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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Ucraina, gli ultimi sviluppi sul campo di battaglia

Per molti analisti la sorta di stasi operativa che sembra le Forze Russe stiano attraversando precluderebbe a un assalto in grande stile, in procinto di essere lanciato su Kiev e, forse anche su Kharkhiv, una volta che la riorganizzazione logistica che abbiamo illustrato negli scorsi giorni sarà completata. Sia come sia, alcuni interessanti sviluppi si stanno verificando, per il momento, su altri fronti. Cominciamo da quello sud. Dopo aver rinunciato a ulteriori pressioni su Mykolaiv (a parte le usuali salve di fuoco indiretto, soprattutto MRLS), da una paio di giorni scontri di una certa entità si stanno verificando Voznesensk. Sembra così che i Russi si siano finalmente decisi di bypassare Kherson dalla parte opposta, come ripetevamo da tempo. Nel caso questa cittadina cada, ai Russi si aprirebbero 3 opzioni: piegare la manovra in direzione sud/sud-ovest in modo da prendere alla spalle l’ostinata Mykolaiv, oppure Odessa; limitare la manovra alla sola direzione ovest, in modo da giungere in Transnistria, chiudendo in una sacca l’intero angolo sud-ovest del Paese; continuare a marciare verso nord, allo scopo di ricongiungersi con le forze attorno Kiev. Circa l’ultimo punto, è fondamentale però che le forze che con molta fatica hanno conquistato Irpin (e che oramai sembrano avere avuto finalmente ragione delle aree, più o meno limitrofe, di Poliske, Kukhari, Borodyanka, Andriyivka, Motyzhyn, Horenychi, Bucha, Demydiv) ne ricostruiscano i ponti. Sul fronte nord-est, recentemente chiuso in una sacca, Chernihiv ancora non accenna ad arrendersi e, a dir la varità, non appare nemmeno circondata in un assedio. Ciononostante, comincia già a mostrare i prodromi di ciò che da oltre 2 settimane sta soffrendo Mariupol: 1/3della città risulta privo di gas, mentre 2/3 senza elettricità. Sul fronte est, se, da una parte, come già detto, Kharkhiv sembra ricevere una relativa minore pressione, dall’altra, si è osservato un tentativo di avanzata da quell’area in direzione sud-est, in modo da aggirare Sloviansk e Kramatorsk da tergo, probabilmente in concorso con un assalto che, forse, in futuro le forze separatiste della DPR fronteggianti queste città svilupperanno. La manovra però ha incontrato giorni di forte opposizione nel centro nevralgico di Izyum, che da ieri viene riportata completamente distrutta dai combattimenti: 2000 abitanti sarebbero risuciti ad evacuare molto fortunosamente. Per quanto riguarda, invece, le forze separatiste dell’LPR, la loro avanzata si sta facendo sempre più minacciosa su Severodonetsk, anche se, da 3 giorni, l’ostacolo rappresentato dalla vicina cittadina di Rubizhne sta richiedendo martellamenti di artiglieria sempre più costanti, con relativa pausa nell’avanzata. La situazione meno chiara risulta nell’oblast di Zaporizha. La città di per sè non pare ancora in procinto di essere assaltata, mentre le cittadine, localizzate al suo sud-est, di Orikhiv, Huliaipolie, Komyshuvakha, e Stepnogorsk, da qualche giorno appaiono interessate da combattimenti confusi ma senz’altro molto volenti. Si tratta di zone piuttosto isolate e disconnesse anche in tempo di pace, caratterizzate dalle peggiori reti viarie ucraine, in così cattivo stato che, in alcuni punti, gli abitanti preferivano abbandonare le strade e guidare direttamente per i campi. L’interesse delle Forze Russe per l’area è probabilmente dovuto alla necessità di non lasciare scoperto il modesto corridoio che, dai primi giorni dell’inizio della guerra, è riuscito a collegare, con la nota eccezione di Mariupol,  la Crimea con i “confini” sud del DPR. Dalle cittadine menzionate, difatti, un contrattacco ucraino che si sviluppasse su Melitopol e quindi Berdyansk potrebbe chiudere in una sacca parte degli assedianti di Mariupol.   Due parole infine su Odessa. Sembra che la flotta di navi da sbarco che per giorni ha stazionato minacciosamente di fronte alle sue coste stia  in gran parte rientrando nei porti della Crimea. Da esse però sarebbero parimenti partite qualche salva di fuoco (ancora non è chiaro se in forma di cannoneggiamento ordinario o missili e razzi) che avrebbe investito la città, provocando pochi danni.

