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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID Le armi leggere subacquee russe

L’Unione Sovietica prima e la Federazione Russa poi, hanno studiato e sviluppato con continuità un gran numero di armi leggere subacquee. Benché le dottrine di impiego delle Forze Speciali russe in acqua e, soprattutto, sott'acqua si siano evolute in modo analogo a quanto accaduto in Occidente, Mosca ha posto grande attenzione nello sviluppo di questa categoria di armi, un aspetto quest'ultimo unico e originale e che merita senza dubbio un approfondimento. Per capire come mai le realizzazioni sovietiche/russe nel campo delle armi subacquee siano molto più numerose rispetto a quelle occidentali (sostanzialmente limitate alla pistola H&K P-11) è necessario accennare brevemente a ciò che accadde al termine della Seconda Guerra Mondiale. Innanzi tutto, nel corso del suddetto conflitto, l’Unione Sovietica rimase impressionata dai risultati conseguiti dagli affondatori italiani della Decima Mas: anche i Sovietici utilizzarono sommozzatori da combattimento, ma in maniera molto più limitata (e in contesti tattici più che strategici) rispetto a quanto fatto dall’Italia. Come detto, nel dopoguerra, vi furono numerosi episodi che portarono la Russia ad investire nel campo degli “uomini rana”. Ne vogliamo ricordare alcuni, anche se, quasi certamente, furono molto più numerosi. Innanzi tutto, nel 1954, sulla spiaggia prospiciente un sanatorio frequentato dall’élite politica sovietica, vennero rinvenute impronte riconducibili a quelle di sommozzatori o incursori venuti dal mare: un episodio che provocò allarme tra i militari ed i politici e che accelerò la nascita di unità di “sommozzatori da combattimento”. L’anno dopo si verificò l’oscuro episodio dell’affondamento della corazzata NOVOROSSIJSK: la nave, che era in rada a Sebastopoli, colò a picco il 28 ottobre 1955 a causa di una violenta esplosione sottomarina. Ricordiamo che l'unità era l’ex corazzata italiana GIULIO CESARE, ceduta all’Unione Sovietica nel 1949 in conto danni di guerra. La versione ufficiale accreditò l’ipotesi di una mina tedesca (residuato bellico), esplosa accidentalmente sotto la chiglia. Teorie successive, parlarono invece di un sabotaggio effettuato da elementi della Decima MAS per vendicare l’onore dell’Italia; tale operazione, secondo altri, aveva avuto addirittura l’avvallo della NATO. Di certo, i militari sovietici nutrirono questi sinistri dubbi per molti anni. Nel 1956 vi fu poi il famoso “caso Crabb”, relativo a Lionel Crabb, un famoso sommozzatore della Royal Navy arruolato nell’MI6 al termine della Seconda Guerra Mondiale. La notte del 19 aprile 1956 Crabb scomparve durante un'ispezione subacquea della chiglia dell’incrociatore sovietico ORDZHONIKIDZE, ancorato nel porto britannico di Portsmouth durante una missione diplomatica. Pare che Crabb dovesse studiare le eliche della nave oppure installare un sistema di rilevamento. Quattordici mesi dopo, il suo corpo decapitato e senza mani emerse dal mare, dando inizio ad una infinita serie di speculazioni sulla reale identità di quel cadavere e sulla sua fine: un mistero che perdura ancora oggi. Naturalmente, i Russi negarono qualunque legame con la sua morte. Di certo, l’MI6 non era nuovo a questo tipo di “ispezioni” subacquee: nel 1955 lo stesso Lionel Crabb "ispezionò", insieme al collega Sydney Knowles, la chiglia dell’incrociatore russo SVERDLOV, scoprendo dei bow thruster (eliche di manovra) nello scafo, un sistema fino ad allora sconosciuto (e mai riscontrato in precedenza su altre navi dell'URSS).

