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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID Nuovi dettagli sulle Light Amphibious Warship (LAW) dell’US Navy

Il Servizio di Ricerca del Congresso Americano ha diramato una nota che fornisce ulteriori informazioni sul programma inerente le Light Amphibious Warship (LAW) di prossima acquisizione da parte dell’US Navy. Secondo quanto pubblicato, le LAW in programma saranno tra le 28 e 30 unità, con una prima prevista in acquisto per l’anno fiscale (FY) 2022, e avranno la missione primaria di supportare i Marines, in linea con il nuovo concetto operativo delle Expeditionary Advanced Base Operations (EABO). Il Congresso USA ha già stanziato 24 milioni di dollari, sui 30 richiesti, per l’anno in corso con lo scopo di finanziare la ricerca e lo sviluppo dell’industria navale americana nel progettare il design della nuova unità. L’US Navy e lo stesso USMC ipotizzano una LAW molto contenuta in termini di dimensioni e di spese di costruzione e gestione rispetto alle attuali unità navali anfibie, con una lunghezza fuori tutto compresa tra i 200 e i 400 piedi (60-120 m circa) e un dislocamento di 4.000 t, con associato un costo di produzione tra i 100 e i 150 milioni di dollari. Interessanti anche le caratteristiche operative: una velocità di crociera richiesta di 15 nodi, un raggio d’azione superiore alle 4.000 miglia senza rifornimento, un armamento limitato all’autodifesa tramite torrette da 25/30 mm, e una protezione Tier 2+, paragonabile a una corvetta o fregata. Come noto, il concetto operativo EABO è stato sviluppato come risposta ai potenziali scenari di conflitto con la Cina nel Pacifico occidentale e prevede la manovra di molteplici unità del Corpo dei Marines delle dimensioni di un plotone rinforzato (Distributed Operations). Tali unità, spostandosi da un'isola all'altra, avranno le capacità di ingaggiare bersagli con missili da crociera anti-nave (ASCM), loitering munitions, ecc. contribuendo, insieme alla Marina e ad altre forze militari joint e combined, alle operazioni per contrastare e negare il controllo del mare ad un possibile avversario. Le LAW nascono con tale scopo: imbarcare, trasportare, sbarcare e successivamente reimbarcare queste piccole unità del USMC, offrendo una limitata impronta per un possibile ingaggio dei sistemi a lungo raggio avversari. Lo scopo della nota presentata è quello di fornire gli elementi al Congresso per approvare, rifiutare e modificare la richiesta di fondi dell’US Navy e la relativa strategia di acquisto e capacitá del programma.

anteprima logo RID Il deployment del gruppo navale QUEEN ELIZABETH

Il 26 aprile, il Ministero della Difesa britannico ha ufficialmente annunciato la partenza, a metà circa del prossimo mese, la partenza del CARRIER STRIKE GROUP (CSG) incentrato sulla portaerei QUEEN ELIZABETH per una lunga missione che lo porterà fino all’Estremo Oriente, denominata CSG 21. Secondo le enfatiche parole del Segretario alla Difesa Ben Wallace, il CSG proietterà l’influenza britannica a livello globale, dando sostanza alle intenzioni di Londra in materia di politica estera e sicurezza e riaffermando l’impegno ad affrontare le sfide di oggi e di domani. Gli oltre 6 mesi di durata della missione dimostreranno che la Gran Bretagna vuole svolgere un ruolo attivo nel plasmare il sistema internazionale del XXI secolo. Si tratta della più massiccia concentrazione di potere aeronavale britannico nell’ultimo quarto di secolo, con il CSG impegnato a visitare oltre 40 Paesi, fra cui India, Singapore e Corea del Sud. Oltre al QUEEN ELIZABETH, il gruppo navale comprenderà i cacciatorpediniere lanciamissili DEFENDER e DIAMOND, le fregate KENT e RICHMOND e le unità logistiche FORT VICTORIA e TIDESPRING: sotto la superficie di mari e oceani vi sarà un sottomarino nucleare d’attacco classe ASTUTE, armato anche con missili da crociera TOMAHAWK. Il reparto aereo imbarcato sul QUE EN ELIZABETH sarà formato da 8 velivoli a decollo corto e appontaggio verticale F-35B LIGHTNING II; dai ponti di volo delle unità britanniche opereranno anche 4 elicotteri WILDCAT, 7 elicotteri antisommergibili MERLIN MK.2 e 3 elicotteri da trasporto e assalto MERLIN MK.4. A bordo sarà presente anche una compagnia di Royal Marines, mentre la presenza delle Nazioni amiche sarà assicurata da 4 F-35B dei Marines statunitensi (sul QUEEN ELIZABETH), dal cacciatorpediniere lanciamissili THE SULLIVANS (anch’esso statunitense) e dalla fregata lanciamissili olandese EVERTSEN. Maggiori approfondimenti sul numero di Luglio 2021.

