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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID La Fase 3 della Guerra in Ucraina, i Russi si ritirano dal nord ma premono sul Donbass

La nuova fase apertasi con un maggiore focus da parte di Mosca sui fronti dell’est e del sud si sta indubbiamente concretizzando. A Kiev, difatti, la totalità dei distretti di tutto l’Oblast, per la prima volta da varie settimane a questa parte, non ha visto scontri di alcun tipo. I Russi sono completamente ripiegati in Bielorussia. In pratica, la grande manovra di accerchiamento della capitale è fallita e gli Ucraini hanno ristabilito il controllo anche sulle aree di confine con la Bielorussia, Chernobyll compresa. A Chernihiv, le forze ucraine hanno riaperto le arterie che collegano la città alla Capitale e l’assedio russo può dirsi definitivamente spezzato, con pochissime truppe che ancora occupano piccoli capisaldi di resistenza, più che altro per essere state inopinatamente abbandonate a se stesse. Spostandoci più ad est, a Sumy, i Russi starebbero cercando di organizzare un dispsotivo di difesa, ma di ieri sera la notizia di un grande convolgio di centinaia di mezzi che stava lasciando l’area rietrando in Russia, mentre a Kharkiv la 92ª Brigata Meccanizzata ucraina, rinforzata da elementi mobili della Difesa Territoriale, ha nei giorni scorsi attaccato e distrutto, in direzione sudest, 3 Battlr Group russi (uno del 59ª reggimento Corazzato e 2 della 138ª Brigata Motorizzata); liberando la rotabile fino a Chuviv. In questa fase il focus princiaple delle truppe di Mosca è il Donbass. Nell’area di Severodonetsk, i Russi stanno cercando di ammorbidire, tramite rinnovati attacchi aerei e artiglieria, le difese di Voyevodivka, Lysychansk, Kreminna, Zolote-4, Popasna, Toretsk, Novhorodske e Rubizhne. In quest’ultima si sarebbe attuata una forte penetrazione e si starebbe combattendo nella cittadina casa per casa. La manovra sarebbe stata facilitata da alcuni collaborazionisti locali, fra cui funzionari comunali; una situazione che pare si stia ripetendo proprio in queste ore anche a Milove, Stanytsia Luhanska, e Markivk. I combattimenti dentro Izyum sono continuati inesorabilmente dopo l’afflusso del 1° Reggimento Corazzato della Guardia russo, e l’insediamento è definitivamente caduto il giorno 1° aprile, anche in questo caso, sembra, a causa del tradimento di alcuni residenti che avrebbero rivelato i punti deboli del dispositivo difensivo. Le precedenti manovre di aggiramento della cittadina erano state arrestate con violenti scontri negli insediamenti di Kamyanka, Sukha Kamyanka, e Tykhotske, e, piuttosto curiosamente, la linea del fronte è più o meno rimasta la stessa anche dopo detta capitolazione di Izyum. Ciò non toglie che da queste aree, probabilmente, si svilupperanno le minacce future in direzione di Barvinkove, snodo fondamentale perché da lì passano i rifornimenti ferroviari per Slovyansk e Kramatorsk. E i grandi centri di Slovyansk e Kramatorsk potrebbero essere assaltate in concomitanza anche dalla direzione Horlivka/Svitlodarsk. Tuttavia, mentre la prima ormai risulta saldamente in mano russa, la seconda sta attendendo l’attacco: sulle arterie che da essa conducono fino al bivio Kramatorks-Slovyansk, inoltre, sono state create sin dal 2014 solide linee difensive con bunker e struttura indurite. Più a sud, nell’oblast di Donetsk, Avdiivka, Maryinka e Novomykhailivka sono state assaltate in forze, ma tutti i tentativi sono stati respinti. Le prime 2, più Krasnohorivka, al momento risultano sotto pesanti bombardamenti. A Mariupol un crescente ricorso ad armi termobarriche è stato riportato, come perdite molto rilevanti per la 150ª Divisione Motorizzata russa. Forse è anche per ripianarle che è stato riportato l’arrivo di ausiliari abkhazi. A sud-est di Zaporizha, le cittadine di Orikhiv, Huliaipole e Novoivanivka sono state sottoposte a intensi bombardamenti, non accompagnati da alcun tentativo di contrattacco terrestre. Sul fronte di Krivhy Rih, l’avanzata russa è stata negli ultimi giorni lenta, contraddittoria ma comunque inesorabile, ed è di ore recenti l’inizio di bombardamenti a fuoco indiretto di Inhulets, cittadina alla immediata periferia di detto grande centro. A Mykolaiv, i Russi sono riusciti a risollevare la situazione critica in cui negli ultimi giorni si erano trovati rintuzzando le numerose offensive locali ucraine tramite un esteso ricorso all’artiglieria, che, tra l’altro, ha anche consentito loro il rifornimento in sicurezza di rimpiazzi e munizioni, e il riordino di truppe in precedenza brevemente circondate in una linea del fronte coerente e riconnessa alla zona occupata. Questa linea del fronte è però sottoposta a una pressione sempre più crescente, e, con la liberazione da parte degli ucraini degli insediamenti di Zahradivka, Kochubeyivka, e Orlove, si è ritratta oramai sin quasi alle periferie di Kherson. Non per nulla l’aeroporto di questa città, divenuto ancora più insicuro che nel passato, risulta abbandonato in luogo di quello di Chaplynka, sul quale è stata ridispiegata la componente elicotteristica russa. Circa le aree occupate, è interessante rilevare come, perlomeno a Melitopol e a Energodar, i Russi abbiano cominciato ad organizzare una cosiddetta “Milizia del Popolo”, braccio armato ausiliario delle della unità della Rosgardya che, con fatica sempre maggiore, proteggono le amministrazioni fantoccio di tanto in tanto installate in oblast e municipalità.