anteprima logo RID La Marina Tedesca si rinnova

Nel corso della Surface Warship Conference 2021, organizzata in forma virtuale dagli specialisti di Defence IQ, la Marina Tedesca ha delineato buona parte dei propri progetti futuri. In particolare, il Contrammiraglio Christoph Muller-Meinhard, Direcor Materiel, Command and Control Directorate, coadiuvato dal Capitano di Fregata Volkrad Kaphengst, Senior System Engineer Integrate Project Teams, ha illustrato gran parte dei progetti di modernizzazione della Marina Tedesca, soffermandosi soprattutto sulle principali unità da combattimento di superficie ma accennando anche alle componenti subacquea e di supporto. Successivamente, sempre nell’ambito della Surface Warship Conference 2021, un’ulteriore presentazione, sempre a cura di Volkrad Kaphengst, ha approfondito le novità nell’ambito delle unità logistiche e di supporto. Ci pare quindi estremamente utile fare un resoconto di questi 2 interventi che “fotografano” piuttosto bene i progetti di rinnovamento della Deutsche Marine.

anteprima logo RID La Royal Navy punta a droni da portaerei

La Royal Navy sta intensificando gli sforzi per assicurare alle sue nuove portaerei capacità che vadano oltre l’F-35B ed ha lanciato un nuovo studio, il Project VIXEN (probabilmente un riferimento al caccia imbarcato SEA VIXEN degli anni 60’), per velivoli unmanned da impiegare in missioni di strike e rifornimento in volo. Un’altra missione d’interesse è la sorveglianza, magari anche l’allarme radar precoce per un futuro post-CROWSNEST (il sistema radar AEW integrato sugli elicotteri MERLIN HM2). Ovviamente si tratta ancora di un progetto nelle sue fasi embrionali, ma i Comandanti in capo di Royal Navy e RAF hanno congiuntamente dichiarato nel recente passato che imbarcare droni di grandi dimensioni sulle portaerei è qualcosa che vorrebbero realizzare nel giro di 5 anni. Il VIXEN si accompagna al progetto MOSQUITO della RAF, che vedrà un primo dimostratore di loyal wingman volare nel 2023 grazie ad un recente contratto da 30 milioni con Spirit Aero. Il MOSQUITO sarà un velivolo unmanned dotato di sensori ed armamenti e capace di affiancare caccia pilotati, e servirà come prototipo del LANCA (Lightweight Affordable Novel Combat Aircraft), il gregario che la RAF vuole acquisire per affiancare TYPHOON, F-35B e, in futuro, TEMPEST. Non è mai stato definitivamente ed univocamente chiarito se il LANCA sarà effettivamente imbarcabile sulle portaerei classe QUEEN ELIZABETH, nonostante si parli di affiancarlo all’F-35B nell’Air Wing. Essendo le portaerei configurate per velivoli a decollo corto e atterraggio verticale, per imbarcarsi su di esse il LANCA dovrebbe essere, come il VALKYRIE dell’Americana KRATOS, “indipendente dalle piste”, quindi lanciato con l’ausilio di razzi e recuperato con paracadute. Le anticipazioni in CGI del LANCA viste finora suggeriscono in effetti un velivolo privo di carrello, ma le informazioni concrete sono ancora scarse. Alternativamente, sulle navi andranno installati sistemi di supporto per lancio e atterraggio. Il project VIXEN suggerisce forse lo sviluppo di una variante imbarcata parallela, o addirittura di un velivolo separato e di più grandi dimensioni (il ruolo tanker per rifornimento in volo lo imporrebbe). Il 24 febbraio scorso la Royal Navy ha pubblicato una Request for Information relativa ad un sistema di lancio assistito capace di far decollare velivoli pesanti fino ad un massimo di circa 25 t e ad un sistema d’arresto per l’atterraggio per velivoli con una massa minima di 5 t e massima di oltre 21. L’installazione a bordo nave è desiderata già nel 2023, se possibile. Si tratta di requisiti molto ambiziosi, che si avvicinano a quelli tipici di catapulte e cavi d’arresto per portaerei convenzionali. Se si riuscisse a maturare un sistema con simili caratteristiche ma un’invasività a bordo nave ridotta, il risultato sarebbe rivoluzionario. Risultati promettenti erano stati raggiunti negli anni scorsi con i prototipi EMKIT ed EMCAT, catapulte elettromagnetiche sviluppate nel Regno Unito da Converteam, poi acquisita da General Electric per diventare GE Power Conversion.

anteprima logo RID Sugli ZUMWALT missili ipersonici “triple-packed”

