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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Wuhan, riparte il complesso militare-industriale

Le attività economiche stanno progressivamente ripartendo a Wuhan, in Cina, epicentro mondiale della pandemia del COVID19, e tra queste figurano anche le attività riguardanti il settore militare. Dopo i 3 mesi di serrata, infatti, secondo la stampa locale il complesso militare-industriale nella città sta tornando alla normalità preparandosi a recuperare il “tempo perduto" con l'obbiettivo di limitare l'impatto sui programmi di riarmo e modernizzazione in corso. La Cina non vuole, difatti, restare indietro rispetto ai suoi concorrenti regionali - essenzialmente Giappone, India e Corea del Sud – e, pure, rispetto agli Stati Uniti, che stanno in questi giorni vivendo la fase acuta della pandemia, e, anzi, l'intenzione è evidentemente quella di avvantaggiarsi. Pechino può del resto contare sul fatto di avere già sostanzialmente arginato il virus e su un sistema meglio strutturato, rispetto a quello occidentale, per affrontare certi tipi di emergenza.

anteprima logo RID L’UE dà il via a IRINI, la nuova SOPHIA. Update.

L’Unione Europea ha dato ufficialmente il via alla missione EUNAVFORMED IRINI che rimpiazza SOPHIA nel Mediterraneo. La missione, guidata sempre dall’Italia e comandata dal Contrammmiraglio Fabio Agostini, parte formalmente domani ed ha come obbiettivo principale l'implementazione dell’embargo ONU sulle armi alla Libia attraverso l’uso di assetti aerei, satellitari e navali. In tale ottica, le navi di SOPHIA potranno ispezionare nell’alto mare al largo delle coste libiche le imbarcazioni sospettate di trasportare a e da la Libia armi o materiale relativo. Al core business bisogna poi aggiungere altri compiti, quali: monitoraggio e raccolta di informazioni sull’esportazione illecita di petrolio dalla Libia, il contributo al capacity building ed al training della Guardia Costiera e della Marina Libica e il contributo allo smantellamento del “modello di business” su cui si basano le reti dedite al traffico di migranti mediante la raccolta di informazioni e le attività di pattugliamento degli aerei della missione. Il mandato di IRINE ha una durata iniziale di un anno.

anteprima logo RID Prosegue l’escalation nella provincia di Idlib

Negli ultimi giorni il conflitto siriano ha visto un sensibile aumento del livello di scontro tra le truppe governative di Assad e le forze regolari turche e milizie jihadiste loro alleate. 

anteprima logo RID TAKUBA, i dettagli della nuova missione nel Sahel

Stanno emergendo i primi dettagli circa TAKUBA, la missione europea di forze speciali che opererà nei prossimi mesi in Mali a fianco delle Forze di sicurezza locali per il contrasto dei gruppi jihadisti legati ad Al Qaeda e allo Stato Islamico, ed alla quale l’Italia ha deciso di partecipare con un proprio contributo in via di definizione. Il primo dato interessante che abbiamo appreso è che la missione dovrebbe essere comandata nei primi 6 mesi dai Francesi dopodichè il comando ruoterà tra i Paesi partecipanti. Si parla inoltre di una durata di 3 anni, mentre la missione dovrebbe essere lanciata ufficialmente questo mese per essere operativa a gennaio 2021. Venendo piu’ nel dettaglio dei compiti, si tratta di una missione per accompagnare, assistere e consigliare le forze locali nelle operazioni contro i terroristi. In pratica stiamo parlando di una missione di assistenza militare e contro-terrorismo pura, dunque di una missione ad alto rischio. Del resto in tutta l’area l’instabilità e la minaccia jihadista si stanno aggravando ed espandendo tanto che nella “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2019”, redatta dai nostri apparati di intelligence e presentata in questi giorni al Parlamento, si parla esplicitamente di regione sahelo-sahariana quale “potenziale epicentro del jihad globale”. Parole che danno il senso della sfida e dei rischi che attendono TAKUBA. E che la situazione sia molto peggiorata nell’ultimo anno e mezzo lo dimostra pure il fatto che i Francesi sono stati costretti ad aumentare il proprio contingente nell’ambito dell’Operazione BARKHANE ed a chiedere all’Unione Africana l’invio di 3.000 soldati di rinforzo che opereranno nei prossimi mesi nel contesto della stessa BARKHANE ed fianco delle forze del G5 Sahel. Per quanto riguarda il contributo italiano a TAKUBA, questo è come si accennava in fase di definizione. Tuttavia, secondo fonti di RID, oltre ad un contingente di forze speciali, l’Italia dovrebbe mettere a disposizione pure assetti elicottersitici, fondamentali per movimentare le truppe in uno sterminato teatro come quello del Sahel.