anteprima logo RID Guerra in Ucraina, la Russia cambia strategia

Nel corso della settimana la Russia ha colpito diversi siti di stoccaggio carburante.

Il 25 marzo 2022 è stato attaccato un deposito nell’area di Fastiv (Oblast di Kiev) e uno a Kalynivka (considerato dai Russi il più grande rimasto), il 26 marzo è toccato a un sito vicino Leopoli, il 27 marzo a Lutsk (Oblast di Volyn), infine il 30 marzo a Dnipro e a Lisichansk (Oblast di Lugansk).

anteprima logo RID Attacco aereo ucraino al deposito di carburante di Belgorod

Nella notte 2 elicotteri ucraini (probabilmente MI-24) hanno colpito con dei razzi (probabilmente S-8) un deposito di carburante di Belgorod (Russia).

anteprima logo RID 2% del PIL per la Difesa, se non ora quando?

Il dibattito che si è aperto sulla questione del 2% del PIL da destinare alla Difesa entro il 2024 merita una riflessione da parte nostra. Partiamo con ciò che è ovvio, ovvero l’impegno assunto in ambito NATO a partire dal 2014. Impegno “tendenziale”, certamente, ma che l’invasione russa dell’Ucraina ha reso più urgente e da raggiungere nel più breve tempo possibile. E proprio l’Ucraina ha dimostrato con tutta evidenza quanto sia importante disporre di uno strumento militare all’avanguardia, tecnologicamente evoluto e ben addestrato. Ma attenzione, l’Ucraina è solo la punta di un iceberg rappresentato da un sistema internazionale sempre più complesso, insicuro e competitivo. Già da anni si parla infatti di continuum tra competizione, crisi e guerra: tutto vero, la pace “classica” non esiste più, ed è stata “rimpiazzata” da uno stato di competizione permanente, che vale per l’amico ed il nemico ma anche per l’amico e l’amico. La ragione è molto semplice: siamo sempre di più, ovvero gli attori rilevanti sulla scena sono più numerosi, ma le risorse sono sempre quelle, o addirittura più scarse. Un sistema Paese, dunque, deve mantenersi competitivo e per farlo deve investire in settori strategici e ad alto contenuto tecnologico; il primo di questi è ovviamente la Difesa. Uno strumento militare all’avanguardia è dunque fondamentale per garantire la competitività di un Paese, intesa come capacità di deterrenza e di tutela degli interessi strategici, ma anche come capacità di mantenere e/o elevare il posizionamento relativo dello stesso Paese nella gerarchia internazionale: posizionamento funzionale alla garanzia del benessere dei cittadini e del soddisfacimento delle loro domande Cose abbastanza ovvie, come del resto è ovvio sottolineare la rilevanza del comparto industriale militare italiano. Alte spese in ricerca e sviluppo: 10/12% dei ricavi, contro un 2,5% dell’automotive. Alto moltiplicatore di valore – 3,4 - ovvero per ogni euro investito in difesa se ne generano 3,4 come valore complessivo per tutto il sistema economico. Volendo ancora fare una comparazione, l’automotive genera 2,2 euro. Alto moltiplicatore occupazionale: per ogni addetto diretto ce ne sono 3 indiretti e nell’indotto. E poi, ancora: il vantaggio competitivo che nel settore l’Italia continua ad avere verso quei Paesi emergenti che negli ultimi 20 anni hanno invece sbaragliato altre nostre manifatture. Infine, altissima propensione all’export, con tutto ciò che ne consegue in termini tanto di bilancia commerciale quanto di alleanze e partnership strategiche. Insomma, dati di fatto incontrovertibili che però vengono colpevolmente trascurati in un dibattito a tratti degno del peggior Costarica.

