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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Crisi ucraina, il video-editoriale del Direttore

Crisi ucraina, è vera de-escalation? Chi ha vinto e chi ha perso? Qual è il ruolo dell'Italia? Nel video-editoriale le risposte del Direttore.

anteprima logo RID Crisi ucraina, gli scenari militari

In queste ore sta aumentando sempre di più l’allarme per una possibile azione militare russa in Ucraina. Ma quali potrebbero essere gli scenari? Mosca ha da questo punto di vista diverse opzioni ed ha dispiegato truppe lungo il confine con l’Ucraina da sud a nord, in particolare in 4 settori. Il primo, nell’obalst di Rostov e nelle aree immediatamente a ridosso delle 2 repubbliche separatiste filo-russe di Donetsk e Lugansk nel Donbass. Qui, sono presenti la 20 Divisione Motorizzata, la 238ª Brigata di Artiglieria e la 150ª Brigata di Artiglieria. Il secondo settore è quello di Vorenezh, più a nord, dove negli ultimi giorni sono arrivate unità della 4ª Divisione Corazzata della Guardia, una delle unità di élite dell’Esercito Russo. Generalmente tale unità è di stanza nell’oblast di Mosca ed opera come riserva strategia. Il fatto che sia stata schierata a ridosso del confine ucraino suggerisce che una delle possibile direttrici principali dell’azione possa svilupparsi proprio da qui per spingersi a sud ed insaccare i reparti ucraini a ridosso del Donbass separatista. Per quanto è possibile apprendere da fonti aperte, al momento in questo settore sono presenti almeno 3 Battle Group della 4ª Divisione Corazzata ed altrettanti della 2ª Divisione Motorizzata, “protette” da almeno un battaglione di missili superficie-aria a medio raggio BUK-M1. A queste pedine bisogna aggiungere almeno un battaglione di lanciarazzi multipli pesanti TOS-M1 e BM-27 URAGAN, più un battaglione di missili balistici tattici ISKANDER-M. Il terzo settore critico, ancora più a nord, è quello di Belgorod dove proprio in questi giorni sono stati dispiegati decine e decine di elicotteri da combattimento Mi-24 e più moderni Ka-52 ALLIGATOR. Il quarto, al confine tra Russia, Bielorussia e Ucraina, è il settore di  Bryansk, dove sono segnalati almeno 10 Battle Group motorizzati, 4 Battle Gorup della 90ª Divisione Corazzata, un battaglione di missili ISKANDER, un battaglione di BM-27 URAGAN ed un battaglione di TOS-1A. Poi, bisogna considerare quanto è stato schierato in Bielorussia nel contesto dell’esercitazione ALLIED RESOLVE e in Crimea. In Bielorussia sono presenti almeno 4 Battle Group motorizzati, un Battle Group corazzato, unità di artiglieria e 2 battaglioni di ISKANDER. Ma sul terriotrio dell’alleato di Mosca sono stati schierati di recente anche caccia pesanti Su-35S e assaltatori Su-25 (almeno 15) ed un robusto contingente di paracadutisti, da sempre le forze di élite dell’Esercito Russo e le unità che “aprono” ogni conflitto, formato da un Battle Gorup della 31ª Brigata d’Assalto Aereo, 2 Battle Group della 76ª Divisione d’Assalto Aereo, 4 Battle Group della 98ª Divisione Aeroportata e 4 Battle Group della 106ª Brigata Aeroportata. In aggiunta, vanno citati anche 2 battaglioni di missili superficie aria a lungo raggio S-400 e 2 battaglioni di missili superficie-aria a corto-medio raggio PANTSRI-S1. Queste forze potrebbero costituire una minaccia per la capitale ucraina Kiev e per le sue retrovie. In Crimea, oltre alla Flotta del Mar Nero, sono di stanza in permanenza la 810ª Brigata di Fanteria di Marina, la 126ª Brigata di Difesa Costiera e l’8° Reggimento di Artiglieria, unità che di recente sono state potenziate con l’invio di diversi battle group motorizzati e di una brigata di artiglieria. Con queste forze, Mosca può minacciare più settori e costringere le Forze ucraine ad “allungarsi” e a presidiare sostanzialmente ogni area del confine con la Russia e con la Bielorussia, dove, come abbiamo visto, la minaccia sulla stessa capitale è tutt’altro che da trascurare. Ma questo non significa che la Russia sia in grado di invadere tutto il Paese. Sempre che ne abbia l’intenzione, infatti, le forze in campo non sono sufficienti per un’eventuale azione così complessa e su larga scala, sopratutto considerata l’ampiezza del territorio in questione e l’ostilità che verrebbe incontrata ad occidente del fiume Dnepr. Più probabile, allora, prevedere delle “finte” per mascherare un’azione maggiormente circoscritta il cui obbiettivo sarebbe mettere in sicurezza Donetsk (sempre sotto il tiro dell’artiglieria ucraina) e prendere il controllo di una parte dell’area ad est del Dnepr – il cosiddetto Donbass occidentale - e di alcuni nodi strategici come la città portuale di Mariupol, le città di Kherson, Kharkiv, ecc. Aree, oltretutto, dove l'ostilità potrebbe essere minore considerando le alte percentuali di russofoni. In questo modo, Mosca potrebbe ampliare il proprio cuscinetto di sicurezza in Ucraina garantendosi allo steso tempo il controllo completo di una regione molto importante sotto il profilo delle ricchezze minerarie. Qualunque sia la decisione di Putin, il tutto inizierebbe con massicci attacchi cyber e di guerra elettronica, e con attacchi in profondità con aerei e missili balistici. Obbiettivi: “allentare” la catena di comando e controllo ucraina, lasciando le truppe al fronte prive di ordini, e indebolire lo sforzo logistico di supporto.

