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anteprima logo RID Gli F-35B della QUEEN ELIZABETH impiegati in Siria e in Iraq

Dallo scorso 18 giugno, gli 8 caccia F-35B LIGHTNING II del 617 Squadrone, imbarcati sulla portaerei britannica QUEEN ELIZABETH II insieme ai 10 F-35B del VMFA-211 degli USMC, stanno partecipando attivamente alle operazioni SHADER ed INHERENT RESOLVE volte al contrasto del Daesh nel teatro siro-iracheno.

anteprima logo RID I Marines puntano sui TOMAHAWK per compiti antinave e land attack a lungo raggio

Nella richiesta dell’ultimo budget per la difesa statunitense relativa ai Marines spiccano, alla voce “Unfunded Priority List Request”, i 96 milioni per l’acquisizione di 48 missili cruise R/UGM-109 TACTOM (Tactical TOMAHAWK).

anteprima logo RID L’US Navy vuole ridurre i numeri delle navi e puntare sul non pilotato

La US Navy ha presentato al Congresso il suo piano di costruzioni navale a lungo termine, per i futuri 30 anni, che rappresenta, almeno formalmente, un passo indietro rispetto alla tanto pubblicizzata richiesta di avere i fondi per la costruzione di 355 unità combattenti.. Il documento presentato, in linea con il bilancio corrente, le capacità cantieristiche attuali e il concetto di Future Distributed Naval Force, stabilisce il futuro requisito minimo a 321 navi da guerra con equipaggio. La riduzione nei numeri però, molto probabilmente, non corrisponderà ad una riduzione delle capacità della Marina Americana. Nello stesso documento infatti viene riportato che le unità con equipaggio verranno supportate da un non stabilito numero di navi non pilotate, compreso tra le 77 e le 140. Come risultato, quindi, il numero totale delle unità della US Navy dovrebbe essere compreso tra le 398 e le 512, con equipaggio e senza. L’ardita decisione di tendere sempre di più verso l’unmanned, pur rappresentando un’intelligente mossa per ridurre i costi di gestione ed incrementare la protezione dell’elemento umano, rappresenta un rischio d’investimento significativo. Considerando infatti i lenti progressi effettuati nel campo dei battelli unmanned, di superficie e sotto la superficie del mare, sono ancora molti i dubbi che ruotano intorno ai prototipi e ai test effettuati finora, se comparati ai requisiti operativi richiesti. Molti i rischi associati alla decisione dei vertici del Dipartimento della Marina, non solo legati al fatto se i risultati riusciranno ad essere in linea con quanto richiesto, ma soprattutto se questi risultati non richiederanno addirittura un maggiore investimento, o spese di gestione, rispetto ad una flotta “tradizionale”. Il documento di pianificazione trentennale continuerà ad essere presentato dall’US Navy annualmente, di conseguenza, nonostante il sensibile e notato “cambiamento di rotta”, sarà possibile effettuarne un aggiornarmento con un relativo tempismo. Il documento del 2021 sottolinea inoltre quanto sia importante proteggere ed espandere l’attuale vantaggio di cui gode la Marina Americana nell’ambito della lotta sotto la superficie del mare. Nessuna novità, invece, riguardo la tanto discussa situazione delle portaerei: viene infatti semplicemente confermato che procedono gli studi e le valutazioni di progettazione delle future portaerei “light”.

