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anteprima logo RID Cina, varata la terza LHD Type 075

La piattaforma social media cinese Sina Weibo ha pubblicato nei giorni scorsi le foto della terza unità Type 075, classe YUSHEN, accompagnata fuori dal cantiere navale Hudong Zhonghua dai rimorchiatori e posizionata al fianco della seconda unità della stessa classe. Considerando che la prima LHD della stessa classe è stata varata nel settembre 2019 e iniziato le prove in mare nell’agosto 2020, mentre la seconda è stata varata nell’aprile 2020 e iniziato le prove in mare nel dicembre 2020, si può ufficialmente riconoscere, e temere, che i cantieri cinesi siano ormai in grado di varare una LHD ogni 6 mesi. Allo stato attuale la People’s Liberation Army Navy (PLAN) ha in previsione di dotarsi di 8 LHD Type 075, anche se si lavora, al momento solo in fase progettuale, anche su una versione con maggiore tonnellaggio, non ufficialmente ribattezzata Type 076. Il progetto delle YUSHEN nasce nel 2011, dal requisito operativo di dotarsi di una piattaforma in grado di condurre operazioni di volo con elicotteri (fino ad un massimo di 28 imbarcati) e con un dislocamento intorno alle 30.000 t, poi arrivate a 36.000. Dotata di 2 motori diesel 16PC2-6B in grado di erogare 12000 kW, un ponte di lunghezza intorno ai 225 m, una larghezza di 36 m e 7 spot di decollo totali, la Type 075 è più piccola rispetto alle LHA statunitensi, ma è di maggiori dimensioni rispetto alle similari unità francesi e australiane, e si colloca nella categoria della LHD TRIESTE della Marina Militare italiana. Le nuove unità cinesi, nel momento in cui diventeranno operative, accresceranno sensibilmente le capacità anfibie della PLAN, che attualmente si basano sulle unità LPD Type 071 classe YUZHAO.

anteprima logo RID Un nuovo ruolo e nuovi sistemi per le artiglierie occidentali

Fra i numerosi eventi trasferitisi dalle abituali sedi “reali”, in questo caso Londra, al Web, causa COVID, vi è stata la Future Artillery Conference divenuta Future Artillery Online, organizzata come sempre da Defence iQ. Oltre 20 i briefing proposti con una sigla a dominare l’intera conferenza, quell’A2/AD (Anti Access/Area Denial) (1) che comporta la necessità di trovare nuovi sistemi per poter “plasmare il campo di battaglia”. Shaping the battlefield significa influenzare la situazione sul campo di battaglia al fine di trarre vantaggi per le proprie forze a discapito di quelle avversarie, portando il nemico a conformarsi al proprio volere. Per fare ciò è necessario colpire in profondità e poter disporre di una certa libertà di manovra specie nella terza dimensione, cosa che i sistemi A2/AD sviluppati dai potenziali peer adversaries, ossia gli avversari di pari livello in grado di contrastare le forze NATO e occidentali in genere (leggi Cina e Russia) tendono a impedire. Gran parte di questa operazione è stata finora devoluta alle forze aeree; nella Guerra del Golfo del 1991 il campo di battaglia fu “plasmato” a favore delle forze della Coalizione con l’impiego di velivoli e missili che eliminarono di fatto la minaccia aerea e le difese terra-aria irachene nel corso della prima notte, con azioni contro le basi aeree avversarie e con missioni SEAD (Suppression of Enemy Air Defences) condotte dalle forze aeree amiche. Ciò assicurò nella successiva fase terrestre il totale controllo della terza dimensione, consentendo ad esempio missioni CAS (Close Air Support) da parte di aeromobili ad ala fissa e rotante a favore delle forze terrestri. Con i sistemi A2/AD attualmente schierati dai potenziali avversari di pari livello ciò non sarebbe chiaramente possibile, probabilmente nemmeno se si accettassero elevati numeri in termini di perdite umane. Gli assetti A2/AD appartengono a molti dei domini che compongono oggi il campo di battaglia; a quelli terrestre, aereo e navale si sono aggiunti lo spazio e il cyber, ma di certo i sistemi terra-aria sempre più efficaci e le artiglierie sono fra quelli che hanno visto i maggiori sviluppi, specie presso il potenziale avversario più prossimo ai confini europei, ossia la Russia. Le ultime grandi battaglie si sono svolte in uno scenario che l’Occidente aveva controllato a proprio piacimento; in futuro ciò non sarà più vero. Ci si troverà ad operare in un ambiente degradato, e se contro un avversario di pari livello tecnologico, la libertà di movimento sarà senz’altro minore. Da qui la necessità di disporre di sistemi erogatori in grado di produrre elevati volumi di fuoco, concentrandoli con notevole precisione a grande distanza, riducendo il più possibile i rischi. Un ruolo che ben si adatta all’artiglieria, a patto che questa veda incrementare le sue prestazioni nei 3 settori sopracitati: raggio d’azione, volume di fuoco e precisione. Questo accresciuto ruolo "dell’Arma Dotta" è stato ampiamente discusso nel corso della conferenza; i numerosi interventi hanno consentito di fare il punto sul potenziamento delle artiglierie terrestri, in primo luogo negli Stati Uniti, ma non solo, dato che anche nazioni con forze di consistenza estremamente limitata stanno comunque potenziando i loro sistemi d’arma a tiro indiretto. Sono state anche messe in evidenza le numerose problematiche che vanno ad affiancare l’incremento del raggio d’azione: dall’impatto sulla terza dimensione, considerato l’apogeo della traiettoria balistica, all’acquisizione degli obiettivi, alla riduzione del tempo che intercorre fra l’individuazione dell’obiettivo e l’erogazione del fuoco, e altro. Le informazioni raccolte in occasione della conferenza sono state integrate da quelle che si sono rese disponibili nel periodo successivo, al fine di attualizzare il pezzo.

