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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Gli ultimi eventi in Ucraina nel video-editoriale del Direttore

Il Direttore commenta gli ultimi eventi in Ucraina e dà appuntamento a tutti per l'imperdibile numero di RID di aprile.

anteprima logo RID Ucraina, contrattacchi ucraini ma le forze russe avanzano a Kiev e nel Donbass

Nelle ultime ore si sono avuti sviluppi molto importanti sul fronte della guerra ucraina. Nel Donbass, l’area di fronte alla Repubblica separatista di Lugansk è tornata ad essere interessata da un rinnovato impeto offensivo, che ha riguardato la cittadina di Lysychansk, dove forze russe sarebbero state respinte a seguito di forti perdite, e Rubizhne, i cui sobborghi ovest sono stati almeno parzialmente occupati. L’obiettivo finale di questi sforzi è certamente il grosso centro di Severodonetsk, di nuovo massicciamente sotto attacco da stamattina, da cui è possibile piombare sia sull’ostinata Avdiivka (bombardata da giorni senza sosta, in azioni che si sono oramai estese anche i vicini insediamenti di Zalizne, Toretsk, Volodymyrivka, e Verkhnotoretske) che su Slovyansk. In tal senso, in via precauzionale nell’eventualità di uno sfondamento che, evidentemente, non si esclude, gli Ucraini hanno fatto saltare i ponti di Bohorodychne e Mykolayivka, sebbene entrambe le località non siano state ancora direttamente interessate da combattimenti. Peraltro, sulla strada che collega Karkhiv alle 2 città strategiche di Slovyansk e Kramatorsk, scontri di una certa entità si sono registrati a Chuhuiv e, nuovamente, a Izyum. Quest’ultima è sostanzialmente divisa in 2 e resta ancora “contestata”. Gli Ucraini, però, sono riusciti ad alleggerire la pressione a nord di Kharkiv contrattaccando a Velyka Pysarivka e conquistando almeno una parte della città. Più a sud, sempre nel Donbass, da Volnovaha i Russi starebbero sviluppando una manovra, assai poco contrastata che, oltrepassando Vulhedar, sarebbe ora a Velyka Novosilka. Qualora essa riuscisse a riunirsi con le altre forze che da giorni assediano Huliaipole, l’intero sud dell’oblast di Zaporizha, fino al corridoio terrestre già stabilito sulle coste del Mar d’Azov, sarebbe chiuso in una sacca. Secondo ultimissime informazioni, le forze russe avrebbero quasi completato questa manovra, essendo entrati a Staromlynivka. Ovviamente questo isolerebbe ancora di più la già circondata Mariupol, da dove un grosso convoglio di residenti è riuscito finalmente a scappare, in quasi concomitanza con un rinnovato sforzo da parte delle forze assedianti che hanno occupato l’unico ospedale rimasto in funzione. Mariupol, comunque, da questa mattina risulterebbe attaccata anche da forze navali che, alla fonda di fronte al tombolo di Bilosaraiska Kosa, starebbero effettuando intermittenti tiri di lanciarazzi multipli (arma comune nel naviglio di origine sovietica, anche minore). In generale, seppur lentamente, l’area della città sotto il controllo degli Ucraini si riduce sempre più. Confusa continua ad essere la situazione alle spalle di Kryvyi Rih, dove forze provenienti da Kherson sarebbero state battute sia ad Arhanhelske che in un area imprecisata fra Bashtanka e Novyi Buh, dove qui sarebbero addirittura stati gli Ucraini a contrattaccare (il che potrebbe essere, dal momento che una brigata corazzata era localizzata a Kryvyi Rih fino a pochi giorni fa). Proprio a Kherson, ieri pomeriggio l’artiglieria ucraina ha colpito nuovamente l’aeroporto, trasformato in base aerea dai Russi, distruggendo almeno 6 elicotteri, e danneggiandone almeno altri 2. Si tratta del secondo attacco del genere in 10 giorni: il segno evidente dei limiti russi in termini di ISR (Intelligence Surveillance Reconnaissance). Nel frattempo, nelle aree occupate di Berdyansk, Melitopol, Enerhodar, e Polohy continuano a registrarsi arresti di attivisti e figure pubbliche locali, in genere (anche se non sempre) collegate alle manifestazioni di protesta pacifica che quasi quotidianamente contestano gli occupanti. La situazione ha cominciato a ripetersi con una certa frequenza anche in alcuni insediamenti dell’oblast di Kherson. Più a sud, la da tempo isolata Skadovsk è stata alla fine occupata dai Russi,  che non sembra siano stati contrastati dalle poche forze locali (per lo più unità della Difesa Territoriale arruolate alla bisogna). Sul fronte, di Odessa almeno 14 navi da sbarco sono tornate a posizionarsi di fronte alla città e salve più frequenti di missili (almeno una novantina), accompagnati ad attacchi aerei, si sarebbero registrate nelle ultime ore. Dalle navi, sarebbe stata cannoneggiata anche l’area di Tuuzla. I Russi starebbero saggiando le difese costiere ucraine, ma uno sbarco ci sembra poco probabile data anche la presenza di mine navali. Dunque, l’obbiettivo dovrebbe essere ancora quello di “fissare” nell’area di Odessa truppe ucraine che altrimenti potrebbero essere fatte affluire su altri fronti. Tuttavia, le vere novità provengono da Kiev. Nell’area nordovest della capitale si combatte ad Irpin, che sarebbe ancora contesa nonostante alcune fonti stamatitna avessero parlato di attraversamento da parte dei Russi dell’omonimo fume; Russi che però avrebbero preso Lypivka, Makariv, Kopyliv, Motyzhyn e Yasnohoridka, tagliando la grande arteria regionale P04. Importanti gli sviluppi anche ad est di Kiev. Duri combattimenti sono in corso nel settore di Brovary, ma le forze russe si sarebbero spinte più a sud fino a Lukashi e, sopratutto, fino ad interrompere nell’area dell’aeroporto di Boryspil l’autostrada M03, che collega Kiev con Poltava e Kharkhiv, e col Donbass. Stando così le cose, la sola autostrada “libera” sarebbe la M05, che collega Kiev con Odessa, visto che anche la M06, Kiev-Leopoli, sembra interrotta dai Russi.