anteprima logo RID Satelliti e sensor fusion per contrastare gli ipersonici

In un video, la Missile Defense Agency americana ha mostrato come si ripropone di realizzare un sistema difensivo “regionale” contro le armi ipersoniche, sfruttando capacità già esistenti (il sistema navale AEGIS, i missili SM-6 e vari altri sensori) e dei nuovi sistemi pensati specificamente per contrastare le peculiarità di missili cruise e glider ipersonici. Queste minacce combinano velocità superiori a Mach 5, finora associate solo ai veicoli di rientro di missili balistici, con traiettorie più basse sull’orizzonte e la capacità di condurre repentine manovre per evitare l’intercettazione. I radar pensati per tracciare missili balistici hanno gioco facile nel tracciare i vettori avversari nella fase di salita in quota, visto che una traiettoria balistica comporta il raggiungimento di altitudini tali oltre l’atmosfera, da esporre il missile a radar distanti anche migliaia di chilometri, senza che la curvatura terrestre possa schermarli. I Boost-Glide ipersonici, al contrario, hanno una fase ascensionale molto più breve ed una traittetoria prevalentemente entro l’atmosfera, che rende difficile la loro individuazione da grandi distanze. Una volta che il glider è rilasciato in caduta balistica, esso perde rapidamente quota, avvicinandosi al bersaglio a grandissima velocità e diventando visibile ai radar avversari solo molto più tardi. Vista la velocità d’avvicinamento, troppo tardi. Per questo motivo la MDA prevede di schierare una nuova costellazione di satelliti dedicati al tracking delle minacce ipersoniche. La gara per selezionare il produttore per i satelliti Hypersonic and Ballistic Tracking Space Sensor (HBTSS) è stata avviata nel 2019 con l’obiettivo di arrivare al primo lancio già nel 2023. Inizialmente sono state 4 le industrie che hanno ricevuto fondi per sviluppare i relativi concetti: Northrop Grumman, Raytheon, Leidos, and L3Harris. Nel gennaio scorso, la MDA ha selezionato le sole L3Harris e Northrop Grumman per la fase successiva dello sviluppo. La traccia raccolta dai satelliti sarà quindi inserita nel sistema Ballistic Missile Defense Overhead Persistent Infrared Architecture (BOA), un’infrastruttura di Sensor Fusion che dovrà impiegare, in tempo quasi-reale, i dati provenienti dai satelliti e da altri sensori per raffinare il tracciamento. Queste informazioni vitali potranno quindi essere condivise, di nuovo via satellite, con le unità dell’US Navy nella regione oltre che con la rete di comando e controllo propria dell’MDA, la Command and Control, Battle Management, and Communications (C2BMC). Le navi AEGIS, a quel punto, potranno iniziare un ingaggio in remoto (Engage on Remote) senza avere alcun contatto con il bersaglio tramite i propri sensori, ma dipendendo interamente da terze parti, fino a lanciare il proprio intercettore (Launch on Remote). A ciò bisogna aggiungere l’immissione in servizio un nuovo Glide Phase Interceptor (GPI), un missile a lungo raggio capace di ingaggiare i glider avversari nella loro fase di discesa. Di fatto, oltre alla maturazione del nuovo missile Glide Phase Interceptor, la sfida principale è il creare una costellazione (o una famiglia di costellazioni) di satelliti capaci di generare una traccia del bersaglio abbastanza accurata da consentire l’ingaggio, eliminando dallo spazio i buchi nella copertura garantita dai radar basati a terra e sulle navi. Ulteriori dettagli su RID 8/21.

anteprima logo RID Germania, 4,5 miliardi per il FCAS fino al 2027

Il Ministero della Difesa tedesco ha inviato al Parlamento una richiesta da 4,5 miliardi di euro per coprire da oggi al 2027 le attività di ricerca e sviluppo del nuovo sistema di combattimento aereo del futuro FCAS. Nel dettaglio, i fondi servirebbero a coprire le fasi 1B e 2, e la realizzazione dei primi dimostratori, e sarebbero suddivisi in 3,3 miliardi per la ricerca sulle tecnologie abilitanti del programma e per la realizzazione dei primi dimostratori, 450 milioni a copertura degli equipaggiamenti di fornitura governativa e 750 milioni per la customizzazione nazionale. Al momento, è in corso la Fase 1A del programma FCAS con uno studio di concetto che ha sibuto già dei ritardi a causa della pandemia da COVID 19 e delle frizioni tra Berlino e Parigi.

anteprima logo RID Primo rifornimento in volo effettuato dal MQ-25

Lo scorso 4 giugno, il nuovo aerorifornitore UAV MQ-25 STINGRAY ha eseguito con successo il primo rifornimento in volo a favore di un F/A-18F SUPER HORNET del VX-23 della US Navy.