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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID L’ipersonico ZIRKON colpisce il primo bersaglio in mare

Il Presidente Putin, nel giorno del suo 68° compleanno, ha ricevuto la comunicazione da parte del suo Capo di Stato Maggiore Difesa, Valery Gerasimov, del successo del primo lancio del missile ipersonico 3M22 ZIRKON (SS-N-33 per la NATO) contro un bersaglio in mare. Il missile è stato lanciato dalle celle verticali della fregata ADMIRAL GORSHKOV (project 22350), che incrociava nelle acque del Mar Bianco, ed ha colpito un bersaglio galleggiante nel Mar di Barents, a 450 km di distanza. Si tratta del secondo lancio per il missile ipersonico russo, che in gennaio, lanciato sempre dalla GORSHKOV, aveva volato dal Mar di Barentz fino a colpire un bersaglio terrestre negli Urali settentrionali, ad oltre 500 km di distanza. Lo sviluppo dello ZIRKON sarebbe stato avviato almeno nel 2011, anche se la sua esistenza è stata rivelata da Putin soltanto nel 2018 nel noto discorso con cui ha introdotto le nuove “super armi” della Russia. Alla fine dell’attuale fase di test, il missile entrerà in servizio sia su sottomarini sia sulle navi di superficie. Nel 2019 Putin aveva affermato che l’ordigno è capace di colpire bersagli a oltre 1.000 km di distanza volando a velocità prossime a Mach 9. A dicembre dello stesso anno, Putin ha affermato che lo ZIRKON sarà basato anche a terra; e già nelle fasi iniziali dello sviluppo avrebbe volato su bombardieri TU-22 BACKFIRE, suggerendo quindi anche la capacità di aerolancio. Nel suo comunicato, Gerasimov ha affermato che l’arma ha volato per 4,5 minuti a Mach 8 e ad un’altitudine di 28 km. Tempi e distanze, però, non tornano: 4,5 minuti a Mach 8 coprirebbero molto più di 450 km. Non si può escludere che il missile abbia pertanto compiuto ampie manovre “evasive”.

anteprima logo RID G2G italiano, un modello incompiuto (per ora)

Avevamo tutti salutato con soddisfazione la modifica normativa all’Art.537 Ter. del Codice dell’Ordinamento Militare, introdotta con l’ultima Legge di Bilancio, che ha rafforzato il rudimentale modello G2G italiano consentendo alla Difesa  di svolgere, nei confronti degli Stati con i quali sussistono accordi di cooperazione o di assistenza tecnico-militare, oltre alle attività di supporto tecnico-amministrativo, sostegno logistico e assistenza tecnica, anche attività di carattere contrattuale. In pratica, con questa norma è stata introdotta nell’ordinamento italiano la possibilità per il Ministero della Difesa di gestire tutti gli aspetti della gestione contrattuale, compresi quelli di natura finanziaria, così come il loro coordinamento, in nome e per conto di uno Stato estero, o più Stati esteri, in modo tale che esso sia garantito sotto il profilo della stabilità e della continuità della relazione, e della tutela sotto il profilo del rispetto delle procedure, normative, ecc. durante tutta l’operazione. Insomma, con questo passaggio si è anche formalmente stabilito la possibilità per lo stato italiano di farsi garante presso uno stato estero di una commessa militare tramite la propria garanzia ed il proprio impegno nella gestione contrattuale. Tutto estremamente condivisibile e auspicabile, ed un passo in avanti enorme per un Paese come il nostro, salvo che a 9 mesi di distanza il regolamento che dovrebbe dare attuazione tecnica a questa norma non c’è. Il regolamento è infatti ancora quello del maggio 2015 che dava attuazione alla precedente formulazione legislativa – introdotta nel 2010 e frutto del compromesso tra l’allora Ministro di Paola ed il Parlamento, e rientrante in un pacchetto più ampio che comprendeva tagli da 131 a 90 F-35 e riduzione del Modello Difesa a 150.00 uomini - nella quale era consentito alla Difesa di svolgere solo attività di supporto tecnico-amministrativo. Per cui il nuovo modello G2G italiano resta ancora sulla carta, fermo alla sola previsione normativa. Da qui, la necessità di completare l’opera visto, giusto per fare un esempio, la commessa FREMM all’Egitto che potrebbe aprire altre opportunità per l’industria nazionale della difesa e che come tale non può essere lasciato all’italico contingente dell’arte di arrangiarsi. Di tutto questo si è parlato in un Webinar dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), al quale hanno partecipato il Segretario Generale della Difesa, Gen. Falsaperna, e il Presidente dell’AIAD Guido Crosetto.

anteprima logo RID Ringiovanire le Forze Armate: quali soluzioni?

