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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID L’Iran attacca basi USA in Iraq

Questa notte l’Iran ha reagito ha lanciato un attacco contro 2 basi americane in Iraq - il grande hub di Al Asad ed una base ad Erbil - in risposta all’uccisione da parte di Washington del Generale Soleimani. L’attacco è stato condotto utilizzando missili balistici QIAM-1 e FATEH-313, almeno uno dei quali è stato abbattuto dalle difese americane. Al momento non si ha notizia di militari statunitensi morti, mentre anche i militari del contingente italiano di Erbil si sono rifugiati nei bunker. Il Presidente Trump ha convocato il Consiglio di Sicurezza Nazionale ma ha subito voluto rimarcare il fatto che nell’attacco non ci sono state vittime americane, mentre il Ministro degli Esteri iraniano Zarif ha affermato che il suo Paese non vuole la guerra. I toni sembrerebbero, dunque, inclinare alla de-escalation – e gli Americani potrebbero accettare in questo senso una risposta necessaria ma complessivamente simbolica da parte di Teheran – ma la tensione si è spinta lo stesso a livelli altissimi. Nelle prossime ore vedremo se questa azione sarà davvero l’inizio di una rappresaglia ancor più dura o, al contrario, il segnale che gli Iraniani possono essere disposti a trattare evitando la spirale di azione/reazione. Nel primo caso, l’Iran potrebbe incorrere in una risposta americana ancor più sproporzionata dopo che Washington con l’uccisione di Soleimani ha chiarito alla controparte che le regole del gioco sono cambiate e che la partita si è spostata dal piano asimmetrico, che finora aveva sempre favorito Teheran, a quella convenzionale classico. Un terreno sul quale i Pasdaran hanno solo da perdere.

anteprima logo RID Libia: ultimi sviluppi

Nelle ultime 2 settimane ci sono stati diversi sviluppi riguardanti la situazione libica, sia dal punto di vista militare che da quello politico. 

anteprima logo RID Raid Soleimani: qualche dettaglio e prime conseguenze

Emergono i primi dettagli sul raid americano che ha causato l’uccisione del Comandante dei Pasdaran Qasem Soleimani – rimpiazzato dal suo vice Ismail Ghaani - e quello delle milizie irachene filo iraniane Hashd al-Shaabi, Abu Mahdi al-Muhandis. 

anteprima logo RID Gli Americani uccidono Qasem Suleimani

Su ordine impartito direttamente da Trump, gli Americani hanno ucciso oggi a Baghdad il Generale iraniano Qasem Suleimani, Comandante dell’unità Al Quods, l’unità per le operazioni all’estero dei Pasdaran. Il raid dovrebbe essere stato condotto con un drone e costituisce la risposta ai fatti di questi giorni che avevano visto l’assedio dell’Ambasciata USA a Baghdad da parte di miliziani filo-iraniani e gli attacchi a colpi di razzi contro alcune basi americane in Iraq. In realtà, il raid giunge al termine di mesi e mesi di tensione tra Iran e Stati Uniti in tutto il Medio Oriente e dopo che il “patto” in funzione anti-Daesh tra Teheran e Washington sull’Iraq era di fatto andato in frantumi. L’episodio ha già fatto salire la tensione e livelli altissimi ed impennare il prezzo del petrolio, e potrebbe innescare la reazione iraniana contro obbiettivi americani ma anche sauditi o israeliani portando ad una guerra. Tuttavia, una rappresaglia così apparentemente sproporzionata potrebbe anche rappresentare un atto per ristabilire il deterrente americano chiarendo la determinazione di Washington a non tollerare ulteriori condotte aggressive da parte di Teheran che, a questo punto, si troverebbe di fronte al dilemma se accettare apertamente la sfida di Trump, presumibilmente incorrendo in costi ancor piu alti, oppure lasciare quanto in questa fase diminuire la tensione ed optando magari piu in avanti per una risposta indiretta di minore entità. Certo è che il bersaglio è veramente di quelli di altissimo livello. Il Generale Suleimani era nei fatti l'artefice di tutte le “trame” iraniane all’estero ed il gestore dei legami con i cosidetti “proxi” di Teheran: da Hezbollah, passando per le milizie sciite irachene, fino agli Houthi yemeniti, ecc. L’unità Al Quods di cui era a capo costituisce una sorta di mix tra un’unità paramilitare di un’agenzia d’intelligence ed un’unità di forze speciali. Se vogliamo la possiamo assimilare agli Spestnaz del GRU, il Servizio Segreto Militare russo, ed è specializzata in sabotaggi, propaganda/sovversione, assistenza militare, eliminazioni mirate ed atti di terrorismo. Vedremo a questo punto se e come Teheran vorrà vendicare Suleimani, ma è chiaro adesso che il gioco è cambiato e la posta aumentata enormemente, avvicinandosi pericolosamente, dopo 40 anni di conflitto indiretto tra Teheran e Washington, ai crismi della guerra aperta.

anteprima logo RID Altri 14.000 soldati USA in Medio Oriente?

