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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID La Cina aumenta la pressione su Taiwan e le Pratas

Negli ultimi mesi la Cina ha aumentato notevolmente la pressione militare attorno all’Isola “ribelle” di Taiwan. L’ultimo episodio risale a 3 giorni fa quando almeno 4 bombardieri H-6K e 10 caccia pesanti multiruolo J-16 sono entrati nella parte sudoccidentale della ADIZ (Air Defence Identification Zone) taiwanese. In totale, nel solo mese di marzo i velivoli cinesi hanno condotto almeno 17 sconfinamenti nella ADIZ di Taiwan. In particolare, in questa fase l’obbiettivo di Pechino sembra essere le isole Pratas, 410 km a sud di Taiwan ed a 320 km da Hong Kong. Le Isole, controllate politicamente ed amministrativamente da Taipei, sono rivendicate però dalla Cina e considerate strategiche in virtù della loro posizione di crocevia tra il Mar Cinese Meridionale ed il Pacifico Occidentale. Negli ultimi mesi questa aerea è stata oggetto di manovre esercitative da parte delle forze cinesi a cui Taiwan ha risposto con analoghe attività. Taipei sta inoltre pesando di rafforzare l’attuale contingente sulle Pratas, basato su circa 500 elementi di fanteria di marina.

anteprima logo RID Slitta il ritiro USA dall’Afghanistan

Il nuovo Presidente USA Biden ha annunciato durante una conferenza stampa che, allo stato attuale, non sono previste truppe americane dispiegate in Afghanistan dopo il 2022, ma ha aggiunto che sarà difficile rispettare la scadenza del 1° maggio negoziata dal Presidente Trump negll’ambito dell’accordo di Doha dell’anno scorso. Il nuovo Presidente statunitense ha precisato che tale ritardo è da imputare a “motivazioni tattiche” dovute allo svolgimento di un sicuro e ordinato ripiegamento in Patria. Circa 2500 militari Americani sono ancora presenti nel Paese asiatico nonostante il ridimensionamento voluto dalla precedente Amministrazione ed accelerato dopo il citato accordo di Doha. Il Presidente Biden ha inoltre aggiunto che sono in corso delle ulteriori azioni, svolte in sinergia con le Nazioni Unite, per trovare una soluzione all’impasse dei colloqui tra Governo di Kabul e Talebani. La situazione del Paese continua però a rimanere instabile con l’attività dell’insorgenza che continua ad interessare vaste aree del Paese. Allo tempo stesso, lo Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (SIGAR) americano, John F. Sopko, durante una presentazione ufficiale al Congresso USA, ha sottolineato che, nonostante gli enormi fondi destinati alla formazione e addestramento delle forze di sicurezza Afghane, queste ultime sono ancora lontane dal possedere la piena capacità di operare in maniera autonoma. Secondo il rapporto presentato, infatti, i militari afghani non sono ritenuti ancora capaci di svolgere la manutenzione degli equipaggiamenti consegnati, gestire la catena logistica di approviggionamento ed addestrare con successo i membri delle proprie Forze Armate e forze di polizia.

anteprima logo RID IRON DOME per Arabia Saudita ed EAU?

Il 15 marzo l’Arabia Saudita ha subito 3 nuovi attacchi di droni QASEF K2 lanciati dai ribelli Houthi, che hanno colpito l’aeroporto internazionale di Abha e la base aerea King Khalid. Esattamente una settimana prima era stata invece colpita la raffineria di Ras Tanura. Nonostante l’aiuto ricevuto dalla Francia con il dispiegamento di un radar Saab GIRAFFE (Task Force JAGUAR), e la massiccia presenza di batteria PATRIOT di fornitura statunitense, i sauditi sembrano incapaci di frenare l’offensiva aerea degli Houthi. Secondo fonti saudite nel corso degli ultimi 4 anni sono stati abbattuti 311 missili e 343 droni. La difesa aerea saudita comprende 6 battaglioni con missili MIM-104 PATRIOT PAC-3 e ben 60 batterie di artiglieria contraerea con cannoni da 35mm Rheinmetall. È quindi in questo scenario che sta accadendo quello che fino a pochi mesi fa sarebbe stato considerato impossibile. Secondo indiscrezioni pubblicate dal Jerusalem Post, i Sauditi avrebbero chiesto di proteggere le proprie infrastrutture critiche con il sistema di difesa aerea multi-missione IRON DOME della Rafael. Non è ancora chiaro se si tratterebbe di un ordine diretto tra Arabia Saudita e Israele, oppure se verrebbe rischierata una delle 2 batterie dello US Army recentemente equipaggiate con l’IRON DOME. Alcuni giorni fa, infatti, era già circolata voce del rischieramento di una batteria statunitense nel Golfo Persico. Anche gli Emirati Arabi Uniti, alleati dei Sauditi nella guerra dello Yemen, sarebbero interessati allo stesso sistema. Il sistema IRON DOME comprende 3 componenti: il radar di scoperta e tracking EL/M-2084 (portata da 5 a 70 km, capacità di tracciare fino a 120 bersagli contemporaneamente e di ingaggiarne 20), una batteria di missili TAMIR con 20 armi (90 kg, 3 m, gittata 2-40 km), e un posto di comando. Mentre IRON DOME ha già dimostrato eccellenti capacità C-RAM e VSHORAD, non ci sono ancora conferme delle sue prestazioni contro le minacce emergenti (droni, loitering munition), tanto che si parla insistentemente dello sviluppo di una nuova variante.

