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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Missioni all’estero, l’Italia cambia

Il Decreto per il rifinanziamento delle missioni all’estero non è ancora stato presentato dal Governo. I motivi sono presto detti. Da una parte ci sono gli importanti appuntamenti elettorali in Calabria ed in Emilia Romagna, dall'altra, soprattutto, ci sono i repentini cambiamenti di scenario che stanno imponendo al Governo un approfondito supplemento di riflessione. Al momento per le missioni italiane all’estero è previsto per il 2020 uno stanziamento di 1,308 miliardi di euro, lo stesso importo effettivamente speso nel 2019, anche se per lo scorso anno le previsioni, ancora in sede di assestamento, parlavano di 997 milioni di euro. Vedremo, dunque, se la cifra prevista dallo Stato di Previsione del MEF basterà oppure se bisognerà intervenire in corso d’opera pure nel 2020 come, appunto, accaduto lo scorso anno. Detto questo, per quanto riguarda l’impegno italiano nei teatri di crisi, alcune indicazioni sono già state fornite dal Ministro della Difesa Guerini al Parlamento. Il cambiamento più importante dovrebbe riguardare la Libia con una rimodulazione dell’attuale missione MIASIT (Missione bilaterale di Assistenza e Supporto in Libia) ed una sua internazionalizzazione alla luce di quelli che saranno i risultati della Conferenza di Berlino e dell’eventuale cessate il fuoco permanente che dovesse essere finalmente sottoscritto da entrambi i contendenti. In questo caso, è lecito attendersi una missione molto piu’ robusta – con molti piu’ uomini e mezzi terrestri ed aerei – sul modello dellUNIFIL in Libano per garantire sul terreno la sicurezza ed il rispetto degli accordi. L’auspicio è che l’Italia ne assuma la leadership e che il dispositivo sul terreno sia veramente “deterrente”. Allo stesso tempo dovrebbe essere “riattivata” la dimensione navale dell’Operazione SOPHIA con una rinnovata enfasi sull’embargo di armi verso la Libia. Restando in Africa, è possibile che venga incrementato il contingente in Niger, fermo restando che i compiti, ovvero l’assistenza alle Forze di sicurezza locali, non dovrebbero mutare. Spostandoci nel Golfo, potrebbe essere rimodulata la presenza nell’ambito dell’Operazione anti-Daesh INHERENT RESOLVE in Iraq e Kuwait, mentre, come suggerito dal Ministro Guerini, la “NATO potrebbe progressivamente sostituirsi alla coalizione” con un focus sempre più accentuato sulla dimensione training e mentoring. Allo steso tempo, l’Italia potrebbe entrare a far parte della missione navale europea, a guida francese, che a breve dovrebbe affiancarsi a quella americana per garantire la sicurezza del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz. Infine, è lecito attendersi una riduzione dell’impegno in Afghanistan e la chiusura di alcune, delle tante, missioni minori alle quali l’Italia partecipa in ogni parte del globo.

