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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID La Cina allarga 3 basi aeree a ridosso di Taiwan

Pechino prosegue il consolidamento delle proprie infrastrutture militari situate nella parte orientale del Paese in vista di futuribili operazioni contro Taiwan

anteprima logo RID Scontri a Beirut lungo l’ex linea del fronte

Da ieri mattina, in alcuni quartieri di Beirut si stanno verificando scontri tra miliziani di Hezbollah e Amal da un lato e uomini armati di affiliazione non chiara, ma probabilmente maroniti, dall’altra.

anteprima logo RID Cina vs Taiwan: escalation senza precedenti

Negli ultimi giorni è aumentata notevolmente la pressione cinese su Taiwan. Solo ieri sono stati ben 56 gli aerei cinesi – compresi bombardieri H-6K – che hanno violato la ADIZ (Air Defence Identification Zone) taiwanese, per un totale di oltre 150 velivoli negli ultimi 4 giorni. Nel complesso, da gennaio ai primi di ottobre sono stati oltre 600 gli aerei cinesi entrati nella ADIZ di Taiwan, contro i poco più di 300 di tutto il 2020. Un’escalation senza precedenti che ha fatto affermare al Presidente di Taiwan, Sig.ra Tsai Ing-wen, che l'eventuale caduta di Taiwan per mano della Cina avrebbe "conseguenze "catastrofiche per la pace regionale e il sistema di alleanze democratiche, segnalando che nel contesto globale dei valori odierni, l'autoritarismo può avere la meglio sulla democrazia". In precedenza il Ministro degli Esteri Joseph Wu aveva dichiarato che il Paese si starebbe preparando alla guerra invitando i “vicini”, a cominciare dall’Australia, ad incrementare la cooperazione con Taiwan in tema di sicurezza e intelligence. Insomma, Taiwan sembra voler chiedere aiuto; aiuto che sullo scorcio dell’Amministrazione Trump gli Americani avevano già intensificato con la vendita di 66 nuovi F-16 Block 70/72, a cui è seguito il via libera all’acquisto di 4 UAV super-MALE armati MQ-9B REPAER, la fornitura di 100 lanciatori da difesa costiera per missili antinave HARPOON Block II, di 11 lanciatori mobili HIMARS per missili balistici tattici ATACMS (con 64 missili), e di 135 missili aria-superficie standoff SLAM-ER per equipaggiare i caccia F-16 in servizio. La Cina mira allora a isolare sempre più Taipei, aumentando la pressione a livelli insostenibili, e ad ottenere obbiettivi magari periferici ma strategicamente significativi come, per esempio, le Isole Pratas, 410 km a sud di Taiwan ed a 320 km da Hong Kong. Le Isole, controllate politicamente ed amministrativamente da Taipei, sono rivendicate però dalla Cina e rappresentano una sorta di crocevia: una loro conquista, più o meno soft, garantirebbe così a Pechino il controllo dell’accesso al Mar Cinese Meridionale dal Pacifico Occidentale. Ma in questa fase l’obbiettivo cinese è anche rispondere simbolicamente all’AUKUS - l’alleanza a 3 tra Australia, USA e Regno Unito, forgiata sulla cooperazione nel campo dei sottomarini nucleari, ma non solo – “marcando” un perimetro di “esclusività” nella tutela di interessi ritenuti strategici. Un qualcosa che, sinistramente, ricorda la dinamica delle relazioni tra Giappone e USA prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico.

anteprima logo RID Fregate francesi per la Grecia: i primi effetti dell’AUKUS

Si vedono i primi effetti dell’AUKUS e scatta la compensazione per la Francia. Parigi e Atene, infatti, hanno annunciato l’avvio delle negoziazioni per la fornitura alla Grecia di 3 fregate FDI HN più un’ulteriore unità in opzione. L’accordo, formalizzato sotto forma di un MoU (Memorandm Of Undertsanding), coinvolge Naval Group, Thales e MBDA. Quest’ultima fornirà il missile antinave EXOCET MM40 Block 3C e il missile sup-aria con capacità antibalistica ASTER 30 Block 1 NT. La cosa interessante è che, secondo quanto comunicato, le unità verranno realizzate nei cantieri Naval Group di Lorient. Sfuma così il progetto del Governo di Atene di realizzare almeno una parte delle unità nei cantieri di Skarmangas o Elefsis per rilanciare un settore ormai fermo da oltre un decennio. Evidentemente, il richiamo dell’ambasciatore francese a Washington e le dure proteste di Parigi in ambito NATO per l’accordo AUKUS hanno dato i loro frutti ed è probabile che gli USA abbiano fatto pressioni su Atene per convincerla ad optare per l’offerta della Francia: un modo per compensarla della perdita di una commessa strategica come quella per i sottomarini australiani. Non c’è altra spiegazione altrimenti per la scelta in favore di Naval Group, dopo che da tempo nella gara per le fregate greche le favoritissime erano Damen e Fincantieri che mettevano sul piatto non solo le navi ma anche la possibilità di riammodernare e riqualificare i cantieri greci in virtù della loro esperienza nel settore; vedi, per esempio, quanto Fincantieri è stata capace di fare con gli investimenti nel cantiere di Marinette Marine, nel Winsconsin, dove vengono attualmente prodotte le LCS per la Marina Americana e Saudita e le fregate CONSTELLATION, basate sulla FREMM italiana, per la Marina Americana. Naval Group non ha un’esperienza analoga, ma le ragioni politiche hanno in questo caso prevalso su quelle industriali e le navi verranno prodotte in Francia, con buona pace della disastrata cantieristica greca.

