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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID Da Voith un propulsore elettrico per i futuri cacciamine

Voith ha presentato il nuovo propulsore Voith Schneider elettrico (eVSP), potenzialmente candidato ad equipaggiare i futuri cacciamine della Marina Militare. Tra i vantaggi del nuovo eVSP vi sono l'elevata efficienza e la riduzione della complessità, poiché il motore sincrono a magneti permanenti è già integrato nell'elica. La completa omissione degli ingranaggi riduce al minimo il rumore e libera spazio critico sulla nave. Il sistema di azionamento combina la tecnologia del VSP con oltre un decennio di know-how elettrico del Voith Inline Thruster (VIT). Inoltre, l'eVSP offre agli operatori navali una maggiore sicurezza grazie a un elevato grado di flessibilità nella scelta della generazione di energia (fonte di energia) e bassi requisiti di manutenzione in virtù di un design robusto. I costi di follow-up in esercizio e manutenzione sono quindi notevolmente ridotti. Principio funzionale ulteriormente sviluppato Il nuovo eVSP utilizza un motore sincrono a magneti permanenti come unità principale, che è completamente integrato nel VSP e riduce significativamente il volume di olio richiesto. Inoltre, non sono richiesti ingranaggi o trasmissioni, consentendo un funzionamento continuo e una conversione praticamente senza perdita di potenza della trasmissione elettrica con caratteristiche di risposta dinamica. Un altro importante vantaggio dell'eVSP è il suo peso notevolmente ridotto nonchè l'incrementata facilità di progettazione e di installazione grazie all'eliminazione dei militi indotti dall'albero di trasmissione. L'eVSP offre gli stessi vantaggi di un propulsore Voith Schneider convenzionale. Il principio fondamentale del VSP, la combinazione di azionamento e controllo in un'unica unità, è stato continuamente sviluppato e perfezionato negli ultimi 90 anni. Le navi con VSP progettate per i parchi eolici offshore hanno dimostrato di garantire il mantenimento della posizione impostata con grande precisione anche ad altezze d'onda fino a 4,5 m. Il VSP è anche l'unico propulsore al mondo in grado di ridurre in modo significativo il rollio delle navi e quindi aumentare significativamente il comfort e la sicurezza a bordo, oltre ad aumentare il range di lavoro in sicurezza. La prima applicazione La prima fornitura di propulsori elettrici Voith Schneider (eVSP) sarà fatta alla compagnia di navigazione norvegese Østensjø per equipaggiare 4 nuove navi offshore per parchi di energia eolica, garantendo alle unità un importante risparmio energetico di risorse. Le 4 navi saranno costruite in Spagna e saranno attrezzate per l'applicazione della tecnologia dell'idrogeno CO2 neutrale. Tra i vantaggi del nuovo eVSP vi sono, in particolare, l'elevata efficienza e la riduzione della complessità, poiché il motore sincrono a magneti permanenti è già integrato nell'elica. Le applicazioni navali dell'eVSP I sistemi di propulsione Voith Schneider equipaggiano, tra l'altro, unità cacciamine di parecchie Marine al mondo, garantendo elevata manovrabilità in sicurezza, resistenza allo shock, silenziosità ed ampia capacità operativa. Le caratteristiche dell'eVSP consentono di continuare a garantire la manovrabilità e la capacità operativa di sempre incrementando le caratteristiche di efficienza, sicurezza e silenziosità, oltre a garantire una riduzione  di costi di manutenzione, pesi e spazio d'installazione.

