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anteprima logo RID Israele-Palestina, si riaccende la guerra

Nella notte tra il 10 e l’11 maggio, Israele ha lanciato decine di strike aerei contro almeno 150 obiettivi nella Striscia di Gaza. L’operazione, battezzata “Guardiano delle mura”, si è concentrata su postazioni di lancio di razzi, 2 tunnel usati dalla militanza palestinese, una struttura dell’intelligence militare di Hamas e diversi depositi di armi. L’attacco delle Israeli Defence Forces (IDF) avrebbe causato almeno 24 morti e un centinaio di feriti tra i civili. Gli strike arrivano in seguito al lancio di oltre 230 razzi da parte dei gruppi armati di Gaza, iniziati nel tardo pomeriggio del 10 maggio e diretti sia verso obiettivi “tradizionali” come Sderot e Ashkelon, nei pressi della Striscia, sia verso Gerusalemme. Dopo una pausa di poche ore, nel pomeriggio dell’11 maggio sono ripresi sia i lanci di razzi da Gaza che gli strike israeliani, che avrebbero ucciso 2 comandanti militari di alto livello della Jihad Islamica Palestinese, tra cui il capo dell’unità responsabile per il lancio di razzi Samah Abd al-Mamlouk. Il sistema di difesa antiaerea israeliano IRON DOME ha intercettato una percentuale molto alta di razzi, superiore al 90%. Ma a tratti la militanza palestinese è riuscita a saturarne la capacità di risposta colpendo edifici civili in alcune città israeliane. Nel pomeriggio dell’11, ad esempio, su Ashkelon sono stati lanciati 137 razzi in un lasso di tempo di appena 5 minuti. Il braccio militare di Hamas, le Brigate Ezzedin Al Qassam, hanno dichiarato di aver usato per la prima volta il razzo A-120, con gittata ipotizzata in 120 km e modellato sull’R-160, impiegato dal movimento islamista nella guerra del 2014 e presentato dal gruppo come il razzo a più lunga gittata tra quelli di produzione domestica (effettivamente in grado di raggiungere Haifa, ad almeno 140 km). La recente escalation scaturisce da un intreccio di fattori. La causa più prossima sono gli scontri iniziati venerdì 7 maggio alla moschea di al-Aqsa, sulla Spianata delle Moschee nel cuore di Gerusalemme. Le forze di sicurezza israeliane hanno represso con la forza, causando alcune centinaia di feriti, i manifestanti palestinesi che si erano riuniti nel luogo santo per protestare contro gli sfratti forzati di 6 famiglie da un quartiere storico della città, Sheikh Jarrah, al cui posto si sarebbero insediati dei coloni israeliani. Sheikh Jarrah si trova a Gerusalemme Est, nella parte della città sotto occupazione israeliana, ragione per cui gli sfratti vengono letti dai Palestinesi e da gran parte della Comunità Internazionale come la prosecuzione della politica degli insediamenti portata avanti da Israele da decenni. Queste tensioni sono acuite dalla concomitante fine del Ramadan e dalla ricorrenza del Giorno di Gerusalemme (9-10 maggio), in cui gli Israeliani celebrano la conquista della città con la guerra del 1967. Sulla ripresa del conflitto influiscono anche le rispettive congiunture politiche. Hamas non ha esitato a capitalizzare le tensioni lanciando un ultimatum a Israele ed ergendosi a unico vero difensore della causa palestinese, vista l’inazione di Fatah. In questo modo, la dirigenza del movimento islamista aggiunge pressione sul partito del Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, all’indomani della cancellazione delle elezioni generali previste per fine maggio. Abbas aveva annullato il voto per timore di subire un netto ridimensionamento a favore di Hamas, ma aveva mascherato la mossa con la protesta contro Israele, che non ha permesso che al voto partecipassero i residenti di Gerusalemme Est. Parallelamente, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu è in difficoltà con la formazione del governo dopo le quarte elezioni inconclusive in 2 anni, per di più con il delicato passaggio dell’elezione del Capo dello Stato tra un mese. Tanto Hamas quanto Netanyahu potrebbero trarre qualche vantaggio a brevissimo termine da un proseguimento limitato degli scontri. In più, va considerato che solitamente le IDF utilizzano questi ricorrenti momenti di tensione per effettuare operazioni sulla Striscia pianificate da tempo contro Hamas e gli altri gruppi armati gazawi. Queste operazioni tipicamente possono durare alcuni giorni, con l’obiettivo di degradare le capacità offensive della militanza palestinese.

