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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID I Curdi e la politica di potenza

I Curdi hanno raggiunto un accordo preliminare con il Governo di Damasco e la Russia per consentire il dispiegamento delle forze di Assad del Nordest della Siria. Il rischieramento è iniziato ieri e le forze fedeli ad Assad sono già a Manbij, sono segnalate in direzione di Ain Issa, mentre altre unità sono entrate a Raqqa e nella base aerea di Tabqa, da dove si sono ritirate le forze americane presenti fino a pochi giorni fa. Nel frattempo l’offensiva turca sta rallentando attorno alle città di confine di Tal Abyad e Ras Al Ayn, anche se le forze turche ed i miliziani filo Erdogan si sono spinti fino all’autostrada M4 – importante arteria di comunicazione tra Hasakah e Kobane - nell’area tra le 2 cittadine. Vedremo se adesso ci sarà un confronto tra Turchi e Siriani oppure se verrà semplicemente raggiunta una “soglia di spartizione” tra Ankara e Damasco, sotto la mediazione russa, come accaduto per Aleppo e Idlib. Ancora una volta, pertanto, in Medio Oriente la fa da padrona la logica della politica di potenza, una logica che l’Europa e l’Occidente in generale non sembrano più in grado di capire e gestire.

anteprima logo RID PRIMAVERA DI PACE nel Kurdistan siriano

Sono iniziate ieri le operazioni militari turche nel Kurdistan siriano dopo gli annunci degli scorsi giorni ed il via libera da parte dell’Amministrazione Trump. Alla campagna, denominata PRIMAVERA DI PACE, partecipano le Forze Armate e le Forze Speciali regolari turche ed i miliziani del filo-Ankara National Syrian Army (NSA), ex FSA (Free Syrian Army). Al momento vanno registrati una serie di attacchi aerei contro la città di confine di Ras Al Ayn ed un'incursione terrestre nell’area di Tal Abyad, respinta dai miliziani Curdi dell’YPG. Nonostante le dichiarazioni e le analisi, gli obbiettivi di Erdogan sembrano per ora limitati, ovvero creare un’area di sicurezza lungo il confine turco-siriano all’interno del cosiddetto cantone curdo di Hasakah/Kobane/Qamishli. Poi, a seconda delle reazioni americane e della comunità internazionale, nonché di Russia ed Iran - si vedrà se andare oltre oppure no. Del resto stiamo parlando di un’area molto vasta – paragonabile come estensione a Lombardia, Veneto ed una parte del Piemonte – che si estende dal confine iracheno fino alla riva orientale dell’Eufrate all’altezza di Manbij. Per occuparla interamente non basterebbe probabilmente un anno ed una forza d’invasione massiccia. Basti pensare che la Turchia per l'Operazione SCUDO DELL’EUFRATE - che ha portato tra il 2016 ed il 2017 alla conquista dell’area molto più piccola nel nord della Siria tra Al Bab, Jarabulus e Azaz - ha messo in campo tra i 6.000 e gli 8.000 regolari, più oltre 10.000 miliziani dell’FSA e delle Syrian Turkmen Brigades, e che per raggiungere tutti gli obbiettivi ha impiegato ben 7 mesi. A ciò aggiungiamo che i Curdi dell’YPG rappresentano un osso molto duro. Stiamo parlando di non meno di 30.000/40.000 miliziani (a cui bisogna aggiungere circa 15.000 effettivi dell’Asaysh, la sicurezza interna), motivati, ben armati e addestrati dagli Americani da cui hanno inoltre ricevuto durante la campagna contro ISIS armi, munizioni, equipaggiamenti e veicoli di vario tipo. E che l'operazione sia molto più complessa di quanto possa sembrare lo dimostra il fatto che gli Americani hanno lasciato le loro postazioni lungo il confine, ma non le altre basi diffuse su tutto il territorio del Nordest siriano. Ricordiamo che in quest’aerea gli USA hanno almeno 1.500 soldati, tra forze speciali, consiglieri e Marines, distribuiti tra una decina di basi, comprese 3 installazioni aeree che consentono di operare con aerei da trasporto, elicotteri, convertiplani e velivoli non pilotati. Oltre agli Americani, nella regione operano pure forze speciali francesi e britanniche. Poi, come si diceva, bisognerà vedere come reagiranno Russi e Iraniani, ovvero Damasco. Uno scenario potrebbe essere quello di una luce verde da parte di Assad a Eerdogan, in cambio di un via libera alle forze governative su Idlib, dove la Turchia ha una presenza militare discreta e può contare un paio di gruppi che operano come proxi insieme ai gruppi filo-qaedisti. Da questo punto di vista potrebbe suonare sinistra, per i Curdi, la nota di ieri del Ministero degli Esteri siriano che stigmatizzava l'attacco turco ma ne riteneva responsabile alcuni gruppi curdi… Non dimentichiamo che in questa zona della Siria restano sotto controllo curdo le principali ricchezze petrolifere del paese, che Damasco vorrebbe riprendersi. Insomma il grande gioco è solo agli inizi.

