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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID La Corea del Sud entra nel club dei “sottomarini strategici”

Nei giorni scorsi la Marina Sudcoreana (ROKN) ha testato il lancio di un missile balistico a corto raggio, effettuato per la prima volta nella sua storia da un sottomarino – e un inedito anche nel settore dei battelli convenzionali AIP. 

anteprima logo RID A breve F-35B sulle IZUMO giapponesi

Il piano giapponese per utilizzare le attuali cacciatorpediniere portaelicotteri classe IZUMO per l’utilizzo di velivoli STOVL procede spedito. 

anteprima logo RID Presentato Seafuture 2021: un segnale di ripresa

E’ stata presentata a Roma presso il Circolo Sottufficiali della Marina militare la VII edizione della manifestazione fieristica Seafuture. Quest’anno l’evento assume particolare importanza poiché si inquadra nella cornice della cooperazione, evidenziando inoltre l’importanza di un settore produttivo di eccellenza. Dal 28 settembre al 1° ottobre avrà luogo un articolato percorso che sarà al contempo occasione di incontro, confronto e progettazione legato al mare e alla sua economia, evento che (al momento) risulta essere l’unico in presenza nel suo genere in Italia e, in una fase difficile come quella attuale, segnata dalla pandemia, rappresenta un’evidente indice di resilienza. Il mare è per natura parte essenziale del futuro del Paese, esso costituisce infatti per l’80% il confine nazionale, mentre la Blue Economy, nelle sue diverse espressioni (200.000 imprese, pari al 3,3% del totale), costituisce una rilevante parte del sistema produttivo complessivo. Proprio quest’ultima negli ultimi 5 anni ha registrato una crescita del 10,5%, spinta anche dai giovani imprenditori. L’evento spezzino rappresenta, dunque, una vetrina delle capacità tecnologiche e industriali che il Paese è in grado di esprimere ed un momento di esibizione delle capacità e di contestuale riflessione sulle possibili azioni di rilancio dell’industria, questo in un momento favorevole data la positiva considerazione dell’export italiano all’estero. Ma è necessario mantenere alta l’asticella del livello tecnologico nazionale, individuando le “chiavi” di un accesso ai fondi europei. La funzione di Seafuture 2021 sarà quindi anche quella di generare connessioni e sinergie tra le Istituzioni e il mondo accademico e della ricerca, i gruppi industriali (nazionale ed esteri), le piccole e medie imprese, le start up innovative e i cluster tecnologici che apportano sviluppo all’economia del mare. Nei 5 giorni della manifestazione gli spazi dell’area espositiva spezzina ospiteranno 220 imprese (+20%), molte delle quali estere, aspetto che consentirà a Seafuture di ottenere la certificazione di “fiera internazionale”. Il percorso si articolerà su 9.000 m² di superficie coperta e sul bacino navale all’aperto; 9.000 è parimenti il numero dei partecipanti previsti, che potranno usufruire di una piattaforma B2B, la cui apertura potrà dare luogo a proficui incontri pre-organizzati; 54, invece, le marine militari partecipanti, con la Forza armata italiana che fornirà il naturale supporto all’evento, oltre a diffondere all’estero un’immagine forte della tecnologia nazionale attraverso la presenza di alcune sue unità navali. È innegabile l’importanza della dimensione marittima nel complesso della Difesa del Paese e non è dunque casuale che il workshop sulla sicurezza nella regione del Mediterraneo Allargato si terrà il primo giorno della manifestazione, un seminario nel corso del quale verranno affrontate anche tematiche collegate, come quella dell’Artico e delle sue diverse urgenti problematiche. Attraverso la cantieristica e la tecnologia più avanzata anche il comparto industriale della Difesa rinviene in Seafuture un contributo al rilancio dell’economia del mare. Nel programma dell’edizione 2021, oltre alla rinnovata presenza delle numerose delegazioni estere e di aziende leader internazionali del settore, è prevista l’ulteriore implementazione delle tematiche relative a safety and security portuale, logistica e trasporto intermodale, start up e formazione. A essere approfondite saranno anche specifiche tematiche, trattate nelle sessioni dedicate all’energia e alla cosiddetta transizione green, alla gestione energetica e alle soluzioni innovative e sostenibili applicabili alle operazioni portuali, incluso l’Onshore Power Supply. Particolare attenzione verrà posta alle diverse opzioni di combustibili alternativi per lo shipping: dall’utilizzazione dell’idrogeno alla propulsione eolica, dal cold ironing alla supply chain digitalisation. Al pari di quanto avvenuto in precedenza, anche nel corso della VII edizione verranno assegnati i Seafuture Awards 2021. Si parlerà anche di finanziamento alle imprese con riferimento ai nuovi strumenti allo specifico scopo promossi dalla Commissione europea, con un focus su Horizon Europe e CEF2. È in questa cornice che si collocherà Circle Group, giornata di conferenze e workshop sui finanziamenti europei che verranno erogati dal 2021 al 2027 a beneficio dello shipping e della logistica.

