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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID Taiwan presenta la sua unità "carrier killer"

Il Presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, partecipando alla cerimonia per il suo ingresso in servizio nella base di Su’ao, sulla costa orientale dell’isola, ha orgogliosamente presentato l’unità TA CHIANG, gioiello della cantieristica nazionale taiwanese. 

anteprima logo RID In servizio la prima unità per il tracciamento degli ICBM e satelliti indiana

L’India ha annunciato di aver immesso in servizio la sua prima unitá navale responsabile del tracciamento di satelliti e dei missili balistici intercontinentali (ICBM). 

anteprima logo RID L’Australia chiude la cooperazione con la Francia per i sottomarini e punta al nucleare

Un disastro annunciato, ampiamente previsto su queste colonne. L'Australia ha ufficialmente chiuso la cooperazione con la Francia per l’acquisto di 12 nuovi sottomarini convenzionali derivati dagli SSN nucleari BARRACUDA/SUFFREN. Giunge così al termine la più ambiziosa operazione di procurement della difesa australiana (peraltro impegnata anche su altri fronti costosi, dalle nuove fregate agli F-35) che prevedeva nell’arco di 3 decenni di raddoppiare la flotta subacquea della RAN. Adesso Canberra dovrà pure pagara miliardi di dollari di penali. Il programma presentava sin dall’inizio problemi di ogni tipo: l’acquisto di un battello sulla carta derivato da un design di un sottomarino nucleare francese in sviluppo, la scelta di un CMS americano abbinata all’integrazione di un'azienda australiano-americana, gli enormi limiti di manpower della cantieristica locale – priva delle risorse tecniche, ingegneristiche e industriali per gestire programmi così complessi – e, non ultima, le difficoltà di relazione tra la componente locale e quella francese. Insomma, le premesse per il disastro c’erano tutte – già i più modesti COLLINS erano stati un bagno di sangue – e questo è quanto puntualmente si è verificato. Lo stesso programma per le fregate Type 26 si sta dibattendo in problemi analoghi, con ritardi ed incremento di costi. Ma la perseveranza di Canberra non ha limiti e, contestualmente alla chiusura con Parigi e Naval Group, è stata annunciata l’intenzione di dotarsi di “almeno” 8 sottomarini d’attacco a propulsione nucleare (SSN) nell’ambito di una nuova cooperazione strategica con USA e UK, denominata AUKUS. Il primo passo in questa direzione è il lancio di un'iniziativa per la valutazione della fattibilità del progetto, della durata prevista in un anno e mezzo. Il Primo Ministro australiano, Scott Morrison, ha già annunciato che questi nuovi SSN, che saranno equipaggiati solo con aermamento convenzionale, saranno realizzati nel cantiere di Adelaide. Con queste premesse si annunciano nuovi disastri e tempistiche bibliche. Ad oggi, l’Australia è completamente priva di un'infrastruttura industriale per la realizzazione e gestione di sottomarini a propulsione nucleare. Questa andrebbe realizzata ex novo con decine e decine di miliardi di dollari di investimenti e l’importazione in Australia di risorse tecniche ed ingegneristiche di cui il Paese scarseggia. Ricordiamo, infatti, che l’Australia è un Continente di soli 25 milioni di abitanti. Canberra dovrebbe dunque commisurare un po' meglio le sue ambizioni alla sua reale dimensione umana e industriale, ed imbarcarsi in programmi fattibili, “accontentandosi”di colmare eventuali gap con acquisizioni off-the-shelf mirate.

anteprima logo RID Taiwan, il budget 2022 si concentra sulla difesa aeronavale

Col budget appena varato dal Ministero della Difesa per l’anno 2022, Taiwan focalizza l’attenzione su assetti aerei e navali, cui va una bella fetta degli oltre 17 miliardi di dollari proposti per il procurement. 

anteprima logo RID Inizio lavori per la prima corvetta ADA turca destinata all’Ucraina

