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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Il Brasile potenzia la Fanteria di Marina

La Marina Brasiliana ha deciso di avviare un importante progetto per modernizzare la propria Fanteria, il Corpo de Fuzileiros Navais, unendo un certo numero di progetti minori in un unico programma definito Programa de Meios de Fuzileiros Navais (PROADSUMUS). Lo scopo di quest’ultimo è quello di aumentare gli organici e le capacità principalmente della componente anfibia in supporto alla flotta operativa, ma anche dei Battaglioni per le operazioni fluviali e i Distretti territoriali entro il 2040. L’obiettivo stabilito è quello di permettere alla Fanteria di marina brasiliana di svolgere l’intero spettro delle operazioni anfibie su ogni specchio d’acqua, dolce o salata, in Madre Patria come su isole e arcipelaghi, comprensivo delle operazioni in supporto alla popolazione civile (HA/DR) o di peacekeeping. Tale ambizioso progetto interesserà l’intera organizzazione del Corpo, sia dal punto di vista dei Comandi, delle infrastrutture ma soprattutto per quanto riguarda l’acquisizione di nuovi equipaggiamenti e sistemi d’arma. E’ infatti molto lunga la “lista della spesa” presentata: carri armati, veicoli blindati multiruolo 4x4, un nuovo sistema di artiglieria campale, nuovi mortai da 120 mm, veicoli logistici e utility leggeri e pesanti, un nuovo sistema di difesa aerea inclusivo di radar di scoperta e sistemi missilistici anti-carro. Non noti ancora i numeri relativi agli ordini e i fondi destinati al programma.

anteprima logo RID DPP 2020: soldi e programmi della Difesa

A fine ottobre è stato finalmente presentato alle Commissioni parlamentari il DPP (Documento Programmatico Pluriennale) 2020 che contiene la pianificazione triennale 2020-2022 ed offre un quadro sui principali programmi di procurement della Difesa italiana. Quest’anno il documento è arrivato con più ritardo del solito: un pò per il COVID un pò per le (feroci..) lotte “inter-service” sulla distribuzione dei fondi – con leak e polemiche varie sulle quali RID – rivista di analisi politico-militare – preferisce soprassedere. Tant’è, il ritardo è comunque inaccettabile per un documento che, ricordiamolo, dovrebbe andare in Parlamento a fine aprile. Per quanto riguarda i contenuti, grandi novità, è bene dirlo subito, non ce ne sono. L’aspetto che balza agli occhi immediatamente è l'assenza per quest'anno di fondi per il TEMPEST. Nulla, nemmeno un piccolo finanziamento per avviare gli studi di concetto. A fronte di ciò parte invece il programma per l'acquisizione del nuovo velivolo SIGINT, anche se su quest’ultimo aspetto il documento non è per niente chiaro e nè l’AM nè la Difesa hanno voluto rispondere alle nostre richieste di approfondimento. Materia delicata, ma un pò più di trasparenza in più, visto che si parla di soldi pubblici, non guasterebbe. Detto questo, veniamo all’analisi completa dei principali programmi. Giusto per informazione, in questo articolo tralasceremo tutte le parti del DPP relative al quadro strategico di riferimento ed ai numeri del Bilancio Difesa 2020, temi già affrontati nel pezzo di febbraio (RID 2/20), limitandoci a riportare alcuni dati nelle tabelle a titolo di “rimando” e riassuntivo. Come si diceva tra i nuovi programmi “in partenza” quest’anno, quanto meno tra quelli “analiticamente” più importanti – o quanto meno che lo Scrivente ritiene più importanti – manca una prima tranche di finanziamento del programma TEMPEST. Una lacuna ci verrebbe da dire clamorosa, per tutto ciò che il programma TEMEPST rappresentata per il futuro del comparto aerospazio e difesa italiano, ma sopratutto alla luce del fatto che gli altri 2 partner del programma, UK e Svezia, stanno già allocando fondi. Il Regno Unito è partito già tra il 2017 ed il 2018 stanziando fino al 2025 2 miliardi di sterline. Una cifra significativa che fa il paio con gli oltre 1.300 addetti già occupati sul programma in UK. Dal canto suo, anche la Svezia ha stanziato i primi 63 milioni di euro. L’Italia, dunque, rischia di rimanere pericolosamente indietro e man, mano che il tempo passa la capacità di influenzare i requisiti diminuisce, mentre si indebolisce la nostra posizione nelle negoziazioni per la suddivisione delle quote industriali. Questa pessima notizia è solo parzialmente mitigata, come vedremo meglio nel prossimo paragrafo, dalla pesante ristrutturazione finanziaria del programma Eurofighter TYPHOON nel cui ambito “compaiono” i fondi per la LTE (Long Term Evolution Strategy) e per il de-risking di alcune tecnologie che poi andranno, appunto, operativamente sul TEMPEST. Non è chiaro però su quali esercizi finanziari vengano allocati questi fondi.