anteprima logo RID Svizzera, seconda RFP per il programma Air-2030

Il 10 gennaio l’Agenzia di procurement svizzera Armasuisse ha inviato una seconda richiesta di proposte ai governi delle rispettive aziende produttrici partecipanti alla gara per il nuovo caccia elvetico - che dovrà sostituire dal 2025 l’attuale flotta di F-5E/F TIGER II e di F/A-18C/D HORNET - e per il nuovo sistema terrestre di difesa missilistica antiaerea. Tale seconda richiesta fa seguito al completamento delle valutazioni successive ai test - di volo, simulazione e terrestri - effettuati la scorsa primavera sui 5 candidati iniziali: Boeing F/A-18E/F SUPER HORNET, Dassault RAFALE, Eurofighter TYPHOON, Lockheed Martin F-35A LIGHTNING II e Saab JAS-39E/F GRIPEN, quest’ultimo eliminato dalla seconda richiesta di procurement. In tale fase, il Governo svizzero chiede, in primis, la presentazione di offerte e costi, inclusivi di supporto tecnico e logistico e la fornitura di armamenti, relativi a 36 e 40 velivoli. Inoltre, Berna vuole che nelle offerte vengano incluse e dettagliate le possibilità di collaborazione tra l’Aeronautica Svizzera e quella del Paese di riferimento degli aerei (nel caso del TYPHOON sarebbe la RAF, essendo BAE la capofila nella gara in oggetto), nonché tra quelle di procurement dei rispettivi Paesi. Infine, si richiede eventuali progetti di compensazioni industriali. Secondo quanto dichiarato dalla Difesa svizzera, l’acquisizione (che prevede un costo di 6 miliardi di franchi, pari a 5,56 miliardi di euro) dovrà garantire i fondamentali compiti di pattugliamento aereo permanente di un numero non inferiore ai 4 aerei per almeno 4 settimane al mese per evitare violazioni dello spazio aereo nazionale ed una secondaria capacità di supporto alle forze terrestri. Per quanto concerne l’acquisizione del sistema missilistico di difesa aerea (valore della commessa 2 miliardi di franchi, pari a 1,85 miliardi di euro), le richieste sono state inviate alla Francia per l’Eurosam SAMP/T ed agli USA per i PATRIOT PAC-3 della RAYTHEON. Secondo quanto previsto dal Governo svizzero, una volta acquisiti, i sistemi ed i caccia resteranno in servizio per non meno di 30 anni. Per entrambe le gare la presentazione delle proposte è attesa per la fine del prossimo agosto, mentre la decisione finale sulle acquisizioni non arriverà prima del 2021, tenuto conto dell’iter burocratico svizzero che prevede prima una valutazione tecnica finale che verrà effettuata dallo Stato Maggiore e, successivamente, un voto popolare sulla questione tramite referendum, prima della pronuncia finale del Consiglio Federale.

anteprima logo RID TEJAS, primi voli dalla portaerei VIKRAMADITYA

Il Light Combat Aircraft indiano TEJAS ha fatto storia l’11 gennaio 2020 appontando per la prima volta sulla portaerei INS VIKRAMADITYA in navigazione nell’Oceano Indiano. Ai comandi del velivolo, l’esemplare NP-2 (Naval Prototype 2), c’era il Commodoro Jaideep Maolankar, in comando della campagna test per la variante navalizzata dell’LCA. Il 12 gennaio, il TEJAS ha portato a termine anche il primo decollo dallo ski jump della portaerei. Il velivolo dovrebbe operare a bordo nave per una decina di giorni. Questo imbarco avviene dopo 4 mesi dal primo ciclo completo di decollo e atterraggio sul mock-up di ponte di volo della base INS Hansa a Goa. Nonostante il successo di queste prive evoluzioni in mare, l’LCA navale è oggi soltanto un dimostratore tecnologico: la Marina Indiana ha messo in chiaro che non intende procedere oltre con il TEJAS, neanche dopo aver visto il design proposto dal Defence Research and Development Organisation (DRDO) per l’evoluzione MK2 navale, ulteriormente modificata rispetto a quella per l’Aeronautica, di per sé già ampiamente diversa dall’odierno TEJAS. Per soddisfare i requisiti della Marina è ora previsto un ulteriore programma (Twin Engine Deck Based Figher, TEDBF) per l’acquisizione di un caccia imbarcato bimotore che dovrebbe andare in volo per la prima volta nel 2026.