anteprima logo RID La guerra navale tra Iran e Israele

E’ la seconda dimensione del conflitto Israele-Iran: quella marittima. Il Wall Street Journal ha rivelato che gli israeliani hanno condotto, dal 2019, una dozzina di attacchi contro petroliere iraniane dirette in Siria. Un’azione sistematica per interrompere rifornimenti in favore del regime, ma anche un “raddoppio” rispetto ai raid aerei condotti in territorio siriano per distruggere missili ed equipaggiamenti inviati sempre dagli ayatollah. Interessante che, qualche ora dopo lo scoop, da Teheran hanno sostenuto che una loro portacontainer, diretta in uno scalo in Siria, era stata colpita, episodio che aveva causato un principio di incendio. La storia è stata accolta con prudenza, anche se qualche osservatore l’ha collegata al sabotaggio di una nave israeliana, la HELIOS RAY, danneggiata qualche settimana fa nel Golfo di Oman. Allora si è parlato di mine.  Ora, andando oltre i singoli eventi, è chiaro che siamo entrati in una fase piuttosto delicata, con un confronto geograficamente esteso. Tutta l’area che va da Hormuz fino al Mediterraneo è suscettibile di sorprese, con il traffico civile che diventa un bersaglio. Uno scenario non inedito – in passato Usa e Israele hanno intercettato cargo sospettati di trasferire armi – ma che ora vede molti attori. Fazioni guerrigliere e Marine militari di paesi minori perfezionano tecniche, adattano mezzi o ne comprano di nuovi per condurre una guerra che spesso definiamo “segreta”, anche se poi avviene sotto gli occhi di tutti. Con un doppio fronte. Oltre a quello offensivo, c’è la componente difensiva: tutela dei porti, protezione delle proprie rotte, lavoro di intelligence a lungo raggio. Da qui le missioni dei sottomarini e lo sviluppo di navi-madre pensate per sostenere incursori. 

anteprima logo RID Guerriglia navale in Medioriente

Azioni quasi speculari lungo le 2 principali rotte marittime del Medio Oriente. Attacchi portati dai guerriglieri yemeniti Houti con barchini-bomba radiocomandati (con esplosivo di tipo bellico) e talvolta con mine. Mine che tornano negli incidenti avvenuti a est dello Stretto di Hormuz ma anche davanti alle coste irachene. L’ultimo episodio ha riguardato la HELIOS RAY, nave di proprietà di un israeliano danneggiata nel Golfo di Oman. Sulla fiancata 2 squarci attribuiti, a seconda delle fonti, a razzi, missili e ovviamente a ordigni magnetici applicati nella parte superiore della chiglia. Il cargo, partito da Damman (Arabia S.), era diretto a Singapore.    Da Gerusalemme hanno rilanciato lo scenario che vede l’intervento di incursori iraniani a bordo di piccole imbarcazioni. Commandos che si avvicinano ai bersagli e procedono con la loro missione. Se queste ricostruzioni sono corrette si può ipotizzare la presenza di una nave-madre o di un’unità d’appoggio. Il Golfo e l’area yemenita sono attraversate ogni giorno da imbarcazioni che possono fare da copertura, i famosi dhow coinvolti in attività legali ma anche in traffici d’ogni tipo. Un rapporto dell’ONU ha riportato denunce sul coinvolgimento di contrabbandieri locali riconvertiti, dopo un addestramento, a missioni militari. E c’è sempre attenzione sul mercantile iraniano SAVIZ, che incrocia regolarmente in queste acque e che è sospettato da far da guida “ghost” per gli alleati locali.  In sintesi: minacce multiple, tattiche e mezzi diversi, possibilità di negare responsabilità, ed operazioni calibrate a seconda degli obiettivi e delle necessità.

anteprima logo RID La Cina aumenta ancora le spese militari

La Cina ha annunciato l’ennesimo aumento del budget della Difesa, per una percentuale del 6,8%, in lieve aumento rispetto al precedente 6,6%. Il Paese raggiunge quindi i 208,58 miliardi di dollari americani (1035 miliardi di yuan) annuali, come dichiarato dal Ministro della Finanze cinese. Secondo quanto dichiarato dal Primo Ministro cinese, Li Keqiang, secondo in ordine di importanza dopo il Segretario Generale Xi Jinping, l’aumento è stato ritenuto necessario per continuare l’opera di rafforzamento delle Forze Armate nazionali (PLA). Egli ha inoltre precisato che l’aumento sarà in particolare destinato all’addestramento e alla prontezza operativa dei reparti del PLA, ma anche alla modernizzazione ed allo sviluppo di nuove tecnologie. Pur non nascondendo le ben chiare preoccupazioni relative alle dispute territoriali nel continente asiatico, in particolare con l’India, il braccio di ferro attualmente in corso nel Mar Cinese Meridionale e la non risolta situazione di Taiwan, il Primo Ministro non ha fornito maggiori dettagli sui progetti che godranno dell’aumento annunciato. È facilmente intuibile che chi godrà di una cospicua fetta di tali stanziamenti sarà la Marina Cinese (PLA-N) che procede al varo delle sue unità navali con una velocità e frequenza senza paragoni. Tra queste va segnalata la recente uscita dal cantiere dei nuovi incrociatori Type 055, classe REHNAI, identificati all’ormeggio nella base navale nei pressi di Sanya nell’Isola di Hainan, nel Mar Cinese Meridionale. Il Type 055 rappresenta il top della produzione di unità di superficie cinese, insieme alla terza portaerei e alle 2 unità anfibie portaelicotteri, 2 delle quali hanno già iniziato le prove tecniche in mare.