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Argomento Selezionato: Cielo
anteprima logo RID Gli UAV fanno sul serio

Capita talvolta che dei conflitti regionali, limitati nel tempo e nello spazio anche se non per intensità (almeno dal punto di vista dei partecipanti), dimostrino in modo drammatico la terribile efficienza di certi sistemi d’arma, che in precedenza erano ignorati o sottovalutati. Queste dimostrazioni “in corpore vili” valgono come lezioni per tutti, portando con sé l’urgente necessità di adeguate contromisure sotto i 2 aspetti di nuove soluzioni tecnologiche da un lato, e di una profonda revisione delle dottrine operative dall’altro. I 2 casi più noti sono certamente quelli relativi all’affondamento del cacciatorpediniere israeliano EILAT ad opera di missili antinave P-15 TERMIT (SS-N-2 STYX nel codice NATO) lanciati da motovedette egiziane tipo KOMAR il 21 ottobre 1967, e le fasi iniziali della Guerra del Kippur nell’ottobre 1973, quando le squadre anticarro egiziane munite dei missili 9M14 MALYUTKA (AT-3 SAGGER) inflissero durissime perdite alle forze corazzate israeliane. In ambedue i casi, questi sistemi sovietici erano già noti (il MALYUTKA era stato usato per la prima volta in combattimento l’anno prima in Vietnam), ma non si era ben compreso tutto il loro valore operativo. Le dure esperienze di quei conflitti Arabo-Israeliani hanno quindi progressivamente portato in tutto il mondo a tutta una serie di fondamentali mutamenti nella guerra navale di superficie e in quella corazzata, che sono ancora validi. Vi sono ottime ragioni per ritenere che ci si trovi oggi di fronte ad un processo del genere, in quanto il conflitto nel Nagorno-Karabakh tra le Forze Armate dell’Azerbaijan e i separatisti Armeni della Repubblica dell’Artshak (1) ha dimostrato, in modo inequivocabile, il ruolo fondamentale che gli UAV (Unmanned Air Vehicles), velivoli senza pilota (più propriamente UAS se si vuole sottolineare come la stazione di controllo sia parte integrante del sistema d’arma, o “droni armati” se preferite (ma non mi si costringerà a parlare di “droni” nemmeno con la tortura), sono in grado di svolgere nella guerra moderna. Gli UAV non sono certo un’assoluta novità, e anzi se ne è visto un uso abbastanza esteso e intenso già da diversi anni. Però sino ad un passato molto recente, questo uso riguardava soprattutto i conflitti asimmetrici e di “counter insurgency” (nonché gli assassini mirati), in cui i bersagli – il membro di Hamas nella sua camera da letto, il camioncino fuoristrada dell’ISIS, il gruppo di Talebani sui loro somarelli, di tanto in tanto la festa di matrimonio – non avevano per definizione la benché minima possibilità di difendersi, e anzi nemmeno di accorgersi dell’imminente minaccia. Ma le cose si sono adesso spostate su un piano del tutto diverso.

anteprima logo RID OSPREY 50 sui G550 SIGINT italiani e nuovi dettagli

Come confermato da documenti governativi americani, e anticipato da RID, sui 2 G550 SIGINT italiani – G550 AISREW ( Airborne Intelligence, Surveillance, Reconnaissance, and Electronic Warfare ) - sarà installato il radar AESA di sorveglianza Leonardo OSPREY 50. Quest'ultimo è l’evoluzione più prestante e performante della famiglia di radar AESA OSPREY, caratterizzata dall’adozione di antenne a facce piane fisse distribuibili sulla superficie di un velivolo. Per esempio, l’OSPREY 30 in uso sugli elicotteri AW-101 SAR norvegesi è dotato di 3 antenne del genere. Il sensore consentirà di scoprire e tracciare bersagli terrestri e marittimi, ma anche aerei, compresi quelli più difficili e piccoli fornendo al contempo, per ciò che concerne la sorveglianza terrestre, immagini SAR ad altissima risoluzione. Oltre a questo dato, è confermato che i velivoli saranno equipaggiati anche con una torre elettro-ottica a lungo raggio ed alta potenza Wesacam, MX-20HD, dispenser chaff and flare AN/ALE-47, Missile Warning System e con il sistema COMINT RIO, sviluppato dalla stessa L3/Harris. Ulteriori dettagli su RID 3/21.

