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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Aggiornamenti sulla situazione in Ucraina

L’avanzata russa continua a incontrare forte opposizione da parte delle truppe ucraine, coadiuvate da numerosi episodi di resistenza da parte della popolazione, sia in forma armata che in termini di proteste civili nei confronti di truppe occupanti.

anteprima logo RID Ucraina, gli ultimi aggiornamenti nel video-commento del Direttore

Ad una settimana dall'avvio dell'invasione russa dell'Ucraina, il video-commento del Direttore che fa il punto della situazione.

anteprima logo RID La storia della mancata fornitura dei MiG-29 europei all’Ucraina

Partiamo dall’inizio. Limitandoci agli aerei da combattimento, l’Aeronautica Ucraina, al momento dell’inizio del conflitto, appariva dotata di: 37 MiG-29MU1, dei quali 8 utilizzati per addestramento; 12 Su-24M; 17 Su-25, dei quali circa 9 appartenenti alle versioni leggermente migliorate Su-25M1 e Su-25UBM1; 32 Su-27 (riferibili alle varie sottoversioni note come Su-27UB1M, Su-27UP1M, Su-27S1M, e Su-27P1M), dei quali 6 utilizzati per addestramento. Prossimamente ci occuperemo di far ordine fra le varie fake news che sono circolate in fatto di guerra aerea in questo conflitto. Per il momento, ci limitiamo a rilevare come, della flotta aerea menzionata, per certo sono note le perdite di: 2 Su-27, dei quali uno distrutto al suolo all’aeroporto di Ozerne, nel distretto di Zhytomyr, il 24 febbraio, e l’altro abbattuto il giorno dopo sui cieli di Kiev; 2 Su-25, entrambi perduti il 27 febbraio vicino Kherson; 6 MiG-29, distrutti o fortemente danneggiati, in un aeroporto di Ivano-Frankivsk, nel corso di un attacco missilistico attuato il 27 febbraio con missili da crociera 3M-14 KALIBR. L’ultimo episodio avrebbe quindi messo fuori combattimento circa 1/5 della flotta da combattimento di FULCRUM. La cosa il giorno stesso ha spinto l’alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, a parlare della disponibilità di un fondo europeo con cui acquistare, da Stati Membri UE già Patto di Varsavia, materiale aviatorio dello stesso tipo di quello utilizzato dall’Aeronautica Ucraina, a cui sarebbe stato immediatamente ceduto. A prima vista un’ottima idea, dal momento che nessun training addizionale sarebbe stato necessario per piloti già familiari con similari modelli di velivoli. Visto che nessun Paese UE dispone di Su-27, e che comunque la flotta più abbisognevole di ripianamento, come si è detto, è quella di MiG-29, gli occhi di commentatori e analisti si sono subito rivolti alle Aeronautiche Polacca (dotata di 23 MiG-29A/UB), Slovacca (11 MiG-29AS/UBS) e Bulgara (13 MiG-29UB), le ultime in Europa ancora a disporre di aliquote di FULCRUM. Le prime 2, tra l’altro, operano esemplari negli anni sottoposti a importanti interventi di ammodernamento, mentre la flotta di Sofia si avvale di configurazioni oramai piuttosto obsolete, le cui uniche modifiche si sono praticamente limitate alla sola compatibilità dei velivoli con taluni standard NATO e ICAO. Numeri comunque abbastanza elevati, non soltanto sufficienti a garantire la sostituzione degli esemplari perduti, quanto anche idonei all’utilizzo da parte di eventuali ex-piloti richiamati in servizio, e persino per la cannibalizzazione di parti di rispetto. Senonchè... la doccia fredda è arrivata il giorno dopo, proprio nel momento in cui membri della Rada (Parlamento Ucraino) twittavano a giornalisti e alle cancellerie europee entusiastici messaggi di riconoscenza e apprezzamento verso il supporto europeo, quando prima la Polonia, poi la Bulgaria, e infine la Slovacchia hanno ufficialmente affermato di essere indisponibili a una tale cessione. Innanzitutto, per quanto obsolescenti e in programma di essere sostituiti, i MiG-29 “europei” non sono attesi andarsene dopodomani, e in tutte le aeronautiche citate costituiscono ancora importanti aliquote delle rispettive forze da caccia: in Polonia, il 25%; in Slovacchia e Bulgaria... il 100%, dal momento che gli F-16V ordinati entreranno in servizio, rispettivamente, soltanto nel 2023 e 2025. Intuibile come questi velivoli risultino dunque ancora importanti da essere conservati, vista la situazione generale derivante dalla guerra Ucraina. Se questo punto era di per sè intuibile, altri meno ovvi hanno reso l’ipotesi immediatamente dubbia agli osservatori più accorti. Vale la pena richiamarli, in quanto estensibili anche qualora, in futuro, sorgessero nuovamente tentativi di iniziative similari circa equipaggiamenti ben più complessi di MANPADS, fuciloni anti-materiali e sistemi controccarro. Innanzitutto i velivoli non sarebbero mai “chiavi in mano”, in quanto  equipaggiamenti di compatibilità NATO, soprattutto in fatto di comunicazioni e datalink, andrebbero rimossi prima di ogni cessione, procedura che presenta intrinseche complessità, e certamente nessuna immediatezza. In secondo luogo, le modernizzazioni polacche a slovacche sono stata abbastanza radicali da imporre un’avionica piuttosto differente, che senz’altro richiederebbe ulteriori training di conversione operativa per il piloti ucraini.  Infine, la questione più importante... come ce li avrebbero portati? Davvero si pensava che flotte di aerei da combattimento, non importa se pilotati da personale ucraino o meno, potessero alzarsi in volo da Paesi NATO e dirigersi in Ucraina senza che i russi si allarmassero oltre ogni limite ben prima di capire cosa stesse succedendo?