Il 7 settembre è stata impostata la prima di 2 corvette stealth derivate dal progetto turco ADA/MILGEM ordinate dall’Ucraina. L’unità, la cui lavorazione è iniziata ad aprile nei cantieri turchi RKM Marine, dovrebbe essere consegnata all’Ucraina nel 2023 per completare l’allestimento presso il polo nazionale STM Okean di Mykolaiv, con operatività prevista nel 2024, benché sui tempi ci siano ancora margini di incertezza, così come per il numero finale di unità. L’accordo di cooperazione firmato nel 2020 da Turchia e Ucraina, e che riguarda anche altri sistemi d’arma (come UAV TB-2 BAYRAKTAR da luglio in consegna alla Marina Ucraina), comprendeva infatti un pacchetto di 4 corvette derivate dalle ADA, 3 delle quali interamente da realizzare a Mykolaiv. Nelle settimane scorse tuttavia funzionari della Difesa ucraina e fonti stampa hanno lasciato trapelare che il contratto – del valore stimato in 200 milioni di euro, variabile a seconda della configurazione finale del sistema di combattimento – riguarda per ora solo 2 unità lunghe quasi 100 m, e con una velocità di 29 nodi. Le unità dovrebbero essere equipaggiate con missile antinave (HARPOON, dato come prescelto, NMS o ATMAKA della Roketsan), un modulo VLS, assente sinora dai rendering, per VL-MICA sup/aria, cannone SR da 76/62 mm di Leonardo, CIWS MILLENNIUM da 35 mm Rheinmetall-Oerlikon e un impianto binato remotizzato da 12,7 mm Aselsan STAMP, associati a radar 3D e sofisticati apparati di tiro e contromisure. La difesa antisom è affidata a 2 impianti binati per siluri MU-90, sonar a scafo ed elicottero con hangar e ponte di volo impiegabili anche da UAV. Configurazioni non completamente congelate, come accennato, al pari del numero finale di navi, anche a seconda della disponibilità economiche di un paese ancora in difficoltà e col conflitto nel Donbass filo-russo in corso. Le nuove unità dovranno infatti modernizzare le capacità difensive nazionali in Mar Nero, per ora incentrate su una vecchia corvetta tipo KRIVAK-III del 1993 e una decina tra pattugliatori e cannoniere (comprese le moderne ma piccole GURZA-M nazionali in costruzione a lotti) di limitato valore bellico.

anteprima logo RID I democratici americani snobbano la portaerei cinese Type 003

Alcuni ambienti Democratici “gettano acqua sul fuoco” riducendo le preoccupazioni del pubblico americano relative agli sviluppi dei cantieri navali cinesi, in particolare nell’ambito delle portaerei, e snobbando le nuove Type 003, di cui si prevede l’ingresso in servizio nel 2025. Secondo quanto dichiarato da alcuni rappresentanti della Foundation for Defence of Democracies, la nuova portaerei cinese, nonostante costituisca un’importante testimonianza dello sviluppo tecnologico raggiunto dalla Cina e le sue Forze Armate, non rappresenta una nuova minaccia, o un “game-changer”, per l’US Navy, nel delicato scacchiere del Pacifico. Non preoccupano quindi le tecnologie che verranno imbarcate sulla nuova portaerei cinese che, secondo quanto anticipato da molti servizi d’informazione asiatici, riguarderanno in particolare i sensori e i sistemi soft e hard kill di guerra elettronica e protezione della piattaforma. A questi si aggiungerà un moderno sistema di lancio dei velivoli imbarcati di tipo Catapult Assisted Takeoff But Arrested Recovery (CATOBAR) che, ad oggi, solo Francia e Stati Uniti posseggono. Come sottolineato dal Ministro della Difesa di Taiwan, queste nuove capacità permetteranno alla Marina Cinese di proiettare le sue forze ben oltre la “first island chain”, la zona dell’Oceano Pacifico che si estende dalla penisola di Kamchatka fino a quella della Malesia, includendo delicate aree che sono sotto la forte influenza statunitense come Taiwan, le Filippine e Singapore. Attualmente la Marina Cinese opera con 2 portaerei che utilizzano un sistema STOBAR, o Short Takeoff But Arrested Recovery, basato su uno skijump che garantisce il decollo dei velivoli senza la necessità di utilizzare catapulte, a vapore o magnetiche. Tale sistema però pone significative limitazioni relative al peso dei velivoli, con ripercussioni sia sul carico utile che sulla quantità di carburante imbarcabile, e quindi sull’autonomia operativa dei velivoli.

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