LEONARDO
Viaggi RID
Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Italia e EAU, le ragioni di una rottura

La decisione degli Emirati Arabi Uniti di “sfrattare” l’Italia dalla base di Al Minhad – sfratto che dovrebbe essere completato nei prossimi giorni – utilizzata per il supporto logistico delle operazioni del nostro Paese in Afghanistan e nel Corno d’Africa, ha radici profonde. L'embargo sulla vendita di armi ad Abu Dhabi – decretato a colpi di post su Facebook dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio – è solo un pretesto e, con tutta probabilità, non è la ragione che ha portato alla drastica disposzione degli EAU. Non dimentichiamo, infatti, che gli Emirati si sono tirati fuori dal pantano yemenita ormai da 2 anni, e vi giocano solo un ruolo indiretto mediante l’appoggio alle milizie separatiste del sud del Paese. L’impegno militare diretto è abbondantemente finito. La rottura, dunque, ha radici più profonde. Da anni i rapporti politico-militari – un tempo eccellenti - tra Roma e Abu Dhabi erano peggiorati. E non poco. La vicenda della mancata vendita degli UAV agli EAU, con annessa la fallita operazione Piaggio Aeospace e screzi relativi, è stato il vero detonatore. L'operazione, già di per sé molto complessa, si è prima “incartata” nelle maglie dell’MTCR (Multilateral Technology Control Regime) e poi è naufragata assieme alla stessa azienda ligure, finita in amministrazione controllata. Sullo sfondo l’azionista di controllo, il fondo emiratino Mubadala, incapace, per usare un eufemismo, di dare a Piaggio Aerospace una visione ed un piano industriale. Ma a ciò bisogna aggiungere la competizione geopolitica, molto netta. Da una parte l’Italia, e la sua partnership strategica con il Qatar e con il Governo di Tripoli, dall’altra gli EAU schierati in Libia sul fronte opposto e nemici giurati del Qatar, percepito come la gran cassa – finanziaria e mediatica - della Fratellanza Musulmana. Proprio il rapporto con la Fratellanza Musulmana è la vera questione geopolitica attorno alla quale ruota tutto il resto. Per gli Emirati, infatti, la Fratellanza Musulmana rappresenta una minaccia esistenziale, capace di mettere in discussione il monopolio politico degli Al Nayan basato sul legittimismo ereditario. Una minaccia, dunque, che va combattuta non solo in casa, ma, soprattutto, all’estero, e laddove questa è più forte, a cominciare, appunto, dalla Libia. Da qui, l’attivismo di Abu Dhabi a fianco dell’inaffidabile Generale Haftar, supportato con finanziamenti, consiglieri, miliziani ed equipaggiamenti militari. Un attivismo che ad un certo punto non poteva che entrare in collisione con i nostri interessi e portare alla rottura. A pensarci bene, però, non è una gran perdita. L’Italia ha ottimi amici nel Golfo: il Qatar, il Kuwait, senza dimenticare l’Iraq, strategico anello di congiunzione tra lo stesso Golfo ed il Levante, e pure i rapporti con l’Arabia Saudita sono buoni. E poi non dimentichiamo che potremmo trovare nella regione anche nuovi partner, a cominciare dall’Oman. Basta avere visione a fare meno post su Facebook.

anteprima logo RID Esercitazione antinave e antiaerea russa in Siria: ulteriori dettagli

Negli ultimi giorni si è svolta in Siria un’esercitazione joint russa – vedi articolo a fianco - che ha visto coinvolte la Task Force permanente della Marina in Mediterraneo e velivoli appartenenti alle Forze Aerospaziali, rischierati nell’area in occasione dell’importante evento addestrativo. In particolare, come già sottolineato, velivoli MIG-31K FOXHOUND-K e Il-38 ASW sono stati rischierati per la prima volta nella base aerea russa di Hmeymin nella Syrian Arab Republic (SAR). I MIG-31K, sono stati subito integrati con i bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 BACKFIRE già presenti nell’area, svolgendo missioni antinave simulate sul Mediterraneo Orientale. Sempre secondo lo scenario addestrativo, i reparti di radar a terra e le forze aeronavali in mare hanno anche effettuato scoperta, scambio dati e ingaggio di bersagli aerei simulati in grado di minacciare la Task Force navale e la Base Navale di Tartus, testando cosi la risposta dell’intera bolla A2/AD russa in Siria. Secondo quanto inoltre aggiunto da un comunicato delle Forze Armate Russe, sono 5 le unità navali che hanno partecipato all’esercitazione joint, incluso l’incrociatore lanciamissili MOSCOW e le fregate ADMIRAL ESSEN e ADMIRAL MAKAROV, insieme a 2 sottomarini, lo STARI OSKOL e il ROSTOV-ON-DOL; le forze aerospaziali, oltre ai già citati MIG-31K e Tu-22M3 in ruolo antinave, ha visto lo svolgimento di sortite antisottomarino con velivoli Il-38 e Tu-142MK. Il Direttorato per la Pubblica Informazione del MoD Russo ha precisato che tale tipologia di velivoli vedrà una presenza sempre più frequente nell’area al fine di garantire la sicurezza delle forze russe nell’area, schierate tra Hmeymin e Tartus.