anteprima logo RID La US Navy testa il missile SM-6 da una nave unmanned

Piccole navi, tendenzialmente a pilotaggio remoto ed equipaggiate con lanciatori modulari in grado di utilizzare missili stand-off. Questa configurazione rappresenta il principale esempio di sistema d’arma desiderato dalla US Navy per l’esecuzione delle cosiddette operazioni navali distribuite (DMO). Proprio al fine di implementare tale concetto, lo scorso 2 settembre la Marina Americana ha eseguito un test di lancio di un missile SM-6 alloggiato in un lanciatore quadruplo containerizzato situato a bordo dell’unità di superficie a pilotaggio remoto (USV) sperimentale RANGER. La nave è una delle 2 unità che costituiscono la cosiddetta “Ghost Fleet” rientrante nell’ambito del programma OVERLORD volto a definire i concetti operativi e le capacità/caratteristiche delle USV nell’ottica delle già menzionate DMO. La scelta di utilizzare il missile SM-6 va letta tenendo conto della sempre maggior versatilità garantita dallo stesso, nato sì per il contrasto di minacce aeree e missilistiche (anche balistiche), ma che ha dimostrato secondarie ma eccellenti capacità di attacco stand-off contro bersagli navali e terrestri (in tale ottica, peraltro, verrò acquisito dall’US Army). Queste caratteristiche, in aggiunta all’elevata velocità ed alla modalità di attacco semi-balistico nella fase terminale che ne rendono estremamente complessa l’intercettazione, oltre alle capacità di comunicazione/networkizzazione del missile che gli consentono di ricevere informazioni sul targeting da sensori presenti su piattaforme diverse da quella di lancio (navi di superficie, velivoli, satelliti, secondo la cosiddetta capacità cooperativa di ingaggio), rendono l’SM-6 una componente fondamentale delle DMO. Lo stesso lanciatore modulare containerizzato, che dalle immagini appare molto simile se non identico a quello utilizzato per il recente lancio di prova del TOMAHAWK land-based, potrebbe essere integrato con armamenti compatibili con i sistemi di lancio verticale Mk41 (tra cui, appunto, i missili da crociera TOMAHAWK), ampliando la flessibilità operativa delle USV e di qualsiasi unità di superficie che ne imbarca uno. Ciò include navi di supporto/rifornimento, logistiche, anfibie, nonché navi commerciali o i futuri rompighiaccio della Guardia Costiera USA, che si troveranno ad operare nel sempre più contestato scenario Artico.

anteprima logo RID Le fregate tedesche F124 saranno dotate di capacità ABM

Le 3 fregate da difesa aerea F124 classe SACHSEN della Marina tedesca verranno equipaggiate con un nuovo sistema radar ottimizzato per il rilevamento e tracciamento di minacce balistiche. 

anteprima logo RID Mar Cinese Meridionale, la Cina aumenta la pressione approfittando della “distrazione” afghana

