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Notizie a cura di RIDlogo RID
anteprima logo RID L'EI e Leonardo per l’impiego dei droni

Leonardo e l’Esercito Italiano hanno concluso la competizione, denominata “Utilizzo innovativo di sistemi unmanned in contesto operativo”, volta ad individuare progetti innovativi per l’impiego dei droni in teatro. Questo contest, avviato a partire da novembre 2019 e alla sua prima edizione, vede coinvolti appunto Leonardo SpA e il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino ed ha lo scopo di risolvere problematiche operative dell’Esercito, tramite l’utilizzo di sistemi senza pilota, a guida autonoma. Il concorso, rivolto agli Ufficiali frequentatori della Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino, ha visto inizialmente la presentazione di 67 progetti incentrati su sistemi unmanned di diverse categorie. Ogni partecipante, definite le esigenze operative, ha potuto proporre una o più soluzioni per rispondere alle necessità individuate che, secondo la propria esperienza tecnico-professionale e preparazione universitaria, possono permettere di migliorare le capacità operative nei contesti Nazionali ed esteri nei quali l’Esercito è chiamato a operare. I progetti, ideati e presentati dagli Ufficiali frequentatori della Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino, hanno preso in esame molteplici scenari operativi: dalle comunicazioni, alla bonifica mine, passando per la sorveglianza, all’attività di ricerca con drone, fino alla logistica e al trasporto. La commissione esaminatrice, formata da militari e rappresentanti dell’azienda, ha infine selezionato i 5 progetti seguenti: “Mini drone per Force Protection a livello Compagnia” (Cap. Giuseppe William Ciurlia del 145° corso di SM); “Progetto PROPHETA Ponti Radio Autonomi” (Cap. Michele Brunelli del 145° corso di SM); “UAV- Unmanned Aerial Vehicle autonomo con Intelligenza Artificiale” (Ten. Nicola Giuri del 197° corso Ingegneri); Drone patrolling (Ten. Gianmatteo Cannavacciuolo del 197° corso Ingegneri) e “Il Drone Trasportatore” (S.Ten. Luigi Macchione del 198° corso Cavalleria). Per Leonardo il concorso, pensato per i giovani ufficiali dell’EI, si colloca nell’ambito delle iniziative ideate per il “mondo dei droni” e fa subito venire in mente il Leonardo Drone Contest, competizione, quest’ultima tra gli studenti ed i ricercatori delle università italiane.

anteprima logo RID La Russia potenzia la base di Latakia

La Russia sta potenziando la sua piccola base aerea di Latakia, in Siria, incrementando la lunghezza di una delle 2 piste di almeno 300 m. L’allungamento potrebbe consentire il rischieramento e le operazioni anche di bombardieri o di velivoli da pattugliamento marittimo, ma garantirebbe inoltre ad aerorifnrotori e cargo pesanti di operare in maggiore sicurezza e sfruttando appieno le loro capacità in termini di carico. Finora, la base di Latakia ha ospitato una task force tattica di caccia e cacciabombardieri, che si è rivelata di fondamentale importanza per le operazioni militari nel Paese e per supportare le forze governative puntellando, di fatto, il regime di Assad. Tuttora gli aerei russi svolgono un ruolo rilevante per contrastare e contenere i gruppi ribelli che continuano ad operare in alcune aree del Paese. Tuttavia, la presenza di bombardieri o pattugliatori marittimi a Latakia renderebbe l'infrastruttura ancor più strategica con un impatto assolutamente non trascurabile sulle dinamiche in tutta l’area del Levante e del Mediterraneo Orientale.