anteprima logo RID Londra aumenta le spese militari e lancia le fregate Type 32

Il Governo britannico ha annunciato il più significativo aumento di budget per la Difesa dalla fine della Guerra Fredda, per un totale di 16,5 miliardi di sterline (18,5 miliardi di euro) nell’arco di 4 anni. A ciò bisogna aggiungere lo 0,5% in piu già pianificato, per un totale che arriva dunque a 24,1 miliardi di sterline (27,15 miliardi di euro), nonché un ulteriore miliardo e mezzo per la ricerca (in gran parte assorbito dal TEMPEST). Già anticipati i settori dove saranno effettuati i maggiori investimenti: costruzioni navali, spazio, cyber e ricerca a 360 gradi. Durante l’annuncio, il Primo Ministro Boris Johnson ha sottolineato che, dopo decenni in cui le spese militari sono state sensibilmente ridotte, era arrivato il momento di invertire la rotta riconoscendo che le Forze Armate britanniche hanno ormai raggiunto un livello che non è più ammissibile per una potenza con interessi globali come il Regno Unito. Decenni in cui sono stati sensibilmente dilazionati i progetti approvati e ridotti pesantemente gli organici del personale e i fondi destinati alla ricerca, con un significativo impatto sui programmi addestrativi e la componente operativa fuori area. Tra i programmi che beneficeranno del nuovo importante impulso figurano il programma per il futuro caccia TEMPEST ed una nuova classe di fregate, i cui dettagli per ora non sono noti, denominata Type 32, nonché un certo numero di unità navali logistiche di supporto. L’incremento, inoltre, garantisce la conferma del procurement degli 8 caccia antisom Type 26 e delle 5 fregate multiruolo Type 31, ed il lancio di ulteriori progetti che riguarderanno lo spazio e il cyber warfare, con la costituzione di uno Space Command, con annessa capacità di lanciare razzi da un sito in Scozia già a partire dal 2022, e la creazione di una nuova agenzia governativa cyber, largamente basata sull’utilizzo di sistemi con intelligenza artificiale. I numeri espressi mostrano un aumento del 15% del budget della Difesa, focalizzato in particolare sulla ricerca e l’industria come precisato dal Primo Ministro Johnson che, oltre all’incremento in termini di sicurezza nazionale, forniranno una spinta alla ripresa economica britannica, in piena ottica di supporto del sistema-Paese. Negli ambienti della Difesa britannici non mancano però coloro che vogliono una revisione anche di alcuni progetti in corso, primo fra tutti il progetto relativo al nuovo veicolo corazzato per l’Esercito che si ritiene eccessivamente sovradimensionato, in termini numerici, per le reali necessità britanniche. Con l’approvazione di un così importante budget, il Regno Unito si conferma potenza militare trainante della NATO e va nella direzione di un rafforzamento della special relationship con gli USA, sempre piu necessaria al Regno Unito post-UE.

