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anteprima logo RID CAVOUR, via alle prove con l’F-35B

Sono iniziate le prove in mare per la certificazione della portaerei della Marina Militare CAVOUR all’impiego delgi F-35B con la fase d’integrazione sulla nave del velivolo. Il primo appontaggio è stato effettuato da un F-35B dei Marina appartenente alla Integrated Test Force di Patuxent River. Durante la sosta a Norfolk prima delle prove in mare, ai 580 membri di equipaggio della portaerei si è aggiunto il personale italiano addestrato ad operare sul velivolo nella base dei Marines a Beaufort, nonché il personale statunitense della ITF, fondamentale come abbiamo visto sopratutto in questa prima fase. Dopo aver accertato la compatibilità tra l’F-35B e la portaerei CAVOUR verrà dichiarata la "Ready for Operations", per avviare le attività che porteranno al conseguimento, entro il 2024, della “Initial Operational Capability” (IOC). L’iter sarà completo con l’acquisizione della “Final Operational Capability” dopo la consegna dell’ultimo velivolo previsto dal programma.

anteprima logo RID Cina via alla produzione dell’Y-20

Come confermato da alcune foto satellitari diffuse dalla società americana Planet Labs, la Cina ha avviato la produzione di serie dell’aerocisterna Xi’an Y-20U, colmando così un gap significativo nelle capacità di power projection della propria Aeronautica (PLAAF). Nel dettaglio, le immagini diffuse si riferiscono all’aeroporto di Xi’an-Yanliang e mostrano 4 velivoli Y-20 nella loro versione Uniform (aerocisterna), come confermato dalla presenza di vistosi pod da rifornimento sotto le loro ali e nella coda dei velivoli stessi. Il sistema selezionato dai cinesi per il rifornimento in volo infatti, è del tipo a sonda flessibile o “a cestello”, dove la sonda rilasciata tramite un tubo flessibile dall’aerocisterna, si collega con la sonda rigida del velivolo da rifornire. Il primo prototipo della versione Uniform del famoso velivolo da trasporto cinese risale al 2018, ma la presenza di ben 4 velivoli di questo tipo, anche se sono stati individuati fino a 16 Y-20 nelle settimane precedenti, conferma che il programma sia ormai passato alla produzione di serie. E’ probabile che i nuovi velivoli siano inoltre il banco di prova per i nuovi turbofan autoctoni WS-20 che dovrebbe sostituire i russi Soloviev D-30KP-2 su tutta la linea Y-20. Fino a qualche mese fa la PLAAF era limitata all’utilizzo di circa una ventina di aerocisterne basate su velivoli H-6U e H-6DU, varianti del bombardiere a lungo raggio Xi’an H-6, su velivoli Il-78, acquistati dall’Ucraina, e sui più vecchi Il-76 di provenienza russa. Le limitate capacità di carico di queste ultime piattaforme, non nate come aerocisterne, unite alle limitate capacità di imbarco di serbatoi subalari dell’H-6, hanno da sempre rappresentato una significativa lacuna per le capacità d’attacco a lungo raggio cinesi. La presenza di un nuovo velivolo, adibito a questo scopo, e con numeri sostenuti tali da garantire un’elevata efficienza operativa, rappresentano una significativa svolta per le Forze aeree cinesi, orientate ad ampliare sempre più il proprio raggio di azione.

