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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID Anche la Grecia per le corvette europee

Dopo mesi di rumors adesso è ufficiale: la Grecia è entrata nel programma PESCO per lo sviluppo delle nuove corvette europee, EPC (European Patrol Corvette). La bandiera greca, infatti, è comparsa accanto a quella dell'Italia e della Francia sul sito ufficiale della PESCO. Il progetto, come noto, è guidato dall'Italia e prevede lo sviluppo di un prototipo di una nuova corvetta modulare da 3.000-3.500 t di dislocamento, e con un armamento tale da consentirne l'utilizzo anche in scenari a più alto contrasto militare.

anteprima logo RID Le “capacità subacquee nazionali”

Lo scorso autunno, presso la sala conferenze “Paolo Caccia Dominioni” di Palazzo Guidoni a Centocelle (Roma), la Direzione degli Armamenti Navali (NAVARM), sotto l’alto patrocinio del Segretariato Generale della Difesa (SEGREDIFESA), ha organizzato un Seminario sulle capacità industriali nazionali nel campo della subacquea. Tale evento, che è stato coordinato dalla Federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza (AIAD), ha rappresentato l’occasione per presentare le attività delle aziende italiane del comparto ed ha costituito un’importante giornata di approfondimento sui progetti futuri in campo subacqueo, un settore caratterizzato dal fatto di essere particolarmente difficile e complesso e perciò ricco di contenuti tecnologici d’avanguardia. Un’iniziativa, quella del “Seminario sulle capacità delle aziende della subacquea in campo nazionale”, che ha visto la presenza del Sottosegretario di Stato alla Difesa, On. Angelo Tofalo e del Segretario Generale della Difesa/Direttore Nazionale degli Armamenti (SGD/DNA), Generale di Corpo d’Armata Nicolò Falsaperna, del Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio di Squadra Giuseppe Cavo Dragone, del Vice SGD/Vice DNA, Ammiraglio di Squadra Dario Giacomin, del Segretario Generale dell'AIAD, Carlo Festucci e di numerose autorità militari e civili. Queste ultime erano soprattutto rappresentate delle aziende (di un mondo industriale che spaziava dalle grandi realtà, come Fincantieri e Leonardo, fino alle piccole aziende, passando per le medie imprese) e dagli esponenti del mondo accademico. Per quanto riguarda le università certamente degni di menzione erano il Centro interuniversitario di ricerca di sistemi integrati per l'ambiente marino (Interuniversity Center of Integrated Systems for the Marine Environment, ISME), con i suoi numerosi progetti in campo subacqueo (ed il coinvolgimento dei 9 poli universitari associati), l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico (ENEA), oltre a numerose altre realtà universitarie (tra cui segnaliamo gli Atenei di Genova, Pisa e Trieste).

anteprima logo RID In servizio il primo incrociatore cinese Type-055

A meno di un mese dalla consegna della SHANDONG, prima portaerei indigena cinese, entra in servizio nella PLAN anche il primo dei super-caccia da difesa aerea Type-055 (classe RENHAI per la NATO), il NANCHANG. L’unità, varata il 28 giugno 2017, prima di una classe di 8, suddivise in 2 gruppi e in costruzione dal 2014, rappresenta infatti una netta evoluzione rispetto ai già validi caccia antiaerei Type-052C/D, considerati gli “AEGIS del Dragone”. I NANCHANG si presentano infatti come grandi unità – non a caso definite anche incrociatori – lunghe 183 m e con un dislocamento a pieno carico stimato in circa 13.500 t: dimensioni generose, ma applicate ad un’avanzata architettura stealth, che consentono di imbarcare una poderosa panoplia di armi e sensori, comprendenti, almeno per la prima serie di 4 unità, 2 “cittadelle” di moduli VLS per missili sup/aria HQ-9 e HQ-16, antinave YJ-18 e YJ-62, e cruise/land-attack CJ-10, oltre a sistemi antisom integrati dalla possibilità di imbarcare 2 elicotteri medi, nonché 2 impianti SAM a corto raggio HQ-10. L’artiglieria comprende un cannone da 130 mm H/PJ-38, che sarà poi sostituito con un modello rail-gun, oltre a impianti CIWS e 2 lanciasiluri ASW.

