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anteprima logo RID Il Long Range USV dell’USMC

Il cantiere navale Metal Shark, basato nello Stato americano della Louisiana, ha annunciato di essere stato selezionato dallo US Marine Corps per lo sviluppo e la costruzione del suo Long Range Unmanned Surface Vessel (LRUSV). Il requisito operativo nasce dall’esigenza dei Marines di dotarsi di una piattaforma di superficie senza pilota, a lunga autonomia, in grado di supportare le truppe a terra ingaggiando bersagli marittimi e terrestri tramite l’utilizzo di loitering munitions, anche note con il termine di droni kamikaze. La letale caratteristica di queste ultime è quella di poter rimanere in volo per un lungo periodo di tempo alla ricerca del proprio target, o di un possibile target di opportunitá, prima di ingaggiarlo letalmente. Secondo quanto dichiarato alla stampa specialistica americana, il LRUSV, che si prevede di una lunghezza di circa 11 m, oltre a dover essere integrato con il resto dei sensori e sistemi d’arma dell’US Navy e dei Marines, dovrà avere anche la capacità di operare in collaborazione con altri natanti e sviluppare anche dei profili di attacco definiti “a sciame”. Oltre a rappresentare un ottima piattaforma per funzioni ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance), uno sciame di LRUSV, una volta assegnata la missione, avrà la possibilità di scovare e neutralizzare i propri bersagli decidendo quale sistema, a sua volta unmanned, utilizzare per l’ingaggio e rientrare presso la propria base o un unità maggiore al compimento della missione stessa. Le aspettative di impiego di questa piattaforma sono però ancora a più ampio spettro, secondo quanto dichiarato infatti dal Tenente Generale Eric Smith, alla guida del Marine Corps Combat Development Command, il LRUSV potrà pure essere facilmente configurato per il trasporto truppe o logistico, agire da esca, e rimanere in mare agendo da sentinella per la continua raccolta di informazioni e di allarme, il tutto richiedendo un controllo e risorse umane, veramente limitati. Secondo quanto aggiunto, lo USMC si aspetta un ingresso in servizio del LRUSV tra i Fiscal Years 2025 e 2027. La stessa Metal Shark è stata selezionata anche da US Navy e Coast Guard per fornire alcune piattaforme da testare in risposta ai rispettivi requisiti operativi unmanned.

anteprima logo RID Il CAVOUR in navigazione verso l’America

La portaerei CAVOUR ha iniziato la traversata atlantica ed è in navigazione alla volta di Norfolk, negli Stati Uniti. Una volta negli USA, in una prima fase, la nave imbarcherà 2 F-35 strumentati della Integrated Test Force (ITF), della NAS Patuxent River, per valutare ed acquisire la compatibilità e l’integrazione del velivolo con la nave stessa. In una seconda fase, invece, verranno imbarcati i primi 2 F-35 della MM di stanza a Beaufort per acquisire la certificazione per operare con il velivolo. In questo caso, il CAVOUR opererà con un Carri Strike Group della Seconda Flotta dell’US Navy. L’unità, con il suo equipaggio ed il suo Comandante, è stata salutata alla partenza dal Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, accompagnato dal Generale Enzo Vecciarelli, Capo di Stato Maggiore della Difesa, dall’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Capo di Stato Maggiore della Marina, e dall’Ammiraglio Paolo Treu, Comandante in Capo della Squadra Navale. Il Ministro ha rilasciato parole molto importanti a proposito di questa attività affermando che“si tratta certamente di un’attività di natura tecnico-operativa, ma con risvolti importanti sul piano strategico-militare per la Difesa e per il Paese nel panorama internazionale. L’Italia, infatti, diventerà uno dei pochi Paesi al mondo, insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone, a poter esprimere una capacità portaerei con velivoli da combattimento di 5ª Generazione. La convergenza di intenti tra Italia e Stati Uniti sul reciproco rafforzamento e integrazione delle proprie forze navali vede in questa missione un’importante ulteriore occasione di verifica operativa. Questa campagna consentirà di aumentare ulteriormente, anche in ottica interforze, le capacità che la Difesa, e la Marina in particolare, sapranno mettere a disposizione dell’Italia”.