anteprima logo RID Decolla il primo gregario inglese

Spirit Aero Systems, con la sua diramazione nordirlandese di Belfast (attività fino al 2019 appartenenti a Bombardier Aviation), è stata selezionata dal Ministero della Difesa britannico per realizzare il primo prototipo di gregario nell’ambito del programma MOSQUITO. Quest’ultimo è un programma di dimostrazione tecnologica che deve aprire la strada al primo Loyal Wingman della RAF, da acquisire nell’ambito del più ampio LANCA (Lightweight Affordable Novel Combat Aircraft). L’obbiettivo è dare il via ad una fase di test e sperimentazioni in volo entro la fine del 2023 ed utilizzare i primi esemplari operativi nel contesto della Long Term Evolution Strategy (LTE) dell’Eurofighter TYPHOON e, successivamente, nell’ambito del sistema di combattimento aereo TEMPEST.

anteprima logo RID Via al progetto per il nuovo caccia MiG-41

L’azienda russa Rostec ha finalizzato la fase di design e ha avviato la successiva fase di ricerca e sviluppo relativa al progetto riguardante il nuovo intercettore a lungo raggio che dovrebbe rimpiazzare gli attuali MiG-31 FOXHOUND. Il progetto, ufficialmente denominato MiG-41/PAK-DP (acronimo che sta per “futuro sistema aereo per intercettazione a lungo raggio”), prevede lo sviluppo di un velivolo di “nuova generazione”. Per quanto le sue caratteristiche non siano state ancora ufficializzate, è verosimile ritenere che si tratterà di un aereo stealth a pilotaggio convenzionale (forse remotizzabile), quasi certamente bimotore (probabilmente con propulsione di tipo scramjet), in grado di raggiungere velocità prossime all’ipersonico (non inferiori a Mach 4), con una tangenza operativa di 30 km e dotato di un’autonomia che gli consenta di coprire lunghe distanze con elevata capacità di permanenza in zona operazioni. Analogamente al MiG-31 - e al suo predecessore MiG-25 – il MiG-41 dovrà fungere da piattaforma di lancio dei missili aria-aria a lungo raggio R-37/R-37M contro minacce aeree classiche, quali bombardieri tattici/strategici e ricognitori. A differenza dei FOXHOUND e dei FOXBAT, tuttavia, è probabile che il velivolo venga impiegato anche come sistema di intercettazione contro minacce ipersoniche (aerei e missili) e spaziali (satelliti). A tal proposito, il MiG-41 dovrebbe essere armato con il nuovo missile aria-aria MPKR-DP, anch’esso in via di sviluppo e accreditato di una gittata minima di 300 km. Il missile parrebbe caratterizzato dalla presenza di una testata multipla con subminizioni separabili dal corpo del missile principale al fine di incrementarne le capacità di impatto proprio contro bersagli ipersonici. Non è da escludere, inoltre, che il PAK-DP possa essere ottimizzato con secondarie capacità aria-suolo e con armamento ad energia diretta (laser). Sulla carta, quindi, dovrebbe trattarsi di un aereo di 6ª generazione (o 5ª e mezza), le cui capacità andrebbero ad integrare quelle del Su-57 FELON, velivolo con una vocazione maggiormente multiruolo rispetto a quello che dovrebbe rappresentare un intercettore puro. Ulteriori dettagli su RID 3/21.

anteprima logo RID L’USAF acquisterà nuovi F-16?