anteprima logo RID Tre navi in un giorno per la Marina Cinese

In un solo giorno, la Marina Cinese ha preso in consegna la prima portaelicotteri da assalto anfibio Type 075, il terzo incrociatore da battaglia Type 055 ed il sesto SSBN Type 094 classe JIN. Le Type 075 sono unità anfibie da circa 36.000 t di dislocamento capaci di operare con un massimo di 28 elicotteri, mentre gli incrociatori Type 075, classe RENHAI, hanno un dislocamento da 13.000 t e sono equipaggiati con 112 celle per il lancio verticale. L'armamento, tra l'altro, comprende il sistema sup.-aria per la difesa antiaerea di area HQ-9B,il missile antinave subsonico con profilo terminale supersonico YJ-18A ed il missile da crociera land attack per il deep strike CJ-10. I Type 094, infine, sono equipaggiati con 12 pozzi per il lancio degli SLBM da 7500 km di portata JL-2.

anteprima logo RID PPA, nuovi concetti  operativi e d’impiego

Con il varo del terzo PPA, il primo in variante Light Plus dopo i primi 2 in variante Light, il programma per i nuovi Pattugliatori Polivalenti d’Altura della Marina Militare è entrato nel vivo. Mai programma è stato così discusso e soggetto a critiche, sotto molti punti di vista, mosse tanto da una parte di addetti ai lavori, quanto da una parte dei nostri stessi lettori. Anzi, verrebbe da dire che le critiche più dure sono venute proprio da una buona fetta dei lettori di RID. Un “j’accuse” che ha chiamato in causa la natura un po' ibrida e indefinita delle navi -né fregate né pattugliatori -la RCS, non da unità combattente, lo scarso armamento missilistico sup-aria (una critica mossa pure alle FREMM ed al tradeoff tra posti letto e VLS) e l’inutilità della variante Light Plus. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, anche chi scrive è concorde nel ritenere la variante Light Plus sostanzialmente non necessaria tanto che l'auspicio è che questa nel corso del tempo, e qualora i fondi lo consentano, possa “crescere” in variante Full. Al resto delle critiche risponderemo punto a punto nel corso di questo articolo, ma per il momento, quando si parla di PPA, bisogna tenere in considerazione 2 aspetti fondamentali. Il primo è che i PPA sono navi concepite, “da progetto”, con grandi margini di crescita e con un’architettura Fitted for Level 1 (1). Ciò significa che da un punto di vista impiantistico e dei locali di bordo le navi possono essere trasformate e portate ad uno standard superiore mediante interventi che seguono una logica plug and play, ovvero minimi interventi. Il secondo aspetto è che i PPA sono navi con un notevole contenuto di innovazioni tecnologiche: dalla prua fendi-onda, che consente il raggiungimento di una velocità di 32 nodi, alla sensoristica avanzata, passando per la guerra elettronica ed il rivoluzionario cockpit navale inserito nella PLOC (Plancia Operativa di Combattimento) per la gestione e la condotta operativa della nave. Peraltro, buona parte di queste innovazioni hanno avuto un riverbero enorme anche in campo terrestre -si pensi alla radaristica -e in chiave export.

anteprima logo RID Cannoni Leonardo da 127 mm alla Marina Canadese

 

