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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Un’analisi sull'uccisione dell’ambasciatore italiano in Congo RD

L’uccisione dell’Ambasciatore italiano Luca Attanasio, assieme al Carabiniere di sorta, Vittorio Iacovacci, e l’autista porta drammaticamente all’attenzione anche in Italia la situazione nella regione orientale del Congo RD. L’attacco, mentre l'ambasciatore viaggiava in un convoglio della missione ONU MONUSCO nel Paese, è avvenuto a Kanyamahoro, ad alcune decine di chilometri da Goma, capitale del North Kivu, al confine con il Ruanda. Si tratta di una delle aree più pericolose del pianeta dove operano milizie a base etno-tribale e criminale di ogni genere, e dove si sovrappongono interessi diversi, ma tutti ricondicibili alla ricchezza di un sottosuolo che nasconde oro, coltan, pietre preziose, ecc. A ciò bisogna aggiungere i traffici ed i contrabbandi legati al parco nazionale del Virunga, famoso in tutto il mondo per la presenza dei gorilla di montagna, che si estende per quasi 8000 km² proprio in questa regione. Non a caso i Ranger del parco, un piccolo esercito di quasi 1.000 unità, sono spesso bersaglio di attacchi e agguati. Quest’area è stata teatro di uno dei più feroci, atroci e violenti conflitti dopo la Seconda Guerra Mondiale, un conflitto che ha coinvolto più stati africani – tanto da essere etichettato anche come guerra mondiale d’Africa – e che è stato originato dal genocidio in Ruanda della primavera del 1994 e dalla fuga in Congo RD dei miliziani e di tutto quel pezzo di stato ruandese hutu protagonista della mattanza ai danni dei Tutsi. Dopo di allora, il Fronte Patriottico Ruandese (tutsi), che pose fine al regime hutu e che dal 1994 detiene ininterrottamente il potere a Kigali con Paul Kagame - prima Vicepresidente e poi, dal 2000, Presidente - non ha mai rinunciato al disegno di controllare la regione nordorientale del Congo RD interferendo nelle sue vicende interne a più riprese. In pratica le grandi guerre provocate dal genocidio del 2004 non sono mai del tutto finite ed i loro effetti si fanno sentire in diverse forme ancora oggi. Ed ecco che nella regione operano oltre che milizie a base territoriale di ogni genere e risma (ma tutte accomunate dalla sistematica violazione di ogni genere di diritto umano e dall’uso come strumenti “operativi”di maceti, stupri, schiavizzazioni, sodomizzazioni di bambini e così via), gruppi di etnia tutsi, spalleggiati dal Ruanda e da Kagame, ma anche le famigerate FDLR (Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda) che raggruppano ciò che resta dei “genocidari” del ‘94. Le FDLR hanno perso molta della loro influenza negli ultimi tempi, ma mantengono una certa capacità operativa anche grazie al supporto del regime militare (hutu) di Évariste Ndayishimiye nel vicino Burundi (un altro modello in quanto a rispetto dei diritti umani...). Insomma, Hutu e Tutsi continuano ancora a combattersi. Ma un’altra realtà influente nella regione è rappresentata dalle ADF (Alleanza delle Forze Democratiche), un gruppo islamico in lotta contro l’Uganda del Presidentissimo Museveni che di recente ha intensificato i propri contatti con la galassia jihadista: una vicinanza che si è tradotta nel 2019 in un’affiliazione allo Stato Islamico di una parte dei suoi miliziani e nella nascita della Provincia dello Stato Islamico in Africa Centrale, SIAC. Quest’ultima organizzazione ha contatti pure con Ansar al-Sunna, protagonista e causa della recente stagione di instabilità nella provincia di Cabo Delgado, nel Nord Mozambico, uno dei fronti del Jihad in Africa attualmente più caldi (assieme a quello sahelita). Non è da escludere, dunque, che il SIAC abbia deciso di alzare il tiro e colpire un bersaglio ad alto valore – come, appunto, un convoglio della MONUSCO - per accreditarsi ulteriormente sul piano internazionale. Ma nulla, a queste latitudini, può essere escluso a priori.