anteprima logo RID Una breve replica all’Amm. Binelli

Il mio pezzo sulla necessità di una nuova Riforma della Difesa ha suscitato molto interesse – me ne compiaccio! - ed una delle dimostrazioni è la riflessione che l’Amm. Luigi Binelli Mantelli, già Capo di SMD e di SMM, ci ha voluto inviare e che abbiamo volentieri pubblicato. Del resto RID, lo ripeto sempre, è un foro di dibattito aperto a tutti e la sua missione storica, che ho ereditato e che sto portando avanti, è quella di favorire l’avanzamento della cultura della Difesa in Italia. In merito alla riflessione dell’Amm. Binelli, mi sento solo di replicare brevemente con 2 osservazioni. La prima riguarda il TEMPEST, che, piaccia o no, è il piu’ importante programma della Difesa europea e italiana dei prossimi 40 anni. Lo è da un punto di vista operativo, per le capacità multi-sistemiche e multi-piattaforma che potrà esprimere in contesti che si annunciano militarmente sempre piu complessi e convenzionali, e per l’industria del Vecchio Continente, per le tecnologie e la resilienza che consentirà di sviluppare, oltre che per le decine di migliaia di posti di lavoro che permetterà di creare. Per questo non sono d'accordo con l'Ammiraglio: non farne parte, sin dall'inizio, significherebbe essere condannati all’irrilevanza e a presidiare un “ridotto” che ci renderebbe ancor piu’ dipendenti dalle forniture off-the-shelf americane. Non ce lo possiamo permettere. La seconda osservazione riguarda invece l’F-35B e la diatriba “Marina-Aeronautica”. E’ inutile continuare a sostenere “sarebbe stato meglio che”. La situazione è ben nota da quasi 20 anni, per cui il ragionamento da fare è diverso e può suonare semmai così: “come la si può gestire al meglio e in maniera ottimale per il contribuente e l'economia complessiva della Difesa?”. Questo è il questito da porsi oggi e la risposta l’abbiamo ampiamente già data perciò non ci ritorniamo sopra. Una chiosa sull’aereo. L’F-35B non è nato solo per operare da piccole portaerei, e meno male che la Marina Militare ha compiuto la lungimirante scelta di dotare pure la LHD TRIESTE di ski-jump, ma pure da terra. Del resto si parla di una variante concepita sulla base di un requisito di una forza anfibia expeditionary come i Marines.

anteprima logo RID Difesa, ma davvero è necessaria una nuova Riforma?

Riceviamo dall’Amm. Luigi Binelli Mantelli, già Capo di SMD e SMM, e volentieri pubblichiamo questo articolo in risposta alle proposte del Direttore sulla necessità di una nuova Riforma della Difesa. Lo spirito di RID e di Portale Difesa è sempre stato quello di essere fori aperti per alimentare il dibattito sulle grandi questioni legate alla Difesa e favorire l’avanzamento di una cultura sulle stesse tematiche che, purtroppo, nel nostro Paese molte volte latita. Questo è il nostro obbiettivo e la nostra missione da 40 anni per cui ben venga la “risposta” dell’Amm. Binelli nella consapevolezza che RID e Portale Difesa daranno sempre voce a chi voglia fornire un suo contributo nell’ambito di questo dibattito. Amm. Binelli Prendo spunto dall’interessante articolo del Direttore di RID Pietro Batacchi, che conosco e stimo da tempo, per alcune considerazioni in direzione “ostinata e contraria” come direbbe il compianto De Andrè. Intanto: nella mia non breve carriera militare ho visto, partecipato, diretto o collaborato ad almeno 6 o 7 studi di riforma della Difesa, alcuni di fantasiosa irrilevanza altri di smaccata partigianeria. L’unico parzialmente attuato fu quello fortemente voluto dal Ministro Andreatta, tra i migliori ministri della difesa, che, “complici” due Marinai DOC come Venturoni e Di Paola, ha dato una svolta realmente innovativa alle FFAA, definendo una catena di comando in senso genuinamente Joint: responsabilità di comando unica e chiara nel CSMD attraverso il Comando Operativo Interforze e una jointness operativa efficace e onesta, ovvero senza omologazioni e frammischiamenti, facendo prima addestrare e poi operare insieme e razionalmente le migliori qualità/capacità di ciascuna Forza Armata senza