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anteprima logo RID I russi sperimentano droni anti droni

L’azienda russa Zala ha avviato, da alcuni mesi, la sperimentazione di una tattica di combattimento che prevede l’impiego di droni al fine di creare uno sbarramento aereo contro sciami di UAV spendibili/kamikaze e munizioni circuitanti. L’obiettivo di tale tattica di negazione d’area è quello di scongiurare uno dei principali obiettivi di attacchi effettuati tramite questo tipo di sistemi, ovvero la saturazione delle difese aeree. Tale sperimentazione ha preso slancio alla luce delle perdite subite dai sistemi di difesa aerea a corto e medio raggio russi BUK, PANTSIR e TOR nel corso dei conflitti libico, siriano e del Nagorno Karabakh. Nello specifico, la Zala - azienda leader nella produzione di UAV, controllata dal 2015 dalla Kalashnikov – sta sperimentando l’impiego dei propri UAV LANCET-3 nel ruolo di intercettori di droni. Caratterizzati da dimensioni ridotte e da un peso massimo al decollo di 12 kg, appartengono alla classe degli small-UAV lanciabili tramite catapulte, tanto da unità terrestri che da navi di superficie. La struttura del velivolo è basata su una classica configurazione cilindrica intersecata da una doppia ala cruciforme, con propulsione elettrica fornita da un’elica spingente bipala. Pur nascendo come ricognitori tattici portatili, dalla fine del 2020 ne è stato documentato il loro utilizzo nel teatro siriano anche come loitering munition, equipaggiati con testata esplosiva a frammentazione ad alto potenziale di 3kg e con sistema optronico/TV per la guida terminale posto sul muso. L’attuale fase di sperimentazione è incentrata sull’utilizzo di una formazione di LANCET-3 con compiti di pattugliamento su non meno di 20 miglia quadrate di spazio aereo (valore minimo riferito ad un singolo LANCET-3), sotto il quale sono posizionate infrastrutture critiche. In caso di attacco ostile con sciami di droni o munizioni circuitanti, i LANCET-3 verrebbero direzionati contro tali bersagli, eliminandoli tramite impatto diretto o tramite attivazione della spoletta di prossimità della suddetta carica esplosiva. Ulteriori dettagli su RID 6/21.

anteprima logo RID I nuovi programmi dell’Esercito

Sul versante dei nuovi programmi e su quello degli upgrade, dopo un periodo relativamente “tranquillo”, in questi ultimi 3-4 anni l’Esercito ha dato una sensibile “accelerata” ai progetti per le nuove piattaforme e a quelli per la modernizzazione dei veicoli in servizio. Ci è parso quindi il momento per approfondire un po’ tali progetti, anche grazie alla disponibilità del IV Reparto Logistico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Il IV Reparto Logistico dell’EI è infatti l’ente dello Stato Maggiore dell’Esercito, che, tra le altre cose, si occupa proprio dei nuovi programmi di acquisizione della Forza Armata. Nonostante le difficoltà legate alla pandemia, abbiamo quindi potuto rivolgere una serie di domande direttamente al Generale di Divisione Maurizio Riccò, che guida questa importante realtà della Forza Armata, per farci un’idea piuttosto precisa riguardo a buona parte dei nuovi progetti. Poiché la “carne al fuoco” è veramente tantissima, abbiamo limitato i temi ad una serie di programmi prioritari e, come vedrete, ne è comunque scaturito un articolo molto lungo (grazie alle molte informazioni ricevute). Naturalmente, per i dettagli più approfonditi, il Gen. Riccò, al quale abbiamo fatto un’intervista che affronta argomenti un po' più "generali" (e che trovate a pag. 30 su questo stesso numero), si è appoggiato agli ufficiali che seguono i vari progetti in modo diretto. In particolare, viste le nostre richieste, abbiamo potuto approfondire molte tematiche con l’Ufficio Sistemi per la Mobilità, l’Ufficio Armamento, Munizionamento, NBC e Sensori e l’Ufficio Mezzi e Materiali per la 3a Dimensione: si tratta di alcuni degli uffici su cui è strutturato il IV Reparto (e che si occupano, rispettivamente, di mezzi blindati e corazzati, di armi leggere, artiglieria, munizionamento e di elicotteri e aerei dell’Aviazione dell’Esercito nonché di UAV).