anteprima logo RID Primo volo per l’F-15 EX

Il primo cacciabombardiere F-15 EX ha effettuato il volo inaugurale dallo stabilimento Boeing di St. Louis. Il volo ha avuto una durata di 90 minuti ed ha consentito di svolgere un primo check dell’avionica, del sistema di missione e del software. Boeing, che di recente ha ottenuto l’autorizzazione del Governo americano ad offrire il velivolo all’India, ha ricevuto un contratto del valore di 1,2 miliardi di dollari per la fornitura dei primi 8 F-15EX all’USAF, che ha un requisito per 144-200 velivoli. Ulteriori dettagli su RID 3/21.

anteprima logo RID Light carrier, l’US Navy avvia lo studio

Il Naval Sea Systems Command dell’US Navy ha avviato lo studio per una nuova portaerei leggera. Lo studio dovrà in particolare valutare le varie opzioni possibili e metterle a confronto sull’equilibrio tra costi e benefici. A quel punto l’US Navy deciderà se lanciare ufficialmente il progetto oppure no. L’idea di acquisire un numero di portaerei leggere – fino ad un massimo di 6 – era emersa già nel corso del 2019 ed era alla fine stata “consolidata” nello studio Battle Force 2045 dell’US Navy rilasciato l’estate scorsa. Adesso però si fa, appunto, sul serio con uno studio vero che dovrà delineare delle opzioni concrete. In tale ambito, si stanno prendendo in considerazione un derivato delle LHA classe WASP, addirittura una variante “light” delle FORD, ma anche altre possibilità al momento non rese note. Ulteriori dettagli su RID 3/21.

anteprima logo RID Cina, varata la terza LHD Type 075

La piattaforma social media cinese Sina Weibo ha pubblicato nei giorni scorsi le foto della terza unità Type 075, classe YUSHEN, accompagnata fuori dal cantiere navale Hudong Zhonghua dai rimorchiatori e posizionata al fianco della seconda unità della stessa classe. Considerando che la prima LHD della stessa classe è stata varata nel settembre 2019 e iniziato le prove in mare nell’agosto 2020, mentre la seconda è stata varata nell’aprile 2020 e iniziato le prove in mare nel dicembre 2020, si può ufficialmente riconoscere, e temere, che i cantieri cinesi siano ormai in grado di varare una LHD ogni 6 mesi. Allo stato attuale la People’s Liberation Army Navy (PLAN) ha in previsione di dotarsi di 8 LHD Type 075, anche se si lavora, al momento solo in fase progettuale, anche su una versione con maggiore tonnellaggio, non ufficialmente ribattezzata Type 076. Il progetto delle YUSHEN nasce nel 2011, dal requisito operativo di dotarsi di una piattaforma in grado di condurre operazioni di volo con elicotteri (fino ad un massimo di 28 imbarcati) e con un dislocamento intorno alle 30.000 t, poi arrivate a 36.000. Dotata di 2 motori diesel 16PC2-6B in grado di erogare 12000 kW, un ponte di lunghezza intorno ai 225 m, una larghezza di 36 m e 7 spot di decollo totali, la Type 075 è più piccola rispetto alle LHA statunitensi, ma è di maggiori dimensioni rispetto alle similari unità francesi e australiane, e si colloca nella categoria della LHD TRIESTE della Marina Militare italiana. Le nuove unità cinesi, nel momento in cui diventeranno operative, accresceranno sensibilmente le capacità anfibie della PLAN, che attualmente si basano sulle unità LPD Type 071 classe YUZHAO.