anteprima logo RID Ucraina, gli ultimi aggiornamenti. I Russi avanzano, ma lentamente e la “coperta è corta”

I timori di alcuni giorni orsono di un ingresso in guerra di truppe bielorusse non si è sopito: difatti la regione della Volinia ha visto nella giornata del 14 marzo un aumento delle loro manovre a ridosso del confine con l’Ucraina. Anche un’attività di UAV bielorussi nei pressi di possibili punti di passaggio sarebbe stata registrata, ed è possibile che lo scopo di questi sviluppi sia limitato all’immobilizzazione di truppe ucraine che altrimenti potrebbero essere fatte affluire sui fronti al momento attivi, a cominciare da quello, caldissimo, di Kiev. Si tratterebbe, in tal caso, di un trucco simile a quello attuato per diversi giorni ad Odessa, con navi da sbarco che hanno minacciosamente stazionato di fronte alle coste per poi ritirarsi nei porti della Crimea. Peraltro, sembra che proprio ieri alcune di esse abbiano fatto nuovamente apparizione, in concomitanza di qualche attacco aereo e missilistico sulla città. Probabilmente, anche in questo caso nessun sbarco sarebbe in vista, e lo scopo sarebbe quello di tenere truppe ivi dislocate onde prevenirne il rishieramento. Nei dintorni di Kiev (che, comunque, continua ad essere bersagliata da attacchi missilistici che hanno colpito proprietà dell’Antonov e vari quartieri residenziali) ulteriori tentativi russi di oltrepassare, ad ovest, il fiume Irpin non sono stati coronati da successo, mentre ad est della Capitale gli scontri si sono spinti fino a Brovary dove, assieme al vicino sobborgo di Vyshgorod, si combatte strada per strada. È probabile che questo rinnovato impeto offensivo stia beneficiando di truppe che, oramai distolte da Chernihiv (chiusa da giorni in una sacca), sarebbero state ridispiegate proprio sulla Capitale. Due ulteriori assalti su Chernihiv, difatti, sono stati attuati con forze assai meno numerose del solito, che però si sono mosse in aderenza a un ben ampio sostegno di fuoco di lanciarazzi multipli e attacchi aerei. Benchè entrambi i tentativi siano stati respinti, molti danni sono stati riportati lungo il tracciato di questa sorta di tapis-roulant. La vicina Nizhyn è stata parimenti soggetta a sostenute salve di BM-27 URAGAN, risultati in infrastrutture critiche oramai quasi completamente fuori uso. Anche Sumy è martellata con l’artiglieria, con l’aggiunta di un più marcato ricorso ad attacchi aerei ( in generale, in questi ultimi giorni l’Aeronautica Russa è molto più attiva). Più a sud, Izyum, i ripetuti tentativi russi di prendere questa strategica cittadina sono stati respinti, anche se i Russi rimarrebbero acquartierati in una parte di essa e starebbero cercando di aggirarla per spingersi più a sud. Se la mancata caduta di Izyum ha per il momento precluso l’investimento di Slovyansk e Kramatorsk (con la seconda comunque fatta oggetto di vari attacchi aerei), la vicina Avdiivka continua ad essere martellata pesantemente con salve di lanciarazzi multipli; persino qualche TOCHKA-U è stato utilizzato da un paio di giorni a questa parte. L’impiego di questo missile balistico tattico, che si riteneva fosse oramai catalogabile fra i sistemi di seconda linea nell’Esercito Russo, potrebbe nascondere una minore disponibilità dell’ormai super-impiegato ISKANDER. Peraltro un TOCHKA-U ucraino è stato lanciato, probabilmente come rappresaglia, anche su Donetsk, provocando almeno una ventina di vittime. Alle spalle di Dnipro, dove oggi è stato colpito l’aeroporto (pista distrutta), e di Zaporizha, è da almeno 3 giorni che si stanno combattendo confusi scontri con truppe che, dopo il fallimento del tentativo di forzamento di Voroznesensk, sono state ridirette praticamente nella direzione opposta. Ad esse si sono aggiunte forze che fino a ieri occupavano Kherson, ormai sempre più presidiata dalle forze di polizia fatte affluire nei giorni passati dalla Crimea. Si tratta di azioni poco note, su cui è difficile avere informazioni, ma che sembrano preoccupare sempre più i comandi ucraini a causa di qualche successo locale da parte dei Russi. Mariupol sta continuando a respingere tutti gli attacchi, alcuni dei quali penetrati più volte in città, ed un convoglio di circa 160 autovetture è riuscito per la prima volta fortunosamente a guadagnare un percorso di salvezza verso Zaporizha: non sembra però che si tratti di un vero e proprio green corridor. È forse in questo quadro che è da leggersi l’attracco, avvenuto ieri, di navi russe al porto di Berdyansk, dove, oltre a catturare più di una dozzina di battelli della modesta Guardia Costiera ucraina, che li aveva abbandonati al momento dell’occupazione, hanno scaricato una certa quantità di munizionamento. È possibile, dunque, che il secondo porto del Mar d’Azov (dove segnaliamo un’occupazione sempre più dura, con l’arresto persino del capo locale della chiesa ortodossa ucraina), in larga parte intatto, venga utilizzato per far affluire anche truppe di rincalzo per le azioni su Mariupol, distante solo una novantina di chilometri. Un’alternativa è che tali rinforzi siano impiegati per sostenere la lenta avanzata verso Zaporizha. Una colonna mossasi da Melitopol è riuscita a raggiungere Vasylivka dopo molte ore, continuamente bersagliata e rallentata da intermittenti tiri di lanciarazzi multipli ucraini impegnati in un a sorta di arretramento a contrasto dinamico.