anteprima logo RID PPA, nuovi concetti  operativi e d’impiego

Con il varo del terzo PPA, il primo in variante Light Plus dopo i primi 2 in variante Light, il programma per i nuovi Pattugliatori Polivalenti d’Altura della Marina Militare è entrato nel vivo. Mai programma è stato così discusso e soggetto a critiche, sotto molti punti di vista, mosse tanto da una parte di addetti ai lavori, quanto da una parte dei nostri stessi lettori. Anzi, verrebbe da dire che le critiche più dure sono venute proprio da una buona fetta dei lettori di RID. Un “j’accuse” che ha chiamato in causa la natura un po' ibrida e indefinita delle navi -né fregate né pattugliatori -la RCS, non da unità combattente, lo scarso armamento missilistico sup-aria (una critica mossa pure alle FREMM ed al tradeoff tra posti letto e VLS) e l’inutilità della variante Light Plus. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, anche chi scrive è concorde nel ritenere la variante Light Plus sostanzialmente non necessaria tanto che l'auspicio è che questa nel corso del tempo, e qualora i fondi lo consentano, possa “crescere” in variante Full. Al resto delle critiche risponderemo punto a punto nel corso di questo articolo, ma per il momento, quando si parla di PPA, bisogna tenere in considerazione 2 aspetti fondamentali. Il primo è che i PPA sono navi concepite, “da progetto”, con grandi margini di crescita e con un’architettura Fitted for Level 1 (1). Ciò significa che da un punto di vista impiantistico e dei locali di bordo le navi possono essere trasformate e portate ad uno standard superiore mediante interventi che seguono una logica plug and play, ovvero minimi interventi. Il secondo aspetto è che i PPA sono navi con un notevole contenuto di innovazioni tecnologiche: dalla prua fendi-onda, che consente il raggiungimento di una velocità di 32 nodi, alla sensoristica avanzata, passando per la guerra elettronica ed il rivoluzionario cockpit navale inserito nella PLOC (Plancia Operativa di Combattimento) per la gestione e la condotta operativa della nave. Peraltro, buona parte di queste innovazioni hanno avuto un riverbero enorme anche in campo terrestre -si pensi alla radaristica -e in chiave export.

anteprima logo RID Cannoni Leonardo da 127 mm alla Marina Canadese

 

Grande vittoria italianana in Canada: sulle future unità tipo Canadian Surface Combatant (CSC), derivate dalle Type 26 britanniche, sarà installata la bocca da fuoco OTO 127/64 LW VULCANO, bocca da fuoco che può impiegare le munizioni guidate a gittata accresciuta VULCANO. Per ora l’azienda italiana, attraverso Leonardo Canada e LeonardoDRS, fornirà a Lockheed Martin Canada 4 cannoni, 3 dei quali verranno installati a bordo, mentre uno sarà collocato a terra per scopi addestrativi. Il programma per le fregate tipo CSC da quasi 8.000 t di dislocamento, prevede la realizzazione di 15 unità: è quindi naturale immaginare che questo ordinativo possa essere solo il primo di un programma più ampio. D’altronde in passato il Canada ha impiegato il precedente 127/54 mm COMPATTO realizzato sempre a La Spezia dall’allora Oto Melara (oggi Leonardo), oltre ad essere uno dei moltissimi utilizzatori del “best seller” mondiale 76/62 mm. Con questa importante vittoria l’OTO 127/64 LW VULCANO acquisisce il suo settimo cliente, dopo l’Italia, la Germania, la Spagna, l’Algeria, l’Egitto ed i Paesi Bassi. Ulteriori dettagli su RID 06/2021.

anteprima logo RID Quale sorte per il sottomarino indonesiano NANGGALA?

