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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID Sei portaerei leggere per l’US Navy?

Dopo alcuni dettagli sul 2045 Future Naval Force Study anticipati dal Segretario alla Difesa Mark Esper, anche in CNO (Chief of Naval Operations) Michael Ghilday è tornato sull’argomento della futura composizione della flotta confermando che l’US Navy sta studiando l’opzione di acquisire fino a 6 nuove portaerei leggere. In attesa che lo studio esca formalmente, il CNO ha precisato però che le nuove portaerei leggere non dovranno essere considerate dei sostituiti delle super-carrier a propulsione nucleare, ma qualcosa di complementare. Le prime dovranno concentrarsi soprattutto su compiti IRS&T (intelligence, Surveillance, Reconnaissance and Targeting), mentre le seconde su compiti di strike a lungo raggio. L’obbiettivo è infatti distribuire le missioni su più piattaforme ed offrire al nemico più linee di attacco complicandone e mettendone in crisi il targeting. Al momento non ci sono dettagli circa i requisiti di queste nuove unità. Si parla di una configurazione tipo le prime 2 unità classe AMERICA – LHA senza bacino allagabile – ma anche di un potenziale nuovo design. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, c’è da registrare l’interesse che negli Stati Uniti, in ambienti non istituzionali, ovvero non ufficialmente legati all’US Navy, sta suscitando il design della portaeromobili polivalente TRIESTE della Marina Militare.

anteprima logo RID CAVOUR, slitta la crociera negli USA

La crociera operativa della portaerei della Marina Militare CAVOUR negli Stati Uniti, prevista per il prossimo mese, è slittata alla primavera 2021. La nave si sarebbe dovuta recare negli USA per imbarcare gli F-35B della MM, al momento 2 esemplari, che stanno supportando presso la base dei Marines di Beaufort l’addestramento di piloti e tecnici della Marina, e condurre una campagna di test a bordo con i velivoli. La pandemia globale da COVID 19 ha però consigliato al momento di posticipare il tutto in attesa di tempi migliori. Peraltro, la sorte del quarto esemplare STOVL (BL-4) per le FA italiane, di prevista consegna entro quest’anno, non è ancora chiara, dopo che i primi 2 sono stati assegnati alla MM ed il terzo all’AM. L’aereo dovrebbe in teoria andare alla Marina, mentre il quinto all’AM, e ciò consentirebbe nella prossima primavera al CAOVUR di operare per le qualifiche con un primo nucleo di 3 velivoli in vista dell’ottenimento di una capacità operativa iniziale che a questo punto potrebbe essere posticipata anche al 2024-2025, ma sul punto non ci sono ancora conferme al riguardo.

anteprima logo RID Turchia, la ANADOLU diventa drone carrier?

La nuova portaeromobili ANADOLU della Marina Turca, attualmente in allestimento in vista della consegna prevista per il 2021, potrebbe essere equipaggiata con UAV al posto degli F-35B. Dopo la sospensione della Turchia dal programma F-35, infatti, si è posto il problema di come ottimizzare l’impiego dell’unità che, non dimentichiamo, è dotata di skijump per consentire, appunto, l'operatività con gli F-35B. Una soluzione, come appurato da RID (si veda per maggiori dettagli il numero di novembre in edicola a fine ottobre), potrebbe essere proprio l’impiego di droni imbarcati. A tal proposito non dimentichiamo che in Turchia esiste un’azienda specializzata nella progettazione e produzione di UAV, la Baykar, famosa per gli ormai ben noti UAV tattici BAYRAKTAR TB2, usati in tutti gli attuali conflitti, dalla Siria, alla Libia passando per il Nagorno Karabakh, e che sta sviluppando pure il super-MALE BAYRAKTAR AKINCI, di cui entro l’anno è attesa la consegna del terzo prototipo. Ecco perché gli Ammiragli turchi stanno puntando o ad un UAV imbarcato derivato da questi 2 modelli – più verosimilmente dal primo in quanto più leggero e meno complicato – o ad una macchina nuova, pensata ab initio per operare da una nave, la ANADOLU, che senza F-35B rischia di diventare una “mezza portaerei”, ma che potrebbe così trasformarsi in un’unità polivalente porta-elicotteri e porta-droni.