La Cina, con una mossa del tutto inattesa, a partire dal 1° settembre 2021, pretende che tutta una serie di navi comunichino i propri dati alla propria Guardia Costiera (MSA, Maritime Safety Administration) prima di entrare nel Mar Cinese Meridionale. Si tratta di un’area molto vasta, racchiusa in quella che è nota come la “linea dei nove tratti”: uno spazio marittimo che lambisce le coste di diversi Paesi, e che la Cina considera come proprie acque territoriali, invece che come acque internazionali. Da notare che la Cina parla proprio di acque territoriali, uno spazio che secondo la Convenzione sul Diritto del Mare (UNCLOS) si può estendere fino ad un massimo di 12 miglia dalla costa, non centinaia di miglia. La nuova disposizione, emanata a sorpresa in un momento in cui l’attenzione dei governi di tutto il mondo è concentrata sulla questione afghana e sull’emergenza pandemica, prevede che tutti gli operatori, commerciali o militari, di alcune tipologie di navi (sottomarini, navi a propulsione nucleare, navi che trasportino materiale radioattivo, navi che trasportino petrolio, prodotti chimici, gas liquefatto, o materiali pericolosi), prima di entrare nell’area in questione debbano preventivamente informare la MSA della posizione, della destinazione (anche se non dirette ad un porto cinese, ma solo in transito nel Mar Cinese Meridionale), della natura del loro carico, e che almeno ogni 2 ore aggiornino la loro posizione, o mantenendo attivo l’AIS, oppure con comunicazioni specifiche. Secondo l’UNCLOS queste sono acque internazionali, e come tali soggette al libero transito, senza alcuna limitazione. Nel 2016, a seguito di una contesa giudiziaria tra Cina e Filippine, una corte arbitrale indipendente ha stabilito che la Cina non ha alcun diritto su quelle acque, e che la quasi totalità delle risorse economiche della fascia meridionale di quella zona reclamata dalla Cina appartiene invece alle Zone Economiche Esclusive degli stati costieri (Brunei, Malesia, Indonesia, Vietnam, Filippine). La risposta ufficiale della Cina è stata sprezzante: un comunicato ha definito la sentenza come “nient’altro che un pezzo di carta straccia”. La Cina ha occupato diverse isolette, e atolli, provvedendo a ingrandirli e a trasformarli in presidi permanenti, talvolta dotati di moli di ormeggio, piste di atterraggio, bunker, alloggi, radar, piazzole per missili, ecc. Finora la Cina ha cercato di imporre la propria presunta sovranità solo in alcuni casi di sfruttamento delle risorse economiche. Ad esempio intervenendo in modio massiccio con dozzine di pescherecci della cosiddetta “milizia marittima” per ostacolare le altrui attività di prospezione, o il pattugliamento di navi di guardie costiere straniere. Altrettanto sono state compiute manovre di disturbo o di vibrata protesta diplomatica nel caso di presenza di navi militari impegnate in operazioni FON (Freedom Of Navigation) col transito ai limiti delle 12 miglia dalle isolette cinesi. È quindi ancora tutto da capire se, come e quando la Cina intenderà imporre il rispetto della propria ordinanza, anche se il documento ribadisce che “la MSA dispone dell’autorità e del potere per respingere l’ingresso di una nave nelle acque territoriali cinesi, se si dovesse accertare che questa rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale cinese”. È ovviamente importante capire cosa si vuol esattamente intendere con “rappresenta un rischio”. Già nel 2013 la Cina aveva istituito la Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale; una zona che si sovrappone ad ampie fasce dello spazio aereo di Taiwan, Corea del Sud e Giappone. Ovviamente tutti I vettori aerei commerciali si sono immediatamente adeguati alla richiesta cinese, per non rischiare pericolose intercettazioni e/o sanzioni. È quindi molto verosimile che gran parte, se non tutti, gli operatori marittimi si adegueranno a tali richieste, a prescindere dalla nazionalità dell’armatore, al fine di evitare problemi. Facendo così, si fornirà un’ulteriore patina di legittimità alle pretese cinesi. Il prossimo annuncio, ormai dato per scontato, è l’istituzione di una ADIZ nel Mar Cinese Meridionale. Ed è presumibile che i Cinesi non si faranno molto impressionare da qualche altra FON o dal transito di una portaerei nei pressi di Taiwan. Questo approccio deve essere visto come una parte di una ben più ampia strategia a lungo termine: la si può chiamare Guerra Ibrida, o Grey Zone, oppure Tattica del Salame (si accetta controvoglia che l’avversario tagli una fettina, perché una risposta armata sarebbe eccessiva, poi ne viene tagliata un’altra, e poi un’altra ancora, fino a che del salame non resta più nulla…). La strategia cinese mira ad acquisire nel lungo periodo un vantaggio strategico, senza il rischio di un conflitto, e quindi operando ben al di sotto della soglia di un confronto armato.

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