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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID Le TYPE 32 saranno (anche) USV/AUV/carrier

Come annunciato dal Primo Ministro Johnson lo scorso 19 novembre, è previsto lo sviluppo e la successiva acquisizione di un numero imprecisato (forse 5/6) di una nuova classe di fregate denominate TYPE-32 per la Royal Navy. Al momento, le caratteristiche di tali unità sono ancora sconosciute e la stessa Marina non ha mai fatto cenno a tali navi. Tuttavia, dal momento dell’annuncio in poi sono fioccate le ipotesi, che spaziano da quelle maggiormente verosimili - fregate leggere, evoluzione delle TYPE-31 (magari con un occhio al mercato export) con una riduzione in termini di equipaggio e un ruolo maggiormente accentuato nel settore automazione/intelligenza artificiale relativamente ai sistemi di combattimento, navigazione e manutenzione; oppure vere unità di scorta con armamento potenziato (anche tramite sistemi ad energia diretta) e maggiori capacità antisom rispetto alle “31” (possibilmente utilizzando la stessa linea di produzione e lo stesso scafo e garantendo un’ampia comunalità di sistemi, in primis quello propulsivo). Poi ci sono delle ipotesi che immaginano pattugliatori d'altura per il controllo della ZEE o corvette simil EPC. In praticamente tutti i casi citati, è quasi certo che una delle principali caratteristiche delle TYPE-32 sarà – anche - quella di “drone carrier”. A conferma di tale capacità, ci sono le parole del responsabile del procurement del Ministero della Difesa britannico Jeremy Quin il quale, in risposta ad un’interrogazione parlamentare, ha espressamente indicato le future TYPE-32 come ottimizzate nel ruolo di piattaforme “madri” per l’utilizzo di sistemi navali autonomi di superficie e subacquei specializzati nella guerra antisommergibile e nel contrasto alle mine. Da un punto di vista progettuale, volendo ipotizzare una continuità strutturale con le TYPE-31, con un’eventuale ridistribuzione degli spazi, che consenta l’installazione di una baia missione centrale al posto delle 24 celle destinate al sistema SEA CEPTOR (magari sostituito da sistemi ad energia diretta), sulle TYPE-32 potrebbero essere impiegati sistemi autonomi di classe medio-grande (intorno alle 4 t), al contrario di quanto avverrebbe sulle TYPE-31 che, per questione di spazi, potranno verosimilmente accogliere solo USV/UUV leggeri. Speculazioni ed ipotesi a parte, tornando alla probabile capacità di “drone carrier” delle future TYPE-32, alla luce del cambiamento di dottrina in atto in ambito navale - spinto in particolare da US Navy e Marines e tendente ad una revisione delle caratteristiche delle unità navali, con un forte accento sulla capacità delle stesse di integrare e disporre di un’ampia gamma di sistemi autonomi - l’inclusione di tale caratteristica apparirebbe quasi scontata per unità di combattimento di nuova generazione.

anteprima logo RID PPA, un aggiornamento

Stanno proseguendo le prove in mare del THAON DI REVEL, il primo PPA, in configurazione Light, della Marina Militare. Le prove di piattaforma sono state pressochè ultimate e manca solo la propulsione elettrica. La velocità espressa durante tali attività è in linea con i requisiti contrattuali. La consegna è prevista subito dopo l’estate del 2021. Per quanto riguarda le novità, sono in fase di ultimazione le negoziazioni per l'acquisizione dei primi moduli ospedale ed abitativi. Al momento la suddivisione delle unità è confermata ed è la seguente: primi 2 Light, terzo Light Plus, quarto Full, quinto Light Plus, sesto Light Plus e settimo e ultimo0 Full. Nessuna novità, invece, relativamente all’esercizio delle 3 opzioni in scadenza a primavera 2021.

