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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID Ecco il nuovo hovercraft SSC per la Navy

La Textron System Corporation ha annunciato di aver consegnato il primo esemplare della nuova generazione di hovercraft, lo Ship to Shore Connector (SSC) Craft 100, alla US Navy. Il nuovo mezzo da sbarco andrá a sostituire il famoso LCAC (Landing Craft Air Cushion), ormai arrivato al limite della sua vita operativa, a bordo delle unita navali anfibie della Marina Militare Americana, cosi come sui nuovi Expeditionary Transfer Dock con la capacitá di operare con tutte le unitá navali del complesso delle Expeditionary Sea Bases. Il Craft 100, pur non evidenziando significative novitá progettuali rispetto al precedente LCAC, se si esclude lo scafo totalmente in alluminio resistente alla corrosione, oltre alla sua operatività e manutenzione, ha comunque migliorato sensibilmente le caratteristiche tecniche del predecessore. L’SCC è infatti in grado di raggiungere e mantenere i 35 nodi con condizioni meteo marine fino a mare 3, ha incrementato le proprie capacitá di carico fino a 74 t di payload (con un ponte di 150 m²) e si stima possa avere una vita operativa di almeno 30 anni. Prima della consegna, il Craft 100 ha superato con successo un ciclo di prove che hanno testato il suo sistema di guida fly-by-wire, il sistema elettrico e propulsivo. Quest’ultimo, in particolare, utilizza 4 turbine a gas Rolls Royce T-406, le stesse impiegate sul V-22 OSPREY e con numerosi componenti in comune con i motori del carro M-1 ABRAMS e dell’elicottero UH-60 BLACKHAWK, con un risparmio non trascurabile in termini di ciclo di approviggionamento logistico delle parti di rispetto. Ulteriori approfondimenti su RID 5/20.

anteprima logo RID Portaerei, l’US Navy cambia tutto?

Il Segretario dell’US Navy Thomas Modly ha deciso la creazione di una Future Carrier 2030 Task Force, incaricata da qui ai prossimi 6 mesi dello studio della futura configurazione della componente portaerei dell’US Navy. Al momento, come noto, sono state ordinate ai cantieri HHI di Newport News 4 super-carrier a propulsione nucleare classe FORD da oltre 100.000 t di dislocamento, di cui una impegnata nelle prove in mare ed una in allestimento. Nell’ambito della nuova dottrina delle DMO (Distributed Maritime Operations), l’US Navy sta cercando di capire la reale costo-efficacia di unità così grandi a fronte dei progressi nella missilistica e non solo compiuti da avversari quali la Cina e la Russia e del proliferare delle cosiddette bolle A2/AD. In particolare tra le opzioni allo studio, ci sarebbe pure quella di sviluppare dopo queste prime 4 unità portaerei più piccole, magari anche a propulsione convenzionale, secondo la logica della riduzione dei bersagli paganti da offrire al nemico, propria delle succitate DMO. Forse ciò che vuole l’US Navy non è la vera e propria light carrier da 30.000/40.000 t – come le prime 2 classe AMERICA dei Marines per intenderci o la nostra TRIESTE - ma piuttosto una via di mezzo tra la light carrier e la super carrier o un mix di entrambe le tipologie. Insomma, vedremo. Intanto lo studio dovrà formulare alcune ipotesi su cui lavorare da sviluppare poi nei mesi successivi. Il discorso è molto complesso, oltre che per ragioni operative, pure per ragioni industriali, considerando che gli Stati Uniti hanno una cantieristica calibrata per la produzione di unità grandi, molto legata a quelle lobby congressuali che sulla revisione dei piani cantieristici di US Navy e Marines daranno sicuramente battaglia.

anteprima logo RID ARLEIGH BURKE, niente estensione della vita operativa

L’US Navy ha deciso di cancellare i piani di estensione della vita operativa dei cacciatorpediniere ARLEIGH BURKE. Secondo questi piani, la “service life” dei BURKE avrebbe dovuto essere allungata da 35 a 45 anni. La decisione, qualora venga accetta dal Congresso, che però sulla questione sembra pronto a dare battaglia, avrebbe significative ripercussioni sui progetti di flotta a 355 navi e potrebbe portare all’uscita dal servizio di 27 BURKE tra il 2026 ed il 2034. La prima ARLEIGH BURKE raggiungerà, infatti, i 35 anni di vita di servizio proprio nel 2026. La decisione dell’US Navy si spiega alla luce del processo di revisione della pianificazione attualmente in corso e del mutamento degli scenari con il proliferare delle cosiddette bolle A2/AD. In particolare la US Navy, assieme ai Marines, sta lavorando ad una nuova Integrated Naval Force Strcuture, che avrebbe dovuto essere rilasciata a gennaio ma che ancor non ha visto la luce, che tiene conto delle evoluzioni in corso, con scenari complessivamente a più alto contrasto militare, e che potrebbe portare allo sviluppo di nuove tipologie di unità navali: unmanned, più piccole e veloci, ma anche più armate. Ulteriori approfondimenti su RID 4/20.