anteprima logo RID Ucraina, l’attacco a Yavoriv e le altre notizie dal fronte

Il 13 marzo si è aperto con la notizia del bombardamento missilistico avvenuto in una base vicino Lviv, precisamente il Centro per le Operazioni di Peacekeeping di Yavoriv. L’attacco sarebbe avvenuto con missili da crociera lanciati da bombardieri e/o da navi della flotta russa nel Mar Nero (8 missili secondo il MoD russo). È possibile che vi fossero consiglieri militari stranieri, anche se è ancora ignoto se essi risultino fra le vittime (35 secondo fonti ucraine, 135 secondo fonti russe), oppure membri della Brigata Internazionale che si sta costituendo a supporto dell’Ucraina. Un’ulteriore ipotesi riguarderebbe le possibilità che per quella base passino gli aiuti militari provenienti dall’estero, dichiarati esattamente il giorno prima, dai Russi, legittimi obiettivi militari. Sia come sia, azioni come queste, compiute molto vicine al confine polacco (Paese NATO) possono potenzialmente portare a conseguenze incalcolabili nella situazione generale, per esempio in caso di un “near miss”. Di sicuro la base era un obbiettivo ad alto valore militare ed uno snodo strategico per gli aiuti occidentali che dalla Polonia entrano in Ucraina. Sul fronte terrestre negli ultimi giorni si sta registrando una situazione di stallo con delle parziali eccezioni. Nell’area di Luhansk, le forze russe e filo-russe assedianti Rubizhne si sono ritirate in direzione di Kapitolivka dopo essersi accontentate di averne conquistato una modesta porzione. Esse, dunque, non soltanto avrebbero rinunciato alla manovra su Severodonetsk (che comunque è oggetto di bombardamenti artiglieria orami da qualche giorno), ma si starebbero muovendo a supporto delle altre truppe che non riescono ad aver ragione di Izyum. Quest’ultima, ripetiamo ancora una volta, costituisce un nodo strategico per prendere Kramatorsk e Slovyansk alle spalle. L’accresciuto interesse verso Kramatorsk e Slovyansk è dimostrato dalla crescente pressione a cui sono soggette. Attacchi missilistici avvenuti nella notte fra il 12 e il 13 marzo sarebbero stati in gran parte intercettati, ma almeno uno ha danneggiato un treno impegnato nell’evacuazione di civili dalla stazione di Slovynask. Anche un aereo risulterebbe abbattuto, ma attacchi similari sono avvenuti anche nella contigua area di Liman, fino a danneggiare il venerabile monastero di Sviatohirsk, uno dei principali simboli della Cristianità Ortodossa. L’area è estremamente boscosa, e probabilmente unità ucraine ivi schierate preoccupano le truppe russe che vorrebbero avanzare. Anche Pokrovosk, Ocheratyne, Avdiivka, Ternovo, Horlivka e Novotroitske, più o meno di fronte Kramatorsk, sono regolarmente sotto il fuco dell'artiglieria russa. Attorno Kiev, ulteriori scontri si sono verificati ad Irpin, come anche a Baryshivka, Kalytianska, e Velykodymerska. Muovendo da Makariv in direzione sud e sud-est, verso Vitrivka e Bobrytsa (nel mezzo delle autostrade E40 ed E45) i Russi avrebbero incontrato una forte resistenza da parte di truppe ucraine inferiori per numero, con scontri che a un certo punto si sarebbero concentrati su Kopyliv e Yasnohorodka, dal risultato