anteprima logo RID Nuove navi e sottomarini per l’US Navy

In attesa delle decisioni ufficiali dell’US Navy, il Segretario alla Difesa Mark Esper ha svelato alcuni dettagli dello studio dell’Office of the Secretary of Defense denominato Battle Force 2045 annunciando che nel 2045 l’US Navy dovrà avere una forze di ben 500 navi e di 350 attorno al 2035. Di queste, ben 140-240 saranno non pilotate – tanto di superficie quanto subacquee – 60-70 saranno Small Surface Combatants, rispetto alle 52 previste attualmente (tra LCS e FFGX), 50-60 saranno quelle anfibie, rispetto alle 38 attuali da tabella organica, e 70-90 saranno unità logistiche, rispetto al requisito corrente di 32. A ciò bisogna aggiungere che i sottomarini nucleari d’attacco dovranno crescere fino ad 80 esemplari, dai 51 attuali, e lo sviluppo di un nuovo SSN – programma per adesso denominato SSNX – il cui focus principale sarà il contrasto alle minacce più sofisticate di un avversario “peer” e, dunque, unità di superficie maggiori e sottomarini. Una rivoluzione, insomma, rispetto alla composizione attuale della flotta, tutta sbilanciata verso l’alto e, in particolare, verso i gruppi da battaglia portaerei e le unità di superficie maggiori, considerando pure che l’US Navy sta pensando di rinunciare a 2-4 portaerei a propulsione nucleare e di acquisire 4 nuove portaerei leggere a propulsione convenzionale o, come invece sembra emergere adesso, di riconvertire una parte delle unità d’assalto anfibio classe AMERICA in portaerei leggere. Ulteriori dettagli e approfondimenti su RID 11/20.

anteprima logo RID Cinquecento navi e oltre per l'US Navy

Stanno iniziando a filtrare le prime indiscrezioni circa la revisione della struttura delle forze dell’US Navy condotta dal Pentagono in questi mesi. Ancora le raccomandazioni finali non sono state sottoposte al Segretario alla Difesa Mark Epser, ma si parla di una futura flotta composta da un numero di unità compreso tra 480 e 530, con una robusta aliquota di unità non pilotate o a pilotaggio opzionale, sia di superficie che subacquee. Una vera e propria rivoluzione, insomma, considerato che gli studi commissionati dal Pentagono immaginano anche una riduzione delle super-portaerei da 11 a 9, una significativa riduzione delle navi anfibie tradizionali e il procurement di 4 portaerei leggere a propulsione convenzionale. A ciò bisogna aggiungere l'acquisizione di 20-30 Light Amphibious Warship per i Marines ed il rafforzamento della componente logistica con l'acquisizione di nuove unità “piccole” derivate dagli OSV (Offshore Supporto Vessel). Dettagli e approfondimenti su RID 11/20.

anteprima logo RID Royal Canadian Navy: la sfida del futuro

La Marina Canadese ha superato i 110 anni di vita, essendo nata nel 1910 quale forza navale (Naval Service of Canada) del Dominion britannico, stato sovrano (sotto la corona inglese) dal 1867. Nel 1911 divenne la Royal Canadian Navy, distintasi nelle battaglie dell’Atlantico dei 2 conflitti mondiali, e quindi prezioso strumento della forza antisom NATO durante la Guerra Fredda. Impegni che hanno inciso profondamente nell’attuale struttura della Marina Canadese. Nel 1968, al termine di un radicale processo di riorganizzazione interforze dell’apparato militare nazionale, la componente navale - ora “integrata” - prendeva la denominazione di Maritime Command (MARCOM ). Il 16 agosto 2011, tuttavia, per sottolineare spirito e tradizioni della forza navale canadese il Governo ha riesumato la vecchia denominazione di Royal Canadian Navy (1). Un ritorno però più al futuro che al passato: lo spirito interforze che segna profondamente da oltre mezzo secolo il mondo militare canadese non viene messo in discussione (dal ‘75 infatti la stessa componente aeronavale è gestita dalla Royal Canadian Air Force), mentre proprio nel 2012 la connotazione joint è stata rafforzata dalla nascita del Canadian Joint Operations Command (CJOC), che integra in 6 task force regionali le varie componenti delle Forze Armate nazionali. Di queste, 2 sono a guida “navale”: ossia la Joint Task Force Pacific, con base a Victoria, nella Columbia britannica, e il doppio cappello del comando della flotta del Pacifico; e la Joint Task Force Atlantic di Halifax, nella Nuova Scozia, sede delle forze navali canadesi in Atlantico. Più composita la Joint Task Force North, attivata in maniera autonoma nel 2006 sulle ceneri della Canadian Forces Northern Area (CFNA), esistente dal 1970, e che il profilarsi di nuovi scenari (legati alle conseguenze dei cambiamenti climatici) e il riaffacciarsi della minaccia russa nella regione artica, riempiono di nuovi significati; sebbene per il momento i reparti inquadrati nella JTF-N siano incentrati su fanteria leggera, ranger artici, e aerei da collegamento e supporto logistico.

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