Gli USA starebbero pensando di incrementare la loro presenza militare nel Medio Oriente con altri 14.000 soldati. Le voci circa questa eventualità si stanno rincorrendo ormai da giorni, alla luce di tensioni con l’Iran sempre più forti, e trovano ulteriore alimento dagli ultimi episodi accaduti in questi giorni. Il primo è il sequestro da parte del caccia tipo ARLEIGH BURKE USS FORREST SHERMAN – sequestro confermato da un portavoce del Pentagono – di un carico di componenti per missili di sospetta origine iraniana a bordo di un’imbarcazione (sembra) diretta in Yemen. L’altro episodio è un attacco contro la base aerea irachena di Al Asad, il principale hub del dispositivo militare americano nel Paese, non rivendicato da nessun gruppo, e condotto con droni, anche se alcune fonti parlano di razzi. A ciò bisogna aggiungere un’intensificazione dell’attività ricognitiva nei confronti di obbiettivi americani nell’area da parte di droni operati dalle milizie filo-iraniane.

anteprima logo RID La fine del Trattato INF e i nuovi equilibri/squilibri strategici

Per ragioni che sono sin troppo facilmente comprensibili, le armi nucleari sono un argomento che suscita idee e reazioni molto decise, e fortemente motivate. Il loro ruolo nel garantire il deterrente sull’arco di molti decenni, e così impedire lo scoppio di conflitti su larga scala, è innegabile e anzi platealmente evidente - e questo non solo in relazione alla rivalità Oriente-Occidente, ma anche in Medio Oriente e nel Sub-Continente indiano. Ma nonostante questo, la terrificante percezione di quali sarebbero le conseguenze, se il deterrente dovesse fallire, fa sì che anche analisti ed esperti che non potrebbero essere più distanti da posizioni pacifiste e disarmiste su base unilaterale arrivino talvolta a vedere le armi nucleari come una specie di spada di Damocle sospesa in permanenza sulla testa dell’intera umanità, e a ritenere che il mondo sarebbe un posto sostanzialmente migliore e più sicuro se queste armi potessero essere “disinventate” o quanto meno eliminate dagli arsenali a disposizione di un certo numero di Potenze. Una delle conseguenze di questo giudizio ambivalente circa il ruolo e le funzioni delle armi nucleari nel mantenere la pace globale (o almeno una situazione di “non-guerra” per quanto riguarda le maggiori Potenze) è che qualsiasi mossa, decisione o serie di circostanze che vengano viste come suscettibili di minacciare l’equilibrio strategico esistente - un equilibrio magari precario, ma pur sempre un equilibrio - suscitano subito preoccupazioni e allarmi, con drammatiche previsioni (più o meno giustificate) circa le possibili conseguenze a lungo termine. La fine del Trattato INF (1), preceduta dall’abbandono del Trattato ABM, e i sempre maggiori dubbi che circondano un eventuale rinnovo del Trattato New START dopo la sua espirazione naturale nel febbraio 2021, segnalano la fine di un processo pluridecennale per la limitazione degli armamenti nucleari strategici in possesso di Stati Uniti e URSS (poi Russia). Questo processo era stato beninteso avviato e mantenuto dalle 2 maggiori Potenze nucleari non per considerazioni pacifiste ma piuttosto in vista dei loro rispettivi interessi strategici, ma aveva comunque garantito una stabile situazione di equilibrio con l’accettazione del concetto della distruzione reciproca assicurata (MAD, Mutual Assured Destruction). L’abbandono di questo processo indica con grande chiarezza come si stia andando verso una fondamentale revisione degli equilibri strategici a livello globale, con importanti conseguenze sul concetto di MAD in quanto tale e sui vari sistemi che le Potenze nucleari potranno adottare per garantirlo o al contrario per negarne la validità.

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