anteprima logo RID Ucraina, tagliate fuori le forze di Kiev nel nordest

Il più importante sviluppo delle ultime ore nella guerra in Ucraina riguarda il congiungimento delle colonne che avevano da giorni bypassato Sumy con quelle provenienti da Chernihiv. Entrambe le città ancora resistono (e vengono pesantemente bombardate per questo), ma, evidentemente, pure non essendo ancora assediate a tutto raggio come Mariupol, non riescono più ad allestire azioni di disturbo sulle code delle colonne che le hanno aggirate. Il risultato è che l’angolo nordest del Paese è oramai chiuso in una sacca, con un’aliquota ignota di truppe ucraine rimasta tagliato fuori. I ponti fra Chernihiv e Kiev sul fiume Desna, fatti saltare, sono in corso di riparazione con pontoni del Genio russo, e difatti Kiev appare minacciata sempre più pesantemente sul settore est. Sul settore ovest, invece, sembra che le pesanti perdite subite dai russi in giorni di combattimenti a Irpin non stiano impedendo loro un veloce recupero e ripianamento delle forze ivi localizzate, ma che comunque esse non appaiano troppo interessate alla ricostruzione di passaggi sull’omonimo fiume (per i cui ponti, adesso distrutti, nei giorni passati erano cominciati i primi duri scontri nell’area). Piuttosto, vi sono segnali che indicano che la zona sia in corso di trasformazione in una staging area logistica (con ospedali da campo, officine campali per la riparazione) per un assalto sulla capitale. Una dinamica similare si starebbe verificando nella zona di Kharkiv, un po’ meno contesa rispetto ai giorni passati (tranne per gli interminabili bombardamenti) per via dell’allestimento, vicino Belgorod (cioè in Russia), della stessa logistica di aderenza. I dintorni di Kiev comunque appaiono ben lungi dall’essere messi in sicurezza, e, mentre Bucha si è trovata a fronteggiare contrattacchi locali ucraini (sempre respinti), Ivankiv e Fastiv, ove vi sono ancora importanti aliquote di forze ucraine, sono incessantemente attaccate dai Russi, con qualche successo locale. Movimenti più aggressivi si registrano in direzione di Dnipro e Zaporizha. Soprattutto nell’oblast di quest’ultima scontri violenti si sono verificati a Orikhiv e Huliaipole, con una situazione al momento ancora tutta da chiarire. Più a sud e sud-ovest, l’occupazione di Kherson, Melitopol e Berdyansk continua a incontrare proteste pacifiche che in qualche modo stanno cominciando a fare innervosire i Russi, che stanno assumendo una presenza sempre più marcata nei centri cittadini, con blindati, elementi delle forze anti-sommossa, e vistosi schieramenti di tiratori scelti. A est, ai “confini” con le repubbliche separatiste, truppe dell’LPR sono avanzate di qualche decina di chilometri, mentre i grossi centri di Kramatorsk, Pokrovsk e Slovyansk risultano occasionalmente ingaggiati dal salve di MLRS (principalmente BM-30 SMERCH e BM-27 URAGAN, anche caricati a grappolo), ma non ancora investite da assalti veri e propri. Ci risulta che tutte queste città, la cui caduta aprirebbe la via verso Poltava, si stiano fortificando pesantemente. Ovviamente la situazione più critica risulta quella di Mariupol, città che negli ultimi giorni ha subito bombardamenti violentissimi – compreso l’ultimo contro un ospedale pediatrico – e che si trova in una morsa sempre più stretta. Il fatto che il suo porto non sia mai stato praticamente ingaggiato, tuttavia, ci fa riflettere su quanto questi eventi, avvenuti anche durante i quasi quotidiani tentativi di evacuazione dei civili (poi per tale motivo sempre sospesi), possano davvero essere ipotizzati come intenzionali e deliberati. Il porto, infatti, è un'infrastruttura strategica che potrebbe un domani servire ai Russi.