anteprima logo RID Primo test dell'NSM dal JLTV

Lo USMC ha condotto con successo il lancio di un missile Naval Strike Missile (NSM) da un Joint Light Tactical Vehicle (JLTV), validando tecnologie e capacità del sistema. Ad oggi però il noto Corpo, in comune accorso con la Oshkosh Defense (azienda produttrice del veicolo), ha deciso di non mostrare immagini del test o del sistema. Come noto, lo USMC ha selezionato l’NSM nel maggio 2019 e sin da subito manifestato la volontà di trovare una piattaforma di dimensioni idonee per essere facilmente trasportata e sbarcata, in grado da ampliare le capacità antinave dei Marines e supportare le missioni di sea denial e sea control dell’US Navy. La scelta di tale piattaforma sembra ormai consolidata sul 4x4 JLTV, in grado di lanciare non solo missili antinave, ma anche altre tipologie di missili superficie-superficie a lungo raggio quale componente chiave dei futuri piani del Corpo per la conduzione delle Distributed Maritime Operations (DMO). L’orientamento dei Marines è quello di dotarsi anche di una piattaforma unmanned, conosciuta con il nome di Remotely Operated Ground Unit Expeditionary-Fires, o ROGUE-Fire, ampiamente pubblicizzata negli ultimi saloni espositivi militari. La combinazione di impiego di un tale tipo di piattaforma, leggera ed autonoma, rientra perfettamente nei piani dei Marines che prevedono un futuro conflitto basato su una tattica di “island-hopping” nel Pacifico, o ufficialmente, di Expeditionary Advance Base Operations (EABO); prevedendo un rapido dispiegamento della capacità, una difficile localizzazione e neutralizzazione da parte dell’avversario, e una riduzione della vulnerabilità delle proprie forze sul campo di battaglia.