Da mercoledì mattina la Marina Indonesiana ha perduto i contatti col sottomarino KRI-402 NANGGALA, gemello del CAKRA, appartenenti al modello Type-209/1300, ordinati in Germania nel 1977 e costruiti nei cantieri Howaldtswerke (HDW, oggi parte di ThyssenKrupp Marine Systems) di Kiel nel 1977-1981. Il battello scomparso avrebbe anzi tra poco compiuto i 40 anni di vita operativa, essendo stato consegnato il 6 luglio 1981: non un record, per i solidi sottomarini della serie “209” (Grecia e Perù impiegano ancora la variante 209/1100 dei primi anni ’70), ma pur sempre un’età di tutto rispetto. Il NANGGALA era comunque stato sottoposto a periodici refit presso HDW sin dal 1989, e nel 2010-2012 ai lavori di ammodernamento in Corea del Sud, nell’ambito degli accordi che hanno portato a ordinare a Seul 6 battelli della variante sudcoreana del Type-209/1400 (classe CHANG BOGO), in consegna dal 2017. Nei piani degli ammiragli indonesiani (legati al programma interforze Minimum Essential Force-MEF 2008-2024) i 2 veterani battelli classe CAKRA, adeguatamente mantenuti, avrebbero dovuto restare in servizio ancora a lungo, relegati a compiti addestrativi. E proprio durante un’esercitazione comprendente il lancio di siluri (tipo AEG SUT-264, acquistati negli anni ’80) in corso al largo di Bali, sono state perse le comunicazioni col battello, poco dopo essere stato autorizzato a immergersi per procedere al lancio, nelle prime ore del mattino del 21 aprile. La Marina Indonesiana ha immediatamente inviato sul posto mezzi di soccorso, e sono state avvistate nella zona di mare sotto osservazione (profonda circa 700 m, almeno 3 volte i margini di sicurezza per un battello di 40 anni) chiazze di petrolio, ma nessun rottame o cadavere. Nemmeno sono state registrate esplosioni o rumori di schiacciamento, come accaduto 4 anni fa con lo sfortunato SAN JUAN argentino. Un portavoce del Ministero della Difesa indonesiano, confermando l’impiego di 6 navi e 1 elicottero, l’invio di mezzi da Singapore e Malaysia, e l’assistenza offerta da USA, Germania, Francia e Australia, ha sottolineato come i 53 uomini di equipaggio possano contare – ovviamente se ancora vivi, e col battello danneggiato ma con i sistemi di sostentamento efficienti – su un’autonomia d’aria di 72 ore. Margini ormai molto ristretti, per alimentare ottimismo.

anteprima logo RID L'US Army si rafforza in Europa

Lo U.S. Army ha annunciato la creazione di 2 nuove unità in Europa: la Multidomain Task Force (MDTF) e il Theater Fires Command. Secondo quanto comunicato dall’U.S. Army Europe and Africa, la MDTF europea sarà attivata il 16 Settembre, mentre il Theater Fires Command seguirà il mese successivo. Il Comandante del U.S. Army Europe e Africa, il Generale Christopher Cavoli, ha dichiarato di aver fortemente voluto queste nuove unità, in particolare la MTDF, soprattutto dopo i successi registrati dalla prima MTDF nel teatro Indo-Pacifico. Tali successi hanno già spinto i vertici dell’Esercito Americano a “mettere in cantiere”, oltre a quella del Vecchio Continente, altre tre unità dello stesso tipo, una per la regione Artica, una seconda per il Pacifico ed una ulteriore, in prontezza operativa, in grado di dispiegarsi dove necessario. La MDTF avrà alle sue dipendenze unità di artiglieria, di difesa aerea e missilistica, intelligence, cyber, guerra elettronica e spaziali, oltre ad avere il supporto di una non specificata brigata e relativi assetti aerei. Scopo del Theatre Fires Command sarà invece quello di aumentare l’interoperabilità degli assetti multinazionali presenti nel teatro e la relativa prontezza operativa, sincronizzando i Joint Fires and Effects (JFE) ai vari livelli. La decisione presa dai vertici dell’Esercito Americano di creare le 2 nuove pedine, unita alla recente cancellazione della chiusura di 3 basi in Germania, rappresenta senza dubbio un deciso cambiamento di rotta rispetto alla pianificazione dell’Amministrazione Trump.

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