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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID Egitto, AL GALALA la prima FREMM ex MM

Si chiama AL GALALA la prima FREMM ex Marina Militare – SPARTACO SCHERGAT – destinata all’Egitto. L’unità sarà consegnata alla Marina del Cairo nelle prossime settimane, mentre l’equipaggio si sta addestrando a Spezia già da quasi 2 mesi (foto Mahmoud Gamal).

anteprima logo RID La Royal Navy e il programma per le fregate Type 31

Un episodio dell'estate 2019 ha richiamato l’attenzione anche dei media generalisti, con ampi resoconti sulla stampa quotidiana e in televisione: il sequestro della petroliera STENA IMPERO, battente bandiera britannica e abbordata mentre navigava nello Stretto di Hormuz, da parte di reparti d’assalto inquadrati nella componente navale della Guardia Rivoluzionaria iraniana, in poche parole, i Pasdaran del mare di Teheran. L’evento ha suscitato una singolare reazione da parte dell’allora Segretario alla Difesa del governo britannico Penelope (Penny) Mordaunt, una delle meteore del Gabinetto guidato da Theresa May e costretta a ultimare il suo breve incarico (2 mesi) quando Boris Johnson si è insediato a Downing Street. In un intervento sul Daily Telegraph, Penny Mordaunt - SottoTenente di Vascello nella Royal Navy Reserve - ha esplicitamente affermato che se negli ultimi 25 anni si fossero costruite tutte le unità militari ritenute necessarie alla Marina Britannica, quest’ultima sarebbe stata nelle condizioni di schierare, adesso, una flotta comprendente almeno 32 moderni cacciatorpediniere e fregate. Penny Mordaunt ha poi ricordato che la scarsità di personale, di pezzi di rispetto e di risorse finanziarie ha costretto alla dismissione di numerose unità, in pratica accusando i governi succedutisi nell’ultimo decennio di aver speso cifre enormi per nuovi progetti e sistemi definiti innovativi e di aver permesso una lievitazione incontrollata dei costi, ottenendo in cambio poche navi da guerra di nuova costruzione, per di più affette da problemi tecnici che ne hanno incrementato i costi di gestione. Come noto, l’ultima edizione della Strategic & Defence Security Review, SDRS - inoltre risalente al 2015 e in attesa dell'edizione 2020 - contiene 2 passaggi chiave, di cui il primo è la conferma che la Royal Navy non può permettersi più di 19 cacciatorpediniere e fregate, in particolare 6 dei primi e 13 delle seconde: una riduzione del 33% in pochi anni, se si considera che la SDRS 2008 prevedeva ben 30 fra cacciatorpediniere e fregate. Il secondo passaggio è più articolato perché considera sia il ritardo del programma per la costruzione delle 6 fregate classe CITY/Type 26, sia l’incremento dei costi, dovuto anche a detto ritardo. Di conseguenza, per giungere alle 13 fregate previste dalla SDRS 2015 si è reso necessario sviluppare e costruire un modello di fregata general purpose (anziché specializzata principalmente per la lotta antisommergibili come le CITY), ma soprattutto finanziariamente sostenibile. Per soddisfare inoltre il requisito dell’export, al nuovo programma era stata attribuita la denominazione Type 31e, protrattasi fino a qualche tempo fa: le scelte maturate nel tempo hanno poi portato nella Royal Navy alla definitiva adozione della denominazione Type 31, sancita nell’autunno 2019 per il programma britannico e usata dove necessario nel seguito di quest’articolo. Strettamente legato a un requisito dell’export per le nuove unità rimasto invariato è il contenuto della National Shipbuilding Strategy, NaSS, un documento governativo formulato nel 2017 e frutto del lavoro congiunto fra il Ministero della Difesa di Londra e l’industria navale militare britannica.