anteprima logo RID Libia, niente accordo a Ginevra e riprendono gli scontri

Il cessate il fuoco in Libia è ufficialmente andato in pezzi – posto che gli scontri non si erano mai del tutto spenti – dopo che i rappresentanti del Governo di Tobruk hanno lasciato i colloqui di Ginevra. Il nodo del contendere riguarda la reale fattibilità della delimitazione di una vera linea di cessate il fuoco con le milizie di Haftar che ovviamente si rifiutano di tornare sulle posizioni antecedenti l’avvio della loro offensiva nell’aprile 2019. Haftar vorrebbe ovviamente mettere il sigillo sul terreno conquistato in questi mesi, ma ciò ovviamente non è accettabile per Serraj, e neppure per l’ONU, da qui lo stallo. A ciò aggiungiamoci il momento di crisi che stra attraversando l’Italia, impegnata a fronteggiare l’emergenza coronavirus, che potrebbe aver incentivato una maggiore aggressività sul terreno da parte di tutti. Tant’è, a Tripoli e non solo si è tornati a combattere a pieno regime. L'aeroporto di Mittiga è stato nuovamente chiuso dopo i bombardamenti di artiglieria subiti nelle ultime ore da parte delle forze di Haftar, anche se da poco sono ripresi i voli, e in meno di 24 ore le forze fedeli al Generale hanno abbattuto 3 UAV turchi operanti a supporto delle milizie fedeli al Governo Serraj. Si combatte, inoltre, di nuovo nei quartieri a sud della capitale, mentre continuano le tensioni tra alcune milizie fedeli a Serraj a causa della presenza dei miliziani jiahidisti siriani filo-turchi.

anteprima logo RID Libia, la Francia vuole sfilarci la nuova missione UE

La nuova missione UE per la Libia che rimpiazzerà SOPHIA a partire dal 20 marzo, non è ancora definita che già Parigi sta facendo di tutto per ottenerne il comando. Attualmente il Comando di SOPHIA è a guida italiana, con un Quartier Generale ospitato nella struttura del Comando Operativo Interforze (COI) di Roma/Cenntocelle. L’Italia punta a mantenere la guida pure della nuova missione, ma la transizione da questo punto di vista non è automatica, e Roma dovrà imporsi su Parigi, visto che è in gioco l’interesse nazionale in un teatro, il Mediterraneo Centrale, di vitale importanza per l’Italia. Ci sarebbero poi, più banalmente, una questione di costi, che andrebbero sostenuti per mettere in piedi una nuova struttura in un Paese diverso, e di tempi, con la difficoltà in così breve tempo di assemblare e formare il personale necessario a gestire un nuovo Comando. Insomma, al solito i Francesi ci provano. L’altra problematica, che non ha nulla a che vedere con il comando, è quella del mandato, definito nell’ambito della Risoluzione 2292/3 dell’ONU, e delle regole d’ingaggio. Oggi è previsto per SOPHIA la possibilità di ispezionare un’imbarcazione sospettata di trasportare armi verso la Libia, ma solo con il consenso dello stato di bandiera. Se questo non arriva, dopo che è stato fatto in “buona fede” ogni tentativo per ottenerlo, si può passare all’abbordaggio ed all’ispezione. Generalmente questo consenso non arriva quasi mai – essendo i Paesi di bandiera tipicamente Panama, Ucraina, ecc. - ma cosa succederebbe se la nave in questione battesse bandiera, per esempio, turca o fosse scortata da unità da guerra turche, sempre più frequentemente presenti nel Mediterraneo Centrale? Sicuramente questo è un aspetto critico che andrà affrontato nelle prossime settimane, anche se è difficile immaginare in questo contesto una nuova Risoluzione dell’ONU “più incisiva”.

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