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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID La Turchia rischiera UAV BAYRAKTAR a Cipro Nord

Negli ultimi mesi la Turchia ha ripristinato l’aeroporto militare in disuso di Gecitkale/Lefkoniko - situato nella parte settentrionale di Cipro, area occupata dal 1974 dai turchi – trasformandola in una nuova base aerea destinata ad accogliere, su base semipermanente, velivoli a pilotaggio remoto.

anteprima logo RID Gli USA rimuovono le restrizioni ai sistemi d’arma di Seoul

I Presidenti di USA e Corea del Sud hanno annunciato la fine delle restrizioni sulla costruzione di sistemi missilistici imposti al Governo di Seoul nel 1979. In quel periodo la Corea del Sud cercó di acquistare tecnologia americana per la costruzione di missili locali ma, dietro protesta delle altre nazioni asiatiche, Washington si limitò alla vendita dei propri sistemi d’arma con portata non superiore ai 180 km e massimo carico pagante limitato a 500 Kg. Nel corso degli ultimi 42 anni tali severe restrizioni hanno visto dei ritocchi con aumento di distanze e peso ma mantenendo alcune caveat in termini di passaggio di know-how relativo alla produzione di propellente solido per missili in grado di viaggiare nello Spazio. Con l’annunciata rimozione di tutte le restrizioni, la Corea del Sud sarà in grado di sviluppare una capacità di lancio balistica che potrà andare ben oltre la penisola coreana. A tal proposito è ipotizzabile che il primo progetto che verrà portato a termine sarà quello relativo allo sviluppo di un missile balistico a portata intermedia (tra i 1.000 e i 1.500 km), ma sono ben note le mire sudcoreane anche per lo sviluppo di missili balistici a lungo raggio lanciabili da sottomarini (SLBM) o l’avvio di un programma per dotarsi di armi ipersoniche, seguendo la scia del Giappone. Allo stato attuale il sistema d’arma sudcoreano a maggiore gittata è rappresentato dal missile balistico HYUNMOO-4, sviluppato dalla Hanwha e dalla LIG Nex1, in grado di trasportare un carico pagante fino a 2 t ad una distanza massima di 800 km. Il Presidente sudcoreano Moon Jae-in, durante l’annuncio della rimozione delle restrizioni alla Casa Bianca, ha precisato che tale azione dimostra la solidità dei rapporti tra USA e Corea del Sud ed è un primo passo significativo per un nuovo accordo militare bilaterale tra i 2 Paesi che riguarderá, oltre alla fornitura di nuovi sistemi d’arma, la rimodulazione della presenza militare delle truppe a stelle e strisce nella penisola. Da parte Americana, tale nuova pagina nelle relazioni bilaterali tra i 2 Paesi rientra nella strategia di contenimento delle mire espansionistiche cinesi nella regione.

anteprima logo RID Bombardieri Tu-22 in Siria, una minaccia per il fianco sud della NATO

Per la prima volta, l’Aeronautica Russa (VKS) ha rischierato 3 bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 BACKFIRE-C sulla base siriana di Jableh/Khmeimim. Pur avendo partecipato, tra 2015 e 2018, a 369 missioni d’attacco contro bersagli del Daesh situati in territorio siriano, in tali occasioni i suddetti aerei avevano sempre operato dalla base russa di Mozdok, con alcuni casi di soste per rifornimento carburante effettuate presso la base iraniana di Hamedan. L’arrivo e la permanenza dei Tu-22M3 a Jableh rappresentano elementi che sanciscono l’avvenuto completamento dei lavori di allargamento della suddetta base, effettuati proprio per permetterle di accogliere l’intera flotta di velivoli strategici delle VKS (bombardieri Tu-95MS e Tu-160, aerei da trasporto An-124 ed aerocisterne Il-76/78, oltre ai Tu-22). I lavori, infatti, hanno, riguardato l’allungamento di circa 300 m della pista occidentale – 150 m per ognuno dei 2 lati – che ora dovrebbe misurare 3.200 m, il rifacimento del manto bituminoso della stessa, l’installazione di un nuovo sistema di illuminazione e di comunicazione, nonché l’allargamento dell’area di parcheggio orientale, destinata ad accogliere aerei di dimensioni anche superiori a quelle dei BACKFIRE. Più che per un loro diretto coinvolgimento nel conflitto siriano, dove al momento un utilizzo dei Tu-22 apparirebbe sproporzionato, è verosimile ritenere che Mosca ne abbia deciso il rischieramento per altri 2 motivi, che dovrebbero generare apprensione anche in sede NATO e in Italia. Il primo riguarda la volontà di impiegare i BACKFIRE in compiti di pattugliamento del Mediterraneo Orientale per consentire agli equipaggi di abituarsi ad operare in un’area geografica differente da quella abituale, ma anche di “marcare” il territorio – alcune immagini ritraggono uno degli aerei armato con un missile supersonico antinave Kh-22/32 - ed in qualche modo “rispondere” ai frequenti pattugliamenti di bombardieri strategici americani sul Mar Artico, Baltico e Nero. L’arrivo dei Tu-22, peraltro, coincide con quello del CSG della nuova portaerei britannica QUEEN ELIZABETH che dovrebbe giungere in zona nelle prossime ore. In secondo luogo, sebbene i velivoli inviati in Siria siano esemplari della variante non aggiornata dei BACKFIRE, è molto probabile che, in un futuro prossimo, Jableh possa ospitare i Tu-22 aggiornati all’ultima configurazione M3M al fine di testarne le capacità in teatro operativo. In ogni caso, il loro - temporaneo - rischieramento siriano, potrebbe essere il primo di altri che, indipendentemente dalle sorti del conflitto in Siria, potrebbero vedere il coinvolgimento dei bombardieri strategici Tu-95MS BEAR e Tu-160 BLACKJACK e consacrare la base di Jableh come fondamentale avamposto strategico per la proiezione del potere aereo russo nell’area mediorientale e mediterranea e, dunque, nel perimetro del fianco sud della NATO.