finale ancora tutto da chiarire. Ad est della capitale, i tentativi di tagliare le vie di comunicazione con Poltava sono stati tutti respinti. Un UAV kamikaze è inoltre stato abbattuto sulla Capitale, mentre la base aerea di Vasylkiv è stata oggetto di un attacco aereo che ha scatenato 2 grossi incendi, uno dei quali relativi a un importante deposito di carburante. A Sumy, in procinto di essere chiusa in una sacca, un attacco aereo ha lasciato la città senz’acqua, mentre a Chernihiv continui attacchi aerei con missili e razzi hanno quasi completamente interrotto le forniture di elettricità, acqua, e risaldamento per svariate ore, poi in parte ripristinate. Un Su-34 risulterebbe però abbattuto, e un altro danneggiato. Nella notte fra l’11 e il 12 marzo, inoltre, un distaccamento di truppe russe è riuscito a giungere nel centro della città scatenando una dura battaglia presso l’hotel Ukraina: il distaccamento è stato poi respinto. Su Kharkiv non sono state tentate ulteriori azioni offensive, sebbene alcuni sabotatori sarebbero stati colti sul fatto mentre preparavano attacchi con bombe ed esplosivi. Nelle aree a sud-est di Zaporizha continuano i rastrellamenti russi dei villaggi e di cittadine a nord del corridoio che corre da Bersyansk a Mariupol. Tuttavia nessun consolidamento nell’area risulta ancora possibile, per acclarata mancanza di truppe. Mariupol sarebbe stata in alcuni quartieri ormai occupata, cosa che non avrebbe però fermato i numerosissimi attacchi di fuoco indiretto che hanno ridotto anche il centro in un cumulo di macerie. Nel mezzo di esse sono in corso furiosi combattimenti strada per strada. Nelle stesse aree occupate del fronte sud la situazione si starebbe facendo sempre più difficile. A Melitopol, una dimostrazione di protesta contro il recente arresto del sindaco (cosa che si è poi ripetuta nel paese di Dniprorudne) si sarebbe tradotta in ulteriori arresti sul posto, tra cui quello di una nota e influente attivista civica, e un analogo episodio si sarebbe verificato a Berdynask, dove sarebbero in aggiunta in atto minacce ai giornalisti locali affinché lavorino per la stazione radio impiantata dai Russi qualche giorno fa. A Kehrson, invece, dopo l’ondata di arresti di qualche giorno fa, l’ufficio di amministrazione dell’Oblast ha ricevuto una richiesta russa di cooperazione per la messa in opera di un referendum mirato alla costituzione di una Repubblica Popolare di Kherson. Un’iniziativa non più incline all’annessione dunque, quanto a un modello similare che in questi anni si è avuto con l’LPR e il DPR. La richiesta è stata comunque respinta. A Skadovsk, divenuta suo malgrado una enclave ucraina in una zona altrimenti totalmente occupata, una sessantina di veicoli russi si sarebbe acquartierato all’ingresso della città. Infine, dalla DPR ci giungono notizie, non confermate, di alcuni scontri armati fra elementi pro-ucraini e pro-separatismo, avvenuti a Donetsk. Dal momento che, dal 2014 ad oggi, praticamente nulle sono risultate le forme di resistenza all’interno delle repubbliche separatiste, è possibile che anche l’Ucraina, da parte sua, si riuscita nel tempo a infiltrare proprie cellule dormienti.

