporto tattico C-2. Il nuovo apparecchio, denominato RC-2, è stato consegnato al Denshi Sakusengun (Reparto Operativo EW) di stanza presso la base aerea di Iruma dopo aver completato un lungo programma di prove effettuate tra quest’ultima e la base aerea di Gifu, sede del reparto responsabile di sviluppo, test e valutazioni dei velivoli della JASDF. Il velivolo è progettato per l’esecuzione di missioni riguardanti la raccolta di intelligence elettronica e di ricognizione a lungo raggio e lunga durata, compiti attualmente svolti da 4 turboelica YS-11EB risalenti alla fine degli anni 60/inizio anni 70. Al momento, tuttavia, non è chiaro come avverrà la sostituzione, non essendo ancora stato specificato il numero di RC-2 da acquisire. Gli stanziamenti relativi alla voce “piattaforme ELINT” della recente richiesta di budget 2021 per l’Aeronautica (inviata lo stesso 1° ottobre), tuttavia, prevedono 67,2 milioni di dollari, cifra che non dovrebbe permettere l’acquisizione di un nuovo aereo nel 2021. La suite ELINT/SIGINT per l’identificazione, la ricezione e la classificazione di emissioni e segnali elettronici del RC-2 è stata prodotta localmente dal gigante tecnologico Toshiba. Ulteriori dettagli su RID 11/20.

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anteprima logo RID Un piccolo gesto, per un grande Paese

Immuni è l'app che può aiutarci a contenere e contrastare la diffusione del Coronavirus.

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anteprima logo Marina Italiana 15 fucilieri della Marina Militare pronti ad operare nei contesti a più alto rischio

Il 25 settembre si è concluso il sesto modulo "Opposed" condotto a favore dei fucilieri del 2° Reggimento San Marco e del personale del Gruppo Mezzi da Sbarco. Si tratta di un addestramento della durata di tre settimane, che rappresenta il culmine del percorso addestrativo dei fucilieri di Marina nel settore Vessel Boarding Seize & Secure (VBSS). Solo chi supera con esito positivo questo modulo, viene infatti inserito nei dispositivi della Brigata Marina San Marco che operano sulle navi nei contesti operativi caratterizzati da maggiore rischio per la sicurezza marittima.

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anteprima logo RID L’ipersonico ZIRKON colpisce il primo bersaglio in mare

Il Presidente Putin, nel giorno del suo 68° compleanno, ha ricevuto la comunicazione da parte del suo Capo di Stato Maggiore Difesa, Valery Gerasimov, del successo del primo lancio del missile ipersonico 3M22 ZIRKON (SS-N-33 per la NATO) contro un bersaglio in mare. Il missile è stato lanciato dalle celle verticali della fregata ADMIRAL GORSHKOV (project 22350), che incrociava nelle acque del Mar Bianco, ed ha colpito un bersaglio galleggiante nel Mar di Barents, a 450 km di distanza. Si tratta del secondo lancio per il missile ipersonico russo, che in gennaio, lanciato sempre dalla GORSHKOV, aveva volato dal Mar di Barentz fino a colpire un bersaglio terrestre negli Urali settentrionali, ad oltre 500 km di distanza. Lo sviluppo dello ZIRKON sarebbe stato avviato almeno nel 2011, anche se la sua esistenza è stata rivelata da Putin soltanto nel 2018 nel noto discorso con cui ha introdotto le nuove “super armi” della Russia. Alla fine dell’attuale fase di test, il missile entrerà in servizio sia su sottomarini sia sulle navi di superficie. Nel 2019 Putin aveva affermato che l’ordigno è capace di colpire bersagli a oltre 1.000 km di distanza volando a velocità prossime a Mach 9. A dicembre dello stesso anno, Putin ha affermato che lo ZIRKON sarà basato anche a terra; e già nelle fasi iniziali dello sviluppo avrebbe volato su bombardieri TU-22 BACKFIRE, suggerendo quindi anche la capacità di aerolancio. Nel suo comunicato, Gerasimov ha affermato che l’arma ha volato per 4,5 minuti a Mach 8 e ad un’altitudine di 28 km. Tempi e distanze, però, non tornano: 4,5 minuti a Mach 8 coprirebbero molto più di 450 km. Non si può escludere che il missile abbia pertanto compiuto ampie manovre “evasive”.