anteprima logo RID IRINI, a difesa del fronte sud

Molte volte la missione dell’EUNAVFORMED IRINI, e prima di esse SOPHIA, di cui IRINI ha preso il posto a partire da fine marzo 2021, è stata criticata. Secondo molti, la missione sarebbe figlia del tipico approccio poco muscolare e molto soft dell’Unione Europea e non avrebbe risolto i problemi di stabilità del Mediterraneo Centrale e della Libia in particolare. Anzi, i più cattivi l’avrebbero additata sostanzialmente di essere in balia degli eventi e dell'assertività dei, secondo loro, nuovi padroni di quello che fu il Mare Nostrum, ovvero Russia e Turchia. In realtà, la questione è molto più complessa ed IRINI, così come SOPHIA, ha ottenuto dei risultati che non possono essere sottovalutati. Non è un caso che si sia guadagnato un rinnovo del mandato fino alla primavera del 2023. Evidentemente, IRINI ha funzionato e la sua attività è stata estesa per altri 2 anni. Per fare un po' il punto della situazione sullo stato dell’arte e le prospettive della missione, abbiamo fatto una chiacchierata con il suo Comandante, il Contrammiraglio della Marina Militare Fabio Agostini.

anteprima logo RID Israele prosegue la campagna aerea su Gaza

Nelle ultime 24 ore sono proseguite le ondate di razzi provenienti da Gaza e diretti non soltanto sulle principali città israeliane (Ashdod, Ashkelon, Beer Sheba, Haifa, Holon, Ramla, Sderot e Tel Aviv) ma anche contro 3 basi aeree. 

anteprima logo RID Cresce la pressione militare israeliana su Gaza

Israele sta aumentando notevolmente l’intensità della campagna aerea contro obbiettivi di Hmas e della Jihad Islamica Palestinese a Gaza. Secondo i Comandi israeliani sarebbero ormai quasi 1.000 i bersagli attaccati nella Striscia e diversi i Comandanti di Hamas e Jihad uccisi. Nelle operazioni sono coinvolti caccia F-16, cacciabombardieri F-15I e pure gli F-35A, questi ultimi impiegati oltre che per attaccare obbiettivi al suolo anche per svolgere la funzione di nodo sensoristico avanzato e di “battle manager”. In pratica, gli F-35A trovano i target e li smistano anche ad altre piatatforme.Tra l’altro nelle ultime ore sono state neutralizzate pure delle squadre anticarro palestinesi in movimento lungo le aree di confine. Segno che la copertura in termini d’intelligence, passata la sorpresa iniziale, è tornata ad essere buona e “actionable”. Ma Israele sta anche impiegando pure l’artiglieria e dispiegando unità meccanizzate e corazzate lungo il confine con Gaza. Un’azione di terra, seppur limitata (tradizionalmente gli Israeliani non si avventurano dentro Gaza per una battaglia casa per casa), potrebbe scattare da un momento all’altro. Sul fronte palestinese, invece, Hamas e Jihad Islamica sembrano aver rallentato il rateo di lanci di razzi contro il territorio dello Stato Ebraico, un’indicazione che la campagna aerea israeliana potrebbe aver già ottenuto i primi risultati, anche se sono da segnalare gli attacchi portati contro alcune aree nel Negev e nei pressi di Eilat, sul Mar Rosso. In particolare, secondo quanto dichiarato da un portavoce di Hamas, sarebbe stato impiegato per la prima volta un razzo da 250 km di portata, denominata AYASH, che sarebbe ricaduto in un’area nei pressi dell’aeroporto di Ramon (Eilat). A ciò bisogna aggiungere l’utilizzo di droni suicidi; protagonisti dei più recenti conflitti, dal Nagorno Karabah allo Yemen, i “droni bomba” potrebbero rappresentare una minaccia difficile da contrastare per un sistema come l’IRON DOME, che nasce per neutralizzare bersagli balistici e non bersagli che mantengono un profilo da crociera e circuitante. Da valutare, però, l’effettiva capacità di Hamas e Jihad Islamica in questo settore. Le IDF (Israel Defence Force) hanno tuttavia comunicato di averne abbattuti almeno un paio con la contraerea “convenzionale”.

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