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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Libia, avanzano ancora le forze di Serraj

Dopo la conquista di Watiya, nelle successive 48 ore il GNA ha mantenuto il controllo sulla base, sequestrando diversi equipaggiamenti e materiali lasciati dal LNA dopo la fuga.

anteprima logo RID Libia, Haftar perde ancora posizioni

Le forze fedeli al Governo di Serraj hanno conquistato la base di Watyia – il principale hub di Haftar per le operazioni in Tripolitania. La base era sotto assedio da settimane e negli ultimi 2 giorni strike aerei, presumibilmente condotti da UAV turchi BAYRAKTAR TB2, avevano portato alla distruzione di 2 sistemi antiaerei a corto medio raggio PANTSIR forniti dagli EAU alle forze di Haftar e posti a difesa della base. Nell'operazione sono stati catturati alcuni lancirazzi, qualche carro armato ed almeno un lanciatore PANTSIR. La caduta di Watyia è un grave smacco per il Generale, la cui posizione in Tripolitania, e di conseguenza a sud di Tripoli, si indebolisce ancora. In pratica, Haftar non solo ha fallito nel suo obbiettivo di prendere Tripoli, ma rischia di vedere compromesso tutto il suo dispositivo militare nell’ovest del Paese e, dunque, di dover “accorciare le proprie linee logistiche. I recenti successi di Serraj ad ovest di Tripoli sono dovuti principalmente al supporto turco in termini di consiglieri ed inquadramento, UAV, e di miliziani del Free Syrian Army fatti affluire dal settore siriano di Idlib. Il numero di questi ultimi, ad oggi, ha raggiunto le 9.000 unità.

anteprima logo RID La Turchia rafforza l’impegno in Libia

Con costanza la Turchia sta rafforzando il suo impegno militare in Libia a fianco del Governo di Tripoli. Nelle ultime settimane Ankara ha aumentato il numero di miliziani siriani sul terreno, portandoli secondo alcune fonti ad oltre 8.000 unità, ma anche il numero dei propri consiglieri militari. A ciò bisogna aggiungere il ruolo sempre più importante degli UAV tattico-pesanti BAYRAKTAR TB2, impiegati sia per strike mirati con mini bombe guidate MAM e/o missili controcarro leggeri UMTAS sia per il controllo del tiro di artiglieria. I risultati si sono visti con l’avanzata delle forze fedeli a Serraj lungo tutta la fascia costiera ad ovest della capitale Tripoli fino al confine con la Tunisia. I governativi si sono spinti poi fino a sud verso la base di Watyia – il principale hub di Haftar per le operazioni in Tripolitania – dove però l’offensiva è stata finora arginata. Haftar ha risposto con una serie di bombardamenti indiscriminati contro alcuni quartieri di Tripoli, in particolare Abu Salim.

anteprima logo RID COVID 19, altro segnale USA alla Cina

Gli USA inviano un altro segnale alla Cina. Solo qualche giorno dopo l’altrettanto importante annuncio della conferma dell’esercitazione RIMPAC 20, il Ministro della Difesa Australiano, Linda Reynolds, ha annunciato che la rotazione annuale del contingente dei Marines presso la base Australiana di Darwin, nel Northern Territory, ritenuta ormai cancellata a causa dell’emergenza COVID-19, è invece stata confermata. Australia e Stati hanno quindi deciso di confermare il rischieramento della 2020 Marine Rotational Force – Darwin (MRF-D) che sarà, come per le precedenti rotazioni, composta da una forza di circa 2.500 Marines. La decisione di dare la “luce verde’ al rischieramento si è principalmente basata sugli ottimi risultati che il Governo Australiano sta ottenendo nella gestione dell’emergenza COVID-19, in particolare nei Northern Territory. Quest’ultimo Stato ha infatti registrato l’incredibile record di avere solo 2 persone positive al virus - arrivate dall’esterno - nell’ultimo mese. Oltre ad arrivare in un territorio quasi immune dalla diffusione del virus, i Marines saranno sottoposti ad una quarantena di 14 giorni prevista dal Governo Australiano ed altre particolari restrizioni. La forza americana sarà basata sugli elementi del 3rd Battalion del 7th Marine Regiment (3/7), normalmente basati nella remota base dei Marines di Twentynine Palms in California, sede del Marine Corps Air Ground Combat Center, e rimarrà nel Continente oceanico per circa 6 mesi, da maggio fino a novembre 2020. Il Ministro Australiano Reynolds ha sottolineato quanto la conferma di questa importante e fondamentale attività bilaterale, oltre a permettere il consoldimento dell’interoperabilità tra le forze americane e quelle australiane, rappresenta un chiaro segnale atto a manifestare la solidità dell’alleanza tra i 2 Paesi per la sicurezza dell’intera regione Pacifica. Maggiori forze americane nell’area quindi, non solo come deterrenza alle manovre militari cinesi ma anche quale possibile pedina da giocare nel caso in cui, a causa della pandemia, alcuni Paesi nell’area richiedano assistenza umanitaria; un modo per prevenire eventuali azioni in tal senso di Pechino che si è già detta disposta ad aiutare eventuali Paesi in difficoltà.