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anteprima logo RID Otto HELLFIRE per i REAPER

Un recente update effettuato sul software del sistema di missione degli UAV MQ-9A REAPER ha permesso ai velivoli di passare da 4 a 8 missili aria-sup AGM-114 HELLFIRE trasportabili. L’aggiornamento è parte del più ampio “Operational Flight Program 2049” riguardante una serie di upgrade software destinati alla flotta di REAPER, programma ormai prossimo al completamento (fine 2020). I test di volo, con payload così configurato, sono stati effettuati lo scorso 10 settembre da un REAPER assegnato al 556° Test and Evaluation Squadron dell’USAF di stanza alla base aerea di Creech (Nevada). Dal punto di vista strutturale, l’upgrade non ha implicato modifiche particolari ai lanciatori dei 2 piloni subalari esterni degli MQ-9A, precedentemente riservati al trasporto di ordigni da 500 libbre (come le JDAM GBU-38, le GBU-12 PAVEWAY II o i missili aria-aria AIM-9X recentemente testati sui REAPER). Più semplicemente, le modifiche software ora permettono al sistema di missione del MQ-9A di “aggiungere e classificare” come ordigni sganciabili, dalle suddette stazioni esterne, anche gli AGM-114 HELLFIRE (una coppia per ciascun pilone). Dal punto di vista tattico, il passaggio da 4 ad 8 missili rafforza le capacità di “attacco persistente” - secondo la definizione dell’USAF - degli apparecchi, incrementandone la letalità e la potenza di fuoco, anche all’interno di scenari di tipo peer o near peer caratterizzati dalla cospicua presenza di unità blindate/corazzate.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa Notte Scura 2020: il Generale Vecciarelli in visita al SOCC per l’esercitazione

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale Enzo Vecciarelli ha fatto visita al Comando di Componente per le Operazioni Speciali (SOCC)  schierato presso l’Aeroporto di Centocelle per l’esercitazione a carattere interforze Notte Scura 2020 (NS20), condotta dal  Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali (COFS).

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Avevamo tutti salutato con soddisfazione la modifica normativa all’Art.537 Ter. del Codice dell’Ordinamento Militare, introdotta con l’ultima Legge di Bilancio, che ha rafforzato il rudimentale modello G2G italiano consentendo alla Difesa  di svolgere, nei confronti degli Stati con i quali sussistono accordi di cooperazione o di assistenza tecnico-militare, oltre alle attività di supporto tecnico-amministrativo, sostegno logistico e assistenza tecnica, anche attività di carattere contrattuale. In pratica, con questa norma è stata introdotta nell’ordinamento italiano la possibilità per il Ministero della Difesa di gestire tutti gli aspetti della gestione contrattuale, compresi quelli di natura finanziaria, così come il loro coordinamento, in nome e per conto di uno Stato estero, o più Stati esteri, in modo tale che esso sia garantito sotto il profilo della stabilità e della continuità della relazione, e della tutela sotto il profilo del rispetto delle procedure, normative, ecc. durante tutta l’operazione. Insomma, con questo passaggio si è anche formalmente stabilito la possibilità per lo stato italiano di farsi garante presso uno stato estero di una commessa militare tramite la propria garanzia ed il proprio impegno nella gestione contrattuale. Tutto estremamente condivisibile e auspicabile, ed un passo in avanti enorme per un Paese come il nostro, salvo che a 9 mesi di distanza il regolamento che dovrebbe dare attuazione tecnica a questa norma non c’è. Il regolamento è infatti ancora quello del maggio 2015 che dava attuazione alla precedente formulazione legislativa – introdotta nel 2010 e frutto del compromesso tra l’allora Ministro di Paola ed il Parlamento, e rientrante in un pacchetto più ampio che comprendeva tagli da 131 a 90 F-35 e riduzione del Modello Difesa a 150.00 uomini - nella quale era consentito alla Difesa di svolgere solo attività di supporto tecnico-amministrativo. Per cui il nuovo modello G2G italiano resta ancora sulla carta, fermo alla sola previsione normativa. Da qui, la necessità di completare l’opera visto, giusto per fare un esempio, la commessa FREMM all’Egitto che potrebbe aprire altre opportunità per l’industria nazionale della difesa e che come tale non può essere lasciato all’italico contingente dell’arte di arrangiarsi. Di tutto questo si è parlato in un Webinar dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), al quale hanno partecipato il Segretario Generale della Difesa, Gen. Falsaperna, e il Presidente dell’AIAD Guido Crosetto.

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anteprima logo RID CY4GATE sarà protagonista di GAIA-X

CY4GATE (AIM: CY4) - società attiva nel mercato cyber a 360°, comunica di aver avviato la partnership con GAIA-X, il progetto nato dalla collaborazione tra i Governi francese e tedesco e promosso anche dall'esecutivo Italiano con l'obiettivo di creare una piattaforma di cloud computing di base Europea.