Uno dei maggiori problemi che le F.A. italiane, quella terrestre in particolare, stanno incontrando nel loro continuo processo di rinnovamento e adattamento ai nuovi scenari è costituito dal progressivo ed apparentemente inesorabile invecchiamento del personale. La scelta di un modello di difesa largamente basato su personale in servizio permanente, infatti, unito alle disposizioni di legge che prevedono la maturazione di una anzianità contributiva complessiva di 41 anni1 per l’accesso al pensionamento “di anzianità”, stanno causando un repentino innalzamento dell’età media del personale. Il problema sta raggiungendo dimensioni preoccupanti, e non è un caso se sia il “Rapporto Esercito 2018” sia il recentissimo “Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa per il triennio 2019-2021” gli hanno dedicato spazi significativi (fig. 1).

anteprima logo RID I droni russi di nuova generazione ad ARMY 2020

Nel corso del Forum ARMY 2020, svoltosi dal 23 al 29 agosto al Patriot Park di Kubinka nei pressi di Mosca, il settore dei droni si è dimostrato particolarmente vivace. Sono emerse infatti molte novità relative sia a progetti in corso (alcuni dei quali già svelati in passato ma senza molti dettagli), sia a sistemi interamente nuovi. La Russia ha sempre investito nello sviluppo di macchine senza pilota (UAV, Unmanned Aerial Vehicle, e UCAV, Unmanned Combat Aerial Vehicle) anche se, forse, con meno convinzione rispetto ad altri Paesi. Per tale ragione i suoi sviluppi in questo campo sono indubbiamente un po’ meno avanzati rispetto a quanto realizzato negli USA ed in Israele (nazioni che costituiscono i punti di riferimento mondiali nel campo dei velivoli unmanned) e pure rispetto a realtà emergenti come la Cina o la Turchia. In questo momento, infatti, Mosca ha un certo gap tecnologico e capacitivo nei loro confronti, un divario che sta (faticosamente) cercando di colmare. A spingere ulteriormente a favore degli investimenti nel settore dei droni stanno anche contribuendo le recenti esperienze nei teatri siriano e libico: 2 contesti nei quali l’impiego dei velivoli senza pilota (soprattutto di concezione turca e cinese) è stato sempre più massiccio e si è rivelato estremamente pagante. Un fenomeno, quello della diffusione di UAV ed UCAV, che ha spinto la Russia a concentrare i propri sforzi non solo nel campo dei sistemi anti-drone ma anche verso un potenziamento dei propri sistemi unmanned. Gran parte delle novità esposte ad ARMY 2020 erano il frutto del lavoro della società privata Kronshtadt: l’evento ha permesso comunque di fare il punto su molti programmi di Mosca nel settore dei velivoli unmanned. Anche i Russi, dopo i Cinesi, hanno realizzato, con l’ORION (noto anche come INOKHDETS) la propria “interpretazione” del light-MALE (Medium Altitude, Long Endurance) PREDATOR di General Atomics.