anteprima logo RID Ucraina, la guerra entra in una fase nuova

Situazione ancora movimentata in Ucraina. Nonostante gli indubbi successi ucraini degli ultimi giorni ad est di Kiev, le forze russe continuano ad essere attestate nell’area di Bohdanivka, con scontri di una certa entità ancora in essere nella vicina Lukyanivka, anche perchè è da lì che sono partiti recentemente vari tentativi di colpi di mano da parte di carri della 90ª Divisione Corazzata russa in direzione di Boryspil (dove c’è l’aeroporto internazionale) puntualmente intercettati. Ad ovest della capitale, invece, se Bucha, Hostomel, e Vorzel continuano ad essere in mano russa, Irpin appare ora in mano ucraina, con gli ultimi rastrellamenti completati stamani. Un ruolo importante in questa operazione è stato giocato da ex elementi appartenenti alle forze speciali americane e britanniche facenti parte della Brigata Internazionale. Tuttavia, la linea continua che gli Ucraini sono riusciti a stabilire lungo gli insediamenti di Motyzhyn, Lychanka, Shpytky, Petrushky, Lisne e Dmytrivka, per sbarrare ai Russi la strada verso il sud della capitale, è sottoposta ada attacchi incessanti di aerei ed artiglieria. Molto interessanti anche gli sviluppi nei settori di Cernihiv e Sumy. I dintorni di Chernihiv, ancora di fatto circondati, continuano nondimeno a vedere manovre e contro-manovre che rendono i fronti continuamente cangianti. Ad esempio, a nord-est della città, il paesotto di Snovsk risulta sgomberato da truppe russe incalzate da elementi ucraini che, a rigore,  dovrebbero essere isolati. Onde evitare di essere inseguiti in profondità, i Russi hanno persino fatto saltare i ponti delle rotabile che, dall’insediamento, portano al confine bielorusso, all’interno del quale almeno parte delle loro forze si sarebbero ritirate. Dinamiche similari, soprattutto in termine di demolizioni di ponti a protezione di ritirate, si sono osservate negli insediamenti di Konotop, Stara Rudnya, Smyach, Maly Dyrchyn, e Velykyi Dyrchyn. Anche Sumy non sta subendo più attacchi terrestri, con parte delle truppe assedianti riportate nel territorio della Federazione Russa. Kharkiv, invece, continua ad essere bersagliata da fuoco indiretto (ben 180 salve di lanciarazzi multipli registrate nelle ultime 24 ore), e le truppe che la minacciano sembrano essere state rafforzate negli ultimi giorni. A Izyum, le notizie più recenti la danno come parzialmente in mano russa, con forze in preparazione (mediante l’afflusso di una Brigata di Fanteria di Marina proveniente dalla Flotta del Baltico) per il prevedibile obiettivo successivo di Slovyansk. In ogni caso, la cittadina risulta parzialmente accerchiata mediante manovre di aggiramento che hanno comportato la quasi totale conquista di Topolske, Kamyanka e Tykhotske. È da quest’ultima che starebbe avanzando una colonna in direzione di Barkinkove: nodo strategico, quest’ultimo che, qualora conquistato, consentirebbe ai Russi di interrompere i collegamenti ferroviari di Slovianksk