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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Droni, il Regno Unito accelera

Il Ministero della Difesa britannico ha comunicato che la Fase 1 del progetto MOSQUITO è stata completata e che è stata avviata la valutazione delle proposte dell’industria per avviare la Fase 2. MOSQUITO è il programma di dimostrazione tecnologica che deve aprire la strada al primo Loyal Wingman della RAF, da acquisire nell’ambito del progetto LANCA (Lightweight Affordable Novel Combat Aircraft) e da impiegare pure nell’ambito del progetto TEMPEST per il sistema di combattimento aereo del futuro. La Fase 1 ha visto il il Rapid Capabilities Office della Royal Air Force siglare contratti, al RIAT 2019, con 3 team industriali per maturare altrettanti design. I contratti sono andati a Blue Bear Systems Research Ltd, Boeing Defence UK, e Callen-Lenz (un raggruppamento formato dal Team BLACKDAWN in partnership con la Bombardier di Belfast e Northrop Grumman UK). La Fase 2 vedrà la selezione di 1-2 design, con la produzione dei prototipi con i quali condurre una prima fase di dimostrazioni in volo nel 2022. Boeing, che come noto ha già un sistema di questo tipo in costruzione in Australia, ha ottenuto dal Governo di Canberra l’autorizzazione a condividere i dati del progetto con il Regno Unito, aprendo la strada ad uno sviluppo britannico del Boeing Airpower Teaming System. Non è attualmente previsto che i dimostratori portino direttamente ad una capacità operativa, ma il successo del Project MOSQUITO chiaramente è necessario perché il LANCA possa entrare nel vivo. Buoni progressi anche per il progetto “Many Drones Make Light Work”, che è arrivato alla Fase 3, quella finale. Questo progetto, avviato in ambito DASA (Defence and Security Accelerator), è in corso dall’agosto del 2016 ed è incentrato sulla dimostrazione delle capacità ottenibili impiegando uno sciame di un massimo di 20 UAV ad ala fissa pesanti fino a 20 kg, ciascuno equipaggiato con 1 o 2 sensori o payload di missione. Individualmente semplici e poco costosi, i droni nello sciame devono agire come una squadra per ottenere risultati di molto superiori al loro valore singolo. Sono richiesti sia sensori ottici che in radiofrequenza, passivi ed attivi. I payload RF attivi includono anche jammer. Le prime prove in volo per la Fase 3 si sono concluse con successo nel marzo scorso. Per i team di UAV si immaginano molteplici ruoli, fra cui anche la ricerca e il contrasto agli IED e la ricognizione CBRN: in un contratto separato, il MOD ha infatti finanziato lo sviluppo di sensori chimici per UAV e UGVs. Una prima capacità operativa è attesa in luglio, dopo che il 1° aprile scorso, sulla base di Waddington, è stato riformato il 216 Squadron proprio per far maturare il concetto d’impiego dei droni a sciame.

anteprima logo Esercito Italiano Esercito: sviluppo e tecnologie all'avanguardia

Si è conclusa venerdì scorso presso il poligono dell’Esercito Italiano di Foce Verde, l’attività di sperimentazione, iniziata il 1° giugno, con la quale il Centro di Eccellenza interforze contro le minacce da mini e micro Aeromobili a Pilotaggio Remoto (C-M/M APR) ha condotto una sessione di verifica delle prestazioni del sistema “ADRIAN” (Anti-Drone Interception Acquisition Neutralization) della Società Elettronica.

a cura dell'
anteprima logo RID Missioni, le scelte dell'Italia

Il Governo ha presentato al Parlamento l’annuale delibera sulle missioni internazionali. Il documento – arrivato con grande ritardo per via della crisi del COVID 19 e del consenso che doveva ancora materializzarsi nella compagine governativa su alcune interventi – dovrebbe essere discusso a partire da domani in Senato. Tra le nuove missioni di quest’anno, la più importante è senz’altro TAKUBA, nel Sahel, che comprende un robusto contingente di forze speciali – 200 unità – ed 8 aeromobili: probabilmente 4 elicotteri NH-90 da trasporto e 4 elicotteri d’attacco MANGUSTA, per garantire la copertura e la protezione degli spostamenti e dei dispiegamenti in un teatro particolarmente vasto, anche se non ci sono conferme ed indicazioni ufficiali al riguardo. TAKUBA è una missione che raggruppa alcuni Paesi europei e che opererà a fianco dell’Operazione francese BARKHANE. Il compito sarà accompagnare, assistere e consigliare le forze locali nelle operazioni contro i gruppi jihadisti nell’area. In pratica stiamo parlando di una missione di assistenza militare e contro-terrorismo pura, dunque di una missione ad alto rischio. L’Italia accresce così la sua presenza nel Sahel che, tra TAKUBA e la missione bilaterale in Niger, arriva a 600 uomini. Un altro nuovo intervento è quello nel Golfo di Guinea, dove sono molto forti gli interessi dell’ENI e la minaccia della pirateria, con un dispositivo composto da 2 navi. Nuova anche la missione dell’UE in Iraq – EUAM (European Union Advisory Mission in support of security sector reform in Iraq) – alla quale l’Italia mette disposizione per il momento solo 2 uomini, e la partecipazione all'implementazione del cosiddetto framework NATO per il sud con 6 uomini. A ciò bisogna aggiungere la missione europea IRINI nel Mediterraneo Centrale, che ha preso il posto di SOPHIA, per la quale l’impegno italiano è quantificato in una nave e 3 mezzi aerei. Gli altri impegni restano sostanzialmente gli stessi dello scorso anno, per un totale complessivo di circa 7.500 militari italiani impegnati all’estero ed una spesa di 1,1 miliardi di euro. Molto interessanti anche i cambiamenti registrati relativamente all’impegno nell’ambito della coalizione anti-Daesh in Iraq e Kuwait. Proprio in Kuwait, infatti, l’Italia ha deciso di schierare una batteria di missili terra-aria SAMP-T. Da una parte si tratta di una mossa che si spiega alla luce della crescita della minaccia missilistica iraniana nell’area, e della connessa esigenza di proteggere i nostri assetti in teatro, dall'altra ci sono anche ragioni commerciali visto l’interesse del Kuwait per il sistema. Da sottolineare pure ciò che emerge a proposito delle capacità della componente aerea presente in Kuwait con il riferimento alla “generazione di effetti in ambiente elettromagnetico (compreso il C-UAS) e di informazioni operative a supporto della missione”. Si tratta, evidentemente, di quanto esprimibile dal C-27J JEDI dell’Aeronautica Militare che , ricordiamolo, è in grado di fornire una “bolla tattica” andando a disturbare tanto le comunicazioni quanto i segnali radio per la detonazione degli IED e quelli di guida e controllo dei droni. Infine, un accenno anche al Libano che ad oggi diventa l’impegno italiano più importante. Ai 1076 miliari della missione UNIFIL, infatti, vanno aggiunti i 140 componenti della missione bilaterale di assistenza militare alle Forze Armate Libanesi (LAF).