snaturarle. Col tempo purtroppo questa chiara visione è stata distorta, introducendo il concetto interforze in ogni possibile forma operativa e amministrativa (logistica interforze…un cavallo di troia che non può esistere nei reparti operativi) oppure costituendo reparti organici con personale di Forze Armate diverse (l’esempio della c.d. “Aviazione per la Marina”, gli MPA ATLANTIQUE per intenderci, è uno di questi fallimenti, ma ne possiamo parlare in altre occasioni) Tutte le altre – e io dico sacrosante - proposte di quella riforma per uno snellimento burocratico amministrativo del sistema difesa sono invece rimaste lettera morta. Ciò perché, nonostante entusiastiche espressioni di assoluta condivisione i generali e i dirigenti amministrativi che partecipavano alle riunioni erano sicuri in cuor loro che i “burosauri” alle spalle avrebbero demolito tutto appena cambiato il ministro e l’opera di demolizione si è purtroppo accompagnata ad un abnorme e confuso allargamento dell’area tecnico-amministrativa. Risultato: un rapporto “tooth to tail” a dir poco ridicolo. Dunque, sono molto scettico quando si propongono “libri bianchi”, come l’ultimo ad esempio, nella cui stesura o revisione, benché in carica da CSMD, non sono stato coinvolto, evidentemente perché scritto da mani e cervelli “industriali” e militari yes men accondiscendenti a castronerie tipo gli interessi strategici “vicini” in un mondo globalizzato!!! (“La Cina è vicina” diceva qualcuno… e la Somalia è decisamente più lontana dell’Afghanistan…). Ora, l’articolo dell’ottimo Pietro Batacchi si rifà alla recente audizione parlamentare dell’attuale CSMD Gen. (AM) Vecciarelli e contiene spunti di indubbia validità, che tuttavia nascono da una visione quasi escusivamente “aeronautica” … douettiana se vogliamo, come se l’audizione fosse di un Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e non di un Capo di Stato Maggiore della Difesa. Difesa antimissile di ultima generazione, velivoli d’attacco a pilotaggio remoto, sistemi antiaerei sofisticati, cyber defense e (meglio) cyber warfare, tutte esigenze condivisibili e da tempo in lista nel libro dei sogni dello Stato Maggiore Difesa, che si scontrano purtroppo con i magri bilanci, per di più sclerotizzati dai mega programmi/contratti già stipulati (in primis F35 ma non solo). E infine…caccia di nuova generazione!!! Roba da STAR TREK …. ma non disponiamo già del costosissimo EFA la cui completa acquisizione e terminata solo poche settimane fa? E l’F35 (che è di ultimissima generazione) non si chiama forse JSF ovvero Joint Strike FIGHTER? Oppure vogliamo già mettere le mani avanti sclerotizzando anche i prossimi 20 anni di investimenti (programma Tempest?). In uno scenario economico preoccupante tutto questo mi sembra un’ eccessiva fuga in avanti … occorre stare con i piedi sulla terra e amministrare le risorse con saggezza. Per fortuna, nel bene e nel male, facciamo parte di alleanze (NATO ed EU) dove ogni membro contribuisce con le proprie capacità/disponibilità e i “gap” capacitivi vengono mitigati attraverso un processo lungo e molto tecnico che si sviluppa in ambito NATO. Per L’UE no, almeno per ora e finché non si realizzerà una più coesa e credibile Difesa Europea. Una Difesa che non può prescindere da una altrettanto coesa se non unitaria politica estera e di sicurezza dei governi europei, rinunciando a parte della sovranità nazionale sulle FFAA, ma qui si aprirebbe un discorso molto più ampio e politico che non mi compete. Quanto ai numeri del personale una possibile ulteriore riduzione richiede molta cautela per non rendere irreversibile il processo soprattutto nei confronti delle componenti più esigue (sommergibili ad esempio). Ricordo che la Difesa è l’unica che ha avuto il coraggio (o la dabbenaggine) di “tagliare” 50.000 posti di lavoro in un arco decennale, proprio per gli obiettivi delineati nell’articolo, purtroppo vanificati da corrispondenti e pervicaci tagli di bilancio. Ricordo inoltre che la riduzione del personale è stato operata “a pantografo” ovvero in maniera proporzionale, senza tenere minimamente conto delle reali esigenze di ogni singola Forza Armata, penalizzando fortemente la Marina, come più volte sottolineato dai suoi vertici. La nostra Marina, strategicamente importante per la sua posizione nel mediterraneo, se raffrontata ai più rilevanti strumenti militari europei risulta la Forza Armata percentualmente più sottodimensionata di personale rispetto alle altre. Ma veniamo alle proposte concrete dell’articolo del Direttore: 1.