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anteprima logo RID Da Thales ecco BLUESCAN

Thales ha presentato un nuovo software di gestione delle tracce acustiche battezzato BLUESCAN e dedicato alla lotta antisommergibile (Anti-Submarine Warfare, ASW). Si tratta di un software pensato per essere installato a bordo di unità di superficie e che consente di fondere le rivelazioni sonar di tutti i sensori presenti in area di operazioni. Il BLUESCAN è costruito per lavorare con tutti i sonar presenti nel catalogo Thales, siano essi sonar a scafo (BLUEMASTER, BLUEHUNTER, BLUEWATCHER), sonar a profondità variabile (CAPTAS-4C, CAPTAS-2, CAPTAS-1), sonar attivi (FLASH, C-FLASH), sonoboe (SONOFLASH) e cortine antisiluro trainate (TORPEDO ALERT). Dal punto di vista operativo, BLUESCAN permette di presentare agli operatori un’immagine acustica di insieme che permette agli operatori di decidere rapidamente e in modo informato. In quanto programma di gestione, la suite suggerisce e permette di disporre i sensori a disposizione in posizione ideale per creare uno schermo acustico stratificato nel braccio di mare (o intorno alla formazione navale) che si vuole proteggere. Questo consente anche di mettere sotto pressione gli equipaggi dei sottomarini attaccanti, costretti a cambiare spesso posizione, velocità e piano d’attacco – con un aumento del rischio di essere scoperti. La gestione dello schermo acustico permette inoltre di coordinare le misure anti-siluro, che vengono attivate in modo coordinato dalle diverse unità navali e aeree in teatro. L’utilizzo di BLUESCAN è molto utile in ogni scenario che veda la presenza contestuale di navi, elicotteri e aerei. Ma si renderà indispensabile con la diffusione di USV e UAV sempre più capaci e con sensori di bordo sempre più sofisticati. Un numero crescente di Marine militari studia con attenzione gli approcci distribuiti all’ASW, con sensori montati a bordo di sistemi teleguidati e autonomi. A tal proposito, BLUESCAN possiede già elementi di intelligenza artificiale (AI) che verranno ulteriormente sviluppati prossimamente. L’AI faciliterà lo svolgimento di 3 missioni principali: gestione di grandi quantità di dati nel corso della missione e in fase di analisi post-missione, gestione contestuale di diversi USV, UAV e UUV/AUV e creazione di modelli comportamentali tramite il processo di machine learning (dunque automatizzazione crescente del sistema). Come ben specificato dal personale Thales, la sfida tecnica principale di BLUESCAN è la connettività, ovvero il dialogo continuo e costante tra sistemi diversi in ambienti operativi multipli, spesso appartenenti a generazioni diverse. Per esempio, negli scenari proposti si ipotizzava la collaborazione tra una fregata classe AQUITAINE (dunque sistema legacy), una fregata classe AMIRAUX (sistema futuro), un Breguet ATLANIQUE-2 (sistema di vecchia generazione), un NH-90 CAIMAN, un generico MALE, un generico RUAV, e diversi USV ed UUV – era presente perfino un relais comunicazioni a bordo di un ipotetico dirigibile. Dunque, si tratta di creare un protocollo di comunicazione universale (o perlomeno comune ai prodotti Thales) per le emissioni sonar. Per facilitare la gestione di così tanti dati e la loro trasmissione, l’idea di Thales è di mettere ciascun sensore in grado di eseguire un’analisi preliminare dei segnali sonar per poi inviare all’unità ospite soltanto l’informazione utile in formato sintetico. L’integralità dei dati raccolti verrà comunque stoccata per poter procedere all’analisi post-missione. In operazione, BLUESCAN procederà quindi all’aggregazione delle rilevazioni utili in un’immagine d’insieme e alla sua redistribuzione a tutti gli effector. Il programma è concepito come evolutivo. Il BLUESCAN V1 è una suite che, nella versione V2, permette di aggregare fonti multiple da diversi ambienti operativi. L’obiettivo finale è giungere alla versione V3, ovvero un approccio globale alla sorveglianza acustica che potrà prevedere un articolato centro comando a terra, un server dedicato e un cloud per una completa (e forse continua) situational awareness su vaste aree marittime.

anteprima logo RID F-35 e CAVOUR: IOC nel 2024

Nel corso di un’audizione parlamentare svoltasi ieri, il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Amm. Giuseppe Cavo Dragone, ha confermato che la capacità operativa iniziale (IOC) dell’F-35B sulla portaerei CAVOUR sarà presumibilmente conseguita nel 2024. Cavo Dragone ha anche confermato l’anticipazione di RID sullo slittamento ai primi mesi del prossimo anno della crociera operativa della stessa CAVOUR negli Stati Uniti.