anteprima logo RID Concetti e tendenze nel progetto delle unità di superficie

La fine della Guerra Fredda ha innescato cambiamenti assai rilevanti su priorità operative, dimensioni e struttura delle principali Marine mondiali. La conclusione del confronto fra le Nazioni del blocco occidentale da una parte e l’ex Unione Sovietica e i suoi alleati dall’altra ha avuto come evidente conseguenza una marcata contrazione nel numero di unità navali in servizio in diverse flotte, perché il cosiddetto - e illusorio - dividendo della pace ha indirizzato altrove parte dei finanziamenti normalmente assegnati ai programmi militari. Inoltre, numerose Marine hanno dovuto inventarsi un nuovo approccio di sviluppo per giustificare anche la loro stessa esistenza, perché diverse priorità strategiche valide in precedenza - in primo luogo il contrasto contro le unità subacquee negli spazi oceanici - hanno perso, seppur temporaneamente, la loro rilevanza. La conseguenza è stata, almeno per le principali Potenze marittime, uno spostamento del focus operativo verso capacità expeditionary globali per combattere una crescente minaccia d’instabilità localizzata e anche diffusa generata dal collasso del vecchio ordine mondiale.

anteprima logo RID L’evoluzione dell’Eurofighter TYPHOON

Nato come caccia da superiorità aerea puro, con prestazioni a nostro avviso inferiori in Occidente solo all’F-22, l’Eurofighter TYPHOON si è evoluto nel corso degli anni in una moderna macchina swing role con ottime prestazioni nell’aria-suolo, ma anche nella ricognizione del campo di battaglia. Questa evoluzione è destinata a proseguire con gli aggiornamenti previsti dalla Long Term Evolution Strategy (LTE) che consentiranno al TYPHOON di affrontare al meglio i prossimi 20-30 anni, contraddistinti da profondi cambiamenti negli scenari operativi di riferimento all’insegna di una più alta densità di minaccia. Insomma, c’erano tutti presupposti per fare un po' il punto della situazione sulla macchina, in particolare alla luce di ciò che di importante è accaduto in campo Eurofighter negli ultimi tempi. Sì, perchè nel 2020 ci sono state importanti notizie che hanno interessato il programma ed il suo sviluppo, tanto da assistere ad una vera e propria “seconda giovinezza del Tifone”, mentre nelle prossime settimane sono attesi gli esiti delle gare in Finlandia e Svizzera e, magari, qualche novità sulla campagna condotta da Leonardo in Egitto. Il 2020, in particolare, si è aperto con la notizia delle attività di volo del TYPHOON nella configurazione per l’Aeronautica del Kuwait, che, ricordiamolo, ha ordinato 28 velivoli con prime contractor Leonardo e consegne di un primo lotto di 8 velivoli che dovrebbero partire a breve (al momento della lettura di queste note potrebbero essere già iniziate). L’ attività è stata effettuata sul velivolo ISPA 6 (Instrumented Series Production Aircraft) di Leonardo dallo stabilimento di Torino/Caselle e si è conclusa in estate. Il velivolo è stato il primo a decollare con il radar AESA CAPTOR E (nella configurazione Mk-0 di cui parleremo abbondantemente più avanti) e con gli aggiornamenti previsti dallo standard PE3b, Phase Enhancement 3b, che, oltre al missile aria-sup land attack STORM SHADOW e al missile aria-aria a lungo raggio METEOR, prevedono pure l’integrazione del missile aria-superficie leggero polivalente BRIMSTONE, così come l'integrazione del missile antinave MARTE ER, tutti prodotti da MBDA.

anteprima logo RID Il Cantiere Navale Vittoria vara l'OPV Maltese

Ieri, 27 febbraio, il Cantiere Navale Vittoria ha varato l'OPV P-71 per le Forze Armate Maltesi. L'OPV maltese P-71 (da 75 m di lunghezza e circa 1.800 t di dislocamento) è l'unità più grande mai realizzata dal Cantiere Navale Vittoria di Adria (Rovigo). La cerimonia di varo è avvenuta alla presenza del brigadiere Jeffrey Curmi, comandante delle Armed Forces della Repubblica di Malta e di Luigi Duò, AD del Cantiere Navale Vittoria. Il programma per la realizzazione dell'OPV ha un valore di 48,5 milioni di euro ed è stato co-finanziato dall’UE nell’ambito dell’Internal Security Fund. L'unità sarà impiegata in operazioni di sorveglianza, vigilanza costiera, pattugliamento prolungato in alto mare e operazioni SAR. Ulteriori dettagli su RID 4/2021 in edicola a fine marzo.