anteprima logo RID Guerra in Ucraina - Forze Ucraine in azione. I video

Guerra in Ucraina - Forze Ucraine

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Guerra in Ucraina - Forze Russe

anteprima logo RID Ucraina, l’avanzata russa da sud

L’avanzata nel settore meridionale della campagna in Ucraina procede senza intoppi per le Forze Armate russe. Stabilito il sea control sul Mar Nero che si traduce in una totale libertà di movimento e di proiezione di forza dal mare e dalla Penisola di Crimea, i russi procedono combinando l’avanzata terrestre con continui colpi di mano e sbarci anfibi sulla costa del Mar d’Azov. Significativo l’assalto anfibio effettuato a ovest di Mariupol che ha visto la veloce conquista del porto di Berdyansk coprendo il fianco della manovra terrestre che, dalla Penisola di Crimea, muovendo in direzione nord ha assunto, senza grossi problemi, il controllo di Melitopol. In questo modo le Forze Armate russe hanno creato una testa di ponte che si estende da Kherson, dove le avanguardie russe sono entrate stamani, fino alla periferia di Mariupol, ormai completamente accerchiata. Se quest'ultima città, nodo portuale strategico sul Mar d’Azov, dovesse cedere, le truppe schierate nelle 2 regioni autonome del Donbass potrebbero collegarsi con le forze in affluenza dalla Crimea. Tale scenario darebbe alla Russia il controllo delle coste dell’intero Mar d’Azov e ridurrebbe cosi le proprie linee di comunicazione logistiche e, al tempo stesso, permetterebbe il mutuo supporto tra le unità russe. L’altra ipotesi, più rischiosa, è che le truppe russe potrebbero procedere decise verso nord puntando su Dnipro, mantenendo le forze anfibie a coprire il fianco orientale, collegandosi con le forze che controllano Kharkiv e che muovono verso sud, chiudendo la tenaglia su tutte le unità ucraine a protezione del confine con il Donbass. In quest’ultimo scenario qualora Kiev non dovesse cadere, l’azione sulla capitale avrebbe comunque raggiunto l’obiettivo di distrarre la maggior parte delle forze ucraine, e dell’occidente, e permesso alla Russia di raggiungere una posizione strategica sul territorio che gli garantirebbe un innegabile vantaggio in sede negoziale.