anteprima logo RID Libia, le forze di Serraj avanzano ancora

Come avevamo anticipato, dopo la riconquista e la messa in sicurezza dell’intera fascia costiera della Tripolitania occidentale – tra il confine con la Tunisia e Tripoli – le milizie del GNA hanno proseguito la loro offensiva verso sud, con l’obiettivo di prendere il controllo della base aerea di Watiya. Verso quest’ultima, infatti, erano state costrette a ripiegare le forze del LNA dopo la perdita delle città costiere. Inoltre, elemento ancor più importante, Watiya rappresenta l’unico hub per le operazioni aeree, nonché per il supporto logistico, per le truppe di Haftar impegnate in Tripolitania. Dopo gli scontri partiti già 3 settimane fa lungo l’asse stradale che porta da Zouara a Watiya, in particolare nei pressi di Aqrabiyah (30 km a nord di quest’ultima), nelle ultime 48 ore le forze tripoline hanno avviato una massiccia avanzata lungo 2 assi che potrebbe essere decisiva per la conquista della base. Da nord il GNA è avanzato fino ad una decina di km da Watiya spianandosi la strada con fuoco d’artiglieria e attacchi effettuati dai soliti UAV turchi TB2 BAYRAKTAR. Contemporaneamente, dall’area a sudovest rispetto alla base, sono avanzati alcuni miliziani di tribù berbere delle montagne di Nafusa recentemente alleatesi con il GNA in uno dei tanti cambiamenti di fronte che hanno caratterizzato il conflitto libico. Nonostante i proclami del GNA, al momento la base risulta ancora sotto il controllo delle milizie di Haftar, con i tripolini bloccati tra i cancelli d’ingresso e l’area alloggi della base. Detto questo, l’eventuale perdita di Watiya sarebbe un grave colpo dal punto di vista tattico per Haftar, che si ritroverebbe quasi totalmente tagliato fuori dalla Tripolitania, tenuto conto che, senza il supporto logistico garantito dalla base, dopo la perdita di Gharyan, il contingente presente nella periferia meridionale di Tripoli (zona di Qaser bin Rashid) avrebbe grosse difficoltà a mantenere le posizioni. Peraltro, anche la situazione sul fronte misuratino non promette bene per Haftar. Dopo essere state bloccate nell’offensiva verso Misurata e ricacciate verso Abu Grein, negli ultimi giorni le milizie del LNA sono state costrette a ripiegare verso l’area situata tra quest’ultima e Sirte, e verso Bani Walid.