anteprima logo RID FREMM all'Egitto, importanti novità

Come vi abbiamo dato conto, la commessa per la vendita all’Egitto delle 2 fregate tipo FREMM GP (General Purpose) EMILIO BIANCHI e SPARTACO SCHERGAT sembra aver ottenuto definitivamente il via libera del Governo. Si tratta di un’operazione da 1,1 miliardi di euro di cui condividiamo gli obbiettivi geopolitici di fondo. L’Egitto, oltre ad essere il più importante Paese arabo e dell’Africa, è un nostro prezioso partner strategico al quale ci legano solidi rapporti commerciali e, soprattutto energetici – l’ENI controlla il giacimento di gas naturale di Zohr, nelle acque egiziane, ovvero il più grande giacimento di gas naturale del Mediterraneo – ed un Paese fondamentale per la stabilità e gli equilibri della regione, vitale per la sicurezza e gli interessi italiani. La vera questione, adesso, è però compensare la Marina Militare che perde 2 importanti unità di prima linea. E su questo aspetto non ci possono essere equivoci o ritardi. In tutto il Mediterraneo si sta assistendo ad una “gara navale” senza precedenti che, la crisi del COVID 19, può al limite solo rallentare. Abbiamo visto quello che, nonostante la pandemia, è stata capace di fare la Turchia nel nostro giardino di casa. Ankara ha proiettato in Libia, ovvero nel Mediterraneo Centrale, oltre 10.000 miliziani siriani filo-turchi, 300-400 consiglieri (appartenenti in particolare forze speciali ed intelligence), decine di UAV armati, sistemi veicolari KORAL per la guerra elettronica, che hanno interferito pure con le nostre attività navali nell’area, ed una fregata a dare copertura contro gli attacchi degli UAV emiratini WING LOONG operanti in supporto alle forze di Haftar. Un intervento riuscito che in poche settimane ribaltato le sorti del conflitto. In una situazione del genere, dunque, l’Italia ha tutto l’interesse a rafforzare l’Egitto per riequilibrare la Turchia, ma, attenzione, per le stesse ragioni, non si può permettere di indebolire la flotta. Per cui raccomandiamo una delle 2 alternative. La prima: esercizio immediato dell’opzione per i 3 PPA mancanti in variante Full, sfruttandone la modularità e la versatilità per ricavarne una variante in grado di esprimere pure capacità antisom. La seconda: ordine immediato a Fincantieri per 2 nuove FREMM ASW. Se non si compensa la Marina, pertanto, la vendita delel FREMM all’Egitto sarebbe solo una mera operazione di cassa, e non un’operazione strategica di sistema.

anteprima logo RID Egitto, via libera alle FREMM

Secondo fonti di RID, il Governo avrebbe dato il via libera alla vendita di 2 fregate FREMM tipo General Purpose – la EMILIO BIANCHI e la SPARTACO SCHERGAT – all’Egitto. A livello di Presidenza del Consiglio la decisione era stata presa da tempo, restava solo da attendere il consenso della compagine governativa nella sua interezza; consenso che sembrerebbe dunque essere arrivato. La commessa ha un valore di 1,1 miliardi di euro, e consentirà all’Egitto di rafforzare la propria flotta nell’immediato per contro-bilanciare le crescenti aspirazioni turche. L’Egitto si conferma così il principale partner strategico dell’Italia nel Mediterraneo, assieme all’Algeria, ed una pedina fondamentale per la strategia del nostro Paese in un contesto sempre piu’ complesso e “rimodellato” negli ultimi 4-5 dalle rinnovate ambizioni turche e russe. A questo punto, però, diventa fondamentale compensare la Marina Militare e reintegrare quanto prima la flotta, proprio per i motivi appena elencati e per far sì che il nostro Paese non perda posizioni nella “gara navale” in atto nel Mediterraneo.

anteprima logo RID USAF, primo lotto di missili ipersonici

L'USAF dovrebbe acquistare a breve un primo lotto di 8 missili ipersonici Lockheed Martin AGM-183A Air-Launched Rapid Response Weapon (ARRW). Con queste armi, l'USAF conta di svolgere il prossimo anno una prima campagna live di test in volo dai bombardiere B-52H. L'ARRW si compone di un booster a combustibile solido e di un glide planante non propulso in grado di sviluppare velocità fino a 20 Mach e colpire l'obbiettivo. Ulteriori dettagli su RID 7/20.

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