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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Marines, primo taglio agli organici

L’ultimo disegno di legge della Difesa americana prevede la riduzione di circa 5.000 effettivi dello US Marine Corps. Quest’ultimo ha, allo stato attuale, un organico di 186.200 effettivi ma secondo quanto previsto nell’ultimo National Defence Authorization Act, si prevede una riduzione del personale in servizio attivo a 181.200. Nonostante le minacce ventilate dal Presidente uscente Trump di porre il veto sul provvedimento, data la sua sempre sbandierata volontá di aumentare i numeri dei Marines, se trasformato in legge, il provvedimento vedrebbe la maggiore riduzione del famoso Corpo dal 2006. Il portavoce del Manpower and Reserve Affairs, il Maggiore Cochran, ha però precisato che non ci saranno congedi anticipati come avvenuto per i marines “carristi”, a cui è stata proposta la possibilità di transitare nell’Esercito o di chiudere il contratto di lavoro senza penali. La riduzione, quindi, verrà gestita dal dipartimento delle risorse umane dei Marines che verosimilmente ritoccherà i numeri dei nuovi ingressi nel Corpo. Nonostante le opinioni contrarie al taglio proposto, quest’ultimo rappresenta solo l’inizio di una pianificazione più ampia che vede una riduzione totale di 12.000 marines entro il 2030, cosi come pianificato nel concetto Force Design 2030. Già ampiamente pubblicizzate dal Generale Berger, Comandante del Corpo, le motivazioni dietro alla riduzione: la volontà è quella di avere una forza con maggiore mobilità e focalizzata nel ruolo di supporto alla Marina nell’ambiente littoral. Un progetto che prevede meno Marines ma meglio addestrati, armati e operativamente flessibili. Un risparmio sulle spese del personale e degli equipaggiamenti pesanti, quindi, necessario per reindirizzare i fondi sui nuovi equipaggiamenti con i quali affrontare le future minacce agli interessi della nazione.

anteprima logo RID L’Italia aumenta le spese militari per il 2021

Dal disegno di legge di bilancio presentato al Parlamento emerge per il 2021 un deciso incremento delle spese militari italiane. La previsione per il nuovo anno, infatti, parla di una spesa complessiva di 24,5 miliardi di euro, ovvero 1,6 miliardi di euro in più rispetto alla previsione per il 2020. L’aumento si riduce a circa 600 milioni di euro se guardiamo al bilancio a legislazione vigente 2020, ovvero rispetto a quanto la Difesa spende effettivamente al 31 dicembre 2020. Per quanto riguarda la Funzione Difesa vera e propria, (ottenuta sottraendo dai 24,5 miliardi di euro le spese per Forestale, CC e cosiddette Funzioni Esterne), secondo i nostri calcoli lo stanziamento è pari a 16,9 miliardi, rispetto ai 15,4 miliardi del bilancio previsionale 2020, di cui ben 4 miliardi dedicati all’ammodernamento dello strumento militare. Una cifra molto importante, anzi, un vero e proprio record, che raggiunge i 7,4 miliardi di euro se sommata alla spese del MiSE destinate al procurement militare. Anche l’Italia, grazie all’ottimo lavoro svolto dal Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, si allinea così agli altri Paesi europei ed incrementa in maniera sensibile le spese militari, in particolare sul fronte dell’ammodernamento. Evidentemente, si è ben compreso l’importanza dell’investimento nel settore della difesa: un investimento altamente produttivo, con un alto moltiplicatore di valore, fortissimi ritorni in termini tecnologici e di occupazione specializzata e, dunque, un investimento che più di ogni altro contribuisce alla resilienza del sistema Paese in un momento segnato dalla pandemia globale. Nel nostro piccolo, con lo scoppiare della pandemia da COVID 19, abbiamo iniziato da subito una campagna in questo senso, dedicando all’argomento lo scorso giugno pure un Webinar al quale ha preso parte tutto il gota istituzionale ed industriale della difesa italiana, e ci fa dunque piacere che il nostro messaggio sia stato recepito con numeri che riteniamo molto importanti. L’approfondimento completo in edicola con RID 2/21.

