LEONARDO
Viaggi RID
Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Cina, test d’intercettazione mid-course

Il Ministero della Difesa cinese ha confermato di aver condotto, questa volta con successo, un test di intercettazione di un missile balistico a raggio intermedio, o IRBM, nella sua fase di “mid-course”. La notizia, comunicata senza particolare enfasi, se non nel sottolineare il carattere difensivo del sistema, rappresenta un significativo successo per lo sviluppo tecnologico delle Forze Armate cinesi e getta le basi per l’avvio di un possibile progetto ABM cinese. La stessa notizia rappresenta inoltre una evidente risposta al ritiro USA dal trattato INF (Intermediate-range Nuclear Forces). L’intercetto, effettuato nella fase mid-course di un missile balistico, che rappresenta circa l’80% del suo volo, è generato dalla perfetta coordinazione di una miriade di sistemi e sensori: radar di sorveglianza a lungo raggio, satelliti di early warning, sistemi di misurazione e calcolo di precisione, un sistema d’arma missilistico ad elevata tecnologia, soprattutto per quanto riguarda i relativi boosters, e un sistema di gestione del campo di battaglia e comando e controllo in grado di orchestrare il tutto. Dopo tanti insuccessi registrati nei precedenti test, da imputare principalmente ai sistemi missilistici per l’intercetto, dal FJ-1 al FJ-3, la Cina ha dimostrato adesso di poter sviluppare un sistema con la possibilità di intercettare i missili balistici nella loro fase di medio corso. Va inoltre sottolineato che il vettore d’intercetto, molto probabilmente l’ultima versione di uno dei missili della serie DONG NENG, può anche essere usato, secondariamente, quale arma anti-satellite, avendo la possibilità di ingaggiare anche oggetti nello Spazio.

anteprima logo RID La Russia potenzia la base di Latakia

La Russia sta potenziando la sua piccola base aerea di Latakia, in Siria, incrementando la lunghezza di una delle 2 piste di almeno 300 m. L’allungamento potrebbe consentire il rischieramento e le operazioni anche di bombardieri o di velivoli da pattugliamento marittimo, ma garantirebbe inoltre ad aerorifnrotori e cargo pesanti di operare in maggiore sicurezza e sfruttando appieno le loro capacità in termini di carico. Finora, la base di Latakia ha ospitato una task force tattica di caccia e cacciabombardieri, che si è rivelata di fondamentale importanza per le operazioni militari nel Paese e per supportare le forze governative puntellando, di fatto, il regime di Assad. Tuttora gli aerei russi svolgono un ruolo rilevante per contrastare e contenere i gruppi ribelli che continuano ad operare in alcune aree del Paese. Tuttavia, la presenza di bombardieri o pattugliatori marittimi a Latakia renderebbe l'infrastruttura ancor più strategica con un impatto assolutamente non trascurabile sulle dinamiche in tutta l’area del Levante e del Mediterraneo Orientale.