Grande vittoria italianana in Canada: sulle future unità tipo Canadian Surface Combatant (CSC), derivate dalle Type 26 britanniche, sarà installata la bocca da fuoco OTO 127/64 LW VULCANO, bocca da fuoco che può impiegare le munizioni guidate a gittata accresciuta VULCANO. Per ora l’azienda italiana, attraverso Leonardo Canada e LeonardoDRS, fornirà a Lockheed Martin Canada 4 cannoni, 3 dei quali verranno installati a bordo, mentre uno sarà collocato a terra per scopi addestrativi. Il programma per le fregate tipo CSC da quasi 8.000 t di dislocamento, prevede la realizzazione di 15 unità: è quindi naturale immaginare che questo ordinativo possa essere solo il primo di un programma più ampio. D’altronde in passato il Canada ha impiegato il precedente 127/54 mm COMPATTO realizzato sempre a La Spezia dall’allora Oto Melara (oggi Leonardo), oltre ad essere uno dei moltissimi utilizzatori del “best seller” mondiale 76/62 mm. Con questa importante vittoria l’OTO 127/64 LW VULCANO acquisisce il suo settimo cliente, dopo l’Italia, la Germania, la Spagna, l’Algeria, l’Egitto ed i Paesi Bassi. Ulteriori dettagli su RID 06/2021.

anteprima logo RID Quale sorte per il sottomarino indonesiano NANGGALA?

Da mercoledì mattina la Marina Indonesiana ha perduto i contatti col sottomarino KRI-402 NANGGALA, gemello del CAKRA, appartenenti al modello Type-209/1300, ordinati in Germania nel 1977 e costruiti nei cantieri Howaldtswerke (HDW, oggi parte di ThyssenKrupp Marine Systems) di Kiel nel 1977-1981. Il battello scomparso avrebbe anzi tra poco compiuto i 40 anni di vita operativa, essendo stato consegnato il 6 luglio 1981: non un record, per i solidi sottomarini della serie “209” (Grecia e Perù impiegano ancora la variante 209/1100 dei primi anni ’70), ma pur sempre un’età di tutto rispetto. Il NANGGALA era comunque stato sottoposto a periodici refit presso HDW sin dal 1989, e nel 2010-2012 ai lavori di ammodernamento in Corea del Sud, nell’ambito degli accordi che hanno portato a ordinare a Seul 6 battelli della variante sudcoreana del Type-209/1400 (classe CHANG BOGO), in consegna dal 2017. Nei piani degli ammiragli indonesiani (legati al programma interforze Minimum Essential Force-MEF 2008-2024) i 2 veterani battelli classe CAKRA, adeguatamente mantenuti, avrebbero dovuto restare in servizio ancora a lungo, relegati a compiti addestrativi. E proprio durante un’esercitazione comprendente il lancio di siluri (tipo AEG SUT-264, acquistati negli anni ’80) in corso al largo di Bali, sono state perse le comunicazioni col battello, poco dopo essere stato autorizzato a immergersi per procedere al lancio, nelle prime ore del mattino del 21 aprile. La Marina Indonesiana ha immediatamente inviato sul posto mezzi di soccorso, e sono state avvistate nella zona di mare sotto osservazione (profonda circa 700 m, almeno 3 volte i margini di sicurezza per un battello di 40 anni) chiazze di petrolio, ma nessun rottame o cadavere. Nemmeno sono state registrate esplosioni o rumori di schiacciamento, come accaduto 4 anni fa con lo sfortunato SAN JUAN argentino. Un portavoce del Ministero della Difesa indonesiano, confermando l’impiego di 6 navi e 1 elicottero, l’invio di mezzi da Singapore e Malaysia, e l’assistenza offerta da USA, Germania, Francia e Australia, ha sottolineato come i 53 uomini di equipaggio possano contare – ovviamente se ancora vivi, e col battello danneggiato ma con i sistemi di sostentamento efficienti – su un’autonomia d’aria di 72 ore. Margini ormai molto ristretti, per alimentare ottimismo.