anteprima logo RID La Turchia trasforma in drone suicida un aerobersaglio. Una lezione anche per l'Italia

La Turchia continua ad investire in droni ed annuncia un nuovo sviluppo, piuttosto basico nel concetto ma comunque dal potenziale grande impatto operativo: la realizzazione di un nuovo drone “kamikaze” ottenuto modificando l’aerobersaglio SIMSEK. Il SIMSEK da attacco è armato di una testata da circa 5 kg di esplosivo e può volare dai 100 ai 200 km quando lanciato in volo da velivoli senza pilota più grandi. Oltre alla capacità di aviolancio, spicca la capacità di produrre un gran numero di questi sistemi: già oggi Turkish Aerospace produce un centinaio di SIMSEK l’anno. Il SIMSEK è nato nel 2009 come bersaglio per le esercitazioni, e può volare a 400 nodi (740 km/h) e ad altitudini comprese fra 1000 e 15.000 piedi (dai 300 ai 4500 metri). Come altri droni-bersaglio comparabili, è stato inizialmente concepito per il lancio con catapulta pneumatica su rimorchio, imbarcabile anche su unità navali, ma già dall’anno scorso è stata dimostrata la capacità di aerolancio, inizialmente dal velivolo dall’UAV tipo MALE ANKA. Rispetto ad una loitering munition, il SIMSEK è più simile ad un vero e proprio missile, che dipende probabilmente da indicazioni provenienti dal velivolo lanciatore. La quantità di esplosivo trasportata è a sua volta ridotta, ma l’alta velocità e il basso costo del SIMSEK lo rendono comunque un pericoloso mini-missile stand off che potrebbe trovare uso per saturare, con il lancio in grandi numeri, le capacità di difesa aeree avversarie. La capacità di lanciare un drone da un velivolo senza pilota più grande è significativa anche perché apre la strada allo sviluppo di tattiche di swarming, impiegando droni che, al posto dell’esplosivo, potrebbero impiegare Jammer o sensori. La Turchia si è già imposta come un esportatore di sistemi unmanned e anche questa combinazione di velivoli potrebbe presto finire in mano ad altri Paesi ed organizzazioni para-militari.

anteprima logo RID Elettronica, contratto per la suite EW degli U-212 NFS

Elettronica ha annunciato la firma del contratto con Fincantieri per la fornitura del sistema di guerra elettronica dei nuovi sottomarini della Marina Militare U-212 NFS. Il contratto prevede la consegna di 2 sistemi per il primo lotto di 2 sottomarini più altri 2 sistemi come opzione per il lotto successivo. Elettronica è già fornitrice degli apparati di Guerra Elettronica nell’ambito dei Programmi FREMM, PPA gestiti dall’OCCAR e prevede di estendere la collaborazione ai progetti co-finanziati dall’Unione Europea. La suite EWS progettata da Elettronica per i sottomarini U212 NFS della Marina Militare è derivata da quella concepita per le unità della Legge Navale e rappresenta la risposta tecnologicamente più avanzata ed innovativa oggi disponibile nel campo del dominio subacqueo. Il sistema si distingue per un altissimo livello di integrazione funzionale ed è in grado di svolgere compiti di autoprotezione, sorveglianza ed intelligence con elevate prestazioni: dalla banda radio a quella radar. Da un punto di vista fisico, la soluzione realizzata da Elettronica comprende un'antenna RESM/CESM integrata, frutto di oltre 2 anni di studi e simulazioni, che rappresenta il prodotto più avanzato sul mercato grazie alle elevate prestazioni, alle dimensioni compatte e alla forma stealth, più 2 ulteriori antenne: una con compiti di sorveglianza e scoperta nel campo radar e una per compiti di allarme. Ulteriori dettagli su RID 6/21.