anteprima logo RID DAMEN vince la gara per le MKS180 tedesche

L’azienda olandese Damen si è aggiudicata la gara per le fregate multiruolo MKS180 della Marina Tedesca. Il programma prevedeva la costruzione di 4 unità pensate per il Forward Basing lontano dalla madrepatria per cicli operativi di 2 anni. Nel 2015, infatti, il programma era partito con un budget di 3,5 miliardi di euro per 4 navi e 2 opzioni, ma ora si prevede di comprare subito tutte e 6 le unità, che saranno più pesantemente armate delle controverse F-125, includendo capacità ASW e AAW. Per le MKS180 si è arrivati a prevedere un dislocamento fra 9.000 e 10.000 t per una lunghezza di 155 m o più, con un design simile a quello delle F-125 ma evoluto e completato con un numero da definire di pozzi MK41 per missili superficie-aria “a medio raggio”. Il design integra spazi per moduli di missione e per un nucleo imbarcato di 70 elementi in aggiunta a circa 110 membri d’equipaggio. In gara erano rimasti solo in 2, Damen, in cooperazione con Blohm & Voss e Thales, e il team composto dalla holding GNY, German Naval Yards, e da Thyssen-Krupp, con la sua sussidiaria Marine Systems (TKMS). TKMS era stata originariamente a capo di un terzo team, insieme a Lürssen, ma nel 2018 la loro proposta era stata respinta. Nell’agosto dello stesso anno, TKMS aveva trovato accoglienza presso GNY come sub-contractor per il progetto. Per TKMS e quindi di fatto per il settore tedesco della costruzione di grandi unità militari di superficie, la vittoria di Damen è un durissimo colpo. Thyssen-Krupp ha già ripetutamente cercato di disfarsi di TKMS negli anni scorsi, e questa sconfitta potrebbe riaprire la ferita. Damen, per parte sua, promette di costruire le unità nel cantiere Blohm & Voss di Amburgo, garantendo anche lavoro ad altri cantieri del gruppo Lürssen, di cui Blohm & Voss è diventata sussidiaria nel 2016. L’azienda si impegna anche a spendere circa l’80% del valore del contratto in Germania. Il Governo ora prevede che, fatti salvi ritardi dovuti ad azioni legali dei concorrenti o altri problemi nella negoziazione, si possa formalizzare il programma già in primavera. Controversie e scontri politici paiono inevitabili viste le nubi che si formano all’orizzonte per il futuro del cantiere TKMS di Kiel. La battaglia in Parlamento e nei tribunali sarà tutta combattuta sul coinvolgimento delle aziende tedesche.

anteprima logo RID Gli aspetti navali della crisi Iran-Usa

E’ da quasi 30 anni, dalla fine della guerra con l’Iraq del 1980-1988, che Teheran si prepara a colpire nel Golfo Persico e nel vitale choke-point dello Stretto di Hormuz, impiegando anche in uno scenario aeronavale tattiche di guerra asimmetrica e ibrida. Negli anni ’70 lo Scià aveva avuto ambizioni alturiere, per una flotta sino a quel momento negletta, rispetto ai giganteschi programmi di potenziamento avviati per Esercito e Aeronautica: mentre i suoi quadri venivano accuratamente preparati nelle accademie occidentali (Livorno in testa), super cacciatorpediniere dagli Stati Uniti, fregate e sommergibili tedeschi, unità leggere d’attacco francesi erano nella lista della spesa dell’allora Impero persiano. Programmi poi cancellati – con l’eccezione delle FAC tipo COMBATTANTE francesi – dalla caduta di Reza Pahlavi, nel 1979. La flotta iraniana affrontò così la guerra degli anni ’80 con rugginosi residuati bellici, e con un pugno di unità moderne, gradualmente affiancate da mezzi di fortuna e tattiche asimmetriche messe in campo dalla componente navale dei Pasdaran. Ed è lungo questa linea che la capacità di interdizione navale iraniana si è sviluppata, dagli anni ’90. Da un lato, sfruttando al massimo gli assetti tradizionali esistenti nella componente di superficie, con le 3 sole fregate leggere classe ALVAND (una quarta è stata affondata dalla US Navy nel 1988) e le 2 corvette classe “Bayandor”; navi degli anni ’60-‘70, benché ammodernate con missili ed elettronica cinese. Dal 2010 sono così state completate 2 o 3 fregate leggere classe JAMARAN, derivate dalle ALVAND: (una delle quali perduta per incidente nel 2018, ma forse riparabile), mentre altre 4 o 5 sono in costruzione o pianificate, compresa una versione più grande con capacità potenziate. Da anni si parla poi della costruzione di una classe (KHALIJ-E FARS) di cacciatorpediniere ottimizzati per la difesa antiaerea e di forte tonnellaggio, anche se i dati restano incerti, e potrebbero riferirsi solo a una grande unità multiruolo, comando e addestrativa; le agenzie di stampa iraniane tendono sempre a esagerare le caratteristiche del naviglio nazionale, e anche le piccole fregate (classificabili come corvette) vengono spesso indicate quali cacciatorpediniere; e queste unità servono più che altro a mostrare la bandiera. E’ nel rafforzamento della sua flotta subacquea con prodotti indigeni e insidiosi, che Teheran sta investendo, affiancando ai 3 KILO Type-877EKM degli anni ’90 ammodernati di recente, un paio di battelli “medi” classe BESAT (in costruzione dal 2015), i 4 costieri tipo FATEH – col primo operativo dal 2019 - , più una trentina di minisommergibili tipo GHADIR e YUGO, parte costruiti in Corea del Nord, parte localmente. C’è poi il “pulviscolo di microbi” che sarebbe piaciuto all’Ammiraglio Aube, teorico della Jeune École di fine ‘800, che alle più tradizionali FAC vecchie e nuove (comprese 9 COMBATTANTE/KAMAN realizzate localmente, mentre le 7 superstiti della flotta imperiale sono state modificate), negli ultimi 20 anni ha affiancato centinaia di unità leggere d’attacco superveloci e di dimensioni ridotte, super manovrabili, di progettazione o costruzione cinese, nordcoreana, ma anche occidentale (si pensi alle vedette della FB Design di Annone realizzate proprio a cavallo tra anni ’90 e 2000). Mezzi caratterizzati da varie soluzioni innovative – idrogetti, scafo a catamarano, in alluminio e leghe speciali – capaci di raggiungere i 50 o 60 nodi, armati con missili leggeri antinave, siluri, lanciarazzi anticarro, capaci di rilasciare mine o dotati di blindature in kevlar: più che adatti a lanciare attacchi “a saturazione” (in collaborazione con aerei, droni e sommergibili) contro navi mercantili o militari nelle ristrette acque di Hormuz. In questi “sciami” si trovano sempre più anche unità autonome sucide, impiegate non a caso pure dai proxi Houthi in Yemen. D’altra parte, non va dimenticato che l’Iran si addestra a questi scenari da quasi 20 anni, che ha rielaborato le negative esperienze della guerra contro l’Iraq (e gli scontri sostenuti con conseguenze disastrose con la US Navy nel 1987-1988), e che nelle guerre in Libano del 2006, e nello Yemen dal 2015, ha indirettamente fatto pratica. Già gli Hezbollah avevano colpito 14 anni fa una sofisticata corvetta israeliana con missili NOOR/C-802 e tecnologie sino-iraniane. Gli Houthi, addestrati ed equipaggiati da Teheran, hanno impiegato contro i moderni assetti navali della coalizione araba barchini esplosivi, droni, mine di vario modello, batterie missilistiche costiere, cogliendo diversi successi, e attaccando anche il naviglio mercantile, in uno scacchiere (lo stretto di Bab el-Mandeb) che ha caratteristiche simili a quello di Hormuz; sebbene – anche questo va sottolineato - tutti gli attacchi portati a naviglio americano siano stati respinti. Fuori dal Golfo Persico, le navi iraniane in battaglia avrebbero vita tanto agitata quanto breve; ma nel cortile di casa, dove la US Navy già subì perdite e danni per mano dei meno attrezzati iracheni tra 1987 e 1991, la faccenda potrebbe farsi molto seria.