anteprima logo RID La presenza militare russa e turca in Libia, nuovi dettagli

Uno dei punti più critici per il nuovo Governo libico approvato il 5 febbraio sarà la gestione dell’ingombrante presenza militare di Turchia e Russia. I militari di Ankara, insieme a circa 5-6.000 mercenari siriani, sono concentrati in alcune località dell’Ovest. La presenza russa invece è affidata soprattutto a mercenari della Wagner, che sarebbero circa 2.000-3.000 dispiegati soprattutto nella Libia centrale e, in numeri minori, anche in alcune località chiave in Cirenaica. Il dispositivo turco fa perno sul triangolo Tripoli – Khoms – al-Watiya. La base aerea di al-Watiya, strappata a maggio 2020 all’LNA di Haftar, è rapidamente diventato lo snodo principale. Già nella seconda metà dell’anno scorso Ankara ha rimesso in funzione la pista e riparato alcuni degli hangar rinforzati e delle altre infrastrutture della base, tra cui la viabilità interna e perimetrale. Si è quindi presto sostituita all’aeroporto tripolino di Mitiga come destinazione dei cargo C-130 e A400M con cui l’Aeronautica Turca garantisce i rifornimenti in Libia. A fine 2020 risalgono invece le 12 aree di stazionamento ai 2 lati della pista che potrebbero preparare un futuro dispiegamento degli F-16 di Ankara. Questo sia in caso di nuova escalation del conflitto, sia nel caso di un approfondimento della cooperazione in materia di difesa con Tripoli. La difesa di Watiya è garantita da almeno 5 MIM-23 HAWK (di cui 2 batterie HAWK 21, inizialmente dispiegate sull’aeroporto di Misurata, una delle quali probabilmente messa fuori uso da un raid aereo nemico su Watiya a luglio 2020), a cui si aggiunge il sistema missilistico sup-aria a corto-medio raggio H?SAR, asservito al radar 3D KALKAN, e i cannoni antiaerei Korkut e GDF-003 da 35 mm. Khoms potrebbe diventare il corrispettivo navale di Watiya. Benché la Turchia abbia usato in modo continuativo il porto di Misurata come punto d’ingresso in Libia, è nella città costiera 100 km a est di Tripoli che da aprile 2020 sono iniziati dei lavori di ripristino e ammodernamento delle strutture portuali. Qui peraltro stazionerebbero unità navali turche, tra cui almeno una fregata Classe G. Infine, la Turchia mantiene una presenza all’aeroporto di Mitiga nella capitale. Qui è basato il Defense Security Cooperation and Training Aid Consultation Command, centro di coordinamento delle attività di addestramento svolte dalle Forze Armate turche a favore delle forze del Governo di Unità Nazionale. A quello tripolino si affiancano altri 4 centri simili, rivelando l’importanza che Ankara attribuisce a queste attività per cementare i rapporti con i Libici e per dare risalto al lato “legittimo” del supporto militare fornito. Secondo il Ministero della Difesa turco, a fine novembre 2020 il training era stato ultimato per 2.300 militari libici. Gran parte dell’addestramento si svolge in Libia. A Tajoura, sud-est della capitale, Ankara ha creato un poligono di tiro compreso nel centro d’addestramento Omar al-Mukhtar (dedicato all’eroe della resistenza libica contro l’Italia coloniale, scelta piuttosto indicativa della volontà turca di sostituirsi all’Italia come referente per lo meno in Tripolitania). Alla base navale di Khoms si svolgono le attività di addestramento subacqueo. A Mitiga ha sede il team EOD per lo sminamento addestrato dai Turchi. Elementi della Guardia Costiera vengono addestrati anche al pattugliamento marittimo. Altre attività di training includono operazioni di controllo della folla e su terreno urbano (MOUT). In basi in territorio turco (tra cui Konya) si svolge invece l’addestramento all’uso di sistemi di difesa aerea e anti-drone. Per quanto riguarda la Russia, fin dal ritiro dai sobborghi di Tripoli avvenuto lo scorso giugno, i mercenari della Wagner si sono dedicati a consolidare le posizioni nella Libia centrale creando un dispositivo di postazioni fortificate, opere difensive e basi lungo la direttrice nord sud che da Sirte porta fino a Jufra. Il sistema difensivo russo è costruito attorno a una lunga trincea che corre parallela all’asse viario Sirte-Jufra coprendone il lato ovest. I lavori proseguono da mesi e, a fine gennaio, constavano di almeno 70 km di trincea e oltre 30 postazioni variamente fortificate. In gran parte concentrate alla periferia sud di Sirte, nei pressi della base aerea di Ghardabiya interamente occupata da elementi della Wagner, queste postazioni sono dislocate a intervalli regolari lungo l’intera trincea. Più di recente si sono moltiplicate le opere attorno allo snodo viario strategico di Jufra, dove si incontrano le 2 direttrici principali provenienti dalla Tripolitania, la più importante via per la Cirenaica non lungo la costa e l’unica direttrice veloce per il capoluogo del Fezzan, Sebha. Parallelamente all’avanzamento della diplomazia per la formazione di un nuovo esecutivo, passo che prevederebbe la contestuale riapertura della strada costiera tra Tripoli/Misurata e Agedabia/Bengasi, i mercenari hanno accelerato i lavori di espansione e fortificazione presso le basi aeree di Jufra e Brak al-Shati. Queste ultime potrebbero sostituire Ghardabiya come hub principale, se la presenza a Sirte dovesse diventare difficilmente sostenibile o troppo costosa politicamente, soprattutto in caso a Sirte venissero ricollocate alcune istituzioni libiche come proposto da più parti. Jufra e Brak si aggiungono così alla base aerea di al-Khadim, dove la presenza russa è accertata da tempo a fianco di quella emiratina. Tra quest’ultima e Jufra sono dispiegati gli almeno 14 aereirussi, tra SU-24 FENCER e Mig-29 FULCRUM, giunti in Libia via Siria a maggio 2020. Jufra, dove la Wagner è segnalata almeno da novembre 2019, conta su un sistema di difesa che include un numero non precisato SAM a corto raggio di PANTSIR-S1, una batteria di obici da 132 mm, radar portatili IL 122M GARMON e radar VHF early warning P-18 (SPOON REST D secondo la nomenclatura NATO). A Brak, la più recente tra le basi maggiori dove l’avvio dei lavori di fortificazione risale a ottobre 2020, sono dislocati dei PANTSIR S, 3 radar P-18 e un GARMON. La scelta di potenziare Jufra e Brak ha una valenza strategica di prim’ordine. La posizione centrale rispetto al territorio libico consente di mantenere una certa pressione sull’Ovest, garantire il controllo del bacino petrolifero della Sirte da cui proviene l’80% degli idrocarburi del Paese, e presidiare i principali snodi viari tra le 3 regioni storiche della Libia. Tutto ciò restando senza una forte presenza sulla fascia costiera, che potrebbe innescare una reazione da parte degli Stati Uniti e della NATO di fronte a una minaccia concreta al fianco sud dell’Alleanza, ma garantendosi comunque una libertà di manovra più che sufficiente nel Paese e un grado notevole di influenza sulla politica libica. In questo senso, il radicamento attuale della Wagner può essere propedeutico al ritorno in forze di aziende russe in Libia, alle quali spetterebbe il compito di entrare legalmente nello sviluppo delle infrastrutture strategiche, sia viarie che marittime (terminal petroliferi, porto di Tobruk). D’altro canto, elementi della Wagner continuano a mantenere una presenza discreta nei principali porti di esportazione degli idrocarburi, Sidra e Ras Lanuf. Non va infine sottovalutato il radicamento della Wagner nella regione meridionale libica, tra il campo petrolifero di Sharara, Ghat e al-Wigh (ma la presenza dei mercenari russi è segnalata anche nel quadrante sud-orientale del Paese, ricco di oro e terre rare), che rafforza la proiezione russa da nord verso l’Africa saheliana e centrale, dove la Wagner è già attiva in Paesi come la Repubblica Centrafricana.