anteprima logo RID Attacco all’Arabia Saudita: nuovi dettagli

Dopo la conferenza stampa di ieri del Ministero della Difesa saudita, nuovi e più chiari dettagli stanno emergendo sulle dinamiche dell’attacco alle raffinerie Aramco di Abqaiq e Khurais. L’attacco è stato condotto da 18 droni kamikaze e 7 missili da crociera, ma 3 di questi ultimi hanno mancato l’obbiettivo ricadendo nel deserto. La Difesa saudita ha inoltre mostrato video e foto molto dettagliate dei rottami dei missili e dei droni che ci hanno permesso di coglierne alcuni dettagli. Secondo la nostra analisi, come dimostrerebbero i particolari del motore e della sezione posteriore, i missili da crociera impiegati sarebbero i Quods-1. Quest’ultimo è una variante modificata più piccola dell’iraniano SOUMAR, accreditata di una gittata compresa tra i 600 ed i 700 km (contro i 1.300 del SOUMAR, che è una sorta di reverse engineering del missile russo Kh-55). Ciò, di fatto, esclude un eventuale impiego del QUODS-1 da parte degli Houthi, considerando che tra il nord dello Yemen e i 2 obbiettivi la distanza è superiore ai 1.200 km. L’ipotesi più probabile è che il missile sia dunque stato lanciato dal sud dell’Iraq, visto che le distanze sarebbero compatibili con la gitta del QUODS-1, escludendo l’ipotesi del lancio dal sud dell’Iran che avrebbe implicazioni ovviamente più gravi e che porterebbero direttamente all’Iran. L’attacco potrebbe pertanto essere stato lanciato dalle milizie sciite irachene filo-iraniane, magari con l’assistenza degli elementi della Forza Quods dei Pasdaran, e potrebbe anche essere stato una ritorsione contro i recenti attacchi israeliani in Iraq visto che è presumibile che i velivoli con la Stella di Davide utilizzino lo spazio aereo saudita per condurre tali raid. Nel briefing sono stati inoltre mostrati dei rottami di un UAV con ala a delta che a nostro avviso dovrebbe essere dello stesso tipo di quelli lanciati nel maggio scorso contro la stazione di pompaggio petrolifera saudita di Afif. Anche in questo caso l’attacco sarebbe attribuibile ad una milizia filo-iraniana irachena. La cosa curiosa, che indirettamente confermerebbe la matrice irachena dell’attacco ad Abqaiq, è che gli Houthi dopo il briefing della difesa saudita hanno condotto una conferenza stampa in cui hanno mostrato delle foto satellitari degli obbiettivi, secondo il portavoce del gruppo riprese prima dell’attacco da un loro drone, che in realtà sarebbero vecchie immagini del 2018 scaricate da Google Earth e riarrangiate. Inoltre, il portavoce degli Houthi avrebbe parlato di un nuovo drone impiegato nell’attacco senza però fornire immagini o video, una circostanza in netto contrasto con la “comunicazione” del gruppo che è solito mostrare i “gioielli” del proprio arsenale. L'altra conferma della "pista irachena" sarebbe l'attacco aereo condotto nell'area di Qaim, al confine con la Siria,  contro il Quartier Generale di una milizia filo-iraniano, attacco che sarebbe stato condotto proprio dall'Aeronautica Saudita. La situazione in tutta la regione, dunque, resta incandescente e appesa al filo della guerra.

anteprima logo RID Trump, Iran e "diplomazia della violenza"