anteprima logo RID Nucleare la nuova portaerei francese

In occasione di una visita al sito industriale Framatome (azienda francese dell'industria nucleare specializzata in concezione, costruzione, manutenzione e sviluppo di reattori nucleari), il Presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la decisione finale per la nuova portaerei che affiancherà e sostituirà il CHARLES DE GAULLE a partire dal 2038. La portaerei sarà a propulsione nucleare, permettendo così di mettere a frutto e al tempo stesso alimentare la filiera francese del nucleare, sia civile che militare - lo ricordiamo, i reattori a bordo di DE GAULLE e SSBN classe LE TRIOMPHANT sono derivati compatti di reattori per centrali nucleari civili. La nave verrà costruita a Saint Nazaire, avrà un dislocamento a pieno carico di 75.000 t e sarà provvista di 2 catapulte elettromagnetiche EMALS di produzione statunitense (General Atomics). Per quanto riguarda la componente imbarcata, l’unità sarà dimensionata per accogliere caccia della classe delle 35 t a pieno carico, ovvero la classe di peso ipotizzata per lo SCAF/FCAS, e vari velivoli teleguidati e/o autonomi. Da quanto trapelato sembra che la nave avrà una configurazione classica, con una piccola isola ed un ponte di volo sgombro, scelta simile alle portaerei statunitensi classe FORD. Il costo del programma è stimato in circa 7 miliardi di euro, di cui 442 milioni stanziati già a partire dal 2021. Le prove in mare sono previste per il 2036.

anteprima logo RID Lloyd Austin, la scelta di Biden per il Pentagono

Secondo i media americani il Presidente eletto Joe Biden ha scelto il Generale dell’US Army in pensione Lloyd Austin come nuovo Segretario di Stato alla Difesa. Prima del suo ritiro, Austin ha servito, tra l’altro, con la 10ª Divisione da Montagna e l’82ª Divisione Aerotrasportata, prima di diventare Comandante delle forze USA in Iraq e poi Comandante del CENTCOM, primo ufficiale afroamericano a ricoprire tale incarico. Da Comandante del CENTCOM ha diretto lo sforzo contro l’ISIS ed il fallimentare (per sua stessa ammissione) programma di formazione e mentoring dei ribelli siriani anti-Stato Islamico. Un precedente, quest'ultimo, che potrebbe anche mal disporre un Senato in bilico. Dopo la pensione, Austin ha fatto parte anche del Consiglio di Amministrazione di Raytheon.

anteprima logo RID I Marines puntano a un sistema di lancio per droni

Prosegue l’iter per l’acquisizione di un sistema portatile adibito al lancio di sciami di droni e di munizioni circuitanti per i Marines. All’inizio di novembre il Marine Corps System Command - l’ufficio adibito all’acquisizione di nuovi sistemi per la Forza Armata - ha pubblicato una richiesta di informazioni che specificava in maniera più dettagliata le caratteristiche relative ad uno dei sistemi previsti dal requisito OPF-I (Organic Precision Fire-Infantry), presentato nell’aprile del 2018. Nello specifico, i Marines sono alla ricerca di un dispositivo terrestre portatile e utilizzabile da un singolo operatore di fanteria non limitato al lancio di droni spendibili, ma comprendente altresì la possibilità di impiego di munizioni circuitanti anti materiale e anti personale. Tale sistema dovrebbe garantire l’impiego di droni/munizioni con una gittata non inferiore ai 20 km (nella richiesta di proposte dell’aprile 2018, concernente un generico sistema di supporto di fuoco a lungo raggio, la gittata desiderata era tra i 40 ed i 60 km), capacità di permanenza sul bersaglio per circa 90/120 minuti e di raccolta dati e/o acquisizione di eventuali bersagli. Inoltre, viene specificato che il sistema sia formato da canister/tubi di lancio di dimensioni non superiori ai 10 pollici di diametro e agli 8 piedi di lunghezza (2,43 m). Il requisito per il suddetto sistema portatile terrestre OPF-I è stato affiancato, dal febbraio 2019, da una richiesta per un identico dispositivo che sia integrabile a bordo di veicoli LAV (e, presumibilmente, del loro futuro sostituto ARV) - secondo quanto previsto dal programma OPF-M (Organic Precision Fires-Mounted) – per incrementare le capacità di fuoco indiretto dei battaglioni LAR (Light Armored Reconnaissance). La principale differenza starebbe nelle possibilità d’impiego, da parte del sistema montato su veicolo, di disporre di UAV “convenzionali” per la ricognizione, sorveglianza e acquisizione bersagli, la presenza di un sistema C2 digitalizzato e di una gittata di 40 km. Ulteriori dettagli su RID 1/21.