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anteprima logo RID Nuove navi e sottomarini per l’US Navy

In attesa delle decisioni ufficiali dell’US Navy, il Segretario alla Difesa Mark Esper ha svelato alcuni dettagli dello studio dell’Office of the Secretary of Defense denominato Battle Force 2045 annunciando che nel 2045 l’US Navy dovrà avere una forze di ben 500 navi e di 350 attorno al 2035. Di queste, ben 140-240 saranno non pilotate – tanto di superficie quanto subacquee – 60-70 saranno Small Surface Combatants, rispetto alle 52 previste attualmente (tra LCS e FFGX), 50-60 saranno quelle anfibie, rispetto alle 38 attuali da tabella organica, e 70-90 saranno unità logistiche, rispetto al requisito corrente di 32. A ciò bisogna aggiungere che i sottomarini nucleari d’attacco dovranno crescere fino ad 80 esemplari, dai 51 attuali, e lo sviluppo di un nuovo SSN – programma per adesso denominato SSNX – il cui focus principale sarà il contrasto alle minacce più sofisticate di un avversario “peer” e, dunque, unità di superficie maggiori e sottomarini. Una rivoluzione, insomma, rispetto alla composizione attuale della flotta, tutta sbilanciata verso l’alto e, in particolare, verso i gruppi da battaglia portaerei e le unità di superficie maggiori, considerando pure che l’US Navy sta pensando di rinunciare a 2-4 portaerei a propulsione nucleare e di acquisire 4 nuove portaerei leggere a propulsione convenzionale o, come invece sembra emergere adesso, di riconvertire una parte delle unità d’assalto anfibio classe AMERICA in portaerei leggere. Ulteriori dettagli e approfondimenti su RID 11/20.

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anteprima logo RID Nagorno Karabakh, ultimi aggiornamenti