anteprima logo RID Biden crea la Task Force Cina

Il nuovo Presidente USA Biden ha dato il suo via libera alla formazione, in seno al Dipartimento della Difesa, di una nuova “China Task Force” (CTF) con lo scopo di rivalutare la policy strategica americana nei confronti di Pechino. Nel dettaglio, verranno passati in rassegna tutti i progetti in corso e le procedure previste in risposta alle sfide lanciate dalla potenza asiatica. Tale analisi e valutazione verrà articolata su 5 campi di azione: strategico, operativoe, tecnologico e di organizzazione delle forze armate, gestione e postura delle forze, ed infine, intelligence. La Task Force sarà anche responsabile di riesaminare le alleanze e le partnership americane ed il loro impatto sulle relazioni sino-americane, in particolare per le aree di interesse del Dipartimento della Difesa. Guidata da Ely Ratner, assistente speciale del nuovo Segretario della Difesa Lloyd Austin, la CTF sarò composta da 15 membri provenienti dall’Ufficio del Segretario, il Joint Staff, le Forze Armate, i Comandi Operativi e la comunità dell’Intelligence. E’ stato al tempo stesso già sottolineato che saranno coinvolti nel processo decisionale anche altre agenzie intergovernative, ad iniziare dal Dipartimento di Stato, per sostenere un approccio olistico nell’analisi e valutazione. La Task Force, definita ufficialmente uno “sprint effort”, ha già ricevuto il compito di presentare una prima valutazione alla Casa Bianca dopo soli 4 mesi e, secondo quanto dichiarato dal portavoce del Dipartimento della Difesa, vede la sua creazione come necessaria in risposta allo sforzo trasversale cinese di cambiare le strategie e le regole americane ed internazionali nella regione dell’Indo-Pacifico.