anteprima logo RID Il punto sulle operazioni militari in Ucraina

La guerra in Ucraina sta entrando nella sua fase probabilmente decisiva. Le forze russe stanno consolidando le proprie poszioni nel “quadrilatero” Hsotmel, Borodyanka, Irpin, Bucha, e si stanno spingendo più in profondità nella parte sudoccidentale di Kiev dove hanno raggiunto Yasnohorodka. Sul fronte della capitale sono nel frattempo affluite nuove unità di fanteria leggera cecene e pure contractor della Wagner. Nella parte orientale di Kiev le avanguardie di Mosca sono avanzate lungo le direttrici Nova Basan e Bobrovytsia entrando a Bohdanivka, a una manciata di chilometri dal centro della città, ed occupando un tratto dell'autostrada M-01 (Kyiv – Chernihiv). L’obbiettivo è isolare le forze ucraine che combattono nel settore di Cernihiv e ricongiungersi con le forze russe che stanno cercando di avvolgere Kiev da sudovest tagliandola anche fuori dagli aiuti che arrivano via terra dal confine polacco e dall’area “santuarizzata” di Leopoli. La manovra è molto complessa di per sé ed ulteriori ostacoli sono rappresentati da linee logistiche molto lunghe e insicure, costantemente attaccate dagli Ucraini, in particolar nell’Oblast di Sumy, e da un numero di forze a nostro avviso insufficiente. Dall’altra parte, però, anche le forze ucraine stanno facendo i conti con perdite elevate, munizionamento che inizia a scarseggiare, in attesa di ricevere i nuovi aiuti inviati dall’Occidente, ed un morale che si sta abbassando nella popolazione civile. Insomma, i prossimi 7-10 giorni saranno decisivi per capire se questa manovra avrà successo oppure se si arriverà ad uno stallo, e per stabilire quali saranno le rispettive posizioni di forza al tavolo negoziale. Sul fronte del Donbass continuano ad avanzare le milizie della “repubblica” di Lugansk, appoggiate dalle truppe regolari russe, che stanno cercando di completare l’accerchiamento del saliente Severodonetsk-Lysychansk; se questo dovesse avvenire il dispositivo ucraino nell’area nord-orientale del Donbass verrebbe definitivamente messo in crisi. Più a sud, a Mariupol, la morsa russa attorno alla città si sta stringendo ancora, mentre a Mykolaiv, dopo i tentativi respinti di catturare la città e l’aeroporto, le forze russe starebbero manovrando per operare un aggiramento, ma anche in questo caso la “coperta” ci sembra un po' corta. Mykolaiv è strategica perché pesantemente difesa e perché rappresenta un ostacolo verso Odessa e la Transinistria. In generale l’azione russa a terra sembra godere adesso di un supporto più incisivo della VKS (l’Aeronautica Russa), che ha incrementato notevolmente la sua attività, mentre la “caccia” ai sistemi terra-aria mobili da parte degli elicotteri d'attacco Ka-52 sembra dare i primi frutti, tanto è vero che negli ultimi 2-3 giorni il rateo di abbattimenti di velivoli russi ad opera della contraerea di Kiev si è abbassato.

anteprima logo RID Ucraina, si muove il fronte di Kiev e del Donbass mentre si intensificano gli attacchi aerei