anteprima logo RID Ministeriale, la NATO potenzia il suo dispositivo militare nell’Europa dell’Est

Dalla ministeriale NATO della Difesa, che si sta svolgendo a Bruxelles nel pieno della crisi ucraina, arriva una decisione importante. L’Alleanza Atlantica ha dato il via libera al potenziamento del proprio dispositivo militare sul fronte orientale, lo ha confermato il Segretario Gnerale Stoltenberg che ha affermato: “We have asked our military commanders to provide advice and provide more details on the scale and the scope, including on potential new battlegroups in the East, in the southeast, in Romania, in the Black Sea region”. Nelle prossime settimane avremo i dettagli di ciò che la NATO andrà effettivamente a fare, mentre pare scontato che almeno un nuovo Battle Group, a guida francese, venga dispiegato in Romania. Al momento l’Alleanza Atlantica dispiega 4 Battle Group multinazionali sul territorio dei 3 “baltici” – l’Italia ha una compagnia in Lettonia, Operazione BALTIC GUARDINA, all’interno del Battle Group a guida canadese – e in Polonia. In realtà, già da settimane, per rispondere al dispiegamento russo lungo il confine con l’ucraina, la NATO ha rafforzato la propria presenza militare ad est, con il rischieramento di 3.000 soldati americani – di cui 1.700 appartenenti all’82ª Divisione Aeroportata - in Polonia e Romana.

anteprima logo RID Crisi russo-ucraina e “fronte scandinavo”

