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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID In servizio la seconda portaerei cinese

Con una cerimonia solenne svolta presso la base navale di Sanya-Yulin sull’isola di Hainan, la People’s Liberation Army Navy – PLAN, la Marina militare Cinese, ha ufficialmente introdotto in servizio la sua seconda portaerei, con numero identificativo 17, denominata SHANDONG. Come testimoniato dalla presenza del Presidente Xi Jinping, l’evento è stato di significativa importanza dato che la nuova unità navale è stata totalmente costruita in Cina. La SHANDONG, infatti, anche se simile alla prima della sua serie, la ex sovietica VARYAG acquistata dal Governo cinese nel 2001 dall’Ucraina e ribattezzata LIAONING, è stata totalmente costruita presso gli stabilimenti della Dalian Shipbuilding International Corporation (DSIC) e varata il 26 Aprile 2017. La SHANDONG è entrata in servizio dopo aver effettuato un intenso numero di prove in mare a partire dal maggio 2018, incluso l’attraversamento del delicato stretto di Taiwan. La somiglianza con la prima della classe è solo apparente, sono infatti evidenti alcune significative modifiche frutto dell’esperienza maturata dalla Marina Cinese con la LIAONING: l’hangar è stato notevolmente ampliato, ed è in grado di ospitare fino a 32 caccia J-15 (rispetto ai 26 della Liaoning), il ponte è passato da uno a 2 livelli con una maggiore visibilità verso l’esterno, ed infine il tonnellaggio è anch’esso notevolmente aumentato passando da 58600 a circa 70000 t. Nonostante la sede della cerimonia, la provincia di Hainan, possa apparire una provocazione o un modo per sottolineare “la forte volontà” con cui la Cina rivendica i suoi diritti nel South China Sea, va sottolineato il fatto che la presenza di una seconda portaerei cinese non cambia sostanzialmente l’equilibrio delle forze nel Pacifico, soprattutto nei confronti della US Navy. Con l’entrata in servizio della SHANDONG però la Cina, oltre ad entrare a far parte del ristretto club di elite dei Paesi che vanta più di una portaerei, ha però aumentato la sua capacità di coercizione nei confronti degli altri Paesi asiatici e la capacità di intervento nel difendere i propri interessi in possibili aree di crisi nel mondo.

anteprima logo RID La Francia ordina 6 OPV per la ZEE

Non solo portaerei, sottomarini e fregate di nuova generazione. La scorsa settimana infatti il Presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato, nel corso del Maritime Economy Congress di Montpellier, l’ordine ai cantieri Socarenam, di Boulogne-sur-Mer, per la costruzione di 6 nuovi OPV da 70 m, tipo POM (Patrouilleurs Outre-Mer), destinati alla sorveglianza della ZEE, e alla difesa delle zone di pesca nazionali, al fine di fronteggiare – ha sottolineato il Capo dello Stato – “un contesto di minacce crescenti alle nostre risorse di pesca, biodiversità e norme marittime internazionali”. La ZEE francese è tra l’altro, anche a causa dei resti del suo impero coloniale, la più vasta del mondo, pari a 4,5 milioni di km², superando di misura quella statunitense. Le nuove unità potranno raggiungere una velocità massima di 22 nodi, Ed avranno un’autonomia di 5.500 miglia, per missioni della durata di un mese. Saranno armate probabilmente con una mitragliatrice da 20 mm a comando remoto più armi leggere a puntamento manuale, e nella sezione centro-poppiera dispongono di baie di missione per RHIB, e un ponte di volo con un hangar destinato a droni ad ala fissa e rotante da 700 kg. I 6 OPV saranno consegnati tra 2022 e 2025, e andranno a sostituire i rimanenti pattugliatori degli anni ’80 classe P-400, LE MALIN, e ARAGO. Saranno così suddivise: 2 unità nel Pacifico, in Nuova Caledonia, nella base di Noumea; 2 navi nella base insulare di Port Réunion (Oceano Indiano); una a Papete, in Polinesia, e la sesta a disposizione in Francia per le turnazioni legate alla manutenzione.

anteprima logo Marina Italiana Ultimo ammaina Bandiera per le navi Astice, Murena e Porpora

La data di ieri, 5 dicembre, ha sancito gli ultimi momenti di vita operativa di tre unità della Marina, le navi Astice, Murena e Porpora, che hanno terminato, dopo circa 62 anni di attività al servizio della collettività la propria vita operativa.