anteprima logo RID Primi dettagli sulle Demo di OCEAN2020

Nell’autunno dello scorso anno, al largo di Taranto, è stata condotta la prima Demo di OCEAN2020 (Open Cooperation for European mAritime awareNess2020), si tratta del più importante progetto europeo di ricerca militare per la sicurezza marittima, realizzato sotto la guida dell’azienda italiana Leonardo. Benché sia passato un po’ di tempo da questi test, solo di recente sono stati divulgati dettagli circa le attività effettuate ed i risultati raggiunti. Ci è parso quindi interessante illustrare quanto fin qui realizzato e quanto resti ancora da fare, stilando un primo bilancio del lavoro svolto fino a questo punto. Come noto OCEAN2020 costituisce l'iniziativa più significativa del primo bando di gara nel settore Difesa emanato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Preparatory Action on Defence Research (PADR). Ricordiamo infatti che, su uno stanziamento complessivo (nel triennio 2019-2021) di circa 90 milioni di euro, ad OCEAN2020 sono riservati 35,5 milioni di euro, pari a quasi il 40% del totale. Nelle intenzioni europee i PADR saranno solo un primo elemento nell’ambito di un più ampio pacchetto di iniziative volte a finanziare i programmi della Difesa. I PADR copriranno infatti le esigenze in tema di ricerca, mentre l'EDIDP (European Defence Industrial Development Programme) è destinato a sviluppo ed acquisizione e, per tale ragione, avrà un valore molto maggiore, 500 milioni di euro. I 2 programmi "anticipano" l'EDF (European Defence Fund) il cui valore è stato ridimensionato ma resta comunque molto "sostanzioso" (oltre 7 miliardi di euro). Tornando ad OCEAN2020 il suo principale obiettivo tecnico/operativo riguarda l’impiego di sistemi unmanned di quasi tutti i tipi (UAV ad ala fissa e ad ala rotante, USV ed UUV) nell’ambito della difesa marittima. Quello dei mezzi unmanned è un settore nel quale, come noto, l’Europa ha un gap capacitivo rispetto agli Stati Uniti (e ad Israele), gap che, naturalmente, si vorrebbe colmare. Tuttavia, il tema forse più importante è quello “politico”: si vuole infatti dimostrare come un gruppo piuttosto eterogeneo di aziende della Difesa (grandi realtà ma anche PMI), insieme ad enti di ricerca e alle Forze Armate stesse, può essere in grado di cooperare in maniera efficace su progetti molto complessi. Un’idea, quest’ultima, fortemente caldeggiata dalla Commissione Europea presieduta dalla Presidente Von Der Lyen che, a questo proposito, ha voluto creare una nuova Direzione Generale per l’industria della Difesa e dello Spazio, nota anche come Directorate-General for Defence Industry and Space. Scopo di questo nuovo Directorate-General è proprio quello di promuovere l’industria delle Difesa in chiave cooperativa: d’altronde tutto l’impianto dell'European Defense Fund (EDF) è strutturato su logiche cooperative. Dunque i PADR (come OCEAN2020), lanciati dalla Commissione Europea (e per i quali l’agenzia di riferimento è l’EDA, European Defense Agency), vogliono proprio dimostrare che molti Paesi europei, con le varie aziende, i diversi enti e le loro università, sono in grado di cooperare in maniera efficace. All’estremo opposto resta sempre il modello nel quale una sola nazione (o un gruppo di pochi Paesi) realizza un sistema che viene adottato, più o meno a “scatola chiusa”, dagli altri partner: una soluzione, quindi, in cui c’è un Paese guida e gli altri che si limitano “a seguire”.

anteprima logo RID COLUMBIA, via alla costruzione dei primi 2 battelli

L’US Navy ha concesso a General Dynamics Electric Boat (GDEB) il contratto, del valore di 9,5 miliardi di dollari, per la costruzione ed i test dei primi 2 sottomarini nucleari lanciamissili balistici, SSBN, COLUMBIA. I COLUMBIA, di cui al momento sono previsti 12 esemplari, rimpiazzeranno i classe OHIO attualmente in servizio.

anteprima logo RID SSNX il nuovo SEAWOLF?

Stanno iniziando ad emergere i primi “dettagli” sul futuro sottomarino nucleare d’attacco dell’US Navy – programma SSNX. Ancora siamo al livello di studi – con il primo milione di euro stanziato nel budget per l’anno fiscale 2021 – ma qualcosa si può già dire. L’SSNX per prima cosa sarà molto diverso dagli attuali VIRGINIA. Sarà più “grosso” ed avrà come compito primario quello di dare la caccia ai sottomarini ed alle navy russe e cinesi. Si parla già di un dislocamento superiore a quello dei VIRGINIA e che potrebbe spinegrsi fino a 12.000 t in immersione, e forse più. Per intenderci un oridne di grandezza simile a quello del battello “speciale” JIMMY CARTER (nella foto) della classe SEAWOLF. Del resto, l’obbiettivo al momento è proprio quello di sviluppare un sottomarino attagliato sui requisiti degli scenari cosiddetti “peer”. E’ possibile anche che non ci saranno moduli di lancio verticali, ma solo tubi lanciasiluri, con un numero di armi che potrebbe essere superiore alle 60, dai cui però potrebbero essere lanciati pure missili land attack e rilasciati operatori delle forze speciali. Molto sviluppate saranno inoltre le capacità d’intelligence e guerra elettronica, nonché quelle di attacco Cyber e Cyber-EW.