anteprima logo RID Il COVID 19 e la nuova Guerra Fredda

Le accuse lanciate in questi giorni dall’Amministrazione Trump alla Cina a proposito dell’origine del COVID 19 sono durissime. Il virus, secondo l’America, nascerebbe in un laboratorio di Wuhan e da lì sarebbe poi “uscito”. In un rapporto riservato di alcuni servizi segreti di Paesi anglosassoni, inoltre, si parlerebbe di eliminazione/distruzione delle prove circa l’esistenza e la circolazione del virus. La Cina ha ovviamente risposto alle accuse americane rispedendole al mittente e negando ogni addebito, e pure l’OMS ha chiesto alla Casa Bianca di mostrare eventuali prove in suo possesso. Insomma, i toni e le tensioni tra Washington stanno raggiungendo forse il punto più alto della crisi, ma potrebbero crescere ancora d’intensità. La posta in gioco è del resto alta: la supremazia in una guerra che si combatte per adesso senza sparare, ma con armi quali la disinformazione e la propaganda, la manipolazione dei vantaggi competitivi, la competizione tecnologica, i dazi, ecc. Uno scenario già visto ai tempi della Guerra Fredda, ma che adesso si arricchisce di un nuovo terreno, ovvero quello della strumentalizzazione a fini geostrategici del COVID 19. Al momento non sappiamo, e non lo sapremo probabilmente mai, se il virus sia uscito veramente da un laboratorio di Wuhan, ma quello che sappiamo è che le autorità cinesi ne hanno tenuto l’esistenza e la circolazione nascoste per settimane, forse almeno 2 mesi. Il primo contagiato ufficiale risalirebbe al 17 novembre, mentre alcuni membri della setta sudcoreana “Chiesa di Gesù e del Tempio del Tabernacolo”, che hanno portato il contagio in Corea del Sud dopo un soggiorno a dicembre a Wuhan, hanno dichiarato che nella città cinese si parlava già da settimane dell’esistenza di questa nuova forma di coronavirus. Di ieri, infine, la notizia che in Francia il primo caso è di fine dicembre. E’ evidente, dunque, che il virus circolava già non solo in Cina, ma pure in Europa prima che Pechino desse ufficialmente l’allarme al mondo. Un lasso di tempo che è stato decisivo affinché il male uscisse fuori dall’Hubei alla “conquista” del mondo. Ma perché Pechino avrebbe tenuto nascosto il virus, permettendo che molti cittadini cinesi si contagiassero? Le ragioni protrerrebbero essere più di una. La prima, la Cina è un regime totalitario che per sua natura, struttura e necessità di mantener il controllo sociale tende a “nascondere” casi che potrebbero compromettere l’ordine e la saldezza del fronte interno. La seconda ragione, invece, potrebbe essere puramente strategica. Il virus potrebbe in altri termini aver offerto alle autorità cinesi l’opportunità di ottenere un vantaggio competitivo rispetto all’Occidente giocando in anticipo rispetto alla pandemia, organizzandosi di conseguenza e predisponendo le contromisure. A ciò aggiungiamo anche il fatto che, dopo la SARS del 2002-2003, in Cina ci si attendeva uno scenario epidemico ben peggiore – mentre da noi questa minaccia è stata completamente ignorata – e che in virtù dei suoi fondamentali geografico-strategici e demografici, la Cina può assorbire colpi che l’Occidente non può permettersi di assorbire o che può assorbire con fatica. Questo significa, tra l’altro, anche che il Governo di Pechino può “chiudere” intere provincie e territori con un danno economico molto più limitato rispetto al danno, per esempio, che può riportare l’Italia se chiude la Lombardia. Dunque, il virus potrebbe permettere a Pechino di “entrare” ancora più a fondo in Europa, soprattutto nei Paesi più colpiti e che già presentano economie con alcuni squilibri strutturali, offrendo un aiuto interessato, partnership, salvataggi e così via. Mattoncino dopo mattoncino e seguendo alla lettera la propria logica strategica, la Cina potrebbe acquisire il controllo su vasti settori economico-produttivi del Vecchio Continente. Uno scenario da incubo, che richiede un attento monitoraggio e che sta allarmando, e molto, gli Americani che non ha caso negli ultimi mesi stanno conducendo una massiccia attività militare in Asia-Pacifico. Di ieri, è la notizia della conferma per questa estate dell’esercitazione RIMPAC alle Hawai (l’esercitazione navale più importante del mondo), che ha seguito le manovre della nave d’assalto anfibio USS AMERICA nel Mar Cinese Meridionale e l’intensa attività dei bombardieri B-1B in tutta la regione. La settimana scorsa, inoltre, i Marines si sono esercitati nel Golfo alla conquista di isolette: l’obbiettivo “vicino” erano certo l’Iran e i Pasdaran, ma l’obbiettivo “lontano” era la Cina, considerando gli scenari che in Asia-Pacifico gli Americani si stanno preparando ad affrontare. Ovviamente, Pechino non è stata a guardare ed ha risposto con massicce esercitazioni aero-navali nello Stretto di Taiwan e nei mari regionali, e facendo filtrare una notizia importante: il nuovo bombardiere strategico cinese H-20 potrebbe essere pronto e presto presentato ufficialmente al pubblico.

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