anteprima logo RID Cina, ecco il minisom oceanico

Il Presidente Cinese Xi Jinping, in persona, si è congratulato con il team di militari e scienziati che ha ultimato, con successo, una serie di test effettuati dal mini-sommergibile FENDOUZHE (lottatore) che ha operato nella zona oceanica della Fossa delle Marianne, a più di 10.000 m di profondità. Sono 13 i test effettuati dal mini-sommergibile cinese, 8 dei quali effettuati superando i 10.000 m, che permettono alla Cina di raggiungere gli Stati Uniti e l’Australia tra i Paesi in grado di raggiungere tali, incredibili, profondità. Il record mondiale rimane ancora ufficialmente nelle mani del natante VICTOR VESCOVO americano che, nel maggio 2019, ha registrato una profondità di 10.927 m. Il FENDOUZHE è dotato di un equipaggio di 3 tecnici che hanno svolto le operazioni e operato i bracci robotici del natante raggiungendo la profondità massima di 10.909 m. Il Presidente Xi ha precisato che il traguardo raggiunto mostra come la Cina abbia ormai sviluppato significative capacità di esplorazione scientifica e di ricerca nelle vaste profondità oceaniche, unitamente ad un elevato livello tecnologico nel realizzare natanti subacquei. Oltre agli aspetti di natura scientifica, i risultati positivi dei test presentano anche dei risvolti strategico-militari, come ha precisato il capo-progettista del FENDOUZHE, Ye Cong. Il possesso di tali tecnologie permette infatti alla Cina di condurre una mappatura strategica dei fondali mondiali, con la possibilità di identificare riserve di risorse, come le “terre rare” (che già oggi sono di completo monopolio cinese) necessarie per la costruzione di equipaggiamenti ad alta tecnologia. a partire dai sistemi missilistici e radar per finire ai cellulari. La possibilità di raggiungere, senza limitazioni, elevate profondità, fornisce alla Cina la capacità di minacciare inoltre qualsiasi rete mondiale di cavi sottomarini sia di comunicazione che di approvvigionamento energetico.

anteprima logo RID Taiwan, via al primo sottomarino nazionale

Come annunciato ad inizio novembre, Taiwan ha avviato la costruzione del prototipo di una nuova classe di sottomarini indigeni IDS (Indigenous Defense Submarine). Dopo l’avvio del della fase di design, risalente al 2016, nel settembre 2019 sono stati stanziati i primi 340 milioni di dollari, su un totale stimato in 16 miliardi necessari alla costruzione di 8 battelli. Dopo ben 4 anni di gestazione e difficoltà varie, lo scorso 24 novembre, con la visita ufficiale del Presidente Tsai Ing-wen al nuovo cantiere della China Shipbuilding Corporation (CSBC) di Kaohsiung, è ufficialmente partita la produzione del primo sommergibile prototipo che dovrebbe essere completato nel 2024 e consegnato alla Marina l’anno successivo. Va ricordato che, in realtà, la prima scelta di Taipei era l’acquisto “off-the-shelf” di sottomarini di fabbricazione straniera (tra cui gli 8 SAURO nostrani proposti nel 2003), scelta resa impossibile dalle pressioni economiche e diplomatiche cinesi nei confronti dei paesi interessati alla possibile commessa. Tale situazione ha reso necessaria la successiva decisione di imbarcarsi nel difficile e costoso progetto di costruzione di una classe indigena di battelli. Ancora non sono state rese note le caratteristiche dei nuovi sommergibili, a parte la loro classificazione come SSK (sottomarini d’attacco a propulsione convenzionale) e la presenza di una propulsione diesel-elettrica “pura” – che non dovrebbe quindi essere affiancata da un sistema anaerobico di tipo AIP, ritenuto eccessivamente impegnativo i termini di costi per un eventuale sviluppo locale, nonché di complessa acquisizione dall’estero per le citate pressioni cinesi – basata su batterie “ad alta efficienza” (probabilmente agli ioni di litio) prodotte localmente. L’armamento sarà costituito da siluri pesanti MK-48 Mod 6 AT e da missili UGM-84L HARPOON Block II, mentre CMS e sonar saranno basati su sistemi Lockheed Martin e Raytheon. Dal punto di vista strutturale, è possibile che i nuovi battelli non si discostino molto dagli attuali sommergibili classe CHIEN LUNG/HAI LUNG (versione customizzata dei classe ZWAARDVIS olandesi), dai quali potrebbero differire per l’adozione superfici di controllo poppiere ad “X” (e non cruciformi), da una riprogettazione della vela e dalla presenza di un doppio scafo. Come detto, i battelli saranno costruiti dalla CSBC con il supporto dell’Istituto Nazionale di Scienza e Tecnologia Chung-Shan. Ulteriori dettagli su RID 1/21.