anteprima logo RID Gli aspetti militari della Guerra Ibrida

Uno dei termini che negli ultimi anni è emerso con maggiore forza negli ambiti militari è “Guerra Ibrida”. Il suo interesse in Occidente risale all’occupazione russa della Crimea nel 2014 e al conflitto con l’Ucraina. Il termine viene fatto, erroneamente, risalire alla cosiddetta Dottrina Gerasimov, dal nome del generale russo Capo di Stato Maggiore della Difesa e Vice Ministro della Difesa. In realtà Gerasimov non ha mai enunciato una vera e propria dottrina, ma ha parlato della Guerra di nuova generazione (New Generation Warfare), voyna novogo pokoleniya, o anche “Guerra del XXI Secolo”, nell’ambito di un articolo del 2013 che ha avuto una notevole rilevanza, tanto in patria quanto all’estero. Lo studio presentato da Gerasimov prende anzi lo spunto da diverse operazioni condotte dall’Occidente, ad esempio il ruolo avuto dalla NATO nella ex Jugoslavia, per sottolineare come l’Occidente abbia creato una situazione che agevolasse e legittimasse l’intervento militare. A suo avviso gli Stati Uniti ed altri Paesi NATO hanno sobillato gruppi indipendentisti, fornendo loro armi, sostegno finanziario e guida, creando così una situazione di crescente instabilità e violenza ed hanno condotto una campagna di disinformazione tale da focalizzare tutte le colpe sul Governo federale e successivamente sulla Serbia, paventando rischi di pulizia etnica e di massacri della popolazione civile non-serba. In tal modo gran parte dell’opinione pubblica mondiale ha preso posizione a favore di un intervento militare che invece di ristabilire la pace e la stabilità, ha condotto una campagna di aggressione contro la Serbia, fino ad arrivare alla progressiva demolizione della Repubblica federale di Jugoslavia in una serie di stati etnici favorevoli all’Occidente, isolando la Serbia filo-russa e sottraendole successivamente anche il territorio della provincia kosovara ribelle. Un altro esempio portato da Gerasimov riguarda l’Operazione IRAQI FREEDOM del 2003. Per influenzare l’opinione pubblica mondiale gli Stati Uniti hanno inventato un inesistente programma di armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, hanno indebolito il regime attraverso uno strettissimo embargo, si è fornito aiuto ai gruppi indipendentisti interni, si sono corrotti numerosi comandanti militari, ed infine si è intervenuti con una capacità militare molto avanzata, con una campagna intensa ma di breve durata, specialmente in termini di strike di precisione ed integrazione tra forze aeree e forze di terra, annientando in pochi giorni e con perdite minime uno degli eserciti più potenti del Medio Oriente. L’ultimo esempio portato da Gerasimov riguarda le cosiddette Primavere arabe del 2011, dove, secondo il Generale russo, l’Occidente ha pilotato una serie di insurrezioni volte a ribaltare regimi amici di Mosca. La sua attenzione è rivolta particolarmente alla Libia e alla Siria. Gli strumenti sono stati ancora una volta la diffusione di notizie false, l’aiuto a gruppi locali di insorti con armi e finanziamenti, a cui è seguito l’intervento clandestino di nuclei delle forze speciali e, particolarmente in Libia, una serie di attacchi aerei e missilistici contro le forze governative, sotto il pretesto di proteggere la popolazione civile. Alla fine di questa analisi Gerasimov esprimeva la necessità che la Russia dovesse utilizzare strumenti diversi da quelli della guerra tradizionale, che consentano di conseguire obiettivi strategici senza dover ricorrere ad interventi massicci ed aperti delle Forze Armate; in altre parole, risparmiando “blood and treasure”. 

anteprima logo RID Primi PATRIOT alla Romania

La Romania ha ufficialmente preso possesso del primo sistema missilistico di difesa aerea a lungo raggio PATRIOT PAC-2 GEM-T, consegnato al centro nazionale d’addestramento difesa aerea dell’Aeronautica Rumena di stanza a Capu Midia (nei pressi della città portuale di Constan?a che affaccia sul Mar Nero). Il primo sistema era giunto in Romania lo scorso agosto e per le successive 6 settimane ha eseguito i test di accettazione propedeutici alla consegna formale. Nel 2018 Bucarest ha ordinato 7 batterie di PATRIOT in base ad un contratto del valore complessivo di 3,9 miliardi di euro, cifra che include il supporto tecnico e la fornitura di 168 missili intercettori MIM-104F PAC-3 MSE e 56 MIM-104E PAC-2 GEM-T. I programmi prevedono la consegna delle prime 3 batterie al 74° Reggimento Patriot dell’Aeronautica entro il 2021 e, tra il 2023-2024, l’arrivo delle restanti 4 destinate all’Esercito. La Romania è il primo Paese nella regione del Mar Nero a disporre del sistema antiaereo e antimissile (balistici e cruise) PATRIOT.

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