anteprima logo RID La Heritage boccia US Navy e Marines

Con il “2021 Index of U.S. Military Strenght” il think thank conservatore americano Heritage Foundation ha bocciato sia la US Navy che il Corpo dei Marines con il giudizio finale di “marginalmente capaci” di rispondere alle necessità della sicurezza nazionale USA e sostenere i loro interessi strategici nel mondo. Tenendo in considerazione i possibili avversari mondiali, Cina e Russia, e i possibili regionali, Corea del Nord e Iran, la famosa Fondazione americana ha effettuato un’analisi di tutte le Forze Armate americane (Army, Navy, Air Force, USMC, Space Force e Nuclear) basata sulla loro abilità di compiere la missione assegnata. Nel rapporto sono state valutate tutte le componenti della Difesa USA in base a 3 fattori: composizione, capacità e prontezza operativa; con una scala di valori da “very weak” a “very strong”. Il Corpo dei Marines ha ricevuto un giudizio di “marginal”, in tutte e 3 i singoli fattori e nel giudizio finale, anche se il giudizio è da considerarsi sovradimensionato rispetto alla realtà, considerando che nella “composizione”, su 36 battaglioni richiesti è stato tenuto in considerazione che il Corpo dei Marines ne ha 30 allo stato attuale, quando in realtà è già in corso la ristrutturazione richiesta dal Generale Berger, che vede il Corpo ridisegnato su 21 battaglioni. Ad affossare le valutazioni dei Marines contribuisce anche l’età avanzata di alcuni sistemi d’arma e piattaforme, come gli AAV-7 e i CH-53E SUPER STALLION, la cui sostituzione procede più lentamente rispetto alle effettive necessità del Corpo. Anche la readiness generale di quest’ultimo è stata penalizzata dal fatto che l’elevata prontezza delle unità in operazioni, o in preparazione alle operazioni, è possibile solo a svantaggio del resto dell’organizzazione in termini di risorse, in particolare finanziarie. Anche la U.S. Navy esce notevolmente malconcia dalle valutazioni del rapporto, con un pesante giudizio negativo (“weak”) in termini di composizione e numeri, ma anche le capacità vedono un trend giudicato “marginal”, che in realtà è tendente anch’esso al “weak”. I motivi sono noti, il rapporto sostiene la necessità di avere una Marina di 400 navi da combattimento, quando lo stato attuale è inferiore alle 300, allo stesso tempo il loro invecchiamento procede in maniera più veloce rispetto agli avversari. Questi dati sono molto più evidenti se si focalizza l’attenzione sul Pacifico, con una flotta americana capace di schierare in mare, in tempi brevi, circa 60 unità navali contro le possibili 350 unità cinesi, la cui maggioranza è rappresentata da unità di nuovissima costruzione e da capacità ogni giorno più letali.

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