a cura della
anteprima logo RID A2/AD e Nuove Unità Expeditionary

Il proliferare delle bolle A2/AD ed in generale l’aumento degli scenari a più alto livello di contrasto militare stanno imponendo alle FA un riorientamento dottrinale verso nuove forme di lotta convenzionale “eterodosse”. I capifila di questa evoluzione sono senza dubbio l’US Navy ed i Marines con il concetto delle operazioni marittime distribuite e della letalità distribuita. Il nuovo Comandante dell’USMC ha dato un’ulteriore spinta in tale direzione con delle linee guida ancor più innovative nelle quali si mette l’accento sulla necessità per una forza navale/anfibia sempre più integrata di essere meno tracciabile, diffusa, ma non per questo meno letale. Da qui il via anche ad una riflessione su un complemento di unità più piccole, con e senza equipaggio, da affiancare alle tradizionali unità anfibie e di supporto. A nostro avviso in questo complemento dovrebbe figurare pure un nuovo tipo di unità, che si potrebbe definire Nuova Unità Expeditionary (NUE), appositamente concepita per operare nei contesti A2/AD supportando le Littoral Raid Force (LRF), ovvero unità di basso livello ordinativo “miste” - SOF + fanteria di Marina. Noi immaginiamo queste unità con un dislocamento compreso tra le 5.000 e le 8.000 con un ponte di volo configurato principalmente per operare con droni e remote carrier di diverso tipo (remote carrier ISR, EW, strike, “suicidi”), missili controcarro a lungo raggio montati su affusti, pozzetto universale per missili sup-aria a corto-medio raggio (tipo CAMM ER, per esempio) e missili antinave, e lanciarazzi “in pack”. Per questi sistemi sarebbe fondamentale la possibilità di essere campalizzabili per lo sbarco e/o il dispiegamento in siti avanzati di opportunità per impiantare le “contro-bolle”. Le NUE dovrebbero infine operare con un nuovo tipo di mezzi veloci da inserzione, lanciabili da un piccolo bacino allagabile, e con RHIB “oceanici ospitabili sulle fiancate in baiette con chiusura stealth. Sui prossimi numeri di RID dettagli, approfondimenti e novità.

anteprima logo RID CAMM ER, completati i primi test

MBDA Italia ha completato una prima fase di test del nuovo missile sup-aria CAMM ER. La campagna ha avuto esito positivo confermando le performance dell’ordigno nel suo inviluppo. Il CAMM ER è l’ordigno che farà da base al sistema EMADS per Aeronautica ed Esercito, che sono le 2 FA che al momento hanno selezionato il sistema, con i quali rimpiazzerà a partire dal 2021 le linee a base ASPIDE dei sistemi SPADA e SKYGUARD. Pure la Marina ha un interesse per il CAMM ER che potrebbe equipaggiare, nell’ambito del sistema ALBATROS NG, i PPA L e le future European Patrol Corvette. Ulteriori dettagli su RID 1/20.

anteprima logo RID Taranto, il CAVOUR fuori dal bacino di carenaggio

La portaerei CAVOUR è uscita dal bacino di carenaggio “Edgardo Ferrati” dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto, dopo aver ultimato i lavori di carenaggio iniziati lo scorso 20 luglio. Dal dicembre 2018 l’unità è in sosta nel bacino per effettuare una serie di lavorazioni di ammodernamento e ristrutturazione, tra cui l’importante intervento di carenaggio periodico oltre alla metallizzazione del ponte di volo per contenere gli impatti termodinamici dei velivoli F-35B. I lavori allo scafo sono stati svolti attraverso  l’applicazione di un ciclo di pitturazione all’avanguardia in termini di tutela dell’ambiente marino. Le opere di ammodernamento termineranno nella primavera del 2020 e sono state eseguite a cura del personale delle principali industrie nazionali di riferimento in ambito navale militare, a cominciare da Fincantieri e Leonardo, ma anche grazie alla piccola-media impresa tarantina, oltre al concorso delle maestranze arsenalizie. La scelta operata dalla Marina Militare di eseguire i lavori di trasformazione della portaerei CAVOUR nell’Arsenale di Taranto è espressione dell’impegno che la Forza Armata mette a sostegno della città in considerazione della ricaduta, in termini economici, sull’indotto del territorio. Inoltre, grazie all’acquisizione di nuove conoscenze e competenze tecniche, tecnologiche e di ingegneria logistica, si è mirato a valorizzare la locale cantieristica navale e a fronteggiare le future esigenze delle unità della flotta per il prossimo quadriennio. L’Arsenale Militare Marittimo si conferma quindi la più importante realtà produttiva della Difesa, fortemente integrato nel tessuto produttivo della città dei 2 mari e  volano di prospettive di sviluppo e crescita per l’industria nazionale e locale. Al termine delle attività manutentive, il CAVOUR dovrà affrontare un periodo di addestramento propedeutico alla successiva partenza per gli Stati Uniti, dove condurrà alcuni test con i velivoli F-35B a bordo.