anteprima logo RID Aumenta la pressione russa ad est di Kiev e nel Donbass

Dopo 4-5 giorni di quasi stallo, la situazione sul terreno presenta qualche segno di novità. I Russi stanno aumentando la pressione ad est di Kiev e stamattina si segnalavano duri scontri a Brovary, ad una ventina di chilometri dalla capitale. L’obbiettivo è strategico perché rappresenta un crocevia per l’autostrada M01, che collega Kiev con la Bielorussia, e, più a sud, per l’autostrada M03 che collega Kiev con Poltava e Kharkiv, e, ancora, con Slovyansk, nel Donbass. Se le forze russe russe dovessero riuscire nel loro intento, a nord le forze ucraine dispiegate nel settore di Cernihiv verrebbero definitivamente tagliate fuori, mentre la situazione si farebbe più difficile pure per Kharkiv e buona parte delle forze ucraine nel Donbass. Peraltro, la posizione delle forze ucraine che stanno combattendo proprio nel Donbass si sta aggravando: i Russi e le forze separatiste stanno avanzando ancora ed il saliente Severodonetsk è ormai bloccato da 2 lati. Sloviansk e Kramatorsk sono costantemente sotto l'attacco di artiglieria ed aviazione, mentre si combatte duramente per il controllo della strategica città di Izuym. Se questa dovesse cadere nelle mani delle forze russe, Slovianks e Kramatorsk verrebbero minacciate alle spalle e le forze ucraine di fatto insaccate.

anteprima logo RID Guerra in Ucraina, gli ultimi aggiornamenti dal campo di battaglia