anteprima logo RID Libia, eletto il nuovo governo ad interim

Il Foro di Dialogo Politico Libico (FDPL) ha eletto il governo ad interim che ha il compito di traghettare il Paese nordafricano verso le elezioni del 24 dicembre, le prime dal 2014 e dalla frattura istituzionale tra Est e Ovest. I 75 delegati libici del FDPL hanno eletto a maggioranza semplice (39 voti) la lista numero 3, che schiera per la carica di Presidente del Consiglio Presidenziale Mohammed al-Manfi, originario della Cirenaica, Abdullah al-Lafi e Musa al-Koni come vice-Presidenti, rispettivamente in quota Tripolitania e Fezzan, e l’imprenditore misuratino Abdul Hamid Dbeibeh come candidato per la carica di Primo Ministro. Anche se si è svolto in modo formalmente ineccepibile, questo passaggio cruciale del percorso di riconciliazione a guida ONU pone le premesse per una nuova fase di instabilità, che può allontanare la prospettiva di una vera riunificazione istituzionale del Paese. Il punto più critico è che l’esito del voto non dà alcuna rappresentanza a Tripoli nelle cariche politiche apicali del Governo di Unità Nazionale (GUN). L’architettura ideata dalle Nazioni Unite prevedeva liste trasversali di 4 candidati. L’aspirante capo del Consiglio Presidenziale e i 2 vice dovevano provenire dalle 3 regioni storiche della Libia (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan). Nessun vincolo geografico invece per il candidato Premier. Tuttavia, questi paletti non possono contenere appieno le tante rivalità fra le diverse anime del Paese, specie dopo 6 anni di conflitto civile che ha moltiplicato la frammentazione del tessuto politico e socio-tribale, particolarmente visibile a Ovest. I nuovi organi politici sono espressione di interessi e gruppi di potere piuttosto lontani dalle milizie che controllano la capitale e che possono osteggiare l’insediamento di un nuovo GUN con pienezza di poteri. Al-Lafi è un membro della Camera dei Rappresentanti con sede a Tobruk, nell’Est, ma originario di Zawiya dove ha continuato ad avere influenza anche all’indomani della spaccatura con la Cirenaica del 2014. La città costiera a ovest di Tripoli ha creato problemi al GUN fin dal suo insediamento nel marzo 2016 e i gruppi armati e i cartelli criminali che la controllano hanno ripetutamente avuto scontri con le milizie afferenti alla capitale. Il neo Premier Dbeibeh, invece, è un esponente del variegato ceto commerciale di Misurata. Fino al 2013 è stato a capo della Libyan Investment and Development Holding, una posizione che ricopriva anche prima del 2011. Le credenziali di rivoluzionario le ha ottenute fondando (e finanziando) un suo gruppo armato per combattere Gheddafi, e per questa via è riuscito a ritagliarsi un suo spazio nell’affollato panorama misuratino. L’aspetto militare ha così protetto la sua rete di interessi economici pre-esistente e che affonda le sue radici in legami diretti con l’ex Rais (Abdelhamid è nipote di Ali, un compagno di scuola di Gheddafi). Negli ultimi 2 anni, inoltre, Dbeibeh ha provato a corteggiare Parigi. Più che nelle vesti di “pontiere” tra Est e Ovest, però, ha operato soprattutto a vantaggio del primato politico ed economico di Misurata nel panorama della Tripolitania. Non stupisce quindi che l’ultima incarnazione del cartello di milizie tripoline, l’Autorità di supporto alla stabilità (ASS) creata da Sarraj a gennaio, abbia disconosciuto l’esito del voto (ancor prima che si conoscesse il risultato del ballottaggio) e abbia persino accusato l’ONU di voler imporre una tutela internazionale sul Paese. Notevole è poi che l’accusa sia estesa anche alla Fratellanza Musulmana, indicata come causa profonda della crisi del Paese. Infatti, questa retorica è estranea alla storia di queste milizie. A ben vedere, potrebbe segnalare un avvicinamento agli EAU, che fanno della lotta all’islamismo politico la stella polare della loro politica regionale e che hanno interesse a far naufragare un processo politico di riconciliazione che, nel pacificare il Paese, riconosca anche un ruolo legittimo per il rivale turco. Del resto, già nei mesi appena prima dell’avvio dell’offensiva di Haftar, a fine 2018 – inizio 2019, Abu Dhabi aveva moltiplicato contatti ed elargizioni ad alcuni comandanti di questi gruppi armati, nel tentativo di comprarne la fedeltà e spianare la via della capitale al Generale. Parallelamente, l’elezione di al-Manfi mette in ombra Haftar, dal quale è appare piuttosto distante. Al-Manfi era ambasciatore in Grecia fino al 2019, quando fu espulso per non aver condannato l’accordo fra Turchia e GUN sui confini marittimi. Dunque, il Generale non solo ha fallito l’assalto a Tripoli ma si vede anche estromesso dal percorso verso le nuove elezioni generali e presidenziali di dicembre. Un quadro che potrebbe decretare la fine delle sue aspirazioni politiche ma, allo stesso tempo, anche rendere più difficile la strada verso le istituzioni ai suoi figli, in particolare Khaled. Quindi, non si può escludere che i gruppi armati che rispondono ad Haftar cerchino di boicottare i lavori del nuovo GUN, controllando a piacimento i principali centri urbani (Bengasi, Agedabia, Tobruk) o interferendo con l’export petrolifero nei terminal costieri del Golfo di Sirte.