anteprima logo RID Libia, eletto il nuovo governo ad interim

Il Foro di Dialogo Politico Libico (FDPL) ha eletto il governo ad interim che ha il compito di traghettare il Paese nordafricano verso le elezioni del 24 dicembre, le prime dal 2014 e dalla frattura istituzionale tra Est e Ovest. I 75 delegati libici del FDPL hanno eletto a maggioranza semplice (39 voti) la lista numero 3, che schiera per la carica di Presidente del Consiglio Presidenziale Mohammed al-Manfi, originario della Cirenaica, Abdullah al-Lafi e Musa al-Koni come vice-Presidenti, rispettivamente in quota Tripolitania e Fezzan, e l’imprenditore misuratino Abdul Hamid Dbeibeh come candidato per la carica di Primo Ministro. Anche se si è svolto in modo formalmente ineccepibile, questo passaggio cruciale del percorso di riconciliazione a guida ONU pone le premesse per una nuova fase di instabilità, che può allontanare la prospettiva di una vera riunificazione istituzionale del Paese. Il punto più critico è che l’esito del voto non dà alcuna rappresentanza a Tripoli nelle cariche politiche apicali del Governo di Unità Nazionale (GUN). L’architettura ideata dalle Nazioni Unite prevedeva liste trasversali di 4 candidati. L’aspirante capo del Consiglio Presidenziale e i 2 vice dovevano provenire dalle 3 regioni storiche della Libia (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan). Nessun vincolo geografico invece per il candidato Premier. Tuttavia, questi paletti non possono contenere appieno le tante rivalità fra le diverse anime del Paese, specie dopo 6 anni di conflitto civile che ha moltiplicato la frammentazione del tessuto politico e socio-tribale, particolarmente visibile a Ovest. I nuovi organi politici sono espressione di interessi e gruppi di potere piuttosto lontani dalle milizie che controllano la capitale e che possono osteggiare l’insediamento di un nuovo GUN con pienezza di poteri. Al-Lafi è un membro della Camera dei Rappresentanti con sede a Tobruk, nell’Est, ma originario di Zawiya dove ha continuato ad avere influenza anche all’indomani della spaccatura con la Cirenaica del 2014. La città costiera a ovest di Tripoli ha creato problemi al GUN fin dal suo insediamento nel marzo 2016 e i gruppi armati e i cartelli criminali che la controllano hanno ripetutamente avuto scontri con le milizie afferenti alla capitale. Il neo Premier Dbeibeh, invece, è un esponente del variegato ceto commerciale di Misurata. Fino al 2013 è stato a capo della Libyan Investment and Development Holding, una posizione che ricopriva anche prima del 2011. Le credenziali di rivoluzionario le ha ottenute fondando (e finanziando) un suo gruppo armato per combattere Gheddafi, e per questa via è riuscito a ritagliarsi un suo spazio nell’affollato panorama misuratino. L’aspetto militare ha così protetto la sua rete di interessi economici pre-esistente e che affonda le sue radici in legami diretti con l’ex Rais (Abdelhamid è nipote di Ali, un compagno di scuola di Gheddafi). Negli ultimi 2 anni, inoltre, Dbeibeh ha provato a corteggiare Parigi. Più che nelle vesti di “pontiere” tra Est e Ovest, però, ha operato soprattutto a vantaggio del primato politico ed economico di Misurata nel panorama della Tripolitania. Non stupisce quindi che l’ultima incarnazione del cartello di milizie tripoline, l’Autorità di supporto alla stabilità (ASS) creata da Sarraj a gennaio, abbia disconosciuto l’esito del voto (ancor prima che si conoscesse il risultato del ballottaggio) e abbia persino accusato l’ONU di voler imporre una tutela internazionale sul Paese. Notevole è poi che l’accusa sia estesa anche alla Fratellanza Musulmana, indicata come causa profonda della crisi del Paese. Infatti, questa retorica è estranea alla storia di queste milizie. A ben vedere, potrebbe segnalare un avvicinamento agli EAU, che fanno della lotta all’islamismo politico la stella polare della loro politica regionale e che hanno interesse a far naufragare un processo politico di riconciliazione che, nel pacificare il Paese, riconosca anche un ruolo legittimo per il rivale turco. Del resto, già nei mesi appena prima dell’avvio dell’offensiva di Haftar, a fine 2018 – inizio 2019, Abu Dhabi aveva moltiplicato contatti ed elargizioni ad alcuni comandanti di questi gruppi armati, nel tentativo di comprarne la fedeltà e spianare la via della capitale al Generale. Parallelamente, l’elezione di al-Manfi mette in ombra Haftar, dal quale è appare piuttosto distante. Al-Manfi era ambasciatore in Grecia fino al 2019, quando fu espulso per non aver condannato l’accordo fra Turchia e GUN sui confini marittimi. Dunque, il Generale non solo ha fallito l’assalto a Tripoli ma si vede anche estromesso dal percorso verso le nuove elezioni generali e presidenziali di dicembre. Un quadro che potrebbe decretare la fine delle sue aspirazioni politiche ma, allo stesso tempo, anche rendere più difficile la strada verso le istituzioni ai suoi figli, in particolare Khaled. Quindi, non si può escludere che i gruppi armati che rispondono ad Haftar cerchino di boicottare i lavori del nuovo GUN, controllando a piacimento i principali centri urbani (Bengasi, Agedabia, Tobruk) o interferendo con l’export petrolifero nei terminal costieri del Golfo di Sirte.

anteprima logo RID B-21: primo volo nel 2022

Per il B-21 RAIDER roll-out ad inizio 2022 e primo volo a metà 2022. In tal senso si sarebbe espresso Randall Walden, Director of the Air Force Rapid Capabilities Office (dell’USAF), in un intervista sull’AirForce Magazine, organo dell’Air Force Association. In parallelo è partita, presso lo stabilimento di Northrop Grumman a Palmdale, in California, la costruzione del secondo esemplare del bombardiere tutt’ala. Ricordiamo che il B-21 RAIDER dovrebbe entrare in servizio nel 2026 o nel 2027: in tal senso si era espresso il 14 gennaio scorso, il Tenente Generale James C. Dawkins, Jr., Deputy Chief of Staff for Strategic Deterrence and Nuclear Integration (USAF).

anteprima logo RID Altri 12 RAFALE per la Francia

I 12 caccia multiruolo RAFALE che la Francia ha ceduto alla Grecia, nell’ambito del contratto di acquisto per 18 aerei (6 di nuova produzione e 12 di seconda mano), verranno integralmente rimpiazzati da altrettanti RAFALE di nuova produzione.

anteprima logo RID G550 e PATRIOT per il Marocco

Secondo quanto pubblicato dalla International Trade Administration statunitense ha ufficialmente confermato la vendita di velivoli Gulfstream G550 – ordinati nel 2018 – e di sistemi antiaerei e anti missile MIM-104 PATRIOT al Marocco.