e Kramatorsk con il resto dell’Ucraina. Peraltro, le aree antistanti Kramatorsk stanno registrando una decisa pressione, per ora solo in termini di fuoco indiretto, nei fondamentali insediamenti di Toretske, Svitlodarsk, Troitske e Pisky. I dintorni di Porkovsk, invece, hanno fatto registrare i primi scontri terrestri, per ora vinti dagli Ucraini (per lo più con l’impiego della Difesa Territoriale e delle forze di polizia). Nell’area di Severodonetsk l’attenzione russa è tornata a rivolgersi sulle vicinissime Popasna e Rubizhne, con quest’ultima che ha respinto un furioso attacco sulla sua periferia nord-ovest al termine di una manovra semi-aggirante. A Mariupol forze russe sono riuscite ad avanzare parzialmente nel quartire Kalmiusky della città, ma non ancora a tagliarla in due. Nel sud, la russificazione delle zone occupate si sta consumando anche in forma di introduzione forzata del rublo come moneta di scambio, e attraverso la promessa di cancellazione di prestiti e finanziamenti bancari e di bollette arretrate per coloro che denunciano elementi “fascisti”. Al gap apertosi qualche giorno fra con la riconquista di Huliaiopole da parte degli Ucraini, i Russi hanno riposto con un leggero arretramento dell’intera linea, concomitante con intensi bombardamenti a cui la cittadina è sottoposta in queste ore. Questo non ha impedito l’avanzata ucraina sui piccoli paesotti di Poltavka e Malinivka, avvenuta tramite truppe regolari assistite da elementi della Difesa Territoriale di Melitopol “riapparsi” in loco dopo essersi “addormentati” a seguito dell’occupazione cominciata settimane fa. A est di Mykolaiv, la sacca in cui alcune forze russe sono state isolate da qualche giorno ha cominciato a restringersi con la conquista ucraina di Vynohradivka, Inhulka e Mykhailo-Laryne. Una colonna russa stamani è uscita da Kherson ed era segnalata in direzione proprio di Mykolaiv. Nel fronte “dimenticato” di Krivy Rih, infine, su cui da sempre si concentra poca attenzione nonostante l’indubbia importanza strategica, rinnovati scontri, in particolari lunghi scambi di artiglieria, si stanno registrando su Vysokopole, Bolshaya Oleksandrivka, Beryslav, Snigerivka e Stanislav. Intanto, gli Ucraini hanno iniziato a ricevere i primi sistemi antiaerei a cortissimo raggio STARSTREAK, utilizzabili tanto da lanciatori portatili quanto da lanciatori installabili su veicoli. Lo STARSTREAK ha una portata superiore a quella di uno STINGER, attorno ai 7 km, ed è caratterizzato da un sistema di guida laser a doppio fascio che lo rende sostanzialmente immune alle contromisure tradizionali, e che gli consente anche di “reggere” alle manovre evasive del bersaglio. Le altre caratteristiche sono l’altissima velocità, Mach 3, e i 3 dardi in tungsteno che colpiscono il bersaglio e che vengono rilasciati dal copro del missile nella fase terminale. Insomma, un brutto cliente per gli aerei russi.

anteprima logo RID Ucraina: la situazione sul terreno e lo scenario della guerra di attrito