anteprima logo RID FLOTLOG, taglio della prima lamiera della sezione di prua

Si è svolto presso lo stabilimento di Castellammare di Stabia, il taglio della lamiera della prima di 4 sezioni di prua per altrettante unità di supporto logistico LSS (Logistic Support Ship) ordinate a Fincantieri da Chantiers de l’Atlantique nell’ambito del programma della Marina Francese FLOTLOG (“Flotte logistique”). Le sezioni saranno costruite tutte nel cantiere di Castellammare di Stabia, con consegne programmate tra il 2021 e il 2027. Il programma FLOTLOG prevede la costruzione di 4 navi di supporto logistico (LSS) per la Marina Francese, derivate dalle italiane VULCANO, da parte del consorzio temporaneo formato da Chantiers de l’Atlantique e Naval Group nell’ambito del programma franco-italiano LSS guidato da OCCAR (Organizzazione per la cooperazione congiunta in materia di armamenti) per conto di DGA, la Direzione Generale per gli Armamenti francese, e della sua controparte italiana NAVARM. Tutti i dettagli su RID 8/20.

anteprima logo RID I missili navali cinesi

La Cina ha ormai raggiunto la seconda posizione nella graduatoria virtuale delle flotte militari mondiali, superando di gran lunga le capacità di altri Paesi, come Russia, India, Giappone, Regno Unito e Francia. Vi sono però altri 2 aspetti che devono far riflettere. Il primo è che la prima potenza marittima mondiale, la US Navy, è impegnata su tutto il globo, cosa che la costringe a spalmare le sue forze su una moltitudine di teatri e di impegni. Attualmente (marzo 2020) vi sono 4 portaerei in operazioni in acque lontane dagli Stati Uniti: 2 sono impegnate simultaneamente nel Medio Oriente, una è basata in Giappone ed una sta operando nel Mar Cinese Meridionale. Altre 2 portaerei sono in Patria, rispettivamente costa occidentale e costa orientale, e altre 6 non sono pronte, essendo in manutenzione, in qualificazione/addestramento, o in riposo dopo un lungo deployment. Il secondo aspetto è la velocissima crescita vissuta dalla Marina Cinese: nel solo 2019 sono stati varati 8 cacciatorpediniere Type-052D e 2 Type-055. Per confronto, negli Stati Uniti nel 2019 è stato varato un solo caccia classe BURKE. Le 2 altre maggiori Marine occidentali, la britannica Royal Navy e la giapponese MSDF, a loro volta dispongono ciascuna di 6 unità da difesa aerea, ovvero meno di quante ne siano state varate in un anno solo in Cina. Secondo una nota leggenda, Lenin disse che i capitalisti avrebbero cercato di vendere ai comunisti la corda con cui sarebbero poi stati impiccati. La storia, lo sappiamo, non è andata così, ma lo sviluppo economico e tecnologico della Cina risponde bene a questa leggenda. Le cosiddette “Quattro Modernizzazioni” lanciate da Deng Xiaoping, comprendevano: Agricoltura, Scienza e Tecnologia, Industria e Difesa. Le ultime 3, combinate, hanno consentito alla Cina di dotarsi di uno strumento militare all’avanguardia. Il mondo industriale occidentale ha entusiasticamente trasferito quote sempre maggiori delle proprie linee di produzione in Cina. Il concetto che ispirava questa scelta era evidente: si sarebbe potuto disporre di beni realizzati con costi inferiori che, nelle miopi speranze degli industriali occidentali, avrebbero consentito di guadagnare ampie quote di mercato, sbaragliando la concorrenza. In realtà si è trattato di un enorme trasferimento di tecnologia e know-how, consentendo così alla Cina di acquisire in brevissimo tempo grandi capacità autonome, sia produttive che progettuali. La Cina gode infatti anche del beneficio di avere una sterminata popolazione da cui poter attingere i migliori talenti. Le università cinesi sfornano ondate di ingegneri, informatici, fisici e chimici con un’ottima preparazione. I migliori vengono inviati anche all’estero dove acquisiscono ulteriori conoscenze, e spesso collaborano ad un’efficiente attività di spionaggio industriale, in sistematica violazione dei diritti di proprietà intellettuale.