anteprima logo RID La Russia rischiera anche i Mig-31K in Siria

Lo scorso 25 giugno, la Russia ha inviato una coppia di MiG-31K FOXHOUND presso la propria base di Khmeimim/Jableh. 

anteprima logo RID Da Berlino nessuna nuova sulla Libia

La conferenza di Berlino 2 sulla Libia si chiude con più dubbi di quelli con cui si era aperta. Il lunghissimo comunicato finale (58 punti divisi in 6 sezioni) ripete richieste e promesse che sono già state messe nero su bianco in altri documenti, dalle conclusioni di Berlino 1 all’accordo per il cessate il fuoco (rispettivamente gennaio e ottobre 2020).

anteprima logo RID NATO, uniti contro Russia e Cina

Doveva essere svolta e svolta è stata. Dal vertice NATO di Bruxelles arriva – messa nero sul bianco nel comunicato finale – la presa di posizione di tutta l'Alleanza: la Russia è la minaccia militare numero uno, ma la Cina diventa la vera sfida per la NATO. Le parole sono chiare: “Le ambizioni della Cina e il suo comportamento aggressivo costituiscono una sfida sistematica all’ordinamento internazionale”, ma a destare preoccupazione è anche la rapida espansione dell’arsenale nucleare cinese, sempre più ampio in termini di numero di testate e di sofisticati sistemi di rilascio. Pechino è così il nuovo concorrente sistemico dell’Occidente. Il Summit ha recepito di fatto quanto richiesto da Biden e dagli Americani, che così hanno ufficialmente arruolato la NATO – l'alleanza politico-militare più vincente della storia, così come l’ha definita il Premier Draghi – durissimo, peraltro, con Trump e la precedente amministrazione USA – nella loro sfida di sistema con la Cina. Ma nel Summit, come dato ampiamente conto da RID, non si è discusso solo di questo. Fondamentale in tal senso il passaggio dedicato alla possibilità per il Consiglio Atlantico di invocare l’Art.5, che fa scattare la mutua difesa, anche nei casi di attacchi “ibridi”. Un evidente avvertimento alla Russia e alle sue strategie “grigie” ed al contempo una rassicurazione per gli alleati dell’Est Europa più esposti alla minaccia di Mosca. Ufficializzato anche il via libera al nuovo Concetto Strategico, che dovrà essere pronto per il Summit del prossimo anno in Spagna, e ribadito l’impegno per l'implementazione dell'iniziativa NATO 2030. Sull’Afghanistan, però, gli alleati non sono andati oltre un generico impegno a continuare il supporto in termini finanziari e di training (da remoto) per le Forze afghane. La sensazione è che l’Afghanistan diventerà adesso una questione per India, Pakistan, Russia e Cina.

anteprima logo RID La NATO pronta a dire no al nucleare basato a terra in Europa?

Nonostante nessun accenno durante il Summit di Bruxelles, secondo alcune fonti i Paesi della NATO sarebbero pronti a prendere la decisione di non schierare missili nucleari sul territorio europeo a seguito della fine del Trattato INF. La possibile mossa viene vista dalla stampa americana come un possibile gesto di distensione nei confronti di Mosca, in vista dell’avvio di un nuovo dialogo per il controllo degli armamenti tra Stati Uniti e Russia. Le voci sono collegate inoltre a notizie provenienti da Mosca, secondo le quali la Russia sarebbe pronta a proporre una nuova moratoria per il dispiegamento di missili a medio e corto raggio basati a terra in Europa. La notizia di tale moratoria però è stata accolta con molto scetticismo da parte degli ambienti politico-militari della NATO dato che non si registrano movimenti retrogradi dei sistemi SSC-8, il cui raggio d’azione è ancora in grado di colpire l’Europa, ed il cui dispiegamento è stata la causa del ritiro americano dall’Intermediate-Range Nuclear Forces (INF) Treaty del 1987. La precedente moratoria proposta dalla Russia nel 2019 fu rifiutata dagli USA e dalla NATO proprio per questo motivo. Senza prove concrete che il Cremlino stia effettuando un rapido ripiegamento o distruzione delle batterie dell’SSC-8, è molto difficile che l’intenzione della NATO e la moratoria russa possano tradursi in un accordo ufficiale.