anteprima logo RID Un nuovo ruolo e nuovi sistemi per le artiglierie occidentali

Fra i numerosi eventi trasferitisi dalle abituali sedi “reali”, in questo caso Londra, al Web, causa COVID, vi è stata la Future Artillery Conference divenuta Future Artillery Online, organizzata come sempre da Defence iQ. Oltre 20 i briefing proposti con una sigla a dominare l’intera conferenza, quell’A2/AD (Anti Access/Area Denial) (1) che comporta la necessità di trovare nuovi sistemi per poter “plasmare il campo di battaglia”. Shaping the battlefield significa influenzare la situazione sul campo di battaglia al fine di trarre vantaggi per le proprie forze a discapito di quelle avversarie, portando il nemico a conformarsi al proprio volere. Per fare ciò è necessario colpire in profondità e poter disporre di una certa libertà di manovra specie nella terza dimensione, cosa che i sistemi A2/AD sviluppati dai potenziali peer adversaries, ossia gli avversari di pari livello in grado di contrastare le forze NATO e occidentali in genere (leggi Cina e Russia) tendono a impedire. Gran parte di questa operazione è stata finora devoluta alle forze aeree; nella Guerra del Golfo del 1991 il campo di battaglia fu “plasmato” a favore delle forze della Coalizione con l’impiego di velivoli e missili che eliminarono di fatto la minaccia aerea e le difese terra-aria irachene nel corso della prima notte, con azioni contro le basi aeree avversarie e con missioni SEAD (Suppression of Enemy Air Defences) condotte dalle forze aeree amiche. Ciò assicurò nella successiva fase terrestre il totale controllo della terza dimensione, consentendo ad esempio missioni CAS (Close Air Support) da parte di aeromobili ad ala fissa e rotante a favore delle forze terrestri. Con i sistemi A2/AD attualmente schierati dai potenziali avversari di pari livello ciò non sarebbe chiaramente possibile, probabilmente nemmeno se si accettassero elevati numeri in termini di perdite umane. Gli assetti A2/AD appartengono a molti dei domini che compongono oggi il campo di battaglia; a quelli terrestre, aereo e navale si sono aggiunti lo spazio e il cyber, ma di certo i sistemi terra-aria sempre più efficaci e le artiglierie sono fra quelli che hanno visto i maggiori sviluppi, specie presso il potenziale avversario più prossimo ai confini europei, ossia la Russia. Le ultime grandi battaglie si sono svolte in uno scenario che l’Occidente aveva controllato a proprio piacimento; in futuro ciò non sarà più vero. Ci si troverà ad operare in un ambiente degradato, e se contro un avversario di pari livello tecnologico, la libertà di movimento sarà senz’altro minore. Da qui la necessità di disporre di sistemi erogatori in grado di produrre elevati volumi di fuoco, concentrandoli con notevole precisione a grande distanza, riducendo il più possibile i rischi. Un ruolo che ben si adatta all’artiglieria, a patto che questa veda incrementare le sue prestazioni nei 3 settori sopracitati: raggio d’azione, volume di fuoco e precisione. Questo accresciuto ruolo "dell’Arma Dotta" è stato ampiamente discusso nel corso della conferenza; i numerosi interventi hanno consentito di fare il punto sul potenziamento delle artiglierie terrestri, in primo luogo negli Stati Uniti, ma non solo, dato che anche nazioni con forze di consistenza estremamente limitata stanno comunque potenziando i loro sistemi d’arma a tiro indiretto. Sono state anche messe in evidenza le numerose problematiche che vanno ad affiancare l’incremento del raggio d’azione: dall’impatto sulla terza dimensione, considerato l’apogeo della traiettoria balistica, all’acquisizione degli obiettivi, alla riduzione del tempo che intercorre fra l’individuazione dell’obiettivo e l’erogazione del fuoco, e altro. Le informazioni raccolte in occasione della conferenza sono state integrate da quelle che si sono rese disponibili nel periodo successivo, al fine di attualizzare il pezzo.