Negli ultimi 2-3 giorni stiamo assistendo ad un incremento delle operazioni aeree russe in Ucraine. Si tratta di una “novità” considerando che l’Aeronautica Russa (VKS) nei primi 7-8 giorni è stata un po' la grande assente di questa guerra. Adesso ci sono dei segnali di una sostanziale ripresa ed anche stamani ci sono stati attacchi in diverse parti del Paese. Per la gran parte si tratta di attacchi condotti a bassa quota impiegando bombe “stupide”, ovvero a caduta, e questo spiega anche gli alti livelli di perdite subiti: almeno una quarantina tra aerei ed elicotteri, rimasti “vittime” sopratutto degli spalleggiabili STINGER e STRELA, ma anche dei sistemi mobili a corto-medio raggio SA-8 OSA/GECKO, SA-3 GOA e SA-15 TOR, e dei sistemi mobili a medio raggio BUK-M1 messi in campo dagli Ucraini. In generale, almeno finora, la VKS non è stata capace di condurre un’efficace azione di soppressione dei SAM avversari, anche per mancanza di veri assetti dedicati, e fa specie vedere le azioni di DEAD (Destruction of Enemy Air Dfense) condotte dagli assaltatori Su-25 con bombe a caduta. Molto migliori, sembra, i risultati ottenuti impiegando gli elicotteri d’attacco Ka-52 che stanno utilizzando missili a guida laser. I Russi, però, evidentemente si stanno prendendo questi rischi altissimi ed hanno intensificato l’azione e gli attacchi aerei sopratutto contro le città, sottoposte già da giorni all’intenso fuoco dell’artiglieria ed agli attacchi con missili da crociera KALIBR e balistici ISKANDER (questi ultimi starebbero però finendo). Evidente l'obbiettivo di fiaccarne il morale e costringerle alla resa senza dover ingaggiare costosissime battaglie urbane. Nel frattempo sul terreno la situazione non è mutata molto rispetto agli ultimi giorni. I Russi stanno intensificando il loro sforzo logistico nella parte nord-occidentale di Kiev dove hanno ripreso la cittadina di Irpin. Adesso l’obbiettivo è rimettere in funzione il ponte abbattuto dagli Ucraini sull’omonimo fiume per tentare così di spingersi più a sud e ricongiungersi con le forze che avanzano da est verso la capitale attraverso l’Oblast di di Sumy, le cui avanguardia avrebbero raggiunto Rusaniv nella periferia orientale di Kiev. Nei prossimi 2-3 giorni capiremo veramente se questa manovra potrà avere successo oppure no. A sud, continuano invece ad avanzare le milizie separatiste della “repubblica” di Lugansk, appoggiate dalle forze russe: hanno catturato diversi villaggi e sono entrate nella cittadina di Popasnaya minacciando di accerchiamento le forze ucraine raggruppate nel settore Severodonetsk-Lysychansk. Sull’asse kherson-Mykolaiv, la situazione resta di stallo. I ternativi effettuati fin qui dai Russi di entrare a Mykoliav, e prendere l’aeroporto, sono stati respinti: le forze non sono sufficienti.