A 15 anni dall’entrata in servizio dell’ultimo F-16C FIGHTING FALCON tra le proprie fila, l’Air Force americana sta seriamente valutando la possibilità di acquisire nuove aliquote di tali aerei, ovviamente nella variante più recente Block 70/72 VIPER. Seguendo un po’ la falsariga di quanto già avvenuto nella scelta di affiancare i nuovi caccia F-15EX ad F-22, F-35 ed ai più recenti FIGHTING FALCON e STRIKE EAGLE, la ratio di un eventuale ordine per nuovi F-16 andrebbe ricercata nella volontà dell’Aeronautica di garantirsi il giusto numero di velivoli alla luce del ritiro delle piattaforme più anziane (l’età media dei 934 FIGHTING FALCON attualmente in organico - 783 F-16C e 151 F-16D - è di 28 anni e 7 mesi) e dell’ancora difficile gestione dei costi di acquisizione ed operativi, nonché dell’ancora lento tasso di produzione degli F-35. Anche in questo caso, un eventuale ordine dell’’USAF sfrutterebbe una linea produttiva ancora attiva, quella di Greenville (Carolina del Sud), che continua a produrre F-16 VIPER destinate ai clienti export (Bahrein, Bulgaria, Slovacchia e presto Marocco e Taiwan). Tale possibilità, in realtà, sarebbe già stata ventilata in un documento dell’Air Force Warfighting Integration Capability risalente al 2018, nel quale veniva delineata una road map che prevedeva un più marcato mix “high-low” di aerei da combattimento (a pilotaggio convenzionale e remotizzato), con una contrazione nel numero di F-35A destinati all’USAF (da 1.763 a 1.050) e l’utilizzo di parte dei fondi risparmiati per l’acquisizione di 300/400 velivoli di 4,5 generazione. Di questi, come noto, 144 saranno F-15EX, mentre è possibile che la restante parte venga riservata a nuovi F-16V VIPER, magari in una configurazione pesantemente customizzata “Block 80”. C’è da dire, tuttavia, che al momento non esistono conferme ufficiali sul possibile procurement di nuovi F-16 da parte dell’USAF. La suddetta roadmap, peraltro, era stata fortemente caldeggiata dall’ex assistente Segretario all’Aeronautica per i programmi di acquisizione, logistica e tecnologia, Will Roper, dimessosi lo scorso 20 gennaio. Con la nuova Amministrazione Biden non è detto che il suddetto progetto venga confermato. Per il momento, di ufficiale c’è solo la recente firma, tra USAF e Lockheed Martin, del contratto decennale per la manutenzione e il supporto dell’attuale flotta di F-16C/D Block 40/42/50/52. Inoltre, allo stato attuale, per 72 di questi è previsto il retrofit di alcune componenti – vedi radar APG-83 SABR e suite EW – condivise con la variante F-16V.

anteprima logo RID L’UAV AVENGER vola con il LEGION POD

L’UAV AVENGER di General Atomics è stato testato in volo con il LEGION POD di Lockheed Martin. Nel dettaglio, si è trattato di un test per valutare la compatibilità meccanica e strutturale del pod nell’inviluppo del velivolo. Il LEGION POD è dotato dell’IRST 21 per la scoperta ed il tracciamento in modalità completamente passiva dei bersagli aerei, ma la sua configurazione è completamente modulare ed è pertanto possibile impiegare anche ulteriori sensori. A ciò bisogna aggiungere la capacità di triangolazione network-centrica, che ne rendono uno strumento ideale per operare nei contesti ad alta densità di minaccia. Il test di un tale pod da un UAV come l’AVENGER mira a valutare l’impiego di velivoli non pilotati come l’AVENGER nel ruolo di gregario o “sentinella” per piattaforme ad alto valore strategico come aerei AWACS, SIGINT, rifornitori, ecc. Un concetto che si sta consolidando nella dottrina americana, ma non solo, e su cui General Atomics sta già investendo da tempo. L’AVENGER è un UAV con propulsione a getto e buone caratteristiche di bassa rilevabilità rimasto finora allo stato sperimentale. Diverse fonti, tuttavia, ritengono che alcuni esemplari siano operativi e che siano stato impiegati nei teatri operativi.

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