anteprima logo RID Un nuovo sottomarino da Naval Group

Al salone virtuale Euronaval 2020 Naval Group ha presentato una versione migliorata del suo sottomarino virtuale SMX31E. L'SMX31E era già stato presentato come uno studio di concetto (concept study), ma adesso ci sono elementi meno teorici e più realistici. La versione attuale è un sottomarino completamente elettrico con caratteristiche più vicine ad un ipotetico battello operativo. L’SMX31E è lungo 77 m con un diametro massimo di 12 m e un dislocamento stimato in 3.200 t. Secondo Naval Group, la formula completamente elettrica porterebbe vantaggi significativi sotto molti aspetti. In primo luogo, l'automazione e l'uso di attuatori elettrici ridurrebbe la necessità di operazioni di manutenzione in mare e, quindi, limitando l’equipaggio a sole 15 persone. Questo sarebbe anche l'effetto di sistemi d'arma e sistemi di gestione del combattimento (CMS) sempre più autonomi. In secondo luogo, l'assenza di motori diesel e la completa dipendenza dalle batterie agli ioni di litio (o equivalenti) garantirebbe al battello una traccia acustica e infrarossa estremamente bassa, ulteriormente ridotta grazie al design idrodinamico all'avanguardia e alle piastrelle acustiche di nuova generazione (a forma di scaglie di pesce) poste lungo tutto lo scafo. Terzo, la permanenza in mare sarebbe simile a quella dei sottomarini a propulsione nucleare, ma al prezzo di una velocità ridotta. In effetti, l'SMX31E sembra una piattaforma ottimizzata per la presenza e sorveglianza a lungo raggio. Sarebbe in grado di effettuare missioni di 60 giorni a 5 nodi o 30 giorni a 8 nodi. L'SMX31E è stato pensato per fungere anche da nave madre per una pletora di AUV/UUV di diverse dimensioni. Due grandi baie di missione ospiteranno grandi veicoli subacquei autonomi (AUV), mentre altri UUV e/o AUV più piccoli saranno collocati nel vano siluri. Il battello sarebbe dotato di tubi lanciasiluri e sarebbe in grado di trasportare fino a 24 siluri pesanti o un mix di armi e mezzi senza equipaggio. Grazie ai suoi prosecutor senza equipaggio, Naval Group stima che il sottomarino potrebbe avere una capacità di sorveglianza 10 volte superiore a quella di un classe BARRACUDA. Se l'SMX31E dovesse essere sviluppato così com'è, Naval Group ritiene che sarebbero necessari 10 anni di studio, con altri 10 anni per lo sviluppo e le prove in mare. Infatti, la società lo definisce come il "sottomarino per il 2040". Più realisticamente, lo studio servirà come punto di riferimento per lo sviluppo di tecnologie destinate a migliorare le classi di sottomarini SCORPENE e BARRACUDA esistenti e, probabilmente, per contribuire agli studi (e allo sviluppo) recentemente avviati per la sostituzione degli SSBN LE TRIOMPHANT.

anteprima logo RID La corsa agli armamenti ipersonici

Per alcuni decenni gli Stati Uniti sono stati impegnati militarmente nelle cosiddette “guerre minori”, dall’Iraq all’Afghanistan. La Russia, caduta l’Unione Sovietica nel 1989, non ha più rappresentato un reale pericolo militare, se mai, dopo l’avvento di Putin, una nazione rivale a livello politico con capacità di proiezione di potenza in varie zone del globo (ma non più "il nemico" per motivi di ideologia politica). La Cina, pur essendo un gigante, è sempre stata vista, almeno fino a tempi recenti, come tecnologicamente arretrata, con Forze Armate molto numerose ma con potenzialità tecniche modeste e con capacità di proiezione di potenza solo locali (a parte il caso estremo del potenziale impiego, puramente teorico, di missili balistici a testata nucleare). Oggi le cose sono completamente cambiate, la Russia ha rialzato la testa e sta recuperando le sue capacità militari e tecnologiche. La Cina, apparentemente in modo inaspettato, ma in effetti prevedibile, e grazie anche al contributo economico e tecnologico indiretto ma fortissimo fornito dall’Occidente (USA ed Europa in testa) è diventata un nemico, o meglio “il nemico”, del massimo livello in tutti sensi. Le capacità militari e tecnologiche di Pechino sono ormai notevoli. In più la possibilità cinese di proiezione di potenza a livello globale, sia commerciale che economica, è molto preoccupante. Essa si manifesta, ad esempio, con l’espansione in Africa, ma anche in Europa. Sul versante militare la crescita tecnologica di Pechino si sta manifestando con armamenti aeronautici, navali e terrestri di notevole valore tecnologico. Ma è nel settore delle armi missilistiche, a breve, media e lunga portata, che i progressi sono stati più marcati tanto da rappresentare la minaccia più sentita per l’Occidente. Negli ultimi anni in tale settore si sono aggiunte le armi ipersoniche, una categoria di sistemi nei quali la Cina, e pure la Russia, sembra abbiano acquisito una posizione di vantaggio rispetto agli USA. Posizione che, però, gli Stati Uniti stanno provando a recuperare.