- Trasformazione del Consiglio Supremo di Difesa in Consiglio Nazionale di Sicurezza: assolutamente d’accordo, ma si chieda alle forze di polizia e al DIS cosa ne pensano. 2.-Elaborazione di una strategia nazionale di sicurezza e difesa ecc.: anche qui pienamente d’accordo ma ci vorrebbe prima una politica estera nazionale con obiettivi chiari e pragmatici, magari un po’ meno “ecumenici”, se mi è consentito il termine (miraggio mai conseguito). 3.- Riduzione del personale e svecchiamento degli organici: tenendo conto di quanto ho già detto ritengo che prima di operare ulteriori riduzioni si debba procedere ad una razionalizzazione dell’area tecnico-amministrativa a favore dell’organico dell’area operativa di ciascuna Forza Armata che dovrà essere rivalutato attraverso un esame onesto e obiettivo delle esigenze abbandonando il criterio della proporzionalità che danneggia ovviamente i più piccoli (altro miraggio!). 4.-Rimodulazione della componente operativa: non mi esprimo in quanto non ne ho più titolo, ma ribadisco con forza il concetto già espresso di una sana jointness non omologante verso il basso e che non mortifichi l’identità di ciascuna Forza Armata, un concetto che può apparire retrò ma che poggia essenzialmente su due presupposti basilari per l’efficacia dello strumento militare: coesione e credibilità per esercitare quella deterrenza senza la quale la Nazione perde rilevanza nella politica internazionale e non si giustifica alcuna spesa militare. Altrimenti avremo forze armate da operetta da sfoggiare ai Fori Imperiali il 2 giugno (COVID permettendo). 5.- Sovra ordinazione gerarchica del CSMD ecc.: vogliamo un dittatore? Mi sembra - e lo dico per esperienza - che il CSMD goda già di ampi poteri (soprattutto se riesce a guadagnarsi la stima e la fiducia del Ministro in carica). Quanto al Vicecomandante per le operazioni esiste già il Comandante del Comando operativo Interforze (COI) e quello del Comando Forze Speciali (COFS), occorre però che il COI e il suo staff imparino ad operare da Comando e non da Centrale di Situazione (addestramento e cambio di mentalità), avvalendosi sinergicamente dei Comandi Operativi di Forza Armata (quelli il comando e controllo lo sanno esercitare e devono continuare a farlo). 6.- Legge pluriennale sugli investimenti: assolutamente d’accordo, esiste già in altri Paesi (USA e FR) ma non solo sugli investimenti, perché per far vivere, addestrare e tenere in efficienza le FFAA occorre anche certezza sui fondi di esercizio, decurtato nell’ultimo decennio di oltre il 50% in valore monetario (figuriamoci il valore reale!!) 7.- Sinergie interforze: ecco il punto focale che vedo firmato Vecciarelli piuttosto che Batacchi ed ecco la solita litania su F35B STOVL. Su questo argomento mi sembra di avere scritto e detto a sufficienza (compresa una lettera aperta all’attuale Ministro della Difesa) quindi sintetizzo: a.- Il velivolo F35B STOVL è nato per operare da piccole portaerei. Tecnicamente sarà assai arduo riuscire a farlo operare da terra in area di operazioni, anzi lo considero quasi impossibile, quindi un costoso giocattolo per l’Aeronautica che ha in corso di acquisizione 60 F35 convenzionali, molto più performanti per i compiti dell’Arma Azzurra ed anche meno “cari” (30% in meno rispetto allo STOVL). b.- Costituire 2 gruppi di volo di F35B STOVL da 15 velivoli ciascuno per MM e AM è una inutile duplicazione quindi uno spreco di denaro pubblico duplicando strutture e addestramento. Sottolineo inoltre che ogni accenno ad un risparmio di gestione per la c.d. “comunalità logistica” è solo strumentale in quanto il supporto logistico è già ricompreso nel contratto di acquisizione del velivolo. c.