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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID USAF, accelerata sul progetto SKYBORG

L’USAF ha avviato una nuova fase del progetto SKYBORG, dando avvio ad una gara per selezionare il fornitore del software con cui controllare i loyal wingmen del futuro. L’industria è invitata a formulare le proprie proposte entro il 15 giugno, e a seconda di quanto sarà offerto l’USAF deciderà, entro l’8 luglio, se siglare uno o più contratti per lo sviluppo. Ciascun contratto potrebbe valere fino a 400 milioni di dollari, a riprova dell’importanza che viene riconosciuta a questo progetto. SKYBORG punta a sviluppare un sistema dei sistemi capace di gestire il volo differenti UAV e gregari, contribuendo anche a gestirne i sensori e la capacità d’impiego armamenti. Un nucleo IA è ritenuto indispensabile poiché i droni dovranno volare autonomamente e richiedere soltanto comandi di missione affinchè un singolo pilota o un Weapon System Operator a bordo di un caccia pilotato monoposto o al massimo biposto possa impiegare proficuamente un intero gruppo di droni simultaneamente. L’intelligenza artificiale, una volta sviluppata, sarebbe comune a tutti gli UAV, mentre pacchetti software e hardware modulari andrebbero ad integrare le capacità specifiche dei diversi tipi di velivolo unmanned da includere nello “sciame”. In particolare, SKYBORG servirà a controllare molteplici UAV “sacrificabili”, economici a sufficienza da poter essere impiegati ed eventualmente persi senza preoccupazione per i costi in missioni rischiose. L’US Air Force Research Laboratory ha in corso un programma parallelo, il Low Cost Attritable Strike Demonstration Programme, per sviluppare il velivolo senza pilota “sacrificabile” da immettere in servizio attivo. Nello specifico, l’XQ-58A VALKYRIE, messo a punto da Kratos Defense & Security Solutions, ha già completato diversi voli dimostrativi. General Atomics e Lockheed Martin stanno lavorando alle proprie proposte, mentre Boeing può basarsi sul suo BATS (Boeing Airpower Teaming System), un Loyal Wingman che sta prendendo forma in Australia grazie ad una collaborazione fra l’azienda e il locale Ministero della Difesa. Sierra Technical Services intende partecipare con uno sviluppo basato sul suo 5GAT (5th Generation Aerial Target ), un drone bersaglio avanzato attualmente prossimo alle prove in volo. Il 5GAT ha cellula progettata secondo criteri stealth e dimensioni considerevoli, essendo lungo più di 12 m e con un peso al decollo ben oltre le 4 t. Ulteriori dettagli e approfondimenti su RID 7/20.

anteprima logo RID L’US Army testa droni da elicotteri

Il Cross Functional Team del programma Future Vertical Lift dell’US Army ha avviato la sperimentazione riguardante l’impiego di droni – denominati ALE (Air Launched Effects) – da elicotteri, con una serie di test svoltisi tra febbraio e marzo nel poligono di Yuma. Ulteriori test sono in corso di svolgimento per consentire l’integrazione del sistema di lancio (canister) di droni da ricognizione Area-I ALTIUS 600 da apparecchi UH-60 BLACKHAWK. Le prove, finora effettuate tramite lancio degli UAS ad alta quota durante la fase di hovering (profilo di missione assimilabile ad impieghi in scenari di tipo COIN), entreranno ora nella fase di test relativa ai lanci a bassa quota, ritenuti maggiormente verosimili in scenari peer/near-peer. Le suddette prove, inoltre, rivestono vitale importanza non soltanto per l’integrazione di tale capacità sugli attuali BLACK HAWK, ma anche tenendo conto che la stessa capacità viene ritenuta fondamentale per il futuro elicottero da ricognizione armata FARA e per il suo fratello più prestante da trasporto multiruolo FLRAA. Tramite l’impiego di droni multipli lanciabili da un elicottero, infatti, l’US Army punta ad incrementare le proprie capacità di condurre operazioni multi-dominio. I suddetti droni dovrebbero essere in grado di penetrare/stimolare i sistemi di difesa aerea nemici confondendoli o saturandone le capacità di tiro/tracking, al fine di consentire un certo grado di libertà di movimento ed aumentare le capacità di sopravvivenza degli stessi elicotteri. Ulteriori dettagli su RID 7/20.

anteprima logo RID Da oggi in edicola RID 6/20

Da oggi, martedì 26 maggio, è in edicola il numero di giugno di RID (RID n.6 2020). In apertura un'analisi dedicata alla rivoluzione dottrinale ed operativa di cui è protagonista il Corpo dei Marines americani alla luce dell'affermazione dei nuovi scenari e delle cosidette bolle A2/AD. A seguire un approfondimento e nuovi dettagli sul programma Soldato Sicuro ed un'analisi sulla composzione delle flotte delle più avanzate Aeronautiche al mondo con una riflessione sul mix tra aerei stealth ed aerei convenzionali. E poi, ancora: la trasformazione della Royal Navy, l'Aeronautica dell'Azerbaijan ed un'analisi sugli scenari di guerra ibrida. Nel notiziario tanti aggiornamenti sui programmi italiani ed internazionali, focus sulla vittoria di Fincantieri nella gara FFGX negli USA, il punto sulla situazione in Afghanistan e molto altro ancora.