Pesanti Bombardamenti nella notte sono stati registrati su Kiev e Mykolaiv, con quest’ultima ad aver patito anche un assalto notturno che è stato respinto, ancora non chiaro se in direzione dell’aeroporto o della città. Essi sono seguiti a lanci missilistici avvenuti in giornata contro gli aeroporti di Dnipro, Ivano-Frankivsk e Lutst. In quest’ultima anche l’impianto per il riscaldamento cittadino sarebbe stato colpito. L’interesse verso Dnipro non sarebbe casuale. È notizia appena giunta che alle sue spalle (e a quelle di Zaporizha), nel relativamente vicino importante centro industriale di Kryvyi Rih, si sarebbe consumata una rivolta, comunque repressa nella nottata, contro le autorità di Kiev. Non è chiaro se si sia trattato di una sommossa popolare o di una vera e propria insurrezione, come rimane per il momento ignoto se sia stata un’iniziativa in qualche modo “pilotata” (il ruolo di cellule sovversive dormienti è stato chiamato in causa ma non ancora confermato) o abbia avuto una natura spontanea. Sicuramente, sul morale degli abitanti (russofoni) sta pesando il la minaccia di poter divenire un bersaglio di bombardamenti indiscriminati, più che un sentimento anti-governativo, che, certo, sarà pur presente in qualche misura. Le poche truppe che nei giorni scorsi avrebbero tentato l’azione su Voznesensk sarebbero inoltre ora state dirottate in direzione di Kryvyi Rih, forse proprio perché contavano sulla buona riuscita dei disordini in città. Dal canto loro i Russi sembrano stiano ormai evidentemente adottando un approccio ultra-muscolare. Dopo l’arresto, di cui avevano parlato, di circa 400 persone a Kherson, è notizia di ieri il prelevamento forzato, in modalità che non appaiono di polizia ordinaria, del sindaco di Melitopol, il primo centro urbano a suo tempo a cadere (con poca o nessuna resistenza) sotto i Russi. Per il resto la giornata è stata contraddistinta dal timore ucraino di un imminente attacco di forze bielorusse dalla parte nord-ovest del Paese, timore motivato da una recentissima visita del Presidente bielorusso Lukashenko a Mosca, a cui sarebbe seguito un episodio poco chiaro che gli Ucraini descrivono come un incidente montato ad arte: un paio di aerei decollati dalla Bielorussia sarebbero entrati in territorio ucraino (nella regione della Volinia) per poi virare indietro, sganciare bombe in Bielorussia, tornare in Ucraina e poi rientrare definitivamente alla base in Bielorussia. Il tutto si sarebbe svolto a differenti quote per sostenere il “trucco” mediante tracce radar. Sia come sia, al momento non si registrano ancora movimenti di truppe bielorusse, e di tanto in tanto il loro morale, a fronte di una tale ipotesi, viene riportato come molto basso, anche in considerazione dell’ampio numero di feriti russi che vengono ricoverati nei loro ospedali. Sui fronti di battaglia, alcuni movimenti farebbero pensare ad un’imminente chiusura di Sumy in una sacca, mentre tentativi di aggirare Kharkiv da nord hanno visto qualche successo. Nei dintorni di Kiev, combattimenti risultano nei contestati insediamenti di Baryshivska, Kalityanska, e Velikodimerska, mentre gli insediamenti di Bucha, Vorzel, Mykulychy, Nemishayevo, Borodyanka, Gostomel e Kozarovychi sono ormai in mano russa. Un tentativo di superare il fiume Irpin nei pressi di Moscun da parte dei Russi è stato prontamente respinto, e anzi una modesta diga su quel fiume sarebbe stata anche aperta (o fatta saltare) in modo da allargarne il corso. A nordest le forze ucraine sono riuscite non solo a respingere un assalto terrestre di una certa entità contro Cernihiv, ma sarebbero state anche in grado di riprendere il piccolo insediamento di Baklanovka Muraviika, ristabilendo una linea di comunicazione con la vicina Nizhyn, che era stata recentemente circondata. Tuttavia, come la sfortunata Mariupol, ormai, oltre alle privazioni per (ancora non totale) mancanza di cibo, elettricità, gas, la città comincia anche ad essere bombardata indiscriminatamente con lanciarazzi di grosso calibro e pure dall’aria.   Sul fronte di Mariupol appare consolidata la definitiva caduta delle vicine Volnovakha, Olginka, Velika-Anadol, e Zeleny Hai.