-Sono fermamente convinto che prevedere un solo gruppo di 18 velivoli per la Marina sia la soluzione migliore, più economica e più efficace. All’occorrenza (assai improbabile) il gruppo potrebbe comunque rischierarsi a terra (storicamente l’AM non ne ha mai schierati fuori area più di 4/6, anche perché le basi in teatro di operazioni sono affollate dalle altre forze aeree della coalizione). In termini finanziari convertire i 15 STOVL AM in altrettanti CTOL realizzerebbe un risparmio di circa 1 Miliardo di Euro, se invece si optasse per solo 18 velivoli STOVL per la MM il risparmio sarebbe grossomodo di 5 Miliardi. d.- L’accentramento dei due gruppi STOVL ad Amendola con comando a rotazione MM e AM (ma di fatto sotto egida AM per quanto riguarda i supporti) rappresenta un ulteriore spreco di risorse di esercizio per la Marina, quantizzabile per difetto in circa 13mln.Euro/anno (400 milioni nell’arco della vita operativa del velivolo). Il risultato peggiore è che tale soluzione porterà in breve tempo a ciò che la Royal Navy ha purtroppo sperimentato all’inizio degli anni 2000 con la c.d. “Joint Force Harrier” ovvero la perdita della capacità portaerei per oltre 20 anni. Una capacità strategica che sarà recuperata con grande fatica solo nel prossimo futuro sulle 2 nuove grandi carriers UK (con velivoli F35B STOVL appunto). e.- In definitiva questa insistenza sul velivolo STOVL - a mio avviso subdolamente intesa a ripristinare in qualche modo la perniciosa “Legge Balbo”- comporta un notevole e inutile dispendio di risorse e soprattutto alimenta e alimenterà un grave contenzioso tra Marina e Aeronautica a scapito della necessaria coesione di cui parlavo prima. Da capo servizio operazioni di Nave V. Veneto ho assistito alla penosissima querelle tra MM e AM su chi dovesse avere il controllo operativo dei velivoli MPA e questo nel bel mezzo della ricerca della M/N Achille Lauro (operazione Margherita 1985), benché fosse chiaro per legge che competeva alla MM. Siamo arrivati alle denunce penali certo non un bene per le FFAA. Si dirà che i tempi sono cambiati ma lo scenario geostrategico anche nel solo Mediterraneo è altresì cambiato…e in peggio… richiedendo la massima coesione ed efficacia del sistema difesa nazionale. In merito, infine, alla capacità portaerei vorrei precisare alcuni concetti che spesso la propaganda di parte (purtroppo anche nell’ambito della stessa Difesa) ha travisato, se non volutamente mistificato, verso l’opinione pubblica: a.- La portaerei (Nave CAVOUR) è una sola, non ce ne sono 2, perché il vecchio e amato Garibaldi non è in grado di ospitare F35B e la nuova nave anfibia Trieste è nata per le esigenze della Capacità Interforze di Proiezione Anfibia e l’imbarco di F35B, pur possibile in caso di una limitata operazione anfibia, non può essere considerato che temporaneo. b.- l’Italiana Cavour e la più capiente Francese Charles de Gaulle costituiscono dunque le uniche portaerei dell’Unione Europea, dopo la Brexit. c.- La portaerei non è solo un aeroporto galleggiante, ma assolve contemporaneamente molti altri ruoli quali il supporto logistico e sanitario (Role2 plus) verso reparti a terra, la sorveglianza marittima, il comando e controllo anche di un’operazione Joint imbarcando l’appropriato staff, il ruolo politico/diplomatico con pre-dislocazione in vicinanza di aree di prevista crisi senza o in attesa di un diretto coinvolgimento, la flessibilità operativa che non è propria di una base terrestre, la possibilità infine di rientrare dal teatro in tempi brevissimi e a costi trascurabili, non appena necessario e opportuno. d.