anteprima logo RID Al via l’upgrade del CHALLENGER 2

Il 7 maggio scorso, con una cerimonia nello stabilimento RBLS di Telford, ha preso ufficialmente il via il programma di ricostruzione e modernizzazione dei carri CHALLENGER 2 del British Army. Il progetto Life Extension Programme Plus (LEP+) cambierà radicalmente le capacità del carro britannico, entrato in servizio nel 1998, rimpiazzandone l’atttuale torre ed armamento primario, oltre che integrando miglioramenti alla corazzatura, alla propulsione e alla mobilità e digitalizzando completamente la piattaforma. Il carro risultante sarà noto come CHALLENGER 3 e sarà caratterizzato prima di tutto dall’adozione del cannone da 120 mm ad anima liscia, in sostituzione dell’attuale cannone L30 ad anima rigata. Con l’adozione del 120 mm L55A1, il piè performante cannone in ambito NATO, il CHALLENGER 3 sarà in grado di impiegare le munizioni più moderne, introducendo fra l’altro proietti esplosivi programmabili in sostituzione degli attuali HESH (High Explosive Squashing Head). Le nuove ottiche, comuni con il nuovo AFV AJAX da ricognizione, prevedono un sistema automatizzato per l’acquisizione del bersaglio, mentre i miglioramenti alla protezione riguardano l’aggiunta di un sistema di Difesa Attivo (APS). Il motore sarà aggiornato con iniezione Common Rail e le sospensioni Hydrogas saranno portate allo standard di terza generazione. La completa digitalizzazione della piattaforma consentirà anche di modernizzare comunicazioni e capacità di networking. Il programma riguarderà 148 carri, come già annunciato dalla Integrated Review, che equipaggeranno 2 reggimenti regolari, ciascuno con 58 carri. Questo rappresenta un taglio dai 227 carri e 3 reggimenti regolari che l’Esercito ha avuto a seguito della SDSR del 2010. Il contratto firmato con Rheinmetall BAE Land Systems (RBLS) ha un valore di circa 800 milioni di sterline e l’operatività iniziale per i CHALLENGER 3 è attesa nel 2027.

anteprima logo RID La VINSON si prepara ad accogliere il primo CAW con F-35C e CMV-22B

La portaerei classe NIMITZ USS CARL VINSON sarà la prima ad ospitare un gruppo di volo imbarcato – il Carrier Air Wing 2 - composto da uno squadrone (il VFA-147 Argonauts) di caccia omniruolo F-35C LIGHTNING II e dai convertiplani di collegamento CMV-22B OSPREY.

anteprima logo RID Primo test in volo con un drone dotato di AI

L’USAF ha effettuato il primo test in volo con un drone dotato di un modulo di intelligenza artificiale nell’ambito del programma SKYBORG. Il drone in questione è il Kratos UTAP-22 MAKO. La Kratos, assieme a Boeing e Gneral Atomics, è stata messa sotto contratto per realizzare e consegnare una serie di prototipi da impiegare per la validazione del concetto SKYBORG che punta a creare un network di droni gregari capaci di operazioni autonome coordinate e di una svariata tipologia di compiti: scorta, strike, ISR, EW, ecc. Il test in questione è stato effettuato dalla base di Tyndall, in Florida, ed ha avuto una durata di 2 ore e 10 minuti. Il MAKO era equipaggiato con un modulo AI denominato SKYBOR ACS (Autonomy Core System). Ulteriori dettagli RID 6/21.

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