anteprima logo RID Un sottomarino non pilotato per la Royal Navy

La Royal Navy ha deciso di acquisire un dimostratore tecnologico di Extra Large Unmanned Underwater Vehicle (XLUUV). Il battello è prodotto dalla MSubs Ltd di Plymouth, un’azienda specializzata in mini-sommergibili, pilotati e non, con in portafoglio diverse soluzioni che spaziano da Dry Combat Submersibles sviluppati per le forze speciali, inclusi i SEAL americani, fino al sottomarino-bersaglio Mobile Anti-Submarine Training Target (MASTT) sviluppato per l’US Navy. Il programma XLUUV era stato avviato nella primavera del 2019 sotto gli auspici del Defence and Security Accelerator (DASA) del MOD britannico, che si occupa di progetti innovativi e sperimentazione. Il dimostratore verrà ottenuto a partire dall’S201, un sommergibile con equipaggio di MSubs Ltd, lungo circa 9 m e capace di operare a profondità di 300 m. MSubs Ltd ne ha sviluppato un derivato senza equipaggio, il MANTA. Per l’XLUUV si prevede però una lunghezza di 30 m, come detto dal 1st Sea Lord e riportato nelle note ufficiali di Ministero e Marina. Nella Fase 1, ora avviata e che dovrebbe durare circa un anno, MSubs Ltd dovrà dimostrare la capacità del suo XLUUV, ottenuto per conversione di una piattaforma già esistente, di navigare autonomamente ed operare e piazzare in acqua carichi di missione da 250 kg. Al battello è richiesto un payload di almeno 2 t, e spazi riconfigurabili superiori ai 2 m³. Se la prima fase avrà buon esito, una seconda seguirà per dimostrare la capacità di integrare payload di missione intercambiabili sviluppati da terze parti oltre che la capacità di impiegare vari sensori, comunicare in modo occulto con le forze amiche e piazzare e recuperare carichi sul fondale. Secondo i requisiti, alla fine della Fase 2, dovrà essere stata dimostrata la capacità di operare indipendentemente per un minimo di 3 mesi a distanze di fino a 3.000 miglia dalla base. Ulteriori approfondimenti su RID 4/2019. Per l’XLUUV si prevedono essenzialmente 3 tipi di missione. Nella prima, il payload sarebbe principalmente dedicato alla sorveglianza contro obiettivi di superficie / sulla costa, e il sommergibile opererebbe quindi a quota periscopio. La missione che sembra stare più a cuore alla Royal Navy è comunque quella di picchetto avanzato ASW, con pattugliamento in profondità con sonar per sorvegliare i movimenti dei sottomarini ostili. La terza missione prevede di piazzare, ed eventualmente recuperare in seguito, carichi sul fondale marino, come ad esempio sensori sonar. In seguito alla crescita esponenziale delle attività della flotta subacquea russa, il 1st Sea Lord ha già da tempo indicato che la capacità ASW e le operazioni nel Mare del Nord sono la principale priorità per la Royal Navy, ponendola addirittura davanti alla maturazione del Carrier Strike Group.

anteprima logo RID Varata la prima corvettona per il QATAR

Si è svolto oggi presso lo stabilimento di Muggiano (La Spezia) il varo tecnico della corvettona AL ZUBARAH, prima unità di una classe di 4, in precedenza conosciuta come DOHA, appartenente alla fornitura che Fincantieri ha in corso con il Paese del Golfo e comprendente pure 2 OPV ed una LPD. La AL ZUBARAH, che ha una lunghezza di 107 m ed un dislocamento superiore alle 3.000 t, verrà consegnata nel 2021. Tutti i dettagli su RID 4/20.

anteprima logo RID DYNAMIC MANTA 2020 al largo della Sicilia

Ha preso l’avvio nella mattinata del 24 febbraio scorso da Catania l’esercitazione NATO DYNAMIC MANTA 2020 (DYMA 2020) che si sta sviluppando nell’alto Ionio al largo della costa orientale della Sicilia, con conclusione prevista per il 6 marzo. Questa edizione della DYMA 2020 vede coinvolte 9 Nazioni della NATO (Canada, Francia, Germania, Grecia, Italia, Spagna, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti) che hanno schierato 7 unità di superficie, 5 sommergibili, 5 pattugliatori marittimi, 6 elicotteri imbarcati e 2 basati a terra. Stanno partecipando alle manovre i sommergibili ROMEI e TODARO (Italia), KATSONIS (Grecia), 18 MART (Turchia), CASABIANCA (Francia); le fregate CARABINIERE (Italia) unità “Flagship”, FREDERICTON (Canada), AEGEAN (Grecia), SALIHREIS (Turchia), PROVENCE (Francia), CRISTOBAL COLON (Spagna); GAZIANTEP (Turchia) chwe si aggregherà nel periodo 1-3 marzo. Presente in mare altresì la NRV ALLIANCE, unità polivalente di ricerca idro-oceanografica della NATO. La unità sono poste alle dipendenze del Comandante dello Standing NATO Maritime Group 2 (TG 1100.2) Contrammiraglio Paolo Fantoni (Marina Militare). Le prime 4 unità compongono attualmente la TU 1100.02.02 dello SNMG 2, impiegata per attività operativa in tutto il bacino del Mediterraneo, mentre l’altra Task Unit (TU 1100.02.01) su 5 unità è impegnata in Egeo in attività di monitoraggio e controllo dei flussi migratori. Gli assetti aerei dispiegati sono costituiti, uno per velivolo, da P-8A POSEIDON (Stati Uniti), CN-235 (Turchia), ATLANTIQUE 2 (Francia), CP-140 AURORA (Canada) e P-3C CUP+ (Germania). Sulle unità navali sono imbarcati, uno per ciascuna, elicotteri SH-90 (Italia), NH-90 (Francia), SH-60B SEAHAWK (Spagna), S70B SEAHAKW (Grecia e Turchia), CH-148 CYCLONE (Canada). Da terra partecipano alle manovre un EH-101 MERLIN Mk-2 (Regno Unito) ed un EH-101 ASW (Italia) del 3° Gruppo Elicotteri. La DYNAMIC MANTA costituisce un appuntamento addestrativo finalizzato ad assicurare l'interoperabilità tra le componenti di superficie, subacquee ed aeree nella lotta antisommergibile delle Marine NATO, validandone al contempo la prontezza ed affinandone il coordinamento operativo, consentendo altresì la valutazione di nuove tattiche di contrasto antisommergibile.