- È anche accertato che il costo complessivo di un’operazione di portaerei è inferiore a quello di una dislocazione a terra di un analogo numero di velivoli in aree di crisi. Conti alla mano occorre considerare il costo del supporto logistico e infrastrutturale a terra, il rapporto uomo/macchina tra Marina e Aeronautica (1 a 3 almeno), il costo giornaliero del personale che a terra gode del trattamento di missione mentre quello imbarcato ha diritto solo alla diaria di navigazione e infine il costo e i tempi per il rientro in Patria del contingente a termine esigenza. Da Comandante di Nave Garibaldi ho potuto apprezzare come cambia il ruolo di un partner (e di una Nazione) quando si partecipa con una portaerei - anche piccola a piacere (Somalia Operazione IT/US United Shield Garibaldi con 3 aerei AV8Bplus e USS Essex con 5 aerei AV8B non plus). Da Comandante di Gruppo Navale ho visto con tristezza 2 nostri AV8 danneggiati da FOD dopo un rischieramento sul ponte di volo della HMS Invincible e l’anno dopo ho seguito le operazioni del Garibaldi col suo gruppo di volo (GRUPAER) in supporto alla campagna aerea della coalizione in Afghanistan nel 2001. Dal mare arabico settentrionale, con grande efficacia, insieme alla Charles de Gaulle. Da Comandante in Capo della Squadra Navale ho seguito e in parte diretto dal centro di comando della Marina di Santa Rosa (RM) la partecipazione del Garibaldi e del GRUPAER alla campagna contro Gheddafi (Op. NATO “Unified Protector”): solo 8 aerei imbarcati hanno totalizzato lo stesso numero di sortite di bombardamento dell’AM. Se ho scritto queste non poche righe - e mi scuso – non è per polemica né per partigianeria, nutro una grande ammirazione per l’Arma azzurra che ha trovato coraggio e forza di ideazione per rinnovarsi efficacemente e superare vecchi stereotipi. Desidero però fornire un contributo di pensiero e di esperienza in un settore, quello della Difesa, che oggi può sembrare fuori luogo, vista l’emergenza di problemi più urgenti e gravi della Nazione, ma che in un non lontano futuro, se solo ci si guarda intorno, sarà cruciale per l’Italia e per l’Europa. Le Forze Armate sono tra le istituzioni più sane, efficienti e virtuose della nostra Nazione. Quale Ex loro Comandante vorrei che rimanessero tali, ma ancor più coese ed orgogliose del loro retaggio storico e valoriale.

anteprima logo RID Una nuova Riforma per la Difesa

La recente audizione del Capo di SMD, Gen. Enzo Vecciarelli, è stata molto importante sotto diversi punti di vista. Riferendosi al conflitto nel Nagorno Karabah, il Generale ha affermato che i “2 opponenti, seppur di modeste dimensioni, dispongono di sistemi d'arma complessi e altamente letali quali ad esempio i missili balistici a corto raggio, contro i quali oggi noi non saremmo capaci di difenderci adeguatamente, non disponendo di dispositivi contro missili cruise". Ma pure in Libia "i dispositivi militari messi in campo sono ben più avanzati di quanto possa suggerire il confronto in atto. L'utilizzo estensivo di velivoli a pilotaggio remoto con capacità di attacco di precisione, e la disponibilità per entrambi i contendenti di sistemi antiaerei sofisticati" costituiscono delle capacità critiche tanto che “ un nostro eventuale coinvolgimento attivo in queste aree di operazione ci avrebbe portato serie difficoltà operative a causa dell'impossibilità ad applicare graduali risposte, possibilmente de-scalatorie del conflitto, per assenza nel nostro arsenale di sistemi di uguale, pur limitata, portata". Parole chiarissime, che mettono in luce l’inadeguatezza in determinati settori delle FA italiane e che non solo sono condivisibili, ma che, su questo colonne, ripetiamo come un mantra da 10 anni. Fa, dunque, piacere che anche al più alto vertice tecnico-militare si sia giunti alle stesse conclusioni di RID. Per questo, mai come ora, ovvero in un contesto internazionale caratterizzato sempre più da “super-competizione” e scenari cosiddetti “peer” o “near-peer”, è necessaria una profonda revisione dello strumento militare. Una riforma cioè che ricomprenda una serie di provvedimenti organici e collegati tra di loro di loro, affronti la grande questione del Personale – andando oltre la mera deroga alla “Di Paola” – e consenta la creazione di Forze Armate flessibili, proiettabili ed autenticamente expeditionary. Insomma uno strumento realmente spendibile in contesti estremamente sofisticati e ad alto contrasto