 Paradossalmente, il “niet” sorretto dai tank di Putin alla richiesta ucraina di entrare nella NATO, potrebbe portare nell’orbita del Patto Atlantico 2 paesi scandinavi sino ad ora strettamente neutrali, benché idealmente allineati all’Occidente (e già membri dell’Unione Europea). Il crescere nell’ultimo decennio dell’assertività russa anche, e forse soprattutto, nell’area baltica e verso l’Artico sta infatti rafforzando sempre più i rapporti tra NATO, Svezia e Finlandia, dove ormai il dibattito sembra vertere non tanto sull’adesione alla NATO, ma su modalità e tempistiche. Nel frattempo, mentre un nuovo tassello può essere visto nell’acquisizione da parte di Helsinki di ben 64 sofisticatissimi caccia F-35A (che dal 2030 le daranno un inedito vantaggio qualitativo sull’aeronautica russa, rafforzando i legami con gli USA), la Svezia sta intensificando i programmi di riarmo nazionali, avviati col radicale Piano 2021-2025. Un potenziamento ispirato al concetto di “difesa totale integrata” già costruito negli anni ’50, e caratterizzato nelle sue linee guida dall’estensione della coscrizione obbligatoria (già riattivata nel 2017), per portare a quota 90.000 gli effettivi dai 60.000 precedenti, dalla riapertura o modernizzazione di alcune basi come Goteborg, dove viene formato un secondo battaglione anfibio, e dalla ricostituzione delle difese nell’isola di Gotland. Smilitarizzata nel 2007, l’isola è in una posizione chiave per controllare le comunicazioni russe tra San Pietroburgo e l’enclave-piazzaforte di Kaliningrad, e già nel 2018 ne è stato riattivato il comando di guarnigione a livello reggimentale. Il programma di riarmo inoltre prevede di attivare una terza brigata meccanizzata, e una quarta motorizzata rafforzando e integrando i reparti esistenti nelle LIVGARDET che difendono la regione di Stoccolma, creando anche un comando operativo a livello divisionale, integrato da adeguati supporti e artiglieria. Contemporaneamente saranno rafforzate anche la Guardia Nazionale (da riequipaggiare) e Aeronautica e Marina: i piani di espansione prevedono infatti di raddoppiare i gruppi di caccia multiruolo JAS-39 da 3 a 6 (la Upplands Flyflottilj è stata riattivata il 14 ottobre scorso), affiancando i nuovi GRIPEN-E ai C/D modernizzati, e di portare da 4 a 5 il numero di sommergibili operativi. Per questi ultimi, accanto alla costruzione dei 2 nuovi A-26 classe BLEKINGE da completare entro il 2028 è stata deciso l’ammodernamento di tutti e 3 i GOTLAND degli anni ’90. Nel 2021 infine, è stato varato un programma relativo all’ammodernamento/potenziamento delle 5 piccole corvette d’attacco classe VISBY, e alla realizzazione entro il 2026-2030 di 2 più grandi corvette con configurazione multiruolo. Piani che vengono supportati da adeguati investimenti, dopo che la percentuale del PIL impegnato nel settore Difesa era passato dal 3% degli anni ’80 all’1% del 2010. Il programma prevede infatti un impegno di spesa di 8,9 miliardi di euro entro il 2025, con un incremento del 95% rispetto a 10 anni fa, e del 45% dal 2020, quando già erano partiti i primi piani di rafforzamento per affrontare l’aggressività russa, tradottasi in crescenti sconfinamenti di aerei e sottomarini.

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anteprima logo RID Crisi ucraina, il punto della situazione

La notizia più importante di stamani è la visita del Cancelliere tedesco Olaf Scholz a Mosca. Visita preceduta dall'annuncio dato dal Ministero della Difesa russo di una serie di ripiegamenti di truppe dalle aree di confine con l’Ucraina. Il primo passo verso un’effettiva de-escalation? O soltanto una dimostrazione di “buona volontà” per non far fallire prima dell'inizio la missione di Scholz? Lo sapremo a breve. Di sicuro, Mosca non può tirare troppo per le lunghe questo stato di cose. Mantenere un dispositivo militare così ampio in posizioni non stanziali costa e non dimentichiamoci che il Paese è contemporaneamente impegnato in Siria dove sia il “fronte” centrale con l’ISIS sia quello nord-occidentale con Al Qaeda si stanno riaccendendo. Per cui è possibile che Mosca inizi ad allentare la propria morsa su Kiev, proseguendo, seppur lentamente, in una de-escalation. Del resto, alcuni obbiettivi Putin li ha ottenuti. Ha prima di tutto mostrato al Presidente ucraino Zelinsky che una riconquista manu militari del Donbass separatista è impossibile ed all’Occidente che qualunque allargamento della sua sfera di influenza ancora più ad est dovrà essere sempre negoziato con la Russia. Non ultimo, mettiamoci l’impennata del prezzo del gas e del petrolio che certo male non fa gonfiando le casse di Mosca (e quelle personali dello Zar). Dal canto suo, la NATO non ha ufficialmente concesso nulla a Putin mostrando una certa compattezza nonostante le solide partnership strategico-commerciali che legano alcuni suoi membri – Italia e Germania in primis – alla Russia. In più, questa crisi è stata un’utile occasione addestrativa per l'Alleanza Atlantica per affinare procedure e coordinare movimenti di truppe, mezzi e navi. Un ripiegamento di Putin rappresenterebbe inoltre una spinta anche per l’Amministrazione Biden, sopratutto in vista di elezioni di medio termine che si annunciano disastrose. Insomma, alla fine tutti i protagonisti principali hanno comunque portato a casa qualcosa. L’unica eccezione: il Presidente Zelensky. L’ex attore, ai minimi nei sondaggi pre-crisi, ha avuto la riconferma che l’accessione del suo Paese alla NATO non è almeno per i prossimi anni in agenda, e non lo sarà mai finché il fronte del Donbass resterà aperto, mentre, nonostante le smentite, la “finlandizzazione” dell’Ucraina è diventata materia discussione (non ufficiale). E poi c’è la questione – tutt’altro che secondaria – della ridda di notizie di imminente invasione russa, di fonte anglo-americana, che, come dichiarato dallo stesso Zelensky, ha seminato il panico nel Paese. Insomma, il Presidente ucraino sembra più debole di prima, e i suoi nemici interni ne potrebbero approfittare. Infine, l’Italia. Il nostro Paese aveva ed ha tutto da perdere da una guerra e si è adoperato in maniera incessante per favorire il dialogo tra le parti: la compattezza e saldezza della NATO è uno dei fondamenti della nostra politica estera e di sicurezza, ma la Russia è un nostro partner strategico con 22 miliardi di euro l’anno di interscambio commerciale (dati 2019) ed una fetta pari al 43% dell’approvvigionamento di gas. Per cui Putin potrà anche essere antipatico e troppo muscolare, ma finché non si troverà un’alternativa...