anteprima logo RID Gli UAV fanno sul serio

Capita talvolta che dei conflitti regionali, limitati nel tempo e nello spazio anche se non per intensità (almeno dal punto di vista dei partecipanti), dimostrino in modo drammatico la terribile efficienza di certi sistemi d’arma, che in precedenza erano ignorati o sottovalutati. Queste dimostrazioni “in corpore vili” valgono come lezioni per tutti, portando con sé l’urgente necessità di adeguate contromisure sotto i 2 aspetti di nuove soluzioni tecnologiche da un lato, e di una profonda revisione delle dottrine operative dall’altro. I 2 casi più noti sono certamente quelli relativi all’affondamento del cacciatorpediniere israeliano EILAT ad opera di missili antinave P-15 TERMIT (SS-N-2 STYX nel codice NATO) lanciati da motovedette egiziane tipo KOMAR il 21 ottobre 1967, e le fasi iniziali della Guerra del Kippur nell’ottobre 1973, quando le squadre anticarro egiziane munite dei missili 9M14 MALYUTKA (AT-3 SAGGER) inflissero durissime perdite alle forze corazzate israeliane. In ambedue i casi, questi sistemi sovietici erano già noti (il MALYUTKA era stato usato per la prima volta in combattimento l’anno prima in Vietnam), ma non si era ben compreso tutto il loro valore operativo. Le dure esperienze di quei conflitti Arabo-Israeliani hanno quindi progressivamente portato in tutto il mondo a tutta una serie di fondamentali mutamenti nella guerra navale di superficie e in quella corazzata, che sono ancora validi. Vi sono ottime ragioni per ritenere che ci si trovi oggi di fronte ad un processo del genere, in quanto il conflitto nel Nagorno-Karabakh tra le Forze Armate dell’Azerbaijan e i separatisti Armeni della Repubblica dell’Artshak (1) ha dimostrato, in modo inequivocabile, il ruolo fondamentale che gli UAV (Unmanned Air Vehicles), velivoli senza pilota (più propriamente UAS se si vuole sottolineare come la stazione di controllo sia parte integrante del sistema d’arma, o “droni armati” se preferite (ma non mi si costringerà a parlare di “droni” nemmeno con la tortura), sono in grado di svolgere nella guerra moderna. Gli UAV non sono certo un’assoluta novità, e anzi se ne è visto un uso abbastanza esteso e intenso già da diversi anni. Però sino ad un passato molto recente, questo uso riguardava soprattutto i conflitti asimmetrici e di “counter insurgency” (nonché gli assassini mirati), in cui i bersagli – il membro di Hamas nella sua camera da letto, il camioncino fuoristrada dell’ISIS, il gruppo di Talebani sui loro somarelli, di tanto in tanto la festa di matrimonio – non avevano per definizione la benché minima possibilità di difendersi, e anzi nemmeno di accorgersi dell’imminente minaccia. Ma le cose si sono adesso spostate su un piano del tutto diverso.