anteprima logo RID Egitto, AL GALALA la prima FREMM ex MM

Si chiama AL GALALA la prima FREMM ex Marina Militare – SPARTACO SCHERGAT – destinata all’Egitto. L’unità sarà consegnata alla Marina del Cairo nelle prossime settimane, mentre l’equipaggio si sta addestrando a Spezia già da quasi 2 mesi (foto Mahmoud Gamal).

anteprima logo RID La Royal Navy e il programma per le fregate Type 31

Un episodio dell'estate 2019 ha richiamato l’attenzione anche dei media generalisti, con ampi resoconti sulla stampa quotidiana e in televisione: il sequestro della petroliera STENA IMPERO, battente bandiera britannica e abbordata mentre navigava nello Stretto di Hormuz, da parte di reparti d’assalto inquadrati nella componente navale della Guardia Rivoluzionaria iraniana, in poche parole, i Pasdaran del mare di Teheran. L’evento ha suscitato una singolare reazione da parte dell’allora Segretario alla Difesa del governo britannico Penelope (Penny) Mordaunt, una delle meteore del Gabinetto guidato da Theresa May e costretta a ultimare il suo breve incarico (2 mesi) quando Boris Johnson si è insediato a Downing Street. In un intervento sul Daily Telegraph, Penny Mordaunt - SottoTenente di Vascello nella Royal Navy Reserve - ha esplicitamente affermato che se negli ultimi 25 anni si fossero costruite tutte le unità militari ritenute necessarie alla Marina Britannica, quest’ultima sarebbe stata nelle condizioni di schierare, adesso, una flotta comprendente almeno 32 moderni cacciatorpediniere e fregate. Penny Mordaunt ha poi ricordato che la scarsità di personale, di pezzi di rispetto e di risorse finanziarie ha costretto alla dismissione di numerose unità, in pratica accusando i governi succedutisi nell’ultimo decennio di aver speso cifre enormi per nuovi progetti e sistemi definiti innovativi e di aver permesso una lievitazione incontrollata dei costi, ottenendo in cambio poche navi da guerra di nuova costruzione, per di più affette da problemi tecnici che ne hanno incrementato i costi di gestione. Come noto, l’ultima edizione della Strategic & Defence Security Review, SDRS - inoltre risalente al 2015 e in attesa dell'edizione 2020 - contiene 2 passaggi chiave, di cui il primo è la conferma che la Royal Navy non può permettersi più di 19 cacciatorpediniere e fregate, in particolare 6 dei primi e 13 delle seconde: una riduzione del 33% in pochi anni, se si considera che la SDRS 2008 prevedeva ben 30 fra cacciatorpediniere e fregate. Il secondo passaggio è più articolato perché considera sia il ritardo del programma per la costruzione delle 6 fregate classe CITY/Type 26, sia l’incremento dei costi, dovuto anche a detto ritardo. Di conseguenza, per giungere alle 13 fregate previste dalla SDRS 2015 si è reso necessario sviluppare e costruire un modello di fregata general purpose (anziché specializzata principalmente per la lotta antisommergibili come le CITY), ma soprattutto finanziariamente sostenibile. Per soddisfare inoltre il requisito dell’export, al nuovo programma era stata attribuita la denominazione Type 31e, protrattasi fino a qualche tempo fa: le scelte maturate nel tempo hanno poi portato nella Royal Navy alla definitiva adozione della denominazione Type 31, sancita nell’autunno 2019 per il programma britannico e usata dove necessario nel seguito di quest’articolo. Strettamente legato a un requisito dell’export per le nuove unità rimasto invariato è il contenuto della National Shipbuilding Strategy, NaSS, un documento governativo formulato nel 2017 e frutto del lavoro congiunto fra il Ministero della Difesa di Londra e l’industria navale militare britannica.

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