anteprima logo RID Gli IRON DOME americani verso il Golfo

Come noto lo US Army ha recentemente acquisito 2 batterie del sistema missilistico di difesa aerea israeliano a corto raggio IRON DOME

anteprima logo RID Al via i Marine Littoral Regiment

Dopo dolorose chiusure e tagli di unità e programmi, lo USMC ha annunciato che il progetto triennale per la creazione dei nuovi Marine Littoral Regiment (MLR) inizierà quest’anno, con la volontà di raggiungere la capacità operativa iniziale a partire dal Financial Year (FY) 2022. Il portavoce del glorioso Corpo americano, il Maggiore Josh Benson, ha infatti informato la stampa sui prossimi passi del progetto che vedrà gli MLR muovere i primi passi affrontando test, esercitazioni, wargaming e simulazioni. Il primo passo sarà quello di costruire la prima nuova unità. Si partirà da una già esistente, il 3rd Marine Regiment, basato alle Hawaii, che verrà rimodellato secondo la nuova struttura e le professionalità richieste, andando ad inglobare anche altre unità presenti nell’arcipelago. L’obiettivo è quello di modellare il primo MLR per essere pronto ad agire in un futuro scenario di guerra “dispersed”, secondo quanto previsto nella fase 3 del Force Design dello USMC promosso dal Comandante del Corpo, il Generale David Berger. La nuova unità avrà un organico limitato a 1800/2000 Marines e marinai, con un taglio di circa la metà degli attuali effettivi del 3rd Marine Regiment, e un’organizzazione interna articolata su un Littoral Combat Team, un Littoral Logistic Battalion e un Littoral Anti-Air Battalion. Pur mantenendo una completa apertura mentale e strutturale a qualsiasi miglioramento e modifica, si profilano 2 sfide importanti all’orizzonte del MLR. La prima vera difficoltà sarà quella di combattere la resistenza al cambiamento che un tale innovativo progetto porterà nell’organizzazione dei Marines basata sulla famosa Marine Air Ground Task Force (MAGTF). La seconda sfida è rappresentata dalla rinnovata integrazione con la US Navy da cui dipende pesantemente la riuscita del progetto MLR, secondo quanto previsto nei condivisi concetti del Littoral Operations in a Contested Environment (LOCE) e Expeditionary Advanced Based Operations (EABO). A tal riguardo, il Tenente Generale Lewis Craparotta, Comandante del Marine Corps Training and Education Command, ha comunicato che quest’ultimo sta lavorando su una prima bozza di manuale operativo per la condotta delle EABO.

anteprima logo RID Grecia RAFALE, formalizzato l’accordo

I  Ministri della Difesa francese Florence Parly e greco Nikolaos Panagiotopoulos hanno formalizzato un accordo, del valore di 2,5 miliardi di euro, per la fornitura alla Grecia di 18 caccia RAFALE. In particolare, di questi 18 aerei, 12 saranno di seconda mano, prelevati dalla linea combat dell'Aeronautica Francese, e 6 di nuova produzione. Una prima tranche di 6 esemplari usati verrà consegnata a partire da luglio e seguita, nella primavera del 2022, dai 6 aerei nuovi. L’ultima tranche di 6 RAFALE di seconda mano verrà infine consegnata nei primi mesi del 2023.

  1 2 3 4 5 6 7 8 Next >>