anteprima logo RID Da Thales ecco BLUESCAN

Thales ha presentato un nuovo software di gestione delle tracce acustiche battezzato BLUESCAN e dedicato alla lotta antisommergibile (Anti-Submarine Warfare, ASW). Si tratta di un software pensato per essere installato a bordo di unità di superficie e che consente di fondere le rivelazioni sonar di tutti i sensori presenti in area di operazioni. Il BLUESCAN è costruito per lavorare con tutti i sonar presenti nel catalogo Thales, siano essi sonar a scafo (BLUEMASTER, BLUEHUNTER, BLUEWATCHER), sonar a profondità variabile (CAPTAS-4C, CAPTAS-2, CAPTAS-1), sonar attivi (FLASH, C-FLASH), sonoboe (SONOFLASH) e cortine antisiluro trainate (TORPEDO ALERT). Dal punto di vista operativo, BLUESCAN permette di presentare agli operatori un’immagine acustica di insieme che permette agli operatori di decidere rapidamente e in modo informato. In quanto programma di gestione, la suite suggerisce e permette di disporre i sensori a disposizione in posizione ideale per creare uno schermo acustico stratificato nel braccio di mare (o intorno alla formazione navale) che si vuole proteggere. Questo consente anche di mettere sotto pressione gli equipaggi dei sottomarini attaccanti, costretti a cambiare spesso posizione, velocità e piano d’attacco – con un aumento del rischio di essere scoperti. La gestione dello schermo acustico permette inoltre di coordinare le misure anti-siluro, che vengono attivate in modo coordinato dalle diverse unità navali e aeree in teatro. L’utilizzo di BLUESCAN è molto utile in ogni scenario che veda la presenza contestuale di navi, elicotteri e aerei. Ma si renderà indispensabile con la diffusione di USV e UAV sempre più capaci e con sensori di bordo sempre più sofisticati. Un numero crescente di Marine militari studia con attenzione gli approcci distribuiti all’ASW, con sensori montati a bordo di sistemi teleguidati e autonomi. A tal proposito, BLUESCAN possiede già elementi di intelligenza artificiale (AI) che verranno ulteriormente sviluppati prossimamente. L’AI faciliterà lo svolgimento di 3 missioni principali: gestione di grandi quantità di dati nel corso della missione e in fase di analisi post-missione, gestione contestuale di diversi USV, UAV e UUV/AUV e creazione di modelli comportamentali tramite il processo di machine learning (dunque automatizzazione crescente del sistema). Come ben specificato dal personale Thales, la sfida tecnica principale di BLUESCAN è la connettività, ovvero il dialogo continuo e costante tra sistemi diversi in ambienti operativi multipli, spesso appartenenti a generazioni diverse. Per esempio, negli scenari proposti si ipotizzava la collaborazione tra una fregata classe AQUITAINE (dunque sistema legacy), una fregata classe AMIRAUX (sistema futuro), un Breguet ATLANIQUE-2 (sistema di vecchia generazione), un NH-90 CAIMAN, un generico MALE, un generico RUAV, e diversi USV ed UUV – era presente perfino un relais comunicazioni a bordo di un ipotetico dirigibile. Dunque, si tratta di creare un protocollo di comunicazione universale (o perlomeno comune ai prodotti Thales) per le emissioni sonar. Per facilitare la gestione di così tanti dati e la loro trasmissione, l’idea di Thales è di mettere ciascun sensore in grado di eseguire un’analisi preliminare dei segnali sonar per poi inviare all’unità ospite soltanto l’informazione utile in formato sintetico. L’integralità dei dati raccolti verrà comunque stoccata per poter procedere all’analisi post-missione. In operazione, BLUESCAN procederà quindi all’aggregazione delle rilevazioni utili in un’immagine d’insieme e alla sua redistribuzione a tutti gli effector. Il programma è concepito come evolutivo. Il BLUESCAN V1 è una suite che, nella versione V2, permette di aggregare fonti multiple da diversi ambienti operativi. L’obiettivo finale è giungere alla versione V3, ovvero un approccio globale alla sorveglianza acustica che potrà prevedere un articolato centro comando a terra, un server dedicato e un cloud per una completa (e forse continua) situational awareness su vaste aree marittime.

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