anteprima logo RID F-35B per Singapore

Singapore ha ricevuto l’autorizzazione americana all’acquisto di un lotto 12 F-35B, spalmati su un ordine iniziale di 4 esemplari e opzioni per ulteriori 8. Questo è in linea con il piano d’acquisizione che era stato ufficializzato dal Governo della città-stato fin dal febbraio 2019. Il modello di F-35 scelto per questa acquisizione è il B a decollo corto ed atterraggio verticale, come era stato ipotizzato in precedenza. L’acquisizione della variante STOVL è giustificata dalla ridotta superficie del Paese che lascia poche opzioni per le necessità infrastrutturali dei caccia da combattimento che, pertanto, devono essere in grado di utilizzare pure tronchi autostradali e strisce improvvisate. Complessivamente, l’autorizzazione accordata tramite la Defense Security Cooperation Agency ha un valore massimo stimato in 2,75 miliardi di dollari. Oltre ai 12 velivoli sono inclusi 13 motori (uno come riserva), suite EW e relativo supporto, strumenti di Command, Control, Communication, Computers and Intelligence/Communication, Navigation and Identification (C4I/CNI) in appoggio all’impiego dei nuovi caccia, sistema logistico ALIS, integrazione armamenti, accesso ai laboratori di programmazione dei file di missione che informano il sistema di combattimento dell’F-35, supporto logistico, contromisure anti-missile specifiche per l’F-35, addestramento del personale ed equipaggiamento per avviare un programma addestrativo proprio, documentazione e anche supporto di aerocisterne per addestramento e trasferimento. L’addestramento, almeno inizialmente, avverrà negli Stati Uniti continentali, quasi certamente a Beaufort in quanto principale base addestrativa per gli F-35B dell’USMC. Ricordiamo che l’autorizzazione congressuale non è un contratto, ma il permesso a procedere con le negoziazioni per firmarne uno. I quantitativi e le somme citati nell’autorizzazione rappresentano un tetto massimo entro cui gli accordi finali possono essere finalizzati con variazioni anche importanti. L’acquisto in piccoli lotti successivi non è una novità per Singapore e l’acquisto “di prova” di un primo batch di 4 velivoli seguiti da altri 8 era stato annunciato dal ministro della difesa Ng Eng Hen. Singapore punta comunque a sostituire circa 60 F-16 per il 2030, quindi ci si attendono ulteriori ordini successivi. L’F-35B, necessitando di piste cortissime, può essere basato in piccole basi più o meno improvvisate e continuare ad operare anche se le principali basi aeree vengono bombardate e le lunghe piste compromesse, e darà quindi maggiore resilienza all’Aeronautica della città-stato. Per considerazioni simili, anche Taiwan, nel mirino dei missili cruise e balistici cinesi, ha più volte considerato la possibilità di STOVL, considerando prima l’HARRIER e ora l’F-35B. Per ora, però, Taiwan non ha ancora formalizzato alcun ordine. Anche Israele sta considerando l’opzione F-35B come “assicurazione” in caso di massicci attacchi missilistici contro i propri aeroporti principali.