anteprima logo RID Legge Di Paola, si cambia

Il nuovo Modello organico delle Forze Armate italiana a 150.000 uomini, introdotto dalla Legge 244/2012 “Di Paola” e da raggiungere entro il 2024, sarà con molta probabilità rivisto. Sul tema si è espresso ieri anche il Consiglio Supremo di Difesa nel cui ambito si “è convenuto sulla necessità di effettuare una verifica della Legge 244/2012, al fine di individuare eventuali correttivi in relazione al mutato contesto di riferimento, e di procedere al completamento del processo di riforma della Difesa in senso unitario e interforze”. Vedremo quali correttivi verranno adottati in tal senso. L’auspicio è che non si arrivi ad una mera deroga, o un mero aumento degli organici, ma che si riveda lo strumento militare nel suo complesso, che si ponga mano sul serio al rapporto tra componente operativa e non operativa, e che finalmente ci si indirizzi verso una Riserva nel vero senso della parola. Insomma, se si vuole davvero rivedere la “Di Paola” lo si faccia seriamente ed in maniera strategica, e non adottando provvedimenti contingenti e di breve respiro. Il Consiglio Supremo di Difesa ha affrontato pure la situazione legata alla pandemia – rispetto alla quale potrebbe crescere il ruolo della Sanità Militare – e degli scenari internazionali, con particolare riferimento alla Libia ed al Mediterraneo Orientale. Molto interessante anche il passaggio dedicato all’industria della difesa ed agli investimenti nel settore che “favoriscono lo sviluppo dell’intero Sistema Paese e fungono da traino soprattutto nei settori ad elevata tecnologia” con un riferimento all’”allocazione pluriennale delle risorse” che rimanda all’esigenza di predisporre quanto prima una legge quinquennale o sessennale per dare certezza alla pianificazione finanziaria nel settore più avanzato della manifattura italiana. Un’esigenza, quest’ultima, prevista dal Libro Bianco 2015 a cui finora non è stato possibile dare risposta poiché, ricordiamolo, l’approvazione del Disegno di Legge che avrebbe dato implementazione a buona parte del contenuto del Libro Bianco non arrivò a causa dello scadere della scorsa legislatura. L’auspicio, pertanto, è che quieto Parlamento, che ha ancora di fronte a sé un orizzonte di 3 anni, possa riprendere in mano il Libro Bianco o, quanto meno, alcuni dei suoi contenuti per consentirne l'implementazione.

anteprima logo RID L’SBS in azione nella Manica

Fonti giornalistiche britanniche hanno l’avvenuto intervento di un team dello Special Boat Service (SBS) britannico per riprendere il possesso di una petroliera, in pieno Stretto della Manica, e risolvere il tentativo di dirottamento effettuato da alcuni clandestini rinvenuti a bordo del mercantile. L’azione è avvenuta al largo delle Isola di Wight e ha riguardato la petroliera ANDROMEDA, proprietà della compagnia greca Navios, partita da Lagos in Nigeria e diretta verso la raffineria di Fanley nel Southampton Water. Secondo la ricostruzione della BBC, durante l’ultima tratta della navigazione, l’equipaggio sembra aver rinvenuto 7 clandestini a bordo del mercantile, probabilmente imbarcati illegalmente nel porto di partenza che, rifiutando di essere confinati in un alloggio, hanno incominciato a minacciare l’equipaggio tanto da costringere quest’ultimo a riparare nella cosiddetta “cittadella” e chiedere l’intervento dei soccorsi. L’allarme di tentativo di dirottamento è stato subito raccolto dalle Autorità inglesi che, vista la delicata situazione in ambiente navale, hanno deciso di attivare il reparto delle Forze Speciali che vede nel mare il suo più congeniale ambiente operativo, l’SBS. Data l’elevata prontezza operativa di tale reparto, tramite 2 elicotteri WILDCATS e 2 AW101 MERLIN Mk.4, la Royal Navy ha rapidamente infiltrato a bordo del mercantile un team di 16 operatori del SBS che hanno velocemente neutralizzato la minaccia e arrestato i 7 sospetti, colti completamente di sorpresa dall’azione e dalla professionalità degli uomini di sua Maestà.