Durante gli ultimi 5 giorni sono proseguiti gli scontri tra Armenia e Azerbaijan per il controllo della regione contesa del Nagorno-Karabakh/Artsakh. Di fatto, l’intensità degli scontri è aumentata sebbene ciò non abbia causato particolari cambiamenti sul campo in termini di conquiste territoriali sulla linea nordorientale del fronte (area di Martakert/Mataghis/Tartar), anche a causa di un rallentamento delle operazioni aeree azere per il maltempo. Su quella sudorientale, invece, (fronte di Jabrayil/Fuzuli) va segnalata la seppur lenta avanzata degli azeri, le cui forze hanno preso il controllo di 3 villaggi (Shikhali Agali, Sarijali, Mazra) e di diverse alture strategiche situate tra Jabrayil ed il confine con l’Iran. Gli elementi da segnalare riguardano, in primis, l’allargamento del conflitto in diverse aree urbane dell’area e le conseguenti vittime tra i civili (circa 50). Le città maggiormente colpite sono Ganja, seconda città dell’Azerbaijan in termini di popolazione, Agjabedi, Barda, Beylagan e Goranboy dal lato azero, e Aygestan e Stepanakert “capitale” dell’auto proclamata Repubblica dell’Artsakh (internazionalmente non riconosciuta) dal lato armeno. Quest’ultima è stata pesantemente bombardata dagli azeri che hanno utilizzato almeno un paio di missili semi-balistici di teatro LORA di fabbricazione israeliana con testata a frammentazione per interrompere le vie di comunicazione della città con l’Armenia (tra cui un ponte), razzi guidati EXTRA (sempre israeliani) con munizionamento a grappolo e lanciarazzi BM-30 SMERCH da 280 mm. Ganja, Beylagan e Barda, invece, sono state ripetutamente bersagliate da artiglieria e razzi SMERCH lanciati dagli armeni. Contro le prime 2 – sedi, rispettivamente, di una base aerea utilizzata anche dagli F-16 turchi durante recenti esercitazioni e dalla quale attualmente operano gli UAV BAYRAKTAR, e di una base operativa avanzata che ospita una mezza dozzina di elicotteri d’attacco Mi-24G/P e Mi-35M - sono stati impiegati un paio di missili balistici TOCHKA che, purtroppo, hanno colpito i centri abitati. Anche la capitale armena Yerevan è stata sorvolata da 4 velivoli a pilotaggio remoto di tipo sconosciuto, abbattuti da una delle 2 batterie di S-300PS armene (da non confondere con quella russa presente nella base aerea di Erebuni/Yerevan). Inoltre, vanno segnalati anche alcuni casi di impatto di mortai o razzi nei pressi del confine iraniano (regione di Khoda Afrin), elemento che ha causato una mobilitazione di alcuni blindati, pezzi d’artiglieria e sistemi antiaerei TOR-M1 di Teheran, rischierati a ridosso del confine con l’Azerbaijan e, da molti, erroneamente scambiata per un invio di mezzi in supporto alle forze armene. Dal punto di vista dell’impiego di sistemi d’arma, oltre al suddetto utilizzo di missili balistici LORA e TOCHKA e razzi guidati EXTRA, va segnalato, da parte azera, l’ormai diffuso utilizzo di biplani da trasporto An-2T d’epoca sovietica, convertiti in velivoli a pilotaggio remoto spendibili e impiegati come esche contro le postazioni di sistemi missilistici antiaerei SA-8/OSA-AK/AKM armeni che, abbattendoli, rivelano la propria posizione e consentono il loro bersagliamento da parte dei TB2 BAYRAKTAR azeri. Una tattica, peraltro, resasi necessaria a causa della presenza di diversi simulacri di sistemi OSA-AK/AKM utilizzati dagli armeni per ingannare il nemico, molti dei quali sono stati scambiati per bersagli reali dagli azeri con conseguente spreco di ordigni MAM-C e di droni circuitanti HAROP/HARPY. Secondo alcune fonti, inoltre, gli AN-2T sarebbero impiegabili anche come droni “kamikaze” armati con esplosivi alloggiati nel vano cargo degli stessi e diretti materialmente contro i bersagli. Dei 62 velivoli messi in disuso dagli azeri, ma presenti nella base di Yevlakh fino alla fine dello scorso agosto, oggi ne resterebbero 27 (secondo immagini satellitari datate 3/10) Per quanto riguarda i TB2 BAYRAKTAR, gli azeri continuano ad impiegarli diffusamente nel conflitto (al pari degli HARPY/HAROP dei quali hanno ricevuto recentemente un nuovo lotto proveniente da Eliat, come scritto precedentemente sul Portale Difesa). Tuttavia, il loro futuro utilizzo nel breve-medio termine potrebbe essere molto incerto. Nelle ultime ore, infatti, il Governo canadese ha ufficialmente interrotto la fornitura dei sensori elettro-ottici/infrarossi presenti sugli UAV turchi e prodotti dalla canadese Wescam. Ciononostante, poco prima della comunicazione canadese, sarebbe giunto dalla Turchia – via Georgia – un grosso convoglio di camion con armi ed equipaggiamenti destinati all’Azerbaijan. Non è escluso che trasportassero un nuovo lotto di TB2. Passando, infine, ai numeri, l’Armenia ha riportato l’eliminazione di 2-3 di veicoli corazzati BMP-2/BMP-3 e BTR-82A, di 2 posti d’osservazione, di un paio di camion, di 3 carri armati (1 T-90S e 2 T-72) e l’abbattimento di un UCAV ORBITER 1K. Decisamente più incisivi i numeri riportati dall’Azerbaijan che segnala la distruzione di 6 camion, un posto di comando, una trincea, 6 sistemi lanciarazzi BM-21, 4 obici D-30 e 2 AKATSIYA, 14 carri armati T-72, un sistema missilistico antiaereo SA-8/OSA-AKM, 3 veicoli corazzati BMP-1, un cingolato multiruolo MT-LB ed un deposito munizioni.

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anteprima logo RID Gli UAV HAROP provocano il ritiro dell'Ambasciatore armeno in Israele

L’Armenia ha annunciato di aver ritirato per consultazioni il proprio Ambasciatore da Israele per protesta contro la vendita di armi da parte del Paese all’Azerbaijan.

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anteprima logo RID Ringiovanire le Forze Armate: quali soluzioni?

Uno dei maggiori problemi che le F.A. italiane, quella terrestre in particolare, stanno incontrando nel loro continuo processo di rinnovamento e adattamento ai nuovi scenari è costituito dal progressivo ed apparentemente inesorabile invecchiamento del personale. La scelta di un modello di difesa largamente basato su personale in servizio permanente, infatti, unito alle disposizioni di legge che prevedono la maturazione di una anzianità contributiva complessiva di 41 anni1 per l’accesso al pensionamento “di anzianità”, stanno causando un repentino innalzamento dell’età media del personale. Il problema sta raggiungendo dimensioni preoccupanti, e non è un caso se sia il “Rapporto Esercito 2018” sia il recentissimo “Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa per il triennio 2019-2021” gli hanno dedicato spazi significativi (fig. 1).

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