anteprima logo RID Strike USA in Siria, il primo di Biden

Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio, l’Aeronautica USA ha compiuto diversi strike in Siria contro milizie sciite fedeli all’Iran. E’ il primo ordinato dalla nuova Amministrazione Biden. Nello specifico, sono state colpite diverse strutture all’interno della base militare Imam Ali, circa 6 km a sudovest della cittadina siriana di Albu Kamal. Albu Kamal è l’ultimo centro urbano prima del confine con l’Iraq lungo il corso dell’Eufrate e da metà 2017 è stata strappata a Daesh dai lealisti siriani di Assad insieme alle forze russe e al network di milizie organizzato dall’Iran. La base Imam Ali è un elemento centrale della proiezione iraniana nel quadrante: garantisce i collegamenti con l’Iraq ed è quindi parte di quel ponte di terra che collega Teheran a Beirut su cui si basa in gran parte la strategia di difesa attiva della Repubblica Islamica. Secondo il Pentagono, la base è in uso a milizie sciite di origine irachena, ma dispiegate da anni in Siria a supporto di Damasco, tra cui soprattutto Kataib Hezbollah (KH) e Kataib Sayyid al-Shuhada (KSS). Washington ha giustificato gli strike come rappresaglia per il lancio di razzi contro il settore militare dell’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno, che il 15 febbraio aveva preso di mira le Forze della Coalizione anti-Daesh. L’attacco è stato rivendicato da una oscura milizia sciita, Saraya Awliya al-Dam, ma è stato con ogni probabilità organizzato da milizie irachene filo-iraniane di spessore ben maggiore. L’area da cui è avvenuto il lancio (Bartella, vicino Mosul) e i media da cui è provenuta la rivendicazione fanno supporre che l’autore dell’attacco sia Asaib Ahl al-Haqq (AAH) guidata da Qais al-Khazali. L’uso di proxy da parte delle milizie irachene legate a Teheran è una strategia che si è consolidata negli ultimi 2 anni e che ha lo scopo di mantenere la pressione sugli Americani limitando l’esposizione dei gruppi armati più facilmente riconducibili alla sfera iraniana. Con questo strike, la nuova Amministrazione Biden manda dei messaggi chiari all’Iran, con cui sottotraccia sono subito ripartiti i contatti per rivitalizzare il JCPOA, l’accordo sul nucleare. Colpendo in Siria in rappresaglia a un evento avvenuto in Iraq, Washington segnala che ritiene inaccettabile la dimensione regionale della proiezione iraniana tramite proxy. Cambia poi la strategia: durante l’era Trump gli USA avevano di fatto delegato a Israele il contenimento dell’Iran nella regione, astenendosi da condurre strike. Il nuovo coinvolgimento americano dà a Washington una leva in più nei negoziati con Teheran. In più, la scelta del bersaglio, non direttamente riconducibile agli autori dell’attacco di Erbil, sottolinea che gli Americani vedono la rete di milizie filo-Teheran come uno strumento unitario e coerente in mano alla Forza Qods. L’impressione è che Biden punti a trattare congiuntamente Siria e Iraq, ovvero a includere la richiesta di una qualche forma di smobilitazione del network siriano nelle discussioni sul futuro assetto iracheno (nel quadro del ritiro delle forze americane dal Paese). Non va escluso che gli USA abbiano deliberatamente colpito milizie non direttamente coinvolte a Erbil per giocare sulle divisioni interne al network filo-Iran. Infatti, il cessate il fuoco annunciato a ottobre 2020 da KH, la principale milizia sciita irachena, ha spaccato la “cupola” che regge la rete iraniana nel Paese. AAH è il gruppo armato più importante che si è subito opposto a questa decisione, preferendo continuare la campagna contro gli USA giustificandola come rappresaglia per l’uccisione dell’ex leader della Forza Qods Qassem Soleimani.