Le recenti dichiarazioni circa un imminente referendum della Repubblica separatista di Lugansk (LPR) per richiedere la propria annessione alla Federazione Russa dimostrerebbe tutte le difficoltà che i Russi stanno incontrando sul terreno. Benché, al momento, un’avanzata militare ucraina verso le repubbliche separatiste sia al momento del tutto da escludere, i Russi hanno ufficializzato, come preteso obiettivo dell’intera operazione militare, la finalità ultima del controllo del sud e del Donbass ed una garanzia di sicurezza per l’LPR e la DPR (Repubblica separatista di Donetsk), e non certo la conquista di Kiev, né, tantomeno, dell’Ucraina tutta. Detto questo, è bene riepilogare i più recenti sviluppi sul terreno. Cominciando proprio da Kiev, gli arretramenti russi di questi ultimi giorni hanno cominciato ad avere l’effetto di un’immediata riduzione dei bombardamenti sulla capitale. Si segnala in tal senso la liberazione dell’insediamento di Moshchun a nord di Hostomel (e a 15 km nord-est da Kiev), avvenuto ad opera del Battaglione Omega della Brigata Internazionale, composto in una certa prevalenza da ex-operatori delle forze speciali USA. A est di Chernihiv, nella giornata di sabato i Russi sono entrati a Slavutych trovando una popolazione riottosa su cui le truppe avrebbero usato gas lacrimogeni (non è il primo caso: è accaduto almeno altre 2 volte a Kherson e Melitopol. Vi sono fondati motivi per ritenere questa condotta una violazione dei trattati che proibiscono l’utilizzo di armi chimiche nei conflitti armati). Il giorno successivo, constatata l’impossibilità di aver ragione della situazione, le forze di mosca si sono completamente ritirate dalla cittadina. In ogni caso, aggirandola da sud, e procedendo velocemente fino agli insediamenti di Zolotynka e Yahidne, hanno chiuso l’ultima strada che, a singhiozzo, collegava di tanto in tanto Chernihiv con Kiev. In ogni caso, a Vishneve, circa 20 km a nord di Chernihiv, e quindi quasi 50 km in profondità dietro le linee russe, un deposito di munizione è stato fatto saltare distruggendo anche un importante dispositivo di equipaggiamenti (veicolari e non) per la guerra elettronica situato nelle immediate vicinanze. Ignote ancora le modalità di un simile attacco (si parla variamente di un lancio di TOCHKA-U, un raid di forze speciali, oppure di un attacco partigiano). Se nell’area di Kherson gli Ucraini sono riusciti a riprendere Husarivka, in quella di Sumy sono avanzati su Slavnorod e Krasnopilli, raggiungendo a tutti gli effetti il confine con la Russia. Soprattutto, hanno riconquistato Trostyanets, luogo da cui non solo i Russi avevano recentemente bombardato pesantemente la vicina Okhtyrka, ma su cui potrebbe ancora chiudersi una doppia morsa proveniente sia da Lebedyn che da Boromlya (entrambe ancora in mano ucraina ma parzialmente aggirate dai Russi); questa eventualità creerebbe una definitiva sacca su Sumy. Tutto dipenderà da quanta forza combattiva permarrà nei Russi, visto che appare confermata la cattura a Trostyanets di equipaggiamenti intatti quali T-80, semoventi MSTA-S, BMP ecc., prevedibilmente in procinto di essere immediatamente incamerati della 93ª Brigata Meccanizzata ucraina che ha operato nell’area negli ultimi 5-6 giorni. Da rilevare come, all’atto della conquista, l’unico ospedale dalla cittadina rimasto in piedi (l’altro era stato distrutto giorni fa da un attacco aereo russo) sia risultato minato. A sud di Kharkiv un rinnovato attacco multiplo, più coordinato dei precedenti, sia su Izyum che su Kamyanka sta lentamente mettendo in crisi il dispositivo locale ucraino, ed i Russi avrebbero attraversato in alcuni punti dei corsi d’acqua adiacenti, incluso uno sul fiume Seversky Donets, su cui sono stati gittati 2 ponti. La manovra