anteprima logo RID OSPREY 50 sui G550 SIGINT italiani e nuovi dettagli

Come confermato da documenti governativi americani, e anticipato da RID, sui 2 G550 SIGINT italiani – G550 AISREW ( Airborne Intelligence, Surveillance, Reconnaissance, and Electronic Warfare ) - sarà installato il radar AESA di sorveglianza Leonardo OSPREY 50. Quest'ultimo è l’evoluzione più prestante e performante della famiglia di radar AESA OSPREY, caratterizzata dall’adozione di antenne a facce piane fisse distribuibili sulla superficie di un velivolo. Per esempio, l’OSPREY 30 in uso sugli elicotteri AW-101 SAR norvegesi è dotato di 3 antenne del genere. Il sensore consentirà di scoprire e tracciare bersagli terrestri e marittimi, ma anche aerei, compresi quelli più difficili e piccoli fornendo al contempo, per ciò che concerne la sorveglianza terrestre, immagini SAR ad altissima risoluzione. Oltre a questo dato, è confermato che i velivoli saranno equipaggiati anche con una torre elettro-ottica a lungo raggio ed alta potenza Wesacam, MX-20HD, dispenser chaff and flare AN/ALE-47, Missile Warning System e con il sistema COMINT RIO, sviluppato dalla stessa L3/Harris. Ulteriori dettagli su RID 3/21.

anteprima logo RID Il CAVOUR è partito per l’America

La portaerei CAVOUR è partita alla volta degli Stati Uniti dove imbarcherà gli F-35B della Marina di stanza Beaufort ed acquisirà la certificazione per operare con il velivolo. L’unità, con il suo equipaggio ed il suo Comandante, è stata salutata dal Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, accompagnato dal Generale Enzo Vecciarelli, Capo di Stato Maggiore della Difesa, dall’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Capo di Stato Maggiore della Marina, e dall’Ammiraglio Paolo Treu, Comandante in Capo della Squadra Navale. Il Ministro ha rilasciato parole molto importanti a proposito di questa attività affermando che“si tratta certamente di un’attività di natura tecnico-operativa, ma con risvolti importanti sul piano strategico-militare per la Difesa e per il Paese nel panorama internazionale. L’Italia, infatti, diventerà uno dei pochi Paesi al mondo, insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone, a poter esprimere una capacità portaerei con velivoli da combattimento di 5ª Generazione. La convergenza di intenti tra Italia e Stati Uniti sul reciproco rafforzamento e integrazione delle proprie forze navali vede in questa missione un’importante ulteriore occasione di verifica operativa. Questa campagna consentirà di aumentare ulteriormente, anche in ottica interforze, le capacità che la Difesa, e la Marina in particolare, sapranno mettere a disposizione dell’Italia”

anteprima logo RID Decolla il primo gregario inglese

Spirit Aero Systems, con la sua diramazione nordirlandese di Belfast (attività fino al 2019 appartenenti a Bombardier Aviation), è stata selezionata dal Ministero della Difesa britannico per realizzare il primo prototipo di gregario nell’ambito del programma MOSQUITO. Quest’ultimo è un programma di dimostrazione tecnologica che deve aprire la strada al primo Loyal Wingman della RAF, da acquisire nell’ambito del più ampio LANCA (Lightweight Affordable Novel Combat Aircraft). L’obbiettivo è dare il via ad una fase di test e sperimentazioni in volo entro la fine del 2023 ed utilizzare i primi esemplari operativi nel contesto della Long Term Evolution Strategy (LTE) dell’Eurofighter TYPHOON e, successivamente, nell’ambito del sistema di combattimento aereo TEMPEST.