anteprima logo RID AUKUS, cresce la presenza militare americana in Australia

Il Ministro della Difesa, Peter Dutton, ed il Ministro degli Esteri Australiano, Marise Payne, dopo aver incontrato i corrispettivi americani, il Segretario di Stato Antony Blinken e il Segretario della Difesa Lloyd Austin, hanno confermato i piani per un significativo potenziamento della presenza americana in Australia nei prossimi anni. Questo annuncio è il primo passo che segue il nuovo accordo politico-militare trilaterale tra Australia, Gran Bretagna e Stati Uniti, ormai noto con l’acronimo AUKUS. Quest’ultimo, ricordiamolo, è stato annunciato dopo la decisione presa dal Governo di Canberra di cancellare la cooperazione con la Francia lanciata qualche anno fa e di dotarsi invece di sottomarini a propulsione nucleare (SSN) grazie al know-how e le risorse messe a disposizione da Londra e Washington. Il potenziamento della presenza americana nel continente Oceanico prevede, in particolare: • una maggiore cooperazione aerea con la rotazione di velivoli americani di varie, non specificate, tipologie e la condotta di addestramento ed esercitazioni combined; • una maggiore cooperazione marittima ed il rafforzamento delle capacità logistiche e di sostentamento australiane per supportare unità di superfice e sottomarini americani; • una maggiore cooperazione delle forze terrestri con la conduzione di esercitazioni complesse tese all’aumento dell’integrazione delle componenti terrestri, ed anfibie, non più limitata alla Rotational Force Darwin dello US Marine Corps (MRF-D); • la creazione di una struttura combined per la logistica, il sostentamento e la manutenzione per il supporto di qualsiasi genere di operazione combined nella regione del Pacifico ed in particolare dell’area del Sud-est asiatico. In generale, vi sarà un incremento della presenza di sottomarini, bombardieri e velivoli di sorveglianza americani, non solo limitata, quindi, al nord del Paese (Northern Territory), ma estesa all’intero territorio nazionale e, come precisato dal Ministro Dutton, con notevoli ricadute sull’industria della Difesa nazionale in termini di risorse e trasferimento di know-how.

anteprima logo RID Tunisia, pieni poteri al Presidente Saied

Il Presidente della Tunisia Kais Saied ha assunto pieni poteri. In una dichiarazione del 22 settembre ha comunicato che si prepara a modificare profondamente il sistema politico. A questo scopo, Saied si è dato poteri sostanzialmente illimitati, compiendo un passo ben più ardito di quello del 25 luglio scorso, data in cui ha dato il via al suo golpe morbido. In una serie di provvedimenti subito pubblicati in gazzetta ufficiale, il Presidente si è assegnato la facoltà di governare per decreto e di ignorare la maggior parte degli articoli della Costituzione. Ancora una volta Saied non ha fissato una data ultima per il ritorno alla normalità democratica, non ha nominato un nuovo Governo (dissolto a luglio, con il potere esecutivo integralmente passato alla presidenza) e non ha riabilitato il Parlamento, confermando anzi la revoca dell’immunità per i deputati. Ha invece comunicato che formerà un Comitato per assisterlo nella riforma del sistema politico tunisino. La mossa del 25 luglio aveva trovato poca opposizione da parte dei partiti, che avevano preferito una strategia attendista. Al contrario, le nuove misure hanno trovato subito la contrarietà di parte dell’arco costituzionale (Ennahda, Attayr, Al-Jouhmouri, Akef e Ettakatol), ma in questa fase i partiti non sembrano in grado di organizzare una mobilitazione tale da costringere Saied a tornare sui suoi passi. Il partito islamista Ennahda, prima forza in Parlamento con una fitta e capillare rete territoriale, da 2 mesi è paralizzato da una fortissima rivolta interna contro il leader Rached Ghannouchi, che gli impedisce di prendere posizioni realmente radicali. Anche il potente sindacato dei lavoratori UGTT, tassello importante per gli equilibri politici nazionali, ha reagito immediatamente censurando la scelta di Saied, ma con una critica tiepida che sembra concedere ancora credito al Presidente. Senza eccessive pressioni esterne, Saied sta quindi riuscendo a dirigere la crisi in totale autonomia. Anche se la soluzione dell’impasse passerà probabilmente da una qualche formula negoziata con le principali forze politiche e sociali, la presidenza si è garantita margini di manovra molto ampi per dare forma a una possibile Seconda Repubblica.

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