sta fortemente minacciando di aggiramento le forze ucraine presenti nell’area, dove però sta affluendo la 92ª Brigata Corazzata, nei giorni scorsi responsabile della distruzione di almeno 3 Battle Group russi a Mala Rohan, Vilkhivka, e Husarivka. Nella zona di Severodonetsk (tenuta da 2 Brigate più elementi del Reggimento DONBAS della Guardia Nazionale), la pressione sembra essere ora concentrata su Lysychanksk, colpita non solo dalle solite salve di lanciarazzi multipli, ma persino da un inusuale sbarramento di missili balistici TOCHKA-U. Più a sud, Pokrovsk, Avdiivka e Mariinka continuano a respingere deboli attacchi terrestri pur rimanendo continuamente martellati dall’artiglieria, mentre la vicina Horlivka è stata quasi del tutto abbandonata dagli Ucraini, che non sono riusciti a prevenire la penetrazione di una piccola colonna russa fino all’insediamento arretrato di Panteleimonivka, su cui sta combattendo in queste ore. Parimenti persa risulta Verkhnotoretske, da cui, tuttavia, un ulteriore sviluppo operativo verso Novobakhmutivka è stato arrestato dalle truppe ucraine. A Mariupol, la linea tenuta dai Russi da ovest fino al centro città, e stabilizzatasi attorno alla Chiesa dell’Intercessione, è stata potenziata col 68° Reggimento Corazzato della Guardia (a rinforzo della 810ª Brigata di Fanteria di Marina e della 150ª Divisione Motorizzata), di cui si dovrà attendere o il tentativo di rinnovare la marcia sulle arterie che conducono al porto (avvenuta nei giorni passati, ma sempre rintuzzata), o il ricongiungimento sul fiume Kalmyus con la parte est della città, e in particolare con quegli impianti delle acciaierie Azovstal su cui da giorni insistono le truppe cecene. Una manovra di questo tipo, se di successo, chiuderebbe in una sacca l’intera porzione nord di Mariupol. È il caso di ricordare come, probabilmente, le forze ucraine ivi presenti (oltre al fin troppo citato Reggimento AZOV, una Brigata di Fanteria di Marina, una della Guardia Nazionale, e mezza Brigata di Fanteria) siano, a differenza della città di per sè, in gran parte intatte, con poche dozzine di perdite subite finora (che però hanno riguardato soprattutto gli elementi corazzati di dotazione). Nel sud dell’Oblast di Zaporizha, gli Ucraini hanno riconquistato Huliaiopole, ma è presto per dire se riusciranno a riaprire un gap nella morsa che ivi si era chiusa qualche giorno fa. Nell’occupata Melitopol si è consumato un fallimentare tentativo di riproporre l’altrettanto disastroso referendum di Kherson per mezzo di una finta folla di acclamanti fatta affluire dalla Crimea. Anche in questo caso, la popolazione residente ha stravolto tali piani con dimostrazioni di opposizione. Come in altre aree occupate del sud dell’Ucraina, in città si stanno segnalando sempre più casi di unità della Rosgardya (Guardia Nazionale russa) invitanti la popolazione a denunciare gli elementi “nazisti” delle loro comunità, e ad astenersi dall’esporre simboli “fascisti” (cioè la bandiera Ucraina). Sia a Melitopol che a Berdyansk, comunque, i Russi hanno interrotto le attività dei ripetitori per reti mobili, e anche i segnali televisivi e radio provenienti dalle zone ancora sotto controllo governativo stanno venendo scollegati o disturbati. Risulta inoltre che le scuole stiano venendo riaperte con insegnamenti solo in lingua russa. Nella zona di Kherson, gli Ucraini hanno liberato il villaggio di Novovorontsovka da una colonna russa che, percorrendo la strada costeggiante il Dnipr, stava guadagnando terreno in direzione di Nikopol. Da Mykolaiv, inoltre, la liberazione da parte degli Ucraini di Piervoyske e Kyselivka ha chiuso in una sacca un imprecisato numero di truppe russe al momento risultanti del tutto disconnesse dalle linee “amiche” di Kherson.