anteprima logo RID Firmato contratto per le LCS saudite

Dopo 4 anni di gestazione è andato in porto il pezzo forte del Saudi Naval Expansion Programme (SNEP II), stimato del valore di 20 miliardi di dollari. Il 20 dicembre Riad ha infatti firmato con il consorzio guidato da Lockheed Martin, e di cui è partner strategico Fincantieri Marinette Marine, il contratto da 1,96 miliardi di dollari per realizzare 4 Multi-Mission Surface Combatants (MMSC), versione customizzata e potenziata delle LCS monoscafo tipo FREEDOM in costruzione dal 2005 per la US Navy in 16 esemplari, proprio nel cantiere sito in Winsconsin, acquistato dal colosso italiano nel 2008. Fincantieri era già nel team progettuale per le FREEDOM grazie agli studi sullo scafo con carena ad alta velocità derivato dallo yacht DESTRIERO. Il valore del contratto per Fincantieri è di 1,3 miliardi di dollari (1,1 miliardi di euro), e l’operazione avviene in FMS, dopo le varie autorizzazioni ottenute dal Governo americano. Le navi sono delle fregate medie multiruolo e rappresentano un’evoluzione delle LCS, con una minore velocità (comunque superiore ai 30 nodi), ma un’autonomia portata a 5.000 miglia ed una grande manovrabilità, garantite dalle 2 turbine a gas Rolls-Royce MT-30. Lunghe 118 m, le MMCS saranno gestite dal COMBATSS-21 Combat Management System, relizzato da Lockheed Martin, che integra un modulo a 8 celle VLS Mk-41 per 32 missili sup/aria RIM-162 ESSM, un impianto SEA RAM, 8 lanciatori per missili antinave HARPOON, mentre l’artiglieria comprenderà un cannone da 57 mm Mk-110 (sebbene nel 2015 si fosse ipotizzata l’ultima versione del 76/62 mm di Leonardo) e 2 impianti remoti Nexter NARWHAL da 20 mm. La costruzione delle navi partirà nel 2020, con consegne da completare entro il giugno 2026.