anteprima logo RID Operativo il sistema NATO AGS di Sigonella

La NATO ha dichiarato la capacità operativa iniziale del sistema di sorveglianza AGS (Alliance Ground System) di Sigonella . Il sistema si basa su 5 UAV strategici categoria HALE (High Altitude Long Endurance) RG-4D PHOENIX, prodotti dalla Northrop Grumman per le esigenze della NATO sulla base dei GLOBAL HAWK americani. I velivoli sono dotati del radar a scansione laterale HISAR in banda X con una portata strumentale di 200 km su un arco di circa 120° e funzioni Syntetic Aperture Radar (SAR) e Ground Moving Target Indicator. Il sensore è dunque capace di scoprire e tracciare tutti i tipi di bersagli a terra, movimenti di truppe, nonché monitorare bersagli fissi ad alto contenuto strategico. Il tutto fornendo immagini radar ad alta risoluzione. Il sistema si compone poi di un segmento terrestre fisso comprendente la Mission Operation Support Centre (MOS) di Sigonella, vero cuore pulsante del sistema e sviluppata da Leonardo, di un segmento mobile basato su 2 Deployable UAV Control Center (DUCE) – utilizzabili come back-up nel caso in cui Sigonella non dovesse essere disponibile - 2 Transportable General Ground Station (TGGS), anche queste sviluppate da Leonardo, e 6 Mobile General Ground Station (MGGS) concepite per le esigenze di rischieramento. TGGS e MGGS sono unità mobili in grado di attingere direttamente alle rilevazioni dei PHOENIX in teatro (guidati da Sigonella o dai DUCE) in favore di unità a livello, rispettivamente, di divisione e di brigata o battaglione. In caso di necessità, entrambe le unità mobili possono fungere da relay tra il PHOENIX e Sigonella. A regime il personale addetto all’AGS supererà le 600 unità, a testimonianza della complessità e della rilevanza strategica del sistema. Con 5 macchine è possibile avere 2 macchine sempre in missione (una presumibilmente sul fronte orientale ed una sul fronte sud/Mediterraneo), 2 per rilevarle, ed una in manutenzione. Ogni missione può durare fino ad un massimo di 30 ore, con un tempo massimo di permanenza on-station di circa 20 ore. Sul fronte sud, uno dei target principali dell’AGS è senz’altro il dispositivo militare realizzato in Libia dai mercenari della Wagner e dai consiglieri russi. Si tratta di una serie di postazioni difensive che da Sirte si spingono a sud nel cuore del Fezzan fino alle basi di Jufra, dove è schierata un’aliquota di bombardieri tattici Su-24 e caccia MiG-29, e Brak Al Shati.

anteprima logo RID Un MQ-8C FIRE SCOUT antisom

La Northrop Grumman e la britannica Ultra Maritime hanno annunciato di aver svolto con successo una dimostrazione impiegando il VTUAS (Vertical Take-off Unmanned Aerial System) MQ-8C FIRE SCOUT nel ruolo ASW (Anti-Submarine Warfare). Il velivolo senza pilota, derivato dall’elicottero leggero Bell 407, è stato impegnato in una ricerca acustica multistatica, con l’utilizzo di sonoboe della stessa Ultra, in una vasta area di mare della California. La ASW picture risultante è stata poi disseminata a differenti stazioni sia in mare che a terra, che hanno potuto utilizzarne i dati per pianificare le relative azioni di contrasto. Il responsabile del progetto riguardante la nuova capacità del FIRE SCOUT, Dan Redman, ha sottolineato quanto l’elevato payload della piattaforma permetta un’ampia versatilità di ruolo, spaziando dalla capacità ISTAR (Intelligence Surveillance Target Acquisition Reconnaissance) a quella di attacco, fino ad arrivare appunto anche a quella ASW. Lo stesso rappresentante della Northrop Grumman, a cui ha fatto eco il presidente della Ultra Marine, Thomas Link, ha però precisato che in quest’ultimo ruolo, il FIRE SCOUT non deve essere visto solo come un possibile sostituto delle piattaforme con equipaggio umano, quanto invece come un ottimo comprimario in grado di ampliare le capacità nell’ASW e i suoi effetti, grazie alla creazione di un binomio multiforze tra piattaforme manned e unmanned. Ulteriori dettagli su RID 4/21.

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