anteprima logo RID US Navy, neutralizzato UAV con laser

L’US Navy ha condotto dalla nave anfibia USS PORTLAND un nuovo test con un’arma laser. Nella fattispecie si è trattato del Solid State Laser - Technology Maturation Laser Weapon System Demonstrator (LWSD) MK 2 MOD 0, un dimostratore di una futura arma operativa da 150 Kw di potenza. Nella fattispecie il LWSD ha neutralizzato un UAV bersaglio. Nella dottrina americana le armi laser dovranno dare un contributo fondamentale alla protezione delle unità navali contro gli attacchi di saturazione condotti da droni, piccole imbarcazioni d’assalto e, successivamente, anche contro missili da crociera super ed iper sonici.

anteprima logo RID La rivoluzione dei Marines

La National Security Strategy e la National Defense Strategy del 2018 hanno costituito uno spartiacque negli ultimi 30 anni di storia degli Stati Uniti, formalizzando un deciso cambiamento di strategia dopo un periodo di conflittualità a bassa intensità o al più ibrida. Tale cambiamento ha senz’altro poco a che fare con la volontà e le attuali preferenze dell’Amministrazione in carica, ma è dettato da uno scenario oggettivo segnato dal ritorno alla competizione tra grandi potenze e dal consolidamento di medie potenze con capacità di esercitare una certa influenza in regioni strategiche del globo. Insomma, uno scenario non più unipolare, bensì a geometria variabile, dove continua ad esistere un polo più forte che però non è più in grado di esercitare un'incontrastata egemonia come nei 20 anni del dopo Guerra Fredda. I 2 documenti prendono atto di questa situazione e riportano in auge concetti classici della conflittualità convenzionale come la deterrenza indicando in maniera molto esplicita la Russia e, soprattutto, la Cina quali concorrenti strategici degli USA ed il teatro Asia-Pacifico, o Indo-Pacifico che dir si voglia, quale area prioritaria verso la quale ridirigere gran parte dello sforzo politico-strategico degli Stati Uniti (1). In questo contesto le FA americane hanno iniziato un percorso di cambiamento della strategia e della dottrina per affrontare al meglio le nuove sfide indicate dalla Casa Bianca rivedendo la pianificazione e preparandosi ad affrontare conflitti sempre più convenzionali o, quanto meno, ibrido-convenzionali. I Marines - Dipartimento della Navy, ma Forza Armata a tutti gli effetti per storia, tradizione, peso politico, ecc. - non sono da meno. Il Corpo, dunque, sta cambiando pelle per adattarsi alla nuova situazione ed affrontare le nuove sfide per vincerle. Tuttavia, se vogliamo ed a beneficio dei più...pignoli, quello dei Marines non è un vero e proprio cambiamento, ma un ritorno, dopo anni di impiego a terra in contesti di contro-guerriglia come una sorta di “secondo Army”, ad un ruolo più “navale”. E’ un ritorno però rivoluzionario che cambia e cambierà ancor di più molte cose nell’organizzazione e nelle modalità/concetti operativi del Corpo, come dimostra la Force Design 2030, e che - e questo è l’aspetto forse più importante - passa da una rinnovata e più stretta cooperazione con la US Navy. In tal senso l’USMC dovrà essere un po' meno indipendente - appunto, non una FA a sé - e molto più integrato con la Navy nell’ambito di uno strumento aereo-navale che dovrà operare in scenari a più alto contrasto militare e sempre più caratterizzati dalle cosiddette bolle A2/AD (Anti Access/Aera Denial).

anteprima logo RID Export militare italiano, dati e Paesi

E’ stata presentata al Parlamento l’annuale relazione sull’export militare italiano. Nel 2019 l’Italia ha esportato un totale di 5,1 miliardi di euro di sistemi d’arma: un numero in leggera flessione rispetto al 2018, ma sempre di tutto rispetto. Dal documento si apprende che i principali destinatari dell’export militare italiano sono l’Egitto, con 871 milioni di euro – dovuti principalmente alla vendita di 24 elicotteri AW-149 (a cui si aggiungono pure 8 AW-189) – ed il Turkeministan, con 446 milioni di euro – dovuti principalmente alla fornitura di aeromobili e componenti ed equipaggiamenti elettronici per navi da guerra. Per quanto riguarda gli aeromobili, incrociando i dati contenuti nel documento si deduce che dovrebbe trattarsi di 6 M-346 sia in versione training che da attacco leggero. Il terzo destinatario dell’export militare italiano è il Regno Unito, seguito da Stati Uniti e Francia. Approfondimenti e dettagli su RID 7/20.