In seguito all’abbattimento dello UAV da ricognizione RQ-4 BAMS-D, testbed per lo sviluppo di alcuni sistemi destinati ad equipaggiare nuovi UAV da ricognizione marittima MQ-4C TRITON in via di acquisizione dalla US Navy, nelle ultime ore si sono avuti ulteriori sviluppi. 

anteprima logo RID Golfo, la Royal Navy si rafforza

Continua a saliere la tensione nel Golfo Perisco. Dopo i noti avvenimenti delle ultime settimane, culminati con il sequestro da parte iraniana della petroliera britannica STENA IMPERO, una seconda unità della Royal Navy, ovvero il cacciatorpediniere Type 45 HMS DUNCAN, è entrata nel Golfo Persico raggiungendo la fregata Type 23 HMS MONTROSE. Le 2 unità da guerra hanno il compito di scortare le navi commerciali battenti bandiera britannica in transito nella zona.

anteprima logo RID Libia, Haftar prova a riguadagnare terreno

Nonostante i proclami propagandistici dell’ultima settimana, nei quali veniva annunciata a gran voce una nuova offensiva per la riconquista di Gharyan e la presa di Tripoli, le forze guidate da Haftar hanno fatto pochi progressi su entrambi i fronti. Per quanto riguarda la capitale, dopo aver colpito nuovamente l’aeroporto di Mitiga con razzi d’artiglieria e con un paio di raid effettuati dagli UCAV emiratini WING LOONG II, raid che avrebbero eliminato un UCAV di fabbricazione turca BAYRAKTAR TB2 (mentre altri 2 sarebbero stati abbattuto nei pressi di Wadi Alrabie e della base aerea di Jufra, sebbene non esistano conferme su nessuno dei 2), il cosiddetto LNA avrebbe guadagnato alcune posizioni a nord di Qaser Bin Gashir e dell’ex Aeroporto Internazionale. Da tale area, dove si trova il grosso delle milizie fedeli ad Haftar - guidate da Mabruk Ghazwi, nuovo Comandante della regione occidentale, nominato da Haftar dopo la scomparsa/fuga del predecessore Abdulsalam Hasi in seguito alla perdita di Gharyan - l’LNA si sarebbe spinto fino al campo militare di Yarmouk (situato a circa 8 km dal centro di Tripoli), costringendo le unità del GNA ad arretrare verso nord lungo la strada che collega Qaser Bin Gashir con il quartiere di Khallat Farjan. In seguito a tale avanzata, le forze di Haftar hanno subito pesanti bombardamenti aerei e di artiglieria nella zona dell’ex aeroscalo e nel quartiere di Ain Zara, seconda direttrice dell’offensiva sulla capitale. Pesanti scontri, inoltre, si segnalano a sudest di quest’ultima, nella zona di Wadi Alrabie altro asse dell’offensiva di Haftar su Tripoli, dove l’LNA sta trovando forte resistenza ad opera delle Tripoli Defence Brigades. Tuttavia, alcuni rapporti non confermati, parlano della presenza di unità appartenenti al 128° Battaglione del LNA infiltratesi nel centro della capitale nelle ultime 72 ore (un video li riprenderebbe nei pressi della base navale di Abu Sitta, Quartier Generale di Serraj). Tale elemento rafforzerebbe le parole del portavoce dell’LNA, Ahmed Al Mismari, che nei giorni scorsi ha parlato dell’utilizzo di “alcune tattiche basate sull’infiltrazione di fanteria e prodromiche al raggiungimento dell’obiettivo, evitando l’utilizzo di forze pesanti ed invasive”. Sul fronte di Gharyan, il grosso del LNA si trova sulle montagne Nafusa nell’area tra Alasaba e Kulaybah, 15 km a sud della città, dove sono state bloccate da oltre 20 raid aerei del GNA effettuati negli ultimi 4 giorni, con velivoli che hanno colpito anche alcuni convogli di rinforzo provenienti da sud (Ash Shwayrif e Nasmah). Per quanto riguarda il GNA, va segnalato l’arrivo di 2 container turchi giunti nei porti di Homs e Misurata lo scorso 23 luglio, che trasportavano mezzi ed armamenti non definiti, aggiungendosi ai carichi portati dalla nave cargo Crystal Galaxy, battente bandiera siriana, che mensilmente fa la spola tra Homs e il porto turco di Gemlik.

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