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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Fake news, noi non ci stiamo

Fake news, noi non ci stiamo. Questo il titolo della campagna Alleanza Cooperative Comunicazione a cui aderisce anche RID.

anteprima logo RID COVID19, giù le mani dalla Difesa

In questi giorni drammatici, la Difesa e le Forze Armate stanno dando un contributo fondamentale nella grande guerra al COVID19. Personale, equipaggiamenti, strutture vengono messe a disposizione nell’ambito di un’operazione di concorso alla risposta ad una grave emergenza in atto sul territorio nazionale. E’ uno dei compiti “residuali” delle FA ed è un qualcosa che le stesse Forze Armate hanno sempre fatto e sempre faranno. Bisogna, però stare attenti e non utilizzare la più grave sfida che sta affrontando l’Italia, e il mondo, dalla Seconda Guerra Mondiale per strumentalizzare e manipolare a fini politici il ruolo delle Forze Armate. Da più parti, infatti, queste sembrano essere tirate per la giacchetta, ma la cosa ben peggiore, e che in futuro potrebbe arrecare gravi danni allo strumento militare, è che la contingenza possa essere trasformata in elemento strutturale, ovvero che si approfitti di questa crisi per snaturare le Forze Armate che restano un’organizzazione per la difesa “esterna” della Nazione e per la tutela dei suoi interessi vitali, nonché per la garanzia della pace e della stabilità interazionale. E’ sacrosanto che in momenti come questi le FA diano un contributo essenziale sul piano interno, ma le FA non sono e non possono essere un surrogato della Protezione Civile, anche se a molti, troppi, piacerebbe che fosse così. Il mestiere di un soldato è combattere e prepararsi a combattere. Spero che anche i vertici delle nostre Forze Armate le tengano bene a mente e non si facciano “ingolosire” dal consenso che l’impiego dei militari in patria generalmente porta con sé. C’è poi, addirittura, chi ha chiesto un ridimensionamento delle missioni internazionali per recuperare eventualmente risorse e soldati da destinare all’impiego sul fronte del contrasto al COVID19. Sarebbe sbagliato per 2 motivi molto semplici. Il primo, lo abbiamo già ampiamente ricordato: lo strumento militare deve garantire la difesa dell’interesse nazionale e le necessarie condizioni di stabilità nelle aree d’interesse dell’Italia. Il secondo, ha che fare, invece, con la percezione e con la deterrenza. In questo momento, ritiri/ridimensionamenti nei dispositivi all’estero potrebbero essere interpretati come un segno di debolezza ed incidere di conseguenza sulla percezione di gruppi e/o attori desiderosi di mutare assetti regionali a proprio vantaggio ed a detrimento dei nostri interessi. Questo discorso vale per l’Italia, ma vale per tutti quei Paesi impegnati all’estero. Sicuramente, nonostante la crisi di COVID19, che colpisce un po' tutti, terroristi e guerriglieri compresi, c’è chi è comunque pronto ad approfittare dei vuoti che potrebbero crearsi. Lo abbiamo visto negli scorsi giorni in Libia, con il Generale Haftar che ha pesantemente attaccato Tripoli. Infine, c’è un altro aspetto che vogliamo sottolineare. La pandemia provocherà – anzi, lo sta già facendo – una grave crisi economica. Il settore Difesa – basandosi su un ciclo più lungo rispetto al civile/commerciale – probabilmente verrà meno colpito, anche perché, superata la fase acuta della crisi, si tornerà ad uno scenario geo-strategico in cui il riarmo è la strada maestra seguita un po' ovunque. Certo, ci potrà essere una pausa, ma la tendenza è questa. Per cui pensare che, per via di COVID19, si possa tornare ad usare la Difesa italiana come il classico bancomat da cui attingere cash, sarebbe un errore molto grave. Un errore che potrebbe pregiudicare la sicurezza dell’Italia, in un mondo che, finita la pandemia, sarà ancor più competitivo e pericoloso.

anteprima logo RID JASSM ER, mega contratto per Lockheed Martin

Nonostante la pandemia del Coronavirus, le attività, soprattutto in campo Difesa – settore tra i meno toccati dalla crisi a causa di un ciclo più lungo – vanno avanti. A tal proposito Lockheed Martin ha ricevuto un contratto dal Pentagono del valore di 818 milioni di dollari per la fornitura di 390 missili da crociera land attack da penetrazione JASSM-ER. Gli ordigni sono ricompresi nei lotti di produzione n.17 e n.18 e sono destinati all’USAF ed alle Aeronautiche alcuni Paesi esteri non specificati. Ricordiamo che JASSM e JASMM ER oltre che negli USA sono in servizio in Finlandia, Polonia e Australia.

anteprima logo RID Il Belgio formalmente nel programma F-35

Con il pagamento di una prima tranche da 22,9 milioni di dollari, il Belgio è entrato formalmente nel programma F-35. Il Paese ha come noto ordinato 34 F-35A, ad un costo complessivo di 5,1 miliardi di dollari, con l’avvio delle consegne previsto nel 2023.

anteprima logo RID Sciami di droni, la RAF crea unità sperimentale

La RAF ha ufficialmente lanciato un’unità sperimentale per valutare l’impiego di sciami di droni riattivando il 216 Squadron sulla base di Waddington nel Lincolnshire. Secondo i piani del MoD, l’unità, che a causa dell’emergenza COVID19 verrà al momento gestita con un’aliquota ridotta di personale, dovrà mettere a punto il concetto operativo entro il mese di luglio, dopodichè si inizierà a schierare una prima tranche di capacità presumibilmente basata su sistemi esistenti. I sistemi saranno coordinati da un cervello di AI dialogando attraverso una rete tattica.

anteprima logo RID Raytheon fuori dal PRECISION STRIKE MISSILE

Raytheon è uscita dal programma dell’US Army Precision Strike Missile (PRSM) dopo che l’azienda non era riuscita a completare un test di volo entro la deadline del 20 febbraio scorso. L’US Army non ha fornito ulteriori fondi all’azienda, che ha incontrato alcune difficoltà tecniche con la sua proposta, dal nome DEEPSTRIKE, ed ha di conseguenza preferito ritirarsi. A questo punto il programma prosegue solo con Lockheed Martin. La budget request per il Fiscal Year 2021 include 49,9 milioni di dollari per l'acquisizione di un primo lotto di 30 missili in configurazione base, con l’intenzione di ordinarne 110 già nel 2022, 178 nel 2023 e poi ben 350 nel 2024 e nel 2025. Per quanto riguarda Lockheed Martin, questa ha condotto con successo il 10 marzo scorso il secondo lancio test del suo missile per il requisito Precision Strike Missile (PRSM) dell’US Army. L’arma è destinata a rimpiazzare l’ATACMS. Rispetto a quest’ultimo, il nuovo missile è più snello e 2 munizioni sono contenute in un lanciatore standard per l’M142 HIMARS (pod singolo) e per il cingolato M270A2 (2 pod per complessivi 4 missili pronti al fuoco). La gittata è stata finora indicata come appena inferiore ai 500 Km, soglia limite per il trattato INF, ma con l’abbandono di quello storico accordo la ricerca di raggi d’azione molto superiori appare scontata. Per il momento, comunque, l’US Army non modificherà i requisiti di base poiché la sua priorità è immettere in servizio il nuovo missile, nella sua configurazione di base, entro il 2023. Il primo lancio risale al 10 dicembre 2019, ed entrambi sono stati effettuati al Poligono di White Sands, nel New Mexico. Lockheed ha in programma un altro test per il 30 aprile.

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