militare - contesti che la pandemia da COVID 19 ha reso molto più probabili, basti pensare a ciò che in piena pandemia ha fatto la Turchia in Libia - e capace di servire in maniera più efficace l’interesse nazionale italiano. Secondo lo Scrivente, tale riforma dovrebbe ricomprendere, partendo dall'alto, i seguenti punti: 1. Trasformazione del Consiglio Supremo di Difesa in Consiglio Nazionale di Sicurezza 2. Elaborazione di una strategia nazionale di sicurezza da parte del Governo – leggi Presidenza del Consiglio dei Ministri – e di un a strategia nazionale di difesa discendente da questa 3. Svecchiamento degli organici – vedi la nostra proposta su RID 11/20 – mantenimento del Modello a 150.000 uomini e creazione di una Riserva operativa da impiegare nei teatri esteri a bassa intensità e per le emergenze sul territorio nazionale 4. Rimodulazione della componente operativa dell’EI: 7 Brigate – una (vera) pesante, una d’assalto aereo e ad altissima prontezza, 2 alpine e 3 medie. A questa componente bisogna poi aggiungere una brigata anfibia interforze (EI/MM) 5. Sovra-ordinazione gerarchica del Capo di Stato Maggiore della Difesa (CHOD) e creazione della figura del Vicecomandante per le Operazioni (VCOM-OPS), responsabile della pianificazione delle delle operazioni (nella consapevolezza che non esistono operazioni terrestri, aeree o navali, ma solo operazioni joint) 6. Legge pluriennale sugli investimenti per dare certezza al procurement ed alla pianificazione da parte delle aziende 7. Sinergie a livello interforze su alcune capacità, in particolare per ciò che concerne la componente F-35B. Più specificamente, tale componente dovrebbe essere basata su una sola base (Amendola), in modo tale da mettere a fattor comune supporto logistico, training virtuale e dottrine operative, e disporre di 30 velivoli (15 della MM e 15 dell’AM) con comando a rotazione tra AM ed MM. Allo stesso tempo i 15 velivoli dell’AM dovrebbero poter operare sulle 2 portaereomobili della Marina, con piloti addestrati e qualificati di conseguenza, mentre i 15 velivoli della MM dovrebbero “andare” a terra qualora le circostanze lo richiedano. In casi di contingenza ad alta intensità, dunque, potremo avere una ventina di F-35B capaci di operare tanto da “piste corte” ed eliporti, quanto dalle 2 portaeromobili 8. Focalizzazione degli investimenti sulle seguenti capacità: velivoli e veicoli non pilotati, sistemi missilistici e loitering munitions, sistemi anti-missile ed anti-drone, caccia di nuova generazione, mobilità verticale futura, navi unmanned e nuove tipologie di unità polivalenti, comando e controllo decentralizzato e reti distribuite, capacità di offesa e difesa cyber e cyber-EW, ecc. Alcune di queste proposte sono già all'ordine del giorno – dalla legge pluriennale sugli investimenti, all'elaborazione della strategia nazionale di sicurezza, mentre su altre siamo molto lontani. Soprattutto, non condividiamo l’idea che si sta affermando di derogare alla Di Paola e aumentare gli organici. Questo non farebbe altro che incrementare ancora le spese per il personale e sbilanciare ulteriormente il bilancio della Difesa. Non ne abbiamo bisogno. Ciò che è necessario, invece, è una rimodulazione della componente operativa, in particolare dell’EI, e la creazione di una vera Riserva spendibile nei teatri a bassa intensità e sul territorio nazionale. Insomma, fa sempre un po' effetto vedere, tanto per fare un esempio, i “baschi amaranto” – addestrati per essere “aggressivi”ed avere l'iniziativa sul sul campo di battaglia e, dunque, estremamente costosi da un punto di vista addestrativo – girare per la Stazione Termini. Ecco allora che bisogna agire sull’equilibrio complessivo dello strumento per renderlo meno da guarnigione e più proiezione. Altrimenti c’è il rischio che veramente nel prossimo Nagorno Karabah l’Italia sia impreparata a prevenire per esercitare deterrenza, ma anche ad intervenire per esprimere quella compellenza con la quale innescare la dinamica “de-escalatoria”.

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