anteprima logo RID Ucraina, la situazione dopo 12 giorni di guerra

Giornata nera, quella di sabato, per l’Aeronautica Russa, che si ritiene abbia perso 1 Su-30SM FLANKER, 2 Su-34 FULLBACKS, 2 Su-25 FROGFOOTS, 2 Mi-24/Mi-35 HIND, 2 Mi-8 HIP e 1 UAV ORLAN. Questo materiale sarebbe stato perduto per mezzo di missili contraerei, principalmente della categoria MANPADS. La Russia, così, continuerebbe a faticare ad acquisire la superiorità aerea, situazione che potrebbe essere causata dal fatto che, negli ultimi giorni, si sarebbe registrato un minore ricorso a munizionamento guidato, forse per via di una ridotta disponibilità. Gli attacchi aerei, dunque, avverrebbero a quote medie o basse per ottimizzare l’impiego di bombe a caduta, ma ciò porrebbe gli aeromobili di fronte ad accresciuti rischi di ingaggio da parte delle difese aeree a corto-medio raggio ucraine.   Forse è dovuta a questo la differente tattica utilizzata domenica nel bombardamento dell’aeroporto di Vinnycja, colpita nel pomeriggio da ben 8 missili da crociera a lungo raggio Kh-101, lanciati da bombardieri strategici Tu-95. Ancora non è chiaro se l’azione sia stata finalizzata a qualche operazione più complessa, o forse, come riteniamo, a “ricambiare i favori” del giorno prima all’Aeronautica Ucraina, o anche alla “caccia” ai droni turchi BAYRAKTAR TB-2. Sul fronte terrestre, i Russi stanno riprovando a riprendere Irpin e Bucha, cittadine e nordovest di Kiev e teatro di violenti combattimenti. Se le truppe russe dovessero riuscire a prendere e consolidare il controllo di questi 2 obbiettivi, poi potrebbero spingersi più a sud per accerchiare la città e ricollegarsi con le truppe provenienti da est, ovvero dalla direttrici Nova Basan/Bobrovytsia. Scontri furibondi si sono avuti anche nelle aree di Obolon e Svyatoshyne, sempre nel nord-ovest della capitale, che continua inoltre ad essere bersagliata da attacchi missilistici e razzi. Questi, tuttavia, sembrerebbero essere in diminuzione, cosa che potrebbe nascondere un depauperamento delle scorte inizialmente assegnate all’operazione. Il morale però in città starebbe crollando, almeno fra la popolazione civile, e ci risulta che, difatti, da un paio di giorni a questa parte il numero di residenti e rifugiati che lasciano la città starebbe aumentando vertiginosamente. Nel sud, a Mariupol, nella giornata di sabato e di domenica il supposto corridoio umanitario che avrebbe dovuto consentire lo sgombero di civili è stato interrotto da pesanti bombardamenti cominciati non appena le operazioni di evacuazione stavano prendendo piede. Ci risulta che un piccolo convoglio, nella giornata di sabato, sia comunque riuscito a partire. Bloccato nella vicina Manghush dai russi, il convoglio avrebbe consentito il passaggio di soli anziani, donne e bambini (poi giunti a Dnipr), sequestrando i giovani in età di richiamata alle armi, invece che rimandarli indietro alle linee ucraine. Peraltro, stamattina sarebbe stato colpito l’ufficio dell’OSCE nella città. Da segnalare anche come sabato e domenica l’importante centro industriale di Kramatorsk abbia cominciato a ricevere i primi attacchi missilistici, con un ordigno abbattuto dalla contraerea. Qualora Kramatorsk e la vicina Sloviansk venissero attaccate e conquistate (entrambe caddero brevemente nelle mani dei separatisti nel 2014), la porta per la via di Poltava sarebbe sfondata. Sempre sul fronte sud stamattina il Capo dell’Amministrazione Regionale ucraina ha affermato che i Russi sarebbero entrati nell’aeroporto di Mykolaiv, città strategica per la sua posizione che di fatto aprirebbe alle forze russe le porte di Odessa (e della Transnistria). Da segnalare che in tutto il sud-est russofono in questi giorni si sono svolte manifestazioni spontanee contro l’invasione russa. Cosa che ha costretto gli stessi Russi a ricorrere massicciamente alla propria polizia militare.

anteprima logo RID Ucraina, la situazione sui fronti settentrionale e meridionale

Cominciamo dalla famosa colonna meccanizzata del nord. Formazione fino a ieri impantanata in problemi logistici (e comunque, a quanto ci risulta, totalmente russa, senza l'ausilio di truppe biellorusse come era parso in un primo momento), pare oggi si sia rimessa in moto anche dispiegandosi in più appropriate formazioni tattiche nel tentativo, da noi previsto, di aggirare Kiev da ovest.