L’US Navy ha chiesto all’industria di ricevere delle proposte di opzione per equipaggiare i nuovi cacciatorpediniere DDG-1000 ZUMWALT con missili ipersonici. In particolare, l’obbiettivo è adottare sulle navi degli Advanced Payload Module (APM) in configurazione “triple-packed” per il lancio del missile attualmente in fase di sviluppo Intermediate-Range Conventional Prompt Strike (IRCPS). Quest’ultimo è basato su un grosso booster che accelera secondo una traiettoria balistica un veicolo planante destinato poi a colpire il bersaglio a velocità ipersonica con un profilo di rientro altamente manovrante e imprevedibile. Il glider dell’IRPCS, denominato  Common Hypersonic Glide Body (C-HGB), è sviluppato nell’ambito di una cooperazione con l’US Army che lo impiegherà dal suo  Long-Range Hypersonic Weapon (LRHW). Bisognerà capire a questo punto dove potranno essere installati sugli ZUMWALT gli APM. Forse al posto di uno o di entrambi  Advanced Gun Systems (AGS)  da 155 mm, ancora senza una munizione?

anteprima logo RID Nuovi concetti d'impiego per i PPA-L

Con il varo del terzo PPA, il primo in variante Light Plus dopo i primi 2 in variante Light, il programma per i nuovi Pattugliatori Polivalenti d’Altura della Marina Militare è entrato nel vivo. Con il mutamento degli scenari, il proliferare delle bolle A2/AD e, più in generale, dei contesti a più alto contrasto militare è quanto mai necessario ripensare e rimodulare i concetti operativi e d’impiego dei PPA, in particolare dei PPA-L. Questi ultimi sono unità dotate esclusivamente di armamento artiglieresco – cannone da 76 mm SOVRAPONTE e cannone da 127 mm LW VULCANO – e sono concepiti per compiti di sicurezza marittima, polizia di alto mare e per operazioni di risposta a disastri o calamità naturali. Tuttavia, in virtù della loro polivalenza e grazie alle aree modulari in coperta a centro nave e a poppa sotto il ponte di volo, i PPA-L potrebbero essere facilmente riconfigurati anche per operare in contesti più complessi ed a più alta densità di minaccia. Prima di tutto, si potrebbe pensare all’installazione di un sistema sup-aria a corto-medio raggio come l’ALBATROS-NG, che ne garantirebbe la protezione a costi relativamente bassi. Peraltro il sistema può contare pure su una semplicità e flessibilità installativa notevole, a tutto vantaggio della salvaguardia degli spazi a bordo nave. L’area modulare in coperta a centro nave, invece, potrebbe essere utilizzata per ospitare soluzioni shelterizzate per missili antinave leggeri come il MARTE ER oppure rampe per il lancio di loitering munitions o remote carrier. Questi sistemi potrebbe essere equipaggiati tanto con testate, per farli operare in modalità suicida, oppure con sensori ISR ed EW o, ancora, potrebbero semplicemente operare come esche per confondere i radar avversari. Per quanto riguarda l’area modulare poppiera, questa potrebbe essere configurata per il lancio di RHIB per incursori o di USV equipaggiati con moduli ASW, AsuW, EW, ecc. Da questo punto di vista, dunque, il PPA-L potrebbe essere impiegato anche come nave madre per il coordinamento di assetti non pilotati e di attacchi a sciame. Ma le combinazioni, proprio grazie alla flessibilità dei PPA, sono veramente tante. Di tutto questo parleremo in maniera più approfondita su RID 5/21.

anteprima logo RID TESEO EVO, firmato il contratto

Dopo il via libera parlamentare è finalmente arrivata anche la firma sul contratto tra MBDA Italia e l’Amministrazione Difesa per lo sviluppo, l’integrazione e la qualifica del nuovo missile antinave pesante, con capacità di light strike secondaria e di attacco a bersagli terrestri, TESEO MK2/E, noto anche come TESEO EVO. Si tratta di una prima fase, del valore di 150 milioni di euro, alla quale seguirà una seconda fase per valorizzare ulteriormente l’ordigno, acquisire un certo numero di esemplari ed un pacchetto di supporto logistico decennale. Il TESEO EVO equipaggerà in seno alla Marina Militare i nuovi cacciatorpediniere DDX e andrà in refit pure sulle fregate FREMM, e potrebbe equipaggiare anche i PPA-F che hanno la relativa predisposizione. Approfondimenti e dettagli su RID 5/21.

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