anteprima logo RID Un nuovo RHIB unmanned per la Royal Navy

Il nuovo RHIB unmanned PACIFIC 24 GD (general duties) per la Royal Navy è pronto a sottoporsi ai test che serviranno a valutarne l’eventuale acquisizione in grandi numeri o in una manciata di unità destinate a missioni specifiche. L’imbarcazione, sviluppata dalla BAE Systems e dal gruppo tecnico NavyX - responsabile dello sviluppo e dei test di nuove tecnologie destinate alla RN - dovrebbe iniziare le prove in mare nei prossimi giorni a Portsmouth, prima di sottoporsi ad ulteriori test, verso la fine dell’anno, relativi all’integrazione con i sistemi di combattimento e navigazione di un’unità operativa della RN. Il PACIFIC 24, denominato ufficialmente P24, è un gommone a chiglia rigida concepito per missioni di antipirateria, controllo/pattugliamento confini, raccolta intelligence, sicurezza marittima, SAR e force protection. Secondo i dati comunicati dalla BAE Systems, il mezzo ha un’autonomia operativa di 45 ore o di 100 miglia. La versione unmanned rappresenta una modifica alla variante classica in servizio da oltre 25 anni nella Marina Britannica, l’ultima versione delle quali – la P24 Mk.4 – è stata introdotta nel 2016. Della variante con equipaggio, il P24 remotizzato mantiene chiglia, dimensioni (7,8 m di lunghezza) e propulsione, affidata ad un motore fuoribordo in grado di raggiungere i 38 nodi di velocità. Le differenze, ovviamente, riguardano il sistema di controllo e la presenza dei sensori necessari alla guida del gommone. Inoltre, il P24 è equipaggiato con torretta remotizzata dotata di mitragliatrice. Per il suo sviluppo - e per quello di ulteriori imbarcazioni senza equipaggio - la RN ha stanziato 3 milioni di sterline.

anteprima logo RID Germania, via libera alle super-fregate da 9.000 tonnellate

Dopo una lunga fase progettuale avviata 11 anni fa, il programma MehrzweckKampfSchiff MKS-180, ha ottenuto il via libera dal Parlamento tedesco. 

anteprima logo RID Australia, il disastro dei sottomarini

A causa dei ritardi relativi al programma di acquisizione dei 12 nuovi sottomarini classe ATTACK /SHORTFIN BARRACUDA Block 1A - variante a propulsione diesel elettrica dei battelli nucleari francesi della classe BARRACUDA/SUFFREN – la Royal Australian Navy sarà obbligata a sottoporre ad un pesante refit i propri sottomarini classe COLLINS, figli di un altro programma già di per sé travagliato e disastroso. Tale aggiornamento risulta necessario al fine di garantirne il servizio almeno fino a metà degli anni ’30 quando, secondo i programmi aggiornati, dovrebbero partire le consegne dei nuovi sottomarini. Va ricordato che, inizialmente, il ritiro dei COLLINS – entrati in servizio tra 1996 e 2003 – era previsto per il 2024/2026. I ritardi nella fase di design dei nuovi sottomarini obbligheranno i COLLINS a restare in servizio per un’altra decina d’anni. Secondo alcune voci provenienti dalla Difesa australiana, il refit dovrebbe avere un costo base minimo di 3,5 miliardi di dollari australiani (circa 2,2 miliardi di euro) - a seconda che si proceda all’aggiornamento di tutti e 6 i sottomarini o solo una parte di essi - e interesserà principalmente la sostituzione del sistema propulsivo, in particolare motori e generatori diesel, più una serie di upgrade relativi alla quasi totalità dei sistemi di bordo (elettrico, CMS, sensoristico e periscopico con l’adozione di mast optronici digitali). Tale cifra, che non comprende le spese di mantenimento in servizio di tutti o parte dei battelli per un’altra decade, andrebbe ad aggiungersi ai circa 80 miliardi di dollari australiani (circa 49 miliardi di euro!) stimati per l’acquisizione dei nuovi battelli prodotti da Naval Group. Riguardo al numero di sottomarini da sottoporre al refit, una decisione finale è prevista per la prima metà del 2021.

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