anteprima logo RID Crisi ucraina, in azione 3 portaerei NATO nel Mediterraneo. E La Russia risponde con gli incrociatori pesanti

In questo momento nel Mediterraneo stanno svolgendo manovre congiunte 3 portaerei NATO con i rispettivi gruppi da battaglia. Un segnale ben preciso alla Russia nel quadro della crisi ucraina ed un deciso innalzamento del profilo deterrente dell'Alleanza Atlantica nell’area. Le 3 portaerei in questione sono l’americana USS HARRY TRUMAN, la francese CHARLES DE GAULLE e l’italiana CAVOUR. La prima è scortata dai cacciatorpediniere tipo ARLEIGH BURKE, USS GONZALEZ, USS BAINBRIDGE e USS GRAVELY, dall’incrociatore tipo TICONDEROGA, USS SAN JACINTO, e dalla fregata norvegese FRIDTJOF NANSEN; nell’area sono presenti anche i cacciatorpediniere USS COLE e USS JASON DUNHAM e, probabilmente, pure un sottomarino a propulsione nucleare lanciamissili da crociera (SSGN) OHIO ed 1-2 sottomarini d’attacco a propulsione nucleare. La Task Force francese è composta, oltre che dalla DE GAULLE, dal cacciatorpediniere tipo ORIZZONTE, FORBIN, dalle fregate tipo FREMM, ALSACE e NORMANDIE, dall’unità rifornitrice DURANCE e da almeno un sottomarino nucleare d’attacco classe RUBIS. La Task Force della portaerei della Marina Militare CAVOUR, invece, dovrebbe comprendere almeno un cacciatorpediniere ORIZZONTE e una fregata tipo FREMM, più un sottomarino convenzionale U-212A classe TODARO. Un dispiegamento “alleato” di così ampia portata non si ricordava dai tempi della Guerra di Libia del 2011. Dal canto suo la Russia ha attualmente nel Mediterraneo una forza da sbarco composta da 6 navi anfibie – classe ROPUcHA e la più moderna classe IVAN GREN e, sopratutto, 2 incrociatori pesanti da 11.000 t lanciamissili classe SLAVA, MARSHAL USTINOV e VARYAG, ai quali si potrebbe aggiungere il MOSKVA, al momento nel Mar Nero, e il cacciatopedienire tipo UDALOY, VICE-ADMIRAL KULAKOV, e la fregata di nuova generazione tipo ADMIRAL GORSHKOV,  ADMIRAL KASATONOV . Ignoto il numero e la tipologia dei sottomarini russi nell’area, posto che la Flotta del Mar Nero dispone di 6 sottomarini convenzionali lanciamissili KALIBR, tipo 636.6, classe VARSHAVYANKA, che regolarmente vengono distaccati nel Mediterraneo.