anteprima logo RID I missili dell'Iran

Nel contesto dell'escalation in corso tra Iran e Stati Uniti, una delle minacce con le quali Washington deve fare i conti, non certo da ora, è l'arsenale balistico dell'Iran. La balistica, difatti, è uno dei settori che Theran ha più sviluppato negli ultimi 30 anni in cooperazione sia con la Corea del Nord, e in parte con la Cina, sia autonomamente. Dopo le prime sperimentazioni congiunte con Israele di missili balistici e da crociera ai tempi dello Scià, l’Iran si trovò coinvolto nella guerra con l’Iraq, durante la quale subì numerosi attacchi ad opera di similari sistemi d’arma, con limitatissima possibilità di rappresaglia. L’Iran cercò, pertanto, di dotarsi a sua volta di tali armamenti, ma l’isolamento “equidistante” sia nei confronti degli USA che dell’URSS spinsero il Paese a contatti con la Siria e la Libia, che si risolsero nella cessione di una trentina di SCUD-B (probabilmente i missili furono ceduti dalla sola Libia, mentre l’addestramento degli operatori venne curato da entrambi i Paesi). Grazie alla Corea del Nord si riuscì ad acquisire altri quantitativi di SCUD-B (denominati intanto SHAHAB-1), con accordi che prevedevano anche forme di cooperazione per la messa a punto di impianti di produzione locale di questo sistema d’arma. Fu in questi anni che furono poste le basi del sodalizio con la Corea del Nord che dura tuttora. All’inizio degli anni ’90 la Corea del Nord cominciò a fornire anche alcuni quantitativi di HWASONG 6 (denominato localmente SHAHAB-2), ovvero una variante nordcoreana dello SCUD. Di questo originario arsenale (una parte degli SCUD venne impiegata durante la guerra contro l’Iraq) al momento dovrebbe rimanere una dozzina di complessi di lancio per SCUD-B con circa 200 missili, e circa una sessantina di HWASONG 6 (per circa 5 complessi di lancio). Ma è da anni che l’arsenale iraniano sta indirizzandosi in misura sempre maggiore verso prodotti nazionali. Dallo SHAHAB 2, per esempio, è stato derivato il QIAM 1, usato per attaccare le basi USA in Iraq questa notte. Rispetto allo SHAHAB-2, il QIAM-1 presenta una configurazione molto diversa con una testata triconica di rientro e nessuna aletta stabilizzatrice in coda. L'assenza di alette, che fa pensare ad un sistema di guida più evoluto in grado di compensare la mancanza di tali superfici aerodinamiche, garantisce un minore drag aerodinamico e, dunque, un minore consumo. Ciò spiega una gittata superiore – 700/800 km – rispetto a quella di HWASONG-6/SHAHAB-2. L'assenza di alette garantisce inoltre una minore segnatura, mentre la testata di rientro rende più difficile l'intercettazione. Un altro sviluppo locale è lo SHAHAB-3, particolarmente “attenzionato” dagli analisti occidentali sin dalla sua comparsa, perché derivato dal nordcoreano NODONG. Si tratta di un sistema a propellente liquido, dotato di una testata fra i 500 e i 650 kg, e di gittata di circa 1.500 km. Il CEP (Circular Error Probable) sarebbe di 30 m. Dello SHAHAB ne sono stati prodotte anche varianti con testate dotate di una migliore ergonomia e di sistemi di guida più performanti. Ne sono operativi, nelle differenti versioni, diverse decine. Tuttavia, il missile più temibile nell'arsenale iraniano è il SEJIL, noto anche come ASHURA. Si tratta di un missile bi-stadio a propellente solido – il propellente solido consente tempi di allerta e messa in opera molto più rapidi del propellente liquido – accreditato di un raggio di azione di 2.000 km ed una testata da circa 1.000 kg (il peso varia a seconda delle versioni). Per quanto riguarda i missili a corto raggio, l'Iran da tempo ha sviluppato la famiglia FATEH. Si tratta di ordigni a propellente solido con una gittata nell'ordine dei 200 km ed un sistema di guida che ne garantisce una discreta precisione. Accuratezza e gittata sono state via, via incrementate fino alla variante più recente ZOLFAGHAR, accreditata di una portata fino a 700 km. I missili balistici iraniani possono essere dotati sia di testate convenzionali sia di testate caricate con agenti chimici, circostanza che ne accresce notevolmente il potenziale deterrente.

anteprima logo RID BRAHMOS per le Filippine

Le Forze Armate filippine hanno acquistato il missile supersonico anti-nave da crociera BRAHMOS. Si tratta del primo ordine all’estero per il sistema sviluppato congiuntamente da India e Russia. Il BRAHMOS, nato originariamente come missile anti-nave, grazie agli ultimi upgrade, ha acquistato anche la capacità land-strike ed è in dotazione sia alla Marina che all’Esercito Indiano. Il Governo di Manila ha successivamente precisato che l’ordine riguarderà 2 batterie costiere, di cui ognuna dotata di 3 lanciatori mobili autonomi, equipaggiati a loro volta con 3 tubi di lancio ognuno, ma che l’ordine potrebbe essere ampliato ad alcuni sistemi per l’Aeronautica. Con una portata di 290 km, il BRAHMOS rappresenterà un ulteriore pericoloso e letale sistema d’arma che la Cina dovrà tenere in considerazione nel delicato scacchiere del South China Sea, considerando che si va ad aggiungere al sistema missilistico russo YAKHONT, da cui il BRAHMOS deriva, già presente in teatro, in dotazione a Indonesia e Vietnam.

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